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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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C-  3  71  é 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPAM  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA  ,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI  ,  ARCIVESCOVILI  K 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII ,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI  ,  CARDINALIZIE  B 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE   ALLA    CORTE  E  CURIA  ROMANA    ED  ALLA  FAMIGLIA    PONTIFICIA,  EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

PRIMO  AIUTANTE  DI  CAMERA  DI  SUA  SANTITÀ 

GREGORIO     XVI. 


VOL.  XXXIL 


IN    VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
M  D  C  C  C  X  L  V. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


G 


GOV 


G. 


rOVEBNATORE  di  Roma,  Git- 
hernator  Roniae ,  Praefeclus  Ur- 
bis. Il  più  degno,  come  vice-camer- 
lengo, dei  quattro  prelati  di  Mo- 
chetti dignitari  della  Sede  aposto- 
lica, che  governa  l'alma  Roma,  ca- 
pitale dello  stato  della  romana 
Chiesa,  metropoli  del  cristianesimo, 
e  residenza  del  sommo  Pontefice. 
Egli  è  capo  e  presidente  del  tri- 
bunale e  congregazione  criminale 
del  govwno,  direttore  generale  di 
polizia  nei  dominii  ecclesiastici ,  e 
presidente  de' pubblici  spettacoli.  E 
ancora  il  capo  dei  corpi  politici 
militari  dei  carabinieri  e  bersaglieri 
pontificii ,  non  che  del  corpo  dei 
vigili  detti  pompieri ,  e  li  dirige 
tanto  neir  amministrativo  che  nel 
disciplinare  sotto  la  dipendenza  del 
cardinale  segretario  di  stato. 

Orìgine  del  governatore  di  Roma, 
vice- camerlengo. 

Anticamente    e    come    dicemmo 
.all'articolo    Governatore   (Fedi), 


GOV 

incominciando  da  Romolo,  il  pre* 
fetto  della  città  di  Roma  era  uno 
de'  primi  magistrati  che  la  gover- 
nava neir  assenza  dei  re,  de'  conso- 
li, e  degli  imperatori.  II  suo  po- 
tere fu  alquanto  diverso  secondo  i 
tempii  ed  ebbe  un'autorità  molto 
maggiore  sotto  gì'  imperatori.  Ave- 
va soprattutto  il  governo  della  città 
di  Roma  ;  giudicava  di  tutti  i  de- 
litti commessi  nella  città,  e  cento 
miglia  air  intorno  ;  condannava  a 
morte  senza  appello,  ed  anche  in 
forza  della  Novella  62  aveva  la 
preferenza  nel  senato ,  e  andava 
avanti  a  quelli  ch'erano  stati  con- 
soli, ed  erano  di  famiglia  patrizia  ; 
aveva  inoltre  la  sopraintendenza 
de' viveri,  della  polizia,  dell'ornato 
e  della  navigazione.  Eravi  ancora 
in  Roma  ne'  tempi  posteriori  un 
prefetto  eh'  era  come  un  governa- 
tore, ma  molto  diverso  dall'antico; 
poiché  il  suo  potei'e  non  si  estese 
che  a  quaranta  miglia  fuori  della 
città,  mentre  quello  dell' antica  Ro- 
ma ,   si   estendeva    a   cento   miglisi 


6  GOV 

come  si  è  detto.  V.  Prefetto  ni 
Roma.  Quando  gì'  imperatori  d' o- 
)-ìente  nei  VI  secolo  chiamarono 
esarcato  quella  parte  d'  Italia  che 
dalle  invasioni  barbariche  era  re- 
stata  soggetta  al  loro  dominio,  ne 
appellarono  Esarca  {Vedi)  il  gover- 
natore. Ne  fu  primo  Longino,  che 
nel  568  stabiTi  sua  sede  Ravenna, 
dando  il  titolo  di  Duca  {Vedi)  al 
governatore  di  Roma.  Questa  città 
fu  per  lungo  tempo  governata  dai 
greci  a  mezzo  di  tal  duca ,  che 
r  esarca  spediva  da  Ravenna  ;  e 
l' ultimo  di  questi  governatori  o 
duchi  terminò  nell'anno  726  o  ver- 
so il  780,  quando  i  romani  spon- 
taneamente conferirono  la  sovranità 
del  ducato  romano  al  Papa  s.  Gre- 
gorio II,  dopo  avere  cacciato  da 
Roma  il  duca  che  abitava  il  resto 
del  palazzo  imperiale  sul  colle  Pa- 
latino. JNel  pontificato  di  s.  Leo- 
ne III,  che  mori  nell'anno  8i6, 
già  i  Papi  chiamavano  duchi  i 
governatori  che  ponevano  nelle  cit- 
tà ;  in  Roma  pe*ò  per  alcun  tem- 
po governò  il  Patrizio  (Vedi),  in- 
di tornò  a  riprendere  autorità  l'an- 
tico prefetto,  e  nel  secolo  XII  con 
maggior  potere,  ma  ligi  agli  impe- 
ratori da'  quali  ricevevano  il  manto 
della  dignità;  finché  Innocenzo  III 
Io  costrinse  nel  1 198  a  prestargli 
il  giuramento  di  ubbidienza  e  fe- 
deltà, diminuendosi  quindi  a  poco 
a  poco  il  suo  potere.  In  vece  si 
pumentò  quello  del  cardinale  Ca- 
merlengo della  santa  romana  Chie- 
sa (  Vedi),  che  divenuto  primario 
ministro  pontifìcio ,  gli  restò  ad- 
dossato il  principal  peSo  del  gover- 
no politico,  e  1'  universale  ammi- 
nistrazione degli  affari  economici 
nei  dominii  della  Sede  apostolica; 
p  siccome  non  poteva  bastare  alla 
ijipltepjicilà  delle   sue  inctimbenze, 


GOV 

si  elesse  alcuni  ministri  por  coa- 
diuvarlo nell'  esercizio  della  carica, 
che  poi  vennero  nominati  dai  Papi. 
Elessero  diverse  volte  i  cardinali 
camerlenghi  un  vice-camerlengo,  di 
alcuni  de'  quali  ce  ne  dà  notizia 
Gaetano  Marini  negli  Archiatri 
pontificii  y  come  di  Berengario  di 
Securreto  della  diocesi  di  Vaison, 
chierico  di  camera,  e  vice-camer- 
lengo del  Pontefice  Gregorio  \  ai 
19  luglio  1274»  g'^  custode  della 
camera ,  essendo  camerlengo  Gu- 
glielmo di  s.  Lorenzo  ;  di  Pietro 
Accoramboni  da  Gubbio,  chierico 
di  camera  nel  i3o4,  e  vice-camer- 
lengo del  Papa  Clemente  V  nel 
i3o8;  di  Corrado  Caraccioli  ve- 
scovo di  Mileto,  che  da  vice-ca- 
merlengo Bonifacio  IX  fece  camer- 
lengo a'3o  marzo  139T,  non  che 
arcivescovo  di  Nicosia,  e  poi  car- 
dinale; e  di  Benedetto  Guidalotti 
di  Perugia  chierico  di  camera,  no- 
minato luogotenente  del  camerlen- 
go o  vice-gerente  nel  camerlenga- 
to,  vice-canierarii  locumtenens ,  da 
Martino  V  nel  1424.  Prima  del 
Guidalotti  era  stato,  come  dovre- 
mo ripetere,  dal  camerlengo  Con- 
ziè,  assente  dalla  curia  papale  per 
attendere  alla  legazione  di  Avigno- 
ne, dichiarato  suo  vice-gerente  nel 
camerlengato  Lodovico  Alamandi 
poi  cardinale,  deponendo  da  tal 
grado  Giovanni  patriarca  d'  Antio- 
chia,  nominato  nel  ì^ì5:  ]\Iarlino 
V  approvò  la  deputazione  dell' Ala- 
mandi in  vice-camerlengo. 

Inoltre  il  cardinal  camerlengo 
si  elesse  anticamente  un  uditore 
che  poi  divenne  uditore  generale 
della  camera,  un  governatore  per 
la  città  di  Roma,  perchè  vegliasse 
agli  affari  criminali  della  città  e 
suo  distretto,  ed  un  tesoriere  che 
poscia  fu  il  tesoriere  generale,  dap- 


GOV 

poiché  le  dette  tre  cariche  essendo 
divenute  principalissime ,  vennero 
nominate  con  maggiore  giurisdizio- 
ne e<l  autorità  dai  Pontefici.  JNel 
capitolato  e  pace  conchiusa  a'  27 
ottobre  14^4  ^'"^  •'  Pontefice  In- 
nocenzo VII,  ed  il  popolo  romano, 
fra  le  altre  cose  venne  stabilito, 
che  si  dovessero  eleggere  i  sette  ri- 
formatori della  repubblica  romana, 
unitamente  a  tre  altri  cittadini  du 
deputarsi  dal  Papa  ogni  due  mesi, 
cioè  i  conservatori,  e  che  fosseio  e 
si  chiamassero  governatori  dtlV  al-  ' 
ma  città,  ed  il  loro  ufficio  fosse  di 
spendere  pei  bisogni  della  repub- 
blica, amministrar  le  sue  rendite, 
e  pagare  le  provvisioni  e  regalie 
al  senatore  di  Roma  e  suoi  offi- 
ciali ,  senza  però  intromettersi  nei 
negozi  civili  e  criminali  estranei 
alla  camera.  Francesco  di  Conziè 
o  Congié  arcivescovo  di  Narbona 
deputato  al  governo  di  Avignone, 
benché  camerlengo  di  s.  Chiesa , 
mentre  stava  al  concilio  di  Costan- 
za, dichiarò  nel  luglio  i4i7  per 
suo  luogotenente  nell'  uffizio  del  ca- 
merlengato,  e  finché  fòsse  per  du- 
rare la  sua  assenza  dalla  curia  ro- 
mana, il  suddetto  suo  nipote  Lo- 
dovico Alamandi.  Divenuto  Ponte- 
fice nel  medesimo  concilio  agli  1 1 
novembre  \^i'j  Martino  V,  questi 
confermò  l' Alamandi  nella  carica 
di  vice-camerlengo,  con  bolla  dei 
21  dello  stesso  mese,  dicendo  in 
essa.  "  Ti  eleggiamo  per  luogote- 
nente del  nominato  Francesco  no- 
stro camerlengo,  e  nella  di  lui  as- 
senza per  quel  tempo  in  cui  sarà 
lontano  dalla  curia  romana ,  con 
1'  uffizio,  giurisdizione,  grazie,  sigil- 
li, onori,  e  pesi  soliti  e  dovuti  al 
camerlengo  della  Sede  apostolica 
prò  tempore.  Anche  alla  pienezza 
di  fede  su  quelle  cose  che  vengono 


GOV  y 

ordinate  allo  stesso  camerlengo  dai 
sommi  Pontefici,  ti  si  debba  asso- 
lutamente credere.  Anche  ti  eleg- 
giamo cappellano,  commensale  con- 
tinuo della  prefata  sede,  e  nostro 
cameriere  con  1'  uso  del  rocchetto, 
cappa,  cappello,  chiavi,  ed  altre  in- 
segne di  tal  fatta,  solite  a  conce- 
dersi ai  camerlenghi ,  cappellani , 
commensali,  e  camerieri.  Decretan- 
do, che  quelle  cose  le  quali  in  ap-^ 
presso  saranno  a  te  commesse  da 
noi  coir  oracolo  della  nostra  viva 
voce,  o  che  per  te  o  per  altri  per 
tua  delegazione  saranno  ordinate 
onde  si  eseguiscano  coli'  oracolo  del- 
la stessa  nostra  viva  voce,  abbiano 
quel  vigore  come  se  tu  fossi  ca- 
merlengo nostro,  e  della  Sede  apo- 
stolica, e  come  se  a  te  fossero  sta- 
te ordinate  e  commesse  mediante 
una  bolla  ".  Il  Garampi  nelle  Os- 
servazioni sul  valore  delle  antiche 
monete  pontifìcie,  avverte  che  il 
vice-camerlengo  dopo  avere  eserci- 
tato il  suo  officio  sotto  il  Papa  che 
lo  avea  fatto,  veniva  cambiato  dal 
nuovo  Pontefice,  il  quale  eleggeva 
un  altro  individuo  a  vice-camer- 
lengo. Dalla  costitu/.ione  175  di 
Sisto  V,  presso  il  ^pm.  V,  part.  I, 
Bull.  Magn.  et  in  Jppend.  con- 
st.  44>  s'  rileva  che  il  vice-camer- 
lengo era  un  offiziale  della  santa 
Sede  ch'esercitava  apposito  uffizio, 
e  che  fornito  delle  ordinarie  facol- 
tà in  alcuni  atfari  e  cause,  faceva 
le  veci  del  cardinal  camerlengo,  e 
che  talvolta  fu  diverso  dal  gover- 
natore di  Roma  ;  e  che  in  appres- 
so il  titolo  di  vice-camerlengo,  cam- 
biate alquanto  le  cose,  si  riunì  nel 
governatore  di  Roma. 

Il  medesimo  GaramjM,  loco  cita* 
to,  p.  i57,  nella  nota  1,  dice  che 
il  titolo  di  governatore  fu  nel  se» 
colo  XV  assai  più  cospicuo,  e  moU 


8  GOV 

to  meno  comune  di  quello  che  sia 
al    presente  :    governatori    erano    i 
presidi  delle   provincie   con   facoltà 
amplissima,  poiché  se  un  cardinale 
vi  risiedeva   appellavasi   legato  ;    se 
un  prelato,  per  lo  più  uvea  il  titolo 
di  governatore.  Il  simile   praticossi 
anche  nelle  città  più  cospicue,  dove 
a  contenere  a  freno  il  popolo  sole- 
vasi  costituire  un  governatore  :  co- 
sì fece  Eugenio  IV  nel    i434>   ^'" 
lorchè  dovette  allontanarsi  da  Ro' 
ma,  avendovi  costituito  per  gover- 
natore Giuliano  arcivescovo  di  Pisa, 
il  Garampi  dice  nel    i436.  Il   Pa- 
pa fuggì  dalla  città  per  la  ribellio- 
ne di  alcuni  romani,  sollevatisi  pei 
danni    che    ricevevano    da    Nicolo 
Fortebraccio,    onde    posero   in  pri- 
gione il  cardinal   Condulmieri,  ca- 
merlengo di  s.  Chiesa,  e  nipote  del 
Pontefice.  Dice  inoltre  il  Garampi, 
che  si  credè  per  avventura,  che  il 
vice-camerlengo ,    benché    ricevesse 
le  sue  facoltà  immediatamente  dal 
Papa,  pure  non   fosse   sufficiente  a 
potere  con  questo  solo  titolo  esclu- 
dere in    molti    casi   le   giurisdizioni 
privative  di    altri    tribunali,  ed    in 
jspecie  del  maresciallo  della  curia,  e 
del  senatore  di  Roma.  Pertanto  fu 
munito  di  più  estese  facoltà,  e  de- 
corato con  un  titolo  che  quasi  equi- 
valeva a  quello  di  legato  apostolico, 
appellandosi    Gubernator    in    alma 
Urbe,  ejiisque  territorio  et  districlu, 
et  in  camera  apostolica   vicecame- 
rarius ,    et  camerarii    locumlenens. 
Altrettanto  dice  il  eh.  Olivieri  nel- 
la sua  dotta  opera,    Jl  senato  ro- 
mano, a  p.  287,  con  qualche  diver- 
sità che  qui  noteremo.  Con    breve 
pontificio  de'  io  febbraio    i434  fu 
eletto  senatore  di  Roma  Biagio  de 
Narni,  sotto  il  quale  il  popolo  ro- 
mano si  levò  a  tumulto,  e    carico 
di  ferite  il  senatore  fu  deposto  dal' 


GOV 

r officio;  furono  ad  esso  sostituiti 
sette  cittadini  col  titolo  :  guberna^ 
tores  libertatis  romanorum,  senalO' 
ris  qfficium  exercentes  ,  ec.  Tro- 
vandosi i  romani  molto  più  mala- 
mente governati,  nel  dicembre  circa 
del  1434»  deliberarono  ritornare 
air  ubbidienza  di  Eugenio  IV  clie 
erasi  ritirato  in  Firenze ,  il  quale 
neir allontanarsi  da  Roma,  essendo 
in  carcere  il  cardinal  camerlengo, 
costituì  un  vice-camerlengo  che  si 
appellò  Gubernator  in  alma  Urbe, 
ejusque  ea  Indi  a  questo  offiziale 
furono  dal  Papa  concesse  più  eslese 
facoltà  di  quelle  dategli  dallo  stes- 
so Papa  immediatamente  dopo  la 
sua  partenza  da  Roma,  onde  esclu- 
dere in  molti  casi  le  giurisdizioni 
privative  di  altri  tribunali,  ed  ia 
ispecie  del  maresciallo  della  curia, 
e  del  senatore,  ed  in  progresso  di 
tempo  questo  officiale  da  straordi- 
nario eh'  era  stato  creato,  passò  ad 
essere  ordinario.  Così  ebbe  origine 
il  governatore  di  Roma,  e  comin- 
ciò fino  da  questo  a  diminuirsi  la 
giurisdizione  del  senatore,  mentre 
la  carica  di  prefetto  di  Roma  era 
divenuta  più  onorifica  che  autore- 
vole :  r  ultimo  prefetto  di  Roma 
fu  d.  Taddeo  Barberini,  creato  dal- 
lo zio  Urbano  VIII  nel  i63i. 

Giurisdizione,  autorità,  prerogative 
e  privilegi  del  governatore  di 
Roma,  vice-camerlengo  j  e  del 
tribunale  del  governo. 

Il  cav.  Lunadoro  nella  Relazio- 
ne della  corte  di  Roma,  dell'  edi- 
zione antica  del  1646,  a  p-  G'j, 
ecco  quanto  dice  di  monsignor 
governatore  di  Roma,  il  quale,  co- 
me aggiunge  a  p.  244>  pi'ecede 
al  senatore  di  Roma,  agli  amba- 
sciatori,   ec. ,    perchè  è    la    prim^i 


GOV 

persona  in  Roma  dopo  i    cardina- 
li. »   11    governatore    di  Roma  nel 
civile,  nel  quale  ha  ordinariamen- 
te   due    luogotenenti,    conosce    le 
cause    di   salari    e    delle    mercedi 
sommariamente,  e  manu  regia,  e  di 
dare  ed  avere  di    povere   persone. 
£  nel    criminale ,  nel    quale    tiene 
un  luogotenente,    ha  generale  giu- 
risdizione in  Roma,  e  prevenzione 
con    tutti     i    tribunali  :    ha     molti 
giudici,  un  capo  notaro,  il  quale  tie- 
ne  sotto  di    sé    molti  scrittori,  gli 
emolumenti    del    quale  vanno  alla 
Carità    (cioè    all'  arciconfraternita), 
chiamandosi     quel   notariato    della 
Carità  :  ha    bargello   con    trecento 
birri  ;  e    quando  sua  signoria  illu- 
strissima  (ora    ha    il  titolo    di  ec- 
cellenza reverendissima)  va  per  Ro- 
ma, con  duce    buona    guardia  d'a- 
labardieri, vestiti  lutti  ad  un  mo- 
do, a  spese  della  reverenda  came- 
ra apostolica,   e    sono    soldati  ita- 
liani, ed  hanno  il  loro  capitano  di 
guardia,    che  suol  essere  un  fami- 
gliare   di    monsignor    governatore, 
pure  pagato  dalla  reverenda  came- 
ra ".     11    medesimo   Lunadoro  fu 
ristampato  ed  accresciuto  nella  sua 
Relazione^  e   nel     1774  con    illu- 
strazioni   del    celebre   Francescan- 
tonio   Zaccaria.    Nel    tom.  II,  cap. 
XXXI,  Del  governatore  ili  Rorna^ 
e    della    congregazione    criminale 
del  governo,  si  legge  come  appres- 
so. »    Soleva    il    cardinale    camer- 
lengo   sceglierai     più    ausiliari  mi- 
nistri, onde  poter    abbracciare  in- 
teramente il    ministero  tutto  della 
vasta  sua    giurisdizione.    11  princi- 
pale di    detti    ministri  era    da  lui 
destinato  in  sua  vece  al  governo  di 
Roma,    e  perciò  governatore   della 
città  e  vice-camerlengo   appella  vasi, 
e  così  appellasi  pur  di  presente.  Col- 
r  andar  poscia  degli  anni  addiveu* 


GOV  9 

ne,  che  i  sorami  Pontefici  vollero 
riserbare  a  sé  medesimi  l'elezione  di 
tale  governatore,  al  quale,  avendo  e- 
glino  compartite  particolari  facoltà, 
accordarono  che  costituire  potesse 
un  tribunale  suo  proprio,  f^.  il 
cardinal  Petra ,  Comment.  conslit. 
apost.  t.  IV,  ad  const.  I,  Urbani 
VII,  n.  10.  Innalzato  viene  a  que- 
sta dignità  imo  de'pih  insigni  e  be- 
nemeriti prelati  della  santa  SeAe^ 
trascelto  per  lo  più  dal  ceto  dei 
chierici  di  camera,  e  consacrato 
ordinariamente  vescovo.  Tal  posto 
è  risplendentissimo  più  che  qualun- 
que altro,  poiché  rimane  fregiato 
da  più  e  più  ornatissimi  privilegi 
e  diritti,  e  suolsi  confermare  anche 
in  sede  vacante.  Una  volta  tal  ca- 
rica era  instabile,  e  durava  sino 
a  prescritto  tempo  ;  ora  chi  l'oc- 
cupa non  viene  rimosso,  se  non 
che  per  essere  eletto  alla  dignità 
cardinalizia.  V.  Santa  Maria,  Notit. 
Rom.  dir.  p.  2  55.  Il  governatore 
di  Roma,  quale  vice -camerlengo, 
precede  gli  altri  chierici  tutti,  e  ri- 
mane in  posto  superiore  ai  mini- 
stri, prelati,  patriarchi ,  ed  agli 
ambasciatori,  s\  nelle  cavalcate  che 
nelle  cappelle.  Esce  in  pubblico 
vestito  di  rocchetto  scoperto,  col 
corteggio  di  carrozze  tirate  da  ca- 
valli guarniti  di  Hocchi  neri  al 
capo,  e  custodito  ai  lati  da  schie- 
ra di  soldati  a  piedi  muniti  d'ar- 
mi, ed  uno  de'  famigliari  di  lui 
porta  nelle  solenni  funzioni  il 
bastone  di  comando^  che  al  gover- 
natore è  restituito  da  sua  Santità 
il   giorno  che  viene  creato.  » 

»  E  siccome  il  cardinal  vicario 
ha  piena  autorità  sopra  tutte  le 
cause  civili ,  che  hanno  riguardo 
a  persone  ecclesiastiche  ed  a  luo- 
ghi pii,  cos'i  il  governatore  di  Ro- 
ma   abbraccia    non    solamente    la 


IO  GOV 

cause  criminali  e  della  città  e  del 
<lislrelto,  ma  ancora  1?  controver- 
sie civili  vertenti  tra  secolari  e 
laiche  persone.  Si  deve  inoltre 
avvertire,  che  quanto  alle  cause 
di  n>ercede,  e  le  «tesse  persone  ec- 
clesiastiche, e  le  medesime  case  re- 
iif^iose  possono  essere  convenule 
innanzi  al  governatore  medesimo, 
benché  vi  s'interponesse  per  anche 
l'obbligo  canitrate,  non  altrimenti 
che  viene  a'  laici  permesso  di  ri- 
correre al  tribunale  del  cardinal 
▼icario  per  cause  di  simil  falla. 
f^.  la  costit.  1 14  di  Benedetto 
XIV,  Roinanae  Curiae,  e  la  21 
dello  slesso  Pontefice  pubblicala 
a'2 1  dicembre  i'j\S,  che  permet- 
te al  governatore  di  frammischiar- 
si in  quelle  sole  cause  di  ecclesia- 
stici, o  di  luoghi  pii,  che  non  ol- 
trepassano la  somma  di  scudi 
venticinque.  Egli  medesimo  pre- 
siede alla  congregazione  criminale 
del  governo,  che  si  tiene  nelle  di 
lui  stanze  ogni  martedì  di  ciascu- 
na settimana  ;  a  questa  congrega- 
zione intervengono  i  due  prelati 
assessori  del  governo ,  1'  avvocato 
della  reverenda  camera  apostolica, 
l'avvocato  de'poveri,  il  procurato- 
re fiscale  generale,  i  luogotenenti, 
i  sostituti  numerari,  il  procuratore 
de'poveri,  altro  procuratore  e  no- 
laro  per  la  Carità.  11  governatore 
non  porge  mai  voto,  ma  conside- 
ra i  sulFragi,  attende  le  concoi*- 
danze  o  discordanze  dei  voti,  e 
rende  di  tutto  informala  sua  San- 
tità allorché  si  porla  all'  udienza, 
cioè  il  mercoledì  e  sabbato,  quan- 
tunque a  lui  sia  permesso  ancor 
di  porlaivisi  qualunque  altra  vol- 
ta il  richieggano  le  circostanze, 
lìgli  ha  inoltre  più  altre  facoltà 
ed  incumbenze,  e  specialmente  in- 
torno agli  aliali  della  congregazio- 


GOV 

ne  della  visita  delle  carceri.  Così 
in  tempo  di  carnevale  interviene 
egli  coi  conservatori  di  Roma  al- 
le pubbliche  corse,  che  dipendono 
dai  cenni  di  lui;  e  non  può  per- 
sona veruna  mascherarsi,  se  prima 
uscito  non  sia  alla  luce  l'editto  da 
lui  promulgato  a  tal  elfetlo.  I  dus 
assessori  sono  prelati^  ed  abbrac- 
ciano le  cause  criminali  spettanti 
al  governo.  V  ha  un  luogotenente 
civile,  eletto  pure  dal  Pontefice, 
il  quale  pressoché  tutti  li  giorni 
della  settimana  decide  le  civili 
controversie  nel  foro  stesso  del  go- 
verno. Havvi  un  secondo  luogotenen- 
te, e  v'ha  pure  l'uditore  del  gover- 
natore medesimo;  questo  uditore 
gli  assiste  nello  studio  delle  cause 
civili,  e  i()rma  gli  oppoi1:uni  atti 
e  decreti  a  nome  di  lui.  Vi  sono 
ancora  più  luogotenenti  sostituti 
numerari  e  soprannumerari;  v'ha 
dieci  nolari  sostituti  col  loro  ca- 
po, e  col  sostituto  di  quello  ;  v'han- 
no in  ultimo  luogo  più  squadre 
di  birri  col  loro  capitano,  detto  il 
bargello  di  Roma  :  le  accennate 
persone  sono  tutte  addette  all'  at- 
tuale servizio  di  questo  tribunale. 
V.  il  cardinal  de  Luca,  Rtlal.  Rom. 
Cur.  disc.  36,  num.    18  ". 

Ottaviano  Vestii,  nella  Pratica  in 
romanae  aulae  actionein,  eie. ,  Ro- 
mae  1609,  nel  lib.  II,  cap.  V 
traila  De  Gubernatove  Urbis  ejus- 
que  auditorio,  et  ditione,  e  dal 
sommarium  che  riportiamo  si  po- 
trà rilevare  ciò  eh'  egli  dice.  i. 
Gubernator  Urbis  intra  quadrage- 
simum  dumlaxat  lapidem  jurisdi- 
ctionem  habet.  2.  Curia  Sabello- 
rum,  quae  sic  appellatur,  est  ma- 
rescallus  Urbis,  et  de  ejus  polesta- 
te.  3.  Praevenlio  locum  habet 
inter  curiam  Sabellorum  et  sena- 
torem  Urbis.  4-  Gubernator  Urbis 


4. 


GOV 

excommunicare  non  valet  etiam  in 
oiussis  vigore  obbligalionis  in  for- 
nia  carti.   5.  Giibernatoris  oi'ficium 
in    quo    consistat.    6.    Gubernator 
duos  vicarios    habet.    7.  Judicandi 
ratio  niultiplex    fuit    olim    Komae 
in    capitalibus    judiciis.   8.    Parrici- 
dium  anliquitus  non  soliim  paren- 
tis,  sed    cujuscuraque  honiinis  cae- 
des    appellabatur     g.     Gubernator 
Urbis    aequiparatur    quaestoii ,    et 
praefecto     Urbis.    Jacobo    Coliellio 
nella    Notitia    cardindlatus ,    etc.  , 
roinanae    aulae    qfjìcialibus ,    Ro- 
inae     iG5i3,   discorre    al  cap.    XL: 
Di'.   Fice-camerarìo ,    et  Guherna- 
tore   Urbis.    I    punti  principali  so- 
no:    Gubernator      Urbis     appella- 
tur  etiam  \icecamerarius.    Guber- 
nator Urbis  quare  sic  dictus.  Gu- 
bernatoris     Urbis    praeeminentiae , 
ac  f'acullates  quales  sint  ;  et  de  i- 
psius  oiIìcialii)us.  Gubernator  Urbis 
praefccli  Urbis  similitudineni  gerit. 
Gubernator  Urbis  antiquitibus   mi- 
litaribus  indulus  vestibus.  Guberna- 
toris  Urbis  baculus  quid  signiflcel. 
Ilunoldo  Pietlemberg  gesuita,  nella 
Notitia  congtTgationnm  et  tribuna- 
Uumcuriae  romanae ,\V\\(\e%\i  i6g3, 
nel  cap.    XIV,  De    Camera  jépo- 
statica,  §   4?  ^^    Gubernatore   Ur- 
bis   Romanae   ,     premette    questo 
sommario  al   suo    trattato,    i.  Gu- 
bcrnatori     commissus    est    gladius 
Ecclesiae  tcmporalis.    2.  Quo  licet 
dignior  sit  gladius  spiritualis  audi- 
toris.    3.    Praecedit    tanien    guber- 
nator camerariumj  caeterosque  of- 
lìciales,  etiam  oratores    principum. 


Cognoscit  causas  civiles  et  cri- 
niinales,  sed  istas  cuni  limitatione. 
5.  Mas  vero^  et  causas  publicae 
quiclis  piaecipue.  6  et  7.  Privi- 
legia gubernatoris,  8.  In  civilibus 
liabet  unum  locumtenentem.  g. 
Ubi    et  quando  bue  ju^  dicat.    10. 


GOV  II 

Ad  quem  fìat  appellatio  a  locum- 
tenente.  11.  Locumtenenlis  cmo- 
lumenta.  12.  Duos  babet  locum- 
tenenles  ciiminales  cum  substìtutis, 
ubi  et  quando  babeatur  tribunal 
criminale,  et  qui  intersint.  i3.  Mo- 
dus in  eo  procedendi.  Inoltre  a 
p.  143  e  seg.  il  p.  Plettemherg 
parla  :  Gubernatores  nominantur  in 
consistoriis  secretis,  et  eorum  ju- 
risdictio.  Gubernatoribus  commit- 
titur  legatio  per  breve  aposto- 
licum. 

Sisto  V  con  la  costituzione 
Eomanus  Ponti/ex,  data  XV  jul, 
i5go,  confermò  al  governatore  di 
Koma  le  facoltà  come  vice-ca- 
merlengo. Clemente  IX  nel  1G67 
abolì  la  carica  di  governatore  di 
Borgo,  il  tribunale  e  le  carceri,  ed 
aflìdò  la  giurisdizione  al  governa- 
tore di  Roma  come  vice-governa- 
tore di  Borgo,  di  che  ne  trattam- 
mo all'articolo  GovEn.vATonE,  tranne 
r  epoca  della  sede  vacante  in  cui 
tale  giurisdizione  la  consegnò  al 
governatore  del  conclave.  Inno- 
nocenzo  XII  concesse  dei  privile- 
gi ed  esenzioni  agli  alabardieri  di 
monsignor  governatore  di  Roma. 
Clemente  XII  nel  1732  soppresse 
l'ofllzio  di  governatore  del  concla- 
ve, di  che  pure  parlammo  al  ci- 
tato articolo  Governatore,  destinò 
in  vece  governatore  perpetuo  del 
conclave  il  prelato  maggiordomo 
prò  tempore,  conferendo  al  gover- 
natore di  Roma,  anche  in  sede 
vacante,  la  giurisdizione  di  Borgo 
e  Città  Leonina.  Dipoi  Clemente 
XII  col  chirografo  Avendo  noi  op- 
portunamente provveduto  colla  fab- 
brica delle  carceri  nuove  annesse 
air  ospizio  di  s.  Michele  a  Ripa- 
grande,  sottoscritto  a'  17  maggio 
1738,  e  diretto  a  monsignor  Mar- 
cellino   Gorio   governatore,    stabili 


li  GOV 

cVie  non    si    potessero   trasmettere 
e  ritenere  nelle  carceri  suddette  per 
le   donne,    se   non    quelle  condan- 
nate    ad    effettiva  relegazione ,    e 
che    queste  prima    dovessero    tras- 
portarsi   alle    carceri    nuove  ,    per 
ivi  descriversi  in  cancelleria    i  no- 
mi,   cognomi,   padre ,   patria,    età, 
delitto  pel  quale   erano  condanna- 
te dai  tribunali  di     Roma  e  dello 
stato  a   qualche    pena,  rimettendo 
1'  esecuzione    di  tali  prescrizioni  ai 
prelati    governatori   prò    tempore  , 
perchè   a    questi    dovevano    tutti  i 
capi  de'  tribunali   di  Roma  e  dello 
slato   dare    parte  delle  donne   che 
condannavano.  Attribuì  ancora  Cle- 
mente XII  ai  governatori  il  prov- 
vedere dette  carceri  di  tutti  i  ne- 
cessari   ministri    sì  per   la  custodia 
che  per    la    salute    delle    anime, 
con  analoghi    stipendi,    come  pure 
la    privativa   amministrazione  delle 
medesime,  e  giurisdizione  se  le  de- 
tenute ivi  avessero  commesso  qual- 
che   delitto.  In    seguito    avendo    il 
tribunale  del  cardinal  vicario  tras- 
messo più    volte    alle  carceri  di  s. 
Michele  donne    disoneste,    rilenen- 
dole ad    arbitrio ,  Benedetto    XIV 
nel     1746,    confermando    il  decre- 
tato da    Clemente  XII,  proibì  sif- 
fatte  innovazioni.    Inoltre  Benedet- 
to XIV  con  la  costituzione  Rerum 
hiimanariwt,  data    a'  16  dicembre 
1747,    Bull.  Magn.    t.    XVIIj    p. 
1 1 5,  provvide  al  buon  regolamen- 
to del  tribunale  del  governo,  e  fra 
le    molle    altre    cose    prescrisse   il 
numero  de' giudici,    cioè  due  luo- 
gotenenti, al  primo  de'quali  fosse- 
ro   assegnati     cinquanta     scudi     il 
mese,  e  al  secondo  quaranta,  oltre 
la    mancia     per  Natale    di     trenta 
scudi  per  ciascuno;  due  loro  sosti- 
tuti,   il  primo  con  trenta  scudi    il 
mese,  il    secondo  con  venticinque  ; 


GOV 

qualtio  sostituti  fiscali  con  quin- 
dici scudi  mcnsuali  per  ciascuno; 
sei  sostituti  fiscali  soprannumerari 
con  dieci  scudi  al  mese  per  uno; 
oltre  il  capo  notaro  e  suo  sostitu- 
to primario,  il  quale  farebbe  anco- 
ra le  funzioni  di  segretario,  e  dieci 
notari  sostituti  con  scudi  dieci  al  me- 
se per  cadauno.  Pel  trasporto  dei 
condannati  alle  galere,  dispose  che 
la  camera  apostolica  pagherà  al 
bargello  mille  scudi  1'  anno.  Con 
altra  poi  del  1749»  Justiliae  già- 
dium,  de'  22  maggio,  e  moto-pro- 
prio. Avendo  noi  passala,  presso 
il  Bull.  tom.  XVIII,  p.  40,  sta- 
bilì Benedetto  XIV  il  metodo  che 
doveva  osservarsi  nel  medesimo 
tribunale  del  governatore  di  Roma, 
nelle  sue  settimanali  congregazioni 
e  nella  visita  de'carcerati,  aggiun- 
gendo al  dello  governatore  altri 
due  ponenti  ,  che  sieno  ponenti 
del  governo  ed  assessori.  Confermò 
ai  governatori  di  Roma,  anche  in 
qualità  di  vice-camerlenghi  di  s. 
Chiesa,  tutte  e  singole  facoltà  e 
preminenze  che  godevano  in  vir- 
tù del  breve  di  sua  deputazione. 
Prescrisse  che  i  bargelli,  tanto  di 
Roma  che  di  campagna,  dovesse- 
ro tenere  completi  i  rolli  dei  bir- 
ri, e  quelli  di  campagna  coi  loro 
cavalli.  Dispose  alcune  provviden- 
ze contro  gli  oziosi,  e  di  vigilanza 
sui  pellegrini.  Finalmente  col  mo- 
to-proprio ,  Animati  dal  giusto, 
sottoscritto  a'  7  novembre  1 749» 
presso  il  loco  citato,  p.  4^,  Bene- 
detto XIV  prescrisse  quali  debba- 
no essere  i  giudici,  relatori,  difen- 
sori e  notari  nel  tribunale  del  go- 
verno, e  di  altri  Tribunali  di  Ro- 
ma {f^edi). 

Pio  VII  con  la  costituzione  Pos- 
diuturnas  ,  terlio  kal.  novcmbris 
i8oo,  De  jurisdictionibus   tribuna* 


GOV 

liurn,    et  judicum  criminalium,  fu- 
diciorum  forma  ec,  molte  cose  pre- 
scrisse pel  migliore  ordinamento  del 
tribunale  del  governo,  massime  coi 
numeri  36,  sulla  congregazione  del 
tribunale  ;  44>  sul  ministero  parti- 
colare del  governo  ;  55  e  seg.  sul- 
l'onorario dei  magistrati  ed  impie- 
gati del  tx'ibunale,  ec.  Nel  capo  poi 
De  aliis  instilutionibus,  nel  num.  3 
sì    stabilisce    un   uffizio    di    polizia 
composto  di  due  soggetti  col  nome 
di  ufiiziali  di  polizia,  sotto  l'imme- 
diata dipendenza  di  monsignor  go- 
vernatore; nel  num.  5  si  dice  che 
al   bramato   effetto   della    polizia  e 
tranquillità   pubblica   di  Roma  sa- 
ranno eletti   per   organo   della  se- 
greteria di    stato   tre  deputati  per 
ciascun    rione   col    titolo  di  Presi- 
denti del  Rione,  ì'  uno  del  ceto  de- 
gli ecclesiastici,  l'altro  del  ceto  dei 
cavalieri,  il  terzo  di  quello  de' cit- 
tadini, i  quali  avranno  una  parti- 
colare ispezione  su  tutto  ciò  che  ris- 
guarda  il  costume,  l'educazione  del- 
le famiglie^  e  la  concordia  fra  i  pri- 
vati; invigileranno  sugli  oziosi,  vi- 
ziosi ed  irreligiosi;  comporranno  le 
private  dissensioni,  risse,  ec.  ;   pro- 
cederanno secondo   le  materie  cou 
intelligenza  de'  parrochi,  ed  opere- 
ranno a  mezzo  d'insinuazioni,  cou- 
sigli, e  ne' casi  di  bisogno  coli' ar- 
resto personale;    in   caso  d'inutili- 
tà delle   loro    insinuazioni ,    giusta 
r  indole    degli  affari ,     ne   faranno 
rappresentanza  o  al  cardinal  vica- 
rio, o  a  monsignor  governatore  di 
Roma,  a*  quali  inoltre  daranno  cou- 
to  dello   stato   dei   rispettivi    rioni 
una    \olta    il  mese,    dichiarandosi 
che   la    loro    rappresentanza    deve 
essere  distinta,  onorata,  ubbidita  e 
rispettata. 

Le    attribuzioni    della    direzio- 
ne  geqerale    di   polizia    si    esteu- 


GOV  i3 

dono  nella    sorveglianza    in   genere 
per    tutto  ciò  che    si   riferisce   allo 
spirito    pubblico  ;    al    regolamento 
disciplinale  de'  luoghi  di  reclusione 
e  di  condanna   per  titolo  politico  ; 
alle  misure  di  prevenzione  pel  man- 
tenimento del  buon  ordine,  per  ga- 
rantire la  pubblica  e  privata  sicu- 
rezza, per  impedire  ogni  specie  di 
delitti  ;   alle    misure    correzionali  e 
di  punizione   sulle   contravvenzioni 
alle  leggi  e  regolamenti  di  polizia, 
ed  altro  riferibile  a  materie  preto- 
riali.  Quanto  alle  indagini ,  esse  si 
fanno  per  la  scoperta  de'  delitti  oc- 
culti, per  l'arresto    de' delinquenti 
e  disertori  ec.    Le  provvidenze  ri- 
feribili   alla   sanità    pubblica   sono 
per  impedire  lo  sviluppo  dell'idro- 
fobia, l'ammasso  di  sostanze  fetide, 
la  vendita  di  commestibili  nocivi  ec; 
gl'incendi,  gli  annegamenti  ed  altri 
infortunii.  Inoltre  la  polizia  rilascia 
patenti  per  l'apertura  ed  esercizio  del- 
le botteghe,  pel  trasferimento  e  voltu- 
ra delle  medesime  ;  ai  vetturini,  fac- 
chini e  servitori  di  piazza.  Rilascia 
i  permessi    per  le   corse ,   spari  ed 
altre  dimostrazioni  di  pubblica  al- 
legrezza ,    pei    cantanti  e  suonatori 
ambulanti,  pel  porto  d'armi  da  cac- 
cia   ed  a  personale   difesa ,    per  la 
reposizione  de'  fieni,  per  l'apertura 
nelle  ore  vietate   delle  botteghe  di 
pubblico  concorso.    Rilascia  ancora 
i  passaporti  e  i  visti   alle  carte  di 
sicurezza    ai    viaggiatori    statisti    o 
stranieri  ;  ed  alle    porte    di   Roma 
tiene  degli  ufficiali  civici  incaricati 
della    ispezione    de'  passaporti.    La 
direzione  generale  di  polizia  ha  cor- 
rispondenza diretta  con  tutte  le  au- 
torità   delle    Provincie    dello    stato 
pontificio,  e  dirama  gli  ordini ,  ed 
ha  corrispondenza  coi  suddetti  pre- 
sidenti regionari  di  Roma,  e  coi  go- 
vernatori della  Comui'ca. 


i4  GOV 

Finalmente  nel  niim.  6  della  co- 
stituzione Post  cliiilurnas    si  dice , 
che  sarà  nominata  dalla  segreteria 
di  stato  una   deputazione  di  cava- 
lieri,  per  la  sopiaintendenza  ad  o- 
gni  sorte  di  pubblici  spettacoli  del- 
la città  di  Boma ,    rimanendo  per 
altro    presso   i    prelati    governatoli 
l'emanazione    del    permesso     degli 
spettacoli,  tutto  ciò  che  appartiene 
alle  persone  privilegiate,    il  diritto 
della  legislazione  da  pubblicarsi  pel 
buon    ordine    e    tranquillità     degli 
spettacoli  stessi,  l'esercizio  delle  pe- 
ne sui  trasgressori ,  e  tutto  ciò  in 
somma  che  può  impegnare  l'auto- 
rità   coercitiva    e  giudiziale.    Salva 
poi  la  giurisdizione  del  cardinal  vi- 
cario sulle  qualità  morali  degli  spet- 
tacoli, che  per  essenza  del  suo  mi- 
nistero ad  esso  privativamente  ap- 
partiene, e  salva  ancora  la  giuris- 
dizione   sulla    qualità    politica   dei 
medesimi    a  monsignor   governato- 
re, d' intelligenza    col    cardinal  se- 
gretario di  stato;  nel  resto  appar- 
tenga   alla    nuova    deputazione    la 
decenza  dello  spettacolo  che  si  rap- 
presenta ,   i  mezzi  della  rappresen- 
tanza, la  definizione  delle  partico- 
lari   differenze    fra    gli    a  potanti   e 
gli  apocati,  che  non  hanno  bisogno 
di  discussione  giudiziale,  la  vigilan- 
za dell'esecuzione    delle  leggi  pro- 
mulgate dai  governatori ,    le  prov- 
videnze sul  fatto    alle  piccole  con- 
troversie che  nascono  fra  gli  spet- 
tatori ,    e  finalmente    tutlociò    che 
contribuisce   nell'  interno   e  nell'  e- 
sterno  regolamento   al  decoro  del- 
lo spettacolo,  ed  alla  quiete  e  buon 
ordine  pubblico,  tenendo  a   giorno 
monsignor  governatore  dei  loro  or- 
dini e  disposizioni.    Possono  final- 
mente   prevalersi    della    forza   fino 
all'atto  inclusivo  dell'arresto,  ren- 
dendone inteso  dopo  l'esecuzione  il 


GOV 

ministro  del  governo  destinato  allo 
spettacolo  quali mque  siasij  aflincliè 
monsignor  governatore  entri  ad 
esercitare  la  sua  potestà  coercitiva 
sulle  rappresentanze  de'  cavalieri 
suddetti ,  ai  quali  inoltre  a  tutti 
gli  accennati  effetti  sarà  dato  gra- 
tuitamente un  luogo  convenevole 
in  ciascuno  spettacolo  ad  arbitrio 
del  governatore,  e  che  servirà  co- 
me di  luogo  di  loro  residenza.  Le 
erudizieni  sugli  spettacoli  si  posso- 
no leggere  in  diversi  articoli  del 
Dizionario  f  massime  a  Giuochi  e 
Teatri. 

ilVel  i8i5  si  pubblicò  in  Roma 
per  la  terza  volta  il  libro  intitola- 
to ,  Pratica  della  curia  romana , 
dove  a  pag.  2  5,  cap.  IV,  Del  tri- 
bunale del  governo  e  sua  giuris- 
dizione, si  dice  che  questo  tribu- 
nale ha  due  giurisdizioni,  civile  e 
criminale,  e  si  descrive  la  giurisdi- 
zione ed  organizzazione  civile  e  cri- 
minale secondo  le  leggi  d' allora. 
Quindi  Pio  VII  a' 6  luglio  i8i 6 
pubblicò  il  moto-proprio.  Quando 
per  ammirabile  disposizione ,  nel 
quale  sono  diverse  disposizioni  ri- 
guardanti monsignor  governatore 
di  Roma  e  il  tribunale  del  gover- 
no. Siccome  poi  all'articolo  243  si 
promettevano  disposizioni  sulla  for- 
za esecutrice,  con  editto  del  cardi- 
nal Consalvi  suo  segretario  distato 
de'  2  3  del  successivo  ottobre,  sul- 
l'organizzazione della  polizia  di  Ro- 
ma e  dello  stato  pontificio,  che  in- 
comincia con  queste  parole:  Ogni 
colta  nazione  riconosce  i  regola- 
menti di  polizia  come  basi  primor- 
diali dell'ordine  pubblico  (  Il  Di- 
zionario della  lingua  italiana,  de- 
finisce Polizia:  La  vigilanza  del 
magistrato  civile  ,  per  la  quale  si 
preveggono  e  si  evitano  i  delitti,  e 
si    mantengono    le    città    sicure  'e 


GOV 

tranquille),  slabilì  le  presidenze 
regionarie,  ed  il  corpo  de'  carabi- 
nieri pontificii ,  dichiarando  quelle 
e  questi  dipendenti  dal  prelato  go- 
Ternatore  di  Roma,  che  dichiarò 
capo  della  polizia,  aggiungendo  ai 
suoi  titoli  quello  di  Direttore  ge- 
nerale della  Polizia.  Della  forza 
esecutrice  degli  antichi  birri  e  dei 
loro  bargelli  se  ne  tratta  all'arti- 
colo Birri  [P^edi);  delle  presiden- 
ze regionarie  di  Roma ,  e  dei  ri- 
spettivi presidenti,  al  voi.  Vili,  p. 
7 1  e  seg.  del  Dizionario  ;  e  del 
corpo  politico-militare  de' carabinie- 
ri pontificii  all'articolo  Milizie  Pon- 
tificie. In  seguito  Pio  VII  a*  22 
novembre  1817  emanò  il  molo- 
proprio,  Nello  stabilire  in  tutto  il 
nostro  stato,  dove  sono  molte  di- 
sposizioni risguardanti  il  prelato 
governatore  di  Roma  ed  il  tribu- 
nale del  governo.  Altre  leggi  si 
possono  vedere  nel  moto-proprio 
di  Leone  XII,  Nel  compiere  il  pri- 
mo anno,  pubblicato  a'  2  i  dicem- 
bre 1827.  Questo  Papa  emanò  an- 
cora altre  leggi ,  e  dichiarò  presi- 
dente del  corpo  de'  vigili  detto  dei 
Pompieri  [Fedi),  il  governatore  di 
Roma.  Finalmente  il  regnante  Pon- 
tefice Gregorio  XVI  ,  colle  note 
nuove  leggi  ci  diede  un  regolamen- 
to legislativo  e  giudiziario  per  gli 
affari  civili,  il  regolamento  sui  de- 
litti e  sulle  pene,  ed  il  regolamen- 
to organico  di  procedura  crimina- 
le. Con  tali  disposizioni  molte  cose 
appartengono  al  prelato  governa- 
tore ed  al' tribunale  del  governo, 
il  quale  al  presente  si  compone 
come  si  riporterà  qui  appresso.  Le 
disposizioni  emanate  da  Leone  XII 
e  da  Giegorio  XVI ,  con  quanto 
spetta  a  monsignor  governatore  e 
suo  tribunale,  autorità  di  giurisdi- 
zione ed   altre   particolarità ,   sono 


GOV  i5 

rlpwlate  nella  Raccolta  delle  leg- 
gi e  disposizioni  di  pubblica  ammi- 
nistrazione, che  si  pubblicano  nel- 
r  odierno  pontificato.  Diremo  per 
ultimo  che  gode  pure  il  tribunale 
del  governo  il  privilegio  di  cono- 
scere le  cause  di  mista  giurisdizio- 
ne ,  in  concorso  coi  tiibunali  del- 
l'A.  C.  e  del  Vicariato.  Il  medesi- 
mo Papa  nel  i833  istituì  il  corpo 
de'  bersaglieri  pontificii  pel  servi- 
gio armato  di  polizia  in  alcune 
Provincie  del  suo  stato,  lo  dichia- 
rò dipendente  dal  cardinale  segre- 
tario per  gli  all'ari  di  stato  inter- 
ni, e  per  esso  immediatamente  da 
monsignor  governatore  di  Roma , 
direttore  generale  di  polizia.  Di 
questo  corpo  se  ne  tratta  al  cita- 
to articolo  MmziE  Pontificie. 

Tribunale  del  governo. 

Prelato  governatore  di  Roma ,  vi- 
ce-camerlengo di  santa  romana 
Chiesa,  direttore  generale  di  po- 
lizia. 

Prelato  primo  assessore,  che  in  as- 
senza o  impotenza  di  monsignor 
governatore,  suole  farne  le  veci. 

Prelato  secondo  assessoi'e. 

Avvocalo  de'  poveri  ,  eh'  è  sempre 
uno  degfi  Avvocati  concistoriali 
[Fedi),  de' quali  si  parla  in  più 
luoghi  del  Dizionario,  come  al- 
l'articolo Difensore  ec.  Dell'av- 
vocato de' poveri  se  ne  tratta  an- 
cora all'articolo  Camera  Aposto- 
lica ,  Poveri,  ec.  Al  presente 
l'avvocalo  de'  poveri  l»a  un  av- 
vocato concistoriale  per  coadiu- 
tore. 

Avvocato  del  fisco ,  eh'  è  sempre 
un  avvocato  concistoriale. 

Procuratore  generale  del  fìsco.  Al 
voi.  XXV,  p.  81  e  seg.  del  Di- 
zionario, non  solo  jsì  discorre  del- 


iG  GOV 

l'avvocato  del  fisco  e  del  procu- 
ratore generale  del  fisco,  tua  e- 
ziaudio  s' indicano  gli  altri  luo- 
ghi ove  si  tratta  di  ambedue, 
come  al  voi.  VII,  p.  66,  ove  di- 
cesi del  giuramento  che  presta- 
no in  un  all'avvocato  de'  pove- 
ri avanti  il  tribunale  della  pie- 
na camera. 

Due  luogotenenti. 

Quattro  sostituti  luogotenenti. 

Procuratore  de'  poveri. 

Procuratore  de'  poveri  per  la  Ca- 
rità. 

Procuratore  de'  poveri  per  la  sacra 
congregazione  di  consulla,  e  per 
la  Comarca  di  Roma. 

Procuratore  de'  poveri  presso  la  sa- 
cra consulta. 

Otto  giudici  processanti. 

Capo-notaro,  amministratore  per 
la  Carità,  e  cancelliere. 

Un  sostituto  del   capo-notaro. 

Otto  notari  sostituti  processanti, 
compreso  il  decano. 

Il  notaro  archivista. 

Il  notaro  attuario. 

Giudici  e  notari  soprannumeri,  in 
numero  indeterminato. 

Il  segretario  per  gli  affari  crimi- 
nali della  Comarca  di  Roma 
(Fedi). 

La  deputazione  de'  pubblici  spet- 
tacoli si  compone  di  monsignor  go- 
vernatore presidente  e  di  sei  depu- 
tali nobili  romani,  non  che  dell'as- 
sessore generale  di  polizia  e  del  se- 
gretario redattore.  La  direzione  ge- 
nerale di  polizia  si  compone  del 
governatore  direttore  generale  di 
polizia ,  dell'  assessore  generale  di 
polizia,  del  capo  d'ufficio  de'  passa- 
porti e  delle  presidenze  regionarie 
di  Roma.  Qui  ci  sembra  opportu- 
no riportare  alcuni  brani  del  suc- 
citato editto  suir  organizzazione  del- 


GOV 

la  polizia.  »  Ogni  colta  nazione  ri- 
conosce i  regolamenti  di  polizia  co- 
me basi  primordiali  dell'ordine  pub- 
blico. Erano  essi  in  vigore  in  Ro- 
ma fino  dai  tempi  più  remoti  {f^. 
gli  articoli  CAPo-Riom  e  Capotori), 
e  con  energico  zelo  ne  facevano  ri- 
spettare le  sanzioni  i  più  distinti 
magistrati.  I  vantaggi  che  la  socie- 
tà ne  risentiva  animarono  quindi 
i  sommi  Pontefici,  fia'  quali  più 
distintamente  Paolo  II,  Sisto  IV, 
Innocenzo  Vili  e  Sisto  V,  a  darne 
i  più  sensati  e  provvidi  regolamen- 
ti, affinchè  con  questa  specie  di  po- 
lizia avesse  più  facili  i  mezzi  di 
esecuzione.  Negli  statuti  di  Roma, 
riformati  ed  illustrati  dalla  sa.  me.  di 
Gregorio  XIII,  mentre  si  suddivi- 
se la  vastità  dell'abitato  in  altret- 
tanti rioni,  se  ne  scelsero  i  capi, 
ed  a  questi  fu  attribuita  l'autorità 
d'invigilare  sopra  i  costumi  de'cit- 
tadini ,  di  resistere  alle  violenze, 
comporre  le  dissensioni,  e  richia- 
mare ad  una  utile  industria  la  per- 
niciosa classe  degli  oziosi  ".  Segue 
r  istituzione  de'  presidenti,  vice-pre- 
sidenti, segretari,  ispettori  di  poli- 
zia, de'  quali  si  parla  al  citato  luo- 
go del  voi.  Vili  del  Dizionario , 
p.  7  I .  «  La  polizia  delle  provincie 
sarà  in  relazione  con  la  polizia  ge- 
nerale di  Roma ,  che  ne  formerà 
centro.  I  legati  e  delegati  di  tutto 
lo  stato  saranno  capi  di  polizia  nel- 
le loro  Provincie.  Gli  uffiziali  dei 
carabinieri  corrisponderanno  coi  me- 
desimi. I  legali  e  delegati  dovran- 
no organizzarla  secondo  le  istru- 
zioni che  riceveranno  dalla  segre- 
teria di  stato.  Ove  poi  non  risiede 
il  legato  o  delegato ,  o  un  magi- 
strato di  polizia,  e  dove  sia  stazio- 
nato un  ufficiale  o  basso  ufficiale 
de'  carabinieri,  questi  eserciteranno 
le  funzioni  di   polizia ,    secondo  le 


GOV 

islifuzioni  di  questo  corpo,  di  con- 
certo col  governatore  locale,  e  quan- 
do occorra  col  governatore  distret- 
tuale, fermi  sempre  restando  i  lo- 
ro regolamenti  per  T  intelligenza  e 
rapporti  militari  al  colonnello  del 
corpo.  A  tutti  i  tribunali  ordinari 
sarà  data  una  forza  corrispondente 
in  luogo  de'  birri,  ed  un  ispettore 
di  polizia.  Si  accordeià  loro  anche 
una  somma  mensuale  per  le  spese 
degli  esploratori  segreti  ",  Anche 
per  quanto  concerne  i  pubblici  spet- 
tacoli e  la  polizia,  nella  suddetta 
Raccolta  delle  leggio  vi  sono  le  a- 
naloghe  disposizioni. 

Altre  notìzie  di  monsignor  gover- 
natore  di  Roma,  cioè  elezione , 
possesso,  ed  altre  attribuzioni. 
Intervento  del  governatore  al  cor- 
so  pel  carnevale,  anche  fregiato 
della  dignità  cardinalizia  e  di 
quella  di  prò- governatore.  In- 
tervento alle  funzioni  pontifìcie  j 
sede  vacante  ;  esequie  pel-gover' 
natore.  Palazzo  Madama  resi- 
denza del  governatore,  dì  alcu- 
ni ujfiziali,  del  tribunale  del  go- 
verno, e  della  direzione  generale 
di  polizia. 

Il  Pontefice  elegge  il  prelato  go- 
vernatore di  Roma  a  mezzo  d'  un 
biglietto  del  cardinale  segretario  per 
gli  affari  di  stato  interni,  e  poscia 
fa  spedire  all'eletto  il  consueto 
breve  apostolico  della  dignità.  Quan- 
do il  nuovo  governatore  dovrà 
prendere  il  possesso,  sia  col  riceve- 
re dal  Papa  il  bastone  del  coman- 
do, sia  per  passare  a  farsi  ricono- 
scere, e  prendere  possesso  avanti  il 
pieno  tribunale  della  camera  apo- 
stolica, combinata  l' ora  e  il  giorno 
con  monsignor  maestro  di  camera 
del  Papa,  quando  piacerà  a  questi 


GOV  17 

di  dargli  il  bastone,  il  governatore 
ne  previene   con   biglietti   il   cardi- 
nal  camerlengo,  ed  il   prefetto  dei 
cerimonieri  pontificii,  cui  spelta  av- 
visare ed  intimare  tutti  i  rispettivi 
membri  della  stessa   reverenda  ca- 
mera ,  perchè    si    ritrovino    in    tal 
giorno    nelle    consuete    stanze    del 
palazzo  apostolico  col  cardinal    ca- 
merlengo.   Nel   giorno   dunque  del 
possesso,  il  cardinale  ultimo  gover- 
natore ,   accompagnato   da   due  di- 
staccamenti   di     carabinieri     e    di 
pompieri  sino    al  portico  Vaticano 
o  alla  piazza  del   Quirinale   presso 
s.  Silvestro,  secondo  il  palazzo  che 
abita  il  Pontefice  (e  prima  lo  era 
dagli  alabardieri),  in  treno  nobile  si 
porta  neir  anticamera  pontifìcia,  per 
restituire  al    Papa    il    bastone    del 
comando,  ed  il  nuovo  governatore 
vi  si    reca   con   tre    carrozze,    con 
servitori  a  piedi  con  livree  di  gala 
come  i  cocchieri,  ed  i  cavalli  della 
prima  carrozza  ove   incede   monsi- 
gnor governatore  accompagnato  da- 
gli individui  della  sua  anticamera, 
sono  ornati  con  fiocchi  e  ciuffi    in 
testa  di  seta  paonazza,  distintivo  che 
usano  i  prelati  di  fiocchetti,  ec.   Il 
Papa    si    trova    sedente   in   trono  ^ 
vestito  di  raozzetta  e  rocchetto,  as- 
sistito dal  maggiordomo,  dal  mae- 
stro di  camera,   dal   prefetto  delle 
cerimonie  ,    e     dalla    camera    se- 
greta ;    quindi    ammette    alla   sua 
presenza  il  cardinale   già  governa- 
tore, e   il   prelato    suo   successore  ; 
il   primo    tenendo    il    bastone    del 
comando  in    mano.    Il   secondo    si 
pone  genuflesso  innanzi  al    Ponte- 
fice ,    ed   assistito    dal   maestro   di 
cerimonie,  legge  questo  giuramen- 
to.  «  Ego  N.  N.  gubernator  Urbis, 
et  vice-camerarius,  ab  hac  bora  in 
antea  fidelis  et  obediens  ero  Beato 
Petro  apostolo,  sanctaeque  roraanae 


VOI.  wxn, 


i8  GOV 

Ecclcsiac,  et  vobis  sanctissimo  do- 
mino nostro  Papae  N.  N.  vestris- 
que  successori  bus  canonice  intran- 
tibus.  Non  ero  in  Consilio,  aut  con- 
scnsu,  vcl  facto,  ut  sanctitas  vestra 
vitam  perdat,  aut  membrum  ,  seu 
capiatur  mala  captione,  aut  in 
canidem ,  vel  successores  vestros 
vioicnter  manus  quomodolibet  in- 
gerantur,  vel  injuriae  aliquae  in- 
fcrantur  quovis  quaesito  colore. 
Consilium  vero,  quod  sanctitas  ve- 
stra mihi  creditura  est  per  se,  aut 
nuncios  suos,  seu  littcras  ad  ejus- 
dem ,  vel  illorum  damnum  me 
sciente  nemìni  pandam.  Papatum 
romanum,  et  regalia  Beati  Petri, 
et  omnia  jura  romanae  Ecclesiae, 
quae  habet ,  ubique  manutenebo 
prò  viribus,  et  defendam,  nec  non 
adjutor  ero  ad  relinendum,  et  de- 
fèndendum  contra  oranem  homi- 
nem. A  donis,  et  muneribus,  escu- 
Icntis,  et  poculentis  moderate  ta- 
men,  exceplis  ubslinebo.  Officium 
vice-camerariatus,  mihi  a  sanctitate 
vestra  commissuui ,  bene,  et  fideliter 
geram,  et  iu  eo  servabo  juslitiam, 
et  prò  posse  meo  ab  aliis  faciam 
observari.  Quae  supradicta  omnia, 
et  singula  spondeo,  voveo,  ac  juro. 
Sic  me  Deus  adjuvet,  et  haec  san- 
cta  Dei  evaugelia  ".  E  ciò  dicendo 
il  nuovo  governatore  pone  le  ma- 
ni suir  immagine  del  Crocefisso 
impressa  nel  hbi-o  del  giuramento, 
e  la  bacìa.  Allora  il  Papa  prende 
dalle  mani  del  cardinale  il  bastone 
del  comando,  e  Io  consegna  al  nuo- 
vo governatore,  pi'onunziando  que- 
sta formola,  facendo  tre  volte  l'  at- 
to della  benedizione  :  Accipe  baca- 
luni  jurisdiclionis  et  auctoritatis. 
In  nomine  Patris  ^Jf  et  Filii  -^ 
et  Spiritus  ^  sancii.  Amen.  Quin- 
di il  nuovo  governatore  bacia  ì 
piedi  al   Pontefice ,  e  dopo   breve 


GOV 

udienza,  preceduto  dalla  sua  corte 
e  dal  suo  aiutante  di  camera  |ior- 
tante  il  detto  bastone,  si  reca  nelle 
stanze  del  medesimo  palazzo,  ov'è 
adunato  il  tribunale  della  camera; 
ed  il  cardinale  già  governatore,  sen- 
za corteggio  di  carabinieri  e  pom- 
pieri ritorna  alla  sua  particohu-e 
residenza.  Anticamente  il  nuovo 
governatore  nel  portarsi  a  prende- 
re il  bastone  passava  per  la  sca* 
letta  segreta  che  conduce  alle  ca« 
mere  pontificie ,  e  dopo  averlo  ri- 
cevuto scendeva  per  la  scala  grande. 
Giunto  il  governatore,  ove  tro- 
vasi adunata  la  camera  apostolica, 
il  cardinal  camerlengo  impone  al 
prelato  il  rocchetto  e  la  cappa,  e  lo 
ammette  all'  amplesso,  il  quale  vie- 
ne dato  al  governatore,  anche  da 
tutti  i  prelati  componenti  il  tribu- 
nale medesimo.  Nel  caso  poi  che 
per  qualche  circostanza  il  nuovo 
governatore  non  abbia  potuto  fare 
nelle  mani  del  Papa  il  detto  giu- 
ramento, lo  presta  in  allora  nelle 
mani  del  cardinal  camerlengo,  pre- 
sente il  tribunale  della  camera  a- 
postolica.  In  seguito  di  ciò  monsi- 
gnor governatore  si  asside  presso 
il  cardinal  camerlengo,  prendendo 
cosi  possesso  formale  della  sua  ca- 
rica. Indi  il  governatore  passa  a 
visitare  il  cardinale  segretario  di 
slato  o  degli  affari  interni,  dimo- 
rante nella  pontificia  l'esidenza ,  e 
poi  asceso  in  carrozza ,  uscito  dal 
palazzo  apostolico  viene  ne'  memo- 
rati luoghi  circondato  dai  due  di- 
staccamenti di  carabinieri  in  nu- 
mero di  circa  cinquanta,  e  di  pom- 
pieri iu  numero  di  circa  settanta , 
e  tutti  in  alto  uniforme,  che  ave- 
vano accompagnato  al  medesimo 
palazzo  il  cardinale  già  governato- 
re, e  con  questo  corteggio  si  condu- 
ce a  visitare  nell'altro  palazzo  apo- 


GOV 

sfolico  r  altro  cardinale  segretario 
di  stato  o  degli  affari  interni,  e  poscia 
passa  alla  propria  residenza  governa- 
tifa  del  palazzo  Madama.  Quivi  per- 
venuto, monsign.  governatore  prende 
possesso  della  sua  carica  nell'  officio 
criminale,  ov'è  ricevuto  formalmen- 
te da  monsignor  procuratore  gene- 
rale del  fisco,  dai  luogotenenti,  e  dal 
ministero  processante,  e  suole  per 
atto  di  possesso  firmare  un ,  man- 
dato di  rilascio,  accordando  grazia 
ad  un  detenuto  o  condannato  per 
titolo  pretoriale.  Indi  monsignor 
governatore  si  porta  subito  a  visi- 
tare gli  ulìfìci  criminali,  gli  uffici  di 
polizia,  e  il  corpo  di  guardia ,  nei 
quali  luoghi  con  breve  ed  analogo 
discorso  suole  impegnare  gì'  indivi- 
dui tutti  di  tali  uiKci  al  zelante 
disimpegno  dei  rispettivi  loro  im- 
pieghi, con  la  dovuta  fedeltà,  ener- 
gia ed  onoratezza.  Nelle  ore  po- 
meridiane il  governatore  con  treno 
nobile,  preceduto  dall'aiutante  di 
camera  col  bastone  del  comando, 
passa  a  visitare  la  patriarcale  basi- 
lica vaticana,  e  dopo  ovvero  in  al- 
tro giorno,  nello  stesso  modo  di 
forma  pubblica,  fa  la  sua  prima 
visita  di  stretta  osservanza  al  car- 
dinal decano,  che  la  riceve  in  abi- 
to cardinalizio,  per  quindi  eseguire 
quest'  atto  di  rispetto  con  tutti  i 
venerandi  individui  del  sacro  col- 
legio. Qui  noteremo  che  il  prelato 
governatore  creato  cardinale ,  la 
mattina  che  ha  ricevuto  in  conci- 
storo pubblico  il  cappello  cardina- 
lizio, in  uno  de' suindicati  luoghi, 
dopo  eh'  è  uscito  dal  palazzo  apo- 
stolico, un  drappello  di  carabinieri 
a  cavallo  in  alta  uniforme  lo  ac- 
compagna alla  sua  residenza.  Il 
nuovo  governatore  poi,  finche  non 
ha  ricevuto  il  bastone  del  coman- 
do, non  suole  intervenire  alle  fun- 


GOV  .() 

zioni  nella  cappella  pontificia.  Al 
pro-governatore  non  si  dà  il  basto- 
ne del  comando,  e  finche  dura  il 
pro-governatorato  il  bastone  si  con- 
serva presso  il  Papa;  giacché  il 
camerlengo  riceve  il  bastone,  ma 
non  lo  ritiene,  perciò  non  usa  questo 
segno  onorifico  ed  autorevole.  Que- 
sto bastone  del  comando  lo  descri- 
vemmo al  voi.  IV,  p.  19  del  Di- 
zionario  j  al  voi.  VII,  p.  67  di- 
cemmo come  il  cardinale  camerlen< 
go  di  s.  Chiesa  riceve  il  bastone 
del  comando  dal  Papa,  e  come  al- 
la sua  presenza  lo  passa  al  gover- 
natore ,  pronunziando  la  formola  : 
Prendi  questo  bastone  ^  e  sii  il  vi- 
ce-camerlengo. Altre  formole  ag- 
giungono :  de  consensu  Domini  No- 
stri Papae.  Non  deve  recare  me- 
raviglia se  al  governatore  si  dà 
nella  sua  creazione  il  bastone  del 
comando  dal  Pontefice,  e  poi  nuo- 
vamente a  lui  si  consegna  dal  nuo- 
vo cardinale  camerlengo ,  dappoi- 
ché deve  riflettersi ,  che  quando  il 
Papa  dà  il  bastone  al  governato- 
re, colla  formola  che  abbiamo  ri- 
portato di  sopra,  in  essa  non  si 
nomina  affatto  il  vice-camerlenga- 
to,  ma  soltanto  la  giurisdizione  e 
l'autorità  come  governatore.  Laon- 
de la  qualifica  di  vice-camerlengo  la 
riceve  il  governatore  dal  camerlen- 
go di  consenso  del  Papa. 

Ecco  poi  come  il  nominato 
Cohellio  spiega  il  significato  di 
questo  bastone.  •<  Baculum  quo- 
que ligneum  ab  ipso  Pontifice, 
statim  ac  gubernator  electus  est , 
receptum  ante  se  in  publicuiu 
prodeuntera  per  unum  ex  familia- 
ribus  suis  gestare  facit  gubernator  ; 
hunc  autem  loco  fascium ,  quibus 
romanorum  raagistratus  utebantur, 
et  a  lictoribus  gestabantur,  succes- 
sisse  puto  ;   et    baculum    raagis  ac- 


ao  GOV 

comodabatur  magistiatibns  cccle- 
sìasticìs,  et  apertum  jurisdictionìs , 
et  jusdicendi  simbòlum  esse,  multis 
probat  antìquorum  exemplis  Buien- 
gerì  US,  lib.  f,  De  vest.  Pontif.  episc. 
et  sacr.  cap.  i6,  et  cap.  Sa;  qui 
de  sceptro,  seu  baculo  Pontifìcis 
agit,  et  de  baculo  episcopali  :  quod 
ctiam  Lazarus  Bayfr.  in  lib.  De  re 
vestiar.  cap.  io.  Livii  testimonio 
in  X  secundi  belli  punici,  de  baculo, 
sive  Scipione  eburneo  loquendo  com- 
probat  iis  verbis,  ibi.  Massinissam 
primuin  regeni  appellatum ,  exi- 
rniisq.  ornatum  laudibus ,  aurea 
corona,  aurea  patera,  sella  curali 
eburnea,  et  Scipione  eburneo  donat. 
Et  a  romanis,  cum  reges  constitue- 
l'unt,  scipionem  eburneum  datum 
fuisse  affirmat  Tacitus,  lib.  4  ^n- 
nal.:  ad  Ptolomaeum  missus  est  a 
senaloribus  y  qui  scipionem  ebur- 
neum, togam  pictam,  antiqua  pa- 
trum  munera  darei  ;  quem  quidem 
eburneum  scipionem  ab  eodem  Pon- 
tifice  receplum  hodie  senator  Urbis, 
dura  aurea  veste  ornatus  in  pu- 
blicum  prodit,  prae  manibus  habere 
solet  ".  Monsignor  governatore  fa 
ora  uso  del  bastone  del  comando 
diverse  volte,  cioè  :  nel  giorno  del 
suo  possesso,  in  cui  gli  viene  con- 
segnato con  tutte  le  formalità  dal 
santo  Padre;  il  primo  giorno  di 
carnevale,  ed  il  giovedì  grasso,  por- 
tandosi formalmente  al  corso;  e 
nel  giorno  solenne  del  Corpus  Do- 
mini di  ogni  anno.  L' usa  ancora 
quando  il  nuovo  Papa  gli  restitui- 
sce il  bastone  medesimo. 

Il  governatore  di  Roma,  come 
■vice- camerlengo,  è  il  primo  prelato 
della  camera  apostolica ,  dopo  il 
cardinal  camerlengo  di  s.  Chiesa. 
Come  prelato  domestico,  intimo  fa- 
migliare e  commensale  del  Papa , 
sino  agli  ultimi  del  decorso   secolo 


GOV 

riceveva  dal  palazzo  apostolico  la 
parte  di  pane  e  vino,  come  si  ha 
dai  ruoli  palatini  di  cui  parlammo 
all'articolo  Famiglia  Pontifìcia  {P^e- 
di),  dove  ne  abbiamo  riportati  di- 
versi. 11  governatore  ha  l'udienza 
ordinaria  dal  Pontefìce  il  mercole- 
dì e  sabbato  mattina,  e  vi  si  reca 
in  mantelletta  e  rocchetto.  In  sua 
assenza  ed  impotenza,  col  medesi- 
mo abito  si  reca  all'  udienza  dei 
Pontefìce  il  prelato  primo  assessore 
del  tribunale  del  governo,  come 
quello  che  ne  fa  in  tali  casi  le  veci. 
Anche  anticamente  monsignor  go- 
vernatore di  Roma  avea  1'  udienza 
in  detti  giorni  :  ogni  mercoledì  ave- 
va r  udienza  ordinaria  il  prelato 
avvocato  de'  poveri.  Monsignor  go- 
vernatore mandava  il  martedì  e 
venerdì  in  sala  pontifìcia  un  suo 
famigliare  dal  decano  del  Papa , 
per  sapei'e  a  che  ora  doveva  re- 
carsi all'  udienza,  e  quando  questa, 
secondo  le  stagioni,  incominciava. 
Ciò  faceva  perchè  tutti  gli  altri 
ministri  mandavano  in  sala  dai 
governatore  per  conoscere  l'ora 
stabilita ,  onde  regolarsi  per  non 
mancare  ai  loro  doveri.  Anticamen- 
te in  assenza  od  impotenza  del 
governatoi'e ,  veniva  ammesso  al- 
l' udienza  pontifìcia  il  prelato  prò* 
curatoi'e  fiscale  genei-ale  :  ciò  si 
praticò  a  tutto  il  pontificato  di  Pio 
VI.  Quando  in  Roma  si  deve  ese- 
guire alcuna  sentenza  capitale,  nei 
giorno  precedente  il  governatore 
ne  dà  partecipazione  al  Pontefice, 
già  istruito  di  tutto ,  con  lettera 
con  sigillo  di  cera  di  spagna  nera, 
e  del  seguente  tenore.  «  Beatissimo 
Padre.  Qualora  non  piaccia  alla 
Santità  vostra  di  ordinare  diver- 
samente, domattina...  alle  ore...  in 
via  de*  Cerchi  subirà  la  morte  col 
taglio  della   testa    (talvolta   si   ag- 


GOV 

giunge,  esemplare  col  taglio  ed 
esposizione  della  testa,  come  tal- 
volta la  morte  è  di  fucilazione  j 
N.  N.  che  convìnto  reo  di.  .  .  .  fu 
condannato  alla  suddetta  pena.  Di 
(juanto  si  è  superiormente  disposto 
per  la  esecuzione  della  giustizia,  il 
sottoscritto  governatore  di  Roma 
rassegna  a  Vostra  Beatitudine  la 
dovuta  rispettosa  partecipazione  , 
mentre  prostrato  al  bacio  del  sacro 
piede  implora  riverente  1'  apostolica 
benedizione  ".  Segue  la  data  e  la 
sottoscrizione.  Anticamente  la  sen- 
tenza di  morte  si  eseguiva  in  Ro- 
ma nella  rupe  Tarpea  sul  monte 
Caprino  presso  il  Campidoglio  (  Fe- 
di )  j  ma  nel  pontificato  d' Inno- 
cenzo Vili  cominciò  ad  eseguirsi 
sulla  piazza  del  Ponte  s.  Angelo 
(  Fedi  ).  Si  è  fatta  talvolta  nella 
piazza  del  Popolo,  ed  in  Castel  s. 
Angelo  (  Fedi),  ed  ora  ordinaria- 
mente si  fa  sul  piazzale  prossimo  alla 
chiesa  della  Madonna  de'  Cerchi. 
L'  A rcicon fraternità  della  Miseri- 
cordia {Fedi)  assiste  i  condannati 
al  supplizio^,  li  aiuta  a  fare  una 
buona  morte,  e  ne  seppellisce  con 
suffragi  i  cadaveri  ;  e  l' Arcicon- 
fraternita  degli  agonizzanti  [Fedi) 
prega  e  fa  pregare  per  la  buona 
morte  dei  condannati  a  morte.  Tra 
i  pii  luoghi  che  fanno  eguale  eser- 
cizio, nomineremo  l' Arciconfrater- 
nila  delle  anime  più  bisognose  del 
purgatorio  ^  sotto  V  invocazione  di 
Cesile  Maria,  e  di  s.  Giuseppe,  di 
cui  parlammo  al  voi.  XVI,  p.  i3o 
e  seg.  del  Dizionazio.  Nel  medesi- 
mo volume  a  p.  129,  come  àgli 
articoli  Arciconfraternite,  e  Confra- 
ternite di  Roma,  si  parla  del  pri- 
vilegio che  prima  alcune  di  esse 
godevano,  di  liberare  un  condanna- 
to a  morte  o  alla  galera  in  vita. 
11  governatore  prima  della  visi- 


GOV  ai 

ta  graziosa  o  generale  delle  carceri 
nuove  o  Innocenziane,  porta  al  Pa- 
pa un  opuscolo  con  questo  titolo  : 
Lista  de'  carcerati  esistenti  nelle 
carceri  nuove  di  Roma,  fatta  tan- 
na ...  .  per  la  visita  generale  ed 
anche  graziosa  da  tenersi  la  mat- 
tina di  giovedì  ....  in  dette  car- 
ceri. In  questo  opuscolo  sono  de- 
scrìtti i  nomi ,  cognomi ,  patria  e 
delitti  de'  carcerati ,  lo  stato  degli 
atti ,  il  tribunale  processante  col 
nome  e  cognome  de'  rispettivi  giu- 
dici e  notari ,  e  la  denominazione 
del  luogo  della  prigione  di  secreta 
o  di  larga.  Siccome  il  governatoi'e 
è  il  presidente  di  questa ,  ce  ne 
permetteremo  un  cenno ,  dicendo 
prima  che  la  visita  graziosa  è  di- 
versa da  quella  che  si  fa  ogni  me- 
se dal  prelato  primo  assessore  del 
governo,  nella  quale  si  chiama  ad 
uno  ad  uno  ogni  carcerato  di  se- 
greta per  intendere  se  i  processi 
sieno  in  corso  o  in  ritardo ,  e  di 
ambedue  diremo  dell'  origine.  Nel 
1625  l'Amydeno  nel  pubblicare  ii| 
Roma  l'erudito  suo  libro.  De  pie- 
tate  romana,  a  p.  94,  cap.  X,  De 
carcerum  visitatione,  et  carcerato- 
rum  subventione  ,  tratta  dell'  argo- 
mento ,  e  fa  menzione  delle  arci- 
confraternite che  hanno  per  istitu- 
zione di  visitare  i  carcerati ,  che 
hanno  cura  di  essi,  e  delle  opere 
che  fanno  in  loro  favore:  e&se  so- 
no Varciconfratemita  della  Miseri- 
cordia summentovata,  della  Carità 
esistente  in  s.  Girolamo  della  Ca- 
rità [Fedi),  e  della  Pietà  de"  car- 
cerati. Dipoi  nel  i655  il  beneme- 
rito Gio.  Battista  Scanarolo  mode- 
nese, arcivescovo  di  Sidonia,  che  fu 
per  quarant'  anni  procuratore  dei 
carcerati,  pubblicò  la  celebre  ope- 
ra De  visitatione  carceratorum,  di 
cui  abbiamo  altra  edizione  del  1675, 


2»  GOV 

ove  notò  i  molti  beni  derivati  ai 
carcerati  dalla  visita  graziosa ,  e 
molte  utili  cose  notò  intorno  alla 
procedura  criminale,  ed  alle  carce- 
ri in  vantaggio  ed  utilità  de'  pri- 
gioni. Nella  camera  della  visita  gra- 
ziosa, esistente  nelle  carceri  nuove, 
per  memoria  vi  è  un  quadro  con 
l'effigie  del  grand' uomo,  quale  da 
ultimo  fu  posta  in  fronte  oM' Elogio 
che  ne  pubblicò  in  Roma  nel  1842 
V  erudito  avv.  Oreste  Raggi.  Quin- 
di nel  1698  Carlo  Bartolomeo  Piaz- 
za coli'  Eusevologio  romano ,  nel 
tratt.  V  ciba  dato  il  cap.  XXXllI, 
Della  visita  delle  prigioni.  Primie- 
ramente con  l'autorità  dello  stesso 
Scanaroto,  1.  I,  §  6,  tit.  De  relax,  in 
visit.  grat.y  dice  che  la  visita  gra- 
ziosa del  s.  Natale  e  di  Pasqua  eb- 
be origine  in  venerazione  a  tali  so- 
lennità ,  e  secondo  la  spiegazione 
che  ne  dà  Niceforo  Calisto.  Ag- 
giunge che  chiamavansi  anticamen- 
te queste  visite  graziose  Stative, 
che  celebravansi  dai  romani  con 
gran  celebrità  nel  primo  di  gen- 
naio, e  che  gli  imperatori  cristiani 
le  appellarono  religio  anniversario 
obligaiionis. 

L' istituzione  in  Roma  della  vi- 
sita delle  prigioni  si  deve  al  Ponte- 
fice Eugenio  IV  nell'anno  i435, 
con  la  quale  congiungendo  la  giu- 
stizia e  la  misericordia  verso  i  car- 
cerati, ordinò  che  i  magistrati  del- 
l'ordine giudiziario,  ed  i  procura- 
tori de'  poveri  si  recassero  due  vol- 
te il  mese  alle  prigioni,  ascoltasse- 
ro ciascun  detenuto,  ne  esaminas- 
sero le  cause,  diminuissero  in  certi 
casi  le  pene,  componessero  i  carce- 
rati per  debiti  coi  creditori ,  altri 
ne  liberassero,  tranne  i  rei  de' più 
gravi  delitti  noverati  dallo  Scana- 
rolo,  ed  i  recidivi.  Nel  collegio  o 
magistrato  della  visita  delle  prigio- 


GOV 

d'i  i  successori  del  Pontefice  Eugenio 
IV,  come  Alessandro  VI  nel  ìf\i)iy 
che  vuoisi  fosse  il  primo  ad  aggiun- 
gere al  governatore  altri  visitato- 
ri, Paolo  III  con  la  costituzione  44» 
Pio  IV  colla  costituzione  58,  s.  Pio 
V  con  la  costituzione  68,  ec. ,  ne 
ampliarono  le  prerogative,  ed  ac- 
crebbero il  numero  di  quelli  da 
cui  venne  composto,  e  dei  giudici 
di  quasi  tutti  i  tribunali  di  Roma, 
perchè  i  detenuti  appartengono  a 
diversi  di  essi  ;  cioè  dei  prelati  go- 
vernatore di  Roma  ;  uditore  della 
camera  ;  luogotenente  criminale  del 
cardinal  vicario;  chierico  di  came- 
ra presidente  delle  carceri,  con  fa- 
coltà di  decidere  le  liti  civili  ;  del 
prelato  dell' arciconfraternita  della 
Carità  de' cortigiani  di  s.  Girolamo; 
del  prelato  della  Pietà  de'  carcera- 
ti, e  del  vicegerente  del  cardinal  vi- 
cario, ambedue  aggiunti  da  Clemen- 
te IX  ;  di  un  ponente  di  consulta 
aggiunto  da  Innocenzo  XI;  dell'av- 
vocato e  procuratore  de'  poveri  ; 
dell'  avvocato  e  procuratore  fiscale, 
con  altri  giudici,  notari  e  ministri 
di  giustizia.  Tutti  i  nominati,  ogni 
giovedì  non  impedito  dalla  festa, 
dovevano  fare  la  visita  delle  car- 
ceri, due  volte  alle  carceri  nuove, 
una  a  quelle  di  Campidoglio,  ed 
una  alle  segrete.  In  queste  visite  i 
carcerati  dicevano  le  loro  ragioni , 
o  per  essi  gli  avvocati  e  procura- 
tori, e  la  congregazione  della  visi- 
ta sommariamente  emanava  qual- 
che accordo  o  concessione  ragione- 
vole, cioè  nelle  cause  civili  di  de- 
biti con  dilazioni  o  pagamenti  a 
tempo,  in  quelle  criminali  con  mo- 
derarne la  condanna  :  dalla  con- 
gregazione non  potevasi  appellare 
ad  altri.  La  [congregazione,  secondo 
il  suo  istituto,  mandava  due  volle 
all'anno  a  visitare  le  galere.  Quia- 


GOV 

Ji  passa  il  Piazza  a  parlare  delle 
tlue  visite  graziose  o  generali  delle 
carceri,  con  l'intervento  dei  mon- 
signori governatore,  uditore  della 
camera,  e  loro  luogotenenti  crimi- 
nali ;  il  presidente  delle  carceri,  i  due 
avvocati  e  procuratori  del  fisco,  e  dei 
poveri,  il  visitatore  delle  carceri  se- 
grete, il  luogotenente  criminale  del 
cardinal  vicario  ,  e  i  prelati  delle 
due  mentovate  arciconfraternile  del- 
la Carità  e  della  Pietà  de*  carcera- 
ti. In  queste  visite  si  liberavano  tut- 
ti quei  poveri  od  altri  detenuti  per 
casi  non  gravi,  sj  civili  che  crimi- 
nali ,  tranne  quelli  che  il  Piazza 
registra. 

Il  Lunadoro,  eno^miando  la  sol- 
lecitudine e  zelo  di  que'  Papi  che 
dimostrarono  la  loro  paternità  an- 
co verso  ì  carcerati ,  nel  t.  II ,  p. 
145  della  sua  Relazione,  narra  co- 
me Paolo  V  bramoso  perchè  le  lo- 
ro cause  venissero  sollecitamente 
spedite,  con  la  costituzione  7 1  fon- 
dò la  Congregazione  delle  carceri 
sotto  la  presidenza  di  monsignor 
governatore  di  Roma  e  dell'udito- 
re della  'camera,  chierico  di  came- 
ra presidente  delle  carceri ,  avvo- 
cato e  procuratore  generale  del  fi- 
sco, di  due  luogotenenti  criminali 
del  governo  di  Roma,  del  luogote- 
nente criminale  dell'  uditore  della 
camera,  dell'avvocato  e  di  due  pro- 
curatori de'  poveri ,  del  visitatore 
delle  carceri  segrete  ,  del  commis- 
sario de'  galeotti,  del  luogotenente 
criminale  del  cardinal  vicario,  e  di 
altri  due  prelati  capi  delle  arcicon- 
fraternile della  Carità  e  della  Pie- 
tà. Tali  personaggi  furono  stabili- 
ti per  visitale  le  carceri  di  Tordi- 
nona,  e  di  Corte  Savella,  indi  quel- 
le dette  nuove.  Visitatori  delle  car- 
ceri di  Canj[)idoglio  vennero  desti- 
nati i  due    prelati    presidenti  delle 


GOV  23 

carceri,  l'avvocato  de*  poveri,  l'av- 
vocato ed  il  procuratore  del  fisco, 
i  nominati  due  procuratori  de*  po- 
veri ,  il  senatore  di  Roma  ,  il  suo 
uditore,  i  tre  conservatori  di  Ro- 
ma, i  collaterali  del  tribunale  di 
Campidoglio,  il  5uo  giudice  de'ma- 
leficii  col  procuratore  fiscale,  il  com- 
missario delle  carceri  e  de'  galeotti, 
ed  in  primo  luogo  il  governatore 
di  Roma  in  vece  del  camerlengo 
di  s.  Chiesa.  Aggiunge  il  Lunadoro 
che  l'ordinaria  congregazione  si  tie- 
ne ogni  settimana  il  giovedì,  ed  in 
questa  si  spediscono  le  cause  più 
gravi  ,  si  condannano  i  rei ,  si 
risolvono  le  liti  civili  come  quelle 
dei  debitori ,  e  si  prendono  altri 
provvedimenti.  La  congregazione 
chiamata  meno  continua  si  fa  una 
volta  il  mese,  per  visitar  quelli  che 
l'estano  nelle  carceri  più  segrete  per 
cause  più  gravi:  vi  si  tratta  del- 
le spedizioni  de'  loro  processi ,  e 
s' interpongono  gli  opportuni  sta- 
bilimenti. Parla  quindi  delle  due 
visite  graziose  di  Pasqua  e  Natale, 
in  cui  vengono  posti  in  libertà  i 
rei  di  piccoli  delitti,  quelli  cui  re- 
sta poco  a  terminare  la  pena  di 
detenzione,  e  que'  debitori  che  so- 
no liberati  dai  menzionati  pii  isti- 
tuti, col  pagamento  del  loro  dare. 
Benedetto  XIV  colla  summentova- 
ta  bolla  Justitiae  gladìuni ,  ema- 
nò provvedimenti  sulla  visita  delle 
carceri,  fece  analogo  e  stabile  re- 
golamento, determinando  per  le 
carceri  di  Campidoglio ,  e  per  le 
carceri  nuove  tre  visite  distinte  e 
sepaiate ,  cioè  la  visita  ordinaria , 
la  visita  straordinaria,  e  la  visita 
graziosa.  La  visita  ordinaria  vol- 
le che  si  facesse  ogni  giovedì  al- 
ternativamente alle  dette  due  pri- 
gioni ,  e  che  fosse  in  arbitrio  di 
monsignor   governatore  intervenire 


•4  GOV 

a  quella  di  Campidoglio,  e  nella 
pongregazione  d' ambedue  le  visite 
il  governatore  sedesse  a  capo  ta- 
vola. Comandò  che  la  visita  doves- 
se unicamente  attendere  ed  invigi- 
lare pel  rilascio  di  coloro  che  non 
debbono  restare  più  lungamente 
carcerali,  e  pel  disbrigo  delle  cau- 
se in  rapporto  a  quelli  che  per 
giustizia  non  debbono  rilasciarsi. 
La  visita  straordinaria  volle  che 
si  facesse  ogni  mese  all'  improvvi- 
so, dovendo  consistere  nella  visita 
,di  tutte  le  stanze,  camere  ed  offi- 
cine tanto  larghe  che  segrete,  e 
tutte  le  infermerie,  per  riconoscere 
e  provvedere  che  sieno  tenute  con 
la  dovuta  polizia.  I  visitatori  de- 
vono pure  riconoscere  il  vino,  il 
pane  ed  altre  cibarie;  e  devono 
interrogare  i  carcerati  se  sono  da 
alcuno  gravati.  Con  queste  disposi- 
zioni Benedetto  XIV  non  intese  to- 
gliere ai  deputati  dell'arciconfrater- 
nita  della  Carità  la  facoltà  di  vi- 
sitare in  altri  tempi  e  a  loro  ar- 
bitrio le  cose  suddette ,  com'  erano 
soliti  lodevolmente  di  fare.  Dichia- 
rò il  Pontefice  che  la  visita  straor- 
dinaria per  le  carceri  di  Campi- 
doglio fosse  a  peso  del  senatore  di 
Homa  in  compagnia  d' un  assesso- 
re del  tribunale  del  governo  e  di 
altri  ;  e  quanto  alle  carceri  nuove, 
che  la  visita  straordinaria  fosse  a 
carico  del  governatore  di  Roma  in- 
sieme all'altro  assessore  del  gover- 
no, prelato  della  Carità,  avvocato 
de' poveri  o  suo  sostituto,  fiscale 
generale,  e  due  procuratori  della 
camera  e  della  Caiità.  La  visita 
graziosa  poi  Benedetto  XIV  ordi- 
nò che  si  facesse  due  volte  all'an- 
no tanto  in  Campidoglio,  quanto 
alle  carceri  nuove ,  cioè  prima  di 
Natale  e  prima  di  Pasqua  di  Ri- 
surrezione, ad  effetto  di  ordinare  il 


GOV 

rilascio  non  solo  de' carcerali  per 
delitti  leggieri,  con  qualche  precet- 
to o  senza,  secondo  le  circostanze 
de'  casi  ;  ma  ancora  de'  carcerati 
per  debito  civile,  qualora  in  favore 
de'  medesimi  concorrano  le  cause 
espresse  nella  della  costituzione  di 
Paolo  V.  Laonde  il  prelato  gover- 
natore per  antica  consuetudine ,  e 
in  forza  delle  facoltà  ,  come  capo 
della  visita  graziosa  che  faccvasi 
ogni  mese,  e  che  ora  si  fa  soltan- 
to in  tutta  formalità  nelle  tre  ri- 
correnze di  Pasqua,  dell'Assunta  e 
del  Natale ,  suole  graziare  i  con- 
dannati a  pena  di  piccola  deten- 
zione, e  riferisce  alla  sovrana  cle- 
menza le  suppliche  de'  condannati 
all'opera  o  alla  galera.  Inoltre  il 
governatore  eziandio  per  antica  con- 
suetudine può  graziare  e  diminui- 
re di  tre  mesi  la  pena  de' con- 
dannati. Altre  notizie  sulla  congre- 
gazione o  tribunale  della  visita  e 
sua  giurisdizione,  come  del  modo 
di  procedere ,  si  riportano  nella 
citata  opera.  Pratica  delta  curia 
romana  tom.  II,  pag.  laS  e  seg. 
P^.  l'articolo  Carceri. 

La  celebrazione  del  carnevale  di 
Roma  con  maschere,  corse  di  ca- 
valli e  festini,  ed  il  buon  ordine^ 
è  di  giurisdizione  di  monsignor 
governatore,  che  con  autorizzazio- 
ne sovrana  ne  emana  il  bando, 
il  lutto  al  modo  che  dicemmo  al- 
l'articolo Carnevale  di  Roma  [Fe- 
di), insieme  alla  pompa  con  la 
quale  in  compagnia  di  monsignor 
procuratore  generale  del  fisco ,  o 
in  sua  assenza  o  impotenza  del  pri- 
mo luogotenente  del  governo,  si 
reca  formalmente  con  nobile  tre- 
no per  tutto  il  corso  alla  loggia 
posta  nell'angolo  del  palazzo  di  s. 
Marco  detto  di  Venezia,  termine 
del  medesimo    corso,  e  ripresa  dei 


GOV 

barberi  corridori.  Qui  appresso  ri- 
porteremo quattro  cerimoniali  del 
modo  come  altrettanti  cardinali 
pro-governatori  si  recarono  al  cor- 
so nei  carnevali,  cioè  due  del  se- 
colo passato  e  due  del  corrente. 

»  Sabato  3o  gennaio  17 17- 
Questa  mattina  il  cardinal  Scotti 
pro-governatore  di  Roma  è  tor- 
nato dal  palazzo  apostolico,  e  si  è 
pubblicato  il  solito  bando  delle 
maschere.  Dopo  pranzo  per  le  ven- 
ti ore  si  sono  trovati  tutti  e  tre 
li  barigelli  con  tutti  i  loro  birri, 
ec.  Verso  le  ventidue  ore  i  signo- 
ri conservatori  di  Roma,  cioè  mar- 
chese del  Bufalo  seniore  ,  conte 
Bussi,  Maurizio  d'Aste,  e  priore 
de' capo -rioni  marchese  Minutilli 
CalTarelii  ,  vestiti  tutti  e  quattro 
col  rubbone  di  lastra  d'  oro,  sono 
venuti  con  le  livree  del  popolo 
romano,  e  fiocchi  negri  ai  cavalli 
di  ciascuna  delle  tre  carrozze,  per 
servire  il  cardinale  pro-governato- 
re, quali  smontati  a  pie  della 
scala  scoperta,  e  salita  la  medesi- 
ma scala,  hanno  incontrato  il  me« 
desimo  cardinale,  che  veniva  con 
tutto  il  suo  corteggio  in  abito  con 
rocchetto,  con  il  quale  tornati  in- 
dietro, ed  accostatasi  la  carrozza 
di  sua  eminenza,  in  quella  sono 
entrati  il  cardinale,  poi  i  suddetti 
conservatori,  e  priore  de'capo-rioni, 
secondo  il  grado  ed  anzianità  loro. 
Nella  seconda  carrozza,  che  veni- 
va ad  essere  la  prima  dei  conser- 
vatori, vi  erano  il  fiscale  genera- 
le, il  fiscale  di  Campidoglio,  e  li 
gentiluomini  del  cardinale  quanti 
ne  poterono  capire,  nel  resto  cia- 
scuno si  accomodò  secondo  il  do- 
vere. Il  modo  di  camminare  le 
carrozze  era  questo.  Prima  la  car- 
rozza de'  fiocchi  cremisi  del  cardi- 
nale, poi  le  tre  carrozze  de' fiocchi 


GOV  25 

negri  dei  conservatori,  appresso  le 
due  di  seguito  del  cardinale,  ed  in 
ultimo  quella  del  priore  de'capo- 
rioni.  Il  signor  senatore  di  Roma 
mandò  le  sue  scuse,  nell'  istesso 
tempo  che  giunsero  i  conservatori, 
per  mezzo  del  fiscale  di  Campido- 
glio, appoggiate  ad  un  incomodo 
all'  improvviso  sopraggiuntogli  di 
dolori  di  corpo.  Partito  adunque 
il  cardinale  nel  modo  che  si  è 
detto  dal  palazzo  del  governo,  or- 
dinò che  si  andasse  verso  il  cor- 
so per  la  strada  piìi  comoda 
per  entrare  nel  medesimo  al  pa- 
lazzo detto  de'  Gaetani ,  da  do- 
ve si  portò  a  smontare  alla  so- 
lita loggia  del  palazzo  di  s.  Mar- 
co, dove  smontato  e  preceduto  da 
tutti  i  conservatori,  entrato  il  car- 
dinale nella  loggia,  si  ritrovarono 
preparate  otto  sedie,  tutte  di  vel- 
luto cremisi,  ma  di  qualità  diver- 
se; mentre  una  era  con  trine  e 
fiangie  d'oro  pel  cardinale,  l'altra 
con  trine  e  fi-angie  di  seta  pel  sena- 
tore, e  altre  quattro  pure  con  trine 
e  frangie  di  seta  pei  conservatori  e 
priore,  ma  di  grandezza  minore  a 
quella  del  senatore,  altre  due  pure 
di  velluto  con  fi-angie  e  trjne  di 
seta  pel  fiscale  generale  e  pel  fi- 
scale di  Campidoglio,  ma  di  qua- 
lità e  grandezza  minore  a  quelle 
de'conservatori  e  priore.  Termina- 
ta la  corsa  de  '  cavalli,  i  conserva- 
tori e  priore  hanno  accompagnato 
il  cardinale  sino  alla  carrozza,  ed 
entrato  esso  nella  medesima  col 
suo  seguito,  gli  fecero  un  inchino, 
e  partì  il  cardinale  restituito  al 
palazzo  del  governo  alla  prima  a- 
ve  maria  della  notte,  essendo  se- 
guila la  corsa  di  buon'ora,  e  senza 
alcun  disturbo". 

M  Memoria  della  funzione  occorsa 
aireccellentìssimo  magistrato  roma- 


i5  GOV 

no  nel  carnevale  del  1754»  in  cui 
si  trovava  pro-governa lore  di  Ro- 
ma il  cardinal  Cosimo  Imperiali. 
Quattro  giorni  prima  del  sabato 
primo  giorno  di  carnevale  fu  man- 
dato il  pro-scriba  con  carrozza  e 
due  fedeli  a  far  sapere  al  cardi- 
nale ,  che  i  conservatori  nel  pri- 
mo giorno  di  carnevale  suddetto 
circa  le  ore  ventuna  e  mezzo  si 
sarebbero  portali  al  di  lui  palaz- 
zo per  andare  secolui  unitamente 
per  il  corso,  ed  al  luogo  solito 
de!  palazzo  veneto  alla  ripresa. 
Difatti  il  giorno  dopo  pranzo  del 
primo  sabato  di  carnevale,  dopo 
ricevuto  1'  omaggio  dagli  ebiei, 
partirono  dal  Campidoglio  con  il 
solilo  corteggio,  pallii,  ed  altro, 
ed  in  tal  guisa  per  la  strada  pa- 
pale del  GesU  si  giunse  al  palaz- 
zo del  governo,  essendosi  mandato 
l'avviso  anticipatamente  per  un  fe- 
dele che  TEE.  loro  erano  per  istra- 
da, ove  giunte,  ed  entrale  le  car- 
rozze avanti  le  scale  del  secondo 
cortile,  furono  subito  V  E  E.  loro 
incontrate  dai  gentiluomini  del  car- 
dinale, dai  quali  furono  serviti 
mentre  ascesero  le  scale,  ed  incon- 
trandosi col  cardinale  nei  piano 
superiore  di  dette  scale,  presero 
in  mezzo  il  cardinale  con  conve- 
nevoli complimenti,  essendosi  frat- 
tanto accostata  la  carrozza  del  car- 
dinale, passarono  in  essa  prima  il 
cardinale  e  poscia  per  ordine  TEE. 
loro,  in  portiera  il  priore,  e  non 
altri  ,  con  1'  ordine  delle  car- 
rozze essendo  la  prima  quella  del 
cardinale,  la  seconda  la  prima  del- 
l' EE.  loro  ,  la  terza  e  la  quarta 
dell'  EE.  loi'O,  la  quinta  e  sesta 
del  cardinale  ^  la  settima  dell'EE. 
loro.  Con  questo  ordine  partiro- 
no dal  palazzo  del  governo  per 
andare    alla  ripresa,  ove  fermatasi 


GOV 

la  prima  carrozza,  e  salito  avanti 
il  corteggio  e  gentiluomini,  scese- 
ro i  conservatori,  il  prioie,  ed  il 
cardinale;  salite  le  scale  alla  me- 
glio, essendo  il  luogo  angusto  nel- 
l'ingresso della  stanza  solita,  fece- 
ro luogo  al  cardinale  che  con  un 
inchino  entrò  pel  primo  in  detta 
stanza  seguito  incontanente  dall'EE. 
loro.  Fu  fatto  attaccare  il  pal- 
lio fuori  della  solila  fìnestra,  e  si 
trattennero  l'  EE.  loro  col  cardi- 
nale che  fu  servito  da  due  gentil- 
uomini togati  del  solito  rinfresco 
che  si  fa  dall'ambasciatore  dell'im- 
peratore residente  in  quel  palaz- 
zo, e  così  V  EE.  loro  dagli  altri 
aiutanti  di  camera  dell'ambascia- 
tore in  detta  stanza,  ove  si  atte- 
se la  corsa,  terminata  la  quale  fu 
fatto  consegnare  il  pallio  e  premi 
ai  vincitori.  Si  accostarono  le  carroz- 
ze del  cardinale,  che  partì  servito 
sino  fuori  la  porta  di  detta  stan- 
za, e  nel  principio  delle  scale  dal- 
l' EE.  loro ,  essendo  anche  prima 
dispensati  dal  cardinale  con  tutta 
gentilezza  di  praticare  ulteriori  con- 
venienze, bensì  fu  fallo  servire 
il  cardinale  dal  suddetto  pro-scri- 
ba esercente  in  qualità  di  gentil- 
uomo dell'  EE.  loro  sino  alla  car- 
rozza. Partito  il  cardinale  i  con- 
servatori e  priore  de'  capo-rioni 
fecero  accostare  le  loro  carrozze,  e 
ritornarono  alla  loi'o  residenza  del 
Campidoglio  ". 

»  A  dì  3  febbraio  1834.  Re- 
lazione di  quanto  fu  praticato  nel 
carnevale  in  cui  intervenne  il  car- 
dinal Grimaldi  pro-governatore  di 
Homa.  Diversi  giorni  prima  del 
lunedì  primo  giorno  di  carnevale 
(essendosi  ommesso  il  primo  gior- 
no a  cagione  della  vigilia  della 
Purificazione),  il  maestro  di  camera 
dei  conservatori    di  Roma    si  por- 


GOV 

lò  al  palazzo  di  residenza  del  car- 
dinal pro-governatore  a  partecipar- 
gli a  nome  loro  che  il  senatore  e 
conservatori    nel    giorno    prinao  di 
carnevale  si  sarebbero  condotti  se- 
condo il    consueto  al  corso,  e  che 
alle  ore  ventuna  e  un  quarto  cir- 
ca    sarebbero    montati  nella     pro- 
j)ria     carrozza ,  onde    ciò  gli  fosse 
di  sua  norma.  11  caixlinale  ringra- 
ziòj  e    rispose  che  anch'egli  si  sa- 
rebbe condotto  alla   ripresa  al  pa- 
lazzo di  Venezia ,   in  forma  priva- 
ta però,  e  dalla  parte  di  s.    Mar- 
co, essendo    questa  la  mente  della 
suprema  segreteria  di  stato.  In  fatti 
in  quest'oggi  alle  ore  21,  prestato  il 
solito  omaggio  dai  fattori  dell'uni^' 
versila  israelitica,  il  magistrato  ro- 
mano colle    solite  formalità  si  unì 
al    senatore  ^    e    condottisi     a    pie 
della    cordonata    del    Campidoglio 
montarono  nelle    rispettive  carroz- 
ze, e  con  il  solito  corteggio  e  tre- 
no si  portarono  alla  ripresa,  tian- 
sitando    giusta  la  consuetudine  pel 
corso,    ove  giunti  vennero  ricevuti 
sul    ripiano    della    scala  dal    mae- 
stro di    camera    dell'  ambasciatore 
d'Austria,  e  passarono  nella  came- 
ra di  residenza  che  ancora  non  e- 
ra  giunto  il  cardinale.  Dopo  alcu- 
ni  istanti,  dalla  parte  di  s.  Marco 
giunse  il  cardinal  pro-governatore, 
vestito  coU'abito  viatorio  di   ferra- 
iolone,  coi  servitori  montati,  e  pi'C- 
ceduto   da   due    velette  di    carabi- 
nieri  a  cavallo,    e  seguito  da  due 
altre.     Fermata  la     carrozza ,  scese 
il  cardinale,    e  venne    complimen- 
tato   suir  ingresso   dai    maestri  di 
aimera  dell'ambasciatore,  senatore 
e  conservatori ,    ed    in  tal    modo 
corteggiato     ascese    nella    superiore 
camera,  ove  all'ingresso  della  me- 
desima, e    precisamente  avanti    la 
soglia   dalla    porla,    eruvi  a    ricc- 


GOV  27 

vcrlo  il  senatore  coi  conservatoli 
e  priore  de'  capo-rioni  ;  ed  intro- 
dottosi pel  primo  nella  carne  ra  il 
cardinale,  lo  seguirono  i  conserva* 
tori  e  priore.  Attendendo  la  car- 
riera de'  barberi  furono  serviti 
dall'ambasciatore  di  lauto  rinfresco. 
Terminata  la  corsa  e  fatti  conse- 
gnare i  consueti  premi,  il  cardi- 
nale complimentato  dal  senatore 
e  magistrato  romano,  ed  accompa- 
gnato dai  maestri  di  camera  sud- 
detti alla  porta  della  strada^  mon- 
tò nella  propria  carrozza,  e  si 
trasferì  alla  sua  residenza.  Altret- 
tanto poi  fecero  il  senatore  e  ma- 
gistrato. Nell'anno  i838  pel  car- 
dinale Ciacchi  pro-governatore  di 
Roma,  si  praticarono  eguali  for- 
malità ,  meno  per  altro  che  il 
cardinale  vi  intervenne  in  abito 
corto  ". 

"  A  dì  29  gennaio  1842.  Re- 
lazione di  ciò  che  nel  detto  gior- 
no primo  di  carnevale  venne  pra- 
ticato mentr*  era  pro-governatore 
di  Roma  il  cardinal  Vannicelli- 
Casoni.  Avendo  i  conservatori  man- 
dato alcuni  giorni  innanzi  il  car- 
nevale il  loro  maestro  di  ca- 
mera al  cardinale,  per  udire  la 
sua  volontà  intorno  al  suo  in- 
gresso pel  corso,  a  fine  di  rego- 
larsi, rispose  il  cardinale,  che  a- 
vrebbe  tenuto  il  medesimo  conte- 
gno che  in  simili  occasioni  prati- 
carono i  suoi  antecessori  i  cardi- 
nali Grimaldi  e  Ciacchi,  ma  più 
precisamente  si  sarebbe  attenuto  a 
tuttociò  che  venne  eseguito  dal 
primo.  Nel  dopo  pranzo  pertanto 
di  questo  primo  giorno  di  carne- 
vale, dopo  avere  ricevuto  il  ma- 
gistrato romano  1'  omaggio  dall'u- 
niversità degli  ebrei,  si  unirono 
al  senatore,  e  si  trasferirono  colle 
solite    lòrmulilà    ullu    ripresa    dei 


28  GOV 

barberi,  transitando  pel  corso.  Ar- 
rivati   alla    residenza    del    palazzo 
di  Venezia  prima  che  giungesse  il 
cardinale,    smontarono  e   l'attesero 
nella  camera   superiore.    Trascorsi 
appena  alcuni  istanti  si  vide  giun- 
gere dalla  via  di  s.  Marco,  prece- 
duto da  due  velette,  e  da  un  plu- 
tone  di   carabinieri  a  cavallo,  non 
che    seguito   da    altro    simile,  con 
ti'e   carrozze.    Smontò  il  cardinale 
dalla  prima ,  e    venne  sulla  porta 
d'  ingresso    della    strada    ricevuto 
dai  maestri  di  camera  dell'  amba- 
sciatore,   senatore    e   conservatori, 
ed   avendolo   complimentato  ascese 
il  cardinale  alla  superiore  camera, 
essendo    vestito  dell'  abito  viatorio 
detto  di    ferraiolone.  Neil'  ingresso 
di  essa,    e    due    passi    lungi    dalla 
soglia  della    porla    si  trovarono  a 
complimentarlo    il  senatore  e  con- 
servatori, i  quali  presolo    in  mez- 
zo, pel   primo  passò  nella  camera, 
e    venne     seguito     dai    nominati. 
Nell'intervallo  che  vi  fu    per  fare 
eseguire   il   secondo  sparo  de'mor- 
tari,  e  quello   di  attendere  la  car- 
riera, il  cardinale,  il  senatore,  e  i 
conservatori  furono  visitati  dall'am- 
basciatore   d'  Austria    in     abito  di 
formalità,   e    dal    medesimo    fatti 
servire    di     rinfresco.    Eseguita    la 
carriera,   furono    consegnati  i  soli- 
ti premi  ai  cavalli  vincitori,  ed  il 
cardinale  si  licenziò  dai  mentovati 
signori,  i     quali  fatti  i    loro    con- 
venevoli   complimenti  ,     ascese    in 
carrozza  accompagnato  dai  suddet- 
ti maestri  di  camera.  Indi  il  sena- 
tore e  i   conservatori   fecero  ritor- 
no al  Campidoglio.  Il  cardinal  pro- 
governatore  intervenne    ogni  gior- 
no   con    lo  stesso  corteggio,   meno 
per   altro    (escluso    il  giovedì,  ed 
ultimo  giorno,  i  quali  giorni  por- 
tò   seco   i  due   plutoni  di  carabi - 


cov 

nieri  come  nel  primo)  i  plutoni 
superiormente  indicati,  ma  bensì 
un  picchetto  e  due  velette  di  ca- 
rabinieri a  cavallo". 

Passiamo  ora  a   dire  dell'  inter- 
vento di  monsignor  governatore  di 
Boma  alle    cappelle   pontifìcie,    ed 
alle  funzioni  che   assiste   o   celebra 
il    sommo    Pontefice.    Sebbene    di 
tuttociò  che  appartiene    al    gover- 
natore circa  questo  intervento,  n'  è 
stato  parlato   all'  artìcolo   Cappelle 
Pontificie,  ed  in  altri  relativi  luo- 
ghi, qui  faremo  im  breve  riepilogo 
delle  cose  principali.  Abbiamo  det- 
to che  monsignor  governatore  nelle 
funzioni  in  cappella    siede  incontro 
al  Papa  per  essere  pronto  ad  ogni 
suo  cenno,  e   nelle   processioni  or- 
dinarie e  solenni  lo  precede,  perciò 
riporteremo  un  bel  passo  del  diario 
del  cerimoniere  Paride  de  Grassi , 
ricavato  dalla  p.  Il    degli    Atti  ce- 
rimoniali raccolti  dal    p.    Gattico , 
ove  descrive  a  p.  8    il   ritorno    di 
Giulio  II  da  Ostia ,   e    il    suo   in- 
gresso in  Roma  a'  i8  ottobre  i5o5, 
dal  qual  passo  si  rileverà    il  privi- 
legio antichissimo    del    governatore 
di  andare  nelle  cavalcate    entro  la 
guardia  svizzera,  sempre   vicino   al 
Papa  f  e  sotto  i   suoi  occhi ,    come 
nelle  altre  funzioni.    «  Hodie  Papa 
audivit  missam  lectam  in  eccles.  s. 
Pauli  super  uno  altari,  tunc  novi- 
ter  parato  apud   altare    majus,  ita 
ut    quasi  idem  videretur  esse  cura 
altari    majori    prout    in    ordinario. 
Et  nota,  quod  ista  die  Papa  man- 
da vit  gubernatori  Urbis,  quod  am- 
plius  non  discurrat  ad  capita  vico- 
rum  et  viarum  cum   baroncello  et 
satellitibus,    ut   solebat;    quia,    ut 
dixit,  non  decet    praelatos   sic  dis- 
currere ,    cum  tumultu  ;   ac   etiam 
ut  Papa  possit  intelligere  a  guber- 
natore  maturius  querelantium  sue- 


GOV 

cessi  ve  fìendarum  ante  Se  eun- 
tium.  Propterea  voluit,  quod  ipse 
gubernator  vadat  ante  se  junctus 
cum  capitaneo  guardiae,  ad  ejus 
dexteram.  Et  sic  ista  die  incoepit  ". 
]n  quanto  al  nonainato  baroncello, 
antico  impiego  esercitato  dalla  fa- 
miglia Orsini  de'  Cavalieri ,  lo  che 
vuoisi  ricordato  dal  cane  eh'  è  in- 
serito nel  loro  stemma,  ecco  quan- 
to lasciò  scritto  l' Amydenio.  «  A 
Vigilum,  sive  Astitorum  Praefecto 
deduclum  volunt  nomea  Cavaliere 
familiae  Cavalierorum  y  ante  tria 
saecula  deinde  Baroncello ,  hodie 
corrupto  vocabulo  Barigello  dicto; 
quod  munus  publicum  antiquitus 
Romae  apud  primarios  residebat 
Urbis  nobiles.  Ncque  ab  hac  no- 
minis  interpretatione  declinai  Gen- 
tis  Jcon,  quum  canis  vigilantiae, 
et  obsequentiae  in  hoc  magistrata 
praecìpue  requisitae,  symbolus  a 
prìscis  notetur,  et  recentioribus  ". 
Abbiamo,  De  arte  Baroncelliy  tra- 
ctatus  parvus  distributus  in  XII 
capita,  et  in  quolibet  capite  datur 
ratio  artis  hujus.  Bononiae  1766, 
typ.  de  Vulpe.  Nel  possesso  pre- 
so del  Laterano  nel  14^4  ^^  ^^' 
nocenzo  Vili ,  il  vice-camerlengo 
con  bacolo  in  mano  seguiva  il  Pa- 
pa, dopo  il  magistrato  romano,  il 
maresciallo  della  curia  ossia  soldano 
che  andava  spargendo  moneta,  ed 
il  decano  della  rota  portatore  del- 
la mitra.  Il  vice-camerlengo  ince- 
deva col  sacrista ,  e  dopo  di  lui 
cavalcavano  i  protonotari.  Quando 
il  Pontefice  andava  per  città  alle 
cappelle,  anche  pei  funerali  di  car- 
dinali defunti,  incedeva  a  cavallo 
innanzi  la  croce  papale  monsignor 
governatore  :  ciò  fu  praticato  sino 
al  secolo  passalo,  ed  allora  caval- 
cava anche  il  principe  assistente 
al  soglio. 


GOV  29 

Nelle  cappelle,  vesperi  ed  altre 
funzioni  che  il  Papa  celebra  nelle 
cappelle  palatine,  o  se  abita  al  Va- 
ticano nella  contigua  basilica,  mon- 
signor governatore  si  porta  al  pa- 
lazzo apostolico,  assume  la  cappa, 
e  con  essa  attende  in  anticamera 
segreta  che  il  Pontefice  col  suo 
corteggio,  fra  cui  il  principe  as- 
sistente al  soglio  ed  il  senatore,  si 
rechi  a  piedi  alla  sagrestia  della 
cappella  per  pararsi ,  precedendolo 
a  destra  del  principe  assistente  al 
soglio ,  e  del  senatore  ;  e  dopo  la 
funzione  il  governatore  con  la  stes- 
sa precedenza  accompagna  il  Papa 
nella  sua  ìntima  camera  :  altret- 
tanto il  governatore  fa  nei  conci- 
atori pubblici,  ne' quali  pure  assu- 
me la  cappa  ,  cos'i  nelle  prediche. 
In  cappella  il  governatore  siede 
rimpetto  al  Papa,  e  nel  primo  po- 
sto del  banco  de'  prelati  di  fioc- 
chetti :  quando  i  vescovi  assumono 
i  paramenti  sagri,  allora  il  gover- 
natore passa  a  sedere  al  banco  dei 
protonotari  apostolici ,  cioè  al  pri- 
mo posto,  e  dopo  di  lui^  gli  altri 
tre  prelati  di  fiocchetti.  È  da  av- 
vertirsi che  il  governatore  di  Ro- 
ma, se  fosse  arcivescovo  assistente, 
nelle  sagre  funzioni  non  assume 
mai  ì  paramenti  sagri,  ma  deve 
restare  sempre  in  cappa  per  di- 
chiarazione di  Benedetto  XIV,  fat- 
ta nel  1744-  Jl  cursore  pontificio 
avvisa  monsignor  governatore  delle 
cappelle,  concistori  ed  altre  funzio- 
ni per  ischedula,  in  quelle  cioè  che 
ha  luogo  la  schedula.  11  governa- 
tore riceve  l'incensazione  e  la  pa- 
ce prima  del  principe  assistente 
al  soglio,  e  dopo  i  vescovi  assisten- 
ti al  medesimo.  Nelle  cappelle  del- 
la Purificazione  e  della  domenica 
delle  Palme ,  appena  queste  e  le 
candele   sono   state  benedette   dal 


^o                Gov  r.ov 

Papa ,  il  governatore  si  reca  al  si  all'arlorazione,  poiché  si  unisco- 
trono  papale  e  consegna  al  cardi-  no  coi  vescovi  assistenti  clie  pan- 
nai decano  le  tre  prinac  candele  e  menti  si  scalzano  delle  scarpe.  La 
palme,  che  il  cardinale  consegna  al  ragione  di  questo  uso  può  dedur- 
Ponteflce,  e  poi  a  suo  tempo  il  si  dal  Ceremoniale  de' vescovi^  lib. 
governatore  ritorna  al  trono  pon-  II,  cap.  XXV,  num.  87,  nel  qua- 
tifìcio  per  ricevere  la  candela  e  la  le  si  dice,  che  i  secolari,  quantun- 
palrna  dal  Papa ,  e  le  ceneri  nel  que  magnati,  fanno  precedere  in 
t\\  primo  di  quaresima.  Quando  il  tale  occasione  il  clero  in  segno  di 
Pontefice  ha  benedetto  solennemen-  umiltà.  Lo  stesso  si  dice  al  cap. 
te  nel  sabbato  in  albis  gli  Agnus  XVllI,  num.  11  e  12  dello  stes- 
Dei^  monsignor  governatore  si  con-  so  libro  ,  pel  giorno  delle  Cene- 
duce  al  trono  papale  per  ricever-  ri.  E  perciò  i  prelati  di  fiocchetti 
ne  un  pacchetto  j  quando  poi  la  incedono  dopo  i  vescovi  in  detta 
distribuzione  delle  candele,  delle  funzione,  come  di  minor  grada 
palme  e  degli  Agnus  si  fa  dal  car-  d'ordine  sacro, 
dinaie  celebrante,  monsignor  mag-  Nel  volume  IX,  pag.  53  del 
giordomo,  e  non  altri,  è  condotto  Dizionario  ^  dicemmo  come  il  go- 
da un  cerimoniere  all'  altare  ia  vernatora  in  cappa,  col  cardinale 
cornu  evangelii,  e  consegna  il  pac-  primo  diacono  e  il  prelato  mag- 
chetto  degli  Agnus  del  cardinale  giordomo,  siede  presso  il  portone 
celebrante  ad  un  cardinale  diaco-  custodito  dagli  svizzeri,  nel  defila- 
no, il  quale  lo  pone  nella  mitra  mento  della  processione  del  Cor- 
dei  cardinal  celebrante,  ed  il  go-  pus  Domini.  Né  anche  in  questa 
vernatore  ritorna  al  proprio  stallo,  circostanza  il  governatore  se  fosse 
All'  adorazione  della  croce  nel  ve-  vescovo  assume  il  piviale;  se  lo  è 
ncrdi  santo,  secondo  le  Brevi  in-  il  maggiordomo,  questo  lo  indossa, 
ciicazioni  dei  cerimonieri  ponlifi-  ed  allora  il  governatore  gli  cede 
cii,  i  vescovi  non  assistenti  pre-  la  mano.  Se  il  governatore  fosse 
cedono  il  governatore  ,  e  que-  cardinale  progovernatore,  non  as- 
sto  vi  si  reca  avente  a  sinistra  siste  al  defilamento  della  proces- 
il  principe  assistente  al  soglio,  ed  sione.  Delle  pretensioni  dell'  am- 
in  sua  mancanza  incede  con  esso  basciatore  imperiale,  che  nel  1696 
il  prelato  di  fiocchetto  che  vie-  pretendeva  non  incedere  col  prin- 
ne  dopo  di  lui;  alcuni  cerimoniali  cipe  assistente  al  soglio,  col  quale 
pongono  i  vescovi  non  assistenti  conducevano  in  mezzo  il  governa- 
dopo  i  prelati  di  fiocchetti,  come  tore  nella  detta  processione ,  ne 
lessi  nel  rotolo  con  cui  i  medesi-  parlammo  al  citato  voi.  p.  61,  ed 
mi  cerimonieri  regolano  ogni  anno  al  voi.  I,  p.  3o3.  Del  modo  come 
tale  adorazione.  Ma  l'uso  della  cap-  il  governatore  di  Roma  interveni- 
pella  pontificia,  siccome  si  ricava  va  alla  cavalcata  del  possesso  del 
dalle  memorie  degli  antichi  mae-  Papa,  e  di  quello  come  ora  v'in- 
slri  di  cerimonie,  si  è,  che  i  ve-  cede,  se  ne  parla  al  voi.  Vili,  p. 
scovi  non  assistenti  debbono  pre-  177  e  p.  i8o  del  Dizionario,  di- 
cedere i  prelati  di  fiocchetti.  Per  cendosi  a  p. 1 52  come  cavalcava  net- 
tale ragione  i  vescovi  non  assisten-  le  cavalcate  che  avevano  luogo  nel- 
ti  depongono  le  scarpe  nel  portar-  le  cappelle  della  ss.  Annunziata,  di 


GOV 

«;.  Filippo,  della  Natività  e  di  s. 
Carlo,  Il  vice-camerlengo  col  pre- 
fetto di  Roma,  senatori,  conserva- 
tori, ec.  ed  altri,  nel  14^2  incon- 
trarono fuori  di  Roma  l' imperatore 
Federico  111;  e  nel  pontificato  di 
Alessandro  VII  il  governatore  di 
Roma  andò  ad  incontrare  verso 
Pontemolle  la  regina  di  Svezia 
Cristina,  preceduto  da  una  compa- 
gnia di  cavalleggieri,  e  da  un  pag- 
gio col  bastone  e  cappello ,  a  ca- 
vallo sopra  una  chinea,  assistito  da 
ottanta  alabardieri,  da  una  guardia 
con  casacche  rosse,  e  un  buon  nu- 
mero di  palafrenieri,  e  seguito  dai 
conservatori,  dal  priore  de*  capo- 
rioni, dagli  oilìciali  del  suo  tribu- 
nale ,  e  da  altri  cavalieri  romani 
che  corteggiavano  il  magistrato. 

Nelle  relazioni  de'  Possessi  dei 
Papi  raccolte  dal  Cancellieri ,  la 
prima  menzione  che  si  fa  del  go- 
vernatore, dopo  quella  riportata 
del  vice-camerlengo,  è  nel  possesso 
di  Paolo  III  nel  i534,  ove  si  di- 
ce :  Conservatores  habiterunt  suas 
dijferentias  cimi  oratoribus.  Pa- 
pa inte.lligcns  jitssit  eos  ciim  gu- 
ùernatore  procedere,  et  per  vias,  et 
trivia  amovere  impedimenta,  sicque 
faclum  fuil.  La  seconda  menzione 
è  nel  possesso  di  s.  Pio  V,  che  lo 
prese  nel  i566,  ove  si  legge  la 
precedenza  eh'  ebbe  il  governatore 
sugli  oratori  de'  principi.  In  equi- 
tando  ad  Laieranum  de  mane  ora- 
tores  volehant  ire  ante  c.ruceni  ini- 
vu'diale  posi  gubernatoreni  Urbis, 
(juìbus  dijci  de  ordine  S.  S.  qnod 
irent  ante  gnbernatorenij  vel  rcce- 
derenty  et  sic  parverunt,  licei  aegro 
animo.  Il  non  rinvenire  prima  me- 
morie del  governatore  nelle  caval- 
cate de'possessi,  ciò  deriva  che  le  de- 
scrizioni antiche  o  erano  brevissime, 
o  non  enumeravano  tutti  quelli  che 


GOV  3i 

v'intervenivano,  ancorché  costituiti 
nelle  prime  cariche.  Nella  descrizione 
del  possesso  di  Sisto  V  del  i585, 
dopo  gli  scudieri  e  camerieri  si  leg- 
ge, Gubernator  Urbis,  et  senalor 
a  sìnistrìs  ipsius,  post  dictos  ora- 
tores.  Nel  possesso  del  iSgo  di 
Gregorio  XIV,  dopo  gli  ambascia- 
tori procedeva  il  governatore  di 
Roma  a  diritta  del  cesareo ,  con 
veste  paonazza  e  rocchetto,  gual- 
drappa e  finimenti  paonazzi  :  avea 
seco  sei  stafFieii  di  livrea  verde  e 
bianca.  Nel  possesso  d'  Innocen- 
zo IX  nel  iSgi,  dopo  i  conserva- 
tori cavalcava  il  governatore  in 
mezzo  dell'oratore  veneto  a  destra, 
e  di  quello  del  duca  di  Savoia  a 
sinistra  ;  indi  veniva  la  croce  pa- 
pale. Nel  possesso  di  Clemente  Vili 
nel  I  Sga  non  v'  intervenne  il  se- 
natore di  Roma  come  nel  pre- 
cedente, per  la  controversia  cogli 
ambasciatori,  ed  il  governatore  ca- 
valcò avente  a  destra  1*  ambascia- 
tore di  Savoia,  ed  a  sinistra  Gio. 
Francesco  Aldobrandini  parente  del 
Papa ,  e  poi  succedeva  la  croce 
pontifìcia.  Nel  possesso  di  Leone 
IX  nel  i6o5  il  governatore  ince- 
dette solo  dopo  gli  ambasciatori , 
avanti  la  croce  pontifìcia  ;  in  quel- 
lo di  Paolo  V  cavalcò  tra  gli  am- 
basciatori di  Francia  e  di  Vene- 
zia ;  in  quello  di  Gregorio  XV  nel 
1621  dopo  di  loro;  in  quello  di 
Innocenzo  X  nel  i644)  vestito  al 
solito  di  rocchetto  e  mantelletta , 
cavalcò  alla  destra  dell'  ambascia- 
tore imperiale  Savelli  maresciallo 
di  s.  Chiesa,  indi  i  principi  e  no- 
bili romani  nel  ritorno  accompa- 
gnarono il  Papa  nelle  sue  camere, 
usque  ad  anticamerani  bussolne 
scricae.  Ab  illustrissimo  vero  Urbis 
gnbernaforej  et  oratore  imperaloris 
usque  ad  proprium  cubiculuni  au- 


32  GOV 

dienlìae.  Nel  possesso  di  Alessan- 
dro VII  del  i655  il  governatore 
incedette  coli*  ambasciatore  veneto; 
in  quello  di  Clemente  IX  nel  1667, 
cavalcò  in  mezzo  all'ambasciatore 
di  Francia,  ed  al  contestabile  Co- 
lonna, principe  assistente  al  soglio, 
con  numerosa  servitù  ;  in  quello 
di  Clemente  X  nel  1670,  tra  gli 
ambasciatori  di  Portogallo  e  di 
Venezia,  in  mantelletta  e  rocchet- 
to, et  suo  pileo  quotidiano;  equi- 
tabat  tamen  equum  suum  Jlocculo 
nigro  a  fronte  pendente  phaleratum 
stragulo  pontificali.  Nella  relazione 
del  possesso  preso  da  Innocenzo  XI 
nel  1676  si  legge:  Orator  Galliae 
noluit  medius  incedere  inter  orato- 
rem  p^enetiaruni,  et  coniestabilem , 
nec  medium  habere  gubernalorem 
Urbis,  sed  ivit  a  dextris  oratoris 
Venetiarum  ;  comestabilis  ivit  pa- 
rum  ante,  sed  a  sinistris.  Guber- 
nator  vero  Urbis  retro  eos.  Nel 
possesso  di  Clemente  XI  nel  1701, 
secondo  il  solito  tra  le  guardie 
svizzere,  il  governatore  cavalcò  a 
destra  del  contestabile  Colonna , 
principe  assistente  al  soglio;  in 
quello  d'Innocenzo  XIII  nel  1721, 
a  destra  del  fratello  del  Papa,  d. 
Giuseppe  Lotario  Conti,  dichiarato 
principe  del  soglio  ;  in  quello  di 
Clemente  XIII  nel  1758,  a  destra 
del  contestabile  ;  similmente  in  quel- 
lo di  Clemente  XIV  nel  1769, 
che  ritornando  al  palazzo  pontificio 
in  carrozza,  fu  preceduto  a  caval- 
lo dallo  stesso  governatore ,  prin- 
cipe del  soglio,  ambasciatore  di  Bo- 
logna, conservatore  e  priore  de'  ca- 
po-rioni. Nel  possesso  di  Pio  VI 
nel  1775  il  governatore  egualmen- 
te cavalcò  alla  destra  del  contesta- 
bile; in  quello  di  Pio  VII  nel  180 1 
solo,  ed  al  solito  avanti  la  croce 
papale.  Nei  possessi  di  Leone  XII, 


GOV 

di  Pio  VIII,  e  del  regnante  Gre- 
gorio XVI,  il  prelato  governatole 
cavalcò  al  modo  detto  nel  citato 
voi.  Vili,  p.    180. 

In  esecuzione  della  legge  di  Gre- 
gorio X,  che  colla  morte  del  Papa 
cessano  tutti  gli  ufliziali  della  san- 
ta Sede,  confermata  pure  da  Pio 
IV,  che  prescrisse  dovere  i  cardi- 
nali in  sede  vacante  confermare 
tutti  gU  uffizìalì,  compreso  il  gover- 
natore di  Roma,  e  questo  e  quel- 
li rimuovere  ed  altri  eleggere  nel- 
la prima  congregazione  generale 
de'  cardinali  dopo  la  morte  del 
Pontefice;  monsignor  governatore, 
al  modo  che  dicemmo  al  voi.  XVI, 
p.  292  del  Dizionario,  consegna  al 
cardinal  decano  il  bastone  del  co- 
mando, e  quindi  si  ritira.  Allora  t 
cardinali  ne  ballottano  la  conferma 
o  la  esclusione,  e  se  è  confermato, 
viene  dai  Cerimonieri  ammesso  nel- 
l'aula ov'è  adunato  il  sacro  colle- 
gio, e  nelle  mani  del  cardinal  de- 
cano fa  il  seguente  giuramento: 
M  Ego  N.  N.  gubernator  Urbis,  et 
vicecamerarius  spondeo,  voveo,  et 
juro,  quod  fidelis  ero  b.  Petro  apo- 
stolo, sacro  eminentiss.  et  RR.  S. 
R.  E.  cardinalium  collegio,  futuro 
Pontifici,  ejusque  successoribus  ca- 
nonice  intrantibus,  et  fideliter  exer- 
cebo  officium  gubernatoris  Urbis,  et 
vicecamerariatus  mihi  commissum: 
sic  me  Deus  adjuvet,  et  haec  sau- 
cta  Dei  evangelia  ".  Quindi  il  go- 
vernatore si  reca  allo  stallo  del  car- 
dinal camerlengo,  il  quale  gli  re- 
stituisce il  bastone  del  comando,  e 
con  genuflessioni  ringrazia  i  cardi- 
nali, e  parte.  Dipoi  rinnova  indi- 
vidualmente i  ringraziamenti  all'a- 
bitazione d' ogni  cardinale.  Se  non 
fosse  il  governatore  confermato,  il 
nuovo  deve  prestare  il  detto  giu- 
ramento, ricevere  il  bastone   del 


GOV 

coniando,  e  praticare  gli  accennati 
ringraziamenti.  Il  governatore  se 
ha  affari  si  reca  all'  udienza  o  del 
sacro  collegio  nelle  congregazioni 
generali,  o  in  quelle  serali  de'capi 
d' ordine  presso  il  cardinale  deca- 
no. Quando  poi  i  cardinali  si  so- 
tto rinchiusi  in  conclave,  il  gover- 
natore si  porta  all'  udienza  dei 
cardinaH  capi  d' ordine  alle  ruote. 
]Vel  giorno  in  cui  i  cardinali  en- 
trano processionalmente  in  concia- 
■vcj  il  governatore  v'  incede  a  fian- 
co del  cardinal  decano.  Per  V  ac- 
cesso alle  ruote  del  conclave,  an- 
che monsignor  governatore  fa  co- 
niare le  medaglie,  come  si  è  det- 
to al  voi.  XV,  p.  3o8  del  Dizio- 
nario, Eletto  il  nuovo  Papa,  il  go 
vernatore  gli  rassegna  il  bastone 
del  comando,  quale  gli  viene  re- 
stituito. 

All'  articolo  Funerali  sì  è  ripor- 
tato il  cerimoniale  di  quelli  pei 
prelati  governatori  defunti ,  e  qui 
aggiungeremo  qualche  altra  analoga 
erudizione.  Essendo  morto  nel  palaz- 
zo del  governo,  d'anni  settantaquat- 
tro, monsig.  Francesco  Calfarelli  go- 
vernatore di  Roma,  vice-camerlen- 
go ed  uditore  di  rota,  a'  12  di- 
cembre 1711,  il  suo  cadavere  fu 
vestito  dell'abito  prelatizio  di  man- 
telletta  e  rocchetto ,  ed  in  carroz- 
ca  accompagnato  da  due  parrochi, 
aventi  i  cavalli  i  soliti  flocchi,  da- 
gli alabardieri  colle  alabarde  rivol- 
tate, e  da  due  altre  carrozze  co' suoi 
famigliari ,  venne  trasportato  alla 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva  : 
la  pompa  era  illuminata  da  dieci 
torcie  di  cera,  e  da  quattro  di  pe- 
ce portate  dai  palafrenieri.  II  ca- 
davere fu  esposto  sul  letto  come  i 
cardinali,  vestito  di  cappa,  col  ca- 
po verso  la  porla  non  essendo  sa- 
cerdote, ed  a'  piedi  fu  collocato  il 

VCL.    XXXII. 


GOV  33 

cappello  pontificale,  essendo  ai  quat- 
tro lati  altrettanti  palafrenieri  col- 
le solite  banderuole  di  seta  nera 
colle  insegne  dei  defunto.  Il  letto 
el'a  pure  contornato  da  cento  can- 
delotti accesi,  oltre  i  quatti'o  can- 
delabri ai  lati  con  torcie,  tutte  di 
cera  bianca.  La  relazione  che  ne 
fece  un  cerimoniere  pontificio  è 
del  seguente  interessante  tenore. 
»  Extra  presbyterium  aptata  fuit 
sedes  supra  praedellam  strato  coo- 
pertam,  et  ante  genufiexoriura,  pa- 
riter  strato,  seu  tapete  coopertum 
cum  pulvinaribus  pio  emineutissi- 
mo  camerario,  qui  tamen  non  in- 
terfuit  podagra  laborans,  et  prope 
dictam  sedem  aptata  fuerunt  sca- 
mna  cum  unico  gradu  pannis  eoo- 
perta  prò  dd.  clericis  camerae;  ex 
parte  vero  epistolae  aptata  fuerunt 
alia  scamna  similia  prò  camerali- 
bus,  et  bine  inde  alia  scamna  hu- 
miliora  prò  reliquis  offìcialibus,  no- 
tarìis,  et  ex  quibus  tamen  nullus 
interfuit,  auditores  rotae  non  invi- 
tati fuerunt,  quia  prò  illis  locus 
non  erat:  nam  praecedentiam  qui- 
dem  babent  supra  clericos  carne- 
rae}  sed  in  isto  actu  clerici  came- 
rae non  cedunt,  quia  ab  eorum 
capite,  nempe  eminentissimo  came- 
rario separari  non  possunt.  Judi- 
ces  gubernatoris ,  scilicet  locumte- 
nens,  substituti,  notari  etc. ,  non 
interfuerunt,  credo  propter  praece- 
dentiam. Interfuerunt  igitur  clerici 
camerae  cappis  induti  ex  parte,  ut 
supra  dicti  evangelii,  et  ex  alia  par- 
te epistolae  thesaurarius  generalis, 
pariter  cappa  indutus,  advocatus 
fiscalis,  commissarius  generalis  ca- 
merae ,  advocatus  pauperum ,  et 
procurator  fiscalis.  Illustrissimus 
Castellus  archiepiscopo  Marciano- 
politanus  ordinis  praedicatorum  mis- 
sam  cantavit,  cui  inservierunt  cap- 
3 


34  GOV 

pellani  substituti  cappellae  cardi- 
nalìliae,  nec  non  clerici,  et  subcle» 
ricus  cappellae  pontificiae.  Facla 
fuit  distributio  cerae,  nempe  cleri- 
eis  camerae,  et  omnibus  camerali- 
bus  datae  fuerunt  candelae  duarum 
libi-arum ,  et  altera  unius  librae  : 
celebrans  habuit  candelam  trium 
librarum,  ministri  vero,  clerici,  et 
alii  duarum  librarum.  Tota  eccle- 
sia parata  fuit  pannis  nigris  cum 
insignibus  defuncti,  ut  moris  est". 
Nel  numero  8729  del  Diario  di 
Roma  del  l'j^i  si  legge  la  descri- 
zione del  funere  di  monsignor  Bon- 
delmonte  governatore  di  Roma,  e- 
seguito  nella  chiesa  di  s.  Giovanni 
de'  fiorentini.  11  cadavere  fu  espo- 
sto sopra  alto  letto  vestito  degli 
abiti  sacerdotali,  con  cento  cerei  e 
quattro  torcie,  oltre  le  quattro  ban- 
deruole ventilate  dai  suoi  famiglia- 
la in  lunghi  abiti  di  lutto.  La  mes- 
sa fu  cantala  da  monsignor  Rossi 
arcivescovo  di  Tarso,  con  scelta  mu- 
sica, e  servita  dai  ministri  della 
cappella  pontificia.  Vi  assisterono 
nelle  banche  coperte  di  panni  pao- 
nazzi ,  a  comic  evangelii  i  monsi- 
gnori chierici  di  camera,  ed  in  al- 
tre banche  più  basse,  dalla  slessa 
parte,  i  notari  ed  altri  uffiziali  del 
tribunale  del  governo;  dalla  parte 
a  cornu  epistolae,  parimente  nelle 
banche  come  sopra,  monsignor  te- 
soriere ,  i  monsignori  avvocalo  fi- 
scale della  R.  C.  A. ,  avvocato  dei 
poveri,  e  fiscale  di  Roma  ,  e  nelle 
altre  banche  più  basse  vi  assiste- 
rono i  giudici  e  sostituii  dello  stes- 
so tribunale  del  governo.  Termina- 
te r  esequie  il  cadavere  restò  tumu- 
lato nella  stessa  chiesa.  Finalmente 
nei  numeri  94  e  96  del  Diano  di 
Roma  del  1775  sono  riportati  i  fu- 
nerali di  monsignor  Giovanni  Po- 
teuziani    di    Rieti    governatore    di 


GOV 

Roma,  morto  a'  2 1  novembre.  Iti 
si  dice  che  vestito  il  cadavere  de- 
gli abiti  prelatizi,  fu  esposto  in  una 
sala  del  suo  palazzo  sopra  alto  let- 
to ricoperto  con  nobile  coltre,  con 
quattro  cerei  accesi,  ed  oltre  l'al- 
tare della  cappella  domestica  ve 
ne  furono  eretti  due  altri,  ne' quali 
fu  celebrata  la  messa  ne'  due  giorni 
che  restò  in  casa  il  cadavere.  I 
solenni  funerali  gli  furono  celebrati 
nella  chiesa  parrocchiale  di  s.  Luigi 
de'  francesi.  La  messa  venne  can- 
tata da  monsignor  Contessini  arci- 
vescovo di  Atene ,  accompagnata 
dai  cantori  pontificii,  e  servita  dai 
ministri  della  sagrestia  papale:  vi 
assisterono  il  tesoriere,  i  chierici  di 
camera,  ed  i  membri  dei  tiibunali 
criminali  del  governo.  Il  cadavere 
fu  tumulato  nella  medesima  chiesa. 
Anticamente  il  governatore  di 
Roma  ed  il  suo  tribunale  non  ave- 
vano residenza  stabile,  e  si  soleva 
prendere  casa  a  pigione.  Il  cardinal 
Stefano  Nardini  forlivese  presso  la 
chiesa  di  s.  Tommaso  in  Parione 
edificò  un  palazzo,  ove  fondò  un 
collegio,  e  morendo  nel  i484  lasciò 
r  edifizio  air  arciconfraternita  del 
ss.  Salvatore.  Indi  il  cardinal  Gian- 
nantonio  Serbelloni ,  esaltalo  nel 
i56o  dallo  zio  Pio  IV,  ampliò  ed 
abbellì  il  palazzo ,  per  cui  fu  col- 
locata corrispondente  iscrizione.  Ur- 
bano Vili,  secondo  il  racconto  del 
diarista  Giacinto  Gigli ,  comprò  il 
palazzo  per  residenza  del  governa- 
tore di  Roma,  e  vi  collocò  ancora 
gli  uffizi  civili  e  criminali,  e  i  giu- 
dici: uno  de'  primi  governatori  ad 
abitarlo  fu  monsignor  Ariberli,  a- 
mico  di  d.  Olimpia  Maidalchioi,  e 
fatto  governatore  da  Innocenzo  X. 
Nel  pontificato  di  Benedetto  XIV 
la  dateria  apostolica  acquistò  dal- 
l'imperatore Francesco  1   granduca, 


GOV 

di  Toscana  il  palazzo  Medici  detto 
Madama,  per  trasferirvi  lu  residen- 
za del  proprio  tribunale;  ma  invece 
la  camera  apostolica  ne  desiderò  la 
proprietà,  dando  alla  dateria  quei 
compensi  che  indicammo  al  voi. 
XIX,  p.  122  del  Dizionario.  Allora 
Benedetto  XIV  accrebbe  di  fabbri- 
che il  palazzo  Madama ,  indi  dal 
palazzo  Nardini  a  strada  Papale,  fece 
trasportare  la  residenza  del  gover- 
natore, del  suo  tribunale  ed  uffi- 
zi al  palazzo  Madama  ,  laonde  re- 
stò al  palazzo  Nardini  il  nome  di 
Governo  vecchio ,  cosi  alla  via,  ed 
in  vece  il  palazzo  Madama  prese  il 
nome  di  Palazzo  del  Governo,  del 
quale  andiamo  a  darne  un  cenno. 
Questo  palazzo  rimane  incontro 
a  quello  de'  Giustiniani  ;  ma  per- 
chè dal  lato  di  levante  non  è  com- 
piuto, come  non  lo  è  da  quello  in 
faccia  a  mezzogiorno,  cosi  l'ingres- 
so principale  trovasi  colla  sua  fac- 
ciata compiuta  rivolto  a  ponente 
presso  la  piazza  Navona.  Caterina 
de'  Medici  figlia  di  Lorenzo  il  Ma- 
gnifico duca  di  Urbino  e  signore 
di  Fiienze,  lo  fece  fabbricare  pri- 
ma di  andare  in  Francia  sposa  al 
delfino,  e^oi  famosa  regina,  per  cui 
fu  detto  il  palazzo  di  Madama. 
Ne  fu  architetto  Luigi  Cigoli,  altri 
vogliono  che  vi  abbia  avuto  mano 
anche  Paolo  Marrucelli.  Gl'inten- 
denti dicono  che  l'opera  riuscì  di 
brutta  apparenza  ,  sia  pegli  ornati 
grevissimi  che  per  altro ,  tuttavia 
non  manca  la  facciata  di  nobiltà. 
11  portone  è  fiancheggiato  da  co- 
lonne in  travertino  che  reggono  la 
loggia  del  piano  nobile,  su  cui  ele- 
vasi il  secondo  piano,  e  su  quello 
i  mezzanini ,  terminando  1'  edifizio 
un  cornicione  gigantesco.  L'interno 
ha  un  portico  in  colonne  di  gra- 
nito, una  parte    del  quale  rimane 


GOV  35 

chiusa  nelle  stanze  che  servono  a- 
gli  uffizi,  e  un'altra  porzione  vede- 
si  entro  un  giardinetto.  Le  scale 
sono  spaziose  e  comode,  gli  appar- 
tamenti hanno  ampiezza  e  imponen- 
za, e  in  molte  stanze  di  quello  nobile 
veggonsi  dei  fregi  coloriti  a  fresco  eoa 
garbo  e  buon  disegno.  A*  nostri  giorni 
vi  fu  collocata  anco  la  direzione  ge- 
nerale di  polizia,  e  l'uffìzio  della 
vidimazione  de'  passaporti  e  per  le 
carte  di  soggiorno.  11  Galletti  a  p. 
220  del  suo  PrimicerOy  avverte  che 
nel  palazzo  già  de'  granduchi  di 
Toscana,  poi  della  camera  aposto- 
lica che  lo  fa  abitare  dai  governa- 
tori, tra  la  chiesa  di  s.  Eustachio  e 
piazza  Madama  già  detta  de  Lom- 
bardi, vi  sono  vestigi  di  terme,  le 
quali  è  slato  disparere  tra  gli  an- 
tiquari se  fossero  di  Nerone  o  di 
Alessandro  Severo ,  o  pure  che 
quelle  stesse  fabbricate  già  da  Ne- 
rone ,  e  poi  ampliate  da  Alessan- 
di*o,  formando  un  sol  corpo  di  gran- 
dissima magnificenza  ,  prendessero 
anche  il  nome  dello  stesso  Alessan- 
dro ,  come  pare  molto  probabile. 
Dice  inoltre  il  Galletti,  che  Vitto- 
re parlando  delle  terme  di  Nerone 
soggiunge:  Quae  postea  Alexan- 
drinae,  e  queste  carte  fanno  vede- 
re, che  già  la  loro  denominazione 
era  quella  assoluta  di  Terme  Ales- 
sandrine.  Parla  ancora  il  Galletti 
dell'o/vz/or/'o  Salvator is  in  ihermisy 
chiesa  che  sus&iste  ancora,  e  viene 
ad  essere  come  incorporata  nel  pa- 
lazzo Madama,  ove  con  gran  divo- 
zione si  venera  l' immagine  del  Sal- 
vatore. Di  questa  antichissima  chie- 
suola ne  parlammo  in  diversi  luo- 
ghi, come  ai  voi.  XII,  p.  76  e  seg., 
e  XXVI,  p.  23i  e  seg.  del  Dizio- 
nario. Ridolfino  Venuti  nella  Ro- 
ma moderna j  a  p.  612,  dice  che  i 
vestigi  notabili  delle  terme  di  Ne- 


36  GOV 

rone  e  di  Alessandro  Severo  im- 
peratori, furono  demoliti  nella  ri- 
duzione del  palazzo  per  uso  del  go- 
verno sotto  Benedetto  XI V.  Il  Can- 
cellieri nel  suo  Mercato  riporta  le 
seguenti  notizie  su  questo  palazzo. 
La  piazza  fu  già  detta  Lombarda 
(così  chiamata  dall'antica  chiesa  ed 
ospedale  di  san  Giacomo  de'  lom- 
bardi, unita  a  quella  del  Salvatore, 
poi  incorporata  alla  chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Cellis ,  sulle  quali  si  eresse 
l'odierna  chiesa  di  s.  Luigi  de'  fran- 
cesi, delle  quali  parlasi  ne'  luoghi 
poc'anzi  citati),  e  poi  soprannomi- 
nata Madama ,  perchè  così  chia- 
mavasi  Margherita  d'Austria  figlia 
naturale  di  Carlo  V,  vedova  di  A- 
lessandro  de' Medici  primo  duca  di 
Firenze,  destinata  in  isposa  di  Ot- 
tavio Farnese,  figlio  di  Pier  Luigi 
duca  di  Parma,  che  abitò  in  quel 
palazzo,  che  da  lei  acquistò  la  stes- 
sa denominazione.  Nel  1 644  >  P^i' 
r  elezione  d' Innocenzo  X ,  in  due 
sere  furono  fatte  due  grandi  giran- 
dole, con  tale  artifìcio  che  cadendo 
nella  vicina  piazza  Navona,  la  rico- 
prirono con  istraordinaria  vista.  Di- 
poi nel  i65i  nello  scuoprirsi  la  ma- 
gnifica fontana  di  piazza  Navona  , 
molti  mereiai,  fruttaroli,  ferrivecchi 
si  fermarono  in  piazza  Madama,  e 
per  un  'tempo  essi  ed  altri  vi  fe- 
cero il  mercato.  Nel  1727  coll'inter- 
vento  di  molta  nobiltà,  e  con  ab- 
bondanza d' ogni  sorte  di  rinfre- 
schi, nel  palazzo  Medici  a  piazza 
Madama  si  tenne  l' accademia  dei 
Quirini  alla  presenza  della  grandu- 
chessa Violante  di  Baviera  ;  indi 
essa  diede  nel  medesimo  palazzo  una 
grandiosa  festa  da  ballo  agli  sposi 
marchese  Filippo  Corsini,  e  duches- 
sa Ottavia  Strozzi.  Ivi  ancora  abitò 
il  principe  Clemente  Augusto  ni- 
pote della  granduchessa,  ed  arci  ve- 


GOV 

scovo  elettore  di  Colonia.  Nel  1 7  ^3 
vi  furono  celebrati  dagli  arcadi  i 
giuochi  olimpici.  In  questo  palazzo 
oltre  monsignor  governatore ,  vi 
hanno  l'abitazione  il  procuratore 
generale  del  fisco  ,  i  due  luogote- 
nenti ed  altri  addetti  al  tribunale 
del  governo  di  cui  vi  sono  tulli  gli 
uffizi ,  il  corpo  di  guardia  dei  ca- 
rabinieri ,  una  carcere  criminale, 
ed  una  carcere  di  polizia ,  oltre  al- 
cune camere  di  deposito  per  gli 
arrestati  da   soggettarsi   ad  esam^ 

Serie  dei  vice-camerlenghi  e 
governatori  di  Roma. 

Oltre  i  vice  camerlenghi  nomi- 
nati superiormente,  trattando  del- 
l'origine del  prelato  governatore 
di  Roma,  noteremo  i  seguenti,  e  t 
governatori  di  Roma,  con  l'autori- 
tà del  Gararapi,  del  Marini,  del 
Cardella,  del  Novaes,  e  di  altri, 
non  che  delle  annuali  Notizie  di 
Roma:  quelli  elevati  al  cardinala- 
to hanno  le  loro  biografie. 

Oddo  de  Varris  o  Poccia,  forse 
di  Tivoli,  cubiculario  di  Martino 
V  che  nel  1428  lo  fece  luogote- 
nente del  camerlengo  e  del  teso- 
riere. Tra  le  notizie  che  di  lui  ci 
dà  il  Garampi  nelle  Osservazioni 
a  p.  79  e  80  dell'appendice,  con 
r  Infessura  racconta  che  agli  ir 
aprile  i432  Eugenio  IV  voleva 
far  prendere  Oddo  Poccia  vice-ca- 
merlengo da  Stefano  Colonna,  per 
sapere  dove  stavano  le  robe  e  i 
denari  di  s.  Chiesa,  ma  Stefano 
disubbidì. 

Francesco  Condulmieri  venezia- 
no, nipote  di  Eugenio  IV,  che  lo 
fece  vice-camerlengo,  a' 19  settem- 
bre 143 1  cardinale,  ed  a'2  3  gen- 
naio  1432  camerlengo  di  s.  Chie- 


GOV 

sa,    dopo  la    morte    di    Francesco 
Conziè. 

Angelo  Cavacela,  che  nel  i433 
dal  vescovato  d'Arbi  o  Arba  Euge- 
nio IV  passò  a  quello  di  Parenzo, 
fu  luogotenente  del  tesoriere  e  del 
camerlengo. 

G'mnvitello  Vitelleschi  nobile  di 
Comete,  oriondo  di  Foligno,  Eu- 
genio IV  lo  nominò  governatore 
di  Roma,  o  prefetto  di  tal  città, 
durante  nella  quale  carica  fece  con- 
dannare a  morte  molte  persone, 
«  tra  queste  alcune  di  conto  ;  nel 
1437   lo  creò  cardinale. 

Giuliano  arcivescovo  di  Pisa  fu 
costituito  governatore  di  Roma  da 
Eugenio  IV. 

Tommaso  Parenlucelli  o  Calan- 
di'ini  di  Sarzana,  nel  i443  Euge- 
nio IV  lo  fece  vice-camerlengo 
pontifìcio,  e  nell'  anno  i446  cardi- 
nale ;  nel  seguente  anno  gli  suc- 
cesse nel  papato  col  nome  di  K\- 
colò  V. 

Giovanni  Carvajal  spagnuolo,  u- 
ditore  di  rota,  fatto  da  Eugenio 
IV  governatore  di  Roma,  e  nel 
i44^  cardinale. 

Astorgio  Agnensi  o  Agnesi  pa- 
trizio napoletano,  vescovo  di  diver- 
se chiese,  vice-cancelliere,  e  dopo 
la  morte  di  Eugenio  IV  fatto  go- 
vernatore o  sia  prefetto  di  Roma, 
come  sì  esprìme  il  CardcUa  nella 
sua  biografia,  quietò  un  tumulto 
eccitato  da  Stefano  Porcario  patrì- 
zio romano,  e  ne  fu  premiato  da 
Nicolò  V  nel  i44^  ^^^  dignità 
cardinalizia. 

Nicolo  de  Amigdanis  vice-ca- 
merlengo di  Nicolò  V.  Narra  il 
Novaes,  che  secondo  la  storia  della 
congiura  di  detto  Porcari,  scritta 
dal  vicentino  Pietro  de  Godes , 
l'Amigdanis  fu  benemerito  di  aver- 
la  scopevta,    quindi    fu    maudalo 


GOV  37 

dal  Papa  col  soldano  delle  carceri 
ad  arrestare  il  ribelle  che  fu  im- 
piccato al  muro  di  Castel  s.  An- 
gelo a' 9  gennaio  i^SZ',  e  poco 
dopo  in  Campidoglio  lo  furono  i 
di  lui  complici. 

Pìeranlonio  Colonna  romano , 
altri  dicono  Antonio,  da  Pio  II  nel 
14^9  fatto  governatore  o  prefetto 
di  Roma  allorquando  partì  pel 
congresso  di  Mantova,  secondo  il 
Novaes.  Ma  il  Garampi  dice  che 
Pio  II  a'  i5  gennaio  i4^9  ^^ce 
governatore  Galeozzo  vescovo  di 
Mantova,  ad  esempio  di  Eugenio 
IV,  che  in  partire  da  Roma  nomi- 
nò un  governatore,  ed  aggiunge  che 
conoscendosi  tal  carica  troppo  ne- 
cessaria per  la  quiete  pubblica  del- 
la città  di  Roma,  questo  officio 
da  straordinario  ch'era  stato  fino 
allora  divenne  ordinario.  Dunque 
il  Colonna  sarà  stato  solo  prefetto 
di  Roma,  e  tale  lo  descrivemmo 
all'articolo  Colonna. 

Girolamo  Landò  arcivescovo  di 
Gaeta  come  lo  chiama  il  Marini, 
essendo  in  Siena  Pio  II  lo  fece 
vice-camerlengo  a*  26  agosto  1^60. 
Il  Garampi  lo  dice  arcivescovo  di 
Candìa,  che  nell'offizio  agli  1 1  gen- 
naio gli  successe  Stefano  Nardini 
arcivescovo  di  Milano,  il  quale  eb- 
be a  successore  Alessio  Cesarei  da 
Siena  arcivescovo  di  Benevento, 
ma  nel  luglio  14^4  ^^  Ancona  di 
nuovo  dichiarò  Girolamo  vice-ca- 
merlengo per  morte  di  Alessio. 

Vianesio  Albergati  a' 2 9  agosto 
1464  f"  dichiarato  vice-camerlen- 
go da  Paolo  II,  e  durò  in  tutto 
il  pontifìcato. 

Stefano  Nardini  di  Forlì,  già 
vice  camerlengo,  venne  eletto  da 
Paolo  II  governatore  di  Roma, 
nella  qual  carica  meritossi  gli  ap- 
plausi del   popolo   romano  :    Sisto 


^8  GOV 

JV  lo  creò  cardinale  a'  7  maggio 
1473.  Il  palazzo  da  lui  fabbricato 
servì  poi  di  abitazione  ai  gover> 
natori  come  si  disse. 

Auxia  di  Poggio  di  Valenza, 
arcivescovo  di  Monreale,  Sisto  IV 
lo  fece  governatore  di  Roma ,  e 
'vice-camerlengo,  indi  a'  7  maggio 
1473  lo  creò  cardinale. 

Galeotto  de  Oddis  perugino,  prò- 
tonotario  apostolico,  fatto  vice-ca> 
merlengo  da  Sisto  IV, 

Vianesìo  ^/ierg^jf/ bolognese,  già 
vice-camerlengo  nel  pontificato  di 
Paolo  II,  soggetto  di  gran  virtù  e 
prudenza,  rettore  della  provincia 
del  Patrimonio,  Sisto  IV  lo  nomi- 
nò luogotenente  del  camerlengo, 
e  nel  i474  governatore  di  Roma, 
morì  dopo  l'ottobre   i47^' 

Lorenzo  Zane,  uno  de'  più  cospi- 
cui soggetti  della  corte  pontificia, 
come  dimostra  il  Garampi  a  pag. 
126  e  seg.,  arcivescovo  di  Spalato, 
commendatore  del  patriarcato  di 
Gerusalemme,  tesoriere  nel  ponti- 
ficato di  Paolo  II,  con  altre  più 
gravi  incombenze,  e  ad  un  tempo 
commissario  della  Romagnola  e 
governatore  generale  di  tutta  la 
Marca  d'Ancona.  Da  governatore 
di  Perugia,  Sisto  IV  a'  7  dicem- 
bre i47^  lo  costituì  governatore 
di  Roma,  e  di  tutto  il  suo  distret- 
to, e  nel  gennaio  i477  1°  nomi- 
nò luogotenente  del  camerlengo  ; 
morì  poco  dopo  la  coronazione  di 
Innocenzo  Vili,  essendo  patriarca 
d'Antiochia  e  vescovo  di  Trevisi,  il 
primo  ottobre  1484,  ed  il  Burcardo 
descrisse  i  decorosi  funerali  cele- 
bratigli nella  chiesa  di  s.  Maria 
sopra  Minerva. 

Giacomo  Vannucci  vescovo  di 
Perugia,  fu  governatore  di  Roma 
p  vice-camerlengo  nel  147801479 
eolto  Sisto  IV. 


GOV 

Bartolomeo  Maraschi,  già  mae- 
stro di  casa,  e  maestro  della  cap> 
pella  pontificia,  uffizio  che  allora 
soleva  conferirsi  a  qualche  vesco- 
vo, perchè  dovea  presiedere  a  tut- 
ti ì  ministri  della  cappella,  luogo- 
tenente del  camerlengo,  e  nel  1480 
vice-camerlengo  al  primo  ottobre, 
ed  in  tale  anno  e  nel  seguente 
governatore  di  Roma,  poi  teso- 
riere. 

Domenico  jélhergati  nel  i48a 
e  nel  148  3  fu  governatore  di  Ro- 
ma per  Sisto  IV,  il  quale  nel  pri- 
mo marzo  i483  lo  costituì  anche 
maresciallo  della   curia  romana. 

Giovanni  Alimento  de  Nigris  mi- 
lanese, consanguineo  della  duchessa 
Bianca,  protonolario  apostolico,  nel 
1484  a'  16  giugno  da  Sisto  IV  fu 
assunto  al  cospicuo  grado  di  go- 
vernatore di  Roma,  e  insieme  vi- 
ce-camerlengo della  camera  apo- 
stolica, poi  chierico  dì  camera  e 
vescovo  di  Città  di  Castello. 

Antonio  Unieoli  di  Gualdo  Ta- 
dino, vice  camerlengo,  ed  incarica- 
to d'importanti  missioni  da  Sisto 
IV,   e  da  Innocenzo  VIII. 

Giovanni  Borgia  il  seniore,  spa- 
gnuolo,  arcivescovo  di  Monreale, 
da  Innocenzo  Vili  fatto  governa- 
tore, e  dallo  zio  Alessandi-o  VI 
cardinale  nel    1492. 

Bartolomeo  de  Morenis  manto- 
vano, famigliare  d'Innocenzo  Vili 
nel  1487,  governatore  di  Roma 
e  vice-camerlengo. 

Gondisalvo  arcivescovo  di  Tar- 
ragona,  eletto  governatore  e  vice- 
camerlengo nell'agosto  1492  da 
Alessandro  VI. 

Gio.  Andrea  arcivescovo  di  Ra- 
gusi  fu  fatto  governatore  di  Ro- 
ma e  vice-camerlengo  da  Ales- 
sandro VI,  prese  possesso  della  ca- 
rica a' 2  settembre  i494>  '"'^'    ^i 


GOV 

4  giugno  149^  ^u  spedito  nunzio 
in  Francia. 

Andrea  de'Spirìtìy  di  nobile  fami- 
glia di  Viterbo,  da  chierico  di  ca- 
mera ch'era,  a' 12  dicembre  i49^ 
fu  dal  cardinale  camerlengo  Raf- 
faele Riario  costituito  suo  luogo- 
tenente, e  vice-gerente  della  came- 
ra apostolica,  in  cui  era  già  deca- 
no e  insieme  prolonotario  aposto- 
lico. Da  altre  notizie  si  ha  che  ai 
3i  ottobre  i49^  '^  cardinale  lo 
confermò  nello  stesso  u/Iizio  insie- 
me con  Giovanni  arcivescovo  di 
Ragusi  altro  suo  luogotenente,  e 
insieme  vice-camerlengo.  Incorse 
Andrea  nella  disgrazia  di  Alessan- 
dro VI,  che  a* 6  gennaio  i5o3  lo 
lece  cacciare  in  prigione  di  Castel 
s.  Angelo,  e  nel   i5o4  morì. 

Giova/ini  de  F'alles,  Alessandro 
VI  Io  fece  governatore  e  vice-ca- 
merlengo nel  1 496,  e  successore 
a  Gio.  Andrea  arcivescovo  di  Ra- 
gusi ;  era  canonico  di  Messina  e 
protonotario  apostolico,  prendendo 
possesso  dell'uffizio  a'  26  agosto. 

Pietro  Isualles  o  Isvagles  di 
Messina  successe  al  precedente  de 
Valles,  ed  esercitava  la  carica  ai 
19  febbraio  i497>  nel  qual  giorno 
fu  fatto  vescovo  di  Reggio,  e  car- 
dinale a' 28  settembre  i5oo:  era 
ancora  governatore  a' 16  novem- 
bre. 

Francesco  Remolino  di  Lerida, 
uditore  di  rota,  promosso  da  A- 
lessandro  VI  a  governatore  di  Ro- 
ma, fatto  cardinale  a'  3o  maggio 
i5o3. 

Gaspare  Pou  protonotario  apo- 
stolico fu  fatto  da  Alessandro  VI 
governatore. 

Per  morte  di  Alessandro  VI_,  ac- 
caduta a'  18  agosto  i5o3,  nella  se- 
guente mattina  sedici  cardinali 
nella  sagrestia  della  Minerva  eles* 


GOV  39 

sero  governatore  di  Roma  il  ve- 
scovo di  Ragusi  Giovanni ,  asse- 
gnandogli per  guardia  duecento  sol- 
dati, come  riporta  il  Burcardo  nei 
Conclavi  de" Pontefici  :  forse  questi 
è  quel  Gio.  Andrea  già  governa- 
tore del  Papa  defunto. 

Nicolò  Bonafede  di  Fermo  o 
di  s.  Giusto,  poi  vescovo  di  Chiu- 
si, Giulio  II  dì  11  novembre  i5o3 
lo  fece  governatore,  ed  era  anco- 
ra in  ofllzio  a' 9  aprile  i5o5.  Di 
questo  celebre  personaggio  da  ul- 
timo ne  pubblicò  l'interessante  vi- 
ta il  eh.  conte  Monaldo  Leopardi. 

Marco  P^igerio  di  Savona  vesco- 
vo di  Sinigaglia,  e  parente  di  Giu- 
lio II,  che  lo  fece  governatore  di 
Roma,  prefetto  di  Castel  s.  Ange- 
lo, e  cardinale  agli  1 1  dicembre 
i5o5,  secondo  il  Cardella  ed  il 
Novaes. 

Michele  Claudio,  il  Garampi  lo 
fa  successore  nel  governatorato  a 
Nicolò  Bonafede  a' 20  giugno  i5o5, 
per  nomina  di  Giulio  II  che  pui-e 
lo  nominò  vescovo  di  Polignano, 
indi  di  Monopoli,  e  se  ne  hanno 
memorie  sino  al  giugno   i5o8. 

Lorenzo  Fieschi  genovese  a'3o 
novembre  i5o5  fu  da  Giulio  II 
fatto  governatore,  e  divenne  ve- 
scovo d'Ascoli,  di  Brugnalo  e  di 
Monreale  :  era  ancora  governatore 
a'3o  dicembre   i5i2. 

Per  morte  di  Giulio  II,  che  ter- 
minò di  vi  vere  a'  2.1  febbraio  1 5 1 3, 
il  cardinal  camerlengo  di  consenso 
del  sacro  collegio  diede  il  basto- 
ne del  comando  al  vescovo  di  Tre- 
viso Bernardo  Rossi  di  Parma,  co- 
me governatore  di  Roma,  premesso 
il  giuramento  fatto  alla  presenza 
di  due  conservatori  di  Roma,  e 
de'  cardinali,  come  si  ha  dal  padre 
Gattico,  Acta  caerernonialia. 

Per    morte  di  Leone  X  nel  di* 


4o  GOV 

oembre  i52i,  il  detto  p.  Gattioo 
narra  che  fu  eletto  governatore 
di  Roma  Gianvincenzo  Caraffa 
arcivescovo  di  Napoli ,  che  giurò 
nelle  mani  del  cardinal  CarvajaI 
il  più  antico  de' vescovi,  e  ricevè 
il  bastone  di  sua  giurisdizione,  as- 
segnandogli il  sacro  collegio  in  a- 
iuto  per  capitano  d.  Costantino 
Comneno  principe  di  Macedonia 
che  pure  giurò.  Il  Burcardo  agr 
giunge  che  i  cardinali  nominarono 
custode  del  sacro  palazzo  monsi- 
gnor Francesco  Eroli  od  Ercoli  di 
JNarni  vescovo  di  Spoleto^  col  sig. 
Annibale  Rango.  Il  Caraffa  fu  poi 
creato  cardinale  da  Clemente   VII. 

Per  morte  di  Adriano  VI  nel 
i533,  narra  il  Martinelli  riporta- 
to dal  p.  Gattioo  :  Full  intimaiio 
cardinalibus  de  obitu,  et  venerunt, 
et  in  aula  paramenti  deputarunt 
gubernaiorem  Urbis  R.  d.  archie- 
pìscopum  N.,  gubernatorent  palalii 
R.  d.  Pelro  de  Flisco  prius  guber- 
naiorem Urbis  ,  irt  capitaneum 
collegii  magnificum  d.  Georgium 
de  Caesarinis,  in  capitaneum  pa- 
latii  d.  N.  hispanum,  tfuia  prius 
erat  una  cum  aliis,  in  baroncellum 

Paulum  ronianum In  congre- 

gatione  jurarunt  deputati  guberna- 
tory  et  capitanei  fidelitatem  coUe- 
giOf  ut  audio  etc. 

Gio.  Girolamo  de  Rossi  di  Par^ 
ma,  figlio  del  conte  Traili  e  di 
Bianca  figlia  di  Girolamo  Riario 
e  di  Caterina  Sforza.  Essendo  ve- 
scovo di  Pavia,  si  trovò  governatore 
di  Roma  nel  1527,  quando  sotto 
Clemente  VII  fu  saccheggiata.  Pri- 
ma che  il  nemico  superasse  le  mu- 
ra delU  città,  avendone  il  Papa 
affidata  la  difesa  a  Renzo  da  Ce- 
ri, il  governatore  arringò  il  popo- 
lo romano,  ascendendo  il  pulpito 
f\cllu   chiesa  d' Araceli,  ad  armarsi 


GOV 

per  combattere  l'inimico,  al  moda 
che  narrano  il  Bernini  nel  tom. 
IV,  p.  370  dell'/stona  dett  eresie^ 
ed  il  p.  Casimiro  da  Roma  a  p. 
4^4  delle  Memorie  i.storìche  della 
chiesa  di  Araceli.  Il  primo  lo  chia- 
ma aspro  e  crudele  anco  co'buo« 
ni,  inesorabile  contro  i  delatori 
d'armi.  Paolo  III  lo  privò  della  sua 
chiesa  e  lo  fece  porre  in  Castel 
s.  Angelo  per  essere  stato  imputa- 
to dell'omicidio  commesso  a  dan? 
no  del  conte  Alessandro  Langoschi. 

Giovanni  Maria  Ciocchi  del 
Monte,  in  tempo  di  Clemente  VII 
due  volte  fu  governatore  di  Roma, 
e  nel  sacco  di  Roma  salvò  la  vi- 
ta per  una  cappa  di  cammino,  co- 
me dicemmo  al  voi.  VII,  pag.  igS 
del  Dizionario.  Giovanni  divenne 
cardinale  e  poi  Papa  col  nome  d'i 
Giulio  III,  Il  Vitale  scrive,  che 
in  tempo  che  Roma  nel  1527  e- 
ra  in  mano  dell'esercito  di  Borbo« 
ne,  fu  fatto  governatore  e  senatore 
di  Roma  certo  La  IVIotte  nipote  d^ 
Borbone. 

Francesco  Pesaro  nobile  veneto, 
vescovo  di  Zara,  a'  20  settembre 
i528  fu  costituito  da  Clemente 
VII  govei-natore  di  Roma,  e  dopo 
un  anno,  cioè  a'28  settembre,  i52q 
gli  fu  sostituito  il  suddetto  Già. 
Maria  Ciocchi  del  Monte.  Partì 
Clemente  VII  a*7  ottobre  del  mcT 
desimo  anno  per  andare  a  Bolo- 
gna a  coronarvi  l'imperatore  Car- 
lo V,  ed  il  Pesaro  fu  destinato 
dal  Papa  :  Gubem.  gen.  curiae 
nostrae,  et  illam  secjuentium,  cioè 
in  efuibuscumque  civitatibus ,  terris 
et  locis  ad  quae  nos  ad  civ.  Ba- 
noniae  eundo,  stando,  et  ex  ilio,, 
redeundo  declinare  vel  esse  con- 
tingerei,  generalis  gubernator  et  C. 
A.  praesidens  super  curiales  et 
mriam   sequenles  ac  commeaUis^ 


GOV 

eoooe  leggesi  nel  breve  della  de- 
putazione medesima  spedito  a'  aS 
settembre  iS^g.  Biagio  Martinelli 
da  Cesena  cerimoniere  pontifìcio 
nel  suo  diario  mss.  fa  parimenti 
menzione  del  Pesaro,  che  nella  co- 
spicua qualità  di  governatore  del- 
la curia  assistè  all'augusta  funzio- 
ne della  coronazione  di  Carlo  V. 
Nel  i53o  rassegnò  la  chiesa  di 
Zara,  e  conseguì  il  patriarcato  di 
Costantinopoli,  il  quale  pure  ri- 
nunziò. 

Gregorio  Magalotti  romano,  ai 
i3  agosto  i532  Clemente  VII,  es- 
sendo governatore  di  Roma,  lo  e- 
lesse  vescovo  di  Lipari ,  indi  lo 
traslatò  a  Chiusi  a'24  agosto  i534) 
onde  di  lui  parla  1'  Ughelli,  Italia 
sacra  t.  I,  p.  782,  e  t.  Ili,  p. 
65o.  Il  Ratti  nel  t.  II,  p.  aSg  e 
284>  Della  famiglia  Sforza,  narra 
il  seguente  strepitoso  tatto.  Giulia- 
no Cesarini  romano,  figlio  di  Gio. 
Giorgio,  signore  potente  ed  arbi- 
tro del  favore  del  popolo  romano 
di  cui  era  gonfaloniere,  mosso  da 
spirito  di  vendetta  contro  il  vesco- 
vo Magalotto  oriondo  d' Orvieto, 
governatore  di  Roma,  perchè  stan- 
do egli  in  Bologna  in  compagnia 
del  Papa  (quando  questi  per  la  se- 
conda volta  vi  si  recò  nel  i533) 
lo  comprese  nella  legge  proibitiva 
sulla  delazione  d'armi,  ordinando  a- 
gli  sgherri  di  carcerarlo  e  frugarlo 
nella  persona.  Dipoi  ai  i4  marzo 
i534  mentre  il  governatore  in 
Roma  ritornava  dal  Campidoglio 
in  visita  pauperum  de  mane,  seb- 
bene Giuliano  fosse  scortato  da 
pochi  uomini  a  cavallo,  quando 
il  governatore  era  accompagnato 
da  tutti  i  suoi  alabardieri,  forzan- 
do Giuliano  la  sua  guardia  lo  fe- 
rì colla  spada  ,  tagliandogli  di 
p^ttp    uqc(    mano.  Clemente    VII 


GOV  4t 

sebbene  ne  fosse  rimasto  aspra- 
mente commosso,  pure  all'  inter- 
cessione di  alcuni  cardinali,  e  for- 
se anche  sul  riflesso  che  il  popo- 
lo di  Roma,  in  modo  singolare  at- 
taccato al  Cesarini,  avrebbe  potuto 
eccitare  un  qualche  tumulto,  si  la- 
sciò piegare  a  non  procedere  a  ri- 
gore di  giustizia  contro  Giuliano, 
al  quale  non  fece  soffrire  alti*a 
pena,  che  la  pubblicazione  di  una 
fiera  sentenza  emanata  contro  di 
lui  dai  chierici  di  camera,  che  pe- 
rò non  ebbe  effetto.  Il  Cancellieri 
nelle  Memorie  istoriche  delle  sagre 
teste,  p.  78,  racconta  che  il  gon- 
faloniere Giuliano  Cesarini  per  a- 
ver  ferito  il  governatore  fu  ban- 
dito con  grossa  taglia,  e  dipinto 
ignominiosamente  nella  facciata  del 
Campidoglio  sopra  la  finestra  a  cro- 
ce che  si  vede  al  torrione  dalla, 
parte  di  Araceli,  con  la  spada  e 
cappa  in  testa,  senza  cappello,  e 
in  giubbone.  Vi  stette  sino  alla 
morte  di  Clemente  VII,  che  poco 
prima  di  morire  gli  fece  grazia 
di  rimetterlo ,  e  cassare  detta  pit- 
tura infamante. 

Benedetto  Conversino,  fu  goverT 
natore  di  Roma  dì  Paolo  III.  Si 
legge  nel  p.  Gattico ,  che  alla 
morte  di  Clemente  VII,  succeduti! 
nel  i534  ,  dal  sacro  collegio  fu 
confermato  in  governatore  monsir 
gnor  Bernardino  dalla  Barba  ve- 
scovo: dunque  il  suddetto  monsi- 
gnor Magalotto  era  partito  pel  suo 
vescovato  di  Chiusi,  e  Bernardino 
.eragli  successo. 

Filippo  Archìnto  fu  fatto  da 
Paolo  III  a'  6  maggio  i538  go- 
vernatore e  vice- camerlengo  ,  di- 
cendosi nel  breve  in  Curia  nostra 
nos  seguente,  perchè  lo  incaricò  del 
buon  reggimento  di  tutta  la  nu? 
uierosa   comitiva,  che  seguì  il  P-^i 


42  o  o  V 

pa  nel    viaggio  a    Nizza,  senza  ri- 
iijovere   il  Conversino   dairufYìzio. 

Michele  Pranzino  si  ponti  no  pri- 
ma fu  dichiarato  da  Clemente  VII 
commissario  generale  della  came- 
ra in  Roma  e  nel  suo  distretto, 
indi  Paolo  III  a'  12  luglio  i54i 
lo  creò  protonotaiio  apostolico  e 
governatore  di  Roma,  surrogandolo 
in  questo  oHlcio  a  Pietro  Angelini: 
contemporaneamente  fu  successi- 
■vamente  vescovo  di  Marsi  e  di 
Casale  che  poi  rinunziò.  Essendo 
cessato  dal  governatorato,  Paolo 
IV  pensò  di  crearlo  nuovamente 
governatore  di  Roma,  e  gliene  fe- 
ce esibire  l'  uffizio,  ma  egli  non 
l'accettò;  condusse  indi  il  rimanen- 
te de'  suoi  giorni  al  servizio  di 
Ercole  II  duca  di  Ferrara,  e  in 
questa  città  finì   di  vivere. 

pilos  Roverella  vescovo  d'Asco- 
li fu  creato  da  Giulio  III  gover- 
natore di  Roma  a'  iS  febbraio 
I  55o,  pochi  giorni  dopo  la  sua  e- 
lezione. 

Gio.  Michele  Saraceni  napole- 
tano, arcivescovo  di  Acerenza,  Giu- 
lio III  lo  dichiarò  successore  al 
precedente  governatore  a'  29  di- 
cembre i55o,  ed  a'  20  dicembre 
i55i  lo  creò  cardinale:  il  Garam- 
pi   dice  a'  20  novembre. 

Gio.  Girolamo  de  Rossi  parmi- 
giano, vescovo  di  Pavia,  che  Pao- 
lo III,  come  abbiamo  detto,  per 
alcuni  supposti  suoi  delitti  lo  chia- 
mò a  Roma  nell'anno  i539,  e 
racchiuse  in  Castel  s.  Angelo ,  co- 
stituendo amministratore  del  suo. 
vescovato  sino  al  termine  della 
causa  Alessandro  Pallantieri.  La 
chiesa  di  Pavia  fu  data  al  cardi- 
nal del  Monte,  il  quale  dimenti- 
cando le  vessazioni  che  gli  avea 
mosso  per  impedirgli  il  possesso 
dei  vescovato,  divenuto  Giulio   HI 


GOV 

Io  reintegrò  della  sede  vescovile  , 
ed  inoltre  lo  costituì  governatore 
di  Roma  a'  22   novembre    iS.Ti. 

Girolamo  Butinoni  vescovo  di 
Sagona,  chierico  di  camera,  com- 
mendatario dell'abbazia  di  Chiara- 
valle  del  distretto  di  Piacenza,  fu 
fatto  da  Giulio  HI  a' 2 1  gennaio 
i555  governatore  di  Roma,  e  mo- 
rì in  Prato  nel  i564'  Nel  Cardel- 
la  e  nel  Novaes  si  dice,  che  An- 
nibale Bozzuti  poi  cardinale ,  fu 
nominato  governatore  di  Roma  e 
del  conclave  ,  nelle  sedi  vacan- 
ti per  morte  di  Giulio  HI,  e  Mar- 
cello II. 

Carlo  Grassi  bolognese,  fatto  ve- 
scovo di  Montefiascone  e  Comete 
nel  i555  da  Paolo  IV,  per  mor- 
te del  quale,  nella  sede  vacante,  ai 
29  agosto  1559  fu  fatto  dai  car- 
dinali governatore  di  Roma.  Pio 
IV  nell'anno  i565  lo  fece  chierico 
di  camera,  e  s.  Pio  V  nel  i56g 
agli  8  giugno  nuovamente  lo  di- 
chiarò governatore  di  Roma,  in- 
di nel  maggio  iSyo  lo  creò  car- 
dinale. Si  legge  nel  p.  Gattico , 
che  nella  sede  vacante  di  Pio  IV 
fu  confermato  il  governatore  che 
era  il  seguente. 

Alessandro  Pallantieri  di  Castel 
Bolognese,  di  cui  ci  danno  molte 
notizie  il  Gararapi  nelle  Osserva- 
zioni a  p.  293,  ed  il  Marini  nel 
tom.  I,  p.  427,  avendo  costui  da- 
to un  singoiar  esempio  della  va- 
rietà della  fortuna,  ce  ne  permet- 
teremo un  cenno.  Da  amministra- 
tore della  chiesa  di  Pavia,  da  Giu- 
lio HI  fu  fatto  nel  1 552  commissario 
generale  della  camera ,  e  notaro 
della  medesima.  Paolo  IV  Caraffa 
nel  1 555  gli  conferì  l' uffizio  di 
procuratore  fiscale,  e  poi  glielo 
tolse  nel  1 557,  perchè  accusato  di 
frodi     commesse    nell'  amministra- 


GOV 

zionc    dell'  annona ,     ed    estorsioni 
nelle     provincia    di     Marittima     e 
Campagna,  sicché    fu    carcerato  in 
Castel  s.  Angelo,  poi  in  Tordinona 
o  Torre  di  Nona.  Ma  Pio  IV  di- 
chiarò  che    fu    iniquamente    accu- 
sato, e  lo  ripristinò   nell'  uflìzio    di 
procuratore  fiscale,  e  come  tale  as- 
sistè al  processo    fattosi    nel     i56o 
contro  i  Carafli  nipoti  del  defunto 
Paolo  IV.    Fu    poi    dell    medesimo 
Pio  IV  a' 26  aprile    i563  promos- 
so a  governatore    di    Roma,    nella 
quale  carica  continuò  a  tutto  V  an- 
no  i566,  essendo  stato  confermato 
dal  sacro  collegio  nella  sede  vacan- 
te in  cui  fu  eletto  s.  Pio  V.  Questi 
nel  primo    gennaio     1567    lo    fece 
governatore  della  Marca  d'Ancona, 
dopo  aver  deposto  i  fasci  nelle  pon- 
tifìcie mani;  ma  nell'agosto    iSGg 
fu  fatto  venire  in  Roma    e    carce- 
rato   nelle    prigioni    del    s.    oifizio. 
Imputato  di    gravissimi    delitti ,    s. 
Pio  V  lo  fece  sottoporre  a  rigoi'oso 
esame ,    destinando    per    giudice    e 
commissario   apostolico   Pietro  Do- 
nato Stampa  canonico  di  s.  Pietro, 
assessore  del    s.    oftlzio.    Formati  e 
finiti  i  processi  nel    iDyi  fu  il  Pal- 
lantieri  condannato    ad    essere    de- 
capitato, come  in  effetto  si  eseguì, 
essendo  allora  in    età    d'anni   ses- 
santasei ,     ed    il    Pallavicino     nella 
Storia  del  cotte,  di  Trento,  dice  che 
si  meritò  tal  condanna  per  irrego- 
larità   commesse     nella    testura    e 
relazione  del  processo  contro  i  Ca- 
raffi,  dopo  essergli  stati  confiscati  i 
beni,  degradato    dall'  ordine    sacer- 
dotale, e  consegnato  ai  giudici  lai- 
ci.   J^.  Caraffa  Famiglia. 

Monte  de  Valenti  da  Trevi,  s. 
Pio  V  a' 22  maggio  iSyo  lo  di- 
chiarò governatore  di  Roma  ,  che 
vi  fu  poi  confermalo,  sì  dal  sacro 
collegio     nella    sede    vacante    per 


GOV  43 

morte  di  s.  Pio  V,  che  dal  suc- 
cessore Gregorio  XIII  a'  14  mag- 
gio  1572. 

Lodovico  Taberna  milanese,  ab« 
breviatore  di  parco  maggiore,  ve- 
scovo di  Lodi,  a' 28  agosto  i5y3 
Gregorio  Xill  lo  fece  governatore, 
poi  tesoriere. 

Corrado  Asinari,  di  nobilissima 
famiglia,  a' 29  dicembre  1576  Gre- 
gorio XIII  lo  promosse  al  gover- 
natorato di  Roma,  indi  fu  fatto 
vescovo  di  Vercelli  ai  29  maggio 
1589. 

Francesco  Sangiorgio  fu  nomi- 
nato governatore  da  Gregorio  XllI, 
e  in  sua  morte  venne  confermato 
dal  sacro  collegio. 

Mariano  Pierbenedelii  di  Came- 
rino, vescovo  di  Martorano  consa- 
crato dal  cardinal  Peretti,  il  quale 
divenuto  Papa  nel  i585  col  nome 
di  Sisto  V,  lo  chiamò  in  Roma, 
ove  con  amplissime  facoltà,  e  straor- 
dinaria giurisdizione  lo  destinò  alla 
carica  di  governatore ,  che  ripu- 
gnante accettò.  Rilòrmò  l' avidità 
di  alcuni  giudici  e  di  alcuni  mi- 
nistri del  tribunale,  ed  estirpò  i 
sicari,  gli  assassini,  i  malviventi  sì 
in  Roma  che  altrove,  gastigando  i 
rei  senza  riguardo,  per  cui  in  pre- 
mio fu  crealo  cardinale  a'i4  dicem- 
bre  1589. 

Borsino  meritò  di  essere  fallo 
governatore  di  Roma  da  Urbano 
VII  a'  i5  settembre    1590. 

Girolamo  Matteucci  di  Fermo 
arcivescovo  di  Ragusi,  poi  vescovo 
di  Sarno,  governatore  di  Ravenna, 
di  Ancona,  e  di  Marittima  e  Cam- 
pagna, donde  Sisto  V  nel  1587 
lo  mandò  nunzio  alla  repubblicit 
di  Venezia.  Poscia  fu  fatto  go- 
vernatore nell'interregno  di  Sisto  V, 
venendo  costituito  nella  medesima 
dignità  nel  1 590  da  Gregorio  XIV. 


44  Gov 

Questi  a' 24  aprile  1591  lo  spedì 
ili  Francia  commissario  generale 
delle  milizie  ecclesiastiche,  e  Cle- 
mente VII!  Io  inviò  nel  Belgio,  il 
qual  Pontefice  a'27  novembre  «597 
lo  dicliiarò  commissario  generale  del- 
le truppe  pontificie  alla  ricupera  di 
Ferrara.  Ma  mentre  viveva  nel- 
l'aspettativa di  essere  promosso  al 
cardinalato,  morì  nel  1609  in 
Viterbo  di  cui  era  vescovo. 

Per  morte  di  Gregorio  XIV, 
nell'ottobre  1^90,  i  cardinali  con- 
fermarono monsignor  Borsino  nel 
governatorato  ,  che  avendo  ras- 
segnato il  bacolo  ossia  bastone  del 
comando  al  cardinal  decano,  giurò 
al  cardinal  camerlengo. 

Domenico  Toschi  di  Reggio  di 
Modena  ,  fu  da  Clemente  Vili 
dopo  il  1595  fatto  governatore  di 
Koma ,  e  sotto  di  lui  con  raro 
esempio  non  successe  omicidio  alcu- 
no ;  venne  creato  cardinale  nel  i  599. 

Ferdinando  Taverna  milanese, 
nipote  del  suddetto  Lodovico  gover- 
natore di  Roma,  dopo  aver  esercir 
tato  l' uffizio  di  governatore  nello 
slato  ecclesiastico,  Clemente  Vili 
lo  dichiarò  di  Roma  nel  1599,  ma 
incontrò  l' odio  del  pubblico  per  la 
severità  da  lui  usata  nel  suo  gover- 
no, a  cagione  delle  famose  giustizie 
fatte  eseguire  sotto  il  medesimo  Cle^ 
mente  Vili  [Fedi)^  massime  per 
la  capitale  sentenza  subita  da  Ono- 
frio Santacroce.  Ad  istanza  del 
cardinal  Pietro  Aldobrandini  Cle- 
mente Vili  a' 9  giugno  i6o4  Io 
creò  cardinale,  quindi  si  ritirò  nel- 
la sua  villa  Taverna  in  Frascati , 
di  cui  parlammo  al  voi.  XXVll, 
p.    1 54  del  Dizionario. 

Nella  vita  di  Leone  XI,  che  nel 
l6o5  il  dì  primo  di  aprile  successe 
a  Clemente  Vili,  e  regnò  ventisei 
giorni ,  si    legge   chp   confermò   il 


GOV 

governatore  di  Roma,  e  nel  dargli 
il  bastone  del  comando  gli  disse 
che  amministrasse  la  giustizia  a 
tutti,  ma  senza  rigore. 

Benedetto  Ala  fu  fatto  governa- 
tore di  Roma  nel  i6o5  da  Pao- 
lo V,  e  cavalco  nel  suo  possesso. 

Berlinghiero  Gessi  bolognese,  ve- 
scovo dì  Rimini,  nel  16 18  Pao- 
lo V  lo  chiamò  in  Roma,  e  lo  fece 
governatore  dell'  alma  città  t  nella 
morte  del  Papa  restituì  il  bacolo 
o  bastone  del  comando  al  cardinal 
decano,  il  quale  lo  passò  al  cardi- 
nal camerlengo,  ma  fu  invece  con- 
fermato; giurò  ai  cardinali  fedeltà, 
e  si  ebbe  il  bastone  della  dignità. 
Di  poi  Gregorio  XV  lo  confer- 
mò nella  carica,  conferendogli  in 
pari  tempo  quella  di  prefetto  dei 
palazzi  apostolici,  ed  Urbano  Vili 
Io  creò  cardinale ,  dopo  avere  e- 
sercitato  sotto  di  lui  ambedue  gli 
uffizi. 

Gio.  Girolamo  Lomellino  geno- 
vese, da  chierico  di  camera  Urba- 
no Vili  lo  fece  governatore  di 
Roma,  poi  tesoriere  e  cardinale. 

Girolamo  Grimaldi  genovese,  da 
vice-legato  del  Patrimonio,  Urba- 
no Vili  lo  fece  nel  1628  gover- 
natore di  Roma ,  indi  nunzio  a 
Vienna,  e  gli  conferì  altre  cariche, 
indi    lo  creò  cardinale. 

Lorenzo  Imperiali  genovese ,  da 
chierico  di  camera  e  commissario 
delle  armi,  nei  principii  dell'anno 
i653  Innocenzo  X  lo  fece  gover- 
iiatore,  e  dopo  un  anno  con  plau- 
so cardinale.  Con  questa  dignità 
in  tempo  della  peste  Alessandro 
VII  lo  dichiarò  governatore.  Sotto 
il  di  lui  governo  nacque  il  tram- 
busto tra  i  soldati  corsi  e  l'amba- 
sciatore di  Francia,  per  cui  fu  co- 
stretto a  giustificarsi  a  Parigi. 

4 riberli  fu  fallo  governatore  ds» 


GOV 

Innocenzo  X ,  e  si  tirò  addosso  il 
generale  disprezzo:  facendo  il  Pa- 
pa temere  di  sua  vita,  si  ritirò  per 
paura  alla  chiesa  del  Gesù,  ma  es- 
sendo migliorato  tornò  alla  resi- 
denza governativa  in  Parione.  Nar- 
ra il  Cancellieri  nel  %uo  Mercato, 
che  alcuni  per  disprezzo  tagliarono 
le  code  e  le  orecchie  ai  suoi  be- 
stiami, a'  quali  dicevano  per  insul- 
to :  Arri  Berto.  Morto  Innocen- 
zo X  a' 7  gennaio  i655,  il  prelato 
A  riberti  fu  deposto  dalla  carica , 
ed  in  vece  eletto  monsignor  Giu- 
lio Rospigliosi  di  Pistoia,  arcivesco- 
vo di  Tarso,  a  pieni  voti ,  che  il 
nuovo  Papa  Alessandro  VII  fece 
segretario  di  stato  e  cardinale,  e 
che  poi  gli  successe  col  nome  di  Cle- 
mente IX.  Si  legge  nel  p.  Gattico, 
Acta  caeremonialia  :  monsignor  A- 
riberti  dopo  avere  rassegnato  il  ba- 
stone del  comando  fu  escluso  da 
quarantasei  voti  dal  governatorato; 
in  vece  fu  eletto  monsignor  Ro- 
spigliosi con  cinquantuno  voti,  il 
quale  ricevette  dal  cardinal  camer- 
lengo il  bastone  di  vice-camerlen- 
go, giurò  al  cardinal  decano,  e  nel 
giorno  passò  in  casa  del  cardinal 
camerlengo  a  giurare  come  vice- 
camerlengo. 

Carlo  Bonelli  romano,  appena 
eletto  Alessandro  VII  nel  i655  lo 
fece  governatore,  e  come  tale  in- 
tervenne nella  solenne  cavalcata  del 
suo  possesso  :  poi  fu  fatto  arcive- 
scovo e  nunzio ,  e  dal  medesimo 
Papa  cardinale. 

Federico  Borromeo  milanese,  pa- 
triarca d' Alessandria,  da  Alessan- 
dro VII  fu  fatto  governatore  di 
Roma,  quindi  nel!'  elezione  di  Cle- 
mente IX  nel  1667  fu  promosso 
a  nunzio  di  Spagna  dopo  aver  ca- 
valcato nel  possesso  come  governa- 
tore; il  successore  lo  creò  cardinale. 


GOV  45 

Pompeo  Varese  venne  fallo  go- 
vernatore da  Clemente  IX,  poscia 
conièrmato  nel  1670  da  Clemente  X. 

Luigi  Bevilacqua  nobile  ferra- 
rese, da  governatore  di  Fabriano 
fu  tatto  uditore  di  rota,  e  da  Cle- 
mente X  surrogato  nella  carica  del 
Concessum  a  monsignor  Fagnani 
divenuto  cieco.  Indi  il  medesimo 
Papa  con  breve  de*  4  marzo  1671 
lo  elevò  alla  carica  di  governatore 
di  Roma  e  vice-camerlengo,  e   nel 

1675  lo  destinò  nunzio  all'impe- 
ratore per  conchiudere  la  pace,  fa- 
cendolo patriarca  d'  Alessandria,  e 
quindi  lo  mandò  a  stipular  la  pace 
di  Nimega.  Morì  in  Roma  nel  1680, 
e  fu  sepolto  in  s.  Maria  della  Vit- 
toria, ove  il  cardinal  Albizi  lo  avea 
consacrato  vescovo. 

Giambattista  Spinola  genovese, 
arcivescovo  di  Matera,  poi  di  Ge- 
nova, Clemente  X  lo  nominò  go- 
vernatore ,    ed    Innocenzo    XI    nel 

1676  Io  confermò,  e  poi  nel  1681 
lo  creò  cardinale.  Continuò  ad  eser- 
citare la  carica  anche  fregiato  del- 
la dignità  cardinalizia  nel  resto  del 
pontificato ,  nella  sede  vacante  ,  e 
nel  pontificato  di  Alessandro  Vili 
nel  1691  la  lasciò,  subentrando- 
vi il  nipote,  dopo  aver  incontrato 
gravi  vertenze  con  alcuni  amba- 
sciatori per  le  franchigie. 

Giambattista  Spinola  genovese, 
nipote  del  precedente ,  fu  fatto  da 
Alessandi'O  Vili  governatore  di  Ro- 
ma, indi  nel  iGg^  Innocenzo  Xll 
lo  creò  cardinale  :  sostenne  con 
gran  fortezza  la  sua  rappresentan- 
za contro  le  pretensioni  degli  am- 
basciatori sulle  franchigie. 

Ranuccio  Pallavicini  di  Parma, 
segretario  del  concilio,  fu  fatto  gover- 
natore di  Roma,  e  nel  1706  car- 
dinale da  Clemente  XI. 

Francesco    Caffarelli    romano  , 


46  GOV 

uditore  di  rota,  colla  ritenzione  di 
tale  uUlzio  Ciementc  XI  nel  170G 
lo  fece  governatore  di  Koma ,  e 
mori  nel  171 1  :  di  sopra  abbiamo 
riportato  la  sua  elezione  e  fune- 
rali. 

Bernardino  Scolti  milanese,  udi- 
tore di  rota ,  Clemente  XI  nel 
1 7 1 1  lo  dichiarò  governatore  di 
Boma  ritenendo  l' uditorato,  indi 
nel    1715  lo  creò  cardinale. 

Alessandro  Falconieri  romano, 
Clemente  XI  prima  lo  fece  uditore 
di  rota,  e  colla  ritenzione  di  que- 
sto uUlzio  anche  governatore  di 
Roma,  che  continuò  ad  esercitare 
eziandio  nei  pontificati  d'Innocen- 
zo Xlll,  e  di  Benedetto  XIII  che 
nel    179.4  lo  c»eò  cardinale. 

Giambattista  Spinola  genovese, 
da  segretario  di  consulta  Bene- 
detto XIII  lo  creò  governatore,  e 
dopo  sei  anni  nel  1733  Clemente 
XII  lo  creò  cardinale. 

Marcellino  Gorio  fu  promosso 
al  governatorato  da  Clemente  XII, 
e  lo  era  nel    1 738. 

Bondelnionle  fu  fatto  governatore 
di  Roma  nel  1740  da  Benedetto 
XIV ,  cavalcò  nel  suo  possesso ,  e 
mori  nel  giugno  dell'anno  seguente, 
come  dicemmo  di  sopra  parlando 
del  suo  funerale. 

Raniero  Simonetti  patrizio  di  O- 
simo  e  Cingoli,  da  nunzio  di  Napo- 
li nel  1743  Benedetto  XIV  lo  fece 
governatore,  e  nel  1747  lo  creò 
cardinale. 

Cosimo  Imperiali  di  Genova, 
da  chierico  di  camera  nel  174? 
Benedetto  XIV  lo  creò  governa- 
tore, e  nel    1 757  cardinale. 

Cornelio  Monti  Caprara  bolo- 
gnese venne  nominato  governa- 
tore di  Roma  nel  1759  da  Cle- 
mente XIII,  ed  intervenne  al  pos- 
sesso solenne  della  basilica  Latera- 


GOV 

nense  :  dipoi  lo  stesso  Papa  lo  creò 
cardinale  a*  23   novembre  1761. 

Antonio  Casali  romano ,  da  se- 
gretario di  consulla  Clemente  XIII 
lo  fece  governatore ,  e  come  tale 
fece  parte  della  cavalcata  pel  pos- 
sesso di  Clemente  XIV,  che  a*  12 
dicembre  1770  lo  promosse  al  car- 
dinalato, indi  lo  pubblicò  a'  1 5  mar- 
zo 1773.  Continuò  nella  carica  col 
titolo  di  pro-governatore  sino  alla 
morte  del  Papa  avvenuta  a'  22  set- 
tembre 1744»  per  la  quale  si  di- 
mise dalla  carica,  ed  allora  il  sacro 
collegio  elesse    il  seguente  prelato. 

Giovanni  Potenziani  di  Rieti , 
maestro  di  camera  di  Clemente 
XIV,  nella  prima  congregazione 
cardinalizia  della  sede  vacante  per 
morte  del  medesimo  Clemente  XIV, 
fu  costituito  governatore  di  Roma, 
nel  qual  posto  lo  confermò  il  nuo- 
vo Pontefice  Pio  VI,  quindi  come 
di  sopra  si  è  narrato,  mori  a'  21 
novembre   ij'j5. 

Giovanni  Cornaro  veneziano  fu 
fatto  da  Pio  VI  successore  nel  go- 
vernatorato al  precedente,  essendo 
uditore  di  rota^  ìndi  nel  primo  giu- 
gno 1778  lo  creò  cardinale. 

Ferdinando  Alarla  Spinelli  na- 
poletano, governatore  di  Roma  per 
volere  di  Pio  VI ,  che  nel  1755 
lo  creò  cardinale. 

Ignazio  Busca  di  Milano,  da 
nunzio  apostolico  di  Brusselles  Pio 

VI  lo  fece  governatore,  e  poi  nel 
1789  creò  cardinale. 

Giovanni  Rinuccini  fiorentino  , 
fatto  governatore  di  Roma  da  Pio 
VI,  quindi  nel  1794  creato  cardi- 
nale. 

Carlo  Crivelli  milanese,  arcive- 
scovo di  Patiasso,  Pio  VI  lo  diede 
in  successore  al  precedente  nel  go- 
vernatorato di  Roma,  e  poscia  Pio 

VII  lo   creò   cardinale    a'  2  3  feb- 


GOV 

braio  dell'anno  1801,  Monsignor 
Baldassarri  nella  Relazione  delle  av- 
versila e  patimenti  di  Pio  VI,  tona, 
II,  p.  4oo,  nari-a  com'egli  si  tro- 
vò governatore  quando  Roma  fu 
occupata  dai  repubblicani  francesi, 
e  siccome  fedelissimo  ed  afTeziona- 
tissimo  al  Papa  fu  chiuso  in  Ca- 
stel s.  Angelo. 

Francesco  Guidobono  Cavalchi- 
ni  di  Tortona  fu  fatto  da  Pio  VII 
nel  1 80 1  governatore  di  Roma , 
quindi  nel  concistoro  de'  i4  agosto 
1807  Io  creò  cardinale  riserbandolo 
in  petto,  ed  a  cagione  delle  note 
politiche  vicende  il  Papa  non  potè 
pubblicarlo  prima  del  6  aprile  1818. 
Oltre  quanto  di  lui  dicemmo  nella 
sua  biografìa,  parleremo  di  questo 
degno  porporato  all'articolo  Leone 
Xll  (Vedi).  Siccome  il  Cavalchini 
nell'esercizio  della  carica  fu  arre- 
stato dai  francesi  invasori  dello  stato 
ecclesiastico,  Pio  VII  nominò  pro- 
governatore  Tom/naso  brezzo  di 
Palermo,  poi  cardinale;  quindi  fece 
dopo  di  lui  egualmente  pro-gover- 
natore monsignor  Francesco  Ser- 
litpi  romano,  ch'era  uditore  di  rota, 
poscia  promosso  al  cardinalato.  Re- 
stituita Roma  e  i  dominii  pontifìcii 
a  Pio  VII  nel  1814,  questi  nomi- 
nò prò- governatore  di  Roma  e  di- 
stretto, colla  presidenza  delle  car- 
ceri, il  cav.  Giacomo  Giustiniani 
romano,  che  avendo  poi  riprese  le 
insegne  prelatizie  lo  spedi  delega- 
to in  Bologna  a  ripristinare  il  go- 
verno pontificio.  Allora  Pio  VII  no- 
minò prò- governatore  il  prelato 
Stanislao  Sanseverino  di  JN'apoli  , 
che  funse  l'uffizio  sino  al  ritorno 
in  Roma  di  monsignor  Cavalchini, 
che  riassunse  l'esercizio  della  cari- 
ca nel  settembre  18 14.  Tanto  il 
Sanseverino,  che  il  Giustiniani  fu- 
rono   poi  annoverati  al  sacro  col- 


GOV  47 

leglo,  il  primo  da  Pio  VII,  il  se- 
condo da  Leone  XII. 

Tiberio  Pacca  di  Benevento,  Pio 
VII  dopo  la  promozione  alla  sacra 
porpora  di  monsignor  Cavalchini 
lo  fece  pro-governatore  di  Roma, 
e  dopo  pochi  mesi  lo  dichiarò  ef- 
fettivo; ma  per  le  note  vicende  es- 
sendo fuggito  nel  1821,  Pio  VII 
nominò  pro-governatore  monsignor 
Gaspare  Bernardo  Pianelti  di  Jesi 
come  primo  assessore  del  governo, 
quindi  fece  governatore  il  seguente. 

Tommaso  Bernetli  di  Fermo, 
da  assessore  delle  armi  Pio  VII 
nel  i8ai  lo  promosse  alla  ca- 
rica di  governatore  di  Roma ,  e 
tale  fu  confermato  nella  sede  va- 
cante. Leone  XII  lo  mandò  in  Rus- 
sia con  carattei-e  d' ambasciatore 
per  felicitare,  e  per  assistere  alla 
coronazione  in  Mosca  del  regnante 
imperatore  Nicolao  I  :  in  tale  tem- 
po fece  da  prò- governatore  monsi- 
gnor Nicola  Clarelli  Paracciani  di 
Rieti,  come  primo  assessore  del  go- 
verno, al  presente  cardinale.  Leo- 
ne XII  agli  8  ottobre  1826  fece 
monsignor  Bernetti  cardinale,  poi 
suo  segretario  di  stato,  nel  quale 
uffizio  fu  pur  destinato  dal  Papa 
che  regna  Gregorio  XVI,  che  poi 
lo  nominò  vice-cancelliere  di  s.  Chie- 
sa, dignità  ch'esercita. 

Gio.  Francesco  Marco-y-Catalan 
spagnuolo,  uditore  di  rota,  Leone 
XII  nel  1826  colla  ritenzione  del- 
l'uditorato lo  fece  governatore  di 
Roma,  ed  a'  1 5  dicembre  1828 
cardinale. 

Benedetto  Cappelletti  di  Rieti, 
delegato  apostolico  di  Urbino  e  Pe- 
saro, Leone  XII  nel  dicembre  1828 
lo  dichiarò  governatore  di  Roma  , 
cui  sono  uniti  il  vice-camerlengato 
e  la  direzione  generale  di  polizia. 
Esercitò  tali  uilìzi  nelle  sedi  vacau- 


48  GOY 

ti  per  Leone  XII  e  per  Pio  Vili , 
e  funse  il  governatorato  sotto  quei 
Papi,  e  sotto  il  regnante  die  a  2 
luglio  i832  lo  pubblicò    cardinale. 

Nicola  Grimaldi  di  Treia,  da  se- 
gretario di  consulta  il  regnante 
Gregorio  XVI  nel  iBSa  lo  fece  go- 
vernatore di  Roma ,  ed  a'  4  gen- 
naio 1B34  cardinale,  indi  legato  a - 
postolico  di  Forlì. 

Luigi  Ciacchi  di  Pesaro,  da  de- 
legato di  Macerata  il  Papa  che  re- 
gna nel  1834  lo  dichiarò  governa- 
tore di  Roma,  e  a'  12  febbraio 
i838  cardinale:  funse  il  pro-go- 
vernatorato decorato  della  dignità 
cardinalizia  come  il  predecessore  e 
il  successore. 

Luigi  Pannicelli  Casoni  di  Ame- 
lia, da  pro-legato  di  Bologna  Gre- 
gorio XVI  nel  i838  lo  fece  pro- 
governatore e  poi  governatore  ;  in- 
di pubblicato  cardinale  a*  24  gen- 
naio 1842,  e  fatto  legato  prima  di 
Forlì,  poi  di  Bologna  che  al  pre- 
sente governa. 

Giuseppe  Antonio  Zacchia  della 
diocesi  di  Luni  Sarzana,  uditore  di 
rota,  dal  regnante  Pontefice  nel 
184^  promosso  a  governatore  di 
Roma^  vice-camerlengo  e  direttore 
di  polizia,  attribuzioni  e  gravi  uf- 
fìzi che  attualmente  disimpegna  con 
zelo,  impegno  ed  attività. 

GOYAX  (Goyasen).  Città  con 
residenza  vescovile  nel  Brasile,  nel- 
la provincia  del  suo  nome ,  la 
quale  occupa  il  centro  dello  stes- 
so impero  del  Brasile.  Il  vasto 
territorio  della  provincia  di  Goyax 
non  era  in  origine  che  una  co- 
marca  della  provincia  nel  i749- 
Ebbe  per  suoi  primi  coloni  degli 
avventurieri,  attirativi  dalla  vista 
dell'oro,  che  serviva  di  ornamento 
alle  donne  degl'  indiani,  e  di  cui 
scopersero  le    miniere   dopo  molle 


GOY 

ricerche.    GÌ'  indiani   che  avevano 
dapprima    mostrato  ostili    disposi- 
zioni contro  i  portoghesi,  si  ricon- 
ciliarono in  fine  con  essi,  loro  in- 
dicando pure    il    luogo  ove  trova- 
vano la    maggior  quantità  d'oro; 
poscia  i  coloni  vi  giunsero  in  fol- 
la, ed  il    paese  si    popolò    rapida- 
mente. Dal   1749  ^1    1809    questa 
provincia  restò    tutta   intera  sotto 
la    giurisdizione  di   un    solo    ouvi- 
dorf  ma   ai     18    marzo   1809    fu 
divisa  in    due  comarche,  una  delle 
quali    prese    il    nome    di    t.  Joao 
das  duas    Barras,  e  l'altra  quello 
di   Villa-Boaf    nome    del  capoluo* 
go    della    provincia.    Ciascuna    di 
queste  comarche  contiene  otto  ter- 
ritorii  o  Julgados.  Nella  prima  co- 
marca  vi  sono  i  territorii  di  Ara- 
yas.  Cavalcante,    Conceicaco ,    san 
Felis,    Flores,    Natividade ,    Porto 
Real,  e    Trahyras.   Nella    seconda, 
Araxa,  Crixa,    s.  Crux,  Dessembo- 
que,    s.    Luzia,   Meja  ponte.    Pillar 
e    Villa-Boa.  Questa    politica    divi- 
sione non  essendo  per  altro  fonda- 
ta sulla  disposizione  fìsica  del  pae- 
se, ed    in    conseguenza    poco    atta 
a    farne    chiaramente    conoscere  la 
geografia,  si    eseguì  la  divisione  in 
sei  distretti,    adottata    dall'  autore 
della     Corografia     brasiliana  ,    e 
tracciata  dai  limiti  naturah.  Questi 
distretti  sono  :  Nova-Beira,  Caya- 
ponia,  e  Goyax   all'ovest,  e    Pa- 
rannan,  Rios  das  Velhas,  e  Tocan- 
tin  all'est.  Tutte   le    questioni  pe- 
rò sono  oggidì  eliminate   colla  di- 
visione   amministrativa    della   pro- 
vincia nelle  due  comarche  di  Go- 
yax  e  di  s.   Joao-das  duas  Bar- 
ras. 

Villa-Boa  è  il  capoluogo  della 
provincia  e  comarca  di  Goyax, 
verso  il  centro  della  provincia  me- 
desima ,  giace    in  luogo   basso  sul 


GOY 

iio    Vfermeiho ,    die    Ja    divide    in 
due  parti    pressoché  eguali     comu- 
nicanti   fra  esse    per  mezzo   di  tre 
ponti.  E  grande,  ma  mediocremen- 
te   fabbricala  ;    vi  si    osserva  però 
il    palazzo    del   governatore,  la  ca- 
sa  comune,  la    tesoreria,  e  la  zec- 
ca,    un    piccolo    forte     munito    di 
due   pezzi  di  cannone,  che  servono 
i  giorni  delle  feste,  una  bella  fon- 
tana ,    ed    un    delizioso    passeggio 
pubblico.  11    calore    vi  è    intenso 
durante    la    stagione    asciutta,    ma 
le  notti  riescono    freschissime.   Ab- 
bastanza   operoso    è   quivi  il  com- 
mercio, le  miniere  d'oro  produtti- 
vissime,  e  la  popolazione  assai  rag- 
guardevole.   JVon    era    in     origine 
che  un    villaggio    chiamato  s.   An- 
na,   quando     nel     1739,     sotto    il 
regno  di  Giovanni  V,   vi  sì  costrus- 
se  la  citta,   la  quale  ora  conta  più 
di  ottantamila  abitanti.  Filar,  Ouro- 
Fino,  e  Santa    Crux    sono  tre  vil- 
laggi   importanti     della    provincia 
di  Goyax,  per  la  quantità  notabi- 
le d'oro  che    trovasi  ne'  suoi  tei  ri- 
torii.  11  distretto  poi  dei  Diamanti 
formò   un  tempo,  e  tuttora  forma 
la    ricchezza  maggiore    del  Brasile. 
Lungo  le  rive  del  Rio-Claro   si  é- 
stende,  che    influisce  a  destra  nel- 
l'Araguay,    ed  ha    fornito  gemme 
di   pura     acqua    e   di  grande    di- 
mensione. La    città   capitale    della 
comarca  di  s.  Joao  das  duas  Bar- 
ras    è   la   Kalividade  posta  in  riva 
ad  un  piccolo  afìfluente  del  Manoel- 
Alvez.    Aguaquente    o    Acquacalda 
è     un    villaggio    distinto,  posto    a 
mezza  lega   dal  confluente  del  Rio 
das  Almas,    e  dal  Maranhao  pres- 
so di  un   lago  profondo.  L' oro  e- 
ravi    abbondante    all'  epoca    della 
.«iua  fondazione,  che  fu  l'anno  17  32, 
in  guisa  che    per    oggetto  di  gua- 
dagno  vennero  a  stabilirvi.si  dodi- 
VOI,    xxxu. 


GOY  4() 

cimila  Individui.  Vi  si  tiovò  il 
celebre  masso  d'oro  di  quarantatre 
libbre,  che  si  conservava  nel  mu- 
seo di  Lisbona  sino  all'  invasione 
francese  di  quella  metropoli.  Vil- 
laggi importanti  sotto  pure  Caval- 
cante e  Couceicao,  non  che  Porto 
Reale. 

11  somma  Pontefice  Leone  XIT, 
con  la    lettera  apostolica     Sollicitet 
catholici   gregis    cura,  idibus     julii 
anni    1826,    eresse  la  sede  vescovi- 
le di     Goyax  nell'  America    meri- 
dionale, nell'impero  del  Brasile,  con 
la  residenza    del  vescovo  in  Villa- 
Boa.  Dichiarò  la    sede    e  il  vesco- 
vo    sufl'raganei     dell'  arcivescovato 
di  i.  Salvatore  della  Baia  di  tutti 
i    santi.    Eresse    in    cattedrale    la 
chiesa  dedicala  a  Dio  in  onore  di 
s.  Anna,    il    cui    edifizio  è    ampio 
e  decente.    Stabili  che  il   capitolo 
fosse  composto    di  due   dignità,  la 
prima  delle    quali  fosse    1'  arcidia- 
cono,   con  dieci    canonici   compre- 
se   le     due    prebende     di    teologo 
e    penitenziere,    oltre  altri  preti   e 
chierici  pel  divino    servizio.  La  cu- 
ra   delle    anime    nella    cattedrale 
viene    amministrata    da   un    eccle- 
siastico   deputato;    avvi    il    fonte 
battesimale,  ed  è  1'  unica   parroc- 
chia ch'esista  nella  città.  Vi  è  l'o- 
spedale ,  non  il  seminario,  che  de- 
vesi  erigere  cóme  il  monte  di  pie- 
tà. In  luogo    dell'  episcopio  il  go- 
verno supplisce  al  vescovo  in  altro 
modo.  Ln   diocesi  fu  stabilita  am- 
pia,   e    contenente   più    luoghi,  e 
che  ogni    nuovo  vescovo  fosse  tas- 
sato nei  registri  della  camera  apo- 
stolica   in  fiorini     116,    ascendimi 
vero    ad    bismille,   et   qualiiorceri' 
ttim    sentala    romana  aliquibiis    o- 
nerihus   gravata.  Il  regnante   Papa 
Gregorio  XVI ,  nel    concistoro  dei 
?.5  luglio    i844>  dichiarò  per  pri- 

r 


So  GOZ 

rno  vescovo  monsignor  Fianceso 
Ferreira  de  Azevedo,  traslato  da 
Castoria  in  partibus,  nominalo  a 
tal  sede  dall'  odierno  imperatore 
del  Brasile  Pietro  II.  Questa  dio- 
cesi si  estende  dal  nord  al  sud  per 
piìt  di  quattrocento  leghe  ;  non 
vi  ha  città  propriamente  detta  che 
la  sola  in  cui  sta  la  sede,  e  porta 
il  nome  della  medesima  provincia; 
nell'immenso  territorio  sono  spar- 
se alle  distanze  di  20,  3o,  o  /\.o 
leghe  una  dall'altra  trentaquattro 
parrocchie  intersecate  da  tribù  sel- 
vaggie, che  vivono  di  caccie  e  di 
rapine.  Il  presente  vescovo  da  al- 
cuni si  dice  il  terzo  o  quarto,  ma 
sarà  di  tal  numero  quando  vi  si 
calcoli  il  vescovo  in  partibus  che 
l'ha  finora  governata  spiritualmen- 
te, dappoiché  propriamente  il  pri- 
mo  vescovo  è  il  nominato. 

GOZARTE  o  BEZADDA.  Sede 
vescovile  della  Zabdicena  giacobit 
ta,  dipendente  da  Manfriano  ,  si- 
tuala all'occidente  e  sulle  rive  del 
Tigri,  dodici  miglia  sopra  Mossul. 
Ne  furono  vescovi  Basilio  Marcia- 
no del  1172,  Giuseppe  del  i243» 
Giovanni  del  1266,  Dioscoro  del 
1285,  il  quale  viene  ritenuto  au- 
tore d'  una  liturgia  siriaca  ,  e 
Chaleph  che  nel  i455  fu  fatto 
patriarca  col  nome  d'Ignazio. 

GOZIA,  Gothia.  Sede  vescovile 
del  Chersoneso  di  Tracia,  dipen- 
dente dal  patriarca  di  Costanti- 
nopoli. Ne  sono  registrati  per  ve- 
scovi: Teofilo  che  intervenne  al 
concilio  di  Nicea,  egli  è  notalo 
ne'calendàri  greci  a'  i5  settembre 
per  avere  istruito  il  martire  Ni- 
cela,  che  fu  bruciato  vivo  per  or- 
dine di  Atalarico.  Filoslorgio  è  di 
parere  che  Teofilo  sia  lo  slesso 
che  il  vescovo  Ulfila  ordinalo  da 
Eusebio  di  Nicomedia,  dopo  la  vit- 


GOZ 

toria  di  Costantino .  A  Teofìlo 
succedette  il  di  lui  segretario  Se- 
lena,  ed  a  questo  Uni  la  eh'  ebbe 
a  successori  più  vescovi  riportati 
neir  Oriens  Chrisl,  tom.  1,  pag. 
1239. 

GOZZADINI  MARCAXTOifio,  Car- 
dinaie.  Marcatonio  Gozzadini,  nobile 
bolognese,  nel  iSgS  ottenne  le  in- 
segne di  dottore  in  Bologna ,  ed 
essendo  divenuto  eccellente  giure- 
consulto e  famoso  avvocato,  datosi 
a  patrocinare  le  cause  nella  curia 
romana  ,  fu  eletto  collaterale  di 
Campidoglio,  nel  quale  uffizio  di- 
pertossi  con  tanta  integrità  e  va- 
lore, che  il  popolo  romano  lo  ebbe 
in  grandissima  estimazione.  Innal- 
zato al  pontificato  a'  9  febbraio 
1621  il  suo  cugino  col  nome  di 
Gregorio  XV ,  questi  lo  nominò 
subito  cameriere  segreto,  e  canoni- 
co di  s.  Pietro;  quindi  a'  2 1  luglio 
lo  creò  cardinale  prete  del  titolo 
di  s.  Eusebio,  per  cui  il  popolo  ro- 
mano, per  singolare  dimostrazione 
di  esultanza,  gli  fece  un  donativo 
di  cinquemila  scudi.  Il  Martinelli 
nella  storia  della  chiesa  di  s.  Agata 
dimostra  che  il  cardinale  fu  fatto 
dell'ordine  de' diaconi,  con  la  chie- 
sa di  s.  Agata  per  diaconia,  di  cui 
restaurò  la  sagrestia  col  campanile 
che  minacciava  rovina ,  ed  abbellì 
con  vaga  e  nobile  fontana  il  giar- 
dino adiacente  alla  chiesa ,  e  con 
altre  amenità  :  di  più  alla  sua  mor- 
te lasciò  una  somma  considerabile 
per  restaurare  la  porla  di  quel- 
r  antico  tempio.  II  Novaes  dice  che 
passò  al  titolo  di  s.  Eusebio,  dopo 
essere  stalo  diacono  di  s.  Agata. 
Nel  1622  Gregorio  XV  Io  fece 
vescovo  di  Tivoli,  dove  celebrò  il 
sinodo,  e  poscia  nei  primi  di  giu- 
gno del  seguente  anno  lo  trasferì 
a  Faenza.    Intervenne    al    conclave 


GOZ 

per  l'elezione  di  Urbano  Vili;  ma 
per  gì'  incomodi  che  in  esso  soffrì, 
dopo  pochi  giorni  dacché  n'  era 
uscito,  una  lenta  febbre  lo  condus- 
se al  sepolcro  in  Roma  nello  stesso 
anno  1628,  in  età  di  quarantano- 
"ve  anni,  universalmente  compianto 
per  la  sua  affabilità,  piacevolezza, 
integrità  di  costumi,  e  dottrina  con- 
giunta ad  esemplarità  di  vita.  Eb- 
be sepoltura  nella  chiesa  di  s.  An- 
drea della  Valle,  con  una  onore- 
vole iscrizione ,  postavi  da  Bonifa- 
cio Gozzadini  suo  erede. 

GOZZADINI  Ulisse  Giuseppe, 
Cardinale.  Ulisse  Giuseppe  Gozza- 
dini patrizio  bolognese,  pronipote 
del  cardinale  Marcantonio,  nacque 
in  Bologna  a' 20  ottobre  i65o. 
Mostrò  sino  dai  primi  anni  gran 
vivacità  e  prontezza  di  spirilo,  la 
quale  spiccò  in  singoiar  modo  nel- 
la difesa  delle  pubbliche  conclusio- 
ni, che  sostenne  con  tale  applauso, 
che  fu  fatto  degno  di  essere  am- 
messo con  rarissimo  esempio  nel 
collegio  dei  dottori  dell'uno  e  del- 
l'altro  diritto,  prima  di  avere  ri- 
portato in  quella  facoltà  la  laurea 
dottorale.  Il  cardinal  Boncompagno 
arcivescovo  di  Bologna  gli  conferì 
la  prebenda  teologale,  che  ritenne 
fino  al  1693.  Destinato  professor 
di  legge  in  quella  celebre  universi- 
tà, ne  esercitò  l' incarico  con  som- 
ma lode  e  riputazione  per  venti 
^nni.  Per  salute  intraprese  un  viag- 
gio in  Francia  e  nelle  Fiandre,  che 
gli  riuscì  vantaggioso ,  indi  in  età 
di  quaranl'  anni  si  portò  in  Ro- 
ma per  interessi  di  famiglia,  quan- 
do ottenne  un  canonicato  e  la  pre- 
benda di  teologo  nella  basilica  va- 
ticana ,  nella  quale  ne'  tentpi  sta- 
biliti e  determinati  recito  con  Uni- 
versale soddisfazione  le  dotte  sue 
lezioni,   come   avea    fatto    in    Bolo- 


GOZ  5f 

gna.  Entrò  in  grazia  d' Innocen- 
zo XII ,  che  lo  annoverò  tra  gli 
avvocati  concistoriali.  Io  fece  se- 
gretario de'  memoriali  e  de*  bre- 
vi ai  principi,  e  lo  avrebbe  pro- 
mosso ad  altre  cariche,  se  Ulis- 
se per  male  di  calcoli  non  fosse 
stato  costretto  di  condursi  a  Fi- 
renze ,  ove  se  ne  liberò.  Clemente 
XI  lasciò  all'  arbitrio  suo  la  riten- 
zione d'uno  de'  due  impieghi,  on- 
de il  Gozzadini  amò  restare  segre- 
tario de'  brevi ,  e  poscia  lo  consagrò 
arcivescovo  di  Teodosia  in  partibus, 
adoperandolo  in  diversi  gravi  affa- 
ri, finché  a'  i5  aprile  1709  lo  creò 
cardinale  dell'  ordine  de'  preti ,  e 
per  titolo  gli  conferì  la  chiesa  di 
s.  Croce  in  Gerusalemme.  Inoltre 
lo  fece  vescovo  d' Imola,  e  passa- 
ti tre  anni  legato  di  Ravenna.  Fi- 
no dai  primi  giorni  del  suo  vesco- 
vato compose  ed  aggiustò  con  mi- 
rabile prudenza  e  soavità  le  fasti- 
diose controversie  che  da  lungo 
tempo  erano  tra  il  capitolo  ed  il 
magistrato  della  città  ;  e  avendo 
trovato  il  palazzo  episcopale  in  pes- 
simo stalo,  si  applicò  a  ripararlo 
ed  abbellirlo  ,  lasciandovi  parte 
considerabile  de'  suoi  mobili  a  pro- 
fitto de' successori.  Accrebbe  le  ren- 
dite della  mensa  vescovile,  e  fece 
ridurre  in  epilogo,  scritto  di  nitido 
carattere  in  otto  volumi,  tutti  gli 
antichi  stromenti  riguardanti  i  fon- 
di e  i  beni  della  sua  chiesa,  che  poi 
furono  collocati  nell'archivio  della 
medesima.  A  sue  spese  fece  eziandio 
stampare  la  storia  de' vescovi  d'I- 
mola ,  descritta  da  Anton  Maria 
Manzoni  canonico  della  cattedrale, 
avendo  inoltre  fabbricato,  per  bene 
di  tutta  la  diocesi ,  in  gran  parte 
e  da'  fondamenti  il  seminario.  Cle- 
mente XI  lo  dichiarò  legato  pon- 
tificio   in  Parma  ,    deputandolo    a 


rt^  G  o  z 

benedii'e  solennemente,  accotópagnn- 
to  da  tre  vescovi,  le  nozze  Ira  E- 
lisabetta  Farnese,  e  Filippo  V  re 
di  Spagna.  D'ordine  del  Papa  si 
portò  pure  ai  confini  della  lega- 
zione ad  incontrare  il  re  d' Inghil- 
terra Giacomo  III  ,  allorquando 
dalla  Francia  passò  in  Roma  :  lo 
alloggiò  nel  proprio  palazzo ,  ed 
accompagnò  per  tutta  la  provincia. 
Nell'anno  santo  1725  ai  pellegrini 
che  passavano  per  recarsi  a  Roma, 
fece  apparecchiare  un  ospedale , 
dove  ogni  sera  faceva  loro  appre- 
stare da  cena,  a  cui  assisteva  egli 
medesimo,  servendo  loro  colle  pro- 
prie mani;  e  dopo  averli  ricreati 
col  pascolo  della  divina  parola,  li 
confortava  con  divoti  ragionamen» 
ti,  ed  accomiatava  con  abbondanti 
limosine.  Pel  medesimo  oggetto  fe- 
ce aprire  un'ampia  casa  pei  sa- 
cerdoti pellegrini ,  nella  quale  li 
accoglieva  colle  più  gentih  ed  ob- 
bliganti maniere.  Intervenne  ai  co- 
mizi per  le  elezioni  d' Innocenzo 
XIII,  e  Benedetto  XIII,  ne' quali 
ebbe  molti  voti  pel  pontificato.  Re- 
stituitosi alla  sua  chiesa  perseverò 
ne' doveri  di  zelante  e  sollecito  pa- 
store, con  celebrare  sinodi,  correg- 
gere abusi,  consagrare  e  riedificare 
templi  e  spedali,  visitar  con  dili- 
genza anche  ne'  luoghi  alpestri  la 
diocesi^  sovvenire  i  miserabili  e  sin- 
golarmente i  vergognosi,  e  ristorare 
le  chiese  rovinate  dai  terremoti. 
Quando  alcuno  de'  suoi  ecclesiastici 
avea  commesso  qualche  mancanza, 
il  cardinale  segretamente  chiamato- 
lo a  sé,  con  mansuetudine  e  carità 
Io  correggeva ,  laonde  ne  otteneva 
l'emendazione,  senza  che  nulla  il 
pubblico  conoscesse.  Conferiva  le 
parrocchie  ai  sacerdoti  che  risplen- 
devano sopra  gli  altri  per  dottrina 
e  per  specchiati  costumi ,   tenendo 


GR.i 
lontani  da'  benefizi  quelli  che  vi 
aspiravano  per  mezzo  d'  impegni 
ed  interposizioni  di  persone  auto- 
revoli e  potenti,  essendo  solito  di- 
re, che  questi  aspiranti  volevano 
entrare  neh'  ovile  non  per  la  por- 
ta ,  ma  per  la  finestra.  Recitava 
ogni  giorno  le  ore  canoniche  in  gi- 
nocchioni, impiegando  notabile  tem- 
po nell'orazione  mentale  e  nella 
lettura  de'  libri  santi.  Visitava  gli 
infermi  anco  della  più  misera  con- 
dizione, compartendo  loro  la  pon- 
tificia benedizione  se  prossimi  a 
morire.  Facilissimo  ad  ammettere 
all'udienza,  talvolta  incontrava  'le 
persone  abiette  per  animarle,  e  per 
sbrigarle  subilo.  Pieno  di  buone 
e  sante  operazioni,  mori  in  Imola 
a' 20  marzo  1728,  d'anni  settan- 
totto. Ebbe  sepoltura  in  quella 
cattedrale,  in  nobile  ed  elegante 
mausoleo  di  marmo,  che  gli  fece 
costruire  Alessandro  Maria  Gozza- 
dini  suo  fratello.  Amò  teneramente 
i  letterati,  e  fu  autore  di  qualche 
opera,  di  che  tratta  il  Bonamici 
neir  appendice  al  trattato  sugli 
scrittori  delle  lettere  pontificie,  di- 
cendo che  il  Gozzadini  procurò  ma 
non  potè  interamente  discostarsi 
dall'inetto  stile  di  scrivere,  ch'era 
in  voga  al  suo  tempo.  Da  Gio. 
Battista  Rondoni,  già  segretario  di 
questo  cardinale  si  ha  :  Ulisxis  Jo' 
sephi  S.  R.  E.  cardinalis  Gozza- 
dilli  bononiensis  vitae  compendiunu 
Bononiae   1728. 

GRABATARII.  Erano  quelli  i 
quali  un  tempo  differivano  al  pun-* 
to  di  morte  a  ricevere  il  battesi- 
mo, otide  assicurarsi  l' eterna  bea- 
titudine, appoggiandosi  al  principio 
che  questo  sagramento  cancelli  non 
solo  l'originale,  ma  anche  tutti  i  pec- 
cati attuali.  Si  chiamarono  ancora 
Clinici  e  Leclicarii,  V.  Battesimo. 


GRA. 
GRADI  o  GRADINI  dell'  al- 
TABE.  Anticamente  secondo  tutte 
le  apparenze,  ordinariamenle  l'al- 
tare aveva  un  solo  gradino,  mentre 
in  oggi  se  ne  vedono  due,  tre  ec: 
neir  Ordine  romano  sono  sempre 
due.  Su  questo  punto  vanno  letti 
f^li  articoli  Altare  ,  Chiesa  ,  e  gli 
altri  relativi.  Nei  diversi  articoli 
delie  Chiese  di  Roma ,  parlammo 
ancora  dei  gradini  esteriori  de'  sa- 
gri templi.  Dell'origine  dei  gradini 
dell'altare  e  de'loro  ornamenti,  dei 
vasi  preziosi,  candellieri,  reliquie, 
dittici  sacri,  e  sacre  Immagini,  ne 
trattiamo  a  (juell'articolo.  All'artico- 
lo Scala  santa  [Fedi),  diremo  di 
quelli  santifìcati  dal  Redentore  nella 
sua  passione.  Degli  scalini  per  discen- 
dere ne'  battisteri,  com'  erano  nelle 
vasche  e  peschiere  delle  antiche  ter- 
me, ne  discorre  il  p.  Lupi,  Disser- 
tazioni tom.  I,  p.  II 3.  y.  Batti- 
STERio,  e  Fonte  battesimale.  Per 
gli  scalini  del  trono  e  della  catte- 
dra o  soglio  pontificio,  P^.  Trono, 
si  possono  consultare  Ezechiele  e. 
IV,  V.  i4,  De  lege  gradiis  altaris 
prohibente  ;  e  Spencero,  De  legihus 
hehraeorum.  I  pagani  non  volevano 
che  le  scale  dell'  altare  avessero  più 
di  tre  gradini,  come  si  può  legge- 
re in  Aulo  Gelilo  1.  io,  e  i5.  11 
Cancellieri  nel  suo  Af eretto  parla  del- 
la scalinata  lunghissima  della  chiesa 
d'  Araceli ,  fatta  dai  divoti  ginoc- 
chioni, come  Giulio  Cesare  e  Clau- 
dio salirono  in  ginocchioni  gli  sca- 
lini del  tempio  di  Giove  Capitoli- 
no. Dice  ancora  che  le  scale  della 
chiesa  de'  ss.  Michele  e  Magno  in 
Borgo,  furono  ascese  dai  fedeli  in 
ginocchioni  ;  essendosi  altrettanto 
praticato,  come  si  notò  al  suo  ar- 
ticolo, cogli  scalini  della  vecchia 
basilica  vaticana.  Scrive  il  Torrigio 
nelle   Grolle  valicane  :  •<  Ex  vcleri 


GRA" 


53 


kalendarlo  il  junii,  decem  millia 
martyrum.  Habemus  de  eorum  re- 
liquiis,  et  eo  die  multitudo  mulie- 
rum  confluii  ad  basilicam ,  flexis 
genibus  gradus  ascendentium ,  et 
faculas  accensas  in  manu  gestan» 
tium,  sacrumque  pio  martyrìbus  po- 
stulantium  ".  Abbiamo  notato  altro- 
ve, che  anticamente  i  sommi  Pontefi- 
ci si  facevano  solennemente  coronare 
sulle  scale  della  basilica  vaticana. 

GRADISCA  o  GRADISRA  (Gr<x- 
discan  ).  Città  vescovile  unita  a  Go- 
rizia, piccola  ed  un  tempo  forte,  del 
circolo  di  Gorizia,  nel  regno  illirico  : 
essa  è  posta  sulla  riva  destra  dell'  I- 
sonzo,  capoluogo  di  distretto.  E  cinta 
da  mura  e  fosse,  e  difesa  da  un  vec- 
chio castello.  I  veneziani  la  fabbri- 
carono nel  147^}  quando  i  turchi 
minacciavano  per  questo  lato  i'  I- 
talia.  Fu  presa  da  Massimiliano  I 
nel  i5ii,  ed  assediata  dai  vene- 
ziani negli  anni  i6i6  e  1617.  Di- 
venne capoluogo  della  contea  del 
suo  nome,  e  nel  i64i  fu  venduta 
dall'  imperatore  Ferdinando  III  ai 
principi  di  Eggenberg.  Estintasi 
questa  casa,  fu  sottoposta  ad  un 
capitano  particolare.  Sotto  il  cessato 
regno  italico  era  il  capoluogo  di 
una  vice-prefettura  nel  dipartimen- 
to Passeriauo,  dipoi  venne  compe- 
netrata nel  regno  illirico. 

La  sua  sede  vescovile,  come  di- 
cemmo all'articolo  Gorizia  (  Fe- 
di ),  fu  unita  a  quella  dell'  arcive« 
scovato  e  metropoli  di  Gorizia,  dal- 
lo stesso  Pontefice  Pio  VI  che  l'a- 
veva istituita  in  concattedrale  della 
medesima.  La  chiesa  cattedrale  è 
dedicata  a  Dio,  in  onore  dei  prin- 
cipi degli  apostoli  i  ss.  Pietro  e 
Paolo,  ed  ha  il  suo  capìtolo.  Nella 
città  vi  sono  altre  chiese  e  di- 
versi stabilimenti  di  beneficenza  e 
d' istruzione. 


54  ORA. 

GRADMONT  o  GRANDE  MONI 

Gabriello,  Cardinale.  Gabriello  de 
Gradinont  o  Grnndenaont,  nobile 
francese  oriondo  della  Navarra,  pe- 
rito in  ogni  genere  di  lettetatuia, 
e  assai  sperimentato  nel  maneggio 
degli  affari  politici,  ne'  quali  segna- 
tamente si  distinse,  dedicatosi  allo 
stato  ecclesiastico,  fu  successivamen- 
te promosso  da  Leone  X  nel  i520 
al  vescovato  di  Consera  ns,  e  da 
Clemente  VII  nel  i5i^  a  quello 
di  Tarbe,  mentre  il  re  Francesco 
I  lo  fece  maestro  delle  suppliche , 
e  gli  addossò  onorevoli  e  splendi- 
de ambascerie,  e  fra  le  altre  nel 
i^aG  lo  sped\  suo  ambasciatore  in 
Inghilterra  al  re  Enrico  Vili,  af- 
finchè ottenesse]  da  quel  sovrano, 
che  la  principessa  di  Vallia  o  Galles, 
già  promessa  sposa  del  delfino  ,  fos- 
se impalmata  dal  duca  d'Orleans  suo 
figlio  secondogenito.  Circonvenuto 
in  tale  occasione  il  Gradmont  dalla 
politica  e  dalla  fina  accortezza  del 
cardinal  Volse! ,  recitò  nel  senato 
alla  presenza  dello  stesso  re  un'  o- 
razione,  con  la  quale  disapprovò 
come  meno  lecito  il  matrimonio 
dello  stesso  Enrico  Vili  con  Ca- 
terina d' Aragona  zia  di  Carlo  V. 
Fu  nel  numero  degli  ambasciatori 
che  la  reggente  di  Francia  mandò 
in  Ispagna  alla  corte  di  Madrid , 
per  effettuare  la  liberazione  di  Fran- 
cesco I  re  di  Francia.  Stava  an- 
cora in  Madrid  dopo  la  partenza 
del  re,  quando  giunta  a  notizia  di 
Carlo  V  la  lega  che  formato  ave- 
vano Ira  loro  Francesco  I  ed  En- 
rico Vili,  fece  contro  il  diritto  delle 
genti  chiudere  in  carcere  il  Grad- 
mont. Avendo  però  i  due  re  fatto 
lo  stesso  cogli  ambasciatori  di  Car- 
lo V,  questi  fu  obbligato  a  rila- 
sciarlo. Compito  il  suo  ministero 
si  restituì  in  Francia,    ma   la    sua 


GRÀ 

dimora  in  quel  regno  non  fu  di 
lunga  durata,  imperocché  fu  tosto 
dal  re  mandato  nuovamente  in  In- 
ghilterra con  segrete  istruzioni  di 
maneggiare  lo  scioglimento  del  ma- 
trimonio di  Enrico  Vili  con  Ca- 
terina d'  Aragona  ,  e  di  proporre 
quello  di  Margherita  d' Orleans , 
vedova  di  Carlo  duca  d'Alencoive 
sorella  di  Francesco  I,  maritata  poi 
con  Enrico  II  re  di  Na varrà.  Poco 
tempo  dopo  fu  spedito  ambascia- 
tore in  Roma  a  Clemente  VII  dal 
re,  ad  istanza  del  quale  il  Papa 
a*  19  marzo  i53o  lo  creò  cardi- 
nale prete  del  titolo  di  s.  Giovan- 
ni a  porta  Latina;  indi  nel  153*2 
lo  stesso  Clemente  VII  gli  conferì 
il  vescovato  di  Poitiers,  essendo  già 
arcivescovo  di  Bordeaux,  divenen- 
dolo di  Tolosa  nel  i533,  dopo  a- 
ver  rinunziato  in  favore  del  fra- 
tello Carlo  la  metropoli  di  Bor- 
deaux. Procurò  il  cardinale  l'ab- 
boccamento di  Clemente  VII  con 
Francesco  I  in  Marsiglia,  e  morì 
in  Balma  presso  Tolosa  nel  i534., 
universalmente  compianto.  Il  suo 
cadavere  fu  trasferito  a  Balache  nel- 
la diocesi  di  Bajona,  ed  ebbe  nella 
tomba  de'  suoi  maggiori  onorevole 
sepoltura. 

GRADO,  Gradusj  Aquae  Gra- 
datae.  Città  patriarcale  ora  nell'Il- 
liria,  edificata  nell'  isola  che  ha  Io 
stesso  nome,  all'  imboccatura  e  sul- 
la foce  della  Natisa,  in  vicinanza 
delie  lagune  di  Marano.  La  sua 
antica  chiesa  eretta  dal  patriarca 
Elia,  prima  dedicata  a  s.  Eufemia, 
ed  ora  ai  titolari  i  ss.  Ennagora 
e  Fortunato,  conserva  pur  anco  le 
vestigia  della  sua  passata  magnifi- 
cenza, e  specialmente  nel  pavimen- 
to di  mosaico,  nel  coro  e  nella  se- 
dia patriarcale  di  marmo,  veden- 
dovisi  anche  in  altri  luoghi  alcuni 


GRA 

considerabili  pezzi  d' antichità  dei 
secoli  barbari.  Ha  un  piccolo  por- 
to, il  quale  non  riceve  che  barche 
pescherecce,  poiché  i  due  porti  che 
j)ossedeva  anticamente  sono  adesso 
interrati.  Decadde  sino  dal  tempo 
in  cui  fu  trasferita  la  sede  del  ve- 
neto governo  da  Eraclea  a  Mala- 
niocco,  indi  a  Rivoalto,  perchè  al- 
lora abbandonata  venne  dalle  no- 
bili famiglie,  che  avevano  influen- 
za nel  governo;  oggi  conta  pochi 
abitanti  che  ritraggono  il  loro  so- 
stentamento dalla  coltivazione  del- 
le vigne,  degli  orti,  dalla  pesca  e 
dal  tralTico  del  pesce  salato.  Deve 
la  sua  origine  agli  abitanti  di  A- 
quileìa  (Vedi),  che  quivi  fuggiro- 
no dalle  armi  devastatrici  dei  bar- 
bari, e  specialmente  dalle  stragi  di 
Attila  nel  ^5^.  Nella  occasione  me- 
desima ivi  essendo  con  esso  loio 
passato  il  patriarca  di  quella  città 
chiamato  Paolino,  sotto  il  pontifi- 
cato di  s.  Benedetto  I,  portò  seco 
lui  tutti  i  tesori  della  sua  chiesa. 
Probino  suo  successore  essendo  mor- 
to pochi  mesi  dopo,  Elia  greco  di 
nazione,  che  ne  occupò  la  sede,  ve- 
dendo che  non  poteva  ritornare  con 
sicurezza  in  Aquileia,  anche  per 
evitare  le  insidie  dei  nemici  della 
cattolica  fede,  nel  579  ottenne  dal 
Pontefice  Pelagio  II  che  la  sua  se- 
de fosse  per  sempre  trasferita  a 
Grado,  dove  avea  egli  fatto  fabbri- 
care la  memorata  chiesa  sotto  l'in- 
vocazione di  s.  Eufemia  martire. 
11  Papa  per  tale  motivo  riunì  un 
concilio  a  Grado  a'  3  novembre,  e 
nominò  per  presiedervi  in  sua  ve- 
ce il  sacerdote  Lorenzo.  Fuvvi  let- 
ta la  lettera  pontificia  di  Pelagio 
li,  nella  quale  in  virlù  delle  lut- 
tuose circostanze,  acconsentiva  che 
la  sede  patriarcale  fosse  nella  città 
di  Grado,  che  nominò  altresì  me- 


GRA  55 

tropoli  di  lutto  il  paese  della  Ve- 
nezia e  dell'  Istria.  Quel  Papa  spe- 
rava con  ciò  che  i  vescovi  d'Istria, 
separali  già  da  lungo  tempo  dalla 
Chiesa  romana  pel  famoso  affare 
dei  tre  capitoli,  si  riunirebbero  al- 
la santa  Sede,  ma  disgraziatamen- 
te succedette  tutto  al  contrario; 
giacché  Elia  e  dìeciotto  vescovi  che 
componevano  quel  concilio,  prote- 
starono nuovamente  contro  il  quin- 
to concilio  generale,  per  conserva- 
re, com'essi  dicevano,  al  concilio  di 
Calcedonìa  tutta  la  sua  autorità. 
Severo  che  nel  58g  succedette  ad 
Elia,  essendo  stato  obbligato  da 
Smaragdo  esarca  di  Ravenna  di 
abiurare  lo  scisma  de'  tre  capitoli, 
con  tre  altri  vescovi  dell'Istria,  e 
non  avendolo  fatto  se  non  per  ti- 
more, dichiarossi  anche  più  forte- 
mente contro  il  concilio  generale 
quinto  coi  suoi  tre  vescovi.  Quelli 
di  Trento,  di  Udine,  di  Vicenza, 
di  Verona,  di  Treviso,  di  Feltre, 
di  Pola,  e  di  Belluno  eransi  assog- 
gettati alla  Chiesa  romana.  Essen- 
do morto  Severo  nel  6o5,  gli  sci- 
smatici elessero  per  patriarca  d' A- 
quileia  l'abbate  Giovanni,  col  con- 
senso di  Agilulfo  re  de'  longobar- 
di, il  quale  aveva  abbracciata  la 
religione  cristiana.  I  cattolici  ordi- 
narono Candiano  o  Candidiano  di 
Rimini  nel  610  in  patriarca  di 
Grado,  morto  il  quale  nel  6 1 5, 
venne  nominato  per  succedergli  E- 
pifanio  de  oppido  Humagi.  Così 
si  videro  due  patriarchi,  1'  uno  ad 
Aquileia,  l'altro  a  Grado,  scismati- 
co r  uno  ,  e  cattolico  1'  altro.  Qui 
appresso  daremo  la  serie  de'  pa- 
triarchi di  Grado,  in  seguito  dei 
nominati,  coll'autorità  dell'Ughelli, 
Italia  sacra,  lom.  V,  pag.  1075 
e  seg. 

Nel    616   divenne    patriarca   di 


«6  i&RA 

Grado  Cipriano  di  Pela,  &iccomé 
uomo  santissimo.  Dopo  la  sua  mor- 
ie nel  63o,  col  favore  de'  longo- 
bardi invase  la  sede  B^ortunato  e- 
ketico  ariano ,  traditore  della  re< 
pubblica  di  Venezia  ;  ma  il  Papa 
Onorio  I  depose  Fortunato ,  e  gli 
sostituì  Primogenio  suddiacono  re- 
gionario della  Chiesa  romana,  co- 
me si  La  dal  Labbé  e  dal  Baro- 
nie. Inoltre  Onorio  I  estinse  lo 
scisma  de'  vescovi  d' Istria,  che  a- 
vevano  preso  a  difendere  da  più 
di  seltan l'anni  prima  i  tre  capìto- 
li, sotto  Papa  Vigilio.  Nel  65o  fu 
eletto  patriarca  di  Grado  Massimo 
dalmata;  nel  670  Stefano  di  Pa- 
renzo  ;  nel  675  Agatone  justino- 
politano  ossia  di  Trieste  ;  nel  685 
Cristoforo  di  Pola,  e  nel  717  Do- 
nato piacentino  fatto  dal  Papa  s. 
Gregorio  II.  Intanto  gì'  imperatori 
ci'  oriente  riconquistarono  ai  lon- 
gobardi la  costa  marittima  di  Ve- 
nezia e  dell'  Istria ,  ed  ottennero 
dal  Pontefice  che  nominasse  a  Gra- 
do un  vescovo  cattolico,  che  sareb- 
be chiamato  patriarca  come  quel- 
lo d'Aquileia.  Adunque  s.  Gregorio 
II,  e  l'immediato  s.  Gregorio  III 
terminarono  lo  scisma  fra  le  sedi 
di  Aquileia  e  di  Grado  :  la  dio- 
cesi d'  Aquileia  fu  smembrata  in 
due  parti,  una  delle  quali  venen- 
do attribuita  al  vescovo  di  Grado, 
anche  a  questo  venne  concesso  il 
pallio  pontificio  dal  Papa,  col  titolo 
e  dignità  di  patriarca.  Il  Kinaldì 
all'anno  63 1  però  narra,  acciocché 
la  chiesa  Gradense  non  fosse  me- 
no dell'Aquileiese,  i  sommi  Ponte- 
fici la  illustrarono  col  pallio  e  col 
nome  patriarcale,  per  cui  si  acce- 
se tra  esse  emulazione,  perpetue 
discordie  ed  odii  fomentali  poscia 
dai  principi  secolari,  dappoiché  l'e- 
sarco  di  Ravenna  ed   il  Papa   fa- 


GRA 
vorirono  il  patriarca  di  Grado, 
mentre  i  longobardi  protessero  il 
patriarca  d'Aquileia,  che  per  sicu- 
rezza trasportò  la  sede  all'antica 
città  di  Forum  Julii,  onde  fu  chia- 
mato patriarca  Forojuliense,  come 
dicemmo  all'articolo  Cividale  (far- 
cii). E  siccome  l'esarca  non  cessò 
mai  di  tribolare  Aquileia,  cosi  i 
longobardi  non  si  rimasero  mai  di 
molestare  Grado.  Laonde,  continua 
il  Rinaldi,  Lupo  duca  del  Friuli, 
essendo  entrato  con  un  esercito  a 
cavallo  per  la  strada  fatta  antica- 
mente per  mare  nell'  isola  di  Grado 
presso  ad  Aquileia,  e  predando  la 
città,  portò  via  i  tesori  della  chiesa 
aquileiese  ch'erano  stati  recati  a 
Grado  dal  patriarca  Paolo  o  Pao- 
lino quando  fuggì  da' longobardi 
nel  loro  ingresso  in  Italia. 

Nel  724  f"  eletto  patriarca  di 
Grado  Antonio  abbate  benedettino 
della  ss.  Trinità  di  Brondolo,  il  quale 
ebbe  per  successori:  nel  749  Emiliano 
arcidiacono  di  Grado;  nel  757  Vi- 
telliano  di  Lucca  ;  nel  766  Gio- 
vanni di  Trieste;  nell'SoS  Fortu- 
nato pur  di  Trieste;  nell' 83o  Ve- 
nerio  di  Rivoalto;  neir854  Vitto- 
re veneto;  nell'  854  Vitale  Parte- 
cipazio  veneto  ;  nell*  880  Pietro 
veneto;  nell' 884  Vittore  giunio- 
re  veneto;  nel  902  Giorgio  ve- 
neto; nel  903  Vitale  gìuniore  ve- 
neto; nel  906  Domenico  figlio  di 
Pietro  doge  di  Venezia  ;  nel  907 
Lorenzo- veneto  ;  nel  919  Marino 
Contarini  ;  nel  953  Bono  veneto  ; 
nel  962  Vitale  Barbolano  veneto; 
nel  963  Vitale  Candiano  figlio  del 
doge  Pietro;  nel  io  12  Orso  Or- 
seolo  figlio  del  doge  Pietro  ;  nel 
1 045  Domenico  Balcano  veneto  ; 
nel  1045  Domenico  Marengo  ve- 
neto, perché  il  predecessore  visse 
soli    sette    giorni    nel    patriarcato. 


GRk 
Essendo  Papa  s.  Gregorio  VII  fu 
eletto  a  patriarca  di  Grado  Dome- 
nico Carbone  veneto,  il  quale  eb- 
be in  successore  nel  1094  Gio- 
vanni Saponario;  nel  medesimo  an- 
no Pietro  Badoaro  veneto.  Flami- 
nio Cornaro,  Ecclesiae  venetae  an^ 
tiquis  monumenti s,  corregge  l'Ughel- 
li  con  provare  che  Giovanni  Sapo- 
nario fiorì  dieci  anni  prima,  cioè  che 
nel  luglio  1084  fu  fatto  patriarca, 
al  quale  nello  stesso  anno  succes- 
se Pietro,  Fu  promosso  a  questo 
patriarcato  nel  1 102  Giovanni  Gra- 
denigo,  che  seguendo  lo  scisma  del- 
l'antipapa Burdino,  ossia  Gregorio 
Vili,  fu  deposto  dal  Pontefice  O- 
iiorio  II.  Nel  ii3o  fu  assunto  al- 
la sede  patriarcale  Enrico  Dando- 
Io,  cui  Innocenzo  li  sommo  Pon- 
tefice confermò  l'uso  del  pallio,  ed 
il  privilegio  della  delazione  delia 
croce  :  furono  suoi  successori ,  nel 
1182  Giovanni  Segnale;  nel  1201 
Benedetto  Falerio  priraicero  di  s. 
Marco,  a  cui  Innocenzo  III  negò  il 
pallio,  solo  per  essere  indignalo  coi 
•veneziani  per  la  presa  di  Zara  fat- 
ta colle  armi  de' crociati  destinale 
perla  Palestina;  nel  121 1  Angelo 
Barocci  veneto;  nel  i238  Leonardo 
Quirini  veneto  primicero  di  s.  Mar- 
co; nel  1244  Lorenzo  dell'ordine 
de'  predicatori,  ma  una  caria  pro- 
dotta dal  Cornaro  dimosti-a  che  il 
patriarca  Leonardo  Quirini  era  vi- 
vo a'  28  agosto  i25o.  L' Ughelli 
disse  che  a  Lorenzo  successe  nel 
1255  fr.  Angelo  Maltraversi  vene- 
to dell'ordine  de'  predicatori,  tras- 
lato da  Alessandro  IV  dall' arcive- 
scovato di  Creta  ;  ma  il  Cornaro 
pone  fra  Lorenzo  e  il  Maltraver- 
so,  Jacopo  Belligno  ai'cidiacono,  il 
(|uale  a'  7  marzo  i255  era  già  e- 
letlo  patriarca,  e  mori  a'  7  giu- 
gno. Diveaue    patriarca   di   Grado 


GRA  57 

nel  1272  Giovanni  d'Ancona  ve- 
scovo Monovacense ,  trasferito  al 
patriarcato  dal  b.  Gregorio  X  ;  nel 
1279  Guido  dell'ordine  eremitano 
di  s.  Agostino;  nel  1289  Lorenzo 
di  Parma  dell'ordine  de'  predica- 
tori; nel  1295  fr.  Egidio  di  Fer- 
rara dell'ordine  de'  predicatori,  fat- 
to da  Bonifacio  Vili,  che  nel  1296 
celebrò  nella  basilica  patriarcale  di 
Grado  un  concilio  provinciale,  o- 
ve  furono  stabiliti  trentatre  utilis- 
simi canoni  riportati  dall'  Ughelli, 
Nel  i3io  Angelo  vescovo  Moto- 
nense  divenne  patriarca  di  Grado; 
nel  i3i3  fr.  Paolo  de  Pilastris  fio- 
rentino, dell'ordine  de' predicatori; 
nel  i3i6  per  compromesso  il  ca- 
pitolo elesse  Marco  de  Vinca  ve- 
neto, e  Giovanni  XXII  lo  confermò; 
nel  i3i8  vi  traslatò  questo  Papa 
dalla  chiesa  di  Torcello  Domenico; 
nel  i332  lo  stesso  Pontefice  nomi- 
nò patriarca  Dino  toscano  de' conti 
di  Radicofani  ;  nel  i337  Andrea  di 
Padova  vi  fu  traslatato  dalla  sede 
Clodiense  da  Benedetto  XII  ;  nel 
i355  da  quella  di  Creta  vi  fu  tras- 
ferito il  veneto  Orso  Delfino;  nel 
1367  dal  medesimo  arcivescovato 
di  Creta  vi  fu  traslatato  Francesco 
Quirini  veneto;  nel  1372  fr.  Tom- 
maso Frignano  di  Modena  genera- 
le de'  minori,  fatto  da  Gregorio  XI, 
indi  nel  1378  creato  cardinale  col 
titolo  de' ss.  Nereo  ed  Achilleo  da 
Urbano  VI;  nel  i383  Urbano;  nel 
1389  Pietro  Amelio  francese,  ago- 
stiniano e  sagrista  pontificio  ;  nel 
i4oo  Pietro;  nel  i4o6  Giovanni 
Zamboni  di  Murano,  fatto  da  In- 
nocenzo VII  ;  nel  i4o8  Francesco 
Landi  veneto ,  che  intervenne  al 
concilio  di  Pisa  ove  fu  eletto  Ales- 
sandro V,  il  quale,  al  dire  del  Ba- 
sca pè  ne' P^escovi  di  ]}iovara,  con 
altrij  era  slato  patriarca  di  Grado  : 


58  ORA. 

il  Landi  nel  1 4  >  i  ^^  creato  cardi- 
naie  da  Giovanni  XXIII.  Nel  i4o9 
fu  esaltato  alla  sede  patriarcale  Leo- 
nardo Delfino  veneto;  nel  i4'27 
Biagio  Molina  veneto,  già  arcive- 
scovo Jadrense:  però  il  Cornaro 
chiama  col  nome  di  Giovanni  il 
Delfino,  e  muove  dubbio  contro  il 
Wadingo,  il  quale  pretende  che 
Giovanni  sia  dell'  ordine  suo  ;  così 
corregge  1'  Ughelli  sulla  morte  del 
j)atriarca  Biagio,  che  la  dice  acca- 
duta nel  ì^^Cf.  Forse  in  quell'an- 
no rinunziò  egli  il  patriarcato,  giac- 
ché vi  sono  documenti  che  lo  di- 
cono vivo  a'  3  giugno  i447-  Certo 
è  che  fa  fatto  patriarca  di  Grado 
nel  14^9  Marco  Condulmieri  ve- 
neto, parente  del  Papa  Eugenio  IV, 
sotto  dei  quale  la  chiesa  di  Civita 
o  Città  Nova  fu  unita  al  patriar- 
cato di  Grado,  indi  nel  i44^  ^^1 
nominato  Pontefice  fu  trasferito  al 
patriarcato  di  Alessandria  :  allora 
Eugenio  IV  dichiarò  patriarca  di 
Grado  Domenico  Michieli  nobile 
veneto,  personaggio  buono  e  dolio, 
che  mori  nel  i45i  nel  pontificato 
di  Nicolò  V.  Questo  Pontefice  vo- 
lendo dimostrare  la  sua  considera- 
zione ed  affetto  all'illustre  città  di 
Venezia,  capitale  della  possente  re- 
pubblica veneta,  con  bolla  degli  8 
ottobre  i^5i  unì  il  patriarcato  al 
vescovato  di  Castello,  trasportando 
la  sede  patriarcale  con  tutti  i  suoi 
diritti  a  Venezia,  indi  fece  primo 
patriarca  di  Venezia  s.  Lorenzo  Giu- 
stiniani veneto,  il  quale  tuttora  ha 
degni  successori  nel  patriarcato.  Va 
notato  che  il  Baronio  ne'  suoi  reti- 
nali, seguendo  il  Dandolo,  all'anno 
io5o,  nura.  3,  scrisse  che  la  trasla- 
zione del  patriarcato  di  Grado  a 
Venezia  fu  fatta  da  s.  Leone  IX, 
ma  fu  confutalo.  F.  Venezia.  Nella 
piazza    di    s.  Silvestro    di  Venezia , 


QUA 

come  si  apprende  da  Flaminio  Cor* 
naro,  Ecclcsiae  J^enetae  ec,  ebl)e- 
ro  lungamente  loro  sede  i  patriar- 
chi di  Grado,  ciò  ch'ebbe  origine 
allorché  Pop|>one  patriarca  d'Aqui- 
leia  saccheggiò  barbaramente  la 
città  di  Grado ,  e  tulio  vi  mise  a 
feiro  e  fuoco  senza  perdonarla  nem- 
meno ai  monisteri  ed  alle  chiese,  il 
che  avvenne  essendo  patriarca  Or- 
so Orseolo.  Per  altro  solo  nel  i  179 
cominciarono  i  patriarchi  di  Grado 
ad  avere  ivi  stabile  sede,  avendo 
nel  precedente  anno  il  Papa  Ales- 
sandro III  scritto  al  doge  Mali- 
piero  una  lettera  di  raccomanda- 
zione ,  perchè  ad  Eurico  patriarca 
di  Grado  volesse  dar  mano  aiuta* 
trice  nella  traslazione  della  residen- 
za patriarcale  a  Vinegia.  Dal  me- 
desimo Flaminio  Cornaro  s'impa- 
ra, che  in  oriente  aveva  il  patriar- 
cato di  Grado  non  pochi  beni  ,  e 
specialmente  quelli  ch'egli  descrive 
a  p.  89  :  Bona  patriarchatns  Gra- 
densis  posila  in  Costantinopoli. 

Concila  di  Grado. 

Il  primo  concilio  si  pretende  sia 
stato  celebrato  nell'anno  579,  in 
cui  fu  pubblicala  la  traslazione  del- 
la sede  del  patriarcato  di  Aquileia 
nella  città  di  Grado;  ma  il  p.  Man- 
si nel  tom.  I,  col.  4^'  ^  4^2>  •''■ 
porta  un  estratto  della  dissertazio- 
ne del  p.  Rubeis  sullo  scisma  di 
Aquileia,  nella  quale  egli  dimostra 
che  un  tale  concilio  è  assolutamen- 
te supposto  :  primieramente  perchè 
gli  atti  di  quella  riunione,  citati  da 
diversi  scrittori ,  sono  assai  diversi 
gli  uni  dagli  altri  ;  secondariamen- 
te perchè  non  è  possibile  che  in 
tempi  sì  difficili  si  avesse  trovato 
un  sì  gran  numero  di  vescovi,  co- 
me si  dice;  finalmente  perchè  pre- 


GRA 

temlesi  di  citare  una  lettera  di  Pa- 
pa Pelagio  II,  eletto  soltanto  nel 
585  (il  Novaes  dice  nel  ^78),  nel- 
la quale  non  solamente  non  è  fat- 
ta menzione  alcuna  di  quel  conci- 
lio, ma  sembra  ancora  che  quel 
Pontefice  non  ne  avesse  scritto  pre- 
cedentemente. Su  questo  concilio 
va  letto  quanto  diremo  coU'autori- 
tà  del  Novaes  ,  nella  biografia  di 
Pelagio  II. 

Il  medesimo  p.  Mansi,  col.  1869 
e  1370,  parla  di  un  concilio  cele- 
brato in  Grado  dal  patriarca  Do- 
menico Carbone  nell'anno  io66, 
relativamente  ad  alcuni  diritti  che 
il  parroco  di  s.  Maria  di  Murano 
rivendicava  contro  il  vicario  di  s. 
Stefano  del  medesimo  luogo,  e  di- 
ce che  è  fatta  menzione  di  quel 
concilio ,  come  anche  del  suo  de- 
creto, negli  atti  del  concilio  tenuto 
a  Venezia  nel  n5i,  secondo  la 
nuova  edizione  dell' Ughelli,  alla 
quale  il  p.  Mansi  manda  il  lettore. 

Inoltre  il  p.  Mansi,  t.  I,  col.  43 1 
e  432,  cita  un  altro  concilio  tenu- 
to in  Grado ,  al  quale  presiedette 
il  patriarca  Domenico  già  vescovo 
di  Torcello,  con  l'intervento  di  ot- 
to vescovi.  Il  concilio  s' incominciò 
a  celebrare  a'  i5  luglio  i33o,  ed 
in  esso  vennero  accordate  delle  in- 
dulgenze a  coloro,  i  quali  contri- 
buissero alla  costruzione  di  una 
chiesa  in  onore  di  s.  Giovanni  e- 
vangelista  nella  diocesi  di  Con- 
cordia. 

GR  ADOLFO  (s.),  abbate  di 
Fontenelle.   f^.  Vandregesuo  (s.). 

GRADUALE  o  GRADALE,  Gra- 
dalis.  Antifona  che  si  dice  o  canta 
dopo  r  epistola ,  e  si  dice  sempre 
fuorché  nel  tempo  pasquale,  in  di 
cui  luogo  allora  si  dicono  o  can- 
tano due  versetti,  come  si  ha  dal- 
la rubrica  del  sabbato  m  albis.  JNun 


GRA  59 

si  dice  il  graduale    nel  tempo  [xi- 
sqiiale,  perchè    questo    indica    una 
lamentazione,  che  non  conviene  ad 
un  tempo  di  somma  allegrezza  <jua- 
le  è  il  pasquale:   né  osta  che  il  me- 
desimo graduale  si  dica  e  canti  dal 
giorno  di    Pasqua    sino  al  sabbato 
in  albis  esclusivamente  ,  dappoiché 
dicesi    solo    nella  prima    settimana 
pei  nuovi  battezzati,  acciò  intenda- 
no che  nella   loio  vocazione,  in  cui 
sono     stati    chiamati ,    debbono   di 
continuo    esercitarsi    ed    affaticare , 
non  attendendosi  il  riposo  e  la  co- 
rona, come  spiega  Ruperto  lib.  8, 
cap.  2.   Il  Macri    nella    Notizia  dei 
vocah.  ecci,   verbo   Graduale,  dice 
chiamarsi  anche  Responsoriiim  Gra- 
duale e  Cantatorium,  sebbene  egli 
sia  di  parere  che  il  Cantatorio  fos- 
se piuttosto  il  libro  nel  quale  con- 
teiievansi  i  graduali  di  tutto   l'an- 
no, che  il  graduale.   Fu  allresì  dato 
il   nome  di    Graduale  al  libro  che 
contiene  tuttociò    che  si  canta  dal 
coro  in  tempo    della  messa ,  come 
chiamasi    Antifonario   il  libro    che 
contiene  le  antifone  di  tutto  l'anno. 
Giovanni  Beleth  chiamò  il  gradua- 
le Graduarius,  nel  cap.  59  De  div. 
ofjic.  I  quìndici  salmi  che  gli  ebrei 
cantavano  nel  salire  i  quindici  gra- 
dini   del    tempio    di    Salomone,  si 
chiamarono  salmi  graduali,    come 
abbiamo    da  Durando   lib.  5,  cap. 
a  ;  laonde  furono  anche  detti  can- 
ticwn  graduum  et  ascensionis ,  se- 
condo la  voce  ebraica   Amahaloth. 
V.    S.4LMI.    Il   graduale    o   gradale 
che  si  dice  o  canta  dopo  l'epistola, 
soggiunge  il  Macri ,    fu  cos'i   nomi- 
nato, non  perché  si   cantasse  sopra 
i  gradini   dell'  altare ,    come  alcuni 
pensarono,   ma  bensì  perchè  si  can- 
ta   mentre  sui    gradini    dell'altare 
chiede    il    diacono     la    benedizione 
del  celebrante  per  andare  sul  pul- 


6o  GRA 

]jito  a  cantare  il  vangelo,  adluchè 
non  si  stia  tutlo  quel  tratto  in  si- 
lenzio ,  citando  il  Bellarmino ,  De 
Missa  lib.  2,  cap.  i6. 

In  Roma  e  nella  cappella  pontifìcia 
sogliono  i  cantori  misurare  il  canto 
del  graduale  piìi  presto  o  più  lento, 
rispettivamente  alle  funzioni  del  dia- 
cono. Tuttavolta  non  mancano  scrit- 
tori gravissimi,  i  quali  abbraccian- 
do la  prima  opinione,  citano  in 
loro  favore  le  seguenti  parole  del- 
l'ordine romano:  Cantar  curn  cari' 
intorio  ascenda,  et  dicit  responso- 
riuni  graduale.  Altri  dissero  chia- 
marsi con  tal  nome  il  graduale , 
perchè  anticamente  si  cantava  vi- 
cino ai  gradini  del  pulpito  in  cui 
si  leggeva  il  vangelo.  Anastasio  Bi- 
bliotecario racconta  che  s.  Celesti-r 
no  I  Papa  del  4^3  fu  il  primo  ad 
istituire  i  graduali,  ciò  che  ripeten- 
do il  Gavanto  aggiunge  che  anche 
sotto  di  lui  s'incominciò  a  cantarlo. 
Aggiunge  il  Macri  che  i  graduali 
sono  stati  composti  da  s.  Ambro- 
gio, da  s.  Gelasio  I  e  da  s.  Grego? 
rio  I,  ma  ciò  non  va  esente  da  cri- 
tica, perchè  s.  Ambrogio  mori  nel 
397  ,  il  Pontefice  s.  Celestino  I  fu 
eletto  nel  seguente  secolo,  Gelasio  I 
nel  49^>  6  s-  Gregorio  I  nel  5go. 
Sigeberto  all'anno  ^16.  e  Ruperto, 
De  divin.  offic.  lib.  2,  cap.  1 1,  sono 
le  autorità  citate  dal  Macri.  Il  p. 
Fumagalli  nelle  Amichila  longo- 
bardiche toni.  Ili,  p.  22,  osserva  che 
la  chiesa  ambrosiana  non  ha  am- 
messo mai  sequenza  alcuna,  né  gra- 
duali^ e  dice  che  chi  ha  preteso  di 
attribuire  a  s.  Ambrogio  quelli  che 
dopo  r  epistola  si  recitano  nella 
chiesa  romana ,  l' ha  preteso  senza 
jagione,  dappoiché  non  sembra  cre- 
dibile che  s.  Ambrogio  componesse 
i  graduali  di  cui  non  v'  è  stato  mai 
r  uso   nella  sua    chiesa  ;  però  nota 


GRA 
che  v'hanno  bensì  nell'  uffizio  qual- 
che volta  dei  rcsponsori  graduali , 
ma  non  consta  che  ai  tempi  di  lui 
fossero  questi  in  uso ,  sebbene  il 
Macri  disse  che  nel  rito  ambrosia- 
no il  graduale  viene  chiamato  Psal- 
mellus,  in  significato  di  certo  respon- 
sorio  che  si  canta  nel  mattutino 
de'  giorni  feriali  di  quaresima.  Gli 
spagnuoli  ebbero  diflìcoltà  in  accet- 
tare il  graduale  come  cosa  nuova, 
perchè  il  concilio  Tolelano  IV  avea 
proibito  si  cantasse  cosa  alcuna  fra 
l'epistola  ed  il  vangelo. 

Significa  il  graduale  la  fatica  o  la 
pratica,  e  la  penitenza,  e  per  questo 
motivo  si  canta  in  tuono  grave ,  ed 
ecco  come  si  esprime  Ruperto,  De 
div.  off.  lib.  I,  cap.  34  :  Graduale 
ad  poenitentiani  respicit  lamentum^ 
cantus  asper ,  et  gravis,  adeo  ut 
illud  excellenlibus  efferre  vocibus 
nec  usus,  nec  decus  sit  ;  significai 
enini  non  requiem  remuneralorum, 
sed  laborem  operanliuni.  Laonde  si 
lascia  di  cantare ,  come  abbiamo 
detto,  nel  tempo  pasquale,  il  qua- 
le è  simbolo  della  beatitudine  e  del 
riposo  eterno.  Nell'ottava  della  Pen- 
tecoste, ancorché  vi  fossero  stati  pre- 
senti i  nuovi  battezzati,  con  tutto 
ciò  non  si  cantava  il  graduale,  per 
essere  quella  settimana  simbolo  del- 
la futura  gloria,  come  spiega  il  più 
volte  citato  Ruperto  abbate,  lib.  I, 
e.  34-  Il  Quarti  però  non  è  inte- 
ramente persuaso  della  ragione  ad- 
dotta da  Ruperto,  ma  crede  piut- 
tosto che  si  dica  il  graduale  nel- 
l'ottava di  Pasqua ,  per  additare 
l'afflizione  in  cui  erano  gli  aposto- 
li ,  essendo  noto  che  non  furono 
consolati  se  non  otto  giorni  dopo 
la  Risurrezione,  quando  Gesù  Cri- 
sto comparve  in  mezzo  ad  essi.  V. 
Messa  ,  ed  il  Lambertini,  Del  sa- 
grifizìo  della  Messa    tom.  II  ;  non 


GRA 

che  Mìssal.  Roman,  par.  I,  lil.  io, 
n.  2.  Nel  1779  in  Venezia  fu  stam- 
pato il  Graduale  Romanunt  de 
tempore  j  et  sanctis ,  il  lutto  come 
l'Ali  ti  fonarlo. 

GRAMMATICO  Benedetto,  Car- 
dinale.  V.  Benedetto  V  Papa. 

GRAMMOJNT  o  GRAINDMOiST. 
Congregazione  monastica  fondata 
da  s.  Stefano  nel  1073,  come  si  ha 
dalla  holla  di  s.  Gregorio  VII  ema- 
nata il  primo  maggio  a  favore  di 
tal  santo,  che  la  stabili  in  Mureto 
villaggio  del  Limosino  nella  dioce- 
si di  Limoges.  Cominciò  questo  or- 
dine nel  1026,  al  riferire  del  Bel- 
luacense  nel  suo  Specchio  istorico, 
lib.  26,  cap.  46,  da  Stefano  nobile 
del  castello  non  di  Mureto,  ma  di 
Thiers  nelI'Avergnese,  il  quale  es- 
sendo stato  ammaestrato  nella  vita 
monastica  dal  beato  Milone  arcive- 
scovo di  Benevento,  e  desideroso 
di  vivere  solitario,  si  trasferì  in  un 
monte  presso  Mureto ,  ed  ivi  con 
frasche  si  fabbricò  un  piccolo  tu- 
gurio, ove  menò  vita  aspra  e  pe- 
nitente, ed  è  perciò  che  sulle  pri- 
me pochi  discepoli  potevano  resi- 
stere al  rigoroso  tenore  di  vita,  e 
fu  visitato  da  due  cardinali  legati, 
Papareschi  che  divenne  Pontefice 
Innocenzo  II,  e  Pier  Leone  poi  an- 
tipapa Anacleto  II.  Tuttavolta  essi 
crebbero  per  divina  disposizione,  e 
racconta  il  Mirco  al  e.  54  della 
Cronaca  benedettina,  che  furono  da 
Stefano  istruiti  secondo  la  regola 
di  s.  Benedetto,  ed  allora  si  diede 
incoroinciamento  all'  ordine,  che 
Stefano  governò  santamente  fino 
alla  morte,  avvenuta  agli  8  feb- 
braio del  1124,  in  età  di  quasi 
ottanta  anni:  fu  sepolto  occulta- 
mente per  quiete  de'  religiosi  nel- 
la chiesa  di  Mureto.  Gli  successe 
Pietro  abbate^  il  quale   per  celeste 


GRA  61 

avviso  trasferì  i  religiosi  a  Gram- 
mont  o  Grandmont ,  monte  assai 
freddo,  distante  sei  leghe  da  Limo- 
ges, ove  fabbricò  un  monislero  con 
chiesa,  e  vi  seppellì  il  santo  fon- 
datore, ed  ebbe  cosi  principio  l'ab- 
bazia di  Grammont  capo  dell'  or- 
dine che  da  essa  prese  il  nome  : 
Grandis  Mons ,  Grandimonlium* 
Narrano  diversi  storici,  che  succes- 
sore di  s.  Stefano  fu  certo  Stefano 
di  Lisiaco ,  che  scrisse  la  regola 
dell'ordine,  componendola  da  quan- 
to aveva  udito  e  veduto  dal  santo 
fondatore.  Alcuni  dicono  che  il  vi- 
vere di  questi  religiosi ,  in  origine 
fu  quello  degli  eremiti ,  e  che  s. 
Stefano  diede  loro  la  regola  di  s. 
Benedetto,  con  alcune  costituzioni 
da  lui  aggiunte.  Altri  scrivono  che 
i  monaci  in  principio  non  seguiva- 
no alcuna  regola,  modellandosi  ad 
esempio  di  s.  Stefano,  ma  che  ver- 
so l'anno  ii5o  posero  in  iscritta 
ciò  che  erasi  praticato  fino  allo- 
ra, per  servire  di  regola,  la  quale 
fu  approvata  da  Adriano  IV  nei 
II 56,  e  poi  altri  Pontefici  vi  fe- 
cero alcuni  cambiamenti,  come  A- 
lessandro  III,  Urbano  III  e  Celesti- 
no III,  ii  quale  nel  1189  canoniz- 
zò il  fondatore:  già  però  l'ordine 
era  stato  riconosciuto  e  confermalo 
non  solo  dal  nominato  s.  Gregorio 
VII,  ma  ancora  da  Uibano  II  net 
1095,  nel  celebre  concilio  di  Cler»* 
raont.  I  religiosi  vivevano  di  limo- 
sine  recate  al  loro  monistero,  e  del 
lavoro  delle  proprie  mani,  non  es-» 
sendo  permesso  ad  alcuno  di  que- 
stuare per  la  città.  Abitavano  ia 
celle  separate,  ma  rinchiuse  in  uà 
medesimo  chiostro.  Ne  mitigarono 
altresì  il  vivere  austero  Innocenzo 
III  nel  1202,  Onorio  III  nel  1218, 
e  Gregorio  IX  nel  i234;  dopo  i 
quali  vi  fecero  notabili    variazioni 


62  ORA 

i  Pontefici  Innocenzo  IV  nel  I247> 
e  Cleiiìcnte  Y  nel  i3og.  Questo 
Papa  nel  i3o6  con  sette  cardinali 
crasi  portato  aGramraont,  vi  dimo- 
rò quindici  giorni,  e  vi  sedò  le  diffe- 
renze che  tenevano  in  divisione  quei 
religiosi. 

Siccome    san    Stefano  nell'eser- 
gìzìo  della  piìi  profonda  umiltà,  ri- 
cusò sempre  il  nome  di  maesti-o  e 
di   abbate,  permettendo  solo  quello 
di  correttore^  per  cui   l'ordine  sino 
al    i3i8    fu    governato    da  priori , 
nel  quale  anno  Giovanni  XXII,  nel 
ritornarlo  alla  sua  piena  osservan- 
za, eresse  il  priorato  in  abbazia,  ne 
fece    nominare    abbate    Guglielmo 
Belliceri,  e  gliene  fece  dare  le   in- 
segne dal    cardinal   Nicola    vescovo 
d' Ostia.    I  re  di    Francia    e  d'  In- 
ghilterra  protessero  V  ordine   e  gli 
fondarono  molte  case ,  esentandole 
da  ogni  pubblica  imposizione,  ed  i 
romani  Pontefici  accordarono  all'or- 
dine parecchi    privilegi.    Nella  sola 
Francia  si  contarono  più  di  sessan- 
ta  monisteri,  e  quando  il  moniste- 
ro  di  Grandmont  aveva  il  titolo  di 
priorato,  gli  altri  chiamavansi  cel- 
le, ed  i  religiosi  buoni  uomini.  Sul 
principio  il    numero   de'  frati    con- 
versi   era  maggiore    di  quello    dei 
sacerdoti  e  chierici,  locchè  cagionò 
per  parte    dei  primi    gravi    dissen- 
sioni, sopite  dai  Papi  Lucio  111,  ed 
Innocenzo  III  principalmente.  Rife- 
risce   il    cardinal    di    Yitriaco    che 
questi    monaci    vivevano    al    modo 
de'  cistcrciensi  ;   la    cura  delle  cose 
temporali  era  affidata  ai  laici,  poi 
esclusi    dal    governo   dei    monisteri 
per  le  accennate   vertenze,  e  perchè 
ne  abusavano;    riferisce    pure    che 
questi  religiosi  vestivano  di  tonaca 
di    lana     bianca  rozza,    quale    co- 
privano con  altra  sottile ,    con  pa- 
zienza e  cappuccio  nero.  Il  p.  Ro- 


ORA 
nanni  nel  Catalogo  degli  ordini  re- 
lìgiosi  par.  I,  a  p.  CXV  ci  dà  l'im- 
magine come  vestiva  s.  Stefano,  ed 
a  p.  CXVI  come  vestivano  i  mo- 
naci riformati,  de'quali  andiamo  a 
parlare.  Il  p.  Mabillon  nel  secondo 
volume  degli  Atti  dei  santi  pub- 
blicò la  storia  di  quest'ordine,  e 
pretende  che  la  regola  che  seguì 
fosse  quella  de'benedettini  di  Cala- 
bria. 11  p.  Martene  nel  quinto  vo- 
lume de'  suoi  Aneddoti  produsse  il 
libro  suir  istruzione  de'  novizi  di 
Grandmont  ;  e  nel  volume  sesto 
della  sua  gran  collezione  ci  diede 
due  istorie  de' priori  di  Grandmont. 
Vi.  furono  inoltre  tre  monisteri  di 
religiose  di  quest'  ordine ,  cioè  di 
Drouille-la-Blanche,  di  Drouille-la- 
Noire,  e  di  Castenette.  Le  monache 
vestivano  di  nero,  secondo  le  pre- 
scrizioni di  Clemente  V,  che  l'im- 
pose pure  ai   religiosi. 

Non  si  deve  tacere  che  alcuni 
dissero  essere  stato  quest'  ordine 
osservante  della  regola  agostiniana, 
o  almeno  che  la  seguisse  prima  di 
adottare  la  benedettina,  ed  il  p. 
Giovanni  1'  Evéque  religioso  gran- 
di montano  scrisse  un'apologia  per 
provare  che  l'  ordine  suo  era  sog- 
getto alla  regola  di  s.  Agostino, 
dicendo  fra  le  altre  cose,  che  dal 
Papa  Giovanni  XXII  i  religiosi  fu- 
rono qualificati  per  canonici  rego- 
lari, conventuali,  coUegiati,  ed  istal- 
lati, e  negli  Annali  poi  si  ritrat- 
ta, scrivendo  che  l' ordine  suo  è 
un  ordine  particolare,  che  da  ere- 
mitico divenne  cenobitico,  con  re- 
gola particolare.  In  progresso  di 
tempo,  essendo  I'  ordine  molto  de- 
caduto dall'  antica  osservanza,  d. 
Carlo  Fremont  religioso  del  me- 
desimo, ne  intraprese  la  riforma, 
e  con  costanza  e  zelo  gli  riuscì  di 
stabilirla,  osservando  ad  lilterani  la 


GRA 
regola  mitigata  da  Innocenzo  ÌV. 
Con  la  protezione  pertanto  del  car- 
dinal Richelieu  diede  principio  alla 
riforma  a'4  agosto  164^  nella  prio- 
ria di  Epoisse  \icino  a  Dijon,  do- 
ve con  la  licenza  del  proprio  ab- 
bate si  ritirò  con  d.  Giuseppe 
Roboni,  altro  religioso  di  Grand- 
mont,  che  fu  il  primo  ad  abbrac- 
ciare la  riforma.  Questo  moniste- 
vo  fondato  nel  1189  da  Odone 
duca  di  Borgogna,  era  rovinato 
quando  la  pietìi  de'  fedeli  mossa 
dalla  fama  della  santa  vita  de're- 
ligiosi  lo  restaurò.  Ad  onta  delle 
contraddizioni  de'  correligiosi ,  d. 
Carlo  co' suoi  compagni  nel  i65o 
fondò  un  nuovo  monistero  della 
riforma  nella  città  di  Thiers,  pa- 
tria di  s.  Stefano.  11  re  Luigi  XIV 
autorizzò  siffatta  fondazione^  e  per- 
mise ai  religiosi  riformati  di  ri- 
cevervi i  novizi.  Nel  1668  la  stes- 
sa riforma  fu  introdotta  nel  con- 
vento di  Chavanon  nella  diocesi 
di  Clermont;  nel  1679  '"  quello 
di  s.  Michele  di  Grandmont  nella 
diocesi  di  Lodeve  ;  nel  i68i  in 
quello  di  Lovie  nella  diocesi  di 
Chartres,  e  quindi  in  altri  ancora. 
In  quello  di  Thiers,  che  fu  il  più 
ragguardevole  della  riforma ,  d. 
Carlo  Fremont  stese  gli  statuti 
della  medesima,  de'  quali  i  princi- 
pali articoli  sono  l'assiduità  all'uf- 
fìzio ed  alla  orazione,  in  cui  i 
religiosi  dovevano  impiegare  più  di 
ott'ore  del  giorno;  l'astinenza  della 
carne  si  dentro  che  fuori  del  mo- 
nistero, da  cui  non  erano  dispen- 
sati che  i  soli  infermi;  il  digiuno 
di  quasi  otto  mesi  dell'anno,  e  la 
solitudine,  non  dovendo  i  religiosi 
uscire  dal  monistero  che  di  rado, 
e  mai  per  visitare  i  parenti.  II 
p.  Fremont  dopo  aver  governato 
con  somma  lode  per  trent'  anni  il 


GRA  fi.l 

monistero  di  Thiers,  conoscendo  che 
avvicinavasi  l'ora  estrema,  vi  si 
preparò  con  molti  esercizi  di  pie- 
tà e  di  mortificazione  ;  ed  esor- 
tando i  suoi  religiosi  a  meditare 
continuamente  i  misteri  della  ss. 
Trinità,  e  di  Gesù  Cristo  nella  sua 
vita  nascosta  menata  in  Nazareth, 
in  età  di  circa  settantanove  anni 
morì  nel  1689.  Dopo  la  di  lui 
morte  la  riforma  non  fece  pro- 
gressi, ed  i  religiosi  della  medesi- 
ma restarono  interamente  dipen- 
denti dal  generale  dell'ordine,  non 
formando  corpo  separato  dagli  al- 
tri della  comune  osservanza.  I  re- 
ligiosi riformati  presero  l'antico  a- 
bito  dell'ordine,  cioè  una  veste  di 
panno  grossolano  collo  scapolare, 
un  cappuccio  aguzzo  di  color  ne- 
ro, ed  una  cintura  di  cuoio.  Il 
p.  Flaminio  Annibali  minore  os- 
servante nel  Compendio  della  sto- 
ria degli  ordini  regolari,  nel  lom. 
I,  p.  168  ci  dà  quella  di  questo 
ordine. 

GRANATA  (Granaien).  Città 
con  residenza  «rei  vescovi  le  nella 
Spagna,  capitale  del  regno  del  suo 
nome,  e  capoluogo  di  provincia, 
residenza  di  un  capitano  generale, 
di  un  governatore  militare,  e  del- 
le principali  autorità  della  piovin- 
cia.  Granata  o  Granada,  provincia 
della  Spagna,  che  ha  il  titola  di 
regno,  forma  la  parie  sud-est  del- 
l'Andalusia, ed  è  assai  montuosa. 
Si  può  dire  che  questo  paese  sia 
un  incantesimo  per  la  sua  posi- 
zione, fertilità,  e  pel  clima  :  la 
coltivazione  è  migliore  nel  regno 
di  Granata,  che  nel  restante  del- 
l' Andalusia;  le  produzioni  sono 
abbondanti  ed  assai  variate,  ma 
le  manifatture  di  questo  paese 
perdettero  la  loro  importanza  do- 
po r  espulsione  de'  mori.  La  prò- 


64                     ORA.  GRà 
vincia     di     Granala     faceva    parte  Id  pianura,    e    principalmente  abf- 
deirantica   Belica:  fu  eretta  in  re-  tato  da  tintori  ed  artefici  di  seta, 
gno  dai    mori  dopo    averla  invasa  Granata     propriamente  detta,    oc- 
nell'anno    712,  che  vi  si  manten-  cupa  la  testa  della  pianura,  ed  u- 
nero  sino  al     1 49*21    e  fu  l'ultima  na   parte  dei    valloni    fra  le  mon- 
provincia    dell'Andalusia  che  Fer-  tagne.     E    cinla    di  alle    mura  in 
dinando  V    riunì    alla    monarchia  rovina  ,     fiancheggiate     da     grosse 
spagnuola.    Al  tempo    della    con-  torri.  Le  strade  sono  per  la  mag- 
quista,  si    permise    a    molti  mori  gior  parte  strette  ed  irregolari  ;  I^ 
di    restare   nel  paese,    e  di    profes-  case,   molto    bene  fabbricale  ,    ri- 
sarvi  il  loro    culto  ;  ma  nell'  anno  chiamano     alla    memoria    il    gusto 
i5oo  furono    essi     talmente  perse-  de'mori   pel   loro  esterno  triste,  es- 
guilati,  che  il    maggior  numero  si  sendovi   però  l'interno  assai    como- 
vide  obbligato  di  fuggire,  seco  tras-  do,  e  bene    appropriato    al  clima  ; 
portando  le  principali  sorgenti  della  un  gran  numero  di  esse    è  abbel- 
prosperilà  di  quel  regno.    Secondo  lito    con    fontane,    e    con  getti    di 
la  divisione  della  Spagna,  decretata  acqua  che     hanno    il  doppio  van- 
dalle    cortes  nel   1822,    le  provin-  taggio   di    rinfrescare    1'  atmosfera 
eie  di    Granata,  Malaga,  Almeria,  nella  eslate,  e  d'  provvedere  ai  bi- 
ed     alcune     piccole     porzioni     di  sogni  degli    abitanti.    Sonovi  mol- 
quelle  di    Siviglia  e    di     Jaen  for-  te  belle  piazze     pubbliche ,    e    fra 
marono  quasi    interamente    il    re-  queste    le  principali   El-Campo,  la 
gno  di  Granata.  piazza  Mayor,    e   la    Bivarambla  ; 
La  città  di    Granata  è  posta  in  tutte  sono  cinte  di  belli  edifizi,  e 
una    situazione    vantaggiosa    e    ri-  l'ultima    decorata   da    una  magni- 
dente,  si    estende   sopra  due  colli-  fica  fontana  di    diaspro.  Gli  edifi- 
lle, alla  estremità  della  fertile  pia-  zi  più  osservabili  sono  la  caltedra- 
nura  chiamata   P^ega  de   Granata,  le,  di  cui  si  ammira  la  cupola,  le 
a  poca    distanza    della  Sierra    Ne-  colonne    e    le    pitture   a  fresco,    e 
vada,  e    presso    al  confluente     del  nella    quale  si    vedono  i    mausolei 
Dario  o  Duero  che  l'attraversa,  e  in  marmo  di  Ferdinando  V,  e  di 
del  Genil  che    bagna  le  sue  mura  Isabella    sua    moglie,    ed    incontro 
■verso  il  sud.    L'  aspetto  n'è  bello,  quelli  di  Filippo  I  e  di  Giovanna 
ed  il  clima     temperato  dalla    vici-  sua  moglie  ;  il    convento  de'girola- 
nanza  delle     montagne.     Ha     circa  mini  fondato  da  Gonzalvo  di  Cor- 
tre  leghe  di  perimetro,  compresi  i  dova,    che    racchiude     il  mausoleo 
sobborghi,  e    si  divide  in    quattro  in  marmo  di  questo  gran  capita- 
parti    che  sono  :  Granata  propria-  no  ;  quello  di  Santa  Croce;  il  va- 
mente  detta,  i'Alhambra,  l'Albay-  sto  e  beli'  ospedale  di  s.  Giovanni 
zin,  e  l'Antiquerula.  L'Alhambra  è  di  Dio   da    questi   fondato,  la    cui 
una  gran    fortezza  di    mezza    lega  statua    si   vede    nella    facciata,    e 
di  circuito,  situata  sopra  una  delle  quello    reale    situato    sulla   piazza 
colline  che  dominano  la  città  e  la  del  Campo;  l'Alcaxeria,  grand'edi- 
pianura;  1'  Albayzin  è  un  sobbor-  fizio  che    Serviva    di  bazar  sotto  i 
go  sulla    collina    opposta,  ove    un  mori,  e    che  contiene  ancora  mol- 
lempo  stava  un  forte;  Anliqueru-  te  botteghe;  il  palazzo    della  can- 
la  è   un  altro  sobborgo  eretto  nel-  celleria,  ov'è  il  supremo  tribunale 


«jet  paese,  la  cui  facciata  è  aclorna 
dì  belle  colonne  d'  alabastro  ;  il 
palazzo  arcivescovile,  ed  in  fine 
quello  dell' Alhambra,  eretto  nella 
fortezza  dello  stesso  nome  dai  re 
mori,  considerato  conr)e  il  piti  bel 
monumento  di  architettura  more- 
sca, ed  i  cui  superbi  avanzi  atte- 
stano la  magnificenza,  il  lusso  ed 
il  buon  gusto  di  questi  antichi  so- 
vrani; una  porzione  di  questo  pa- 
lazzo fu  distrutta  per  sostituirvene 
un  altro  incominciato  da  Carlo  I, 
ossia  Carlo  V  imperatóre,  e  che 
rimase  incompleto.  A  lato  dell'AI- 
hambra  sta  il  piccolo  palazzo  detto 
la  Generalifa^i  cui  i  mori  avevano 
fatto  un  delizioso  soggiorno  ;  i  giar- 
dini, i  boschetti,  e  le  numerose 
fontane  ,  che  ne  facevano  1*  orna- 
mento ,  sono  al  presente  negletti 
od  in  rovina  ;  ma  l'interno  degli 
appartamenti  merita  per  anco  la 
attenzione  per  i  belli  ornamenti 
d'  architettura  moresca,  geroglifici, 
iscrizioni  arabe,  finissimi  marmi  e 
diaspri  ch'essi  rinchiudono,  lo  stes- 
so essendo  delle  corti  che  ne  pre- 
cedono l'ingresso  ;  la  famosa  cor- 
te dei  leoni  è  soprattutto  osser- 
vabile per  la  stupenda  colonnata 
in  marmo  che  la  cinge,  e  pel  vasto 
bacino  che  ne  occupa  il  mezzOj  al  di 
sopra  del  quale  s'innalza  una  su- 
perba cupola  di  alabastro,  soste- 
nuta da  dodici  leoni  di  marmo,  e 
sormontata  da  una  più  piccola,  da 
dove  si  slanciava  un  getto  d'ac- 
qua, che  ricadeva  in  cascata  nel 
bacino,  dopo  essere  stato  ingros- 
sato dalle  acque  che  gettavano  le 
dodici  gole  dei  leoni.  L'anfitea- 
tro pei  combattimenti  de'  tori,  e- 
retto  in  pietra,  è  uno  de'migliori 
della  Spagna. 

Granata  possiede  oltre  la  catte- 
drale, ventitre  altre  chiese  parroc- 
voi..  xxxit, 


GRA  65 

chialì,  due  delle  quali  erano  anti- 
camente moschee.  Eranvi  trent'ot- 
to  conventi  e  monisteri,  dieci  ospe- 
dali,   due    prigioni,    un    monte  di 
pietà,  un  granaio    pubblico^    varie 
caserme  per  l' infanteria    e   la  ca- 
valleria,    un   teatro,   degli    ameni 
passeggi  lungo  il  Genil  ed  il  Bar- 
ro ,    una    università    stabilita    nel 
1 53 1   dall'imperatore  Carlo  V,  sei 
collegi,  un'accademia  di  matemati- 
ca^ una  scuola  di  disegno,  ed  una 
società  economica.  L' industria  nel- 
le manifatture  di  questa  città,  che 
fu  portata  a  un  sì  alto    grado    di 
splendore  sotto  i  mori,  più  non  e- 
sisteva    nel    secolo    XVII.    Questa 
città  è  patria  di  molti  uomini    il- 
lustri, fra'  quali    nomineremo  Fer- 
dinando del  Castillo  istorico,  Lui- 
gi di  Granata  domenicano  celebre 
predicatore.  Alonzo  Caro  pittore  e 
scultore,  Diego    Mendoza    e    Luigi 
de  Leon  poeti,  il  gesuita   Suarez , 
MarmoI ,    e   molti   altri    eccellenti 
nelle  scienze  e  nelle  arti;  ma  il  p. 
Luigi    di  Granata,  benemerito  del- 
l' eloquenza  e  morale  cristiana ,  fU 
maestro  della  vita  spirituale    a    s. 
Francesco  di  Sales,  e  ad  altri  asce- 
tici. I  dintorni  di  questa  città  sono 
bellissimi  :    la  Vega    o   pianura  di 
Granata    ha    circa    dieci    leghe    di 
diametro  e  trenta  di  circonferenza, 
essendo  irrigata  dal  Darpo,  dal  Ge- 
nil, dal  Dilar ,  dal    Vagro,   e    dal 
Monachil.  È  coperta    di    praterie, 
foreste  di  querele,  boschi  d'aranci, 
ortaglie,  canne  da  zuccaro,    biade, 
lino  ed  ogni  sorta  di    legumi.    Vi 
si  vede  quasi  nel  centro  il  Soto  de 
Roma,  bosco   di    olmi    giovani,  di 
frassini  ec.  I  re  mori  vi  ebbero  un 
palazzo  o  casa  di  delizia,  di  cui   i 
conquistatori  presero  possesso.  Dal 
i8i3    il    Soto  de    Roma    divenne 
proprietà  del  duca  di    Wellington. 
5 


66 


GRA 


Nel  1755,  scavandosi  in  un  campo 
nelle  vicinanze  <li  Granata,  venne- 
ro scoperti  gli  avanzi  di  una  città, 
che  credesi  l'antica  FAliheris  od  El- 
vira, in  cui  si  trovarono  preziose 
dovizie  letterarie,  come  manoscrit- 
ti greci ,  latini ,  arabi,  ec  ,  ed  in 
particolare  gli  atti  del  concilio  di 
Elvira  [Fedi),  sciitti  sopra  lami- 
ne di  piombo.  Laonde  Granala  vie- 
ne pure  chiamala  Elliberis,  Illibe- 
ris,  od  lUipula.  11  numero  de'suoi 
abitanti  si  fa  ascendere  ad  ottanta- 
mila circa  ,  mentre  all'  epoca  del 
dominio  arabo  dicesì  che  ne  con» 
lava  quattrocentomila. 

Questa  celebre  città  fu    fondata 
dai    mori,    dai    saraceni    od   arabi 
che  r  hanno  abitata  per  lungo  tem- 
po, ma  gli  scrittori  non  vanno  d'ac- 
cordo tra  loro  ne  sul    tempo  pre- 
ciso della  sua    fondazione,    né    in- 
torno   air  origine    del    suo   nome. 
IVell'anno  711   i  mori    se    ne   im- 
possessarono, nel  secolo  X    vi  fon- 
darono la  città,  e  fece  da  quel  tem- 
po parte  degli  stati  dei  re  di  Cor- 
dova, mentre  nel   io3i  v'incomin- 
ciarono   ì    re    africani    a  risiedere. 
Dipoi  nel    ia35     divenne    capitale 
del  nuovo  regno  del  suo  nome,  e 
fa  famosa  per  le  sue  ricchezze,  per 
la  potenza,  per  la   magnificenza   e 
splendidezza  de'  suoi  edifìzi,  per  le 
arti  e  l' industria  che  vi   fiorirono. 
Oppose  una  lunga    resistenza    agli 
«forzi  dei  re  cattolici,  e   nel   i49'^ 
regnando  Boadilla  fu  presa  da  Fer- 
dinando   V   il    Cattolico,  dopo   un 
assedio  di  più  di  un  anno,  e  die- 
ci anni  di  fiera  guerra,  estinguen- 
dosi   così    il    dominio    de'  saraceni 
nella  Spagna,  dopo  che  in  essa  e- 
rano    entrali  settecento  ottant'anni 
prima,  sotto  il  regno  di  d.    Rode- 
rico,  avendo  avuto  origine  l'invasio- 
ne per  l'incontinenza  d'un  re  e  la 


GRA 
vendetta  d'un  vassallo  ;  e  si  vuole 
che  allora  Ferdinando  V  cacciasse 
dalla  iSpagna  ottocentomila  tra  e- 
brei  e  maomettani,  ad  onta  che 
molti  vi  restassero.  L'espugnazione 
di  Granata  seguì  a'  5  novembre 
149I)  ed  il  prìncipal  merito  della 
conquista  venne  attribuito  a  Fer- 
dinando Gonzales  di  Cordova  ossia 
Gonzalvo  detto  il  gran  capitano j 
che  ivi  morì  nel  i5r5  d'anni  set- 
tantadue. Una  delle  cause  che  de- 
terminarono Isabella  regina  di  Lio- 
ne e  di  Castiglia,  e  moglie  di  Fer- 
dinando V,  alla  spedizione  del  Co- 
lombo in  America,  fu  il  felice  e- 
sito  della  guerra  e  conquista  di 
Granata,  per  la  quale  nel  pontifi- 
cato d'Innocenzo  Vili  furono  fatte 
strepitose  feste  in  Roma  ,  che  de- 
scrive il  Cancellieri  nelle  Disserta- 
zioni epistolari  bibliografiche,  a  p. 
268  e  seg.  Narra  il  Rinaldi  all'an- 
no 1492»  num.  I,  che  Ferdinan- 
do V  a*  2  gennaio  ebbe  in  suo 
potere  Granata  secondo  i  patti  sta- 
biliti nella  fine  del  precedente  an- 
no, ed  essendosi  alzata  e  posta  nel- 
l'altissima rocca  la  Croce,  egli  che 
slava  in  mezzo  dell'esercito  schie- 
rato, appena  la  vide,  smontò  da 
cavallo,  e  genuflesso  a  terra  co' sa- 
cerdoti e  capitani  delle  milizie  re- 
se le  dovute  grazie  a  Dio  per  ave- 
re ripristinato  la  religione  cristia- 
na nel  regno  di  Granala,  e  resti- 
tuito questo  agli  spagnuoli.  La  cit- 
tà di  Granata  fu  1'  ultimo  asilo  e 
l'estremo  baloardo  del  potere  dei 
mori  in  Ispagna  ;  ve  ne  restarono 
ancora,  come  dicemmo,  motte  fa- 
miglie, che  contribuirono  a  ren- 
derla più  florida  sino  al  secolo 
XVI  ;  ma  la  loro  espulsione  tota- 
le a  quest'  epoca  fu  cagione  della 
decadenza  di  Granata.  Il  re  di  Spa- 
gna Filippo  III  uel  16 IO,  ad  istan- 


GllA 

M  (lei  Pontefice  Paolo  V ,  cacciò 
dalla  Spagna  iiovecenloniila  mao- 
mettani. 

La  sede  vescovile  di  Granata 
vuoisi  eretta  nel  quarto  secolo  , 
vantando  per  primo  suo  vescovo 
s.  Cecitìo  martire  ;  i  suoi  successo- 
ri continuarono  regolarmente  a  go- 
vernarla, finché  venne  elevata  al 
grado  di  metropoli  nell'aprile  i493 
da  Alessandro  VI,  con  bolla  ripor- 
tata nel  Bull.  Rom.  tom.  IV,  pag. 
2  3o,  restandovi  unito  il  titolo  del- 
la sede  di  Elvira.  Il  Papa  ne  di- 
chiarò suffragane!  i  vescovi  di  Ma- 
laga, di  Giiadix,  e  di  AInìeria;  ma 
al  presente  due  sono  le  sedi  suffra- 
ganee  di  «juesta  metropolitana,  cioè 
Almeria  e  Malaga.  Per  primo  ar- 
civescovo Alessandro  VI  dichiarò 
Ferdinando  di  Talavera  dell'ordi- 
ne di  s.  Girolamo ,  Iraslatandolo 
dal  vescovato  d'Avila,  il  quale  mori 
nel  iSoy.  Gli  successe  Antonio  di 
Boxas  della  casa  di  Posa ,  eletto 
nel  i5o9  da  Giulio  11:  fu  fatto 
governatore  di  Castiglia  nel  i5ig, 
patriarca  delle  Indie  nel  i524>  in- 
di trasferito  all'arcivescovato  di  Bur- 
gos,  ove  mori  nel  i5i6.  I  più  di- 
stinti arcivescovi  di  Granata  furo- 
no i  seguenti.  Fr.  Pietro  de  Alva 
girolaniino,  nominato  da  Carlo  V 
nel  1 5^6,  e  preconizzato  da  Cle- 
mente VII,  morto  nel  iSaS  in  o- 
dore  di  santità,  dopo  di  aver  fon- 
dalo i  due  collegi  di  s.  Michele,  e 
della  s.  Croce,  dai  quali  uscirono 
soggetti  distinlissirai  tanto  nello 
stato  ecclesiastico,  che  nel  civile. 
S.  Tommaso  da  Villanova  dell'or- 
dine di  s.  Agostino ,  provinciale 
della  provincia  d' Andalusia  e  di 
Castiglia,  fu  fatto  arcivescovo  di 
Granata  nel  1542  da  Paolo  III, 
ma  il  santo  ricusò  la  dignità.  Pie- 
tro Guerrero    di   Leza    nella    prò» 


GHA  67 

vincia  di  Riosa,  teologo  delle  chie- 
se di  Siguenza  e  Cuenca,  fu  no- 
minato arcivescovo  nel  i546  da 
detto  Papa  ;  intervenne  al  concilio 
di  Trento  che  poi  fece  stampare 
e  pubblicare  nella  sua  arcidiocesi; 
riformò  l'università  di  Granata,  e 
morì  nel  iSyS  in  odore  di  santi- 
tà, e  colla  riputazione  d' uno  de'più 
grandi  teologi  del  suo  secolo.  Gio- 
vanni Mendes  di  Salvatierra,  dot- 
tore dell'università  di  Alcalà,  teo- 
logo della  chiesa  di  Cuenca,  fu  da 
Gregorio  XIII  nel  1576  fatto  ar- 
civescovo: operò  importanti  ripa- 
razioni alla  sua  chiesa,  e  demoPi 
la  torre  Turpiana,  nella  quale  Iro- 
varonsi  moltissime  reliquie,  che  co- 
no ancora  in  veneratione,  e  mori 
in  odore  di  santità  nel  i588.  Si- 
sto V  gli  die  in  successore  il  ven. 
Pietro  Baca  de  Castj-o-y-Quinones 
di  Boa,  figlio  del  viceré  del  Perù, 
dottore  in  diritto  civile  e  canoni- 
co, versatissimo  nelle  lingue  greca 
ed  ebi-aica,  stimato  da  s.  Andrea 
e  da  s.  Giovanili  della  Croce  ;  do- 
po ave»"  rinunziato  l'arcivescovato 
di  Tarragona,  Filippo  li  lo  costrin- 
se ad  accettare  questo  di  Granata  : 
discopri  molte  preziose  reliquie  na- 
scoste, fondò  l'abbazia  ed  il  collegio 
di  MoutesacrOj  che  fu  sempre  con- 
siderato un  seminario  di  scienza  e 
di  virtù,  e  trasferito  nel  1609  al- 
l'arcivescovato di  Siviglia,  ivi  mo- 
rì santamente.  Fr.  Bartolomeo  Pet- 
torani  napoletano  dell'ordine  |di  s. 
Francesco,  inviato  da  Urbano  Vili 
missionario  nell'oriente,  convertì  e 
battezzò  il  figlio  dell'  imperatore 
d'Etiopia,  e  lo  condusse  a  Roma 
a  prestare  ubbidienza  al  Papa;  la 
congregazione  di  propaganda  ^de 
se  ne  servì  in  molte  opere  arabe 
ed  orientali,  finché  eletto  alle  sedi 
di  Calahona  e  di  Granata    ricusò 


68  GRA 

tutto,  e  morì  nel  1688.  II  novero 
degli  arcivescovi  di  Granata  del 
passato  e  del  corrente  secolo  si 
legge  nelle  annuali  Notizie  di  Ro- 
ma. Per  naorte  dell'arcivescovo  Gio- 
vanni Emmanuele  Moscoso-y-Pe- 
ralta,  Pio  VII  nel  concistoro  dei 
19  dicembre  18 14  traslatò  dalla 
chiesa  di  Ter  ve  l  a  questa  metro- 
politana monsignor  Biagio  Gioachi- 
no Alvarez  de  Palma,  nato  in  Xe- 
res de  la  Frontiera,  diocesi  di  Si- 
viglia, per  morte  del  quale  la  sede 
è  ancora  vacante. 

La  cattedrale,  magnifico  edifizio, 
è  dedicata  a  Dio  in  onore  dell'As- 
sunzione in  cielo  della  B.  Vergine 
Maria,  il  cui  capitolo  si  compone 
di  otto  dignità,  la  maggiore  delle 
quali  è  il  decano,  di  dodici  cano- 
nici  compresi  il  penitenziere  ed  il 
teologo,  di  sette  integri,  e  dieci  di- 
midii  portionarii ,  di  quattordici 
cappellani,  e  di  altri  preti  e  chie- 
rici addetti  all'uffìziatura  ecclesia- 
stica. La  cura  delle  anime  nella 
cattedrale  viene  esercitata  dall' ar- 
cipiete,  ultima  delle  otto  dignità , 
coadiuvato  da  due  altri  sacerdoti  ; 
ivi  è  il  fonte  battesimale,  e  molte 
reliquie  che  vi  sono  in  grande  ve- 
nerazione. La  sagrestia  è  dovizio- 
sa di  ricchi  paramenti  ed  arredi 
sacri;  e  poco  distante  dalla  me- 
tropolitana è  l'episcopio,  palazzo 
ampio  e  cospicuo.  Oltre  la  catte- 
drale vi  sono  nella  città  due  col- 
legiate, ventidue  parrocchie  col  bat- 
tisterio,  dieciotto  tra  conventi  e  mo- 
nisteri,  diecisette  monisteri  di  re- 
ligiose, seminario  con  alunni,  di- 
versi sodalizi,  il  monte  di  pietà  ed 
altri  pii  stabilimenti.  Vi  fiorivano 
principalmente  i  girolamini,  i  cer- 
tosini, i  gesuiti,  i  domenicani,  gli 
agostiniani,  ed  i  francescani.  Am- 
pia è  l'arcidiocesi,  in  cui   vi   sono 


GRA 

cinque  collegiate,  e  centosessanta 
chiese  parrocchiali.  Ogni  arcivesco- 
vo è  tassato  ne'  libri  della  camera 
apostolica  in  fiorini  tremila,  verus 
miteni  ilhrum  valor  eH  80,000 
circiter  ducatorunt  illius  monetae 
nonnuUis  pensionibus  anliquis  gra- 
vati, come  si  legge  nell'ultima  pro- 
positio  di  questa  chiesa,  ove  pure 
è  notato  cuni  reservatione  pensio- 
num  7291  ducatorunt  auri  de  ca- 
mera et  juliorum  deceni  monetae 
romanae,  computatis  antiquis  prò 
personis  nominandis  ante  dieta  regi 
Catholico  gratis  et  acceplis. 

GRAN  BRETTAGNA.  Isola  del- 
l' Oceano  ,  che  comprende  i  regni 
d' Inghilterra  (  J^edi),  e  di  Scozia 
[P^edi).  Furono  ivi  tenuti  tre  con- 
cilii  contro  i  pelagiani  che  chia- 
mansi  i  concilii  della  Gran  Bret- 
tagna. Il  primo  fu  tenuto  nell'an- 
no 449»  'l  secondo  nel  5 12,  ed  il 
terzo  nel  5rg.  Regia  tom.  VII  e 
X;  Labbé  tom.  IH  e  IV;  Ardui- 
no tom.  II  ;  e  Anglic.  tom.  I. 

GRANCOLAS  Giovanni,  teologo 
parigino,  il  quale  fece  grande  onore 
alla  Sorbona  per  la  sua  profonda 
erudizione.  Fu  zelante  oppositore 
del  giansenismo;  morì  nel  1732, 
e  lasciò  diverse  opere.  Le  princi- 
pali sono:  i."  Commentario  istori- 
co  sopra  il  breviario  romano:  fu 
tradotto  in  latino  e  stampato  a 
Venezia  nel  1784;  2."  Critica 
degli  autori  ecclesiastici j  3.°  // 
quietismo  contrario  alla  sacra  ScriC- 
tura  j  4'°  Dell'antichità  delle  ceri- 
monie dei  sacramenti  j  5."  un  Trat- 
tato di  liturgia;  6.°  La  scienza 
dei  confessori;  7.°  un  Trattato 
della  messa  e  delU  uffizio  divino  ; 
8.°  Storia  compendiosa  della  chie- 
sa, della  città  e  dell'università  di 
Parigi:  questa  storia  fu  soppressa 
per  le  rimostraaze  del   cardiuale  di 


GRA 

NoaìHes.  Abbiamo  inoltre  una  sua 
traduzione  francese  delle  Catechesi 
di  s.  Cirillo  di  Gerusalemme,  con 
note  e  dissertazioni  dommaliche  ; 
ed  una  dell'Imitazione  di  Gesù 
Cristo. 

GRANDUCA,  e  GRANDUCA- 
TO.   ^.  Duca,  e  Ducato. 

GRANELLI  Giovanm,  gesuita, 
teologo,  oratore  e  poeta  italiano 
assai  distinto,  nato  a  Genova  nel 
1703,  ed  allevato  in  Venezia.  Fu 
professore  di  belle  lettere  nell'uni- 
versità di  Padova,  poi  venne  man- 
dalo a  Bologna  dai  suoi  superiori 
per  studiarvi  la  teologia.  Ivi  per 
sollievo  si  applicò  alla  poesia,  e 
compose  per  gli  esercizi  pubblici 
dei  collegi  dei  gesuiti  alcune  tra- 
gedie che  ottennero  grandissimo 
npplauso,  quantunque  secondo  le 
legole  del  suo  ordine  escluse  ne 
avesse  le  parti  di  donne.  Termi- 
nato nel  1786  il  suo  corso  teolo- 
gico, fu  destinato  al  ministero  del- 
la predicazione,  in  cui  acquistossi 
altissimo  concetto.  Poich'ebbe  pre- 
dicato nelle  prime  cattedrali  d'Ita- 
lia, fu  chiamato  a  Vienna  nel  1761 
dall'imperatrice  Maria  Teresa,  che 
volle  rinnovare  in  quella  città  l'uso 
dei  sermoni  italiani.  Il  p.  Granelli 
occupò  gli  ultimi  ventanni  della 
sua  vita  fra  il  ministero  del  pul- 
pito e  r  insegnamento  della  teolo- 
gia, di  cui  venne  fatto  professore 
in  Modena.  Era  rettore  del  colle- 
gio di  quella  città,  bibliotecario  e 
teologo  del  duca  Francesco  HI,  il 
quale  si  compiaceva  assai  de'  suoi 
trattenimenti,  quando  fu  rapito  da 
una  breve  malattia  il  giorno  3  di 
marzo  del  1770.  Abbiamo  di  lui: 
1 .°  Lezioni  morali,  sloriche,  critiche 
e  cronologiche  sui  libri  della  Ge- 
nesi, dell'Esodo,  dei  Numeri,  del 
Deuteronomio,  di  Giosuè,  dei  Giù- 


GRA  69 

dici,  dei  Re;  i."  Quaresimale  e 
panegirici;  3."  quattro  volumi  di 
discorsi  e  poesie,  (n  cui  trovansi 
le  sue  quattro  tragedie  intitolale  : 
Sedecia,  Manasse,  Dione,  e  Sriloy 
che  il  dottore  Andres  non  esita  di 
annoverare  fra  le  prime  tragedie 
italiane. 

GRANGE  Giovanni,  Cardinale. 
Giovanni  de  la  Grange  francese,  di 
antica  famiglia  del  Beaujolois  nella 
diocesi  di  Lione,  vestì  l'abito  di  s. 
CenedettOj  e  divenuto  dotto  nel  gius 
canonico,  e  nel  i357  abbate  di 
Fecamp  e  Sandonisiano,  fu  asse- 
gnato da  Innocenzo  VI  per  com- 
pagno al  cardinal  Guido  di  Bou- 
logne  legato  nella  Spagna,  per  so- 
pire la  guerra  accesa  tra  i  l'è  di 
Castiglia  e  d'Aragona.  Carlo  V  re 
di  Francia  avendo  conosciuta  la  di 
lui  abilità  gli  diede  luogo  nel  suo 
consiglio,  e  gli  affidò  1'  educazione 
della  regia  prole,  facendolo  inoltre 
ministro  delle  finanze;  quindi  nel 
1 372  Io  nominò  al  vescovato  di 
Amiens,  e  gli  procurò  colle  sue  i- 
stanze  la  dignità  cardinalizia,  a  cui 
lo  elevò  a'3o  dicembre  1875  Gre- 
gorio XI,  dichiarandolo  dell'ordine 
de' preti  col  titolo  di  s.  Mai-cello. 
Segui  il  Papa  nel  viaggio  a  Ro- 
ma, che  nel  1378  lo  spedì  a  Luc- 
ca per  riconciliare  i  fiorentini,  che 
erano  in  guerra  aperta  con  la 
Chiesa  romana  ,  e  lo  stesso  fece 
coi  viterbesi  eh'  eransi  alienati  dal 
Pontefice.  Udita  la  morte  di  Gre- 
gorio XI,  da  Lucca  si  trasferì  a 
Pisa,  dove  intesa  l'elezione  di  Ur- 
bano VI,  pertossi  a  Roma ,  e  lo 
riconobbe  per  legittimo  Pontefice. 
Ma  essendo  stato  da  lui  accolto 
con  poca  buona  grazia,  e  taccialo 
d'avarizia  e  d'ambizione,  non  che  di 
perfidia  nel  prolungare  la  guerra 
tra  la  Francia  e  l' Inghillerta,  su- 


70  GRA 

bito  si  parili  dalla  ciltà,  ed  insie- 
me coi  cardinali  francesi  promosse 
in  Fondi  1'  elezione  dell'  antipapa 
Clemetìle  VII,  che  lo  fece  vescovo 
Tuscolano.  Mori  nello  scisma  nel 
i4o2  in  Avignone,  e  fu  tumulato 
con  epitaffio,  sebbene  altri  dicano 
che  il  suo  cadavere  fu  trasferito  ia 
Amiens,  e  sepolto  nella  cattedrale. 
GRANGE  d'ARCHIEN  Eicrico, 
Cardinale.  Enrico  de  la  Grange 
d'  Archien  ,  nobile  francese  de'  si- 
gnori d'  Archien  e  Montigni ,  nac- 
que in  Francia  a'  i3  aprile  1609. 
Si  diede  al  mestiere  delle  armi ,  e 
come  cavaliere  gerosolimitano  si 
portò  a  Malta,  ove  con  gran  co- 
raggio e  valore  fece  le  sue  caro- 
■vane.  Dopo  avere  militato  in  al- 
cune campagne,  dal  re  di  Francia 
fU  fatto  capitano  di  cavalleria,  in- 
signito dell'  ordine  dello  Spinto 
Santo,  e  destinato  al  governo  del- 
la città  di  Verdun.  Tolta  moglie 
ti  ebbe  due  maschi  e  cinque  fem- 
mine, una  delie  quali  fu  maritata  a 
Giovanni  Sobiescki  palatino  di  Po- 
lonia, che  in  seguito  fu  assunto  al 
trono  di  quel  regno  col  nome  di 
Giotanni  III .  Rimasto  vedovo  , 
quantunque  si  trovasse  nell'avan- 
zata età  di  ottantasei  anni ,  gli 
Tenne  desiderio  di  essere  aggi'egato 
al  sacro  collegio,  per  cui  ad  istan- 
za del  genero  re,  Innocenzo  XII 
a'  12  dicembre  1695  Io  creò  car- 
dinale diacono  di  s.  Nicolò  in  Car- 
cere. Dopo  la  morte  di  Giovan- 
ni III  il  cardinale  portossi  in  Ro- 
ma colla  vedova  figlia  la  regina 
Maria  Casimira,  ove  nel  colore  del- 
le vestimenta  cardinalizie  non  volle 
seguire  le  regole  osservate  dai  car- 
dinali nelle  vigilie,  nella  quaresima, 
nelle  solennità  ed  altri  tempi,  ve- 
stendo di  rosso  a  suo  piacere,  ad 
onta  de' replicati  avvisi   onde    uni- 


GRA 

formarsi  alle  rubriche.  Finalmente 
dopo  aver  favorito  col  suo  suffra- 
gio l'elezione  di  Clemente  XI,  nel- 
la decrepita  età  di  centocinque  an- 
ni, e  quaranta  giorni,  come  si  leg- 
ge nel  suo  epilaftìo ,  e  dodici  di 
cardinalato  ,  fini  di  vivere  in  Ro- 
ma a' 24  maggio  1707,  e  fu  se- 
polto nella  nazionale  chiesa  di  s. 
Luigi  de'  francesi ,  dove  sopra  la 
porta  che  introduce  alla  sagrestia 
gli  fu  eretto  un  avello  di  marmo 
col  suo  busto  espresso  al  vivo,  con 
breve  elogio.  Il  Cardella  sostiene 
che  il  cardinale  mori  nella  detta 
età,  contro  quelli  che  dicono  aver 
egli  terminati  i  suoi  giorni  di  no- 
vantott' anni.  Osserva  il  Novaes , 
che  sebbene  questo  cardinale  non 
avesse  letteratura,  né  cognizione  de- 
gl'  interessi  dei  principi,  fu  tuttavia 
di  santa  vita. 

GRANGIA  o  GRANCIA.  Pode- 
re appartenente  al  monistero,  ov- 
vero abitazione  soggetta  a  qualche 
abbazia,  di  cui  è  membro.  Dice 
il  Macri  nella  Notizia  de'  vocab. 
eccl.y  che  questa  è  voce  usata  tia 
ì  monaci  nelle  loro  costituzioni,  e 
che  se  vuoisi  ponderare  la  sua  ve- 
ra etimologia,  questo  vocabolo  si- 
gnifica granaio ,  leggendosi  nella 
vita  del  b.  Rogerio:  Ibiquè  abhas 
gran  giani  instruxit,  et  aedijicavit. 
Laonde  poi  furono  con  tal  nome 
chiamati  i  poderi,  perchè  si  soglio- 
no fabbricare  i  granai.  Era  rego- 
la osservata  anticamente  in  ogni 
monistero,  che  dove  esisteva  il 
maggior  nerbo  de'suoi  fondi,  aves- 
se ivi  a  mantenersi  una  colonia 
di  frati  conversi,  diretti  da  un  mo- 
naco, ovvero  da  uno  di  loro,  il 
quale  aveva  la  principale  ispezione 
su  tutta  r  azienda  di  quella  gran- 
eia,  col  quale  nome  erano  ap[)el- 
late  simili  oolooie.  Ed  è  perciò  che 


GRA 

al  cenno  di  chi    ne  aveva   la  pre- 
sidenza uscir  dovevano  tutti  i  con- 
versi ogni  giorno  feriale    al    lavo- 
ro   della    can)pagna ,    maneggian- 
do aratri,  zappe,  vanghe,  ed   altri 
simili  arnesi  camperecci ,   ed    eser- 
citando altresì  all'occorrenza  il  me- 
stiere di  stallieri,  carrettieri,    giu- 
mentieri  od  altro  di  tal   sorta.  Gli 
antichi  statuti  dell'ordine  cistercien- 
se    vietavano  d'  accettare    nessuno 
nella    classe    de' conversi,   il   quale 
non  fosse  stato  conosciuto    abile  a 
guadagnarsi    come  qualunque  altro 
giornaliere  la  sua  giornata;  quindi 
maggiore  era    il  numero    di    que- 
sta   specie    di    conversi,    maggiore 
era  anche  il  vantaggio  ed   il  gua- 
dagno delle  abbazìe.  Quanto    ese- 
gui vasi    nelle    grangìe,    situate    in 
qualche    distanza    dal     monistero, 
praticavasi  dai  conversi  nel  moni- 
stero  medesimo,  dove   concorreva- 
no al  lavoro  anche  i  monaci,  tan- 
to per  esercizio  di  umiltà,  che  per 
professione,  avendo    essi    altre    oc- 
cupazioni    nelle    quali    impiegarsi . 
Tale  poi  era  la  capacità  e  l'indu- 
stria di  que'conversi  nei  monisleri 
di  campagna,  che  alcune  volte  era- 
no da  altri  invitati  per    rimettere 
ed  abilitare  fondi  sterili  e  rovina- 
ti. Al  celebre  cancelliere  Rainaldo, 
ai  tempi   dell'  imperatore  Federico 
I,  allorché  fu  eletto  arcivescovo  di 
Colonia,   avendo    ritrovati    i  fondi 
della  mensa    arcivescovile    in    uno 
stato  deplorabile,  gli   fu  suggerito, 
ut  ex  diversis   domibus   ciilcrcieu' 
sis  ordinis  dioecesis    suae   conver- 
SOS  fideles  atque  providos  accomO' 
darei,  qui  et    curtibus    praeessent^ 
et    annuos    reddilus    reformarent. 
Tanto  narra  Cesario  Eisterbaciense. 
GRAN-MAESTRO.    F.    Ordim 

EQUESTRI    E    MILITARI. 

GRAN  rRIORE.   F.    Ondimi  t- 


GRA  71 

QUESTE!  K  MILITARI,  massimc  l'arti- 
colo  dell'ordine  Gerosolimitano. 

GRAN-VARADINO  (  Magno 
Varadien).  Città  con  residenza  ve- 
scovile nel  regno  d'  Ungheria  , 
chiamata  ancora  Varndino^  TV  ar- 
devi-Gross,  in  ungherese  Nagy- 
Farad;  città  fortificata  del  cijrco- 
lo  Transtibischiano,  dell'ampio  co- 
mitato di  Bihar,  marca  del  suo 
nome,  edificata  lungo  il  fiume 
Koeroes  o  Szebes.  E  bene  fabbri- 
cata ed  ha  qualche  rimarchevole 
edifizio.  Bello  è  il  palazzo  vesco- 
vile, e  superba  n'è  la  cattedrale. 
Avvi  l'ospedale  de'fraLelli  della  mi- 
sericordia, ed  altro  ospedale;  l'ac- 
cademia regia  con  dieci  professori  , 
l'archiginnasio  cattolico,  e  la  scuo- 
la normale.  Vi  sono  diverse  |ab- 
briche  di  seta,  e  coptiene  pia  di 
settemila  abitanti  cattolici,  essendo 
gli  abitanti  in  tutti  quindicimila. 
Possessore  di  cave  di  marmo,  e 
d'acque  termaU  celebrate,  le  une  e 
le  altre  poste  ne' dintorni,  Gran- 
Varadino  ha  tre  sobborghi,  cioè 
Nagy-Varad,  JBatona-Varos,  e  Va- 
lencze-Varad. 

La  sede  vescovile  fu  fondata  a- 
vanti  l'anno  109 5  dal  re  d'Un- 
gheria s.  Ladislao  I,  nel  pontificato 
di  Urbano  II,  e  fatta  sufTraganea 
nella  metropolitana  di  Colocza,  di 
cui  lo  è  tuttora.  L'elegante  catte- 
drale eretta  dal  nominato  re,  è 
sacra  a  Dio  ed  alla  B.  Vergine 
Assunta  in  cielo.  Il  capitolo  si 
compone  della  dignità  della  prepo- 
silura  maggiore,  di  sedici  canonici, 
compresi  il  penitenziere  ed  il  teo- 
logo, e  di  altri  preti  e  chierici  ad- 
detti al  divino  culto.  La  cura  del- 
le anime  neUa  cattedrale  si  eser- 
cita da  un  canonico  della  medesi- 
ma, la  quale  è  munita  del  (onte 
battesimale 4  e  tra  le    reliquie  che 


73  GRA. 

possiede,  ivi  venerasi  quasi  intero 
il  cranio  del  santo  re  Ladislao  I. 
II  magnifico  episcopio  poco  è  di- 
stante dalla  cattedrale.  Nella  città 
vi  sono  inoltre  alle  tre  parrocchie 
col  battisterio,  tre  conventi  di  re- 
ligiosi, ed  un  monistero  di  religio- 
se, ed  il  seminario  con  gli  alun- 
ni. La  diocesi  è  ampia,  si  estende 
per  quattro  comitati,  e  compren- 
de sopra  mille  pagos.  Ogni  nuo- 
vo vescovo  è  tassato  nei  libri  del- 
la camera  apostolica  in  fiorini 
duemila,  quorum  valor,  oneribus 
detractìsj  ascendit  ad  triginla  fé- 
re  florenorum  millia,  seu  ad  ultra 
quaUiordecim  mille  scutata  mone- 
tae  romanae.  Per  dimissione  spon- 
tanea del  vescovo  Francesco  Laic- 
sach,  il  regnante  Gregorio  XVf, 
nel  concistoro  de' 3  aprile  i843, 
dichiarò  vescovo  di  Gran-Varadino 
di  rito  latino  l'attuale  monsignor 
Ladislao  libero  barone  Bemer,  na- 
to in  Szaboles  arcidiocesi  d'Agria, 
e  nominato  dall'imperatore  e  re  di 
Ungheria  che  regna  Ferdinando  L 
Gran-F aradino 3  di  rito  greco- 
vmito  in  Ungheria,  Magno  Fara- 
dien,  vescovo  cattolico  residente  in 
Gran-Varadino.  Nel  174B  dalla 
congregazione  di  propaganda  fide, 
con  l'autorità  di  Benedetto  XIV, 
fu  costituito  a  richiesta  del  vescovo 
latinq  un  sufFraganeo  pei  greci  col- 
l'assegno  di  i5oo  fiorini  sulla  men- 
sa di  esso  vescovo  latino.  Nel  I75g 
fu  creato  dalla  santa  Sede  un  vi- 
cario apostolico,  e  come  tale  indi- 
pendente dal  medesimo  vescovo. 
Non  molto  dopo  la  fondazione  del 
vescovato  di  Munkatz  ebbe  luogo 
quella  di  questo.  Nell'anno  1777 
adunque  il  Pontefice  Pio  VI,  cedendo 
^lle  istanze  dell'imperatrice  regina 
Maria  Teresa,  eresse  la  sede  vescovi- 
le ^li  fjlo  greco-uuito  in  gran-Vs^- 


GRA 

radino,  e  nel  concistoro  de'aS  giu- 
gno preconizzò  per  pritno  ve  scovo 
di  tal  rito  Moisè  Dragosi  di  Tord, 
e  dipoi  ne!  concistoro  de'3o  mar- 
zo 1789  gli  diede  per  successore 
Ignazio  Daralanth  dell'ordine  di  s. 
Basilio,  nato  in  Szolnek.  Pio  VII  net 
concistoro  de'23  marzo  1807  fece  ve- 
scovo di  Gran-Varadino,  di  rito  gre- 
co-unito, Samuele  Vulcan  del  castel- 
lo di  Balasfala^  a  cui  il  regnante 
Gregorio  XVI,  nel  concistoro  dei 
So  gennaio  i843,  diede  in  suc- 
cessore l'odierno  monsignor  Basi-» 
lio  Erdely  di  Makò.  La  sede  è 
suffraganea  dell'arcivescovo  di  Gran 
ossia  di  Strigonia,  come  stabili 
Pio  VI.  La  cattedrale  è  splendida 
e  di  magnifica  struttura,  che  pe- 
rò ultimamente  ebbe  rovinata  la 
torre  campanaria  :  essa  è  dedicata 
a  Dio,  sotto  r  invocazione  di  san 
Nicola  arcivescovo  di  Mira.  A  que- 
sta cattedrale  l' imperatiiee  assegnò 
per  dote  annui  -cinquecento  fiori- 
ni. Il  capitolo  si  compone  di  sei 
canonici,  compresa  la  prima  digni- 
tà dell'arciprete,  oltre  i  canonici 
onorari,  ed  altri  ecclesiastici  addetti 
all'ulfiziatura.  Il  primo  canonico 
ha  la  dignità  di  arciprete  o  di 
preposto,  il  secondo  ha  il  titolo  di 
lettore,  il  terzo  di  cantore,  il  quarr 
to  di  custode,  il  quinto  di  cancel- 
liere, il  sesto  esercita  l' uffizio  di 
vicario  foraneo  nei  comitati  ossia 
piccole  Provincie.  Vi  sono  pure  tre 
cantori,  ma  manca  il  canonico  teolo- 
go ed  il  penitenziere.  La  cura  delle 
unirne  nella  cattedrale  è  affidata  al 
parroco  aiutato  da  un  cappellano 
è  da  due  prebendati,  con  fonte  bat- 
tesimale e  due  cimiteri.  L'episcopio  è 
un  comodo  edifizio,  distante  dalla 
cattedrale  circa  duecento  passi.  Nella 
città  sonovi  tre  altre  chiese  pai-- 
vocchiali    col    luio    batlislerioj    ec^ 


ORA 

Qvvi  il  seminario.  Amplissima  è  la 
diocesi,  dappoiché  comprende  nel 
rito  greco-unito  otto  ovvero  undici 
comitati,  cent'ottanta  pan"occhie,  e 
quattrocento  sessantaquattro  chiese 
filiali.  Sono  comuni  anche  ai  greci 
l'archiginnasio  cattolico  de'Iatini,  e 
l'ospedale  de'fratelli  della  Misericor- 
dia. Vi  è  un  piccolo  seminario  che 
può  mantenere  otto  alunni  :  sei  alun- 
ni del  seminario  si  istruiscono  nel 
seminario  di  s.  Barbara  in  Vienna. 
Ogni  nuovo  vescovo  è  tassato  nei 
libri  della  camera  apostolica  in  fio- 
rini cinquecento  cinquantasei,  ascen- 
(flint  vero  ad  sex  niillia  Jloreno- 
rum  ìllarum  parlium,  seu  ad  bis- 
mille  octingenta  (juinquaginta  sciita' 
ta  monetae  romanae,  nulla  pensio- 
ni gravati. 

GRANVELA  PERRENOT  An- 
tonio ,  Cardinale.  V.  Pebrenot 
Ghanveia  Antonio. 

GRAN-VICARIO.  V.  Vicabio. 

GRASSE  >  Grassa.  Città  vesco- 
vile di  Francia  nella  Provenza, 
dipartimento  del  Varo ,  capoluogo 
di  circondario  e  di  cantone ,  giace 
in  forma  d' anfiteatro  sul  declivio 
d'una  collina,  fra  due  piccoli  fiu- 
mi, alle  falde  delle  Alpi  maritti» 
me;  è  posta  in  un  paese  fertile  e 
delizioso,  che  domina  le  belle  cam- 
pagne che  la  cingono,  ed  il  mare. 
Le  case  sono  bene  fabbricate,  ma 
le  strade  sono  tortuose  e  strette  : 
evvi  un  passeggio  pubblico,  ed  una 
fontana  assai  bella.  È  sede  d' uà 
tribunale  di  commercio,  d'  una  con- 
servazione delle  ipoteche ,  d'  una 
direzione  delle  contribuzioni  indi- 
rette, e  di  una  società  d'  agricoltu- 
ra. Possiede  un  collegio  comunale, 
un  piccolo  seminario,  una  bìbliole- 
«a  di  circa  seimila  volumi,  ha  tre 
ospedali  ed  una  borsa.  È  rinoma- 
ta per  le. sue   fabbriche,    luas&ime 


ORA  73 

di  pomate ,  profumi ,  liquori ,  ec, 
delle  quali  fa  considerabile  com- 
mercio. I  dintorni  abbondano  di 
frutta,  di  piante  medicinali  ed  ai^o- 
maliche  che  spandono  soavi  odori. 
La  vicina  montagna  contiene  al- 
cune cave  di  bellissimo  marmo 
bianco  e  di  diaspro  a  vari  colori. 
Qualche  autore  credette ,  che  L. 
Crasso  console  romano  abbia  dato 
il  nome  a  questa  città,  già  cono- 
sciuta nel  secolo  XII ,  ed  Adria- 
no IV  ne  fa  menzione  in  un  do- 
cumento del  1 1 55.  Servì  spesso  di 
asilo  agli  abitanti  di  Frejus  e  di 
Antibo,  città  che  i  corsari  barba- 
reschi non  cessavano  d' inquietare. 
11  circondario  di  Grasse  è  diviso 
in  otto  cantoni,  che  sono  Antibo, 
s.  Auban,  Le  Bar,  Cannes,  Cour- 
segoules,  Grasse,  san  Vallier,  e 
Vence. 

La  sede  vescovile  ebbe  origine 
nel  i25o  quando  Innocenzo  IV  vi 
traslalò  quella  di  Antibo  (  P^edi  ), 
eretta  nel  quinto  secolo.  Comman- 
\ille  dice  che  ripugnandovi  gli  abi- 
tanti d' Antibo,  ottennero  un  vica- 
rio apostolico:  aggiunge  che  Cle- 
mente Vili  nel  i5g2  voleva  unire 
a  Grasse  la  sede  vescovile  di  Ven- 
ce, ma  che  ciò  non  ebbe  eftètto. 
La  serie  dei  vescovi  di  Grasse  é 
naturalmente  la  continuazione  dei 
vescovi  di  Antibo.  Dopo  la  sop- 
pressione di  questa  sede  la  chiesa 
d'  Antibo  era  oQìziata  da  sei  cano- 
nici ,  fra  i  quali  eravi  un  decano , 
eh'  esercitava  le  funzicai  curiali 
sotto  il  vicario  apostolico.  Il  primo 
vescovo  di  Grasse  ch'è  il  XXVIII 
in  serie  con  quelli  di  Antibo ,  fu 
Raimondo  III  dell'illustre  casa  di 
Villeneuve  in  Provenza ,  che  morì 
nel  1255.  Tra  i  di  lui  successori 
nomineremo  i  seguenti  vescovi.  Pie- 
tro dj  Borretto   carmelitano,    cow 


74  <^>  R  A 

fessure  di  Clemente  \ì,  eletto  nel 
1 344-  Tommaso  di  Gerenza  pro- 
mosso nel  i382,  nel  qual  tempo 
r  antipapa  Clemente  VII  vendette 
il  temporale  d' Antibo  ad  Antonio 
Adorno  doge  di  Genova ,  e  morto 
nel  iSgo.  Giacomo  I  Graillier 
eletto  nel  iSgo,  e  fu  sotto  di  lui 
che  il  detto  antipapa  vendè  il  tem- 
porale d' Antibo  ai  Grimaldi  :  in 
detto  anno  Giacomo  I  abdicò.  An- 
tonio de  Romulis  dell'  ordine  dei 
predicatori  fu  fatto  vescovo  da 
Martino  V  nel  i^'ij  '•  trovossi  al 
concilio  di  Basilea,  ed  oflìciò  pon- 
tificalmente nella  sessione  XIV  il 
7  novembre  i433.  Fu  egli  che 
ottenne  dai  giudici  di  fare  annui» 
lare  l'alienazione  del  temporale  di 
Antibo  in  favore  dei  Grimaldi  ;  as- 
sistette nel  1439  al  concilio  di  Fi- 
renze, ed  abdicò  a  Nicolò  V  nel 
i44^-  Agostino  Trivulzi,  creato  car- 
dinale da  Leone  X  nel  iSiy,  tra 
i  vescovati  che  occupò  vi  fu  que- 
sto di  Grasse  a  titolo  di  commen- 
da; l'ebbe  nel  i54o,  e  mori  nel 
1548.  Giorgio  di  Possieux  nomi- 
nato da  Enrico  III  nel  i58g,  non 
ebbe  le  bolle  per  la  morte  di  quel 
le,  e  perchè  Enrico  IV  che  gli 
successe  non  era  ancora  nella  co- 
munione romana.  In  questo  inter- 
vallo Clemente  VIII  riunì  il  vesco- 
vato di  Grasse  a  quello  di  Vence, 
per  cui  il  vescovo  Giorgio  rassegnò 
i  suoi  titoli  nel  febbraio  1098. 
Guglielmo  le  Blanc  diacono  di 
Alby,  già  cameriere  segreto  di  Si- 
sto V,  fu  nominato  a  Grasse  ed  a 
Vence  :  la  bolla  della  riunione  dei 
due  vescovati  fu  accettata  dal  par- 
lamento d'  Aix,  eh'  erasi  dichiarato 
per  la  lega,  ed  Enrico  IV  dipoi  la 
ratificò;  ma  Guglielmo  mori  solo 
vescovo  di  Vence  nel  novembre 
1604.    Stefano    II    le    Maingre  di 


ORA 

Boucicaut  ,  cappuccino  professo  , 
avendo  presentato  la  sua  supplica 
per  annullare  l'  unione  fu  esaudito. 
Enrico  IV  lo  avea  nominato  ve- 
scovo di  Grasse  nell'  aprile  1 598  ; 
non  ottenne  però  le  sue  bolle  se 
non  dopo  la  morte  di  Guglielmo, 
e  mori  nel  1624  dopo  essere  sta- 
to elemosiniere  della  regina  Mar- 
gherita di  Valois.  Antonio  II  Go- 
deau,  uno  dei  quaranta  dell'acca- 
demia francese,  nominato  da  Lui- 
gi XIII  nel  i636,  ottenne  dal  Pa- 
pa Innocenzo  X  nel  i644>  ^  sulla 
domanda  di  Luigi  XIV,  delle  nuo- 
ve bolle  sull'  unione  delle  due  sedi 
vescovili  di  Grasse  e  Vence,  indi 
mori  nel  i653.  Aveva  egli  esposto 
nella  .  sua  supplica  per  l'  unione  , 
che  dessa  era  stata  fatta  in  favore 
di  Guglielmo  le  Blanc,  a  condizio- 
ne che  passerebbe  anche  ai  suoi 
successori,  benché  realmente  non 
fosse  che  per  lui  solo  ad  esclusio- 
ne di  essi ,  e  su  quesl'  asserzione 
furono  emanate  le  bolle  ;  ma  rico- 
nosciuta poi  la  falsità,  1'  unione  fu 
nulla  ;  lasciò  Grasse,  e  tenne  sol- 
tanto Vence.  Succedette  ad  Anto- 
nio II,  Luigi  I  di  Bernage  cano- 
nico di  Parigi ,  elemosiniere  di  Lui- 
gi XIV,  confermato  dalla  santa 
Sede  nel  i653,  e  mori  nel  1675. 
L' ultimo  vescovo  di  Grasse  fu 
Francesco  d'Estienne  de  Saint  Jean 
de  Prunieres  della  diocesi  di  Gap, 
fatto  vescovo  da  Benedetto  XIV 
nel  concistoro  de' 12  marzo  1753. 
Il  Papa  Pio  VII  nel  concordato 
del  1 80 1  soppresse  il  vescovato  di 
Grasse. 

La  chiesa  cattedrale  è  dedicata 
alla  B.  Vergine.  Il  suo  capitolo  era 
composto  di  quattro  dignitari,  e 
di  altrettanti  canonici  compresa  la 
prebenda  del  teologo.  Inoltre  eran- 
vi  due  parrochi  perpetui,  otto  be- 


GRA 

neficiati,  un  maestro  di  cappella 
con  parecclii  giovani  coristi.  La 
dignità  del  preposto  era  stata  uni- 
ta con  quella  del  vescovo.  Si  con- 
tavano ventidue  parrocchie  nella 
diocesi.  Nella  città  vi  erano  diver- 
si conventi  di  domenicani ,  agosti- 
niani, francescani,  oltre  varie  con- 
gregazioni dell'oratorio,  e  diversi 
nionisteri  di  orsoliue,  le  quali  si 
unirono  alle  monache  della  Visita- 
zione. Il  vescovo  avea  per  mensa 
ventiduemila  lire  d' annua  rendita, 
e  pagava  quattrocento  ventiquattro 
fiorini  di  tassa  per  le  sue  bolle.  V. 
Gallia  Christiana  tom.  Ili  ,  p. 
1  loi  ;  ed  il  tom.  IV,  Monumenta 
historiae  palriae  edita  /ussu  regis 
Caroli  Alberti.  Il  Lenglet  nelle  Ta- 
volette cronologiche  dice  che  in 
Grasse  o  Ambrun  nel  1610  fu  te- 
nuto un  concilio,  citando  la  Gallia 
Christ.  tom.  HI,  p.    1096. 

GRASSI  Ildebrando,   Cardinale. 
Ildebrando  Grassi  bolognese,  cano- 
nico   ii'golare    della    congregazione 
di  s.  Maria  del  Reno ,  poi  rettore 
di  s.  Geminiano  di  Modena,  meri- 
tò che  Eugenio    III    nel    ii5o    Io 
creasse  cardinale  diacono  di  s.  Eu- 
stachio, che  Anastasio  IV  nel  1 1 54 
lo  facesse  vescovo  di  Modena,  e  che 
dopo  undici  anni  Alessandro  IH  lo 
trasferisse  all'  ordine    de'  preti,    col 
titolo  dei  ss.  Apostoli.  Mentre    go- 
vernava la  sua    chiesa   acquietò    le 
discordie    eh' eransi    suscitate    tra  i 
modenesi  e  i  bolognesi.  Il    Sigonio 
sembra  opinare  che  fosse  stato  elet- 
to vescovo  di  Bologna,  ma  che  su- 
bito rinunziasse ,    o    non    ne  prese 
possesso,  come  scrive  il  Trombelli. 
Nella  città  di  Sens  in  BVancia,  alla 
presenza  di  Lodovico  II  e  di  molti 
vescovi  e  abbati ,  convinse    in  una 
pubblica  disputa    Pietro    Abelardo, 
che  avea  opinioni  contrarie  al  seu- 


GRA  7^ 

tiraento  universale  della  Chiesa  cat» 
tolica,  e  oltre   a   ciò   lo   indusse  a 
menare  vita  penitente  ed  esempla- 
re.   Alessandro    IH    lo   destinò  alla 
legazione  della  Lombardia,  ad  og- 
getto di  unire  in   lega  quei  popoli 
contro     r  imperatore     Federico    I  , 
nemico  dichiarato  della  Sede   apo- 
stolica ;  e  nel     iiyS    gli    aOidò    la 
decisione  d' una   acerrima    lite    de- 
statasi in  Ravenna  circa  l' esistenza 
del  corpo    di  s.    Apollinare ,    aven- 
dolo a  tale  elFelto  spedito  a  questa 
città  con  Teodino    cardinale    di    s. 
"Vitale.  Dopo  essere   intervenuto  ai 
comizi  di    Anastasio    IV  ,    Adriano 
IV,  ed  Alessandro  IH,  mori  in  Vi- 
cenza nel    I  178. 

GRASSI  Lesbio,  Cardinale.  Le- 
sbio  Grassi  nacque  in  Bologna,  di 
cui  fu  fatto  vescovo,  indi  nel  1179 
o  1180  Alessandro  IH  lo  creò  car- 
dinale prete  del  titolo  de'  ss.  Ga- 
birio  e  Susanna,  dignità  che  poco 
godette  a  cagione  di  sua  morte. 

GRASSI  Achille,  Cardinale.  A- 
chille  Grassi  ,  di  senatoria  famiglia 
bolognese,  nipote  di  Antonio  ve- 
scovo di  Tivoli,  e  fratello  di  Pari- 
de vescovo  di  Pesaro  e  celebre 
maestro  delle  cerimonie  pontificie, 
andò  fornito  di  virtù  e  fregiato  di 
rilevanti  impieghi ,  per  cui  si  sa- 
rebbe distinto  qual  personaggio  sin- 
golare e  di  merito  incomparabile, 
se  la  sua  incontinenza  non  avesse 
in  gran  parte  oscurata  la  sua  glo- 
ria. Compiti  gli  studi  di  legge  nella 
patria  università^  fu  nel  1487  lau- 
reato in  gius  civile  e  canonico; 
indi  portatosi  a  Roma,  coli'  inter- 
posizione di  suo  zio  uditore  di  ro- 
ta s' introdusse  in  quella  corte,  dove 
fatto  conoscere  il  suo  merito ,  alla 
morte  dello  zio,  nel  1491  Inno- 
cenzo Vili  gli  conferì  il  vaccTto 
uditorato.  Ma  la  priucipal  sua  av- 


76  GRA 

ventura  fu  l'esaltazione  di  Giu- 
lio II,  che  da  legato  di  Bologna 
avea  ben  conosciuto  la  famiglia 
Grassi,  e  il  talento  e  le  qualità  per- 
sonali di  Achille ,  il  quale  sapeva 
dissimulare  e  tenere  bene  occulta  la 
sua  passione  per  le  donne,  fino  ad 
averne  alcuni  figliuoli,  al  vantaggio 
e  comodo  de' quali  rivolse  tutte  le 
sue  sollecite  cure  ed  attenzioni.  Per- 
tanto il  Papa  lo  dichiarò  suo  cap- 
pellano e  famigliare,  ed  in  seguito 
lo  provvide  di  diverse  pensioni  e 
di  ecclesiastici  benefizi.  Essendo  A- 
chìlle  adorno  di  talenti,  e  di  una 
particolare  disinvoltura  al  maneg- 
gio degli  affari,  ad  abilitarlo  a  sos- 
tenersi col  dovuto  decoro ,  Giu- 
lio II  nel  i5o6  gli  conferì  il  ve- 
scovato di  Città  di  Castello,  e  die- 
degli  la  commissione  per  le  cause 
della  città  di  Spoleto,  e  nell'  anno 
seguente  l'inviò  a  Genova  col  car- 
dinal Antonio  Pallavicino,  col  ca- 
rattere di  nunzio  a  Luigi  XII  re 
di  Francia,  allora  dimorante  in  ta- 
le città,  affine  d' indurlo  alla  pace 
coir  imperatore  Massimiliano  I,  co- 
me ancora  per  rimuoverlo  a  desi- 
stere dal  proteggere  la  famiglia 
Bentivoglio,  che  non  solo  al  dire 
del  Cardella  minacciava  d' impadro- 
nirsi della  città  di  Bologna ,  ma 
avea  tentato  di  avvelenare  il  Pon- 
tefice e  i  di  lui  nipoti.  A  procu- 
rare in  tale  circostanza  il  favore 
della  regina,  il  Papa  lo  incaricò  di 
presentargli  un  cappello  fregiato  di 
gioie  e  di  perle,  stimato  del  valore 
di  ventiseimila  ducati.  Annibale  fe- 
ce uso  di  tutta  la  sua  accortezza 
per  conchiudere  la  commissione,  la 
quale  ebbe  esito  felice.  Ritornato  a 
Koma  fu  subito  destinato  nunzio 
agli  svizzeri  in  Berna,  per  trattare 
la  leva  di  tremila  fanti  di  quella 
nazione,  che  il  Papa  intendeva  di 


GRA 

assoldare  per  la  lega  di  Cambra!. 
Nel  1 5 1  o  lo  mandò  a  Uladislao  re 
di  Ungheria  e  Boemia,  a  Sigismon- 
do re  di  Polonia,  ed  a  Massimilia- 
no I,  per  sollecitarli  ad  unire  le 
loro  forze  contro  il  turco ,  e  per 
altri  gravissimi  affari  della  Polonia. 
A  premiare  tante  fatiche,  Giu- 
lio II  a' 22  marzo  i5ii  in  Ra- 
venna lo  creò  cardinale  prete  del 
titolo  di  s.  Sisto,  e  dopo  tre  mesi 
vescovo  di  Bologna,  quantunque 
il  clero  e  popolo  della  città,  per 
la  violenta  morte  del  vescovo  car- 
dinal Alidosio,  istigati  dai  Benti- 
voglio avessero  illegittimamente  col- 
locato su  quella  cattedra  Antonio 
Galeazzo.  Però  il  cardinale  senza 
opposizione  ne  prese  possesso  per 
mezzo  di  suo  fratello  Agamenno- 
ne, e  nell'anno  seguente,  dopo  a- 
ver  Giulio  II  ricuperato  il  do- 
minio della  città.  Achille  vi  entrò 
con  solenne  pompa.  Leone  X  pa- 
rimenti gli  conferì  diversi  benefizi 
ecclesiastici,  destinandolo  tesoriere 
o  sia  camerlengo  del  sacro  colle- 
gio, e  fu  egli  che  propose  la  ce- 
lebrazione annua  dell'  anniversario 
pel  cardinali  defunti,  come  tutto- 
ra si  pratica.  Dopo  un  anno  ri- 
nunziò la  carica  di  camerlengo  dei 
sagro  collegio  ,  e  la  chiesa  di  Bo- 
logna, la  quale  non  tardò  a  ripren- 
dere, come  rilevasi  dagli  atti  con- 
cistoriali, dai  quali  si  ha  pure  che 
nel  i52i  fu  provveduto  della  chie- 
sa di  Pomeriana  in  Prussia,  colla 
ritenzione  di  quella  di  Bologna , 
dove  restaurò  il  palazzo  episcopale 
al  quale  i  francesi  a  persuasione 
del  Bentivoglio  avevano  attaccato 
fuoco.  Morì  in  Roma  nell'  età  di 
sessant'anni  nel  iSaS,  tre  giorni 
dopo  l'esaltazione  di  Clemente  VII, 
e  fu  sepolto  nella  basilica  di  s.  Ma- 
ria in  Trastevere,  titolo  a  cui  er^ 


ORA 

passato,  con  onorevole  epitaffio  che 
si  legge  neir  Ughelli.  Il  p,  Marrac- 
ci  nella  sua  Porpora  Mariana^  a 
p.  2,  esalta  con  somme  lodi  la  di- 
vozione che  professava  questo  car- 
dinale alla  Beata  Vergine,  per  la 
quale  restituì  all'antica  forma  e 
magnificenza  la  detta  basilica  di 
s.  Maria  in  Trastevere  rovinata  da 
un  incendio,  come  si  raccoglie  da 
un'iscrizione  posta  nel  cortile  del- 
la medesima.  Lasciò  questo  cardi- 
nale una  raccolta  di  Decisioni  ro- 
tali, che  fu  stampata  in  Roma  nel 
1590.  Tra  le  lettere  del  cardinal 
Bembo,  si  trovano  alcune  epistole 
di  Leone  X  al  cardinale  Achille 
Grassi. 

GRASSI  Carlo,  Cardinale.  Car- 
lo Grassi  nobile  bolognese,  mentre 
era  arciprete  della  cattedrale  di  Bo- 
logna,  Giulio  III  lo  dichiarò  suo 
cameriere  segreto,  e  Paolo  IV  nel 
i555  lo  promosse  al  vescovato  di 
Montefiascone.  Ammesso  tra  i  chie- 
rici di  camera ,  dovette  sotto  Pio 
IV  portarsi  al  concilio  di  Trento, 
dove  sostenne  immense  fatiche  in 
vantaggio  delia  Chiesa,  nelle  quali 
non  solo  diede  saggio  luminoso  di 
sua  dottrina,  ma  anche  di  singoiar 
avvedutezza  e  prudenza  nella  trat- 
tazione de'  più  ardui  e  scabrosi 
negozi.  A  contemplazione  di  sì  al- 
ti meriti,  nel  iSGg  s.  Pio  V  lo  fe- 
ce governatore  di  Perugia  e  del- 
l'Umbria, e  poi  della  città  di  Ro- 
ma; indi  dopo  un  anno  a'  17  mag- 
gio 1570  lo  creò  cardinale  prele 
del  titolo  di  sant'  Agnese  nel  fo- 
ro agonale  ,  dicendo  invece  1'  U- 
ghelli  di  santa  Eufemia.  Lo  impie- 
gò in  affari  importanti ,  e  sin- 
golarmente nel  riformare  alcuni 
uffizi  della  curia  romana,  dove  tra 
gli  altri  ebbe  a  compagno  Alessan- 
dro Riario  uditore  della  camera  e 


GRA  77 

poi  cardinale,  e  nello  stabilire  tra 
i  principi  cristiani  la  famosa  lega 
contro  la  Porta  ottomana.  Poco 
visse,  e  morì  nel  xSjx  d'anni  cin- 
quantadue :  venne  sepolto  nella 
chiesa  della  ss.  Trinità  de' Monti, 
al  destro  lato  dell'altare  maggiore, 
dove  sopra  la  lapide  sepolcrale  si 
vedono  le  insegne  gentilizie  di  sua 
famiglia,  rilevate  in  metallo,  con 
sotto  ad  esse  una  nobile  iscrizione, 
postavi  dai  suoi  fratelli. 

GRATLEI.  Luogo  d' Inghilterra 
ove  nell'anno  928  fu  celebrato  un 
concilio  sopra  la  disciplina.  Lenglet, 
Ihvoleite  cronologiche  p.  292 ,  ed 
Angl.  tom.  I. 

GRATO  (s.) ,  vescovo  di  Cha- 
lons  sulla  Saona,  era  d'una  delle 
più  illustri  famiglie  della  Borgo- 
gna ,  e  fu  innalzato  all'  episcopato 
verso  la  metà  del  secolo  VII.  As- 
sistette ad  un  concilio  tenuto  nella 
sua  città  vescovile  tra  il  646  e 
64B.  Ritiravasi  sovente  in  una  so- 
litudine al  di  là  del  fiume,  nel 
luogo  in  cui  ora  è  il  sobborgo  di 
s.  Lorenzo,  e  crescendo  in  lui  sem- 
pre più  l'amor  del  ritiro,  volle  ri- 
nunziare all'episcopato,  e  menò  pa- 
recchi anni  la  vita  di  rinchiuso  ;  ma 
siccome  il  suo  gregge  ricusava  di 
eleggersi  un  successore,  fu  costretto 
riprendere  le  sue  funzioni.  Collocasi 
la  sua  morte  agli  8  ottobre  652,  nel 
qual  giorno  celebrasene  la  festa.  Fu 
seppellito  nella  chiesa  di  s.  Loren- 
zo, e  circa  il  970  fu  trasferito  il  suo 
corpo  nel  monistero  di  Paray, 

GRAVESON  (di)  Ignazio  Gia- 
cinto Amato,  celebre  domenicano  , 
nato  nel  villaggio  di  Graveson  vi- 
cino ad  Avignone,  da  nobili  paren- 
ti, nel  1670.  Studiò  a  Parigi  nel 
collegio  di  s.  Giacomo,  dove  si  di- 
stinse per  la  sua  pietà  ed  erudi- 
zione. Ottenuto  il  grado  di   baccel- 


78  GRA 

liere  nella  Sorbona,  andò  ad  inse- 
gnare la  fìlusofìa  a  Lione  e  ad 
i\i-les.  Di  ritorno  a  Parigi  ottcn' 
ne  il  berrelto  di  dottore,  e  venne 
accettato  nella  società  della  Sorbo- 
na. Il  p.  Cloche,  generale  del  suo 
ordine,  conoscendo  il  di  lui  meri- 
to, lo  chiamò  a  Roma  e  gli  diede 
uno  dei  sei  posti  di  teologo  della  bi- 
blioteca Casanatense.  Quivi  fu  inca- 
.  ricalo  di  spiegare  il  testo  di  s.  Tom- 
maso, e  Io  fece  con  tanta  chiarezza  e 
solidità,  che  lepih  stimate  persone  di 
Roma  andavano  ad  udirlo.  Fu  mollo 
in  pregio  a  Benedetto  XI II,  ed  eb- 
be parte  ne'  trattati  cominciati  fra 
il  cardinale  di  Noaìiles  e  la  santa 
Sede.  La  salute  di  questo  dotto  e 
pio  religioso  debilitata  dalle  fati- 
che, avendolo  obbligato  di  andar 
a  respirare  l' aria  natia ,  mori  in 
Arles  nel  17  33.  Le  sue  opere  fu- 
rono pubblicate  a  Venezia  nel 
1740,  in  sette  volumi,  col  titolo 
di  Opera  omnia.  Il  primo  volume 
contiene  la  Storia  dell'antico  Te- 
stamento; il  secondo  il  trattato 
della  vita  e  dei  misteri  di  Gesù 
Cristo;  i  tre  seguenti  la  Storia 
ecclesiastica  del  nuovo  Testamen- 
to, che  arriva  fino  all'anno  1730, 
con  varie  tavole  cronologiche  ;  il 
sesto  le  lettere  teologico  -  istorico- 
polemiche  sulla  grazia  efficace  e 
sulla  predestinazione  gratuita  ;  il 
settimo  il  trattato  della  sacra  Scrit- 
tura, ed  altri  opuscoli. 

GRAVINA  Pietro,  Cardinale. 
Pietro  Gravina  nacque  in  Sicilia 
nella  terra  di  Monte  Vago,  dioce- 
si di  Girgenti,  feudo  di  sua  prin- 
cipesca famiglia  de*  duchi  di  s.  Mi- 
chele, a'  16  dicembre  i749'  Fu  e- 
ducato  in  Palermo  nel  seminario  dei 
teatini,  ed  in  Roma  nel  collegio  de- 
mentino, ove  avendo  deciso  di  ab- 
bracciare lo  stalo  ecclesiastico,  e  di 


GRA 

dedicarsi  al  servigio  della  santa  Se- 
de, passò  quindi  nella  nobile  acca- 
demia ecclesiastica.  Nel  1781  Pio 
VI  lo  ammise  in  prelatura,  anno- 
verandolo tra  i  referendari  dell'una 
e  l'altra  segnatura,  indi  successiva- 
mente gli  conferì  i  governi  delle  città 
di  Città  di  Castello,  di  Spoleto,  di  Je- 
si, di  Fano  e  di  Ancona.  Il  mede- 
simo Pontefice  nel  concistoro  dei 
12  settembre  1794  '^  nominò  ar- 
civescovo di  Nicea  inparlibus,  di- 
chiarandolo nunzio  apostolico  di 
Lucerna  nella  Svizzera  ,  dove  rac- 
colse con  amorevole  ospitalità  i 
buoni  francesi  che  fuggivano  la  ri- 
voluzione, vendendosi  perciò  quan- 
to aveva;  e  poscia  anch'eglifu  co- 
stretto ritirarsi  altrove.  Pio  VII 
nell'anno  1802  lo  trasferì  alla  nun- 
ziatura di  Spagna.  Nel  1806  recos- 
si a  Cadice,  per  assistere  l' ammi- 
raglio d.  Federico  Gravina  suo  fra- 
tello, ferito  mortalmente  nella  bat- 
taglia di  Trafalgar.  Nelle  rivoluzioni 
di  quella  nazione  seguì  la  giunta 
reale,  e  con  essa  si  ritirò  in  CaHi- 
ce.  Nel  181 3  il  governo  di  Spagna 
abolì  l'inquisizione,  onde  il  nunzio 
si  adoprò  inutilmente  per  sostener- 
la, e  fu  scacciato  dalla  Spagna  :  ri- 
tirossi  in  Portogallo,  ed  essendo  a 
Tavira  a'  4  gennaio  i8i4  pubbli- 
cò un  manifesto  storico  con  venti- 
sette documenti  per  giustificare  la 
sua  condotta.  Di  questo  manifesto 
ve  ne  sono  due  edizioni  in  idioma 
spagnuolo,  ed  un'altra  in  italiano 
stampata  in  Roma  dal  Bourlié  nel 
1824,  quando  già  il  Gravina  era 
cardinale.  Ritornalo  il  re  Ferdinan- 
do VII  dalla  sua  schiavitù  al  trono 
di  Spagna,  da  Madrid  a'  24  "^ag- 
gio i8i4  fece  onoratamente  richia- 
mare il  nunzio  per  fungere  le  sue 
funzioni  di  nunziatura,  annullando 
l'occupazione    delle   di  lui  rendite. 


ORA 
A   premiarne  lo  zelo  eminentemen^ 
te    dimostrato    in    difesa    de'  diritti 
della  Chiesa  e  delia   Sede  apostoli- 
ca, nulla  curando  le  minaccie  e  l' e- 
silio ,  Pio  VII    nel  concistoro  degli 
8    marzo    1816    lo    creò    cardinale 
dell'ordine   de' preti ,    e  quando  si 
recò  in  Roma  gli  conferì  per  tito- 
lo la  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Pane 
e  Perna,  annoverandolo  tra  i  car- 
dinali delle  congregazioni  de'  vesco- 
vi e  regolari,   di    propaganda  fìde^ 
della  disciplina  e  delle    indulgenze. 
La  notizia  della  promozione  al  car- 
dinalato ,   in   un  col  berrettino  ros- 
so, la    portò   a   Madrid   la    guardia 
nobile   Alberto  de'marchesi  Longhi, 
il    quale    fu  decorato  dal    re    colle 
insegne    equestri    dell'  ordine   della 
ss.     Concezione.    Ablegato   per    la 
tradizione  della  berretta    fu    desti- 
nato lo  stesso  uditore  della  nunzia- 
tura   monsignor  Luigi  Testa  came- 
riere   segreto  soprannumerario.  Di 
poi    Pio    VII    nel    concistoro   dei 
l'i    settembre   dell' islesso   anno  lo 
trasferì    all'  arcivescovato    di  Paler- 
mo ,    per  cui  il  caidinale   .si     por- 
tò    a   questa  sua    sede    nella   pri- 
noavera  del  18 18.  Il  suo  zelo  riful- 
se nel  1820,  quando  essendo  acca- 
duta   rivoluzione    in  Palermo ,  per 
rendersi    indipendente    da    Napoli , 
preceduto    dalla    croce    affrontò   il 
popolaccio    che  saccheggiava    l'abi- 
tazione del  segretario  di  sfato  del- 
le finanze  ;  ma  la  sua   voce  e  pre- 
senza   non    riuscì    a    distogliere    il 
forsennato  movimento.  A'  17  luglio 
il  presidio  fu  disarmato,  e  la  città 
soggiacque  all'anarchia.  In  tale  cir- 
costanza il  palazzo  arcivescovile  di- 
venne l'asilo  di   varie    centinaia  di 
persone  d'ogni  grado,  e  specialmen- 
te di  famiglie   di  militari    stranieri 
perseguitati,  ed  il  cardinale    prov- 
vide  per   vari    giorni  al  mauteni- 


GRA  79 

mento  di  tutti.  Nel  dì  seguente  il 
pretore  capo  della  magistratura  ra- 
dunò molti  notabili  per  formare 
una  giunta  che  ristabilisse  la  tran- 
quillità pubblica,  venendo  il  cardi- 
nale concordemente  acclamato  pre- 
sidente ,  onde  col  suo  contegno  in- 
coraggi i  buoni,  che  se  ne  stavano 
chiusi  nelle  loro  case.  Quando  mol- 
te centinaia  di  carcerati  usciti  dai 
luoghi  di  pena  si  presentarono  ar- 
mati al  suo  palazzo  per  essere  as- 
solti dalla  pena,  il  cardinale  da  un 
balcone  li  benedì,  e  la  furiosa  mol- 
titudine s'inginocchiò,  e  presa  la 
benedizione  per  assoluzione,  partì 
tranquilla.  Nel  dì  2  3  nuovamen- 
te il  palazzo  fu  circondato  dui 
ribelli  per  esservisi  rifugiato  il 
principe  d'Aci  ,  che  fu  trucidalo 
nell'essere  condotto  in  prigione.  La 
notte  fu  ancora  più  terribile,  dap- 
poiché il  pO{K>laccio  anelando  sac- 
cheggia j-e  il  palazzo,  pose  l' arcive- 
scovo in  estremo  pericolo.  Volle 
però  la  provvidenza,  che  nella  se- 
guente mattina  arrivasse  da  Napoli 
il  principe  di  Villafranca,  personag- 
gio popolarissimo.  Questi  fu  con- 
dotto trionfalmente  al  palazzo  ar- 
civescovile,, ed  il  cardinale  gli  ri- 
mise all'istante,  e  con  tutto  piace- 
re la  presidenza  della  giunta  ;  e 
siccome  il  principe  profuse  in  pub- 
blico atti  di  riverenza  al  cardinale, 
così  il  palazzo  come  la  sua  perso- 
na furono  salvi.  Riordinate  le  co- 
se, il  re  Ferdinando  I  a'  24  mar- 
zo 1821  nominò  il  cardinale  luo- 
gotenente generale  ossia  viceré  in 
Sicilia,  rappresentanza  che  sostenne 
con  decoro  sino  a'  io  luglio  in  cui 
ebbe  un  successore,  come  ardente- 
mente desiderava,  e  ricusò  costan- 
temente gli  assegni  competenti  a 
tale  sublime  carica.  Fu  pure  com- 
missario apostolico  della  santa  ero- 


8o  GRA 

data.  Nel  ìStìI  Palermo  fu  afflilta 
dalla  carestia,  ed  in  questa  circo- 
stanza la  carità  del  cfudinale  me- 
glio si  addimostrò.  Distribuiva  gior- 
nalmente sussidii  a  centinaia  di 
mondici,  che  in  alcuni  giorni  giun- 
sero a  1200;  erano  poi  anche  più 
considerabili  le  limosine  che  faceva 
pervenire  segretamente  a  poveri 
vergognosi.  Adempì  le  parli  tutte 
di  zelante  pastore;  eresse  un  ospe- 
dale pei  convalescenti  ;  e  fu  bewe- 
fico  ed  esemplare  coi  suoi  servi.  Nei 
conclavi  del  182  3  e  del  1829  perle 
elezioni  di  Leone  XII  e  Pio  Vili  in- 
tervenne a' sacri  comizi.  Indi  nell'au- 
tunno del  1 8 3o  fu  assalito  da  febbre 
gastrica  ostinata  contro  i  rimedi 
dell'arte.  Vedendo  così  avvicinarsi 
la  sua  ultima  ora  ,  distribuì  ti'an- 
quillamente  fra  i  più  prossimi  pa- 
renti quel  poco  che  le  mani  dei 
poveri  non  avevano  ancora  riposto 
nei  tesori  celesti ,  ed  ai  6  dicem- 
bre, essendo  la  Sede  apostolica  va- 
cante, spirò  placidamente  nel  Si- 
gnore, in  Palermo,  nell'età  d'anni 
ottantuno  meno  venti  giorni.  La 
mattina  degli  1 1  tutta  la  guarni- 
gione si  schierò  in  tre  linee  nel 
largo  del  l'eal  palazzo,  ed  una  por- 
zione di  essa  col  treno  dell'arti- 
glieria seguì  la  pompa  funebre 
colla  quale  fu  portalo  il  cadave- 
re alla  cattedrale.  Fu  esposto  e 
sepolto  nella  metropolitana ,  nel- 
la quale  il  fratello  Gabriele,  cappel- 
lano maggiore  del  re ,  gli  eresse 
un  marmoreo  monumento  con  o- 
norevole  iscrizione,  che  celebra  la 
sua  pietà,  prudenza,  soavità  di  co- 
stumi, fortezza  d'animo,  e  le  altre 
doti  di  cui  fu  adorno.  Fu  insignito 
della  gran  croce  dell'ordine  di  Car- 
lo III,  di  quella  di  cavaliere  di 
giustizia  di  s.  Gennaro,  e  di  quella 
di  Francesco  I  ;  e  lasciò  un  monu- 


GRA 
mento  perenne  della  sua  pietà  in 
una  chiesa,  che  con  idea  di  ma- 
gnificenza romana  incominciata  dal 
genitore,  fece  fabbricare  a  sue  spe- 
se nella  terra  di  Monte  Vago  prin- 
cipato di  sua  casa.  Ebbe  la  conso- 
lazione di  consacrarla,  di  fondarvi 
una  comunità  di  preti,  e  di  tras- 
portarvi le  ossa  de'  suoi  maggiori 
nel  luogo  detto  il  Pantheon.  Le 
iscrizioni  pei  suoi  magnifici  fune- 
rali le  compose  d.  Vincenzo  Mor- 
tillaro;  e  dopo  le  solenni  esequie 
d.  Domenico  Cilludu,  al  presente 
arcivescovo  di  Adana  in  parlibuSy 
con  eloquente  orazione  ne  celebrò 
le  preclare  doli. 

GRAVINA  Domenico  ,  celebre 
teologo  siciliano  dell*  ordine  de'  pre- 
dicatori, il  cui  abito  vestì  nel  con- 
vento di  s.  Maria  della  Sanità  a 
Napoli.  Insegnò  la  teologia  in  vari 
paesi,  e  particolarmente  a  Roma  , 
dove  venne  addottorato  e  fu  in 
seguito  decano  dell'università.  Pre- 
dicò altresì  con  mollo  frutto  e  con 
grande  applauso,  e  spesse  volte  in 
presenza  del  Pontefice  Paolo  V. 
Fu  il  teologo  di  tre  arcivescovi  di 
Napoli ,  vicario  generale  della  sua 
congregazione  e  procuratore  gene- 
rale di  tutto  r  ordine,  di  cui  fece 
pure  le  funzioni  di  vicario  genera- 
le, come  adempì  a  quelle  di  mae- 
stro del  sacro  palazzo ,  in  assenza 
del  p.  Michele  Mazarino.  Morì  nel 
convento  della  Minerva  a  Roma , 
a' 26  agosto  1643,  in  età  di  set- 
tant' anni.  Lasciò:  i.  diversi  trattati 
di  teologia  sotto  il  titolo  :  Catholi- 
cae  praescriptionis  adversus  omnes 
veteres  et  nostri  temporis  haereticos, 
ec. ,  in  dodici  volumi,  di  cui  una 
parte  soltanto  fu  stampala  a  Na- 
poli ;  2.  Fox  turliiris,  seu  de  fio- 
venti  usque  ad  nostra  tempora  ss. 
JSenedicti,  Dominici,   Francisci  et 


GRA. 
siUaram  religionum  sacrarum  sta- 
ta i  3.  Congeminata  vox  tiirlurìs 
Jlorenlissinuini  sacrorum  ordinimi 
statimi ,  disrupta  cavea  anonymi  j 
iterato  occinentis  j  4-  P^o  sacro 
fidei  catholicae  et  apostolicae  de- 
posito, Jldeliter  a  romanis  Pontifi- 
cibiis  custodito,  apoiogelicus  advér- 
sus  novatoruni  caluinnias,  et  prae- 
sertini  novissimi  Marci  Antonii  de 
Dominis  archiapostalae  spalaten- 
sisj  5.  Pro  sacrosancto  Ordinis 
sacramento  vindiciae,  ec.  ;  6.  Che- 
rubini Paradisi  s.  Thomae  Àqui- 
natis  cìiaracterihus  divinae  sapien- 
tiae  illustratus,  ec.  ;  7.  Ad  discer- 
nendas  veras  a  falsis  vìsionibus  et 
revelationibuSy  ec.  ;  8.  De  indivisa 
et  unanima  sacrosanctì  evangdii 
praedicatione  ,  ec.  ;  g.  Sunimae 
theologìcae  s.  Tliomae  de  Aquino 
compendiuni  rhythmiciini;  io.  De 
cristiana  religione  in  Armenia.  Il 
p.  Gravina  compose  altre  opere  che 
restarono  manoscritte,  e  curò  varie 
edizioni  di  diversi  autori. 

GRAVINA   Giovanni   Vincenzo, 
insigne  letterato   napoletano ,   nato 
a    Rogliano    nel     1664.    Gregorio 
Caloprese,  suo  zio,  s' incaricò  delia 
di  lui  educazione,  quindi  mandoUo 
a  Napoli,  ove  applicossi  allo  studio 
del  diritto  civile  e   canonico,    e  si 
rese  in   pari    tempo    valente    nella 
teologia,  mediante  la  ponderata  let- 
tura de' santi  padri.  Nel   1689  re- 
cossi a  Roma ,    iu    casa    di    Paolo 
Coardo  di  Torino,  che  fu  poi  ca- 
meriere di  onore  di   Clemente  XI, 
e    che   procurogli    l'amicizia    degli 
uomini  più  celebri.    La    loro   con- 
versazione   risguardava    sovente    il 
rilassamento  della   morale  ;    quindi 
il  Gravina  intraprese  di  trattare  un 
tale  argomento,  applicandovi  le  co- 
gnizioni teologiche  che  aveva  acqui- 
state. Sotto  il  nome  di  Prisco  Gen- 
VOL.    xxxn. 


GRA  8t 

solino  pubblicò  a  Napoli  hel  1691, 
colla  falsa  data  di  Colonia,  un  dia- 
logo intitolato  :  De  corrupta  morali 
doctrina ,  in  cui  dimostra  che  i 
corruttori  della  morale  fanno  più 
danno  alla  Chiesa  che  gli  eresiar- 
chi.  Quest'  opera ,  inserita  di  poi 
quasi  per  intiero  dal  p.  Concina 
nel  suo  trattato  De  increduli!,  ac- 
cese contro  r  autore  i  partigiani 
delle  dottrine  rilassate.  Le  malizie 
de'  nemici  non  isminuirono  però  la 
di  lui  estimazione,  né  il  suo  zelo 
per  lo  stabilimento  degli  studi  e 
della  morale.  Molti  dotti  s'accor- 
darono con  lui,  e  Id  sua  casa  fu  il 
luogo  delle  loro  assemblee.  Di  là 
nacque  la  società  degli  Arcadi ,  a 
cui  il  Gravina  dettò  le  leggi.  Nel 
1699  il  Pontefice  Innocenzo  XII 
gli  confeii  la  cattedra  di  diritto 
civile,  e  il  primo  abuso  che  il  Gra- 
vina corresse,  fu  l'  argomentazione 
scolastica.  Pubblicò  il  suo  trattato 
De  instauralìone  studiorum,  e  com- 
pose varie  altre  dissertazioni,  delle 
quali  non  citeremo  che  quella  sul- 
la Regola  interna,  perchè  fa  cono- 
scere i  sentimenti  religiosi  di  cui 
la  sua  anima  era  penetrata.  li 
Gravina  passò  nel  lyoS  alla  cat- 
tedra di  diritto  canonico,  che  pro- 
curò di  migliorare  con  utili  cam- 
biamenti, e  fissando  per  base  che 
il  solo  mezzo  di  stabilire  le  buone 
dottrine  era  di  risalire  alle  sorgen- 
ti. È  questo  r  argomento  del  suo 
trattato  De  repetendis  doctrinarunt 
fontibus.  Tutte  queste  occupazioni 
non  gl'impedirono  peraltro  di  con- 
tinuare la  sua  grand'  opera  De 
orili  et  progressu  juris  civilis ,  che 
fu  pubblicata  a  Napoli  nel  171 3. 
Questo  dotto  giureconsulto  mori  in 
Roma  nel  171 8.  Abbiamo  di  lui  mol- 
te opere;  qui  accenneremo  soltanto 
le  sue  Inslitiitiones  canonicae. 
6 


«2  ORA 

GRAVINA  (  Gravinen  ).  Cillà 
con  residenza  vescovile  nel  regno 
delle  due  Sicilie,  nella  provincia  di 
Terra  di  Bari,  capoluogo  di  can> 
tone,  posta  a  piedi  di  un  alto  colle 
nella  valle  che  divide  la  Basilicata 
dalia  Terra  di  Bari,  mediante  il 
fiume  da  cui  ha  nome,  tributa- 
rio  del  Bradano ,  il  quale  mette 
foce  nel  golfo  tarentino.  Fu  già 
validamente  munita,  e  sostenne  con 
gloria  nel  decimo  secolo  gì'  impeti 
de'  saraceni,  massime  1'  assedio  del 
975.  Anticamente  da  alcuni  fu 
detta  Pie  va,  e  l'ebbero  in  feudo 
sino  dal  i463  gli  Orsini  con  tito> 
Io  di  ducato,  ed  ancora  ne  porla- 
no  il  titolo:  Benedetto  XIII  Papa 
del  1724,  era  figlio  di  Ferdinando 
Orsini  decimo  duca  di  Gravina.  Il 
cardinal  Domenico  Orsini  di  Ara* 
gona,  promosso  alla  porpora  nel 
1743  da  Benedetto  XIV,  era  du- 
ca di  Gravina.  Al  presente  è  XVIII 
duca  di  Gravina  il  principe  d.  Do- 
menico Orsini  assistente  alsoglio  pon- 
tificio, senatore  di  Roma,  e  coman- 
dante generale  della  guardia  civica 
pontifìcia.  Questa  città  soffrì  non 
meno  di  Altamura,  nel  disastro  del 
1799.  Le  migliori  razze  di  cavalli 
di  Puglia  si  allevano  nelle  sue 
floride  campagne.  Ivi  si  tiene  una 
considerabile  fiera  dal  i4  al  21 
aprile,  e_  conta  circa  dodicimila 
abitanti.  £  patria  di  diversi  uo- 
mini illustri ,  tra'  quali  del  celebre 
Domenico  Gravina. 

E  affatto  ignota  l' origine  dì 
questa  città,  come  non  è  ben  de» 
terminato  il  tempo  in  cui  ricevette 
la  fede  di  Gesìx  Cristo.  Alcuni  fe- 
cero questo  vescovato  suffraganeo 
d'  Acerenza,  altri  lo  dissero  dipen- 
dente dalla  metropoli  di  Matera  : 
al  presente  è  immediatamente  sog- 
getto alla  santa  Sede.  Il  primo  dei 


GUA 
vescovi  conosciuti  di  Gravinn  è 
Leone  che  ne  reggeva  la  chiesa 
nell'anno  871,  e  che-  trovossi  al 
concilio  di  Pontyon  nell'  876.  I  di 
lui  successori  li  riporta  l' Ughelli 
nelV  Italia  sarra  tom.  VII,  p.  ii4 
e  seg.,  de'quali  registreremo  i  prin- 
cipali. Il  secondo  vescovo  di  Gra- 
vina è  Guido  del  1099,  il  terzo 
Orso  del  1 1 5i,  il  quarto  Roberto 
che  intervenne  al  concilio  Latera- 
nense  celebrato  da  Alessandro  III 
nel  1179.  Pietro  ne  divenne  ve- 
scovo nel  1 282;  Riccardo  Caraccio- 
lo nel  i343;  fr.  Francesco  Bonac- 
corsi  de' minori  nel  i395,  eletto 
da  Bonifacio  IX;  Giovanni  Rober- 
to arcidiacono  della  cattedrale  nel 
1429,  fatto  da  Martino  V;  Giaco- 
mo Appiani  de' signori  di  Piombi- 
no nel  14?  3  promosso  da  Sisto 
IV;  Matteo  d' Aquino  napoletano 
gli  successe  nel  1482,  ed  a  questi 
fr.  Antonio  Braucacci  o  Branaiti 
pure  napoletano ,  dell'  ordine  dei 
predicatori,  fatto  nel  i  5o8  da  Giu- 
lio II,  ed  ornato  di  virtù  e  scien- 
za ,  studiosissimo  delle  cerimonie 
sagre.  Gregorio  XIII  nel  iSj^ 
dalla  sede  di  Muro  traslatò  a  que- 
sta Giulio  Ricci  di  Fermo ,  e  nel 
i58i  gli  die  in  successore  Antonio 
Maria  Manzoli  modenese.  Nel  1593 
Clemente  Vili  fece  vescovo  di  Gra- 
vina Vincenzo  Giustiniani  genove- 
se, il  quale  istituì  il  seminario  e 
gli  assegnò  le  rendite  necessarie , 
fondò  il  conservato''io  delle  cap- 
puccinelle,  e  poco  distante  dalia 
città  nel  1602  eresse  dai  fonda- 
menti la  chiesa  della  Beala  Ver- 
gine delle  Grazie:  fiorì  in  zelo, 
prudenza,  dottrina  ed  altre  virtù. 
Paolo  V  nel  161 4  gli  destinò  per 
successore  fr.  Agostino  Cassandra 
di  Castro  Ficardo  de'  minori  con- 
ventuali, che  edificò  la  chiesa  di  s. 


GRA 

Cecilia  martire  :  sotto  di  lui  vi  fu 
grave  controTersia  con  l'arciprete 
e  clero  d'Altamura,  nu^/a^  dioecesis, 
contro  i  quali  fulminò  l'interdetto 
per  differenze  sulla  giurisdizione , 
ma  tutto  accomodò  Gregorio  XV 
colla  bolla  Decet  Romanum  Poti- 
tìficem,  de'  i5  febbraio  1622,  sta- 
bilendo le  cose  per  1'  una  e  l' al- 
tra parte,  e  togliendo  le  censure 
e  scomuniche.  Urbano  Vili  nel 
1623  promosse  a  questo  Tescovato 
Giulio  Sacchetti  fiorentino,  che  poi 
creò  cardinale.  Il  detto  Papa  nel 
i63o  fece  vescovo  Arcadio  Ricci 
di  Pescia ,  che  eresse  la  cappella 
del  ss.  Sagramento,  e  quella  di  s. 
Maria  consolatrice  degli  afflitti  nel- 
la cattedrale,  e  questa  con  solenne 
rito  consacrò.  Innocenzo  X  nel 
16451  nominò  vescovo  Domenico 
Cennini  di  Siena,  fornito  di  scien- 
za e  di  altre  qualità  ;  questi  ag- 
giunse alla  cattedrale  l'episcopio, 
e  due  altri  ne  edificò ,  uno  nella 
villa  Salamandra,  l'altro  presso  la 
suddetta  chiesa  di  s.  Maria  delle 
Grazie,  e  per  istruzione  del  clero 
gli  donò  una  biblioteca  :  celebrò  il 
sinodo  diocesano  nel  1647,  e  mo- 
rì in  Napoli  nel  1684.  Benemeri- 
to vescovo  fu  il  successore  Dome- 
nico patrizio  milanese ,  della  fami- 
glia Valvaserra  o  Valvasori ,  già 
religioso  agostiniano,  e  priore  ge- 
nerale del  suo  ordine,  lodato  per 
dottrina  ed  altre  doti.  Celebrò  il 
sinodo ,  aggiunse  al  capitolo  ed 
al  collegio  de'  canonici  il  peni- 
tenziere, restaurò  il  seminario  e  gli 
prescrisse  ottimi  regolamenti.  Al- 
tro degnissimo  vescovo  fu  il  suc- 
cessore Marcello  Cavalieri  patrizio 
bergamasco,  dell'ordine  de'  predi- 
catori, che  fu  consacrato  in  Roma 
nel  1690"  dal  cardinal  Orsini  poi 
Benedetto  Xlil.  Fabbricò  contìgua 


GRA 


83 


all'episcopio  la  casa  pel  seminario, 
essendo  in  cattivo  stato  l' antica  ; 
fu  benemerito  del  conservatorio  di 
s.  Chiara,  al  quale  die  l'abito  e 
le  regole  di  s.  Teresa.  Restaurò  la 
cattedrale ,  e  1*  abbelfi  ;  vi  stabilì 
sette  altari,  nel  maggiore  vi  collo- 
cò due  corpi  santi,  e  tra  le  con- 
fraternite della  cattedrale  ivi  da  lui 
collocate  o  migliorate,  nomineremo 
quella  jdi  8.  Michele  arcangelo 
principale  patrono  di  Gravina.  In 
una  parola  il  suo  zelo  e  sollecitu- 
dine pastorale  lo  modellò  su  quel- 
lo che  il  lodato  cardinale  eserci- 
tava colla  sua  areidiocesi  di  Bene- 
vento, e  fu  autoie  di  diverse  ope- 
re ecclesiastiche  che  poi  ad  utilità 
furono  stampate.  I  due  ultimi  ve- 
scovi registrati  nell'  Italia  sacra 
dai  continuatori  dell'  Ughelli ,  sono 
Luigi  Capuani  napoletano,  e  Cesare 
Francesco  Lucini  milanese  patrizio 
di  Como,  dell' oitli ne  de*  predica- 
tori ,  ambedue  meritamente  fatti 
vescovi  di  Gravina  da  Clemen- 
te XI,  ed  il  secondo  nel  17  18.  La 
continuazione  della  serie  de'  vescovi 
di  Gravina  si  leggono  nelle  annua- 
li Notizie  di  Roma.  Pio  VI  nel 
concistoro  de*  18  giugno  1792  fe- 
ce vescovo  Michele  de  Angeli»  di 
Napoli,  dopo  il  quale  per  diversi 
anni  restò  vacante  la  chiesa.  In 
questo  tempo  ebbe  luogo  la  circo- 
scrizione di  diocesi  che  Pio  VII  fe- 
ce nel  regno  delle  due  Sicilie  con 
la  lettera  apostolica,  De  utiliorì  do- 
minicae  f  quinto  kal.  julii  1818, 
nella  quale  unì  alla  sede  di  Gra- 
vina quella  di  Monte  Peloso  (  Fe- 
dì), prescrivendo  che  il  vescovo  si 
chiamasse  col  nome  di  ambedue; 
quindi  nel  concistoro  de'  2 1  di- 
cembre del  medesimo  anno  1818 
ne  dichiarò  vescovo  1' attuale  mon- 
signor Cassiodoro  Margarita  di  Na- 


«4  GRA 

poli  ,     nominato     dal     re     Ferdi- 
nando I. 

La  cattedrale  di  Gravina,  di  an- 
tica e  magnifìca  struttura,  è  sacra 
alla  B.  Vergine  Assunta  in  cielo. 
Il  capitolo  si  compone  di  quattro 
dignità,  prima  delle  quali  è  l'arci- 
diacono, dell'arciprete,  del  canto- 
re e  del  primicero,  di  sedici  ca- 
nonici comprese  le  prebende  del 
teologo  e  del  penitenziere,  e  di  do- 
dici mansionari.  La  cura  delle  a- 
nime  è  presso  il  capitolo ,  e  si  e- 
sercita  da  quattro  economi  curati 
eletti  dal  vescovo  ed  amovibili.  Vi 
è  il  fonte  battesimale,  e  tra  le  re- 
liquie si  venera  il  cranio  di  s.  Tom- 
maso di  Cantorbery.  Oltre  la  cat- 
tedrale vi  sono  altre  quattro  chie- 
se parrocchiali ,  una  delle  quali  è 
collegiata  sotto  l' invocazione  di  s. 
Nicola,  tutte  munite  del  battiste- 
rio.  Avvi  ancora  un  convento  di 
religiosi,  tre  monisteri  di  monache, 
un  conservatorio ,  quattro  confra- 
ternite, r  ospedale,  il  seminario  ed 
altre  pie  istituzioni.  Le  due  dioce- 
cesi  unite  si  estendono  a  più  di 
sessanta  miglia  di  territorio.  Ogni 
nuovo  vescovo  è  tassato  nei  libri 
della  camera  apostolica  in  fiorini 
cento  sessantasei,  verus  autem  ilio- 
rum  valor  est  44°°  ducatoruni  il- 
lius  monelae  pubblicis  non  dedu- 
ctis  oneribus. 

GRAVISCA,  Graviscae.  Sede 
vescovile  dell'  Etruria  Transcimi- 
nia ,  ossia  Toscana  marittima,  di- 
cendo l'Adami  nella  Storia  di  Voi- 
seno,  che  secondo  Pomponio  Mela 
ora  dicesi  Montato ,  poco  distante 
dal  mare,  presso  al  fiume  Ossa  co- 
gnominato Fiore  o  Fiora;  comune 
soggetto  al  governo  di  Corneto, 
distretto  e  delegazione  di  Civita- 
vecchia nello  stato  pontificio,  dio- 
eesi  di  Viterbo.  11  nome  di  Gravi- 


GRA 
sca  derivò  dall'aria  pestilenziale  che 
affliggeva  gli  abitanti,  poiché  scris- 
se Servio  Catone  lib.  io,  p.  583: 
Ideo  Graviscae  dictae  sunt ,  quod 
graveni  aereni  sustineat.  Fiorì  que- 
sta città  nel  tempo  della  venuta  di 
Enea  in  Italia ,  e  nella  seconda 
guerra  punica  mandò  al  senato  ro- 
mano molti  soldati  in  aiuto  :  fu 
poscia  occupata  dai  romani  e  fat- 
ta colonia.  Furono  lodati  i  gravi- 
scani  pel  vino  generoso  che  pro- 
duceva il  loro  territorio,  come  al- 
tresì per  r  abbondanza  de*  coralli , 
che  in  quel  mare  erano  pescati. 
Dalle  di  lei  rovine  fu  edificata  la 
città  di  Corneto,  secondo  Virgilio 
e  Cluverio ,  come  si  ha  dal  Bau- 
drand.  Di  contrario  parere  fu  Giu- 
lio Ossequente,  se  pur  merita  fede, 
mentre  cred' egli  che  Corneto  fos- 
se l'antica  Tarquinia,  e  che  dalle 
sue  rovine  edificata  venisse  la  me- 
desima città.  Fin  qui  il  nominato 
Adami.  Narrano  Velleio  Patercolo, 
Tito  Livio  e  la  tavola  Pentingeria- 
na,  che  Graviscae  occapava  il  pae- 
se tra  i  fiumi  Matta  e  Fiora,  fra 
il  lago  Vulsinio  e  il  mare  Tirre- 
no; che  appartenne  già  ai  Tarqui- 
nii,  e  che  i  romani  vi  condusseio 
una  colonia  nell'anno  i8i  avanti 
l'era  cristiana,  sotto  il  consolato  di 
P.  Cornelio  e  di  M.  Bebio.  Nel  IV 
o  nel  V  secolo  vi  fu  fondata  la  se- 
de vescovile,  immediatamente  sog- 
getta alla  santa  Sede ,  della  quale 
tratta  1'  Ughelli  nell'  Italia  sacra 
t.  X,  p.  iio.  Uno  de' suoi  vescovi 
chiamato  Adonio,  assistè  al  conci- 
lio di  Roma  del  5o4,  celebrato  dal 
Pontefice  s.  Simmaco.  Ma  essendo 
stata  la  città  rovinata  dai  goti,  il 
vescovato  fu  trasportato  a  Corne- 
to ,  eh'  è  vicino.  Altri  poi  sono  di 
parere ,  che  questo  fosse  l' antico 
Foro  d'Aurelio  ;  e  fu  poscia  com- 


GRA 
yveio    nello  stato    di  Castro.   Vedi 
Castro. 

Ha  sul  mare  presso  la  foce  del 
(iume  Fiora  uno  scalo  guardato  da 
munita  torre ,  ove  s' imbarcano  le 
f^ianaglie,  ed  altre  derrate  del  Pa- 
trimonio, e  della  maremma  sanese. 
Nei  dintorni  di  Montalto  sonosi  epe- 
niti  nei  latifondi  del  marchese  Can- 
delori,  nel  sito  detto  Camposcala, 
preziosi  scavi ,  che  hanno  sommi- 
nistrato ampia  raccolta  di  vasi  ci- 
nerari dipinti,  urne,  lampade  ed 
oltre  rarità  etrusche,  le  quali  cre- 
donsi  appartenere  all'antica  e  fa- 
migerata città  di  Fulda  eretta 
colle  rovine  di  Yitulonia  ,  metro- 
poli de'  popoli  vulcienti,  donde  fu 
dedotta  la  colonia  di  Cossa ,  nello 
stato  de'  toscani  presidii  vicino  a 
Porto -Ercole.  Nel  numero  49  ^cl 
Diario  di  Roma  iSSg,  si  legge 
un'  onorevole  lapide  della  comune 
di  Gradisca  ora  Monlalto  di  Ca- 
stro, nella  delegazione  apostolica  di 
Civitavecchia  (Fedi),  in  riconoscen- 
za al  regnante  Gregorio  XVI  che 
la  beneficò  eoa  ripristinare  il 
buon  ordine  nel  municipio,  ricu- 
perati ed  aumentati  i  redditi,  ad 
istanza  dei  fratelli  Antonio  ed  A- 
lessandro  Candelori  marchesi  di 
Vulci,  benemeriti  della  patria;  es- 
sendo protettore  del  municipio  il 
cardinal  Gio.  Francesco  Falzacappa, 
e  preside  apostolico  della  provincia 
monsignor  Lorenzo  Grech-Delicata. 

GRAZIANO,  Cardinale.  Grazia- 
no prete  cardinale,  fiori  nel  pon- 
tificato dis.  Gregorio  VII  del  1073, 
e  favori  con  tutto  il  potere  questa 
Papa  contro  il  partito  del  falso 
Pontefice  Clemente  III,  e  dopo  la 
morre  di  s.  Gregorio  VII  si  ado- 
però con  impegno  per  l'elezione  d» 
Vittore  III  nel  1086:  altro  non  si 
dice  di  lui  dal  Cardella. 


GRA  85 

GRAZIANO,  Cardinale.  Graiia- 
no  prete  cardinale  di  s.  Sabina,  è 
registrato  tra  quelli  d' Innocenzo  II 
del  ii3o;  sottoscrisse  nel  iiJ^i  u- 
na  bolla  in  favore  di  Gregorio  ve- 
scovo di  Brescia,  e  nel  11 44  era 
già  morto. 

GRAZIANO,  Cardinale.  Grazia- 
no da  Pisa  distinto  col  nome  di 
maeslroj  vice-cancelliere  e  suddia- 
cono della  Chiesa  romana,  fu  spcf 
dito  in  Inghilterra  al  re  Enrico  II, 
alle  cui  minacce  seppe  fare  tale 
generosa  resistenza,  che  gli  meritò 
gli  encomi  di  s.  Tommaso  di  Caa- 
tuaria.  In  premio  dell'invitto  suo 
coraggio,  nel  dicembre  del  1 1 78 
fu  d'Alessandro  III  creato  diacono 
cardinale  de'  ss.  Cosimo  e  Damia- 
no, e  di  nuovo  ebbe  commissione 
di  trasferirsi  in  Inghilterra  col  ca- 
rattere di  legato  a  latere,  a  fine  di 
fulminare  l' interdetto  contro  quel 
regno,  in  pena  della  v^lenta  mor- 
te data  a  s.  Tommaso.  Lucio  III 
lo  deputò  commissario  apostolico 
sopra  una  causa  che  verteva  tra 
il  cardinale  vescovo  di  Palestrina, 
e  l'abbate  di  Subiaco,  la  quale  fu 
da  luì  accomodata  con  piena  sod- 
disfazione delle  parti.  Da  Innocen- 
zo III  venne  inviato  insieme  col 
cardinal  Pietro  alle  repubbliche  di 
Genova  e  di  Pisa,  le  quali  ad  on- 
ta delle  preghiere  e  rimostranze 
de'  due  cardinali,  non  seppero  de- 
terminarsi a  fare  Iva  loro  la  pace. 
Nei  molti  viaggi  che  in  tempo  del 
suo  cardinalato  intrapresero  i  Pon- 
tefici, Graziano  fu  sempre  loro  in- 
divisibile e  fedele  compagno  :  in- 
tervenne all'elezione  di  sei  Papi,  e 
morì  colla  lusinga  del  pontificato 
in  quello  d'Innocenzo  III,  dopo, 
vent'anni  di  cardinalato. 

GRAZIANO ,    celebre    canonista 
toscano    del    XII  secolo ,    nato    in 


86  GRA 

Chiusi.  Secondo  l'opinione  più  co- 
mune crasi  fatto  religioso  nel  mo> 
nistei'O  dell'ordine  benedettino  dei 
ss.  Felice  e  Naborre  di  Bologna  , 
ed  in  esso  compose  l'opera  cono- 
sciuta sotto  il  nome  di  Decreto.  £ 
dessa  una  compilazione  che  consi- 
ste in  testi  della  sacra  Scrittura  ; 
ne'  canoni  detti  degli  apostoli ,  ed 
iu  quelli  di  io5  concilii  in  circa, 
di  cui  i  primi  nove  sono  ecume- 
nici ;  nelle  decretali  de'  Papi,  com- 
presevi quelle  del  falso  Isidoro  ; 
in  cose  tratte  dai  santi  padri,  co- 
me s.  Gregorio,  s.  Girolamo,  s.  A- 
gostino  ec.  ;  ed  in  altri  compendi 
degli  autori  ecclesiastici,  dei  libri 
pontilìcii ,  del  codice  Teodosiano , 
delle  costituzioni  dei  re  di  Fran- 
cia, ec.  Graziano  intitolò  questo  li- 
bro: Concordia  discordantium  ca- 
noniwij  poiché  vi  riferisce  molte 
auto4'ìtà  che  sembrano  discordanti, 
e  si  studia  cfi  conciliarle.  Altri  scrit- 
tori avevano  prima  di  lui  intra- 
preso analoghe  compilazioni  :  il  b. 
Ivone  di  Chartres,  per  ultimo,  mor- 
to nel  1 1 1 5,  formata  aveva  una 
simile  raccolta.  Graziano  approfit- 
tò dei  loro  lavori,  talvolta  è  vero 
con  poco  criterio,  nondimeno  ebbe 
il  vantaggio  di  evitare  nella  sua 
raccolta  la  confusione  che  non  a- 
veano  essi  saputo  schivare.  La  di- 
stribuì per  ordine  di  materie,  e  la 
divise  in  tre  parti  :  nella  prima 
unisce  tutto  ciò  che  spetta  al  di- 
ritto ed  ai  ministri  della  Chiesa  ; 
parla  dei  giudizi  nella  seconda  ;  e 
col  titolo  De  consecralione,  com- 
prende nella  terza  quanto  concer- 
ne i  sacramenti  e  le  cerimonie.  Si 
dice  che  il  Papa  Eugenio  III  l'ap- 
provasse. E  certo  almeno  che  il 
Decreto  fu  accolto  con  una  specie 
di  entusiasmo  nella  scuola  di  Bo- 
logna, donde  passò  in  Francia,    e 


GRA 

divenne  in  bi'eve  il  lolu  testo  che 
i  professori  di  diritto  canonico  com- 
mentavano nelle  loro  lezioni  e  nei 
loro  scritti.  Mancava  molto  nondi- 
meno perchè  fosse  esente  d'imper- 
fezioni, avvegnaché  le  false  decre- 
tali erano  in  esso  miste  con  quan- 
to avvi  di  più  autentico  nell'anti- 
chità religiosa,  ed  erano  presenta- 
te come  se  avessero  l'autorità  me- 
desima .  A  misura  che  i  lumi  si 
diffusero,  tali  difetti  vennero  me- 
glio sentiti,  e  parecchi  dotti,  mas- 
sime nel  pontificato  di  Gregorio 
XIII,  si  occuparono  a  correggere 
il  Decreto  di  Graziano  che  ven- 
ne di  sovente  riprodotto.  Nel  1777 
il  chiariss.  Sebastiano  Berardi  pro- 
fessore in  Torino  pubblicò  a  Ve- 
nezia su  tale  argomento  un'opera, 
la  quale  non  lascia  nulla  a  desi- 
derare in  fatto  di  critica  :  Gratia- 
ni  canones  genuini  ab  aporryphis 
discreti:  corrupti  ad  eniendaliorum 
codicuni  fidern  exacti:  di/ficiliores 
commoda  inlerprelatione  illustrati. 
Tuttavolta  può  vedeni  l'articolo 
Decretali. 

GRAZIANOPOLI,  Gratianopo- 
lis.  Sede  vescovile  dell'Africa  occi- 
dentale, nella  Mauritiana  Cesaria- 
na,  la  cui  città  prese  il  nome  dal- 
l' imperatore  Graziano ,  sotto  la 
metropoli  di  Giulia  Cesarea,  e  fu 
chiamata  anche  GratianopoU.  Pu- 
hlicio  suo  vescovo  si  trovò  alla  con- 
ferenza di  Cartagine  coi  vescovi 
cattolici  nel  4  '  '  «  ^  Tulasio  altro 
suo  vescovo  fu  uno  di  quelli  esi- 
liati da  Unnerico  re  de'  vandali 
nel  4^4  j  P^^*  ^^6'"  fiotto  solenne 
professione  della  fede  cattolica.  Al 
presente  Grazianopoli,  Gratianopo- 
litan ,  è  un  titolo  vescovile  in  par- 
tibiis  sotto  l'arcivescovato  pure  in 
partibus  di  Cartagine,  che  conferi- 
scono   i    roiuani    Pontefici.    Ne  fu 


GRE 
insignito  monsignor  Giuseppe  Mi- 
kolilscli,  e  per  sua  morte  il  regnan- 
te Papa  Gregorio  XVI,  nel  conci- 
sloro  de'  2  ottobre  1837,  lo  con- 
ferì a  monsignor  Tommaso  Chie- 
melecwski  di  Plosko,  che  pur  fece 
snffraganeo  deirarcivescovo  di  Var- 
savia, 

GRAZIANOPOLI.  Sede  vesco- 
vile delia  Caicidia  di  Tracia,  di 
cui  abbiamo  che  Filadelfo  suo  tc- 
scovo  sottoscrisse  al  concilio  di  E- 
feso  tenuto  nel  43 1. 

GREBENO,  Grehenus.  Sede  e- 
piscopale  della  provincia  di  Dar- 
dania  nella  diocesi  di  Servia,  sotto 
la  metropoli  d'Archido,  di  cui  ne 
fu  vescovo  Giovanni,  ordinato  da 
Leone  arcivescovo  di  Bulgaria. 

GREBENO.  Sede  vescovile  del- 
la  provincia  di  Dardania,  nella  dio* 
cesi  di  Bulgaria,  sotto  la  mettxtpoli 
di  Petch. 

GRECIA  e  GRECI.  Sotto  il  no- 
me di  Grecia  ordinariamente  s'in- 
tende quella  porzione  d'Europa, 
che  porta  ancora  oggidì  questa  de- 
nominazione :  maggiore  o  minore 
estensione,  secondo  le  varie  epoche, 
ebbe  la  Grecia.  Siccome  peraltro 
gli  antichi  greci  non  hanno  abita- 
to soltanto  questa  parte  dell' Euro- 
pa, ma  nell'Asia,  e  in  quella  parte 
orientale  e  meridionale  d'Italia  cui 
diedero  il  nome  di  Magna  Gre- 
cia, premetteremo  un  cenno  su 
questa,  e  su  quella  regione  d'  A- 
sia  in  cui  dimorarono ,  avanti  di 
parlare  della  Grecia  propriamente 
(letta.  Grecia  Asialica  si  chiamò 
im  tempo  tutta  la  porzione  dell'A- 
sia, in  cui  i  greci  si  erano  stabiliti, 
intendendosi  principalmente  sotto 
una  tal  denominazione  la  Ionia,  la 
Caria,  e  la  Doride,  colle  isole  vi- 
cine. Questi  greci  asiatici  inaiaro- 
no lungo  la  Proponlide,  ed  anche 


GRE  87 

sino  al  fondo  del  Ponto  Eussino 
delle  colonie ,  che  si  unirono  ad 
altre;  da  ciò  forse  deriva  che  si 
trovano  alcune  città  le  quali  por- 
tano nomi  affatto  greci,  come  E- 
raclca,  Trebisonda,  Atene,  ec.  £ 
qui  noteremo  che  la  sacra  Scrittu- 
ra prende  d'ordinario  il  nome  di 
Grecia  in  una  grande  estensione  > 
per  distinguere  cioè  lutti  i  paesi 
abitati  dai  discendenti  di  Javan , 
tanto  in  Grecia ,  che  nella  Ionia 
e  nell'Asia  minore.  Dopo  la  morte 
di  Alessandro  il  Grande ,  il  nome 
di  greco  prendesi  in  un  significato 
ancom  più  esteso  e  più  vago,  per- 
chè dominando  i  greci  in  Elgìtto, 
nella  Siria,  di  là  dell'Eufrate  ed  in 
altre  provincie,  gli  ebrei  accostu- 
maronsi  a  dare  il  nome  di  greci 
a  tutti  i  popoli  gentili  soggetti  al- 
l' impero  de'  greci ,  tanto  in  01  ien- 
te,  quanto  in  occidente.  Ecco  la  ra- 
gione per  cui  nei  libri  de'  Macca- 
bei, nel  vangelo,  ed  in  s.  Paolo  un 
greco  significa  comimemente  uu 
gentile.  Non  est  distinctio  judati  et 
graeci  :  innan-zi  a  Dio  non  avvi 
distinzione  tra  l'ebreo  ed  il  greco. 
Grecia  Magna  o  Grecia  Grande 
fu  poi  l'antica  denominazione  data 
alla  parte  orientale  e  meridionale 
d'  Italia ,  nel  qual  vasto  paese  i 
primi  greci  inviarono  un  gran  nu- 
mero di  colonie,  che  vi  fondarono 
molte  città  considerabili,  come  nar- 
ra Dionigi  d'Alicarnasso.  La  gran 
Grecia  comprendeva  la  Puglia,  la 
Messenia,  la  Calabria,  il  paese  dei 
salentini,  dei  lucani,  dei  bruzi,  dei 
crotoniati  e  dei  locresi.  Questo  no- 
me di  gran  Grecia  verosimilmente 
non  fu  introdotto  se  non  quando 
formossi  la  romana  repubblica,  che 
possedette  uno  stato  del  quale  i 
latini,  i  volsci  ed  i  sabini  faceva- 
no parte  ;  poiché  questi    popoli  e- 


Ars  GRE 

lano  greci  di  orìgine ,  ed  i  loro 
paesi  potevano  essere  naturalmente 
compresi  nella  Grecia  italica  ;  ma 
siccome  erano  caduti  sotto  il  giogo 
de'  romani,  e  parlavano  una  lingua 
diversa  da  quella  dei  greci,  così 
rimase  il  nome  di  greci  a  quelli 
che  avevano  conservala  la  loro  lin- 
gua originale,  la  quale  poscia  me- 
scolarono con  la  latina.  In  fatti  al 
tempo  di  Augusto  si  parlava  a  Ca- 
nusio  un  gergo  ch'era  un  mescu- 
glio  di  greco  e  latino.  Alcuni  autori 
moderni  comparando  la  estensione 
della  Grecia  italica  con  quella  del- 
la Grecia  propriamente  detta,  che 
comprendeva  l'Acaia,  il  Peloponne- 
so e  la  Tessaglia,  credettero  che  il 
nome  di  gran  Grecia  le  fosse  stato 
male  applicato  ;  ma  le  osservazio- 
ni astronomiche  del  p.  Fevillée,  di 
M.  Vernon  e  di  altri  provano  il 
contrario.  Effettivamente  risulta  da 
tali  osservazioni,  che  la  lunghezza 
e  larghezza  che  prima  si  dava  alla 
Grecia  propria,  eccedeva  di  molti 
gradi  la  sua  vera  estensione,  in 
modo  che  questo  paese  trovossi  piti 
piccolo  della  metà  di  quello  che  si 
supponeva  anticamente.  Dicono  dun- 
que i  moderni  geografi,  che  si  può 
al  presente  stabilire  per  certo,  che 
la  Grecia  italica  fu  un  tempo  chia- 
mata gran  Grecia  con  molto  fon- 
damento, perchè  era  in  realtà  più 
grande  della  vera  Grecia,  e  ciò  an- 
che senza  il  bisogno  di  unirvi  la 
Sicilia,  quantunque  quest'isola  spar- 
sa di  greche  colonie,  può  essa  pu- 
re chiamarsi  Grecia,  come  la  chia- 
marono S trabone  e  Tito  Livio.  E 
■vero  per  altro  che  la  gran  Grecia 
diminuì  insensibilmente,  a  misura 
che  si  dilatò  la  repubblica  romana. 
Strabone  inoltre  osserva  che  al  suo 
tempo  piìi  non  restavano  che  Ta- 
ranto, Reggio    e  Napoli ,    le  quali 


GRK 

avessero  conservato  greci  costumi, 
e  che  tutte  le  altre  città  avevano 
appreso  usi  stranieri,  cioè  a  dire 
quelli  de'  romani  loro  vincitori.  Del 
restante,  la  Grecia  italica  al  paro 
della  vera  Grecia ,  produsse  una 
quantità  di  uomini  illustn ,  fra  i 
filosofi  Parmenide,  Zenone,  ec,  fra 
i  poeti  Ibico  ed  altri.  Molti  vi  ag» 
giungono  anche  Pitagora,  quantun- 
que il  dotto  Tìraboschi  lo  creda 
nato  a  Samo,  e  stabilito  poscia  a 
Crotone  nella  Grecia  italica,  ove 
fondò  la  sua  scuola.  Questi  greci 
d' Italia  avendo  col  tempo  coltiva- 
ta la  lingua  latina,  se  ne  serviro- 
no nelle  loro  poesie,  come  fece  Pa- 
cuvio,  il  quale  nato  nella  Puglia 
era  greco,  quantunque  nel  nume- 
ro de'  poeti  latini  ;  lo  stesso  do- 
vendosi dire  d'Orazio,  ma  su  esso 
il  Tiraboschi  fa  riflettere,  che  al- 
lorquando nacque  in  Puglia  non 
avea  niente  di  greco,  essendo  al- 
lora quel  paese  divenuto  intera- 
mente latino.  Delle  città  della  Gre- 
cia Asiatica  e  della  Magna  Grecia, 
ch'ebbero  od  hanno  ancora  sede 
vescovile,  se  ne  parla  ai  rispettivi 
articoli,  con  analoghe  notizie  a  que- 
sto argomento. 

La  Grecia  moderna  è  quello  sta- 
to marittimo  situato  al  sud-est  del- 
l' Europa,  che  si  estende  dal  36* 
no  sino  al  4^°  di  latitudine  nord, 
e  dal  i8°  20'  sino  al  23°  20'  di 
longitudine  est.  Questo  paese  si 
compone  di  tre  parti  distinte:  cioè 
la  Grecia  propria ,  la  Morea  o  il 
Peloponneso,  e  le  isole.  La  Grecia 
propria  corrisponde  alle  antiche 
contrade  di  Tessaglia  ,  Acarnania  , 
Etolia ,  Focide  ,  Beozia  ed  Attica  , 
o  ai  sangiacati  turchi  di  Tricala  , 
Karlelia,  Lepanto  ed  alla  porzione 
orientale  di  quello  di  Negroponte. 
Fu    disegnata    nei    tempi  moderni 


GRE 
•olio  il  nome  di  Livadia  od  Elia- 
de; ha  75  leghe  di  lunghezza  dal 
nord-est  al  sud-ovest.  La  penisola 
di  Morta  o  l' antico  Peloponneso 
comprendeva  anticamente  l'Acaia  , 
l'Elide,  l'Arcadia,  l'Argolide,  la  La- 
conia  e  la  Messenia ,  e  dividevasi 
sotto  i  turchi  nei  due  sangiacati 
di  Tripolitza  o  Morea,  e  di  Mistia; 
questa  penisola  ha  circa  4°  leghe 
di  lunghezza  dal  nord  al  sud  ,  e 
36  leghe  di  larghezza  dall'  est  al- 
l'ovest. Le  isole  dell'ovest  dell'Ar- 
cipelago, che  fanno  parie  di  que- 
sto stato,  sono  fra  le  altre  Scope- 
Io,  Selictromi,  Skiro,  Psara,  Negro- 
ponte  od  Egripo ,  Andro  ,  Tino  , 
Miconi ,  le  due  Sdili  ,  Sira,  Zea , 
Termia,  Serfo,  Sifanto,  Paro,  An- 
tiparo, Nasso,  Nio,  Sikino,  Poli- 
candro.  Argentiera,  Milo,  Santori- 
no;  e  più  in  vicinanza  della  Mo- 
rea le  isole  Spezia,  Idra,  Poro,  E- 
gira,  e  Coluri  o  Salamina.  La  su- 
perficie totale  di  queste  tre  divi- 
sioni può  essere  calcolata  a  2,750 
leghe  quadrate.  Se  si  volesse  com- 
prendere sotto  il  ^ome  di  Grecia 
tutti  i  paesi  che  furono  abitati  da- 
gli antichi  greci,  e  tra'  quali  la  lin- 
gua degli  cileni  era  l' idioma  do- 
minante, e  dove  si  parla  anche 
oggidì  una  lingua  derivata  dall'an- 
tico greco,  converrebbe  aggiungere 
alle  tre  parti  sopra  nominate,  l'E- 
piro, la  Macedonia,  e  le  isole  Io- 
nie ,  ed  anche  la  Servia  ed  una 
parte  dell'  Asia  minore,  della  Val- 
lachia  e  della  Bulgaria.  Tutta  la 
provincia  turca  della  Romelia  era 
un  tempo  greca,  e  la  lingua  di 
questa  nazione  vi  dominò  sino  al 
XV  secolo.  Però  tutti  questi  pae- 
si,  od  almeno  la  maggior  parte, 
sono  da  lungo  tempo  divisi  dalla 
vera  Grecia  sotto  i  rapporti  della 
divisione  politica,  del  carattere  de- 


GRE  8r) 

gli  abitanti ,  del  commercio  ,  ec. , 
cosicché  quando  si  parla  della  Gre- 
cia moderna,  non  si  comprendono 
d'ordinario  sotto  un  tal  nome  che 
le  parti  che  s'  indicarono  superior- 
mente. Sono  anche  queste  parti 
quelle  che  più  al  presente  interes- 
sano, e  delle  quali  perciò  trattere- 
mo compendiosamente. 

La  Grecia  continentale  ,  o  la 
Grecia  propria  ed  il  Peloponneso, 
è  limitata  all'  est  dalla  parte  del 
Mediterraneo  chiamato  Arcipelago, 
che  la  divide  dalla  Turchia  asiati- 
ca ;  al  mezzodì  ed  all'  ovest  dal 
mare  Mediterraneo  e  dalla  porzio- 
ne dell'  Albania  chiamata  antica- 
mente Epiro;  in  fine  al  nord  dal- 
la provincia  turca  'della  Romelia. 
11  suo  suolo  è  sparso  di  monta- 
gne, che  i  poeti  e  gli  storici  rese- 
ro celebri,  ed  il  mare  che  la  ba- 
gna sopra  tre  de'  suoi  lati,  spezza 
ovunque  le  sue  coste,  e  forma  un 
gran  numero  di  golfi  e  di  baie,  il 
che  dà  alla  circonferenza  della 
Grecia  la  forma  più  irregolare.  I 
monti  Ellenici  stunno  ovunque  trop- 
po vicini  al  mare  onde  dar  luo- 
go allo  sviluppamento  de'  gran  fiu- 
mi, quindi  non  discendono  dai  lo- 
ro fianchi  che  poche  riviere  e  qual- 
che torrente.  Dal  versatoio  orien- 
tale scorre  la  Salambria  o  Penco, 
che  irriga  la  bella  valle  di  Tempe 
nella  Tessaglia,  e  sbocca  nel  golfo 
di  Salonicchi  :  il  Mauro-potamos  o 
Cefiso,  che  si  getta  nel  lago  Topo- 
lias,  e  lo  Sperchio  od  Ellada,  che 
serpeggiando  nelle  pianure  ,  attra- 
versa le  Termopili,  ove  trecento 
spartani  si  sagrificarono  per  la  sa- 
lute della  Grecia  minacciata  dai 
persiani,  e  cade  nel  golfo  di  Volo; 
dal  versatoio  occidentale  si  vede 
scendere  il  Fidaris  od  Evenus,  che 
scorre  lungo  il  piede  del  monte  Zi- 


gQ  GRE 

gos  iicIl'Etolia,  e  si  getta  nel  gol- 
fc»  di  Patrasso;  rAsprotamos  o  A- 
chelol  che  scende  dal  Pinrki,  rice- 
ve la  riviera  di  Aetos  o  Anapo,  e 
sbocca  nel  mare  Jonio.  Nella  Mo« 
rea  le  più  considetabili  riviere  so- 
no r  Ateo  o  Orl'ea  o  Rufìa ,  che 
si  getta  nel  golfo  di  Arcadia,  scom- 
parendo sotto  terra,  e  l'Eurota  o 
Yasili-polamos,  che  irriga  la  lun- 
ga valle  della  Laeonia,  e  si  getta 
nel  golfo  di  Kalokitia;  vari  ruscel- 
li e  boschetti  di  laiiria-rosa  coro- 
nano le  sue  rive.  Fra  i  laghi  del- 
la Grecia  il  più  osservabile  è  il  la- 
go Topolias  o  Copaide  nella  Li- 
vadia, che  riceve  il  Mauro-potamos 
ed  altre  riviere,  senza  mai  strari- 
pare; le  sue  acque  soprabbondanti 
scompariscono  in  una  voragine  sot- 
terranea chiamata  Katabatron,  che 
probabilmente  comunica  col  mare. 
Le  coste  della  Grecia,  in  parte  pa- 
ludose, esalano  vapori  malsani.  Le 
isole  della  Grecia  annunziano  la  vi- 
cinanza di  focolari  vulcanici  :  gli 
antichi  parlano  di  terremoti  che 
danneggiarono  assai  la  Laeonia  ed 
altre  contrade  della  Grecia.  Il  cli- 
ma di  questa  regione  è  in  genera- 
le dolce,  ma  necessariamente  mo- 
dificato secondo  le  diverse  situa- 
zioni :  sul  Pindo  l' inverno  è  lun- 
go e  crudo;  la  primavera  e  l'au- 
timno  sono  in  questo  paese  stagio- 
ni amenissime;  l'estate  disecca  tut- 
to nelle  pianure,  e  dififonde  un  ca- 
lore soffocante  nei  bassi  fondi  e  nei 
golfi,  ma  è  aggradevole  nelle  valli. 
Anche  al  presente  gli  abitanti  del- 
la Grecia  potrebbero  godere  di  tut- 
ti i  vantaggi  dei  loro  antenati ,  e 
non  è  al  certo  per  difetto  della 
natura  se  da  qualche  secolo  gene- 
ralmente questo  paese  è  povero  e 
poco  produce.  La  Beozia  e  la  Ma- 
cedonia $i  arricchisce  colla  coltiva- 


GRE 

zione  del  tabacco,  che  vi  riesce  per- 
fettamente. La  vite  è  uno  de' prin- 
cipali prodotti  della  Grecia,  e  m(»l- 
to  isole  dell'Arcipelago  danno  vini 
deliziosi  come  la  malvasia:  l'uva 
di  Corinto  che  si  raccoglie  sul  suo 
golfo  è  senza  granello,  chiamasi 
uva  sultanina,  e  di  presente  si  rac- 
coglie pure  nelle  isole  Jonie,  a  Mis- 
solongi,  ad  Analolico  ed  altrove.  La 
Grecia  è  altresli  ricca  di  buone  e 
belle  frutta;  e  molte  provincie, 
massime  quelle  che  attraversano  le 
montagne,  hanno  buoni  pascoli: 
possiede  belli  boschi,  ed  assai  dovi- 
ziosa è  la  flora  greca.  Sotto  il  rap- 
porto delle  minerali  ricchezze,  que- 
sto paese  non  fu  forse  ancora  cono- 
sciuto sufficientemente;  non  manca 
di  buone  pietre,  e  l'arte  di  Fidia 
rese  celebri  i  marmi  di  Paro,  del- 
l'Attica e  di  altri  luoghi.  La  pesca 
è  una  occupazione  ed  un  compen- 
so importante  pei  greci,  dappoiché 
le  loro  lunghe  quaresime  fanno  del 
pesce  un  bisogno  indispensabile.  La 
Grecia,  forte  per  la  sua  politica  .si- 
tuazione, non  fece  molti  progressi 
nelle  arti  meccaniche:  risentendo  il 
commercio  di  questa  deficienza,  gli 
stranieri  importavano  nella  Grecia 
le  loro  manifatture,  e  ritiravano  in 
cambio  i  prodotti  del  suo  suolo  : 
ma  dacché  gì'  inglesi  hanno  le  iso- 
le Jonie  sotto  la  loro  protezione, 
il  commercio  esterno  della  Grecia 
molto  cambiò ,  ed  al  presente  le 
merci  inglesi  hanno  il  predominio 
sui  mercati  di  questo  paese.  La  ma- 
rina mercantile  è  quasi  interamen- 
te rinchiusa  nelle  isole  dell'Arci- 
pelago ;  quelle  d' Idra ,  Spezia  e 
Psara  fanno  un  commercio  attivo 
nel  Mediterraneo ,  e  danno  degli 
eccellenti  marinari  ,  anzi  il  gusto 
della  marina  diede  un  tempo  luo- 
go altresì  a  quella  pirateria  gene- 


GRE 

rale,  die  divenne  uno  dei  reali  fla- 
gelli della  Grecia.  A  cagione  della 
mova  istituzione  del  regno  Elleni- 
co o  di  Grecia,  sembra  giunto  il 
tempo  in  cui  i  greci,  sedate  le  loro 
discordie  ,  risanate  le  piaghe  pro- 
fonde apertesi  dalle  note  guerre , 
di  cui  in  seguito  faremo  menzione, 
potranno  in  pace,  e  sotto  uno  sta- 
bile governo,  abl>andonar$>  all'agri- 
coltura, air  industria  e  al  commer- 
cio, favoriti  dal  suolo,  dal  clima  e 
dalla  situazione  di  questo  celebra- 
lissimo  e  bel  paese. 

Indicazioni  sult  origine  de  greci  j 
lingua y  religione,  deità  e  feste j 
governo,  legislazione  e  politica j 
stato  militare  e  guerre;  scienze, 
dotti,  arti  ed  artisti;  giuochi  e 
costumi;  lingua  moderna  e  let- 
teratura. 

La  etimologia  della  parola  grae- 
ci,  greci,  è  stata  il  soggetto  di  mol- 
tissime discussioni.  L'  opinione  del 
dottissimo  Gibelio  sembra,  se  non 
la  più  vera ,  almeno  la  più  inge- 
gnosa. Secomlo  questo  autore  i  pri- 
mi abitanti  della  Grecia  vennero 
dal  nord  ossia  dalle  sponde  del  Da- 
nubio, e  portavano  allora  il  nome 
di  peiasgi.  Dopo  aver  eglino  incon- 
tralo un  mare  lungo ,  ma  angu- 
sto ,  cioè  il  golfo  Adriatico,  che 
chiamarono  Illirico,  e  che  equiva- 
le appunto  alla  voce  stretto,  rin- 
vennero un  mare  largo  e  spazioso, 
cVie  dinotarono  con  la  voce  Rha  o 
Rite,  ossia  vasto,  immenso,  da  cui 
ne  venne  la  voce  Rhoicus  ,  nome 
che  fu  conservato  da  Esìchio  co- 
me originano  dei  greci.  Siccome 
poi  le  due  lettere  linguali  L  e  R 
si  fanno  sempre  precedere  dalle 
gutturali,  la  voce  Rhaicus  cangios- 
h»  facilmente  in  quella  di  Graicus. 


GRE  91 

L'autore    medesimo    crede  di   aver 
trovato  nella  sacra  Bibbia    il   vero 
sistema  della  origine  primitiva  dei 
greci.   Moisè  lasciò    scritto  che  Ja- 
fet, uno  dei  figli  di  Noè,  aveva  set- 
te figli;  che  il  quarto  di  essi  chia- 
mossi  Jon,  e  che  questo  fu   il  pa- 
dre di    Elisa  ,   Thams   o  Thrasis , 
Retini  e  Dodanim,  Egli  perciò  deve 
considerarsi   il  primo  padre  de'gre- 
ci.  La   Pelasgia,  abbracciando  tut- 
to quel   terreno  che  sta  fra  il  Da- 
nubio ed   il  mare  del  Peloponneso, 
colà    convien    trovare    la  divisione 
dei  quattro    figli  di  Jon.    La  Tra- 
cia mostra    esser    quella    in  cui   » 
stabilì    Thrasis  ;    Ketim  è  il   paese 
dei  goti  al    nord    della    Macedonia 
e  la  Macedonia  stessa;   Dodanim  è 
la  contrada  fra  la  Macedonia  ed  il 
Peloponneso    abitata  dai  dorii,   ed 
Elisa  designerà  gli  abitanti  del  Pe- 
loponneso.  La  storia  di  Deucalione 
è  la  base  della   cronologia  e  della 
storia    greca.    Tutte   le  circostanze 
che  si  riferiscono  a  Deucalione  di- 
mostrano   essere    egli    la     persona 
stessa  di  Noè.  La  Grecia  fu  espo- 
sta a  molti  diluvi ,  ma  quello  av- 
venuto al  tempo  di  Deucalione    è 
il    più     segnalato    ne'  suoi    annali. 
Tutti  gli  abitanti  situati  nelle  cam- 
pagne ,  sulle   sponde   del  mare ,  e 
generalmente    nei  luoghi    bassi  fu- 
rono intieramente  sommersi.    Quei 
pochi  che  si  salvarono,  riducendosi 
ad  abitare  le  montagne ,    e  quindi 
immersi   nella    più    profonda  igno- 
ranza, perdettero  adatto  di  vista  e 
di   memoria   i    secoli  che  li   aveva- 
no preceduti.  Finalmente  dopo  scor- 
so molto  tempo,  discesero  nelle  val- 
late, e  formarono  un  gran  numero 
di  piccole    popolazioni.    Da  questo 
punto    incomincia   una  debole  au- 
rora a  spargersi    sulla   storia  della 
Grecia.    Gli  sciiltori    comìuciarono 


9»  GRE 

a  parlare  di  quelle  piccole  popò* 
lazioni ,  uotninando  alcune  colonie 
straniere  che  vennero  ad  unirvisi 
di  mano  in  mano,  e  singolarmente 
dalla  Fenicia,  come  Cecrope  in  A- 
tene,  Cadmo  nella  Beozia,  Danao 
in  Argo.  Quelli  però  fra'  greci  i 
quali  allarmati  dall'arrivo  di  que- 
ste colonie,  si  unirono  in  ^una 
stretta  confederazione ,  si  distin- 
sero col  nome  di  Hellani  od  Elle- 
ni y  cioè  alleati,  nome  che  si  co- 
municò poi  anche  agii  abitanti  del 
Peloponneso.  Sembra  anzi  ch'esso 
fosse  stato  generalmente  sostituito 
a  quello  di   pelasgi  e  di   greci. 

L'opinione  del  Le-Brigant  di  at- 
tribuire l'origine  della  lingua  gre- 
ca alla  celtica,  sembra  la  più  am- 
missibile ;  ma  al  suo  dire  la  lin- 
gua celtica,  non  è  che  l'antica  bre- 
tone. La  lingua  greca  con  lo  scor- 
rere del  tempo  fu  divisa  in  quat- 
tro dialetti:  il  dorico,  l'eolico,  l'at- 
tico ed  il  ionico.  I  due  primi  eb- 
bero il  maggior  rapporto  fra  di  es- 
si, e  formarono  la  lingua  primitiva 
de'  greci,  la  quale  era  comune  an- 
che ai  popoli  celtici.  Questa  lingua 
era  singolarmente  composta  di  suo- 
ni maschi ,  e  si  conservò  presso  i 
siciliani,  quelli  del  Peloponneso,  i 
cretesi,  i  rodii  e  gli  epiroti.  Veru- 
no di  questi  dialetti  non  fu  pos- 
posto all'altro.  Erano  tutti  coltiva- 
ti dagli  uomini  più  distinti,  dagli 
scrittori,  dagli  oratorij  nelle  assem- 
blee generali,  ed  in  tutte  le  solen- 
nità religiose  indistintamente,  e  sen- 
za alcuna  preferenza.  Quanto  alla 
scrittura  greca,  la  piìi  comune  opi- 
nione si  è,  che  i  caratteri  orienta- 
li fossero  asportati  nella  Grecia  da 
Cadmo.  La  lingua  greca  antica  è 
quella  che  parlavano  e  scrivevano 
gii  antichi  greci,  com'essa  trovasi 
nelle    opere    de'  loro    più    grandi 


GRE 

scrittori,  Platone,  Aristotile,  Isoera- 
le,  Demostene,  Tucidide,  Ome- 
ro, Esiodo,  Sofocle,  Euripide,  Ari- 
stofane ed  altri.  La  lingua  greca 
si  è  conservata  più  a  lungo  di 
qualunque  altra,  malgrado  le  fre- 
quenti rivoluzioni  avvenute  ne' pae- 
si de'  popoli  che  la  parlavano.  Es- 
sa è  stata  tuttavia  alterata  a  poco 
a  poco  dacché  nel  IV  secolo  fu 
trasportata  in  Costantinopoli  la 
sede  dell'  impero  romano.  Quei 
cangiamenti  non  concernevano  da 
principio  r  analisi  della  lingua,  la 
costruzione,  le  inflessioni  de'  voca- 
boli e  cose  simili  ;  non  consistevano 
se  non  che  in  nuovi  vocaboli,  che 
quella  lingua  acquistava,  adottan- 
do i  nomi  delle  dignità,  degli  uffizi, 
delle  cariche,  ec.  Ma  in  appresso  le 
invasioni  de'barbari,  e  quella  massi- 
me dei  turchi,  introdussero  in  essa 
cangiamenti  più  considerabili.  Mai- 
grado  tutto  questo,  si  scorge  ancora 
una  rassomiglianza  per  molti  ri- 
guardi, tra  il  greco  moderno  e  l'an- 
tico. Nelle  lingue  viventi  dell'  Eu- 
ropa si  è  conservata  una  quantità 
di  vocaboli  greci,  necessari  ©con- 
venienti alle  scienze  calle  arti;  ed 
allorché  si  sono  voluti  imporre  no- 
mi alle  nuove  invenzioni,  agi'  istru- 
menti,  alle  macchine,  ai  corpi  na- 
turali nuovamente  scoperti,  alle 
nuove  combinazioni  chimiche,  o 
anche  ad  alcuni  nuovi  metodi 
d'insegnamento,  si  é  dovuto  so- 
vente ricorrere  a  vocaboli  greci , 
affine  di  trovare  in  questa  lingua 
parole  facili  a  comporsi,  eh'  espri- 
messero r  uso,  la  natura  o  gli  ef- 
fetti  di  quelle  nuove  invenzioni. 

Nella  religione  greca  si  distin- 
guono dagli  scrittori  due  oggetti , 
la  storia  degli  dei  e  quella  degli 
eroi.  Tale  religione  però  non  nac- 
que nella    Grecia  ,    ma    conviene 


GRE 

trasportarsi  nell'oriente  per  trovar- 
vi la  maggior  parte  delle  favole 
greche,  molti  de'loro  dei  ed  alcuni 
de'  loro  eroi.  Quegli  dei  nella  lo- 
ro origine  furono  tanti  esseri  alle- 
gorici, che  diedero  luogo  alle  pre- 
tese storie  di  uomini  non  mai  vis- 
suti }  ma  i  personaggi  de'  tempi 
eroici,  tranne  poche  eccezioni,  furo- 
no veramente  uomini,  i  quali  me- 
no un  favoloso  attributo  alle  azio- 
ni loro ,  devono  appartenere  uni- 
camente alla  storia.  Gli  'dei  della 
Grecia  erano  divisi  in  celesti,  ter- 
restri ed  infernali.  Il  culto  più  so- 
lenne era  pei  primi  :  dodici  erano 
i  principali ,  pei  quali  si  aveva  la 
maggior  venerazione:  Giove,  Giu- 
none, Nettuno,  Marte,  Apollo,  Mer- 
curio, Pallade  o  Minerva,  Diana  ^ 
Cerere,  Venere,  Vulcano  e  Vesta. 
Eranvene  pure  degli  altri  inferiori 
chiamali  genii  ;  venivano  poscia  gli 
eroi ,  onorati  dopo  la  loro  morte. 
Si  conoscevano  tre  sorta  di  luoghi 
saciù  :  i  primi  sì  chiamavano  cani' 
pi  separati,  ed  erano  le  terre  con- 
sacrate agli  dei ,  e  le  cui  rendite 
appartenevano  ai  loro  templi  ;  i 
secondi  erano  boschi  sacri;  i  terzi 
destinati  particolarmente  alle  pre- 
ghiere ed  alle  orazioni ,  dicevansi 
templi  od  abitazioni  sacre.  I  mi- 
nistri della  religione,  destinati  alla 
custodia  ed  al  servigio  de'  luoghi 
saci'i,  si  chiamavano  preti,  ed  cia- 
no in  gran  venerazione.  Il  culto  e- 
sercilatosi  ne'  luoghi  saeri,  consiste- 
va neir  adempimento  di  tre  dove- 
ri religiosi,  le  preghiere,  i  sagrifì- 
zi  e  le  lustrazioni.  Le  prime  si  fa- 
cevano con  lunghe  e  intralciate 
cerimonie  ;  i  secondi  da  principio 
si  limitavano  a  profumi  o  a  sem- 
plici libazioni,  ma  in  seguito  si 
convertirono  In  produzioni  della 
terra    ed    animali  d'ogni  sorte;  le 


GRE  93 

lustrazioni  finalmente  consìstevano 
in  purificazioni,  abluzioni  e  lavacri. 
Correvano  sotto  il  nome  di  oraco- 
li le  risposte  datesi  dai  simulacri 
rappresentanti  le  divinità,  che  ve- 
nivano consultati  sopra  avvenimenti 
per  anco  sconosciuti,  o  sopra  i  fu- 
turi. Vi  si  facevano  dei  presenti 
di  maggiore  o  minor  pi'egio ,  se- 
condo la  divinità,  e  l'importanza 
dell'affare.  I  più  famosi  oracoli  fu- 
rono quelli  di  Dodona,  Delfo,  Tro- 
fonio,  ec.  Le  divinazioni  traevansi 
dal  volo  degli  uccelli ,  dalle  visce- 
re delle  vittime,  dai  sogni,  ec. 

Le  feste  pubbliche,  per  ringra- 
ziamento alle  divinità  per  qualche 
segnalato  benefìcio,  servivano  di 
motivo  a  riunire  una  grande  quau- 
tità  di  gente  ad  alcune  epoche,  a 
vantaggio  delle  relazioni  commer- 
ciali. Le  feste  principali  della  Gre- 
cia antica  erano  quelle  di  Adone, 
le  Apaturie,  le  grandi  e  piccole 
Dionisiache,  non  che  le  Antesterie 
ad  onore  di  Bacco,  le  Brauronie  di 
Diana,  le  Dafooforie  di  Apollo,  le 
Eleusine  di  Cerere  e  di  Proserplna, 
le  Tesmoforie  di  Cerere  legislatri- 
ce, le  Panalenee  grandi  e  piccole 
di  Minerva.  L'originaria  legislazio- 
ne de'  greci,  e  le  loro  limitatissi- 
me viste  politiche,  non  potevatjo 
avere  per  oggetto  la  riunione  delle 
diverse  porzioni  della  Grecia  in  uà 
governo  rappresentativo,  ma  piut- 
tosto dovevano  tendere  a  stabilire 
l'autorità  d'un  capo  sopra  di  tutti  ; 
quindi  il  primo  loro  governo  fu 
monarchico  assoluto.  Anfitrione  fu 
però  il  primo  che  immaginò  un 
consiglio,  ove  ciascun  corpo  politi- 
co poteva  inviare  i  suoi  deputati 
per  deliberare  intorno  al  bene  ge- 
nerale. Questo  consiglio  e  questa 
unione  però  non  furono  di  lunga 
durala.  Licurgo  dolente  sulla  sorte 


94  G  R  K 

di  Spnrta  sua  putria,  esposta  alle 
dissensiuni  doiiiesticlie,  ed  alle  guer- 
l'e  esterne,  concepì  il  vasto  proget- 
to di  d.irle  una  costituzione  politi- 
ca, cominciando  dai  riformare  le 
sue  leggi  ed  i  suoi  costumi.  Sta- 
bilì egli  un  senato,  temperò  il  po- 
tere dei  re ,  conservando  però  le 
due  dinastie  che  conlemporanea- 
iiicnle  vi  dominavano,  frenò  la  li- 
cenza del  popolo,  e  pubblicò  delle 
leggi  che  si  proponevano  tre  og- 
getti principali:  di  portare  gli  spar- 
tani al  massimo  grado  di  forza  tì- 
sica e  morale,  di  dirigere  tutta 
questa  forza  al  bene  dello  stato,  e 
di  renderne  permanente  la  costi- 
tuzione ;  ed  il  successo  corrispose 
al  conce[)imento.  Gli  individui  del- 
le due  dinastie  preservatevi  col  ti- 
tolo di  re,  erano  generali  alla  testa 
delle  armate,  e  magistrati  presi- 
denti ad  un  consiglio  di  vent'otto 
membri  scelti  tra  il  popolo,  men- 
tre per  lo  avanti ,  quantunque  il 
corpo  della  nazione  formasse  delle 
asiemblee,  il  consiglio  proponeva 
le  materie  ed  il  popolo  deliberava. 
Cinque  altri  magistrati  allora  de- 
nominati efori,  con  un  potere  si- 
mile a  quello  dei  tribuni  del  po- 
polo romano,  tenevano  la  via  di 
mezzo  tra'  differenti  poteri ,  e  so- 
prattutto impedivano  ai  re  ed  ai 
senatori  di  sorpassare  la  legge.  Li- 
curgo introducendo  la  divisione  e- 
guale  delle  terre,  riuscì  a  bandire 
le  ricchezze  ed  il  lusso;  la  pover- 
tà virtuosa,  l'amore  della  patria, 
l'esercizio  delle  armi  vi  furono  so- 
stituiti ,  e  costumi  affatto  nuovi 
piantarono  la  solida  base  delle  sue 
nuove  leggi.  Gli  ateniesi  furono 
sempre  divisi  nelle  loro  opinioni 
politiche.  Gli  abitanti  delle  monta- 
gne volevano  un  governo  affatto 
democratico,    quelli    della  pianura 


r.  Il  E 
non  aspiravano  che  nd  un'aristo- 
crazia rigorosa,  e  finalmente  gli  a- 
bitanti  delle  coste  domandavano  un 
governo  misto,  che  dividesse  il  po- 
tere tra  i  ricchi  ed  il  popolo; 
quindi  in  mezzo  alle  continue  ri- 
voluzioni, si  dimostravano  vani,  im- 
petuosi, estremi  sì  nel  l>ene  che  nel 
male.  Aif<iticati  da  mille  discordie 
ricorsero  a  Solone,  pregandolo  di 
dar  loro  delle  leggi.  Questi  però 
volendo  rimediare  a'  mali  della  re- 
pubblica non  fece  che  palliarli.  In- 
troducendo egli  ottime  istituzioni, 
guastò  il  tutto  coir  accordare  al  po- 
polo la  permissione  di  disprezzare 
le  leggi  ed  i  magistrati,  auturiz- 
zandplo  ad  appellarsi  dalle  senten- 
ze, dai  decreti,  e  dagli  ordini  di 
tutti  i  giudici.  Le  assemblee  della 
pubblica  piazza  essendo  sempre  nu- 
merose, composte  di  una  moltitu- 
dine ignorante,  leggiera,  gelosa  del- 
la fortuna  de'  ricchi,  sempre  giuo- 
cata  da  un  qualche  intrigante ,  o 
dominata  dai  cittadini  i  più  inquie- 
ti o  i  più  destri,  non  facevano  che 
aprire  la  porta  a  tutti  gli  abusi. 
Soffì'ì  perciò  Solone  il  dolore  di  es- 
sere testimonio  egli  slesso  della  ti- 
rannia dei  Pisistrati,  piantata  sulle 
rovine  del  suo  debole  governo. 

Atene  entusiastata,  ma  nel  tempo 
stesso  paurosa  dell'altrui  merito, 
accordava  i  più  grandi  onori  a  chi 
si  distingueva  eminentemente;  ma 
puniva  nel  tempo  stesso  col  bando 
o  con  l'ostracismo,  esilio  di  dieci 
anni,  quelli  che  si  erano  troppo 
distinti.  Orgogliosi  gli  ateniesi  dei 
loro  avvenimenti  nella  guerra  con- 
tro i  persiani ,  presero  il  partito 
di  umiliare  Sparta  ;  il  che  diede 
luogo  alla  lunghissima  guerra  del 
Peloponneso,  che  non  fu  decisiva 
per  alcuno  de'  due  partiti.  I  teba- 
ni  ch'erano  stali  umiliali  dogli  spar- 


GRE 
tani,  guidati  da  un  solo  uomo  fi- 
losofo  e  guerriero,  il  celebre  Epa- 
minonda, acquistarono  il  nome  e 
la  forza  di  nazione.  Gli  spartani 
battuti  da  essi ,  ed  avviliti ,  non 
sparsero  in  progresso  che  qualche 
raggio  di  luce  sotto  il  regno  di 
Cleomene.  Atene  quindi  fu  divisa 
da  due  fazioni  :  eccitata  dalle  ar- 
ringhe dell'eloquente  Demostene, 
appena  seppe  opporsi  alle  imprese 
di  Filippo  re  di  Macedonia  ;  qua- 
sto  principe  dominò  sopra  il  corpo 
intero  della  Grecia ,  mediante  la 
sua  profonda  politica.  Dopo  la  mor- 
te di  suo  figlio  Alessandro  il  Gran- 
de, una  nuova  potenza  sembrava 
promettere  alcuni  giorni  di  liber- 
tà ,  quella  cioè  degli  achei  ;  ma  i 
loi'o  progressi  furono  lenti,  e  dopo 
Arato,  non  ebbero  alcun  uomo  di 
genio  alla  loro  testa.  Passando  a 
parlare  anche  dello  stato  militare 
della  Grecia  antica ,  dicemmo  che 
a  Sparta  i  re  erano  i  generali  delle 
armate.  In  Atene  ognuna  delle  sue 
dieci  tribù  forniva  il  proprio  co- 
mandante, il  quale  si  cangiava  ogni 
giorno  per  turno  cogli  altri  nove; 
ma  se  l'uno  fra  essi  si  distingueva 
per  la  superiorità  de'  suoi  talenti, 
gli  altri  deferivano  a  lui  la  prò* 
pria  autorità ,  come  fra  gli  altri 
esempi  avvenne  di  Milziade  nella 
battaglia  di  Maratona.  Presso  gli 
spartani  ognuno  era  militare;  l'età 
da  portar  le  armi  era  dai  trenta 
ai  sessanta.  Ognuno  marciava  or- 
dinariamente accompagnato  da  quat- 
tro o  cinque  iloti,  cioè  schiavi,  ar- 
mati alla  leggiera.  In  Alene  l'età 
di  portare  le  armi  cominciava  da- 
gli anni  dieciotto,  e  siccome  la  cit- 
tà era  più  popolata  di  Sparta,  cosi 
la  truppa  era  più  numerosa.  Le 
armi  più  ordinarie  presso  gli  anti- 
chi greci  erano  la  lancia,    la   spa- 


GRE  95 

da,  l'arco,  la  frombola  ed  il  giavel- 
lotto; si  difendevano  col  casco,  con 
la  corazza,  con  lo  scudo  ;  quello 
de'  cavalieri  era  più  piccolo  e  più 
leggiero  di  quello  della  fanteria.  Si 
facevano  sagriHzi  e  divinazioni  a- 
vanti  la  battaglia  ;  il  generale  ar- 
ringava l'esercito  nel  campo,  salito 
sopra  un  luogo  elevato,  o  percor- 
rendo, durante  la  pugna,  le  file  a 
cavallo.  Ai  militari  s'infliggevano 
diversi  castighi,  la  più  parte  umi- 
lianti; ma  la  diserzione  era  punita 
con  la  morte.  Uno  spartano  che  fug- 
giva avanti  il  nemico,  od  abbando- 
nava il  suo  posto,  era  disonorato 
per  sempre  :  però  le  ricompense  al 
merito  erano  le  più  onorifiche,  ed 
i  morti  sul  campo  di  battaglia  ve- 
nivano onorati  dal  pubblico.  Le 
mura  della  città,  benché  prive  dei 
modi  di  difesa  introdottisi  poste- 
riormente, erano  ben  munite,  alte, 
solidissime,  ed  appoggiate  interna- 
mente a  terrapieni.  Le  macchine 
più  usate ,  onde  batterle  e  sman- 
tellarle negli  assedi,  erano  la  ca- 
tapulta, la  balista,  la  gru,  il  mon- 
tone, la  testuggine,  e  le  torri  ruo- 
tanti ;  alle  quali  macx^hine  gli  as- 
sediati contrapponevano  degli  altri 
mezzi  pe«*  renderle  inefficaci  o  di- 
struggerle. 1  greci  in  origine  non 
coltivarono  la  marina:  e  Tucidide 
osserva  che  Omero  non  fece  pa- 
rola di  vascelli  a  più  ordini.  Spar- 
ta avea  rinunziato  assolutamente  al 
mare  per  costituzione,  onde  sottrar- 
re la  nazione  a  qualunque  comu- 
nicazione con  lo  straniero.  I  soli 
corinti  fecero  assai  per  tempo  il 
commercio  del  mare.  All'avvicinarsi 
de'  persiani,  gli  ateniesi  pensarono 
di  occuparsi  d'  una  marina,  dietro 
i  consigli  del  prode  Temistocle,  e 
ne  ritrassero  soddisfacenti  effetti. 
Gli  altri  greci,  e  gli  stessi  spartani. 


4)6  GRE 

similmente  cominciarono  a  mante- 
nere delle  flotte,  e    que&ta    misura 
divenne  comune  a  tutta  la  Grecia. 
I  primi   uomini    che    trassero    la 
Grecia  dalla  barbarie,  e  la    resero 
capace    di    qualche    coltura     nelle 
scienze ,  furono    chiamali    sofisti    e 
sapienti.   Il  modesto  Pitagora    fu  il 
primo  a  chiamarsi  filosofo.  Da  prin- 
cipio non  vi  furono  né  sistemi  fis- 
si,   ne    scuole    formate;    le    prime 
chiamate   sette,   non    cominciarono 
a  stabilirsi  che  verso  il  tempo  dei 
sette    saggi    della    Grecia.    Platone 
discepolo    di     Socrate ,    raccolse    le 
materie  trattate  nelle  differenti  scuo* 
le,  e  ne  formò  un  corpo  intiero  di 
filosofia.   In   progresso  s'introdusse- 
ro nuove  scuole,  che  fecero  dimen- 
ticare   le    prime:    le    principali  fu- 
rono quelle  degli  accademici,  peri- 
patetici, stoici,  cinici,  epicurei,  pir- 
ronisti ,  ec.    Questi    filosofi    antichi 
non  s  ingannavano  meno  in    fisica 
ed  in  astronomia,  che  in  logica  ed 
in     morale;     trovasi     non     ostante 
nelle  loro    opinioni    o     sentenze    il 
germe  di  molte  scoperte,  e  gli  ele- 
menti di  molti  sistemi  ricevuti  oggi- 
dì   fra    i    moderni.    Pratioavasi    la 
medicina  fra'  greci  sino    dai    tempi 
della    guerra    di    Troia.    Esculapio 
discepolo  di  Chirone  aio  di  Achil- 
ie   ebbe  un  tempio  ed  un  territo- 
rio a  lui  consecrati.  Fra  questo  ed 
Ippocrale,  lasciando  da  parte  le  rac- 
colte de'  medici  greci    di    ogni    età 
fatta    in    Lipsia,    F.    Schoell    nella 
Storia  della  letteratura  greca  sacra 
e  profana    numera    vari    nomi    di 
diverse  scuole  mediche,  e  nomi  di- 
stinti  per  invenzioni  o  scoperte   che 
molti  moderni  si   appropriano.    Al- 
tri ne    enumera    Luigi    Sobri    nel- 
Y Apologia  storico- critica j  e  gli  an- 
tichi medici  greci,  oltre  la  botanica 
e  r  anatomia,  si  occuparono  di  of- 


GRE 

tàlmia,  del  mal  di  pietra,  di  tossi- 
cologia e  sin  anche  del  vaiuolo.  La 
medicina  non  mancò  essa  pure    di 
essere   un  oggetto    di    controversici. 
I  seguaci    della    sola   esperienza    si 
chiamavano  empirici  ;  quelli  che  vi 
aggiungevano    i    lumi    della    teoria 
dicevansi  dogmatici.   I  metodisti  poi 
erano  quelli  che  indipendentemente 
dalle  grandi   divisioni  indicate  adot- 
tavano   principii    particolari.    Scor- 
gesi  dulie  opere  rimasteci^    che  gli 
antichi   medici  si    occupavano  della 
botanica     e    dell'anatomia.     L'elo- 
quenza   estemporanea    fu    portata 
presso  ai  greci    al    più   alto    grado 
di  perfezione,  e  serviva  di  un  mez- 
zo efficacissimo  onde    ascendere    ai 
primi    onori    e    alle    dignità    dello 
stato.   Anche  gli    storici    della    na- 
zione, come  Erodoto,  Diodoro,  Tu- 
cidide ,    Plutarco ,   si    distinsero   in 
quel  genere,  mettendo   in   bocca  a 
quei    generali    e    magistrati   magni- 
fiche aringhe.   La  poesia    fece    per 
tempo  rapidi  progressi    nel    genere 
epico.  Omero  visse  un  secolo  dopo 
la  guerra  di  Troia,  e  le  sue  opere 
formano  ancora  il  soggetto  dell'  u- 
niversale  ammirazione,   e  degli  stu- 
di :  questo    illustre    poeta    era    uno 
di    quei    rapsodi   che    percorrevano 
la  Grecia,  celebrandovi  i  suoi  eroi. 
Tespi  fu    r  inventore    di    quel    ge- 
nere, in  cui  gli    avvenimenti    nar- 
rati nel  poema  epico    sono    ridotti 
in  azione ,  e    messi    sotto    V  occhio 
dello  spettatore.  Eschilo  fu  il    pri- 
mo che  introducesse  il  genere  tra- 
gico, ma  venne  sorpassato  da    So- 
focle   ed    Euripide.    La   commedia 
fu  immaginata  da    Eupoli   e    Gra- 
tino, ed  Aristofane    la    portò    alla 
perfezione.  Pindaro,  Rione  e   Mosco 
si     distinsero,    il    primo   nella     li- 
rica   sublime ,    e  gli    altri   due  nei 
componimenti  pastorali    e    nell'eie- 


GRE 

gie  amorose,  come  Esopo  nelle  al- 
legorie e  negli  apologhi  conosciuti 
sotto  il  nome  di  favole.  Non  man- 
carono ai  greci  vari  celebri  gram- 
matici e  retori  ;  sembra  però  che 
i  moderni,  almeno  quanto  alla 
grammatica,  sieno  riusciti  assai  più 
felicemente    degli    antichi. 

L'agricoltura  fu  in  onore  anche 
presso  i  greci,  ma  la  fertilità  del  pae- 
se non  corrispose  alle  loro  industrie. 
Quanto  al  commercio  degli  antichi 
greci  fu  poco  considerabile,  in  con- 
fronto di  allre  nazioni  :  però  l' iso- 
la di  Dc-lo  fu  per  molto  tempo  il 
centro  ed  il  fondaco  del  commer- 
cio della  Grecia.  La  idea  di  fab- 
bricarsi delle  case ,  ed  anche  di 
erigere  monumenti  durevoli ,  nata 
dal  bisogno  e  dalla  cura  della  sa- 
nità ,  appartiene  a  tutti  i  popoli  ; 
ma  la  perfezione  che  ne  costituisce 
essenzialmente  le  bellezze  dell'  arte, 
queir  accordo  felice  di  elementi  da 
cui  risulta  l'armonia  del  bello,  lo 
dobbiamo  ai  soli  greci.  La  fìnezza 
del  loro  gusto  diede  origine  ai  tre 
ordini  architettonici,  de' quali  fu- 
rono gì'  inventori.  11  dorico ,  più 
antico  e  più  semplice  aveva  una 
bellezza  maschia  e  maestosa  ;  il 
ionico,  più  elegante  e  più  svelto, 
è  quindi  più  piacevole;  il  corintio 
riuniva  tutta  la  delicatezza  e  le 
grazie  di  cui  l' arte  è  suscettibile. 
1  capi  d'  opera  del  primo  sono  :  il 
tempio  di  Giunone  in  Argo,  quel- 
lo di  Cerere  e  di  Proserpina  in 
Eleusi  ;  appartengono  al  secondo  il 
tempio  di  Diana  in  Efeso,  e  quel- 
lo di  Apollo  a  Mileto,  come  al 
terzo  il  magnifico  tempio  di  Giove 
Olimpico  in  Atene,  cominciato  da 
Pisislrato,  e  dopo  lungo  tempo  ter- 
minato da  Antioco  Epifane  re  di 
Siria.  La  pittura  non  fu  meno  col- 
tivata presso  ai  greci  dell'  archi- 
VOL.    xxxu. 


GRE  97 

lettura  :  di  tutti  i  pittori  dell'an- 
tichità, Apelle  è  quello  di  cui  si 
fanno  i  maggiori  elogi  ;  fece  un 
ritratto  di  Alessandro  pel  memo- 
rato tempio  di  Diana,  del  quale 
diceva  il  medesimo  principe  veden- 
dolo, eh'  egli  riteneva  esservi  due 
Alessandri,  l'uno  figlio  di  Filippo, 
ch'era  invincibile,  l'altro  di  Apel- 
le, eh'  era  inimitabile.  Quanto  alla 
scoltura  si  legge  in  Pausania,  che 
la  maggior  parte  delle  antiche  sta- 
tue fossero  di  legno.  Devesi  al  gu- 
sto di  Pericle,  ed  al  genio  di  Fi- 
dia ,  il  più  grande  splendore  in 
questa  beli'  arte.  La  statua  di  Mi- 
nerva in  Atene  fissava  l'ammira- 
zione universale,  ma  il  Giove  Olim- 
pico presso  gli  cileni  fu  posto  nel 
novero  delle  sette  meraviglie  del 
mondo.  Gli  antichi  greci  hanno 
egualmente  conosciuto  i'  arte  d' in- 
cidere sulle  pietre  ;  se  ne  conser- 
vano ancora  alcune  in  diversi  ga- 
binetti di  un  lavoro  squisito.  Non 
vi  fu  popolo  presso  al  quale  l'ar- 
te della  musica  fosse  cosi  univer- 
salmente coltivata  quanto  il  greco: 
tutti  gli  uomini  liberi  sapevano  o 
dovevano  sapere  lu  musica  ;  anzi 
i  primi  legislatori  avevano  perfino 
fatta  di  quest'  arte  una  delle  leggi 
fondamentali  del  governo.  Una  trop- 
po spinta  severità  avea  fissato  il 
numero  delle  corde  della  lira  , 
proibendone  tutte  le  innovazioni , 
onde  mantenere  quell'  antica  sensi* 
bilità  che  si  credeva  essere  la  sola 
utile  :  ciò  per  altro  non  impedì  di 
introdurre  nella  musica  significanti 
cangiamenti,  i  quali  diedero  moti- 
vo alle  querele  dei  filosofi ,  e  nììt 
vive  e  lunghe  discussioni  sulla  pre- 
ferenza o  meno  della  musica  mo- 
derna all'  antica  ,  in  riguardo  però 
all'  influenza  che  il  sistema  musi- 
cale poteva  avei;e  sul  pubblico  be- 

7 


gS  GRE  GRE 

ne;  cosicché  si  dispulava  sull' uli-  cassero  un'alta  slima  al  celibato, 
lità  di  essa,  e  non  sul  gusto  che  ne  il  malrìmouio  fu  sempre  in  gran 
derivava.  Gli  efTelli  però  della  mu-  pregio  fra  i  greci;  ami  fra  gli  spar- 
sica  presso  i  greci  erano  tanto  prò-  tani  era  proibito  1'  ammogliarsi 
digiosi,  e  così  straordinari,  che  si  troppo  tardi,  ed  in  modo  non  cor- 
devono  piuttosto  attribuire  alla  fa-  rispondente.  Il  gioino  delle  nozze 
vola  che  alla  storia.  Uno  dei  gran  era  un  giorno  di  festività  ;  la  not- 
vantaggi  della  musica  greca  consi-  te  allo  splendore  delle  fiaccole  por- 
&teva  nella  sua  intimità  con  la  tate  da  giovani,  si  cantavano  degli 
poesia,  lo  che  faceva  ordinariamen-  inni,  chiamati  epilalamii.  11  divor- 
te  che  ogni  cultore  della  musica  zio  era  però  permesso,  e  ne' giorni 
fosse  poeta,  e  così  viceversa,  più  brillanti  della  Grecia  si  osserva 
I  primi  istitutori  de' giuochi  pub-  che  i  costumi  erano  generalmente 
blici,  mediante  la  loro  magnificen-  mollo  corrotti.  Le  .madri  davano 
za,  avevano  trovato  il  mezzo  di  il  nome  ai  loro  figliuoli,  ed  i  no- 
deslare  il  rispetto  per  la  religione,  mi  avevano  ordinariamente  rappor- 
e  l'ardore  per  la  gloria.  J  com-  io  ad  alcune  circostanze  della  loro 
battenti  godevano  di  una  grande  nascita,  od  a  qualche  accidente  in 
considerazione,  ed  i  vincitori  erano  quella  occasione  avvenuto.  Presso 
ricevuti  nella  loro  patria  con  ac-  gli  spartani  eravi  il  barbaro  costu- 
clamazioni,  e  festeggiati  dai  poeti  me  di  far  perire  i  fanciulli  mal 
come  gli  eroi.  Da  principio  gli  conformati;  altrove  i  genitori  espo- 
esercizi  si  riducevano  alla  corsa  ed  nevano  ne'  boschi ,  o  nelle  pubbli- 
ai  salto,  ma  vi  s'introdussero  poi  che  strade  i  bambini,  se  mancanti 
le  corse  de' cavalli ,  de' carri,  ec. ,  di  mezzi  per  provvedere  alla  loro 
indi  se  ne  aggiunsero  degli  altri  sussistenza.  I  greci  erano  fra  loro 
d' un  genere  pifi  nobile.  La  lotta  scrupolosi  osservatori  dei  doveri  so- 
consisteva  negli  avvantaggi  dello  ciali:  la  ospitalità  era  tanto  sacra 
spirito  e  de'  talenti ,  ed  i  concor-  fra  essi  che  la  uccisione  di  un  o- 
renti  erano  i  coltivatori  della  poe-  spile,  riputavasi  come  delitto  irre- 
sia,  della  musica,  e  gli  oratori.  I  niissibile,  e*  benché  fosse  anche  in- 
premi non  erano  che  semplici  co-  volontario  credevasi  che  dovesse 
rone,  I  quattro  più  celebri  giuochi  meritare  la  vendetta  degli  dei  ; 
erano  gli  olimpici,  che  si  celebra-  neppure  il  diritto  della  guerra  esci u- 
vano  ogni  quattro  anni  nella  città  deva  quello  dell'ospitalità.  Di  rnol- 
di  Olimpia  in  Elide,  ad  onore  di  te  delle  cose  superiormente  indica- 
Giove  ;  quelli  di  uno  slesso  perìo-  te  si  trattano  con  qualche  dififu- 
do  in  Delfo,  in  onore  di  Apollo  sione  in  parziali  articoli;  altre  in 
Pizio;  i  nemei  ogni  due  anni,  co-  molti  analoghi  luoghi  del  Diziona- 
munemente  credutisi  in  onore  di  rio.  Così  dicasi  di  altre  cose  appar- 
Ercole  ;  gli  istmici  ogni  cinque  an-  tenenti  ai  greci  ed  alla  Grecia ,  di 
ni,  che  aveano  luogo  nell'istmo  di  cui  non  si  fece  menzione,  e  riguar- 
Corinto,  in  onore  di  Melicerta  e  Pa-  danti  i  costumi  e  gli  usi  degli  aa- 
lemone,  e  si  celebravano  di    notte,  lichi  greci. 

come    giuochi    funebri:    Teseo     in        Greco  volgare  o  moderno,  chiamasi 

seguito  li  consacrò  a  Nettuno.  Ben-  la   lingua   che  oggidì  si  parla  nella 

che  alcune-  sette   di    filosofi    attac»  Grecia.  La  lingua  dei  greci  moderni 


GRE  GRE                    99 

denva  dal  greco  antico,  ma  quella  tilito.  Nella  seconda  epoca  che 
come  si  disse  soggiacque  a  grandi  comprende  la  seconda  mela  del 
modificazioni  pel  mescuglio  del  fran-  XVllI  secolo,  i  greci  trasporta- 
co ,  del  turco,  ec.  ;  l'idioma  greco  rono  nella  loro  lingua  una  quan- 
sarebbesi  anche  maggiormente  can-  tità  di  capi  d'opera  della  moderna 
giato,  se  non  si  avesse  conservato  letteratura  ;  prima  del  secolo  attua- 
li greco  antico  nella  Chiesa.  Tut-  le  incominciò  una  terza  epoca  che 
ta volta  dopo  la  presa  di  Costanti-  produsse  degli  scritti  politici,  e  che 
nopoli  fatta  dai  turchi,  si  stampa-  diede  origine  a  giornali,  opere  pe- 
rono  libri  in  greco  volgare  nella  riodiche  e  grammatiche ,  le  quali 
Germania,  nella  Russia,  nella  Fran-  però  non  sono  d'accordo  ìntera- 
cia,  in  Inghillerra,  in  Venezia  ec. ,  mente  sulle  regole ,  sulla  ortografìa, 
non  solo  di  cose  attinenti  alla  reli-  e  sulle  parole  di  una  lingua  che 
gione,  ma  anche  ad  argomenti  di  i  gran  maestri  non  fissarono  anco- 
storia ,  geografia ,  scienze  ed  arti ,  ra  con  de'  capi  d' opera.  Da  una 
delle  quali  se  ne  fa  menzione  nelle  sessantina  d' anni  furono  stampate 
aggiinite  aWa  ctìchre  Biblioteca  gre-  più  di  tremila  opere  d'ogni  spe- 
ca  del  Fabricio.  Il  popolo  parla  eie  in  greco  moderno  ;  ma  in  que- 
al  presente  un  linguaggio  molto  sto  numero  vi  sono  poche  opere 
più  straniero  che  quello  delle  alte  originali,  la  maggior  parte  essendo 
classi,  ed  il  greco  degli  schipetari  .  slate  tradotte  da  altre  lingue.  Si 
difFerisce  molto  più  dalla  lingua  scrit-  deve  eziandìo  notare  che  i  greci 
ta.  Al  principio  soltanto  del  XVIII  nativi  della  Grecia  propriamente 
secolo  s'impiegò  il  greco  moderno  detta,  avanti  la  felice  rivoluzione 
per  le  opei  e  letterarie,  e  la  origine  eh'  essi  a*  nostri  giorni  operarono, 
della  letteratura  de'  greci  attuali  parlavano  per  lo  più  la  loro  lingua 
non  arriva  che  a  questo  tempo,  senza  coltivarla,  e  che  la  miseria 
Bizo,  autore  di  un  corso  di  gre-  alla  quale  li  rìduceva  il  dominio 
ca  letteratura,  la  divide  in  tre  de' turchi,  li  rendeva  non  curanti 
epoche,  delle  quali  la  prima  com-  dell'istruzione,  e  quindi  per  neces- 
prende  il  principio  del  XVIII  se-  silà  ignoranti,  al  che  deve  aggiu- 
colo  ;  già  alla  fine  del  secolo  XVII  gnersi,  che  le  più  colte  persone  e 
esìstevano  delle  scuole  al  Fanale  i  più  rari  ingegni  passavano  a  fi- 
di Costantinopoli,  sul  monte  Atos,  gurare,  e  a  coltivare  ì  loro  studi 
a  Janina,  nell'isola  di  Patmos ,  a  e  la  loro  letteratura  in  altre  re- 
Corlu  ed  a  Larissa.  In  questo  pri-  gioni.  Non  si  sa  bene  se  per  prìn- 
mo  periodo  se  ne  formarono  di  cipio  di  religione,  o  per  elfetto  dei- 
nuove,  e  s'incominciò  a  studiare  la  naturale  loro  barbarie,  i  turchi 
il  greco  aulico ,  le  scienze  ec.  I  abbiano  distrutto  o  lasciato  rovinare 
greci  a  Costantinopoli  acquistarono  i  monumenti  dell'  antica  Grecia, 
qualche  influenza  politica;  si  sce-  e  mostrato  un  disprezzo  per  lo 
glievano  fra  essi  i  dragomani  della  studio  del  greco,  che  avrebbe  po- 
Porta,  come  si  sceglievano  nelle  tuto  incivilirli  e  renderli  colti,  e 
corti  de' greci  ospodari  della  Mol-  anche  contribuire  alla  gloria  del 
davia  e  della  Vallachia  ,  pres-  loro  impero  ;  in  questo  furono  essi 
So  i  quali  essendovi  una  corte,  ben  diversi  dai  romani ,  che  dopo 
il  linguaggio  poteva  esservi  ingea-  aver  conquistala  la  Grecia ,  si  ap- 


loo  GRE 

plicarono  allo  studio  della  lìngua, 
e  introdussero  nel  Lazio  le  scienze 
e  le  arti  che  i  vinti  coltivavano 
con  tanto  profitto,  e  dalle  quali 
trassero  essi  le  prime  idee  della 
politezza,  delle  maniere,  e  del  buon 
gusto  in  ogni  genere  di  produzio- 
ni. La  reminiscenza  delle  antiche 
glorie  non  è  mai  venuta  meno 
nei  greci ,  ed  ha  alimentato  per 
lungo  corso  di  generazioni  invili- 
te e  corrotte  ,  quella  patria  cari- 
tà che  produsse  finalmente  le  azio- 
ni magnanime  e  generose,  onde  a 
vita  novella  si  veggono  risorti. 

I  greci  possedono  quantità  di 
poesie  popolari,  meno  interessanti 
forse  pel  loro  spirito  poetico,  che 
pei  tratti  di  morale  che  conten- 
gono: fiirono  raccolte  e  pubblica- 
te a  Parigi  da  Fauriel,  e  alcuni 
dotti  di  Alemagna  fecero  delie 
aggiunte  a  questa  raccolta.  Prima 
che  la  nazione  greca  insorgesse 
contro  i  turchi,  i  fanarioti  o  abi- 
tanti del  Fanale  a  Costantinopoli, 
ei'ano  stimati  i  più  istrutti  e  ci- 
vilizzati di  questo  popolo  ;  però 
per  la  pubblica  istruzione  si  ave- 
Tano  formati  dei  collegi  a  Kido- 
nia,  Smirne ,  Bukarest,  Jassi,  Ja- 
nina  ed  Atene.  Al  princìpio  di 
questo  secolo  si  aveva  fondato  un 
gran  liceo  nell'  isola  di  Scio,  che 
possedeva  una  biblioteca  ed  una 
stamperia.  Per  lo  innanzi  erano  le 
stampe  di  Vienna,  Venezia,  ec.  che 
somministravano  dei  libri  alla  Gre- 
cia. Durante  la  guerra  d'  insurre- 
zione quasi  tutti  questi  stabilimen- 
ti furono  distrutti;  ma  dal  1824, 
per  le  provvide  cure  dell'  alto 
commissario  lord  Federico  Ada- 
mo, esiste  a  Corfù  una  greca  uni- 
Tersità,  posta  al  sicuro  dai  tram- 
busti popolari,  e  godendo  dei  be- 
neficii  della   pace,  sotto  la  prole* 


GRE 
zione  dell'  Inghilterra,  es$a  pofri'i 
essere  per  lungo  tempo  un  foco- 
lare di  lumi  per  la  Grecia,  che 
possiede  al  presente  stamperie,  gior- 
nali, ec.  Ad  Odessa  si  vide  aper- 
to un  greco  teatro.  Grande  è  tut- 
tora l'amore  del  sapere  in  Grecia: 
questa  classica  terra  per  genio,  per 
indole  non  ha  cambiato  dall'antica; 
ed  or  che  gode  il  benefìcio  della 
pace,  che  ha  mezzi  di  ammae- 
strarsi ,  vedremo  sorgere  uomini 
grandi,  e  già  alcuni  ne  vanta,  e 
dice  che  farà  poi  conoscere  il  dot- 
to sacerdote  Domenico  Zanelii , 
siccome  dichiara  nel  suo  erudito 
articolo  Sullo  stalo  attuale  della 
pubblica  istruzione  in  Grecia^  pub- 
blicato dalla  distribuzione  87  del- 
l'anno 1844  (ì^W Album,  giornale 
letterario  romano.  In  tale  articolo 
il  chiaro  scrittore  confuta  l'opinio- 
ne che  la  pubblica  istruzione  iu 
Grecia  sia  cominciata  soltanto  sot- 
to il  governo  del  conte  Giovan- 
ni Capodistrias ,  dappoiché  prova, 
che  da  molto  tempo  avanti  era- 
vi  coltivata  ,  non  solo  perchè 
molti  greci  sotto  la  mussulmana 
dominazione ,  schiavi  ma  non  del 
tutto  avviliti,  animati  dal  nobile 
desiderio  d'istruirsi  si  recarono  nel- 
le più  celebri  università  d'Europa, 
e  tornati  in  Grecia  si  fecero  i- 
stitutori  de'  loro  connazionali  in 
scuole  di  pubblico  insegnamento, 
massime  ne'rinomati  collegi  di  Co- 
stantinopoli, di  Bukarest,  di  Smir- 
ne, di  Chios,  di  Patmos,  di  Cido- 
nia,  di  Missolongi;  ma  ancora  per 
la  tolleranza  di  Seiim  111,  che 
permise  tra'  greci  le  scuole  pub- 
bliche, alBdandone  la  direzione  al 
principe  Demetraki  Mourousi;  laon- 
de fu  forse  il  movimento  intellet- 
tuale che  preparò  la  rivoluzione, 
dopo  aver  fatto  conoscere  alla  Gre- 


GRE 

eia  il  lagrimevole  stato  in  che  si 
trovava  sotto  il  domiaio  ottoma- 
no. Scoppiata  la  rivoluzione,  tran- 
ne le  isole  Jonie,  nelle  altre  par- 
ti della  Grecia  $i  arrestò  ogni  in- 
tellettuale progresso,  essendo  state 
chiuse  le  scuole  e  dispersi  scolari 
e  maestri.  Giovanni  Capodistrias, 
fatto  presidente  del  governo  prov- 
•visorio  di  Grecia,  qual  uomo  di 
alto  sapere,  fece  risorgere  la  pub- 
blica istruzione ,  fondando  scuole, 
collegi  e  ginnasi,  tra  cui  primeg- 
giò quello  di  Egìna  diretto  dal 
rinomato  Andrea  Mustoxidi .  SI 
belli  principi  furono  soffocati  dal- 
l' uccisione  del  presidente,  finché 
assunto  al  trono  Ottone  di  Ba- 
viera, sapientemente  stabilì  pub- 
bliche scuole  con  abili  maestri,  e 
quattro  ginnasi  in  Atene,  Napoli 
di  Romania,  Patrasso  e  Sira,  dai 
quali  i  studenti  passano  alla  uni- 
versità Ottone  di  Atene;  essendo 
grandi  gli  sforzi  del  governo  elleni- 
co per  diffondere  l' istruzione,  le 
scienze  e  le  lettere,  onde  favorire 
il  mirabile  amore  che  i  greci  han- 
po  per  gli  studi. 

Sunto  di  sloria  greca j  divisione 
delle  sue  più  celebri  età  ;  guer- 
re  e  principali  azioni  de'  regni 
e  repubbliche  j  conquiste^  avve- 
nimenti  politici,  occupazione  dei 
romani,  ed  impero  grecoj  do- 
minazìone  dei  turchi,  rivoluzio- 
ne de'  greci  j  istituzione  del  no- 
vello  regno  di  Grecia,  ed  odier- 
no ilio  stato  ;  cenno  storico  sul' 
la  capitale  Atene. 

Dividesi  ordinariamente  la  sto- 
ria della  Grecia  in  quattro  età  di- 
stinte, corrispondenti  ad  epoche 
memorabili.  La  prima  età,  che 
appartiene    più  alla   mitologia    che 


GRE  101 

alla  storia,  si  estende  sino  all'  as- 
sedio di  Troia,  e  comprende  più 
di  settecento  anni.  L'avvenimento 
più  segnalato  di  questa  prima  età, 
è  la  invasione  del  Peloponneso.  La 
seconda  età  percorre  dall'  assedio 
di  Troia,  che  ne  forma  l'epoca  la 
più  distinta,  sino  alla  battaglia  di 
Maratona,  epoca  non  meno  rimar- 
cabile, ed  abbraccia  circa  ottocen- 
to anni.  La  terza,  meno  lunga  , 
ma  più  feconda  di  avvenimenti, 
come  sono  le  sconfitte  dei  per- 
siani a  Maratona,  a  Salamina,  a 
Platea ,  il  sagrificio  dei  trecento 
spartani  alle  Termopili,  l' abban- 
dono di  Atene  all'inimico  per  de- 
dicarsi alla  difesa  comune,  rin- 
chiude lo  spazio  di  duecent' anni, 
e  finisce  con  la  morte  di  Alessan- 
dro il  Grande.  La  quarta  finalmen- 
te contiene  presso  a  poco  anni 
duecento,  e  termina  con  la  per- 
dita della  libertà  greca ,  per  le 
conquiste  romane.  L'unico  avveni- 
mento che  formi .  un' epoca  distin- 
ta, si  è  lo  sforzo  degli  achei  nel 
gettare  i  fondamenti  di  una  lega 
che  fece  rivivere  1'  antico  governo 
greco,  e  che  li  pose  in  quella  po- 
litica situazione  in  cui  si  erano 
trovate  Sparta  ed  Atene  ,  fino  a 
che  i  romani  li  sottomisero,  di- 
struggendo Corinto,  la  loro  città 
principale,  e  che  la  Grecia,  sotto 
il  nome  di  Acaia,  fu  ridotta  in 
provincia  romana.  Da  quest'epoca 
sino  al  principio  dell'impero  d'Au- 
gusto, ceutovent'anni  circa,  i  roma- 
ni non  fecero  gran  cangiamenti  nel- 
le leggi  municipali  delle  città  gre- 
che. Dopo  alcune  -vicende,  il  vin- 
citore Ottavio  dando  la  sospirata 
tranquillità  a  tutto  l' impero  ro- 
mano, accordò  un'apparenza  di  li- 
bertà anche  ai  greci,  i  quali  era- 
no   governati    da    tre   pretori   ro- 


ioa  GRE 

mani,  così  distribuiti  :  T  uno  avea 
sotto  di  lui  una  parte  dell'  Epiro, 
e  tutta  la  Illiria;  un  altro  la  Ma- 
cedonia, ed  una  parte  della  Gre- 
cia ;  un  terzo  aveva  V  Acaia ,  la 
Tessaglia,  1'  Acarnania,  ed  il  re- 
sto dell'Epiro,  Il  compendio  della 
storia  dell'impero  greco,  volendo 
risalire  alla  traslazione  dell'impero 
romano  da  Roma  a  Bisanzio  l'an- 
no 33o  dell'era  cristiana,  e  fino 
alla  conquista  di  Costantinopoli 
fatta  da  Maometto  li  nel  i453, 
è  pure  un'altra  classica  epoca.  Da 
quella  del  dominio  ottomano  ten- 
tarono più  volte  i  gieci,  anche 
col  soccorso  di  altre  potenze  di 
Europa,  di  sottrarsi  alla  turca  do- 
minazione, e  di  reggersi  colle  pro- 
prie leggi,  formando  cosi  una  so- 
la ed  indipendente  nazione.  Dopo 
unq  ben  lunga  e  disastrosa  lotta 
la  Grecia  non  è  più  dipendente 
dalla  sublime  Porta  :  iu  oggi , 
come  meglio  diremo,  il  principe 
reale  di  Baviera  Ottone  I  n'è  il 
re,  il  quale  ha  dato  alla  Grecia 
felice  principio  di  un'era  novella 
e  brillante .  Quindi  pel  rinasci- 
mento della  coltura  dovrà  senza 
fallo  tornare  in  gran  vantaggio  dei 
greci  e  della  fede  loro,  imperoc- 
ché mercè  di  esso  cesseranno  molti 
pregiudizi ,  dai  quali  sono  stati 
finora  preoccupati  contro  la  Chie- 
sa romana,  e  contro  il  capo  vi- 
sibile di  essa. 

Nei  ri  moti  tempi  la  Grecia  era 
abitata  da  bai-bari  che  vivevano 
miserabilmente  nelle  caverne,  o  sot- 
to capanne,  allorché  Inaco  vi  con- 
dusse dall'Egitto  la  prima  colonia, 
circa  duemila  anni  prima  dell'era 
cristiana,  ed  essa  fondò  la  città 
d'  Argo.  In  progresso  Cecrope  si 
stabilì  con  altri  egiziani  sulla  si- 
tuazione di  Alene,  e  Cadmo  vea- 


GRE 

ne  a  fissarsi  con  una  terza  colo- 
nia a  Tebe.  Questi  stranieri  ci  vi. 
lizzarono  a  poco  a  poco  gli  abi- 
tanti ancor  rozzi  j  vi  apportarono 
il  culto  del  lonx  paese  ,  che  si 
confuse  insensìbilmente  con  quello 
della  Grecia,  e  probabilmente  al- 
tresì colle  religioni  dell'Asia;  ne  ri- 
sultò una  nuova  mitologia,  che  i 
coloni  greci  introdussero  poscia  nel- 
r  Asia  minore,  in  Italia  ,  ec.  I 
piccoli  stati  di  cui  componevasi  la 
Grecia,  che  fra  repubbliche  e  re- 
gni in  angusta  area  si  numerarono 
sino  a  cinquanta  ,  gareggiavano 
fra  loro  in  potere  e  prosperità,  ed 
ebbero  parecchi  eroi  de'quali  alcu- 
ni furono  divinizzali  dalla  poste- 
rità, come  pure  celebri  legislatori 
e  poeti.  Indi  i  detti  stati  si  dis- 
membrarono e  distrussero  a  vi- 
cenda. Le  dinastie  dei  Pelopidi  e 
degli  Eraclidi  furono  le  più  famo- 
se per  le  sanguinolenti  loro  gare, 
e  per  le  domestiche  atrocità,  che 
fornirono  al  tragico  pennello  i  più 
interessanti  argomenti.  I  piccoli 
sovrani  di  Grecia  col  sistema  di 
federazione  insieme  si  sostenevano, 
onde  si  dissero  cileni,  ed  a  taluno 
l'autorità  suprema  conferivano  nel 
periglio  comune.  Quando  Paride 
figliuolo  di  Priamo  re  della  Troa- 
de  nell'Asia  minore,  rapì  a  Me- 
nelao re  di  Sparta,  fratello  di  A- 
gamennone  re  d' Argo  e  Micene, 
l'avvenente  Elena  figliuola  di  Tin- 
darò  re  di  Lacedemone ,  tutti  i 
greci  si  unirono  a  vendicare  l'ol- 
traggio, e  conferita  ad  Agamenno- 
ne re  de*  re  la  dittatuia,  ebbe 
luogo  la  famosa  guerra  troiana  di 
dieci  anni,  che  Ditti  cretese  ha  i- 
storicamente  dipinto,  e  che  i  su- 
blimi geni  di  Omero  e  di  Vir- 
gilio immortalarono  coi  loro  poemi. 
A  queste    fonti  inesauribili   convie- 


GRE 

ne  attingere  per  aver  conoscenza 
della  greca  religione,  del  costume, 
e  del  governo  di  que'tempi,  onde 
compoiiesi  la  pagana  mitologia, 
clie  nnta  in  oriente,  ed  accresciu- 
ta in  Grecia,  propagossi  poi  in  oc- 
cidente, ed  ebbe  solenne  culto  nel 
Liizio.  Inoltre  Omero  è  per  la 
storia  greca  un  autore  prezioso, 
per  le  importanti  particolarità  del- 
le quali  si  occupò:  per  lui  si  co- 
noscono quoli  allora  fossero  le 
forze  de'dilferenti  slati  della  Gre- 
cia, quali  le  città  più  nobili  e  flo- 
ride, e  gli  antichi  nomi  di  mol- 
te fra  esse  :  cogli  epiteti  dei  loro 
nomi  egli  somministra  un'idea  tan- 
to della  loro  situazione,  quanto 
della  qualità  del  loro  territorio, 
come  delle  loro  ricchezze  ;  e  di- 
cono i  moderni  geografi,  che  non 
si  conoscerà  giammai  esattamente 
la  geografìa  della  Grecia  antica, 
senza  studiarla   in   questo  poeta. 

Dopo  la  caduta  di  Troia,  nota- 
bili mutan)enti  avvennero  in  Grecia, 
ed  il  tristo  fine  del  misero  Agamen- 
none, e  la  vendetta  che  suo  fìgho  il 
furioso  Oreste  ne  trasse,  di  cui  ne 
furono  vittima  Clitennestra  edEgistOj 
non  valsero  a  raffermare  ne'Pelopi- 
di  il  dominio,  e  gli  Eraclidi  si  divi- 
sero i  principali  reami.  L'aumento 
della  popolazione  suggerì  il  tem- 
peramento di  stabilire  altrove  le 
greche  colonie,  ampliando  cosi  la 
nazionale  potenza,  e  si  videro  fon- 
dati nelle  vicine  isole,  nelle  fioren- 
ti coste  dell'  Asia  minore,  ne'  liti 
dell'  Italia  meridionale  e  della  Si- 
cilia importanti  stabilimenti,  e  cit- 
tà cospicue.  Intanto  cangiò  Atene 
la  forma  del  monarchico  governo, 
dopo  il  generoso  sagriflzio  della 
propria  vita  che  esegui  il  re  Co- 
dro  nella  guerra  co'  peloponnesi,  e 
proclamando    Giove   per   sovrano, 


GRE  io3 

sostituì  i  decennali  arconll.  Corin- 
to ne  seguì  i'esernpio,  costituendo- 
si in  repubblica  dopo  la  morte 
di  Psammetico.  Quindi  Messene 
si  ridusse  in  servitù  dai  lacedemo- 
ni, e  terminò  la  politica  esistenza, 
tacendo  nella  prima  guerra  sul 
monte  Itome,  e  nella  seconda  sul 
monte  Ira  ,  i  più  energici  ma  va- 
ni sforzi  di  difesa  ;  e  per  essersi 
lasciato  corrompere  dai  lacedemo- 
ni, Aristocrate  re  d'  Arciidia  invi- 
tato dai  suoi  popoli  a  ristorare 
coi  soccorsi  la  fortuna  de'roesseni, 
perì  egli  in  generale  sommossa,  e 
terminò  del  lutto  il  suo  regno.  Si 
cangiò  pure  in  democratico  il  reg- 
gimento di  Argo,  ed  affettando 
Micene  una  pai-ziale  indipendenza, 
venne  dagli  argivi  assediata  e  di- 
strutta, facendone  schiavi  gli  abi- 
tanti, una  decima  parte  de'  quali 
fu  a  Marte  sacrificala.  Anche  i 
tebaui  cessarono  di  avere  un  re, 
dopo  che  Xanto  perì  in  singolare 
tenzone  con  Melanto  re  d'Atene. 
11  regno  di  Lacedemone  prospera- 
va governato  con  singoiar  esempio 
da  due  re  che  si  divisero  il  pote- 
re. In  seguito  Sparta  ed  Atene 
divennero  le  due  grandi  potenze, 
alle  quali  erano  attaccati  i  desti- 
ni della  Grecia,  e  gli  altri  popo- 
li per  l'una  o  per  l'altra  parteg- 
giarono, secondo  le  relazioni  di  vi- 
cinanza o  d'interesse.  L'isola  di  Sa- 
lamina  formò  il  primo  soggetto  di 
discordia  fra  le  città  d'Atene  e  di 
Megara  :  in  un  primo  scontro  gli 
ateniesi  vennero  respinti  in  sì  brut- 
to modo,  che  si  proibì  sotto  gra- 
vi pene  di  più  proporre  il  con- 
quisto di  Salamina.  Tuttavolta  riu- 
scì al  legislatore  Solone  di  riaccen- 
dere il  desiderio  ,  al  quale  il  suc- 
cesso pienamente  rispose  :  erano 
animati  i  megaresi  a  vendetta,  ma 


I04  GRE 

Pisistrato  generale  di  Atene  li  pre* 
venne,  ed  impadronitosi  di  Mega- 
fa  per  sorpresa,  si  dichiarò  dipoi 
tiranno  della  propria  patria.  Ippar- 
qo  suo  figlio  venne  discacciato  da 
Armodio  e  da  Aristogitone  ;  ma 
Ippia  suo  germano  implorò  l'aiuto 
di  Dario  re  di  Persia,  il  quale 
già  mal  disposto  contro  gli  atenie- 
si, che  soccorrevano  i  joni,  avendo 
incendiato  la  città  di  Sardi,  intimò 
loro  la  guerra.  Una  flotta  formi- 
dabile di  cinquecento  galere  ap- 
prodò nell'Eubea  con  duecentomi- 
la uomini  e  diecimila  cavalli,  ed 
entrò  neir  Attica.  Un  pugno  di 
greci  condotti  dall'  intrepido  Mil- 
ziade bastò  a  porre  in  rotta  l' e- 
sercito  persiano  nella  pianura  di 
Maratona,  l'anno  490  piima  delia 
nostra  era:  Ippia  vi  morì,  ed  i 
suoi  figli  condussero  vita  oscura 
nelle  terre  di  Persia.  Nove  anni 
dopo,  Serse  successore  di  Dario 
volle  trar  vendetta  sulla  Grecia 
dell'onta  paterna,  divisando  distrug- 
gere le  repubbliche  elleniche.  Pas- 
salo in  Eijropa  con  innumerevole 
esercito,  traversò  l'Ellesponto,  e  per 
la  Tessaglia  divisò  penetrare  nel- 
l'Attica: sommavano  ad  un  milio- 
ne i  combattenti ,  oltre  1'  armata 
navale.  Allora  i  lacedemoni  s'  ar- 
marono in  soccorso  degli  ateniesi, 
e  Leonida  con  trecento  spartani 
eroi  bastò  a  far  fronte  all'armata, 
nell'angusto  passaggio  delle  Termo- 
pili ,  che  gli  era  stato  affidato, 
per  cui  essi  salvarono  la  patria 
Cól  loro  sangue  ,  ma  frammisto 
a  quello  di  ventimila  nemici.  I 
persiani  s'impadronirono  d'  Atene 
capitale  dell'Attica,  i  cui  abitanti 
per  consiglio  di  Temistocle  abban- 
donando la  patria,  si  salvarono  sui 
Joro  trecento  vascelli:  nello  stesso 
fnno    480    i   persiani    misei'o    in 


GRE 
fiamme  la  deserta  Atene,  e  ne  de- 
molirono le  mura.  Intanto  Temi- 
stocle vinse  la  famosa  battaglia 
navale  di  Salamina ,  onde  Serse 
avvilito  fuggì  in  Asia ,  lasciando 
Mardonio  in  Grecia  con  trecento- 
mila armati.  Pausania  re  di  La- 
cedemone ed  Aristide  ateniese  ta- 
gliarono a  pezzi  questo  esercito 
nella  battaglia  di  Platea,  nel  gior- 
no stesso  in  che  i  greci  asiatici  si 
emancipavano  dalla  persiana  sog- 
gezione nella  battaglia  di  Micale. 
In  tal  modo  incominciò  la  ter- 
za gloriosa  età  della  Grecia.  Qual- 
che anno  dopo  gli  ateniesi  sotta 
gli  ordini  di  Conone  riedificarono, 
le  mura  della  loro  città,  che  di- 
venne sempre  più  florida;  in  quel 
secolo  CirnOne,  Milziade,  Temisto- 
cle ed  Aristide  si  segnalarono  lu- 
minosamente alla  testa  delle  ar- 
mate ateniesi.  Sotto  il  governo  di 
Pericle  le  arti  e  le  lettere  acqui- 
starono un  lustro  sino  allora  sco- 
nosciuto nella  Grecia,  fino  a  quel- 
l'epoca che  Alcibiade  comandava 
le  armate.  Fidia  decorò  i  templi 
coi  capi  d'opera  del  suo  scalpello  ; 
Euripide  ,  Sofocle  ed  Aristofane 
popolarono  di  spettatori  i  teatri  ; 
Tucidide  scrisse  le  storie  delle 
guerre  degli  ateniesi  ;  Democrito, 
Empedocle,  e  molti  altri  filosofi 
esercitarono  i  talenti  della  gioven- 
tù ;  e  Socrate  insegnò  la  vera  sag- 
gezza ,  ma  vittima  dell'  ipocrisia 
questo  filosofo  mori  avvelenato 
quattro  secoli  prima  della  nostra 
era,  onorandosi  del  titolo  di  suoi 
discepoli  Senofonte  e  Platone.  Dis- 
graziatamente dalle  stesse  vittorie 
pullularono  i  germi  della  fatale  ri- 
valità fra  Sparta  ed  Atene,  che 
fu  cagione  della  lunga  e  disastro- 
sa guerra  del  Peloponneso.  Le 
querele   delle    oppresse  città    dell?^ 


GRE 

Grecia  aizzarono  gli  sparlarli  a 
sguainare  il  brando,  che  per  venti- 
sette anni  rimase  snudato,  ed  intriso 
di  sangue  cittadino.  Ma  nell'anno 
\entesirao  primo  della  guerra  e- 
seguì  Atene  la  malaugurata  spe- 
dizione di  Sicilia,  e  nell'  assedio 
di  Siracusa  si  vide  perire  il  fiore 
dell'armata,  e  disperse  dalle  onde 
e  dal  fuoco  incendiate  le  varie 
flotte.  In  SI  mal  punto  1'  alleanza 
di  Persia  terminò  d'incoraggire  gli 
spartani,  e  1'  impero  d'  Atene  ter- 
minò con  una  pace  umiliante,  che 
Stabilì  la  demolizione  delle  sue 
mura,  la  distruzione  delle  fortifi- 
cazioni del  Pireo,  la  facoltà  limi- 
tata di  tenere  dodici  soli  vascelli 
in  armi,  e  la  ricognizione  del  pri- 
mato assoluto  di  Sparta  per  mare 
e  per  terra.  Se  però  il  primato  di 
Atene  era  durato  per  setlantatre 
anni,  non  giunse  a  trenta  quello 
di  Sparta.  Lungi  dal  mantenere 
a  ciascun  popolo  le  proprie  leggi, 
vollero  i  lacedemoni  abolire  la  de- 
mocrazia, ed  istituire  in  voce  una 
ristretta  oligarchia,  nominando  da 
per  lutto  de'magistrati  decemvira- 
li.  Superba  de'  suoi  successi  im- 
maginò Sparta  di  dominar  sulla 
Grecia,  e  di  annientare  o  almeno 
aflìevolire  1'  impero  persiano.  Il  re 
Agesilao  passò  in  Asia  con  questo 
intendimento,  ma  il  re  di  Persia 
Artaserse  Mennone  ,  opponendo 
all'  inimico  le  sue  armate,  gli  pre- 
parò una  sorda  guerra  nella  Gre- 
cia, spargendovi  oro  a  larga  ma- 
no per  l'esecuzione  de'suoi  disegni. 
Ne  profittarono  gli  ateniesi,  e  po- 
stisi alla  testa  del  movimento,  pro- 
clamarono l'indipendenza  delie  cit- 
tà greche.  Agesilao  dovette  rien- 
trare frettolosamente  in  patria,  e 
colle  flolte  ausiliarie  di  Persia  fu- 
l"Oflo    yli   spartani    obbligati    a  ri- 


GRE  io5 

conoscere  il  nuovo  ordine  di  cose  : 
Atene  rifabbricò  le  sue  mura,  e 
disputò  di  nuovo  la  marittima 
preponderanza.  Cercò  Sparta  in  se- 
guito di  deludere  la  fede  dei  trattati 
opprimendo  Tebe;  ma  essendosi  gli 
ateniesi  collegati  a  tutti  gli  altri 
popoli  greci,  venne  sostenuta  la 
comune  libertà.  Tebe  col  mezzo 
di  Pelopida  fu  liberata  dalla  ti- 
rannide oligarchica,  e  dalla  spai"- 
tana  dipendenza ,  cogli  aiuti  di 
Atene;  ma  ricusò  di  aderire  alla 
pace,  se  non  veniva  riconosciuto 
il  suo  primato  della  Beozia.  Que- 
sto germe  di  dissensione  cagionò 
altre  guerre. 

Ne  fu  segnale  V  improvviso  at- 
tacco e  distruzione  di  Platea,  ope- 
rata dai  tebani  a  danno  degli  a- 
teniesi.  Sparta  accorse  colle  sue  ar- 
mi, ma  ebbe  un  primo  colpo  mor- 
tale. I  lacedemoni  dopo  aver  sog- 
giogata la  Messenia  furono  vinti  a 
Leuttra  l'anno  87 a  dai  tebani  co- 
mandati dal  celebre  Epaminonda. 
)n  quella  famosa  battaglia  perì  con 
quattromila  soldati  il  re  Cleombro- 
to,  rimanendo  gli  altri  feriti  o  pri- 
gioni. I  vincitori  attraversarono 
l'Attica,  entrarono  nel  Peloponneso, 
valicarono  l' Eurota  ,  e  strinsero 
Sparla  d'assedio.  Non  volle  Epa- 
minonda distruggere  la  possente 
rivale,  ma  si  contentò  di  rialzar 
Messene,  divenendo  restaiwatore  di 
quella  antica  repubblica  avversa  agli 
spartani.  Egli  pensava  a  sublimar 
del  pari  la  marina  tebana,  quando 
una  ferita  riportata  nella  vinta  bat- 
taglia di  Mantinea  lo  privò  di  vita, 
ed  arrestò  i  trionfi  di  Tebe.  Men- 
tre le  tre  maggiori  potenze,  Atene, 
Sparta  e  Tebe,  reggevano  la  poli- 
tica bilancia  della  Grecia,  sorse  nel- 
la Macedonia  il  re  Filippo  per 
minacciarqc  l'indipendenza  ;  superò 


io6  GRE 

le  barrière  dell'angusta  stia  monar- 
chia ,  eslese  alla  Tracia,  all'Epiro, 
nli'Euhca  ed  alla  Sci/Ja  i  conqui- 
sti. Ardeva  allora  in  Grecia  la  guer- 
ra sacra,  cagionata  dal  sacrilego  spo- 
glio del  tempio  di  Apollo  in  DelfO; 
eseguito  dai  focesi  per  pagare  l'am- 
menda, alla  quale  in  un  co'  lace- 
demoni erano  stati  per  maligna 
prevenzione  condannati  dal  supre- 
mo consiglio  degli  anfizioni  ,  che 
decideva  le  querele  fra  le  città  gre- 
che, in  favore  de'  tebani,  Atene  e 
Lacedemone  parteggiarono  per  i 
focesi,  che  ricchi  delle  dette  spo- 
glie corsero  a  decidere  la  dìsputa 
colle  armi  ;  i  tessali  ed  i  tebani 
air  incontro  erano  uniti.  Questi 
malaccorti  si  rivolsero  al  re  Filip- 
po, e  lo  nominarono  capitano  della 
loro  impresa  a  preferenza  di  un 
nazionale,  che  temevano  si  potesse 
servir  della  dittatura  per  opprime- 
re la  patria.  Egli  si  cattivò  l'amo- 
re de'  tessali  colle  prime  vittorie,  e 
l'eccellente  cavalleria  di  quelli  un\ 
all'intrepida  falange  macedone.  Se 
ne  valse  per  vendicarsi  degli  olin- 
ti,  antichi  nemici  de'  suoi  antenati, 
e  discoprendo  allora  le  sue  vere 
intenzioni,  sotto  sembianza  di  por- 
tarsi ad  umiliar  Tebe,  s'impadronì 
della  Focide,  si  fece  nominare  an- 
fizione,  generalissimo  di  Grecia  con- 
tro i  persiani,  e  vendicatore  del 
violato  tempio  d'  Apollo  ,  addive- 
.  nendo  per  sorpresa  padrone  del 
famoso  passaggio  delle  Termopili. 
Yinse  nelle  battaglie  di  Cheronea 
gli  ateniesi  ed  i  beozi,  avendo  al 
fianco  in  queste  imprese  il  giovane 
suo  figlio  Alessandro,  e  così  ter- 
minò di  assoggettare  interamente 
la  Grecia,  che  il  riconobbe  capo 
supremo.  Era  per  volgersi  contro 
la  Persia,  ma  tale  onore  era  riser- 
balo  al  prode  Alessandro,    il  quale 


GRE 

poi  giunse  colle    £ue   inaudite    vit- 
torie ad  eclissare  le    glorie    pater- 
ne.  La   morte   proditoria    di    Filip- 
po cagionò  in  Grecia    qualche  mo- 
to sedizioso  ;   ma  Alessandro  il   re- 
presse colla  itnmediata    distruzione 
di  Tebe.   Le  notissime  giornate  del 
Granico,  d'Isso,  e  d'Arbella    costa- 
rono a  Dario  la  perdita  dell'impe- 
ro, ed  assicurarono    ad    Alessandro 
il  dominio  di  tutta  l'Asia.  In  pre- 
mio de'  segnalati  servigi,  egli  rido- 
nò alle  città  greche  la  libertà,  ed 
ogni   primiero  diritto    e    privilegio. 
I  soli   lacedemoni   non  ebbero  par- 
te  alla   spedizione j    e  caddero    nel 
disprezzo,  essendone    fatta    disono- 
revole   menzione    nel     monumento 
innalzato    al    Granico.    Per  (pieste 
vittorie  fu  fondata  la  gran  monar- 
chia de'  greci,  che   comprese    oltre 
la  Grecia  propria,    il    Peloponneso 
e  le  isole  del  mare  Egeo,  anche  la 
Tracia,  la  Macedonia,  la  Tessaglia, 
l'illirio,  l'Epiro,   la   Grecia  asiatica, 
l'Asia  minore,  la  Fenicia,  la  Siria, 
l'Egitto,  l'Arabia,  e  tutto  l'impero 
persiano.  Fu  questo  il  grande  apice 
della  greca  potenza,  ed  il  secolo  in 
cui    fiorirono    più    che    mai    nella 
Grecia     le    lettere  ,   le    arti    e    le 
scienze. 

Alessandro  il  Grande  attraversò 
l'Asia  quale  conquistatore,  seguito 
da  navigatori  e  geografi,  e  fra  gli 
altri  da  Nearco ,  che  arricchirono 
la  geografia  di  nuove  preziose  co- 
gnizioni. Aveva  la  Grecia  fondato 
alcune  colonie  su  quasi  tutte  le 
coste  del  Mediterraneo;  e  le  Gal- 
lie,  la  Spagna,  l'Italia,  l'Asia  mi- 
nore, le  coste  dell'Ellesponto,  le  iso- 
le Mediterranee,  e  il  nord  dell'  A- 
frica  aveano  delle  città  greche,  che 
mantenevano  colia  madre  patria 
parecchie  alleanze  e  relazioni  com- 
merciali, favorevoli  alla   prosperità 


GRE 

dei    popoli,    alla    navigazione,    alle 
arli  ed  alle  lettere.    La  Grecia  pre- 
senta   tuttora    qualche    avanzo    dei 
superbi  edifizi  che    la    abbellivano 
nelle  epoche  brillanti    di    sua    sto- 
ria; i  Propilei  ed  il  Partenone  nella 
cittadella  di  Atene,  le    rovine    del 
tempio  di  Teseo    in    questa    stessa 
città,  e  quelle  del  porto  del  Pireo, 
le  fondamenta  del  tempio    di   Gio- 
"ve    nell'isola    di    Egina ,    attestano 
l'antico  splendore  di  questi  luoghi. 
Vicine  alle  città  antiche  della  Gre- 
cia, si  riconoscono  ancora    le  acro- 
poli, o  cittadelle  erettevi,  che  pro- 
teggevano in  caso  di  attacco  la  po- 
polazione,   i    suoi  tesori    e    le   sue 
greggi;  tali  sono  le  acropoli  di  A- 
tene ,    di    Corinto,    di   Micene,  di 
Orcomene,    ec.    Allorché    l'impero 
di   Alessandro  fu  divìso  fra    i  suoi 
luogotenenti  ,    la    Grecia    perdendo 
le    sue    virtù   e    la    sua    primitiva 
semplicità,  ed  abituata  al  lusso  ed 
alla  mollezza  asiatica,  declinò  a  po- 
co a  poco,  e  mantenere    più    non 
seppe  la  propria  indipendenza.  La 
quarta  età  della  Grecia   ha  princi- 
pio dalle  sanguinose    contese,    che 
fecero    in    brani    fra*  suoi    duci  la 
poderosa  monarchia    d'  Alessandro. 
La  maggior  parte  delle  greche  cit- 
tà venne  incorporata  da  Cassandre 
al  nuovo  regno  di  Macedonia.  Con- 
tinuò il  regno  di  S parta    a    sussi- 
stere, ed  innalzossi  per  brev'ora  ma 
non  senza  gloria  la   novella  lega  o 
repubblica  degli  achei   e  degli  do- 
li. La  lunga  serie  de'  re  macedoni 
terminò  nella    posterità    di    Deme- 
trio Poliorcete,  e  tranne  le  frequen- 
ti  guerre  di    successione,    non    eb- 
bero essi  a  reprimere  che   le  ripe- 
tute incursioni  de'  galli.  Perseo  fu 
l'ultimo  re,  e  dovette  cedere  all'a- 
scendente delle  aquile  romane.    In 
Atene  i  re    macedoni   nomiuarouo 


GRE  107 

un  governatore,  che  fu  per    lungo 
tempo    Demetrio    Falereo.    Sparta 
seppe  schermirsi  dal   soggiacere  al 
celebre  Pirro  re  d'Epiro,  che  dila- 
tava   i    possedimenti    suoi    a  spese 
de'  vicini  ;  ma  ogni    giorno  più    si 
ravvisava  la  decadenza  della  nazio- 
ne. Volle  il  re  Agide  provocare  la 
riforma,  e  ripristinare    le    leggi  di 
Licurgo  in  un  colla   legge  agraria; 
ma   vi  si  opposero  i  grandi,  e  Leo- 
nida suo  collega   nel  regno.  L'  efo- 
ro Lisandro  sostenne  la  proposizio- 
ne di  Agide,  e  citò  Leonida ,    che 
venne  privato  della  corona    e  cac- 
ciato in  bando,    a    lui  sostituendo 
Cleombroto.  Ma  nuovi  efori,  e  cor- 
rotti, chiamarono  i  due  re  in  giu- 
dizio, e  ristabilito  Leonida,  furono 
essi  costretti  a  rifugiarsi    nel    tem- 
pio, dove  fu  tratto  Cleombroto  per 
andarne  in   bando,  a  preghiera  del- 
la sua   moglie    Chelonide    figliuola 
di  Leonida ,    che  lo  segui,  mentre 
l'infelice  Agide    venne    dai    iàziosi 
con    eflimera     apparenza     giuridica 
strangolato  insieme  alla  madre  e  al- 
l'ava eh'  erano  accorse  ad    aiutar- 
lo.  Cleomene  figlio  di  Leonida  par- 
teggiò per  gli  etoli    contro    gli    a- 
chei,  e  cosi  perdette  il  regno  nella 
battaglia  di   Sellasia  nella  Laconia, 
riparando  a  stento  in  Egitto,  men- 
tre Agesipoli  suo  successore,. turba- 
to da   tre  tiranni,  che  il  discaccia- 
rono, voleva  ricorrere    all'aiuto  di 
Roma,  e   venne    ucciso    dai    pirati 
per  via. 

Gli  achei,  i  quali  in  tempo  delle 
tre  greche  repubbliche  avevano 
avuto  ora  monarchico,  ora  demo- 
cratico il  reggimento,  dopo  la  mor- 
te di  Alessandro  gittarono  le  fon- 
damenta d'una  repubblica  federa- 
tiva. Molto  contribuì  ad  ingrandir- 
la il  valore  di  Arato  di  Sicione , 
che  ne  fu  generalissimo.  Propone- 


o8 


GRE 


vasi  egli   di   liberale  tutte  le  città 
greche  o  da'  domestici    tiranni ,    o 
dalle  guarnigioni  de'  macedoni.  In- 
cominciò    pertanto    dal    discacciar 
Nicocle  di  Sicione,  e   dalla    libera- 
zione  di  Corinto,  mandando    fuori 
della  fortezza  le  truppe    straniere. 
Sparta  era  pure  nella  lega,  ma  il 
re    Cleomeiie    avendo     parteggiato 
per  gli  etoli  s' ingelosì    del    nuovo 
fetato,  al  quale  aveva  acceduto  l'At- 
tica, e  le  città  di  Argo,  Ermione, 
e  Fliasia.    Arato   si    collegò    al    re 
di  Macedonia  Antigono  Dosone;  e 
cos\  la  lega  achea  comprese  i  ma- 
cedoni, gli  epiroti,  i  focesi,    i  beo- 
zi,    gli    arcadi    ed  i  tessali.    Vinta 
lu  battaglia  di   Sellasia ,    e   discac- 
ciato Cleomene,  ebbe  da  Antigono 
piena   pace  la  Grecia  ,  e    gli  etolii 
fiii-ono  tenuti  ne'  loro  confini.   Ma 
Filippo  successore  di  Antigono  non 
impedì  agli  etolii  di   violarci  trat- 
tati :  dichiarò  poi  a  loro   la  guer- 
ra, che  si  disse  sociale,    la    quale 
durò    quattro    anni;    e    siccome    i 
cortigiani  gì' ispirarono    sospetti  su 
Arato,  egli  fece  perire  questo  pro- 
de di  veleno.  Parteggiò  quindi  pei 
cartaginesi  contro  i  romani,  e  tras- 
se gli  achei  nel  conflitto,    coman- 
dati da  Filopemene,  detto  con  ra- 
gione l'ultimo  de'  greci.    Le    armi 
romane  distrussero  il  regno  di  Ma- 
cedonia,   e  poco   appresso  s'impa- 
dronirono dell'Acaia,  con  due  bat- 
taglie date    alle  Termopili    e    nel- 
la Focide  dal  pretore  Metello.  Conr 
dotti  quindi  i  romani    dal  console 
Memmio  abbruciarono  Corinto  neU 
l'anno  608  di  Roma.   Da  quest'e- 
poca incomincia  il  quinto    periodo 
della  storia  greca,  e  degli  altri  più 
oscuro,   dappoiché  poco    mutamene 
to  i  romani  recarono  agli    usi    ed 
pile    leggi    de'  vinti,    che    vennero 
governali  per  mezzo  di  un  pretore, 


GRE 

e  vissero  tranquilli  sino  alla  guer- 
ra di    Mitridate.  Archelao  generale 
del  re  di  Ponto  s'impadronì  delle 
Cicladi  nel  mare  Egeo,  e  penetran- 
do nell'Eubea  e  nell'Attica  giun- 
se   a  sollevare  tutta  la  Grecia.  Bru- 
zio  Sura   ne   trattenne  i    progressi, 
e  dopo   averlo  battuto  più  volte  a 
Cheronea,    lo    costrinse    a  salvarsi 
nel  mare.   Il  celebre  Siila    ebbe  il 
comando,  mentre  la  Grecia  era  dis- 
posta alla  nuova  sommissione,  e  la 
compì  senza  resistenza,    tranne    la 
città  di  Atene,  che  nell'assedio  eb- 
be guasti,  e  nella   resa   soffrì   stra- 
ge e  saccheggio.   Tassilo,  altro  ge- 
nerale di  Mitridate,  si  portò  nella 
Beozia  con  oste  poderosa,  e  richia- 
malo Archelao,  si  preparò    a  dare 
battaglia;  ma   Siila  ed  Ortensio  ri- 
portarono nuove  vittorie,  e  la  pace 
confermò    alla    repubblica    romana 
il  bel  possesso    di    Grecia.    Questa 
però  in  seguito  partecipò    le  tristi 
conseguenze  delle  guerre  civili  fra 
Cesare    e    Pompeo ,    né    più    ebbe 
tranquillità,   finché  Ottaviano  Au- 
gusto vinse  alla    battaglia    d' Azio 
l'impero    del    mondo,    debellando 
Marcantonio    ed   i  suoi    partigiani. 
Divenuta  la   Grecia  una    provincia 
dell'impero  romano,   nella  divisio- 
ne toccò  il  suo  governo  al  popolo 
romano,  il  quale  lo  confidò    a   tre 
pretori  ;  uno  di  questi  ebbe   l'Illi- 
rio  con  parte  dell'  Epiro,  l'altro  la 
Macedonia  con  parte  della  Grecia, 
ed  il  terzo  l'Acaia,   la  Tessaglia,  la 
Beozia,  e  l'Acarnania  col  rimanente 
dell'Epiro.    L'imperatore    Adriano 
dipoi  con  diverso  ordinamento  sub- 
ordinò la  Grecia  all'Illirio,  in    cui 
si  compresero  diecisette  provincie  ; 
quindi   Costantino  inviò    neH'JlIino 
uno  de'  quattro  prefetti  del  preto- 
rio da   lui  istituiti  ,  e  la    prefettu- 
ra fu  divisa  iu  due  diocesi,  cioè  dell^ 


GRE 
Dacia    e  della  Macedonia.  In  que- 
sta seconda  diocesi  vi  erano  le  sei 
Provincie     del    nuovo    Epiro     con 
parte  della  Macedonia  Salutai-e,  del- 
lantico  Epiro,  della  Tessaglia,  del- 
l'isola  di  Creta,    della    Macedonia 
e    dell'  Acaia.    L' altra    parte  della 
Macedonia  Salutare  colla    Prevali- 
tana  si  comprese  nella  Dacia.  L'A- 
caia  poi  non  abbracciò    soltanto  il 
picciolo  territorio  di  tal  nome,  ma 
tutta    la    contrada    collegata    cogli 
achei,  cioè  l'Etolia,  l'Attica,  la  Me- 
garide,  la  Focide,  la  Beozia,  la  Lo- 
cride,  l'Eubea,  il  Peloponneso,  e  le 
isole    adiacenti.     Il    dottore    Gold- 
smith    ci    ha   dato  un   interessante 
Compendio  della  storia  greca,  dal- 
la prima  sua  età  sino  alla  conqui- 
sta de'  romani,  che  meritò    di    es- 
sei'e  tradotto  in  diverse  lingue,  re- 
candolo nella  nostra  il  p.    fr.  Fran- 
cesco Villardi  minore  conventuale, 
che  con  nuova  edizione  fu  ristam- 
pato   in  Pesaro  con  correzioni    ed 
aggiunte  nel   i834  dalla  tipografìa 
Nobili. 

Al  decadere  del  romano  impero 
la  sede  del  governo  essendo  stata 
da  Costantino  trasferita  a  Bisanzio, 
che  per  lui  prese  il  nome  di  Co- 
stantinopoli, si  vide  sorgere  un  im- 
pero greco  e  cristiano ,  che  diede 
un'  esistenza  nuova  a  questa  nazio- 
ne, e  fiori  per  lungo  corso  di  se- 
coli. In  appresso  i  latini  ed  i  turchi 
■vennero  successivamente  ad  inde- 
bolire e  distruggere  questo  impe- 
ro ;  la  Grecia  propria,  la  Morea  e 
l'Arcipelago  ebbero  un  tempo  per 
padroni  alcuni  signori  francesi,  ve- 
neziani e  genovesi  ;  la  repubblica 
di  Venezia  specialmente  vi  conser- 
vò per  un  più  lungo  tempo  i  suoi 
possedimenti,  soprattutto  nella  Mo- 
rea, di  cui  non  le  fu  tolto  defini- 
tivamente il  governo  dai  turchi  che 


GRE  109 

nel  secolo  XVIII,  come  andiamo 
ad  accennare.  Dopo  la  morte  di 
Costantino  l' impero  romano,  già 
scosso  dalle  fondamenta  per  la  tras- 
lazione della  sede  da  Roma  a  Co- 
stantinopoli, e  per  le  divisioni  fatte 
da  lui  stesso,  soggiacque  ad  altre 
pregiudizievoli  divisioni,  e  finalmen- 
te in  due  imperi  oiientale  o  greco, 
e  di  occidente.  Qui  noteremo  che 
all'articolo  CoslantinopoU  [Fedi)  ^ 
parlammo  dell'  impero  greco  da 
Costantino  sino  alla  sua  distruzione, 
e  di  quello  de'  turchi  sino  a'  nostri 
giorni,  onde  qui  appresso  ci  limi- 
teremo ad  indicare  i  punti  più 
principali  di  quanto  riguarda  la 
Grecia  ed  i  greci.  Inoltre  a  quel- 
r  articolo  riportammo  gli  aiuti  da- 
ti dai  romani  Pontefici  agli  impe- 
ratori greci,  e  quelli  procurati  dai 
sovrani  cattolici,  non  che  i  soccorsi 
che  in  diversi  modi  paternamente 
concessero  o  procurarono  pei  prin- 
cipi greci,  e  1'  ospitalità  che  a  que- 
sti generosamente  accordarono  in- 
sieme ai  dotti,  e  ad  altri  che  invo- 
carono il  loro  patrocinio.  Intanto 
i  sciti  ed  i  goti  estesero  alla  Gre- 
cia le  scorrerie,  mentre  Alarico  ope- 
rò la  più  formidabile  invasione, 
sotto  gli  imperatori  d'  occidente 
Arcadio  ed  Onorio.  Per  tradimen- 
to di  Geronzio,  che  aveva  in  guar- 
dia le  Termopili,  fu  aperto  a'  bar- 
bari neir  anno  SgS  dell  era  cristia- 
na il  passaggio,  e  tutte  le  città 
furono  messe  a  fuoco  e  a  ruba , 
tranne  Tebe  ed  Atene,  che  meno 
soffrirono.  Rufino,  autore  principale 
della  scellerata  manovra ,  credette 
con  ciò  di  farsi  strada  all'  inipew> 
di  oriente,  ma  sopravvenne  Stilicene 
in  soccoi'so  della  Grecia,  e  sebbene 
rivaleggiasse  coi  goti  nelle  depre- 
dazioni ,  giunse  a  discacciarli  fino 
neir  Epiro.  L' imperatore  Giustioia- 


no  GRE 

no  I  col  faljbricare  frequenti  e  va- 
lidi  propugnacoli ,    mise    la  Grecia 
al  coperto  delle    ripeliite   nordiche 
incursioni.   Ma   l'impero  d' occiden- 
te latto  a    brani  dai   barbari ,  peri 
nel  476  per  Odoacre  re  degli  eruli, 
che    detronizzò   Moni  il  lo  Auguslolo 
ultimo  imperatore.  Solo  risorse  nel- 
l' anno    800    per   opera    del    Papa 
s,  Leone  IH,  che  nella  basilica  va- 
ticana dichiarò  imperatore  romano 
Carlo  Magno.    IS'ei    secoli    nono    e 
decimo  i  saraceni  ed  i  bulgari   fu- 
rono infesti   alla    provincia    dell"  II- 
lirio  orientale,  quindi  le  greche  con- 
trade   soffrirono    gravi    molestie,  e 
per  gli  eserciti  imperiali  divennero 
sovente  il   teatro  della    guerra.   Al- 
lorché poi  nel  principio  del  secolo 
XIII  successe  l'invasione  francese  di 
Costantinopoli,  la  Grecia    si    divìse 
in  tanti  feudi,  e  rimase  per   lungo 
tempo  in  istato    precario  ,    e  spesso 
tumultuoso.  Siccome  l'erezione  del- 
l'impero    latino     accadde    sotto    il 
pontificato    à'  Innocenzo    III,    così 
di  esso  molto  ne  parlammo  a  quel- 
l'articolo.   I  latini    ed    i   turchi  ga- 
reggiarono in    fare    in  brani    l' im- 
pero orientale.   I    francesi,    i    vene- 
ziani, i  genovesi  ebbero  greci,  pos- 
sedimenti. L' isola  di   Candia  toccò 
in  sorte   a    Bonifazio    marchese    di 
Monferrato,  che  la  cedette  alla  re- 
pubblica di  Venezia    in  cambio  di 
Tessalonica,  ove  stabilita   la  sua  re- 
sidenza, estese  non  solo  alla  Mace- 
donia ed  alla  Tessaglia   i  suoi  con- 
quisti, ma    altresì    all' Acaia    ed  al 
Peloponneso,  tiranneggiati   dai  pre- 
potenti   signori    del     paese.    Marco 
Sanudo  mosse  intanto  da    Venezia 
a  creare  un  florido  stato  nel  mare 
Egeo,  e  fondando  in    Nasso  il  suo 
potere,  stabilì   governatori   e   guar- 
nigioni nelle  isole  circostanti,  e  fu 
riconosciuto    duca    deli'  Arcipelago 


GRE 
e  principe  dell'  impero  greco.  La 
famiglia  Caicerio  da  Verona  ebbe 
il  dominio  di  Negroponte.  La  di- 
nastia francese  che  regnava  a  Co- 
stantinopoli tollerò  questi  dismem- 
bramenti in  favore  di  quelli  che 
avevano  prestato  alla  Francia  aiuto 
per  impadronirsi  dell'impero  gre- 
co ;  ma  quando  questo  ristabilì  Mi- 
chele Paleologo,  dovettero  i  prin- 
cipi della  Grecia  collegarsi  per  al- 
lontanarne le  aggressioni. 

Il  principe  di  Acaia  Ville-Har- 
douin  dovette  cedere  per  trattato  al 
Paleologo  le  piazze  di  Maina,  Spar- 
ta e  Malvasia,  divenendo  gran  si- 
niscalco di  Romania.  Il  duca  di 
Nasso,  cogli  altri  principi  latini, 
mossi  dal  J'onlefice  Urbano  IV,  fe- 
cero agli  imperatori  greci  aspra 
guerra,  e  senza  le  dissensioni  fra  i 
genovesi  e  veneziani  l'impero  sa- 
rebbe stato  ridotto  a  mal  partito. 
I  catalani  avventurieri  che  avevano 
aiutato  Federico  d'Aragona  nella 
spedizione  di  Sicilia,  si  rivolsero  al- 
l' oriente  per  nuove  imprese,  e  do- 
po aver  soccorso  l'imperatore  An- 
dronieo  per  discacciare  i  turchi 
dall'  Asia  minore,  si  diedero  a  far 
guasti  nella  Grecia,  e  sebbene  si 
opponesse  loro  in  Morea  il  duca 
di  Nasso  cogli  ausiliari  albanesi , 
giunsero  ad  assicurarsi  il  possesso 
del  ducato  di  Alene  tolto  alla  ca- 
sa di  Brienne.  Nel  secolo  XIV  in- 
cominciò Ottomano  condottiero  dei 
turchi  ad  inquietare  colie  sue  navi 
il  duca  di  Nasso;  quindi  Orcano 
raddoppiò  contro  i  cristiani  il  fu- 
rore, e  desolò  orribilmente  la  Mo- 
rea ,  r  Attica ,  e  Negroponte.  Per 
mezzo  della  crociata  promulgata 
dal  Papa  Giovanni  XXII,  i  latini 
ed  i  greci  distrussero  nel  i33o  la 
gran  flotta  turca  presso  al  monte 
Athos.  Ma  l'odio  fra  i  Ialini  ed  i  greci, 


GRE 

a  cagione  dello  scisma,  rovinò  gli 
nlFari  dell'  impero  sotto  Andronico 
il  giovane,  mal  diretto  dal  suo  pri- 
mo ministro  Giovanni  Cantacuze- 
no,  I  danni  de'  turchi  l' obbligaro- 
no però  a  ricorrere  al  Papa  per 
aiuti,  ma  infelice  fu  l' esito  della 
lega,  ed  Orcano  vincilore  vide  nel 
ì3^5  perire  sotto  le  sue  armi  il 
celebre  Nicola  Sanudo  signore  di 
Milo  soprannominata  Spezzabanda, 
e  tutti  i  greci  dell'  armata  cristia- 
na, 11  ducato  di  Nasso  fu  ereditato 
da  Nicola  Carcerio  signore  di  Ne- 
groponte ,  e  Gaspare  Sonimariva  , 
già  successore  di  Ville-Hardouin 
nel  principato  di  Morea,  sposò  l'u- 
nica figlia  dell'estinto  Sanudo,  che 
ebbe  in  dote  le  isole  di  Paio  e 
di  Antiparo.  L'Acaia  era  posseduta 
nella  maggior  parte  da  Roberto  di 
Valois.  Tutti  questi  principi  si  col- 
legarono insieme  ad  altri  potentati 
cristiani,  per  far  fronte  ai  progressi 
de'  turchi.  Tebe  era  il  punto  di 
riunione,  ma  in  luogo  di  operare , 
tutti  i  disegni  furono  guasti  per  la 
nuova  divisione  fra  i  veneti  ed  i 
genovesi  sopravvenuta.  Francesco 
Crispo  signore  di  Milo  acquistò  al- 
la sua  famiglia  il  ducato  di  Nasso, 
coir  assassinare  il  Carcerio  legitti- 
mo possessore.  Gli  imperatori  greci 
giunsero  a  far  trattati  col  turco 
per  odio  e  gelosia  del  nome  lati- 
no. Maometto  I  attaccò  i  dominii 
di  Giacomo  Crispo  duca  di  Nasso, 
ma  la  flotta  turca  venne  coli'  aiuto 
delle  venete  galere  interamente  di- 
strutta. Avendo  Amurat  li  sulta- 
no de' turchi  occupato  la  Tiacia  , 
la  Macedonia,  l' Illirico,  1'  Epiro,  la 
Bulgaria,  l'Albania,  la  Schiavonia, 
la  Rascia ,  venne  l' impero  greco 
rovinato  da  Maometto  II  il  Con- 
quistatore, il  quale  dopo  aver  nel 
1453  soggiogato  Costantinopoli  col- 


GRE  ni 

la  morte  deh'  ultimo  imperatore 
greco,  ed  essersi  impadronito  del- 
l'impero,  co' suoi  turchi  si  rivoi- 
se  ancora  a  distruggere  i  princi- 
pi greci ,  che  nell'  Acaia  e  nel- 
r  Epiro  regnavano ,  senza  rispar- 
miare i  latini.  Entrato  in  Morea 
s' impossessò  di  Corinto  ,  e  spogliò 
r  un  dopo  r  altro  i  despoti  Deme- 
trio e  Tommaso  Paleologhi,  fratel- 
li dell'  ultimo  imperatore.  Tolse 
quindi  in  piena  pace  a'  veneti  la 
città  d'  Argo,  onde  la  repubblica 
si  armò,  e  chiese  soccorso  agli  al- 
leati. 11  duca  di  Nasso  accorse  per 
il  primo,  mandando  due  galere  e 
delle  truppe  a  Reitoldo  d'Aste  ge- 
nerale dell'  armata  ,  la  quale  com- 
posta di  quindicimila  uomini  ri- 
cuperò Argo,  e  si  trattenne  poi 
a  ristabilire  con  gran  pena  le  mu- 
raglie dell' isttno  di  Corinto,  difen- 
dendola con  doppia  fossa.  I  cri- 
stiani presero  Sparta,  ed  erano  per 
entrare  in  Corinto,  quando  Bertol- 
do vi  perì  in  un  assalto  :  fu  tale 
lo-  spavento  dell'esercito,  che  si  po- 
se in  fuga,  ed  il  visir  Acmet  tro- 
vando la  muraglia  sguernita,  fecela 
demolire,  e  ripresa  Argo,  si  pose 
a  saccheggiare  tutta   1'  Acaia. 

Il  generale  Orso  Giustiniani  fe- 
ce due  vani  tentativi  per  togliere 
r  isola  di  Lesbo,  che  i  turchi  ave- 
vano conquisi' to  ;  ma  ebbe  l'im- 
presa sì  cat(;«'0  successo,  che  egli 
ne  morì  di  dolore  in  Negroponte. 
Quivi  stanziavano  le  venete  flotte, 
ed  andavano  maltrattando  i  turchi 
nella  Tessaglia  e  nelle  vicine  isole. 
Acceso  Maometto  il  di  sdegno,  nel 
1470  rivolse  le  sue  armi  contro 
Negroponte,  trapassando  su  vari 
punti  r  Euripo  egli  stesso  coli' ar- 
mata di  terra,  forte  di  centoven- 
timila combattenti  ,  mentre  Ac- 
met colla  flotta  sbarcava  il  mate- 


Ili  GRE 

riale  d'assedio.  Il  provveditore  Pao- 
lo Èrìzzo  sostenne   eroicamente    la 
piazza,  ma  l'ammiraglio  Canale  che 
doveva    co'  soccorsi    di  Candia  at- 
taccare   le    navi,  nulla   intraprese. 
La  guarnigione  non   potè  resistere 
ai  ripetuti  assalti  ,    sebbene  avesse 
fatto  macello  di  quarantamila  tur- 
chi.   Maometto  li    abusò    indegna- 
mente   della     vittoria     trucidando 
tutti    gl'individui    al    di    sopra   di 
venti    anni  :    il    valoroso    Erizzo  si 
arrese    sulla     parola    d'  onore    del 
sultano ,  ma  fu    barbaramente  se- 
gato vivo  in    due  parti ,    e  la   va- 
ghissima sua    figliuola    così  ardita- 
mente si   fece  a  rampognare    l'as- 
sassino del  suo  genitore,  che  can- 
giato   in    furore    il     linguaggio   di 
seduzione,  con  che  si  attentava  a 
consolarla,  le  trapassò  il  seno  con 
un  pugnale.    Tale  tragico  line  eb- 
be la  dominazione  cristiana  di  Ne- 
groponle.  Nel  1478  col  trattato  di 
pace  ebbe  Maometto  II    dai  vene- 
ziani le  isole  di  Lemno  e  Tenaro. 
La    città    di    Atene    era    già    stata 
tolta  dai   turchi    agli   Acciainoli  di 
Firenze,  che  la  possedevano   dopo 
i    catalani  dal  i^55  ;  né  gli  sforzi 
falli   da'  veneti  nel  1464  P^i'  l'icu- 
perarla,  bastarono  a  far  cadere  la 
fortezza ,    onde  convenne  abbando- 
narne il   pensiere.  Modone ,  Coro- 
ne e  Lepanto  vennero  in  potere  di 
Baiaz,etto  lì    nel  i497'    ^^^t^s  "^^ 
1 52  t  r  isola  di  Rodi  conquistata  da 
Solimano  I.  E  sebbene  gli  spagnuo- 
li  nel  i533    occupassero   Corone  e 
Patrasso,  non  vi  si  mantennero,  e 
ritornarono  quelle  piazze  in  potere 
del  turco.  I  duchi  di  Nasso  si  sos- 
tennero   sino  al    i566,   e  sebbene 
Selim  II   investisse  di  quella  signo- 
ria   l'ebreo    portoghese     Giovanni 
Mignez    suo    favorito,    questi    mai 
n'ebbe  il  possesso  ;   ma   ritirate  le 


GRE 

famìglie    Crispo    e   Sommariva    A 
Venezia,  dopo  cinque  secoli  rovinò 
il  dominio    latino    sull'Arcipelago, 
che  nel  1672   il  marchese  di  Fleu- 
ry  gentiluomo  savoiardo   vanamen- 
te cercò  di  far  risorgere    e  rende- 
re indipendente  dai  turchi  col  mez- 
zo d'una    federazione.    La  famosa 
battaglia  di  Lepanto  vinta  dai  cri- 
stiani ,  e  di  cui  fu    tanto  beneme- 
rito s.  Pio  V,  avrebbe  potuto  can- 
giar le  sorti,  ma  gli  spagnuoli  mal- 
accorti  si  contentarono    con  Filip- 
po II   in  quella    circostanza    di    a- 
ver  posto  il   sultano  Selim  II   fuor 
di  stato  di  nuocere.    La  repubbli- 
ca di  Venezia  tornò  tuttavia  a  pu- 
gnare coi  turchi  verso  la  metà  del 
secolo   XVI  ,    e  nel    1669  perdette 
r  isola   di  Candia,  e  segnò  la  pace. 
Riprese  le  ostilità    nel  1684,  dopo 
la  liberazione  di   Vienna  dall'asse- 
dio de'  turchi ,  ed   oltre   parecchie 
isole  Jonie,  ricuperò  Prevesa    nel- 
l'Albania ,  Navarino,  Modone,  Na- 
poli di  Romania,  Patrasso,  Lepan- 
to, Corinto,  Atene,  Castelnuovo  ed 
altre  piazze.    Colla   pace    di  Carlo- 
witz    nel  1 699    ritennero   i    veneti 
le  loro  conquiste    di  Morea ,  salvo 
Lepanto,  e  fu  consentita  la  demo- 
lizione   delle    fortezze    di   Napoli  e 
Prevesa:  i   turchi    rimasero  stabil- 
mente padroni  dell'Arcipelago  e  sue 
isole.    La  nuova    guerra    però  che 
nel  1715  tornò  ad  iscoppiare,  tol- 
se a'  veneti  tutte  le  piazze  di  Mo- 
rea, e  la  Grecia  fu  da  quel   tempo 
interamente    assoggettata    al    giogo 
della  Porta    ottomana.    F'.    Pausa- 
nias  ,    Voyage  de  la  Grece^  trad.  en 
frane,  par  Cahb.  Gedeyn,  Amster- 
dam 1733.   In  Roma  nel  18 17  An- 
tonio Nibby     ci    diede    in    quattro 
tomi  tradotta  in  italiano  la  descri- 
zione   della    Grecia    del    medesimo 
Pausania.    Si  può    qui  aggiungere 


GRE  GRE                   ii3 
VAnacani  il  giovane,   viaggio  deU  dalla  mela  dello  scorso  secolo,  alla 
la    Grecia,  stampato  in  più  luoghi  comparsa  delle    armi   della    Russia 
ed  in  Venezia  nel   1828.  contro  l'impero   ottomano,  si  eman- 
Da  quel  tempo   la  nazione  gre-  ciparono,  ed  aiutati  dalla  loro  po- 
ca cadde  in  una  servitù  deplorabi-  sizione  prossima  al  confine,  valsero 
le.    Sotto  il  governo    turco ,  senza  a  sostenere  la    proclamata   separa- 
essere  incoraggita  a  niente  che  fos-  zione.   I  solioti    nell'Albania,  i  mai- 
se  utile  o  grande,  perdette  in  gran  noti  nella  Morea ,  gli    sfazioti  nel- 
parte  della  sua  civilizzazione,  ed  il  V  isola  di  Candia  anteposero  di  me- 
suo    slesso    carattere    nazionale  sa-  nare  vita   nomade,  anziché  soffrire 
rebbesi  cancellato,  se  la  diversità  di  le    catene    de'  turchi  ,  mantenendo 
religione  non  avesse   innalzata  una  fresca  la  memoria  delle  passate  glo- 
insormontabile    barriera  fra  i  vin-  riose  epoche,  e  degli  antichi  eroi  a 
citori  ed  i  vinti.    Divisa    venne  la  mezzo  de'  loro  canti  popolari.  Nel 
contrada  in  sangiacati  o  provincie,  1770    si     manifestò    nella    Morea 
rette  da  pascià  o  da  bey,  le  quali  l'insurrezione,  ma  la  Porta  pronai 
suddividevansi    in    vaivodie  o  can-  tamente  represse  ogni  sfoi"zo.  Quan- 
toni ,  ed  in   ogni    comune  eravi  il  do  l' armata  francese    penetrò  nel- 
magistrato  turco  chiamato  codjaba-  l'Egitto,    e  venne    alle    prese    coi 
sci,  the  dettava  leggi  agli  stessi  pri-  turchi,  sembrò    ai    greci  non  lon- 
rnati  greci.  I   tributi  erano  intolle-  tana  la  loro  liberazione,  tanto  più 
rabili  per  la    loro    gravezza    e  per  che  nelle  coste  dell'Albania,  e  nel- 
il  njodo    dell'  esazione  ;    il    caralch  le  isole  Jonie  succedevano  combat- 
era  il  più  abborrito  di  tutti.  Il  ca-  timenli    tra    i  turchi    e  i  francesi, 
ralch  era  una  schedola  per  far  fé-  Dipoi  Napoleone  pensò  a  formarsi 
de  del  testatico  annuo  pagato,  sen-  un  appoggio    dei    greci    contro   la 
za  avere   acquistata    la  quale  niun  Porla  ;    ma    il    suo    progetto    non 
raja  o  cristiano  poteva  soggiornare  ebbe  luogo,  come  andarono  a  vuo- 
o  viaggiare    per    le    regioni    della  lo  le  speranze    fondale    sulla  Rus- 
Grecia  :   secondo    la    condizione    il  sia.    Le  insubordinazioni    di   Czer- 
pagamento    della    somma    era  mi-  ni-Giorgio,   di  Pasvan-Oglù ,  e  di 
nore  o  maggiore.    Ogni    magistra-  Alì-Tebelen  furono  scintille  elettri- 
to   inoltre    esercitava    più  o  meno  che  che    ridestarono    coraggio    nei 
duramente    il    suo    dispotismo.    Le  greci  per  emergere  dall'avvilimen- 
proprietà ,  i  talami ,    le    proli  non  lo.    Molti  greci    quindi    militarono 
potevano  in  modo  alcuno  guaren-  sotto    le   ba"ndiere    francesi    e    rus- 
lirsi   dalla  turca    rapacità  e  lussu-  se,  e  i  dotti  passarono    nelle  uni- 
ria  ,  per  cui  i  miseri   cileni  geme-  versila  di  Europa.    Verso   il  18 14 
vano  nella    oppressione.    I  monta-  i   giovani  greci  che    avevano  viag- 
nari  ritirati    nelle    loro  irapenetra-  gialo  in  Europa,  si  unirono  per  la 
bili  vette,  mai  piegarono  la  fronte  liberazione  della  patria,  incomincia- 
alla  turca  oppressione,  il  perchè  i  rono  a  formare  una  patriottica  as- 
dominalori  dovettero  contentarsi  di  sociazióne  sotto  il  nome  di  Eteria, 
un   nominale    vassallaggio  e  di  un  ed     i    membri    che    la    composero 
incerto  tributo.  Gl'intrepidi  abitan-  furono    chiamati     eterisli.     Intanto 
ti    di   Czerni-Gora   o   Montenegrini  per  un  trattalo  conchiuso  a'  5  no- 
furono  di  questo    numero,  e  sino  vembre  181 5  tra  l'Inghilterra,  la 
VOI     XXXII.    ^                   ì.  ^   Il 

/ 


8 


Ic^s&rvM^,  roi* 


ri4  GRE 

Russia  e  Tadesione  dell'Austria,  con 
le  isole  Ionie,  e  col  nome  di  Re- 
pubblica (Ielle  isole  Ionie  ^  venne 
formato  uno  stato  libero  e  indi- 
pendente, con  governo  aristocratico 
rappresentativo ,  sotto  il  protetto- 
rato perpetuo  del  re  d' Inghilterra. 
Ed  il  lord  alto-commissario  del  re 
dirige  tutti  gli  affari  importanti 
della  repubblica  col  presidente  del 
senato,  che  rappresenta  il  potere 
esecutivo  della  repubblica  medesi- 
ma. Questo  stato  fu  formato  colle 
isole  di  Corfìi,  Paxò,  s.  Maura, 
Itaca,  Cefalonia,  Zante  e  Cerìgo , 
già  successivamente  dominate  dai 
veneziani,  dai  francesi,  dai  russi, 
dai  turchi  e  dagli  inglesi.  Indi  Ri- 
gas,  nuovo  Tirteo,  infiammò  la  gio- 
ventù greca  co'  suoi  canti  pieni 
dell'amor  della  patria.  I  serviani 
avendo  tentato  poco  prima  di  ren- 
dersi liberi,  vollero  i  greci  seguirne 
l'esempio.  La  insurrezione  si  mani- 
festò nell'anno  1821  nella  Molda- 
via, sotto  il  principe  greco  Ipsi- 
lanti.  I  malnoti  scesero  dalle  lo- 
ro montagne  ;  la  Morea,  la  Liva- 
dia^  la  Tessaglia,  l'Epiro,  le  iso- 
le dell'Arcipelago  e  Candia  furo- 
no in  poco  tempo  il  teatro  della 
ribellione;  le  tre  celebri  isole  d'  I- 
dra,  Psara  e  Spezia  misero  in  mare 
le  loro  flotte.  Mahmud  II  impera- 
tore de'  turchi  nel  suo  furore  in- 
ferocì a  Costantinopoli  contro  i 
greci  ,  ed  a'  23  aprile  dell'  anno 
stesso  fece  strozzare  il  patriarca 
greco  e  sei  prelati ,  esponendo  ai 
più  atroci  insulti  della  plebaglia 
ottomana  tutti  i  greci  dimoranti 
in  quella  capitale,  per  le  cui  strade 
strascinò  il  cadavere  del  patriarca. 
La  rivolta  gi'eca  prese  allora  il 
carattere  della  più  orrenda  carni- 
cci na  ,  che  riempi  di  desolazione 
tutte    le    greche    provincie.    Molti 


GRE 
greci  si  rifuggirono  in  esteri  stati, 
e  Pio  VII  offri  amichevole  usilo  in 
Ancona  ad  intere  famìglie.  Tripo- 
litza  capitale  della  Morea,  e  Pa- 
trasso nel  cadere  del  nominato  anno 
vennero  in  mano  degli  cileni ,  i 
quali  difesero  con  coraggio  Atene, 
Missolongi ,  ed  altre  piazze  forti, 
onde  questa  guerra  desolò  per  sei 
anni  il  bel  paese.  Un'armata  araba 
ed  egiziana ,  inviata  in  soccorso 
de'  turchi  da  Mehemed-APi  pascià 
d'  Egitto,  compì  la  rovina  delle 
città  e  delle  campagne. 

Nell'anno  stesso  1 82 1  i  greci 
formarono  un  governo  centrale,  ed 
una  cosi  detta  gcrusia  di  dieci 
membri;  sotto  la  sua  condotta  le 
Provincie  del  continente  inviarono 
trentatre  deputati  a  Salona  per 
fondarvi  un  governo  definitivo,  e 
questi  deputati  istituirono  un  areo- 
pago di  quattordici  membri.  Dal 
loro  Iato  il  Peloponneso  e  le  isole 
avevano  mandato  i  propri  depu- 
tati ad  Argo,  ove  formossi  una 
gerusia  di  venti  membri  per  la 
Morea.  In  fine  al  principio  del- 
l'anno 1822  la  prima  assemblea 
nazionale  della  Grecia  essendosi 
riunita  ad  Epidauro,  compilò  una 
costituzione  ellenica  provvisoria  , 
secondo  la  quale  doveva  là  Grecia 
avere  un  concilio  deliberativo  di 
trentatre  membri,  uno  esecutivo  di 
cinque  membri ,  un  corpo  giudi- 
ziario indipendente,  alcune  autorità 
provinciali,  cantonali  e  comunali, 
tutte  annuali.  Fu  allora  anche  di- 
chiarato che  la  Grecia  formerebbe 
una  riunione  di  stati  federativi. 
La  sede  del  governo  fu  stabilita  a 
Corinto,  ma  si  trasportò  poscia  ad 
Argo.  Nello  stesso  anno  i  turchi 
si  vendicarono  degl'insorgenti  del- 
l' isola  di  Scio,  che  misero  a  fuo- 
co e  a  sangue,  e  da  dove  seco  tras- 


,«fl 


.VAOimacft 


GRE 

scro  un  gran  numero  di  cristiani 
in  iscliiavitù ;  invano  l'ammiraglio 
Canaris  fece  saltare  in  aria  il  va- 
scello del  capilan-pascià,  la  distru- 
zione di  Scio  fu  consumata.  Divi- 
si sempre  fra  loro ,  i  capi  della 
Grecia  furono  incapaci  di  resistere 
ni  turchi,  che  s' impadronirono  di 
Sulì,  e  penetrarono  per  la  Livadia 
sino  alle  Termopili ,  dove  furono 
arrestati  dal  greco  capo  Odisseo. 
Nella  Morea  i  greci,  malgrado  le 
loro  intestine  divisioni,  seppero  re- 
sistere a  vari  corpi  di  tiuppe  tur- 
che, e  presero  d'assalto  la  città  di 
IVauplia  o  Napoli  di  Romania,  del- 
la quale  avrebbero  fatto  la  loro 
capitale,  se  le  querele  ognora  rina- 
scenti de' capi,  sempre  discordi,  lo- 
ro avessero  permesso  di  estendersi 
maggiormente.  Invano  il  governo 
centrale,  residente  a  Corinto ,  fece 
un  appello  alle  potenze  cristiane  ; 
i  governi  d'Europa  credettero  al- 
lora dover  restare  impassibili;  i 
soli  particolari,  chiamati  filelleni , 
inviarono  qualche  soccorso  agli  a- 
bilanti  della  Grecia,  e  da  lutti  i 
paesi  d'  Europa  ,  e  massime  dalla 
Germania,  dalla  Francia  e  dall'In- 
ghilterra, si  corse  a  combattere  sot- 
to le  bandiere  de'  greci.  Fra  quelli 
che  più  si  segnalarono  con  zelo  per 
la  causa  della  greca  insurrezione , 
si  rimarcano  il  colonnello  Fabvier, 
Normano,  ed  il  generale  Churcb. 
Lord  Byron,  chiamato  il  principe 
dei  filelleni,  dopo  molti  sagrifizi  pei 
greci,  terminò  i  suoi  giorni  fra  es- 
si, e  più  taidi  lord  Cochrane  ven- 
ne a  comandare  la  greca  flotta. 
Per  la  morte  di  lord  Byron  e  del- 
l' intrepido  Marco  Botzaris  la  na- 
zione greca  decretò  il  pubblico  lut- 
to. Fra  i  greci  molti  generali  si 
sono  anche  segnalati  in  questa  lun- 
ga lotta,  dovendosi  nominare  fra  i 


GRE  nS 

primi  i  Botzari ,  Odisseo,  Coloco- 
troni,  Maurocordato,  Caraiskaki  e 
Niketas;  e  nella  marina  si  distinse 
fra  gli  altri  Miaulis.  Appena  sfug- 
gita ai  pericoli  d' una  guerra  civi- 
le, una  seconda  assemblea  fu  con- 
vocata in  gennaio  iSaS  nella  piaz- 
za di  Astra  ;  la  costituzione  di  Epi- 
dauro,  leggermente  modificala  ,  a- 
dottossi  per  tutta  la  Grecia,  ed  in 
luogo  di  amminisli'azioni  provin- 
ciali s' istituirono  delle  prefetture 
od  eparchie.  Fu  nominato  Giorgio 
Condurìoti  presidente  della  sezione 
legislativa  ,  e  Pietro  Mauromicalos 
della  esecutiva.  Dopo  la  promulga- 
zione delle  nuove  leggi  costituziona- 
li, il  governo,  ancora  mal  fermo , 
fu  trasferito  a  Tripolitza.  1  greci 
avevano  a  quest'epoca  circa  quat- 
trocento navigli  e  barche  armate  ; 
ma  quanto  all'armata  di  terra,  non 
fu  mai  possibile  di  darle  una  re- 
golare organizzazione.  Gli  albanesi 
con  mala  fede,  per  guadagno,  for- 
nirono viveri  ed  armi  al  comune 
nemico.  Nuove  armate  turche  Ten- 
nero a  piombar  sulla  Grecia,  ed  il 
governo  in  verun  luogo  sicuro,  an- 
dò a  piantarsi  successivamente  nel- 
l'isola di  Coluri,  ad  Argo,  a  Nau- 
plia.  I  capitani  o  capi  militari  del- 
la Morea  agirono  arbitrariamente 
alla  maniera  dei  pascià,  mentre  il 
corpo  legislativo,  rifuggito  a  Kra- 
nidij  si  vide  nella  necessità  di  di- 
sciogliere il  corpo  esecutivo  ;  que- 
sti andò  a  stabilirsi  a  Nauplia,  ove 
si  venne  ad  assediarlo.  Alla  fine  i 
partiti  sembrarono  avvicinarsi,  ed 
il  governo  si  stabili  definitivamente 
nella  stessa  piazza  di  Nauplia ,  la 
quale  nel  1824  divenne  però  di 
nuovo  il  teatro  di  una  gueira  ci- 
vile, dopo  che  j  turchi  s'impadro- 
nirono dell'  isola  di  Psara  ,  in  cui 
più  non  rimasero  abitanti,  gli  uni 


n6  GRE 

essendo  fuggili  sui  vascelli,  gli  ni- 
tri rimasti  sepolti  sotto  le  rovine 
delle  proprie   abitazioni. 

Nel  i8a5  una  flotta  egiziana,  a- 
vendo  a  bordo  il  valoroso  Ibrahim, 
figlio  dell'allora  pascià  al  presente 
viceré  d'  Egitto,  giunta  essendo  in 
soccorso  dei  turchi,  la  guerra  di- 
venne più  che  prima  micidiale. 
Missolongi  dopo  un'  ostinata  resi- 
stenza fu  presa  a  viva  forza  dai 
mussulmani.  L'  assedio  pertinace  di 
Missolongi  ebbe  miserando  fine  ai 
23  aprile  1826,  ed  insieme  riuscì 
glorioso  ;  dappoiché  essendosi  la 
guarnigione  greca  nel  punto  estre- 
mo aperta  la  via  col  ferro  tra  gli 
inimici ,  e  con  essa  le  donne  e  i 
fanciulli,  sarebbe  campata  la  mol- 
titudine senza  un  indegno  tradi- 
mento ,  mentre  pochi  invitti  atte- 
sero al  varco  gli  egiziani  dentro  le 
mura,  e  nella  esplosione  delle  mi- 
ne, si  sagrificarono  con  magna- 
nimo esempio  alla  patria,  fra  le 
cadenti  macerie  della  città.  Nel- 
l'anno stesso  1826  la  cittadella  di 
Atene  fu  assalita ,  indi  provò  la 
medesima  sorte;  Church  e  Cochra- 
ne,  generalissimi  di  terra  e  di  ma- 
re, vi  adoperarono  energici  ma  va- 
ni sforzi,  onde  cadde  per  capitola- 
zione a'  5  giugno  1827.  Durante 
i  successi  dell'  armata  d' Ibrahim  , 
il  governo  greco,  sempre  paralizza- 
to dalle  fazioni,  restò  presso  a  poco 
nullo,  quanto  cioè  lo  era  stato  fino 
allora.  La  gravezza  del  pericolo 
indusse  le  fazioni  a  ravvicinarsi,  e 
Colocotroni,  il  più  influente  fra  i 
capi,  si  sottomise  al  governo.  Nel 
maggio  1827  una  nuova  costitu- 
zione per  la  Grecia  fu  promulgata 
a  Trezene;  essa  dichiarò  legge  del- 
lo stato  la  sovranità  del  popolo , 
la  eguaglianza  di  tutti  i  greci  in- 
uauzi  alla  legge,  la  libertà  dei  cul- 


GRE 

ti,  la  divisione  dei  poteri  fra  il  se- 
nato o  corpo  dei  rappresentanti,  il 
potere  esecutivo  o  governatore,  ed  i 
corpi  giudiziarii.  I  senatori  o  rap- 
presentanti delle  piovincie  doveva- 
no essere  eletti  dal  popolo  ogni  tre 
anni,  e  rinnovati  ciascun  anno  per 
terzo  ;  ogni  anno  il  senato  doveva 
tenere  una  sessione  di  quattro  o 
cinque  mesi.  Il  governatore,  la  cui 
persona  fu  dichiarata  inviolabile 
durante  le  sue  funzioni,  sarebbe  e- 
letto  per  sette  anni,  con  forme  re- 
golate da  una  legge  particolare,  ed 
egli  sanzionerebbe  e  promulghereb- 
be le  leggi.  Il  potere  giudiziario  si 
defim  indipendente  dagli  altri  due. 
La  Grecia  si  volle  divisa  in  pro- 
vincie  od  eparchie,  e  tutte  le  con- 
trade greche  che  prendessero  le 
armi  onde  sottrarsi  al  governo  tur- 
co, sarebbero  considerate  eparchie 
della  nuova  repubblica.  Per  l'am- 
ministrazione pubblica,  molte  epar- 
chie riunite  formerebbero  un  the- 
me  che  avrebbe  un  amministrato- 
re, e  due  o  cinque  sotto-prefetti, 
secondo  il  numero  delle  eparchie; 
nei  comuni  si  nominerebbe  un 
demogoronte  per  ogni  cento  fami- 
glie. Il  governatore  della  repubbli- 
ca nominerebbe  gli  amministratori 
dei  iberni,  ed  i  demogoronti  sareb- 
bero eletti  dal  popolo.  La  religio- 
ne greca  detta  ortodossa  fu  dichia- 
rata religione  dello  stato  ;  il  clèro 
non  poter  esercitare  verun  pubbli- 
co impiego,  tuttavolta  i  preti  am- 
mogliati o  presbiteri  godrelibero 
del  diritto  di  elezione.  Per  sigillo 
della  Grecia  fu  pi-esa  la  figura  di 
Minerva  cogli  attributi  della  sag- 
gezza. Intanto  i  greci  invocarono 
la  mediazione  dell'  Inghilterra  per 
aver  pace,  mentre  vantaggiosa  di- 
versione venne  operata  coi  turchi, 
mediante  la  dichiarazione  di  guer- 


GRE 
ra  fatta  dalla  Russia  e  dalla  Per- 
sia. Le  isole  di  Negroponte  e  di 
Candia  parteciparono  alla  insurre- 
zione ,  ma  la  discordia  continuava 
ad  agitare  gli  spiriti  greci.  Verso 
questo  tempo,  con  trattato  de'  6 
luglio  1827,  fatto  a  Londra,  fu  ri- 
soluto dall'Inghilterra,  dalla  Fran- 
cia e  dalla  Russia  d' interporsi  u- 
iiite  fra  i  turchi  ed  i  greci,  onde 
porre  un  termine  alle  calamità 
della  guerra.  Ma  a  queste  potenze 
mediatrici  il  sultano  Mahmud  II 
diede  vaghe  ed  arroganti  l'isposte, 
e  ricusò  di  rispondere  alle  propo- 
sizioni del  trattato  di  Londra.  Però 
la  Grecia  accettò  la  mediazione  delle 
tre  potenze,  ed  acconsentì  a  rice- 
vere il  conte  Giovanni  Capodistrias, 
già  ministro  russo,  col  titolo  di  pre- 
sidente del  governo  greco.  V.  il 
Compendio  storico  sullo  slato  dei 
greci  dall'  epoca  della  conquista 
mussulmana  fino  ai  tempi  nostri , 
cioè  dalla  caduta  di  Costantinopoli, 
fino  alla  guerra  dell'indipendenza, 
opera  del  sig.  Viliemain  ,  uno  dei 
quaranta  dell'  accademia  francese  , 
la  cui  prima  versione  italiana  fu 
pubblicata  in  Firenze  dalla  tipo- 
grafìa Birindelli    nel   1828. 

Le  flotte  inglese,  francese  e  rus- 
sa, si  presentarono  riunite  dinanzi 
a  Navarino,  ove  si  tratteneva  minac- 
ciosa la  flotta  egizia.  Gli  ammira- 
gli delle  tre  potenze  intimarono  ad 
Ibrahim  di  non  uscire  colle  sue 
navi  dal  porto,  e  di  cessare  a  dan- 
no della  nazione  greca  la  pirateria, 
mentre  il  governo  greco  dal  canto 
suo  andava  a  richiamare  i  coi'sari. 
Ma  ostinandosi  Ibrahim  ad  allestire 
spedizioni  navali,  quindi  a'  20  ot- 
tobre venne  combattuta  la  memo- 
rabile battaglia  navale  nel  porto 
di  Navarino,  ove  gli  anglo-gallo-rus- 
si ottennero  luminosa  vittoria,  e  fu 


GRE  117 

distrutta  la  flotta  turco-egizia.  La 
Porta  ottomana  sospese  allora  le 
sue  relazioni  diplomatiche  colle  na- 
zioni combattenti,  e  l'anno  1828 
si  annunziò  propizio  coli' arrivo  di 
Capodistrias,  che  salpò  da  Ancona 
a  Napoli  di  Romania ,  ed  all'  am- 
ministrazione greca  impresse  un*  at- 
titudine più  regolare,  ed  i  migliori 
augurii  se  ne  trassero  in  aprile» 
quando  comparve  il  manifesto  del- 
la guerra  formalmente  intimata  alla 
Porta  dalla  Russia.  A'  19  luglio  si 
sottoscrisse  a  Londra  un  nuovo 
protocollo,  in  forza  del  quale  ese- 
guirono i  francesi  una  spedizione 
in  Morea  per  rendere  le  negozia- 
zioni più  imponenti,  e  porre  il  fre- 
no alle  stragi  e  devastazioni  d'  I- 
brahim ,  mentre  l' ammiraglio  in- 
glese Codrington  obbligò  il  viceré 
d'Egitto  in  Alessandria  ad  ordinare 
il  richiamo  delle  sue  truppe ,  le 
quali  ai  19  settembre  evacuarono 
del  tutto  la  Morea.  I  francesi  prin- 
cipalmente guarnirono  Navarino, 
Modone  e  Patrasso.  Le  potenze 
mediatrici  dichiararono  di  nuovo  di 
proteggere  i  greci  ne'  limiti  della 
Morea  e  delle  Cicladi;  ma  intanto 
la  Livadia  fu  dai  turchi  sgombra- 
ta, come  venne  liberato  da  Mian- 
lis  il  golfo  di  Arabracia ,  col  po- 
steriore importante  acquisto  di  Le* 
panto.  Il  22  marzo  1829  un  terzo 
protocollo  regolò  i  limiti  e  le  con- 
dizioni della  greca  indipendenza , 
e  nel  luglio  l' assemblea  nazionale 
d' Argo  presieduta  da  Capodistrias 
dichiarò  la  seguita  purgazione  della 
pirateria  in  tutto  1'  Arcipelago. 
Quindi  venne  nominato  il  pannel- 
lenio  o  consiglio  di  stato  ,  e  la 
yerossia  o  senato  di  ventun  mem- 
bri. I  felici  successi  dei  russi,  e  la 
pace  conchiusa  tra  questi  e  la  Por- 
ta in    Adrianopoli  ai    i4  settembre 


j|8  GRE 

1829,  coir  articolo  decimo  compi» 
rono  V  opera  della  greca  rigenera- 
zione, sulla  base  de'  protocolli  sot- 
tomessi all'approvazione  della  Por- 
ta. I  greci  convennero  nell'  adottare 
il  governo  monarchico  ereditario , 
ma  fino  alla  nomina  del  re  la 
somma  delle  cose  continuò  ad  es- 
sere in  mano  di  Capodistrias ,  e 
delle  magistrature  stabilite  dalla 
costituzione  di  Trezene.  Cessate  le 
guerre  esteriori,  arsero  di  nuovo  le 
intestine,  e  lo  spirito  dì  fazione  in- 
vase ogni  parte  del  suolo  greco. 
Indi  cadde  traffitto  dal  pugnale  il 
presidente  Capodistrias,  mentre  en- 
trava in  chiesa  per  assistere  alle 
sacre  cerimonie,  ed  il  suo  fratello 
che  assumer  volle  le  redini  del  go- 
verno dovè  la  salvezza  alla  fuga. 
G.  Padovani  nel  i832  pubblicò 
colle  stampe  in  Corfìi  il  Panegiri- 
co funebre  a  Giovanni  Capodistrias. 
Finalmente  le  tre  nominate  poten- 
ze d' Europa  convennero  nell'  ac- 
cordare alla  Grecia  rigenerata  un 
governo  monarchico  indipendente; 
ed  ai  3  febbraio  1 83o,  con  protocollo 
fatto  a  Londra  dai  plenipotenziari 
delle  dette  potenze  alleate,  dichiara- 
rono l'indipendenza  della  Grecia,  i 
confini  e  limiti  delle  sue  frontiere, 
la  forma  di  governo,  la  pace  tra  i 
turchi  ed  i  greci,  e  l'  amnistia  tra 
i  due  popoli.  Con  altro  protocollo 
elessero  in  re  della  Grecia  il  duca 
Leopoldo  di  Saxe  Cobourg-Gotha  ; 
e  con  un  terao  protocollo  stabili- 
rono di  proteggere  i  diritti  della 
Chiesa  cattolica  in  Grecia,  quindi 
con  nota  collettiva  parteciparono 
al  duca  Leopoldo  la  sua  esaltazio- 
ne. Questi  agli  1 1  dello  stesso  me- 
se rispose  alla  nota ,  accettando 
condizionatamente  la  corona  di  Gre- 
cia. A'23  aprile  la  sublime  Porta 
dichiarò  ai  tre  plenipotenziari  delle 


GRE 

potenze  segnalarle  del  trattato  dei 
6  luglio  1827,  ch'essa  accedeva 
interamente  e  senza  restrizione  al- 
le disposizioni  regolate  dalla  confe- 
renza di  Londra  concernente  la 
Grecia  ;  ma  ai  1 1  maggio  del  me- 
desimo anno  i83o  il  duca  Leo- 
poldo dichiarò  formalmente  ai  ple- 
nipotenziari delle  potenze  alleate 
di  rinunziare  alla  corona  dì  Gre- 
cia,  e  poscia  nel  giugno  i83i  fu 
eletto  a  quella  del  Belgio  ove  re- 
gna. In  seguito  i  suffragi  si  riuni- 
rono nel  principe  reale  di  Baviera 
Ottone  I,  nato  il  primo  giugno 
1814,  figlio  del  regnante  Lodovico. 
Egli  fu  eletto  in  virtù  dell'  autori- 
tà tramessa  dalla  nazione  greca  alle 
tre  potenze  alleate,  per  la  conven- 
zione preliminare  di  Londra  de'  6 
luglio  1827,  e  per  il  trattato  con- 
chiuso pure  in  quella  capitale  a'  7 
maggio  i832,  e  ratificato  dal  re 
di  Baviera  nel  27  maggio  di  det- 
to anno.  Accettò  il  principe  Otto- 
ne I  la  corona  dì  Grecia  a'  5  ot- 
tobre i832,  e  prese  possesso  del 
trono  ai  25  gennaio  i833.  Il  nuo- 
vo re  dopo  breve  soggiorno  in 
Nauplia,  ritornò  l'antico  lustro  ad 
Atene,  dichiarandola  capitale  del  re- 
gno, e  trasferendovi  la  sua  corte. 
Venne  però  nominata  una  reggen- 
za di  slato  per  dirigere  il  giovine 
re  neir esercìzio  dell'autorità  su- 
prema, fino  al  compimento  dell'an- 
no ventunesimo  dell'  età  sua ,  ciò 
che  si  effettuò  il  primo  giugno 
i835,  in  cui  prese  le  redini  del 
governo.  Nel  seguente  anno  a' 22 
novembre  si  sposò  con  la  regina 
Maria  Federica,  figlia  del  granduca 
regnante  d'Oldenbourg,  e  nell'  an- 
no 1843  diede  alla  Grecia  una  co- 
stituzione. 

Confina  il   nuovo  regno  al  nord 
coir  impero  ottomano ,    e    le    altre 


GRE 

parli  sono  bagnate  dal  mare  Egeo, 
dal  mare  Mediterraneo,  e  mare 
Jonio.  Può  dividersi  in  Grecia  con- 
tinentale, peninsulare  ed  insulare, 
comprendeudovisi  la  maggior  parte 
del  sangìacato  di  Livadia,  il  pa- 
scialatico  di  Morea  ,  l' isola  Eubea 
colle  Cicladi ,  ed  una  gran  parte 
delle  Sporadi,  già  appartenenti  al 
governo  del  capitane  pascià  o  gran- 
de ammiraglio  turco.  Ecco  il  qua- 
dro della  divisione  amministrativa 
in  tredici  dipartimenti ,  due  dei 
quali  nella  Livadia,  sette  nella  Mo- 
rea e  quattro  nella  parte  insulare. 
I.  Grecia  orientale,  capoluogo  A- 
lene  metropoli  del  regno.  2.  Gre- 
cia occidentale ,  capoluogo  Misso- 
longi.  3.  Argolide,  capoluogo  Nau- 
plia.  4-  Acaia,  capoluogo  Patrasso. 
5.  Elide,  capoluogo  Pyrgos.  6.  Alta 
Messenia,  capoluogo  Modone.  7. 
Bassa  Messenia,  capoluogo  Calama- 
ta.  8.  Laconia ,   capoluogo    Mistra. 

9.  Arcadia  ,    capoluogo   Tripolitza . 

10.  Eubea,  colle  Sporadi  setten- 
trionali, capoluogo  Negroponte.  11. 
Cicladi  settentrionali,  capoluogo  Si- 
ra.  12.  Cicladi  meridionali,  capo- 
luogo Nasso.  1 3.  Sporadi  occiden- 
tali, capoluogo  Idra.  Gli  abitanti  si 
fanno  ascendere  con  poca  verosi- 
miglianza circa  a  seicentoquaranta- 
mila ,  altri  dicono  novecentomi- 
la; altri  sostengono  che  la  popo- 
lazione del  regno  greco  superò  un 
milione  di  sudditi.  Nei  gloriosi  secoli 
della  Grecia  antica  il  solo  Peloponneso 
conteneva  otto  milioni  d'abitanti; 
sei  ve  ne  trovarono  i  romani  nella 
loro  conquista,  e  due  ve  n'erano  an- 
cora nel  secolo  XV  ,  noverandosi 
duecentocinque  città  e  grosse  bor- 
gate in  angusta  periferia.  Ma  la 
pace  degli  abitanti,  le  savie  leggi, 
l' istruzione  pubblica,  la  feracità  del 
suolo  ,  in   breve    giro    d' anni  po- 


GRE  119 

Iranno  ritornare  all'onore  primiti- 
vo questa  memoranda  regione.  Una 
liecente  statistica  divide  come  segue 
il  regno  della  Grecia.  li  nuovo  re- 
gno della  Grecia  è  diviso  in  tre 
parti:  Morea,  Continente,  e  Isole, 
e  queste  abbracciano  ventiquattro 
provinole,  e  sette  sotto-provincie. 
Le  Provincie  sono  l'  Argolide,  Idra, 
Corinto,  Acaia,  Cillenia,  Elide,  Tri- 
figlia,  Messenia,  Mantinea,  Gortina, 
Lacedemone ,  Laconia ,  Etolia  ,  A* 
carnania,  Euritiana,  Focide ,  Itioti- 
de  ,  Beozia  ,  Eubea  ,  Tena  ,  Sira  , 
Nasso,  Tera.  Le  sotto-provincie  sono 
le  seguenti.  Spezia  ,  Tricon ia  ,  Pi- 
lla, Locride,  Megara  ,  Schiata,  e 
Melos.  Ogni  provincia  e  sotto-pro- 
vincia sono  divise  in  comuni  ,  i 
quali  sono  di  tre  classi  ;  quattro 
appartengono  alla  prima,  ottantu- 
no alla  seconda,  quattrocento  sessan- 
totto alla  terza.  Riporteremo  qui 
un  cenno  storico  sulla  capitale  di 
questo  regno  ellenico,  e  residenza 
reale. 

Atewe,  Athineh  o  Setines,  y4ilu- 
nai ,  Alhenae,  città  della  Grecia 
orientale,  che  vuoisi  la  contrada 
più  celebre  della  Grecia ,  capitale 
dell'  Attica  e  del  regno  greco  , 
posta  nella  Beozia,  e  forse  la  città 
più  giustamente  celebrata  dell'an- 
tichità, riportandosene  la  fonda- 
zione all'anno  i582  prima  dell'era 
volgare  :  già  sede  delle  scienze,  e 
teatro  del  vero  valore.  Deve  la  sua 
origine  a  Cecrope,  che  da  Sais  cit- 
tà dell'Egitto,  giunto  nell'Attica, 
paese  in  quell'  epoca  probabilmente 
abitato  da  sole  isolate  popolazioni, 
quivi  edificò  una  piccola  città,  che 
dal  suo  nome  chia mossi  Cecropia. 
Per  la  sua  situazione  sopra  una 
rupe,  gli  ateniesi  chiamaronla  pri- 
ma Tn'toniuni,  e  quindi  Acropoli^, 
presentando    la    piazza    un    sicuro 


•lao  GRE 

asilo  cóntro  le  incursioni  de'  pira* 
ti.  Alcuni  credettero  clie  sotto  lo 
stesso  regno  di  Cecrope  essa  pren- 
desse il  nome  di  Atene,  mentre 
altri  riportano  un  tate  avvenimento 
al  tempo  di  Ereteo ,  che  sali  al 
trono  nel  14^3  prima  dell'era 
cristiana,  occupandolo  cinquanta  an- 
ni. Il  suo  circuito  non  era  allora 
che  di  sette  miglia  ;  ma  Cecrope 
nel  tempo  stesso  fondò  nei  dintor- 
ni dodici  borgate  o  tribù,  le  quali 
Teseo  che  incominciò  a  regnare 
nel  1260  avanti  la  detta  era,  l'iu- 
m  in  una  sola  città,  per  cui  qual- 
che Tolta  egli  viene  chiamato  il 
fondatore  di  Atene,  da  lui  divisa 
in  cinque  parti.  Da  questo  tempo 
incominciò  a  stabilirvisi  la  forma 
repubblicana,  e  Codro  che  fu  1'  ul- 
timo di  diversi  re,  dopo  un  regno 
di  ventun  anno  terminò  di  vivere. 
Dopo  la  sua  morte  furono  creati 
gli  arconti ,  il  primo  de'  quali  Me- 
done  figlio  di  Codro ,  governò  in 
tal  qualità  la  repubblica  venti  an- 
ni :  questi  arconti  dapprima  per- 
petui ,  poscia  decennari ,  in  fine 
divennero  annuali.  Dopo  le  severe 
leggi  dell'arconte  Dracone,  pubbli- 
cò Solone  le  sue.  Pisistrato  usurpò 
la  sovranità  di  Atene  l'anno  56 1 
prima  della  nostra  era.  Poscia  cac- 
ciato, vi  rientrò  due  volte,  regnan- 
do in  tutto  dieciotto  anni.  Ippia  ed 
Jpparco  suoi  figliuoli  furono  i  suc- 
cessori di  lui  per  anni  dieciolto  ; 
ma  il  secondo  fu  ucciso  da  quelli 
della  famiglia  di  Alcmeone,  opposti 
a  quella  di  Pisistrato ,  ed  Ippia 
■venne  cacciato  tre  anni  dopo  da 
Calistene  l'anno  5 12.  Venti  anni 
dopo  ebbe  luogo  la  celebrata  bat- 
taglia di  Maratona,  e  passati  dieci 
anni  Serse  invase  la  Grecia,  sac- 
cheggiò e  quasi  distrusse  Atene;  a 
lale   epoca    Temistocle   diede    alla 


GRE 
città  l'estensione  che  conservò  di- 
poi. Vedendo  questo  grand'  uomo 
che  un  tale  funesto  avvenimento 
avrebbe  luogo  ogni  qualvolta  pen- 
sassero i  nemici  di  assalire  la  città 
dalla  parte  di  terra,  rivolse  tutta 
le  sue  forze  sid  mare,  e  battè  lu- 
minosamente i  persiani  nella  famo- 
sa battaglia  di  Salamina ,  l' anno 
480  avanti  l'era  volgare.  Seguen- 
do sempre  il  sistema  medesimo, 
Temistocle,  delusa  la  gelosa  inquie- 
tudine de'  lacedemoni ,  pervenne  a 
congiungere  con  lunghe  muraglie 
il  porto  del  Pireo  alla  città  di 
Atene,  ch'egli  estese  sempre  mag- 
giormente .  Divenuta  più  florida 
anche  pel  gran  numero  d' illustri 
uomini  da  essa  prodotti ,  eccitò 
vieppiù  la  gelosìa  de'  lacedemoni 
che  le  suscitarono  de'  nuovi  nemi- 
ci. Tutta  la  Gi'ecia  prese  parte 
nelle  loro  querele ,  e  cosi  ebl)e 
principio  la  famosa  guerra  del  Pe- 
loponneso con  la  presa  di  Platea 
fatta  dai  tebani,  guerra  che  durò 
ventolto  anni.  Lisandro  capitano 
de'  lacedemoni  prese  Atene,  che  sa- 
rebbe stata  distrutta ,  secondo  il 
desiderio  de'  tebani ,  ma  essendo 
prevalso  il  divisamento  de' lacede- 
moni, vi  si  stabilirono  invece  trenta 
persone  riconosciute  sotto  il  nome 
di  tiranni,  che  Trasibulo  ed  altri 
scacciarono  poi  nel  periodo  di  tre 
anni.  Pausania  ristabili  allora  il 
popolare  governo ,  ed  in  progresso 
Atene  divenne  ognor  più  possente. 
Atene  ebbe  poscia  a  sostenere 
nuove  guerre  non  solo  contro  i 
tebani  e  gli  spartani  ,  ma  contro 
quelli  di  Bisanzio  e  di  Rodi ,  che 
fecero  una  lega  possente  cogli  altri 
insulari,  i  quali  soffrir  non  voleva- 
no una  specie  di  tributo  richiesto 
dagli  ateniesi  allo  stretto  dell'  Elles- 
ponto.   L'anno  338  Filippo  re   di 


GRE 

Mace(ìonia  fece  loro  la  guerra ,  e 
guadagnò  sopra  di  essi  e  dei  lebani 
la  battaglia  di  Cheronea.  Atene 
molto  soffri  sotto  Alessandro  il 
(irande,  ed  in  progresso  sotto  An- 
tipatro  e  Cassandro.  Divenuta  la 
pili  bella  del  mondo,  per  opera  di 
Pericle,  capo  della  repubblica,  per- 
dette dopo  il  regno  di  Alessandro 
la  sua  superiorità  assoluta,  e  non 
tenne  più  che  un  grado  seconda- 
rio. La  ricchezza  negli  edifìzi  suc- 
cesse alla  nobile  semplicità ,  ed  al 
carattere  maestoso  che  distingue  le 
fàbbriche  di  Fidia  e  di  Callicrate; 
e  quegli  ateniesi  fieri  tanto  e  ge- 
losi della  loro  grandezza,  che  non 
avevano  acconsentito  che  uno  dei 
più  grandi  uomini  della  repubblica 
a  proprie  spese  facesse  costruire 
de' superbi  monumenti  a  maggior 
lustro  della  città,  purché  su  di  es- 
si rimanesse  scritto  il  suo  nome , 
questi  medesimi  acconsentirono  che 
fossero  restaurati  da  principi  stra- 
nieri, i  quali  vi  apposero  quelle 
iscrizioni  che  in  parte  ancora  si 
conservano.  Demetrio  restituì  ad 
Atene  la  propria  libertà  ;  ma  gli 
ateniesi  poco  riconoscenti  ricusaro- 
no di  riceverlo,  allorché  dopo  la 
battaglia  d' Isso  veniva  a  rifuggir- 
si fra  loro.  Per  vendicarsene  asse- 
diò Atene,  e  la  prese  l'anno  2r)5. 
Essa  scosse  dipoi  il  giogo  macedo- 
ne, e  con  la  protezione  di  Roma 
si  sostenne  per  anco  con  somma 
gloria.  Aristone,  uno  de' suoi  citta- 
dini, fattosi  tiranno,  cagionò  la  sua 
intera  rovina  ,  mentre  sotto  di  lui 
Siila  la  prese  ed  abbandonò  al  sac- 
cheggio, ottantasette  anni  prima 
dell'era  cristiana.  La  riputazione 
delle  scienze  attirando  continua- 
mente ad  Atene  dei  dotti ,  in  tal 
modo  venne  a  rialzarsi  dalie  sue 
rovine.  Pompeo  le  rese  V  uso  delle 


GRE  121 

sue  leggi,  e  per  gratitudine  essa 
dichiarossi  in  suo  favore.  Cesare 
dopo  la  battaglia  vinta  a  Farsaglia, 
avendo  il  diritto  di  punirla,  le  fe- 
ce grazia.  Marcantonio  Augusto  ed 
i  susseguenti  imperatori  furono  ad 
Atene  assai  favorevoli  ^  tranne  Se- 
vero che  le  tolse  i  suoi  privilegi 
per  vendicarsi  di  qualche  ingiuria 
ch'egli  pretese  avervi  ricevuto  quan- 
do vi  faceva  i  suoi  studi.  Le  sue 
mura  distrutte  da  Siila,  furono  ri- 
costruite dall'imperatore  Valeriano; 
ma  sotto  Gallieno  Atene  fu  saccheg- 
giata dagli  sciti,  che  furono  poi 
cacciati  da  Cleodemo  ateniese  e  da 
Ateneo  di  Bisanzio.  Alarico  re  dei 
goti  la  prese  di  nuovo  sotto  Ai"ca- 
dio  ed  Onorio;  e  l'imperatore  Giu- 
stino I  aifrettosi  a  ristabilire  questa 
famosa  città  nel  secolo  VI ,  la  quale 
per  settecento  anni  sembrò  del  tutto 
dalla  storia  obliata,  sotto  gli  impe- 
ratori greci  d'  oriente.  Baldovino  IX 
conte  di  Fiandra,  essendo  stato  co- 
ronato imperatore  di  Costantinopoli 
nel  i2o4,  col  nome  di  Baldo- 
vino I,  i  crociati  che  avevano  a- 
vuto  parte  nella  conquista  di  quel- 
la città,  divisero  fra  essi  tutti  gli  stati 
de'  greci.  L' isola  di  Candia  fu  do- 
nata ai  veneziani  ;  Bonifazio  mar- 
chese di  Monferrato  ebbe  la  Tes- 
saglia e  la  Morea,  e  Goffredo  di 
Hardouin  Atene  e  1'  Acaia.  Baldo- 
vino I  assediò  allora  inutilmente 
Atene  ,  che  Bonifazio  prese  poco 
tempo  dopo.  I  francesi  continua- 
rono ad  essere  padroni  di  questa 
città  sino  al  1282,  in  cui  furono 
cacciati  dai  catalani  e  dagli  arago- 
nesi che  usurparono  il  ducato  di 
Atene.  Dopo  molte  rivoluzioni  essa 
passò  nella  famiglia  Acciainoli  ori- 
ginaria di  Firenze  ,  che  la  cedette 
ai  veneziani  ;  ma  Antonio  Acciaiuo- 
li  figlio  di  Ranieri,   che    prima   la 


132  GRE  GRE 
possedeva ,  vi  ristahiri  il  proprio  nnlo  dei  einquecento,  ornalo  di 
dominio,  che  durò  fcino  a  France-  statue  e  ritratti;  il  rotondo  edifi- 
«co,  sotto  il  quale  fu  presa  nel  zio  del  Pritaneo,  con  statue  d'il- 
1455  dal  vincitore  Maometto  II.  lustri  ateniesi,  e  di  qualche  divi- 
Dipoi  i  veneziani  nel  14^4  '«'»  sor-  n\l'<t.  Andando  al  Teatro  si  vede- 
presero,  ma  non  potendo  conquista-  vano  all'  ingresso  e  nell'  Odeo,  o 
re  il  suo  castello,  si  videro  obbli-  luogo  destinato  alla  musica,  le  «ta- 
gliti ad  abbandonarla.  Essi  nel  1687  tue  di  tutti  i  re  egiziani,  o  quelle 
se  ne  impadronirono  nuovamente,  de'  re  macedoni,  di  Filippo,  e  di 
ma  infine  fu  riconquistata  dai  tur-  Alessandro  suo  figlio.  Presso  al  Tea- 
clii.  Questi  ed  i  greci  se  ne  sono  t''o  stava  la  sola  fontana  di  Ate- 
disputato  il  possesso  nell'ultima  nar-  ne,  ornata  da  Pisislrato,  che  get- 
rata  guerra,  e  i'  Acropoli  restò  in  tava  l'acqua  per  nove  bocche.  In 
mano  dei  turchi  all'epoca  della  vicinanza  innalzavnnsi  due  templi, 
pacificazione,  al  compiersi  della  qua-  "no  di  Cerere,  l'altro  di  Preser- 
ie venne  Atene  destinata  a  ricon-  pina,  con  altri  più  lunge  ancora, 
quistare  il  lustro  primiero,  ed  al  Quivi  pure  tutto  era  ornato  di 
rango  di  capitale  della  Grecia.  statue  e  di  quadri  bellissimi.  Nel* 
L'antica  città  di  Atene,  una  del-  la  piazza  pubblica  stava  l'altare 
le  piti  floride  del  mondo,  nella  della  Pietà,  nume  che  solo  onora- 
sua  maggiore  prosperità  poteva  a-  vano  gli  ateniesi  con  un  culto  par- 
vere  venlidue  miglia  di  circonfe-  ticolare,  e  poco  distante  sorgeva  il 
renza,  ed  otto  porte  chiamate  l'È-  ginnasio,  o  luogo  d'esercizio,  che 
geo,  l'Acarna,  dove  trovavansi  del-  portava  il  nome  di  Tolomeo  suo 
le  buone  sorgenti  d'acqua,  la  Dio-  fondatore.  In  poca  disianza  eravi  il 
caris,  la  Diomea,  quella  de'Sepol-  tempio  di  Teseo,  ornato  di  «ta- 
cri,  di  Eleusi,  di  Tracia,  e  di  "Tra-  tue  e  pitture;  poi  riscontra  vasi  il 
sia  poscia  delta  Dipylon.  Atene  era  Pritaneo,  ove  si  conservavano  le 
divisa  in  molti  quartieri,  i  princi-  leggi  di  Solone  scritte  sopra  un 
pali  de' quali  si  chiamavano  il  Ce-  quadro,  e  le  statue  della  Pace  e 
ramico,  il  Pritaneo,  il  Liceo,  il  di  Vesta,  oltre  a  quelle  di  molti 
Teatro,  la  Cittadella,  J'  Areopago,  uomini  celebri.  Discendendo  verso 
e  fuori  della  città  l'Accademia.  En-  la  città  bassa,  si  trovava  il  tempio 
trando  nella  città  vedevasi  subito  di  Serapide,  del  quale  Tolomeo 
un  edifizio,  in  cui  si  conservava  introdusse  il  culto  in  Atene;  quin- 
tuttociò  ch'era  necessario  per  le  di  il  tempio  di  Lucina,  e  subito 
feste  che  si  celebravano  con  ma-  dopo  quello  di  Giove  Olimpico,  con- 
gnificenza  in  onore  di  Minerva,  sacrato  a  questa  deità  dall'  impe- 
Più  lunge  stava  un  tempio  di  Ce-  ralore  Adriano,  la  cui  circonferen- 
rere,  con  belle  statue.  Le  facciate  za  slimavasi  di  cinquecento  passi 
de' portici,  che  vedevansi  dalla  por-  geometrici,  ed  era  riguardato  co- 
ta  della  città  sino  al  Ceramico,  me  uno  de' più  grandi  fino  allora 
erano  ornate  di  statue  di  bronzo  conosciuti,  e  celebre  cotanto  per  la 
di  uomini  e  donne  illustri.  In  que-  quantità  delle  statue  e  preziose 
sta  contrada  si  scorgevano,  oltre  antichità  di  ogni  genere  che  lo  a- 
i  suoi  magnifici  portici,  vari  lem-  domavano:  Adriano  inoltre  ristorò 
pli;  il  luogo  ove  adunavasi    il  se-  la  eillà,  e  la  munì  di  nuovo  acqui- 


GRE 

dotto.    Nel  quartiere    dei  Giardini 
si  vedeva  un  tempio  di  Venere  Ce- 
leste, con  belle  statue,  ed  altro  de- 
dicato ad  Ercole.    Il  Liceo  era  un 
luogo  che  preso    aveva    il  suo   no- 
me da  Lieo  figlio    di  Pandione,  e 
che  si  credette  essere  stato    prima 
un  tempio  dedicato  ad  Apollo.  Di 
là  deiriiisso  stava  quello  di  Diana 
Agrotera,  in  luogo  chiamato  Agrea. 
Ivi  era  vi  puie  il  supeibo  Stadio  di 
Atene,  costrutto  in  marmo  bianco, 
che     incominciava     dall'alto     della 
collina    sopra  l'Ilisso,  e  terminava 
al  fine  in    forma    di    mezza    luna. 
Era  questo  un  insigne  monumento 
della     liberalità    di     Erode    Attico. 
Dal  Pi'itaneo  scendevasi   sulla  stra- 
da dei  Tripodi,  così  nominata  per 
esservi  molti  templi  in  cui   conser- 
vavansi  dei   tripodi   di  bronzo,    sui 
quali  stavano  scolpiti  dei   lavori  del 
più  gran  valore.   II  teatro    era  or- 
nato di  moltissimi  ritratti  di  poeti 
tragici  e  comici,  ed  era   congiunto 
alla    cittadella     per    una     muraglia 
chiamata  Australe.  Nella  parte  su- 
periore del  teatro  stava  nella  gros- 
sezza del  muro  una   grotta   da  cui 
scendevasi  a  piedi    della  cittadella. 
Nella  strada  intermedia  sino  al  tea- 
tro si  ergeva  il  tempio  di  Escula- 
pio,  adorno  di  belle  statue   e    pit- 
ture, e  quello  di  Temide.   Non  era- 
vi  che  quella  sola  strada    per    en- 
trare nella  cittadella,  poiché  da  tut- 
te le  altre  parti  era    difesa    o    da 
buone  mura,  o  da   roccie  scoscese. 
I   vestiboli     che    conducevano    alla 
cittadella,  e  che  si  chiamavano  an- 
che portici,    una    delle    più    belle 
opere  di    Atene,    erano    coperti  di 
bianco  marmo,    ed  ornati    di  scol- 
ture e  di  statue.  Nell'interno  scor- 
gevansi   molte   pregiate    pitture.   Le 
chiavi   di  (|uesfi   portici,    che    real- 
mente erano    le    porte  della    cilta- 


GRE  123 

della,  venivano  ogni  sera  consegna- 
te all'arconte  incaricato  dell'inter- 
na amministrazione  della  città.  Mol- 
te erano  le  preziose  antichità,  e  le 
statue  celebri  conservate  nella  cit- 
tadella. 

11  Partenone  o  tempio  di  Mi- 
nerva, che  stava  piu-e  nella  cit- 
tadella, era  considerato  un  capo 
d'opera  d'  architettura,  ed  uno  dei 
più  magnifici  edifici  ;  fu  esso  rie- 
dificato da  Pericle  ,  per  essere 
stato  abbruciato  dai  persiani.  Con- 
teneva moltissime  statue  nel  suo 
interno,  e  molte  esternamente,  fra 
le  quali  vari  capi  d'  opera  di  Fi- 
dia. Il  muro  dalla  parte  del  sud 
era  ornato  di  bellissimi  bassiri- 
lievi .  Degno  di  osservazione  era 
pur  anco  il  tempio  di  Ereteo, 
con  tre  altari,  oltre  molte  altre 
pregiate  antichità  che  conteneva 
la  cittadella,  costrutta  in  parte  da 
Cimone  figlio  di  Milziade,  e  da 
due  pelasgi  circondata  di  mura. 
Scendendo  di  là  dei  portici  vede- 
vasi  un  tempio  dedicato  ad  Apol- 
lo ed  a  Pane.  Il  quartiere  della 
città  chiamato  1'  Areopago,  preso 
avea  tal  nome  dall'  edilìzio  che 
racchiudeva  il  primo  tribunale  di 
Atene,  e  dove  giudicavansi  tutte 
le  cause  capitali.  Da  vicino  ergeva- 
si  il  tempio  dedicato  alle  dee  Se- 
vere, e  nel  quale  andavano  a  sa- 
grifìcare  tutti  quelli  ch'erano  asso- 
luti dall'  Areopago.  Nel  circuito 
di  esso  stava  la  tomba  di  Edipo. 
Altri  tribunali  aveva  pure  Atene, 
ma  tutti  meno  celebri  dell'  Areo- 
pago. In  vicinanza  eravi  una  gode- 
rà che  serviva  alla  pompa  delle 
feste  in  onore  di  Minerva.  Sor- 
tendo dalla  città,  presso  le  sue  mu- 
ra, si  trovava  l'Accademia  che  fa- 
ceva parte  del  Ceramico  all'ester- 
no. Era    questo   il  luogo    degli  e- 


124  GRE 

sercizi,  ove    si    vedeva    una  piazza 
consacrata  a    Diana,    ed  ornata  di 
/noitissime   statue.    Eravi    pure  un 
piccolo  tempio    dedicato  a    Bacco, 
]a  tomba  di   Trasibulo,  quelle    di 
Pericle    e    di    Fornaione  ,    poi     i 
cenotafì  di  tutti    i    cittadini  morti 
in    battaglia,    ed     un    monumento 
innalzato  ai    tessali,  venuti  in  soc- 
corso  degli    ateniesi.    Ma    di    tanti 
superbi  monumenti,    pochi    avanzi 
restano   di    sua    antica    grandezza, 
che  piu'e    formano    la    sorpresa  di 
tutti,  siccome  scampati   alle  vicen- 
de di  tante  guerre    e  di  tanti  se- 
coli.  Li'  oggetto  degno   della  mag- 
giore   attenzione   è    1'   Acropoli    o 
cittadella,  situata  sopra  una  roccia 
quasi  inaccessibile.   1  turchi  la   con- 
vertirono in  una   fortezza,     circon- 
dandola di  un  baluardo  grossissimo 
composto    coi    rottami    deli'  antica 
muraglia.  A    destra    del  Propileo, 
che    ne    formava  1'  ingresso  ,    del 
tempio  della.  Vittoria,  e  dell'edifizio 
a  sitiistra  d'ordine  dorico,  decorato 
di    pitture   di    Polignoto ,    non  ri- 
mangono che   sei  colonne  di  mar- 
mo   bianco,    fra    le  quali    vi    sono 
de'  portici.  II  Partenone    o  tempio 
di  Minerva  sussistette  sino  al  1687: 
otto  colonne  del   frontone  dell'  est, 
e  diversi   portici  ai  lati  sono  anco- 
ra in  piedi.  Del  prodigioso  nume- 
ro   de'  suoi    capi    d'  opera  non    ri- 
mangono   perfettamente    conservati 
che  il  combattimento    dei  centauri 
e  dei   lapiti,  e  la  statua    di  Adria- 
no. Queslo  magnifico    monumento 
fu  convertito   in    moschea.    Vicino 
sonovi  gli  avanzi  dell' Ereteo,  tem- 
pio dedicato  a  Nettuno  ed    a  Mi- 
nerva. La  torre  dei  Venti  è  anco- 
ra intatta,  ed  abbellita  di  scolture. 
Di  tutti  i  cenotafì  di  uomini    illu- 
stri, non    si  scorge  più  che  quello 
di  LisicratCj    cinto   da  una  colon- 


GRE 

nata,  e  sormontato  da  una  cupola 
d'  ordine  corintio.  Fra  le  rovine 
dei  dintorni  della  città  moderna, 
si  distinguono  quelle  del  tempio 
di  Giove  Olimpico,  Il  tempio  di 
Teseo  restò  intero,  meno  il  soffit- 
to eh'  è  di  moderna  costruzione. 
L'Areopago  già  quasi  nel  centro  di 
Atene,  ed  ora  all'  estremità  della 
città,  servì  di  cimiterio  ai  turchi: 
altri  avanzi  d'antichità  colpiscono 
da  ciascun  lato  gli  sguardi  del 
culto  viaggiatore  ,  e  gli  scavi  ne 
forniscono  di  continuo.  Presso  la 
Accademia  furono  ritrovati  mille 
vasi  da  un  solo  inglese.  Lord  El- 
gin,  ambasciatore  a  Costantinopoli, 
portò  a  Londra  diversi  oggetti  pre- 
ziosi, fra'  quali  de'  bassirilievi  del 
Partenone,  e  dei  modelli  e  disegni 
di  altre  opere  insigni  che  non  po- 
tè trasportare:  questo  signore  in 
ima  piazza  d'  Atene  fece  innalzare 
la  torre  dell'  orologio. 

In  quanto  alla  religione  cristia- 
na, l'apostolo  s.  Paolo  quivi  por- 
tatosi da  Tessalonica,  predicò  nel- 
l'Areopago il  Dio  ignoto,  e  molti 
converfi  alla  fede  di  Gesù  Cristo, 
fra' quali  Dionigi  areopagila,  ed 
una  donna  chiamata  Damaride. 
Ma  il  paganesimo  troppo  profon- 
damente essendo  in  questa  città 
radicato ,  pochi  anni  dopo  la  luce 
del  vangelo  si  estinse ,  né  vi  fu 
stabilmente  fondata  che  verso  la 
metà  del  secondo  secolo.  Della 
sua  sede  vescovile,  di  quella  in 
partibus,  e  dell'attuale  suo  titolo 
arcivescovile  che  conferisce  la  san- 
ta Sede,  ne  parlammo  all'articolo 
Atene.  Solo  qui  aggiungeremo,  che 
in  principio  Atene  nel  temporale 
era  metropoli  di  tutta  l'Attica,  ma 
nello  spirituale  era  sottoposta  a 
Corinto.  Verso  i  tempi  di  Fozio  eb- 
be titolo  arcivescovile,  poscia  fu  me- 


GRE 
tropoli  della  prima  Achea,  nell'e- 
sarcato di  Macedonia,  quindi  esar- 
cato della  Grecia,  Ecco  il  novero 
delle  sedi  vescovili  già  suifraganee 
di  Atene.  Chalcis  o  Negroponte, 
Andros,  Egina  o  Engia,  Cea  o 
Zea,  Atalanta,  Sciro,  Salona,  Men- 
dinitza  o  Bodinitza,  Livadia,  Gra- 
nitza,  Corone,  Loreo,  Carisio,  Por- 
thmo,  Sira,  Opus,  Elatea,  Strate- 
gis,  Platea ,  Tanagria,  Maratona, 
Thespe,  Charsia,  Megara,  Secorus, 
e  Daulia.  Sotto  il  dominio  tur- 
co Atene  divenne  un'  oscura  terra 
della  Turchia  europea ,  governo 
del  capitano  pascià,  sangiacato  di 
Egribos,  e  capoluogo  del  governo 
d'una  giurisdizione  ,  suH'  Ilisso  ed 
il  Cefiso .  Recenti  descrizioni  di 
quanto  si  é  fatto,  e  si  va  facen- 
do in  Atene,  ossia  nella  moderna 
città,  dopo  l'espulsione  de'  turchi, 
non  che  dell'attuale  suo  stato,  dan- 
no le  seguenti  nozioni. 

La  capitale  del  nuovo  regno 
della  Grecia  sorge  sui  ruderi  del- 
l'antica  Atene,  di  quella  città  fa- 
mosa dalla  quale  uscirono  le  arti, 
le  lettere,  le  scienze  e  la  civiltà, 
per  essere  diffuse  a  universale  be- 
nefizio in  tutto  il  mondo.  Ma  la 
moderna  Atene,  lasciando  gli  anti- 
chi avanzi  risparmiati  dalla  mano 
distruggitrice  del  tempo  e  della 
barbarie,  non  vanta  ancora  son- 
tuosi edifizi  che  mostrino  la  gran- 
dezza della  città,  e  il  valore  degli 
artisti  ;  ma  ciò  non  deve  recar 
meraviglia,  se  si  riflette  che  sono 
pochi  lustri  dacché  uscì  dal  giogo  ot- 
tomano. Tuttavolta  sebbene  a  pri- 
ma vista  sembri  più  una  gran 
borgata  che  una  capitale,  conside- 
rando la  povertà  del  popolo  per 
la  lunga  e  sanguinosa  guerra  del- 
l'indipendenza, molto  si  è  già  fat- 
to, e  divei-se  migliaia  di  case  ven- 


GRE  125 

nero  edificate.  Il  piano  della  nuo- 
va Atene  sembra  alquanto  irre- 
golare, e  ne  fu  autore  un  architet- 
to di  Germania.  La  larghezza  del- 
la città  moderna  non  è  la  metà 
dell'antica,  essendone  le  vie  prin- 
cipali quella  di  Ermeto,  e  quella 
di  Minerva:  la  prima  comunica 
colla  strada  che  mette  al  Pireo,  e 
a  mezzo  di  essa,  all'  ingresso  del- 
la città,  si  osserva  un  grosso  pal- 
miere; questa  strada  è  fiancheg- 
giata di  case  di  non  spregevole 
architettura,  e  finisce  ove  sorge  il 
nuovo  palazzo  reale.  È  desso  com- 
posto di  marmo  bianchissimo  ca- 
vato dal  monte  Pentelico,  dal  luo- 
go dove  furono  estratti  i  marmi 
lavorati  dallo  scarpello  di  Prassi- 
tele,  di  Fidia,  d'ictino,  dì  Miro- 
ne,  e  di  altri:  ne  fu  l'architetto 
un  bavarese.  La  posizione  nou 
poteva  essere  più  amena,  dappoi- 
ché elevasi  sopra  una  piccola  altura, 
da  dove  piacevolmente  si  dominano 
la  moderna  città,  e  gli  avanzi 
dell'  antica  che  sorgono  a  sinistra. 
Se  ne  calcola  la  spesa  ad  un  mi- 
lione e  duecento  mila  dramme. 
La  seconda  strada  della  Minerva 
è  la  più  bella  e  spaziosa,  la  quale 
mette  capo  là  dove  sorge  la  tor- 
re de'  Venti,  monumento  antico 
ancora  intatto,  e  sgombro  all'intor- 
no dalle  molte  rovine  che  vi  gia- 
cevano ;  essa  è  fiancheggiata  da 
belle  case.  Fabbricati  considerabili 
sono:  quello  destinato  alle  regie 
scuderie,  quello  alla  riunione  dei 
ministri  dello  stato,  non  che  l'o- 
spedale militare,  il  quale  sorge 
presso  il  Cefiso,  dalla  parte  orien- 
tale dell'  Acropoli  ;  vasto  è  quello 
dell'  università  Ottone,  così  chia- 
mata dal  regnante  suo  fondatore; 
si  dice  che  venga  a  costare  tre- 
cento   mila    dramme;  raccolte   col 


126  GRE 

iT)e77,o    ci'  una     soUoscrizione     faltsi 
generosamente    da     molli    cileni    e 
filelleni,    dietro    un   manifesto     che 
scritto  in  greco  e  in  francese   ven- 
ne mandato  in   tutti  i   paesi  d'Eu- 
ropa. La  biblioteca  da   ultimo  già 
contava    più    di    venticinque    mila 
volumi,  mercè  i  doni  che  vengono 
fatti    da    vari    filelleni.    Atene  pos- 
siede pure  un     gabinetto  di  fisica, 
ove  sono    una     bella    macchina  e- 
Jettrica  e  un    grandioso  canocchia- 
le astronomico;    un    gabinetto  nu- 
mismatico ben    provveduto,  donato 
dal  eh.    Zossimà    benemerita  della 
Grecia   sua    terra  natale  ;  un  mu- 
seo anatomico  e  di  storia  naturale; 
un    ginnasio    freqtientatissimo,   una 
scuola     di     fanciulle     in     pensione, 
con     altre    scuole    pei    fanciulli  di 
ambo  i  sessi.    Vi    sono    pure  altri 
scientifici    stabilimenti,   la    riunione 
degli    amici    delle    muse ,    fondata 
nel    i8i3;  un  gabinetto  di  lettura 
ce.  Da  ultimo  il  governo  ha  con- 
cepito  il    progetto    di    fondare  un 
museo  archeologico    nazionale    per 
collocarvi  i   molti  oggetti  greci  an- 
tichi che    ora    si    rinvengono    nel 
tempio  di     Teseo,    non    che    tutti 
quelli     che     d'ora    innanzi    fossero 
scoperti,  e  di  cui  lo  stato  potreb- 
be fare  acquisto.   Si   vorrebbe   pu- 
re riunire  in  una  sezione    speciale 
di  questo  museo  i  modelli  di  edi- 
fizi  greci    antichi  che    esistono   nel 
regno  ed  altrove;  i  gessi  delle  an- 
tichità elleniche  che  si  trovano,  sia 
nella  stessa    Grecia ,   sia    in    paesi 
esteri;  i  facsìmile  delle  iscrizioni, 
le  copie  di  pitture  naturali,  ec.  In 
tal  modo    il    nuovo    museo  com- 
prenderebbe, per  quanto  si  potesse, 
sì  in  originali  e  sì   in  copie    o  in 
modelli,  tutti  gli  oggetti   più    con- 
.siderabili  che  avanzano  dell'antica 
Grecia.  Già   ivi  mollo  si  stampa,  e 


GRE 
il  giornalismo  vi  è  in  molta  alti  vit't, 
contandosi  più  di  dodici  fogli  [te- 
riodici.  Per  lo  passato  si  contava- 
no più  di  sessanta  chiese,  le  quali 
sono  ora  in  rovina,  e  il  governo 
ha  ceduto  l'area  alla  comune,  per- 
chè vi  fossero  fabbricate  delle  ca- 
se: presentemente  il  servigio  divino 
si  fa  in  dodici  chiese.  Manca  fino- 
ra una  cattedrale,  e  intanto  ne 
tiene  le  veci  quella  chiesa  che  sor- 
ge nella  via  della  Minerva,  nella 
quale  suole  ufliciare  il  metropoli- 
ta greco  ,  che  insieme  agli  altri 
vescovi  di  Atene  forma  il  sinodo, 
essendosi  ora  la  chiesa  di  Atene 
staccata  dall'  ubbidienza  del  suo 
patriarca  di  Costantinopoli.  Così  a 
poco  a  poco  in  oriente  viene  a 
mancare  alla  chiesa  greca  scisma- 
tica il  capo  che  ne  costituirebbe 
i'  unità,  dappoiché  la  Russia,  la 
Grecia  ,  e  la  Vallachia  ne  sono 
distaccate,  e  pochi  vescovi  sono 
restati  soggetti  al  patriarca  di 
Costantinopoli.  Atene  ha  inoltre 
una  cappella  o  piccola  chiesa  de  ' 
dicala  a  s.  Dionigi  Areopagita,  pel 
servigio  cattolico  ,  il  cui  curato 
comprò  da  ultimo  l' area  per  in- 
nalzarne una  nuova,  simile  a  quel- 
la che  vedesi  al  Pireo,  ov'è  pure 
una  scuola  cattolica  pei  fanciulli, 
di  recente  costruzione,  egualmen- 
te de'cattolici.  La  chiesa  al  Pireo 
è  parrocchiale  e  dedicata  all'apo- 
stolo s.  Paolo.  Siccome  fabbricata 
coi  doni  della  casa  d'Austria  e  dei 
sudditi  austriaci,  è  sotto  la  prole- 
zione dell'  imperatore  d'Austria. 
Nel  palazzo  reale  poi  vi  sono  due 
cappelle,  una  cattolica  pel  re,  1'  al- 
tra  protestante  per    la    regina. 

Atene  sede  della  corte  ,  degli 
ambasciatori,  e  dei  ministri,  com- 
presi i  forestieri  conta  più  di  ven- 
tuno mila  abitanti.  Ebbero  in  qne- 


GRE 
sia  città  ospizio  i  cappuccini  sino 
ili  1796  e  con  entrate.  Anche  i 
gesuiti  che  vi  avevano  le  missioni, 
ebbero  ospizio  in  Atene,  li  consi- 
glio amministrativo  delle  rendite 
certe  ed  incerte  spettanti  alle  mis- 
sioni cattoliche,  rende  conto  al  de- 
legato apostolico  della  Grecia  :  dal- 
la Francia  si  attendevano  le  so* 
relle  della  Carità  per  stabilirvisi. 
Il  popolo  ateniese  si  è  sempre  ri- 
guardato come  il  primo  fra  tutti 
i  popoli  dell'antica  Grecia:  van> 
tava  la  maggior  perfezione  della 
propria  lingua,  ed  il  dialetto  atti- 
co era  agli  altri  per  la  sua  purezza 
preferito.  Ora  parla  la  lingua  gre- 
ca corrotta.  Dei  tre  porti  d'Atene 
nel  golfo  Sarronico,  il  Falereo,  il 
Munichio,  ed  il  Pireo,  oggi  la 
sola  baia  del  Pireo  è  frequentata, 
e  suol  chiamarsi  Porto-Leone  o 
Porto-Draco.  Non  tarderà  però  a 
migliorarsi  l'aspetto  di  Atene,  ric- 
ca di  tante  gloriose  reminiscen- 
ze. Quanto  alle  notizie  delle  al- 
tre città  della  Grecia ,  si  posso- 
no vedere  i  rispettivi  articoli  del 
Dizionario  ,  massime  quelli  del- 
le sedi  vescovili  ed  arcivescovili,  sì 
antiche  che  sussistenti. 

Notizie  compendiate  risguardanti  la 
storia  ecclesiastica  della  Grecia 
e  dei  greci,  massime  sul  loro 
scisma  con  la  Chiesa  romana; 
italo-greci,  e  russo-greci  scisma- 
tici ;  riti  greci,  loro  disciplina, 
consuetudini  e  sagri  paramenti 
che  usano;  stato  presente  dei  gre- 
ci cattolici,  e  delle  sedi  arcive- 
scovili e  vescovili  latine  nei  paesi 
grecij  del  sinodo  permanente  nel 
nuovo  regno  di  Greciaj  condi- 
zione de'  vescovati  latini  sotto  il 
dominio  ottomano ,  durante  la 
guerra  di  liberazione;  ordinamen- 


GRE  127 

to  delle  cose  ecclesiastiche,  e  con- 
dizione in  che  si  trova  la  Chiesa 
cattolica  nel  regno  greco.  Con- 
cila di  Grecia. 

La  fede  di  Gesù  Cristo  non  fu- 
rono i  greci  gli  ultimi  ad  abbrac- 
ciarla, e  conservarono  per  lungo 
tempo  la  purezza  del  vangelo:  mu 
dacché  fatalmente  si  separarono  dal- 
la Chiesa  romana,  a  motivo  del  fu- 
nesto scisma,  chiamato  scisma  dei 
greci  o  d'oriente,  caddero  essi  in 
diversi  errori,  gli  uni  essendo  aria- 
ni, gli  altri  giacobiti,  ec;  parlando 
quindi  dei  greci  non  bisogna  con- 
fondere la  chiesa  greca  moderna  , 
colle  chiese  della  Grecia  fondate  da 
s.  Paolo  e  dagli  altri  apostoli  a 
Corinto,  a  Filippi,  in  Tessalonica, 
ed  in  altri  luoghi  dell'antica  Gre- 
cia in  Europa  ;  come  anche  in  al- 
cune parti  dell'Asia,  a  Smirne  cioè, 
ad  Efeso,  ec.  Nelle  une  e  nelle  al- 
tre chiese  il  greco  era  la  lingua 
volgare  per  la  società  e  per  la  re- 
ligione ;  mentre  invece  era  il  siria- 
co in  Antiochia  ed  in  tutta  la  Si- 
ria, ed  il  copto  in  Egitto.  La  chie- 
sa greca  contò  tra  i  suoi  figli  un 
Giustino,  un  Origene,  un  Atanasio, 
un  Gregorio,  un  Basilio,  un  Gri- 
sostomo,  un  Giovanni  Damasceno, 
e  tanti  altri  illiifitri,  dotti  e  santi 
uomini.  Nei  primi  secoli  non  eravi 
nulla  di  più  rispettabile  quanto  la 
tradizione  delle  chiese  della  Gre- 
cia :  la  maggior  parte  di  esse  ave- 
vano avuto  per  primi  pastori  gli 
apostoli.  Tertulliano  cita  agli  ere- 
tici del  suo  tempo  questa  tradizio- 
ne come  un  argomento  invincibile; 
ma  per  le  eresie  di  Ario ,  di  Ne- 
storio  e  di  Eutiche ,  questa  luce 
ha  perduto  moltissimo  del  suo  splen- 
dore. Lo  scisma  che  i  greci,  come 
dicemmo,  fecero    colla    Chiesa    ro- 


128  GRE 

niana  ne  aumentò  la  confusione,  e 
favorì  pure  le  conquiste  dei  mao- 
mettani, i  quali  pressoché  distrus- 
sero il  cristianesimo  in  quelle  con- 
trade, dove  fu  altre  volte  sì  flori- 
do e  8Ì  puro.  Di  questo  argomento, 
e  di  altro  che  risguarda  la  chiesa 
greca,  i  greci,  e  le  vertenze  e  re- 
lazioni con  la  santa  Sede,  ne  trat- 
tammo con  qualche  diffusione  al- 
l'articolo Costantinopoli.  Tultavol- 
ta  a  voler  far  qui  menzione  delle 
cose  principali,  diremo  che  per 
scuoprire  l'origine  di  quella  pre- 
giudizievole divisione  che  dura  an- 
cora dopo  più  di  sette  secoli ,  è 
d'uopo  risalire  fino  al  quarto  se- 
colo dell'era  cristiana.  Prima  che 
Costantino  avesse  fatto  di  Costan- 
tinopoli o  Bisanzio  la  capitale  del- 
l' impero  d'oriente,  la"  sede  vesco- 
vile di  quella  non  era  molto  con- 
siderabile :  dipendeva  essa  dal  me- 
tropolitano di  Eraclea;  ma  dopo 
che  la  sede  dell'impero  ivi  fu  tras- 
portala, i  vescovi  di  quella  sede 
approfittarono  del  loro  favore  alla 
corte  per  rendersi  più  importanti, 
e  formarono  bentosto  il  progetto 
di  attribuirsi  su  tutto  l'oriente  la 
medesima  giurisdizione  che  i  Papi 
e  la  sede  di  Roma  esercitavano 
sull'occidente.  Poterono  essi  a  poco 
a  poco  dominare  sui  patriarchi  di 
Alessandria  e  di  Antiochia,  e  pren- 
derne la  precedenza ,  ed  assunsero 
il  titolo  di  vescovo  universale.  Pe- 
lagio II  del  578  proibì  ai  patriar- 
chi l'usare  il  titolo  di  universale, 
proprio  soltanto  del  sommo  Pon- 
tefice ;  ed  il  successore  s.  Grego- 
rio I,  riprovando  il  titolo  di  vesco- 
vo universale ,  che  osava  portare 
Giovanni  il  Digiunatore  patriarca 
di  Costantinopoli,  ed  Eulogio  ve- 
scovo di  Alessandria  che  si  deno- 
minava patriarca  universale^  adot- 


GRE 

tò  il  titolo  modesto  di  servo  dei 
fervi  di  Dio.  Narra  il  Bernini  nel- 
r  Istoria  delle  eresie,  che  assunto 
nel  ioa4  al  pontificato  Giovanni 
XIX  detto  XX,  gì' inviarono  am- 
basciatori il  patriarca  di  Costanti- 
nopoli, e  r  imperatore  Basilio  con 
molti  e  preziosi  regali,  aninchè  loro 
accordasse,  Ecclesiain  Costantino- 
politanani  in  suo  orbe^  sicut  Roma 
in  universo  ,  universalem  dici;  e 
benché  questo  trattato  con  tutta 
segretezza  maneggiassero,  tuttavia 
fu  permissione  di  Dio  che  si  divul- 
gasse, e  perciò  se  l'abbate  Gugliel- 
mo di  s.  Benigno  di  Dijon  in  Fran- 
cia monaco  cluniacense  non  si  fosse 
opposto  scrivendo  al  Papa  con  zelo, 
con  ragioni,  ed  ammonendolo,  for- 
s'egli  allettato  dai  doni  avrebbe 
condisceso  alla  supplica,  onde  i  me- 
desimi inviati  greci  tutti  confusi  si 
partirono  da  Rouìa.  Così  la  vanità 
dei  greci,  la  loro  gelosia,  ed  il  dis- 
prezzo in  che  tenevano  essi  i  la- 
tini in  generale,  furono  le  prime 
sementi  della  divisione.  La  mutua 
animosità  crebbe  maggiormente  nel 
settimo  secolo,  in  mezzo  alle  dispu- 
te che  insorsero  relativamente  al 
culto  delle  sacre  immagini  :  i  latini 
accusarono  i  greci  di  cadere  nel- 
r  idolatria,  pel  modo  come  le  ve- 
neravano, sebbene  poi  le  difesero 
quando  Leone  le  conculcò;  i  greci 
recriminarono,  rimproverando  ai 
latini,  che  insegnavano  un'eresia 
risguardante  la  processione  dello 
Spirito  Santo,  ed  accusandoli  di 
aver  interpolato  il  simbolo  di  Ni- 
cea  rinnovato  a  Costantinopoli.  Mol- 
ti storici  ecclesiastici  narrano,  che 
già  molli  greci  sostenevano,  che  lo 
Spirilo  Santo  procede  dal  Padre  e 
non  dal  Figlio.  La  questione  fu 
agitata  di  nuovo  nel  concilio  di 
Genti lly  presso  Parigi    nel    766  o 


GRE 

yGy  ,  e  la  medesima  lagnanza  dici 
greci  relativamente  all'addizione  Fi- 
lioqne  fatta  al  simbolo,  ebbe  luo- 
go anche  sotto  Carlo  Magno  nel- 
I'8o9. 

Neil' anno  8^7  l'imperatore  Mi- 
chele IH  chiamato  il  bevitore  o 
1'  ubbriaco  ,  principe  viziosissimo  , 
malcontento  delle  ammonizioni  che 
aridavagli  facendo  il  santo  patriar- 
ca Ignazio,  esiliò  quel  virtuoso 
prelato,  obbligandolo  a  dare  la  sua 
rinunzia  al  patriarcato ,  e  nominò 
in  sua  vece  Fozio,  uomo  di  genio 
e  dottissimo,  ma  ambizioso  ed  ipo- 
crita. I  vescovi  chiamati  per  ordi- 
narlo Io  fecero  passare  per  tutti 
gli  ordini  in  sei  giorni  :  nel  primo 
giorno  lo  fecero  monaco,  e  negli 
altri  lettore,  suddiacono,  sacerdote, 
vescovo  e  patriarca  ;  quindi  Fozio 
si  fece  conoscere  per  legittiniamen- 
te  ordinato  in  un  concilio  di  Co- 
stantinopoli tenuto  l'anno  861.  I- 
gnazio  ingiustamente  cacciato  dalla 
sua  sede,  portò  le  lagnanze  al  Pon- 
tefice s.  Nicolò  I,  il  quale  ne  sos- 
tenne le  ragioni,  e  scomunicò  Fo- 
EÌo,  in  un  concilio  tenuto  in  Ro- 
ma l'anno  862.  Risolvette  Fozio 
di  non  cedere  al  Papa,  ed  osò  sco- 
municarlo ,  e  dichiararlo  deposto, 
in  un  secondo  conciliabolo  tenuto 
n  Costantinopoli  neir866.  Assunse 
allora  Fozio  il  fastoso  titolo  di 
patriarca  ecumenico,  od  universa- 
le,  ed  accusò  d'eresia  i  vescovi 
d'occidente  della  comune  del  som. 
mo  Pontefice  romano,  ed  ecco  l'e- 
poca del  funesto  scisma  de'  greci 
o  d'oriente;  disgraziatamente  ben 
pochi  furono  i  greci  che  restarono 
ancora  attaccati  alla  Chiesa  roma- 
na, e  quelli  che  sono  nella  sua  co- 
munione diconsi  greci  di  rito  greco- 
unito,  i  quali  sono  sparsi  in  diver- 
se regioni.  Gli  eretici  quindi,  e  gli 
VOL.   xxxii. 


GRE  lag 

scismatici,  che  non  riconoscevano  la 
supremazia  del  Pontefice  romano  , 
ebbero  quattro  patriarchi  :  quello 
di  Costantinopoli  ,  che  si  dice  il 
primo,  e  quelli  d'Alessandria,  di 
Antiochia,  e  di  Gerusalemme.  Al 
citato  articolo  Costantinopoli  ab- 
biamo riportato  quanto  fecero  i 
Papi  per  riunire  la  chiesa  greca 
alla  latina^  ma  sempre  inutilmen- 
te, perchè  se  a  taluni  riuscì,  ebbe 
corta  durata.  La  fatale  divisione 
si  compì  neirXI  secolo  dal  patriar- 
ca Michele  Cerulario ,  per  essere 
stato  confutato  ne'  suoi  errori  e 
pretensioni  dal  santo  Pontefice  Leo- 
ne IX.  Nel  concilio  di  Bari  cele- 
brato da  Urbano  11,  i  vescovi  greci 
suscitarono  la  questione  della  pro- 
cedenza dello  Spirilo  Santo,  ma  re- 
starono convinti  dai  pndri  latini  , 
e  da  s.  Anselmo  deputatovi  dal  Pa- 
pa a  sostenere  la  disputa  ,  eh'  egli 
poi  con  una  dotta  lettera  descris- 
se, provando  la  procedenza  o  pro- 
cessione dello  Spirito  Santo  dal  Pa- 
dre e  dal  Figliuolo,  non  cogli  at- 
testati de'  santi  padri  latini  e  gre- 
ci, ma  coi  passi  della  sacra  Scrit- 
tura. Ipdi  il  Papa  Pasquale  II,  in 
occasione  che  spedì  in  oriente  per 
suo  legato  all'imperatore  Alessio 
Comneno,  il  Ci-ysolano  arcivescovo 
di  Milano,  bene  istruito  nelle  let- 
tere greche,  que'  greci  rinnovarono 
«guai  questione  :  fu  pertanto  fatto 
un  lungo  congresso  avanti  l'impe- 
ratore, in  cui  il  Crysolano  si  fece 
molto  valere  con  le  convincenti  ra- 
gioni ed  argomenti  che  addusse 
contro  i  greci,  e  che  poi  espose  in 
un  opuscolo  dii'etto  allo  stesso  A- 
lessio,  con  applauso  di  tutto  il  cat- 
tulicismo,  benché  gli  venisse  scrit- 
to contro  tlagli  scismatici  Giovanni 
Monaco,  Nicolò  Melhone,  Eustra- 
zio  Niceno  j  e  Blemmida  detto  il 
9 


i3o  GRE 

Savio ,  come    racconta    il  Bernini. 

Sotto  il  pontificato  d'Innocenzo  III, 
per  lo  zelo  di  questi,  vi  fu  qual- 
che innoltrata  pratica  con  F  impe- 
ratore Alessio  in  per  la  ricon- 
giunzione delle  due  Chiese.  L'  au- 
torità spirituale  sopra  i  numerosi 
latini  che  s'erano  per  cagione  di 
traffico,  e  principalmente  dopo  le 
crociate,  accasati  a  Costantinopoli, 
veniva  affidata  a  un  vicario  apo- 
stolico del  Pontefice,  il  quale  sole- 
va scegliere  personaggi  prudenti 
per  tale  uffizio.  Questa  carica  non 
si  dava  ad  un  vescovo,  arcivescovo 
o  legato,  ma  solo  ad  un  rappre- 
sentante, il  quale  dovea  ricordarsi, 
per  così  dire,  essere  il  Papa  in 
persona  che  governava  in  Costan- 
tinopoli la  Chiesa  cattolica,  quindi 
vegliar  attentamente  perchè  i  sem- 
plici preti  non  si  arrogassero  le 
facoltà  riservate  a'  vescovi,  massi- 
me nell'amministrazione  de' sacra- 
menti di  cui  i  medesimi  vescovi 
sono  gli  amministratori.  I  cattolici 
poi  onoravano  il  rappresentante 
del  Papa,  si  conformavano  alle  sue 
risoluzioni,  e  contribuivano  spon- 
taneamente al  suo  sostentamento. 
In  Costantinopoli  dipendevano  im- 
mediatamente dal  Pontefice  i  con- 
venti e  le  chiese  di  s.  Bacco  e  di 
s.  Sergio,  ove  celebravasi  il  servi- 
gio divino  col  rito  latino,  ed  era- 
no ambedue  monumenti  pregevoli 
anco  pei  loro  abbellimenti.  All'ar- 
ticolo Innocenzo  111  abbiamo  nar- 
rato quanto  egli  fece  prima  e  do- 
po l'occupazione  di  Costantinopoli 
fatta  da' latini,  ond'ebbe  principio 
il  loro  impero,  per  riunire  i  greci 
alla  Chiesa  romana,  e  quanto  ope- 
rò per  lo  stabilimento  della  chiesa 
Ialina  in  Costantinopoli. 

Nel  concilio  generale  lateranense 
IV,  celebrato  nel    i2i5   da    Inno- 


GRE 

cenzo  III,  coir  intervento  dei  pa- 
triarchi di  Costantinopoli  e  di  (>e- 
rusalemme,  e  dei  legati  dell'alessan- 
drino e  dell'antiocheno,  finalmente 
si  fece  il  decreto  in  favore  del  pa- 
triarca di  Costantinopoli  del  primo 
posto  dopo  il  Papa,  e  della  chieda 
greca  dopo  la  romana.  Restala  pel 
doppio  scisma  di  Fozio  e  del  Ce» 
rulario  la  chiesa  greca  disunita  dal« 
la  latina,  i  greci  scismatici,  o  p<-r* 
suasi  dalla  verità ,  o  atterriti  dui 
Ciistighi  del  cielo,  spedirono  a  Gre* 
gorio  IX  una  legazione  richieden- 
do comunione  e  pace  con  la  santa 
Sede,  e  benché  questa  venisse  do» 
mandata  da  Germano  loro  patriar* 
ca  con  la  lettera  diretta  al  Ponte* 
fice  piena  d'arroganza  ,  e  più  per 
opprimerla,  che  per  goderla,  Gre» 
gorio  IX  gli  rispose  con  termi- 
ni assai  prudenti,  affinchè  dal  suo 
canto  riuscisse,  e  ne  sortisse  felice 
l'esito  ;  anzi  li  eccitava  a  sollecitarla 
la  riunione  ,  e  per  trattarla  gli 
spedì  poi  quattro  religiosi,  due  do- 
menicani e  due  francescani ,  che 
furono  colà  ricevuti  con  molti  o- 
nori.  Dopo  alcuni  congressi  tenuti 
avanti  il  patriarca,  questi  nun/.i 
pontificii  domandarono  ai  greci  per 
qual  cagione  eransi  disuniti  dai  li- 
tini  nelle  massime  della  fede.  Egli- 
no risposero  :  Duae  sunt,  una  de 
processione  Spiritus  Sancii,  alia  de 
Sacramento  altaris.  Perciò  gli  uni 
e  gli  altri  si  radunarono  nell'  im- 
periai palazzo  di  Nicea,  ed  ivi  si 
trattò  della  processione  dello  Spi- 
rito Santo  unitamente  e  del  Fi- 
gliuolo, e  se  al  simbolo  Niceno  le- 
citamente poterono  i  latini  aggiun- 
gere la  parola  Filioejue.  Quindi  i 
suddetti  religiosi  replicarono,  che 
siccome  è  lecito  credere  il  vero, 
così  lo  scriverlo  e  predicarlo,  co- 
me   i  greci  stessi  praticarono    nel- 


GRE 
l'nggìunta  fatta  dai  padri  costanti- 
nopolitani al  simbolo  Niceno,  e  ri- 
ferirono  tutte  le  ragioni ,  altrove 
accennate  su  questo  proposito  ;  e 
poscia  esposte  in  due  trattati  dal  p. 
IViceforo  Blemmida  greco  di  nazio- 
ne, e  celebre  per  l' erudizione  ec- 
clesiastica ,  e  buona  vita.  Indi  i 
nunzi  vedendo  inutile  ogni  tratta* 
io  partironsi  da  Nicea ,  perchè  il 
patriarca  Germano  non  volle  si 
parlasse  degli  azimi  senza  gli  altri 
vescovi  greci  ;  e  andarono  a  Co- 
stantinopoli ,  ed  ivi  per  qualche 
tempo  aspettarono  le  di  lui  riso- 
luzioni, e  quelle  dell*  imperator  la- 
tino Baldovino  II,  ch'erasi  interpo- 
sto per  la  riconciliazione.  Ma  fi- 
nalmente partirono  anche  di  colà 
perchè  i  greci  tuttavia  ricusavano 
si  trattasse  degli  azimi  nel  sinodo 
tenuto  in  Lescara,  dove  erano  an- 
dati per  le  preghiere  non  solo  dei 
•vescovi  Ialini  che  là  ritrovavansi, 
ma  anche  di  Giovanni  Yataccio  elet- 
to dai  greci  imperatore  contro  Baldo- 
vino II,  il  quale  poi  propose  ai  nunzi 
per  mezzo  termine  di  aggiustamen- 
to, o  di  non  più  parlare  de  pro- 
cessione Spirilus  Sancii,  o  de  Cor' 
pare  Christi^  quasi  che  la  differen- 
za fosse  super  castrìs,  aitt  provin- 
cils,  e  non  si  trattasse  di  materia 
di  fede,  onde  le  cose  restarono  nel 
loro  essere  primiero.  Riuscì  però  ad 
Innocenzo  IV  di  ridurre  alla  di  lui 
ubbidienza  i  ciprioti  greci,  a'  quali 
con  sua  lettera  diede  la  risoluzio- 
ne di  diversi  dubbi  controversi  in 
quel  regno.  E  poi  Alessandro  IV 
spedì  il  vescovo  d'  Orvieto  all'  im- 
peratore greco  per  il  totale  rista- 
bilimento dell'  unione  della  chiesa 
greca  con  la  latina,  che  poi  si  per- 
fezionò nel  concilio  generale  di  Lio- 
ne II.  Questo  si  adunò  da  Grego- 
rio X  nel   1274»  con    l'intervento 


GRE  i3i 

di  Germano  già  patriarca  di  Co- 
stantinopoli, di  Teofane  arcivesco- 
vo di  jNicea,  e  di  Giorgo  Acropo- 
lita  gran  logoteta,  tutti  tre  rappre- 
sentanti la  chiesa  greca ,  e  come 
ambasciatori  di  Michele  Paleologo, 
allora  assoluto  imperatore  della  Gre- 
cia, con  altri  trentotto  ecclesiastici 
greci.  I  medesimi  ambasciatori  por- 
tarono al  Papa  una  lettera  piena 
di  ossequio  e  venerazione  alla  san- 
ta Sede,  come  prima  super  itni- 
versani  Ecclesiam  catholiram,  ed 
anche  confessando  in  essa.  Spiritimi 
SancUim  plenum^  et  perfectiim,  ir- 
rumque  Deum  ex  Patre,  Filioquc 
procedentemj  e  che  ex  azymo  con- 
ficit  romana  ecclesia,  tenens,  tt  do- 
cens,  quod  in  ipso  sacramento  pa- 
nis  vere  transiibsiantiatitr  in  cor- 
pus, et  vinum  in  sanguinem  Do- 
mini nostri  Jesii  Chrinti  ;  ed  in  fi- 
ne pregava  il  Pontefice  a  facilitare 
la  riunione  tra  le  due  chiese,  tan- 
to più  che  quei  riti,  quali  deside- 
ravano i  greci  di  mantenere,  non 
erano  contro  i  divini  precetti  del 
Testamento  nuovo  e  vecchio.  Tali 
cose  furono  le  preliminari  alla  con- 
cordia ,  seguita  poi  nella  quarta 
sessione,  in  cui  gli  oratori  greci  fe- 
cero la  professione  della  fede  con 
l'aggiunta  della  parola  Filioque  nel 
controverso  articolo  dello  Spirito 
Santo,  giurarono  il  primato  della 
Chiesa  romana,  e  di  essere  sem- 
pre ubbidienti  al  Pontefice,  di  re- 
gistrare il  di  lui  nome  ne'  dittici 
o  ruoli  delle  chiese  avanti  quello 
de'  loro  patriarchi  orientali ,  e  di 
permettere  le  appellazioni  dai  de- 
creti de'  loro  prelati  alla  Sede  a- 
postolica.  Questo  giuramento  poi  a 
nome  di  tutti  venne  ratificato  da 
Giovanni  Becco  lettore  cartofilace 
della  chiesa  di  Costantinopoli,  che 
già  aveva   rinunziato    allo    scisma , 


i32  GRE 

chiarito  dalle  lezioni  de'  libri  del 
Blemmìda;  e  della  sua  ritrattazio- 
ne diede  poi  esempi  di  costanza  , 
allorquando  fu  assunto  al  patriar- 
cato di  Costantinopoli.  La  pace  e 
concordia  durò  poco,  e  lo  scisma 
de'  greci  si  rinnovò. 

Agli  articoli  Ferrara  e  Firenze, 
dicemmo  del  concilio  generale,  e 
tuttociò  che  si  appartiene  a'  greci 
ed  alla  loro  chiesa,  che  Eugenio  1 V 
tentò  riunire  alla  romana.  Qui  a- 
dunque  aggiungeremo  ulteriori  a- 
naloghe  nozioni ,  coli'  autorità  del 
citato  Bernini,  Istoria  di  tulle  le 
eresie.  Nella  terza  sezione  del  con- 
cilio di  Ferrara  si  principiò  a  di- 
scorrere degli  errori  de'  greci ,  i 
quali  negavano  il  primato  della 
Chiesa  romana,  l'esistenza  del  cor- 
po di  Gesù  Cristo  quando  si  con- 
sacra in  azimo,  e  che  fosse  pecca- 
to mortale  la  semplice  fornicazio- 
ne. Asserivano  essi  errante  la  Chie- 
sa romana  nella  forma  del  batte- 
simo e  nella  celebrazione  delle  mes- 
se nella  quaresima,  eccettuato  il 
sabbato  e  la  domenica ,  e  perchè 
permetteva  il  mangiare  animali  sof- 
fogati nel  mercoledì ,  e  non  nel 
sabbato ,  e  il  radersi  la  barba  ; 
perciò  dai  greci  ogni  anno  veniva 
scomunicata,  e  non  permesso  che  i 
latini  celebrassero  nei  loro  altari  , 
come  rei  di  colpa  letale.  Credeva- 
no non  darsi  il  purgatorio  del  fuo- 
co, ma  i  suffragi  alleggerire  a'  de- 
funti altre  pene;  lecita  l'usura,  lo 
spergiuro  quando  indirizzato  a  tra- 
dire l'inimico,  il  vendere  gli  ordini 
e  dignità  ecclesiastiche  ;  al  principe 
secolare  appartenere  l' elezione  dei 
prelati  e  la  collazione  de'  benefizi  ; 
non  ammettevano  le  seconde  e  le 
terze  nozze;  le  unzioni  del  batte- 
simo, ed  i  sagramenti  delia  confer- 
mazione ed  estrema  unzione,  e  al< 


GRE 
tri  ordini,  che  il  lettorato,  suddia- 
conato,  diaconato,  presbiterato  e 
vescovato  ;  né  che  incorresse  in 
censure  il  percussore  de'  chierici,  e 
che  alcuno  o  pochissimi  potessero 
commettere  peccato  mortale  ;  né  i 
sacerdoti  nella  confessione  iu)pone- 
vano  altra  soddisfazione  per  i  pec- 
cati ,  che  il  penitente  ammazzasse 
i  latini ,  e  solamente  nel  giovedì 
santo  consacravano  il  pane  per  il 
viatico,  con  molti  altri  errori,  qua- 
li tutti  per  la  disputa  si  restrinse- 
ro alla  processione  dello  Spirito 
Santo  dal  Figliuolo,  se  fosse  lecito 
ai  latini  l'aggiungere  nel  simbolo 
la  parola  Filioque  ;  e  della  gloria 
de'  beati,  del  purgatorio,  del  pri- 
mato della  Chiesa  romana,  e  la 
consacrazione  in  azimo,  poiché  con- 
cordali questi  capi,  facilmente  sa- 
rebbero convenuti  negli  altri  inclu- 
si. Per  dilucidare  con  le  prove  tali 
punti,  dodici  soggetti  per  parte  fu- 
rono scelti,  cioè  pei  latini  due  car- 
dinali, due  arcivescovi,  due  vesco- 
vi e  sei  sacerdoti  teologi,  fra' quali 
s.  Antonino  poi  arcivescovo  di  Fi- 
renze; e  pei  greci  due  metropoli- 
tani ,  con  altri  dieci  tra  vescovi  e 
teologi.  Due  volte  la  settimana  ten- 
nero dispule  nella  chiesa  di  s.  Fran- 
cesco di  Ferrara,  e  primo  fu  trat- 
tato della  gloria  de'  beali  e  del 
purgatorio.  Concedevano  i  greci  il 
purgatorio ,  ma  non  con  il  fuoco , 
che  solamente  asserivano  nell'  in- 
ferno, ma  vi  fosse  una  caligine  o 
altra  pena  afflittiva  dell'anima,  e 
che  Sanctoruni  animas  non  esse 
perfectam  consecutas  bentitudinem^ 
sed  in  loco  versari  separato,  ibi- 
que  laetari,  niente  volvenles  cogi- 
tationem  de  perfec.ta  qiiae  ipsos 
manet  laureola,  absolutaque  beatilu- 
dine  regni  Dei;  ed  ambedue  que- 
ste   proposizioni  si  forzarono    prò- 


GRE 

vare  con  molle  ragioni,  alle  quali 
poi  con  più  convincenti  risposero  i 
Jatini,  provando,  esse  poenam ,  et 
igneni  purgatoriunt,  per  qiieni  ani- 
mae  mundentur  opitulanlibus  ec- 
clesìae  orationihus,  et  sacrificiisj  et 
ignent  in  praesenti  saeculo  esse  ad 
tempus,  infuturo  aulem  aeternum. 
E  che  animas  damnatorum  non 
perfecle  cruciari ,  cimi  non  adsìnt  cor- 
pora  :  tane  enini  cum  corporibns  ae- 
ternas  poenas  snbstinehiint.  j4ninias 
aulem  sancloruni  perfectani  in  coe- 
lis  jani  adeptas  esse  laureolani , 
nunc  quideni  ut  animas,  lune  au- 
tem  suis  corporihus  indutae  perpe- 
tuo Inelahunlur.  E  perchè  la  diire- 
renza  non  era  sopra  l'esistenza  del 
purgatorio,  ma  circa  la  di  lui  mate- 
ria, fu  facile  l'accordarsi,  il  che  non 
così  riuscì  nella  discussione  del 
piimato  del  Papa  sopra  tutte  le 
chiese ,  negato  assolutamente  dai 
greci,  benché  fosse  loro  dimostrato 
che  Gesù  Cristo  diede  la  cura  di 
tutta  la  sua  Chiesa  a  s.  Pietro,  e 
a  lui  furono  commesse  tutte  le 
pecore  del  mondo,  e  ora  ritenevasi 
dal  suo  successore,  come  attestava- 
no tanti  santi  padri  latini  e  greci, 
e  tanti  concilii  ;  e  se  il  celebre 
Bessarione  arcivescovo  di  Nicea  non 
avesse  proposto  di  porsi  nel  de- 
cido, salvis  privilegiis  omnibus,  et 
j'uribus  graecorum  ,  non  sarebbesi 
elTettuata  la  bramata  riunione.  E 
non  si  accorsero  i  medesimi  greci, 
che  essendo  il  privilegio  una  con- 
cessione fatta  dal  sovrano  contro  il 
diritto  comune,  eglino  come  privi- 
legiati  venivano  a  confessare  sogge- 
zione a  quella  cattedra,  che  aveali 
resi  tali. 

Vagava  intanto  per  il  Ferrarese 
una  fiera  peste  ,  onde  stimò  bene 
il  zelante  pontefice  Eugenio  IV  di 
trasferire  il  concilio  in  Firenze,  ove 


GRE  i33 

fu  ricevuto  l'imperatore  greco  Ps- 
icologo con  gran  pompa,  indi  s'in- 
cominciarono a  proseguirsi  le  dis- 
pute degli  articoli  non  concordati 
in  Ferrara.  In  molte  sessioni  si 
disputò  la  procedenza  dello  Spirito 
Santo  dal  Padre  unitamente  e  dal 
Figliuolo,  negata  dai  greci,  i  quali 
anche  dolevaiisi  de'  latini  per  la 
aggiunta  da  loro  fatta  al  simbolo 
della  parola  Filioque.  Provò  An- 
drea arcivescovo  di  Rodi ,  teologo 
dell'  ordine  de'  predicatori,  che  la 
Chiesa  romana  per  giusti  motivi 
aveva  ciò  fatto,  non  per  fare  ag- 
giunta agli  articoli  della  fede,  ma  per 
maggior  chiarezza  di  quelli,  come 
fatto  avevano  il  primo  concilio  di 
JNicea  nell'aggiungere  al  simbolo  la 
voce  di  consustanzialità  del  Figliuo- 
lo al  Padre ,  e  quello  d' Efeso  e 
di  Calcedonia  nel  dichiarare  le  due 
nature  di  Cristo ,  e  fece  vedere , 
che  gli  stessi  greci  dopo  il  secondo 
concilio  iViceno  aveano  professato 
lo  Spirito  Santo  procedere  dal  Pa- 
dre e  dal  Figliuolo ,  ed  altri  dot- 
tori pur  greci  asserirono  procedere 
dal  Padre  per  il  Figliuolo,  impor- 
tando lo  stesso  la  parola  ex,  che 
per;  e  che  anche  i  loro  patriarchi 
avevano  ricevuto  per  canoniche 
molle  lettere  de'  romani  Pontefici, 
nelle  quali  asserivasi  la  procedenza 
dello  Spirilo  Santo  dal  Padre  e 
dal  Figliuolo,  perchè  ben  conosce- 
vano non  essere  quello  nuovo  do- 
gma, ma  spiegazione  degli  antichi. 
Concordemente  approvato  quanto 
si  è  detto,  si  venne  all'altro  punto 
della  processione  dello  Spirito  San- 
to, e  per  prova  fu  portato  il  testo 
di  s.  Epifanio,  tradotto  dal  greco 
da  s.  Ambrogio,  in  cui  parla  della 
persona  del  Padre,  Filium  illuni 
dico,  qui  ex  ipso,  cioè  ex  Patre  est: 
Spiritum  vero  Sanctum,  qui  solus 


i34  ORE 

ex  amhohus  est ,  dal  quale  inferi 
Giovanni  teologo  e  provinciale  dei 
domenicani  ,  si  Spiritus  ex  ambo- 
bus  est,  ergo  accipit  ettain  esse  ab 
ambobus ,  e  con  molli  altri  forti 
argomenti  fatti  dal  medesimo  si 
provò  la  proposizione  latina,  acre- 
mente sempre  impugnata  da  Mar- 
co metropolitano  d'Efeso,  come 
fatto  avea  della  parola  Filioque  ^ 
aggiunta  al  simbolo.  Ma  pur  Anal- 
mente dopo  un  lungo  dibattimen- 
to furono  tutte  le  controversie  con- 
cordate, sì  per  l'evidenza  delle  ra- 
gioni addotte  dai  padri  latini,  s\ 
per  la  confessione  ritrovata  al  pa- 
triatxa  di  Costantinopoli  Giuseppe, 
allorché  mori  all'  improvviso  la 
notte  seguente  al  io  giugno  i439, 
e  di  proprio  pugno  sottoscritta , 
credendo  in  essa  al  primato  del 
Papa,  al  purgatorio,  e  quanto  cre- 
de la  santa  romana  Chiesa  ;  come 
pure  per  la  prudente  condotta  del 
Bessarione  e  di  Gregorio  Scolari , 
ambedue  teologi  gi'eci,  e  per  le 
persuasive  di  san  Bernardino  da 
Siena  intervenuto  al  concilio,  il 
quale  benché  idiota  della  greca 
lingua  ,  tuttavia  per  permissio- 
ne di  Dio,  con  tale  energia  pre- 
dicò in  quella  favella  la  verità  cat- 
tolica ,  che  i  greci  restarono  stu- 
pefatti ,  non  solo  di  si  portentoso 
avvenimento ,  ma  dei  validi  argo- 
menti che  addusse.  Fu  dunque  con- 
cluso con  decreto  conciliare  firma- 
to dal  Papa,  dai  cardinali,  dall'im- 
peratore Paleologo,  dai  patriarchi, 
da»  vicari  degli  assenti ,  e  dai  ve- 
scovi latini  e  greci  ,  a  riserva  di 
Marco  d'Efeso,  che  pertinacemente 
non  volle  acconsentire  alla  riunio- 
ne, che  vi  sia  il  purgatorio,  in  quo 
fìdtliunt  in  Christi  grada  deceden- 
Vum  animae  ,  quae  necduni  di' 
gnis  poenitentiae  operibiis  prò  cui- 


GRE 

pis  de  integro,  et  ex  aequo  taiisfc 
cerunt,  cruciatibus  ad  tcmpus  ex- 
purgantur,  easdenique  fidelium  suf- 
fragiis  adjuvarij  che  il  romano 
Pontefice,  come  successore  di  s.  Pie- 
tro, è  il  vero  vicario  di  Cristo,  ed 
ha  il  primato  in  tutta  la  Chiesa 
di  Dio;  che  lo  Spirito  Santo  pro- 
cede dal  Padre  e  dal  Figliuolo  , 
ed  essere  stata  lecita  l'aggiunta  nel 
simbolo  della  parola  Filioque,  co- 
me dichiarazione  necessaria;  e  l'Eu- 
caristia potersi  fare  in  azimo  e  in 
fermentato ,  niente  alterando  che 
i  latini  dicessero  farlo  ad  esempio 
di  Gesù  Cristo ,  il  quale  avendo 
consagj'ato  mentre  la  Pasqua  era 
già  cominciata,  altro  pane  non  era 
in  uso  ;  ed  i  greci  col  persuadersi 
essere  seguita  la  cena  avanti  il  tem- 
po pasquale,  il  Redentore  perciò 
consagrasse  il  pane  fermentato;  e 
fu  stabilito  che  le  sole  parole, 
Hoc  est  Corpus  meuni ,  sieno  es- 
senziali nella  consacrazione  del  Cor- 
po di  Cristo ,  e  che  le  altre,  quod 
prò  vobis  frangi  tur,  usate  dai  gre- 
ci, non  sono  essenziali,  perchè  di- 
mostrano la  di  lui  Passione ,  che 
doveva  seguire. 

Desiderava  il  Papa  Eugenio  IV, 
che  nel  concilio  di  Firenze  si  eleg- 
gesse dai  greci  il  loro  patiiaica , 
ma  eglino  scusaronsi  d'aver  costu- 
me di  farlo  e  consacrarlo  nella  pro- 
pria chiesa.  Seguita  in  tal  foiraa 
r  undecima  riunione  tra  la  chiesa 
greca  e  latina ,  partì  da  Firenze 
r  imperatore  Paleologo  con  tutto 
il  seguito  de'  padri  greci  per  Ve- 
nezia, da  dove  proseguirono  il  viag- 
gio in  oriente  a  spese  della  came- 
ra apostolica,  che  anco  molto  de- 
naro gli  somministrò  per  difen- 
dersi dall'invasione  de'  turchi.  Po- 
co però  durò  questa  riconciliazio- 
ne, che  altri  chiamano  la  decima" 


GRE 

quinta  volta  ,  altri   la  duodecima  , 
mentre   il   suddetto    Marco   d' Efe- 
so, che   già  per  acerrimo  avversa- 
rio sempre  fecesi  conoscere  nel  con- 
cilio, al  suo  ritorno  in  Costantino- 
poli con   le  sue  mal'  arti  cominciò 
a   spargere,  che  i  padri  della  chic' 
sa  greca  corrotti  dall'oro    avevano 
aderito  ai   latini ,    soggettandosi  al 
Papa,  r  istesso  aveva  in  iscritto  an- 
teriormente fatto  il  patriarca  Giù- 
seppe,  e  perciò  Iddio  lo  aveva  priva- 
to di  vita.  Per  le  quali  cose  talmente 
«'  irritò  il  popolo  contro  i  medesimi 
vescovi,  che  li  ricevè  con  improperi, 
e  poco  mancò  non  li  lapidasse,  ono- 
rando in  vece   Marco  d'Efeso,  co- 
me   sostegno    della    fede    de'  loro 
padri  ;  onde  non  vollero  poi  i  greci 
quella   fede  riconosciuta   per  vera, 
e  quella   unione,  che  tanto  di   fati- 
che e  di  spesa    importò  ad  Euge- 
nio IV.  I  greci   cassarono  dai  sacri 
dittici   il  nome  dell'imperatore,  il 
quale  nominò    nel  i44'    patriarca 
Metrofane  metropolitano  di  Cizico 
aderente  alla  Chiesa  romana,  pieno 
di  cattolico  zelo;  ma   la  debolezza 
dell'imperatore   produsse    il  disor- 
dine nella  Chiesa    greca ,  restando 
sordo  alle  premure  ed  ammonizio- 
ni di   Eugenio  IV ,  ed  insieme  in- 
grato.  Vedendosi  poi   nuovamente 
stretto  dai   turchi,   nel  144^   spedi 
in  Roma  Andromeno  Giorgiari  per 
domandare  nuovi  aiuti  al  Papa,  e 
questi    li  sollecitò    dal    re   Alfonso 
d'Aragona,  e  dai  dogi  di  Venezia 
e  di    Genova  ;    quindi    dopo    aver 
allestito  una  flotta  rispettabile,  in- 
viò per  legato  a  Costantinopoli    il 
suo  nipote  cardinal  Francesco  Con- 
dulmieri,  esortando  l' imperatore  a 
promovere    quella    unione    per   la 
quale  si  erano  sparsi  tanti  sudori. 
Ma   né  lo  zelo  del  Papa,  né  le  for- 
ti ragioni    de'  legati    apostolici ,  uè 


GRE  i35 

le  premure  del  patriarca,  né  l'im- 
pegno dell'  imperatore  alquanto 
scusso,  furono  bastanti  a  por  freno 
alia  sfacciataggine  dei  pertinaci  gre- 
ci scismatici.  Che  anzi  i  tre  pa- 
triarchi di  Alessandria,  Antiochia 
e  Gerusalemme  che  avevano  ab- 
bracciata r  unione,  dopo  che  Mar- 
co d' Efeso  sci'isse  loro  una  lunga 
lettera  contro  il  concilio  fiorentino, 
si  separarono  dalla  comunione  del 
cattolico  patriarca  Metrofane.  Quiu- 
di  adunato  un  conciliabolo  con 
tutti  i  vescovi  scismatici,  detestaro- 
no la  seguita  riconciliazione,  ana- 
tematizzarono Metrofane,  e  minac- 
ciarono r  imperatore  di  scomuni- 
cnrlo,  se  non  lasciava  di  proteggere 
il  patriarca  ed  i  latini.  In  questo 
punto  mori  il  buon  Metrofane,  per 
cui  il  Paleologo  nel  marzo  i44^ 
fece  eleggere  Gregorio  Protosincello, 
il  più  impegnato  a  sostenere  il  de- 
d'età  dell'unione;  ma  per  quanto 
vivo  fosse  il  suo  zelo  non  potè  pre- 
valere all'ostinazione  de' ribelli,  e 
si  vide  obbligato  dopo  i  più  ener- 
gici tentativi  e  le  più  indefesse 
sollecitudini  ad  abbandonare  l' o- 
riente,  e  ritirarsi  nel  i4^i  i"  Ro- 
ma, ove  mori  in  concetto  di  san- 
tità. Ritornati  dunque  i  greci  nel 
I  44^  all'antico  scisma,  tuttora  mi- 
seramente in  esso    perseverano. 

Il  Febronio, Dello  stato  dellaChie- 
sa  cap.  8 ,  p.  543 ,  sognò  che  la 
cagione  onde  i  greci  ricaddero  nello 
scisma  sia  stata  l'estensione  con 
cui  la  corte  romana  difende  il  pri- 
mato del  Pontefice.  Il  protestante 
Gio.  Goffredo  Ermanno  nella  storia 
Concerlationuni  de  pane  azymo,  el 
fermentato,  par.  2,  cap.  6,  attribui- 
sce r  infranta  unione  all'  uso  del 
pane  azimo.  Il  Racine,  Eéflexions 
sur  l'élat  de  UEgUse  pendat  le  Xf^ 
siede,  §  7,  1*  attribui&ce  all'  invinci- 


i36  GRE 

bile  ostinazione  de'  greci.  In  quan- 
to poi  a  Marco  d'Efeso,  avendo  il 
cardinal  legato  Condulniiero  ordi- 
nato di  entrar  con  lui  in  pubblica 
disputa  a  fr.  Bartolomeo  Lepacci  do- 
menicano vescovo  diCoron,  l'efesino 
vedendosi  completamente  vinto  , 
cadde  infermo,  e  poco  dopo  mori 
nel  i447'  ^-  Compendio  istorico 
dello  scisma  de  greci,  dell'ab.  Lui- 
gi Accrocca,  Roma  1817,  il  quale 
sci'ive^  che  il  patriarcato  di  Co- 
stantinopoli aveva  sotto  di  se  ses- 
santacinque sedi  metropolitane  , 
trentaquattro  arcivescovati ,  e  sei- 
cento cinquant'  uno  vescovati.  Ag- 
giunge che  dei  cento  ventisette  ve- 
scovi, fiorirono  in  santità  e  dot- 
trina, Gregorio  I  Nazianzeno,  Gio- 
vanni I  Crisostomo,  Flaviano,  Ger- 
mano I,  Tarasio,  Menna,  MetodioI, 
Ignazio,  Stefano,  Antonio  I;  e  si 
resero  famosi  per  empietà  ed  ere- 
sie Eusebio  ariano  ;  Macedonio  I 
che  negò  la  divinità  dello  Spirito 
Santo;  Nestorio  che  ammise  due 
nature  in  Gesù  Cristo;  Acacio, 
Macedonio  li,  Timoteo,  e  Antimo 
eulichiani  ;  Sergio  I  ,  Pirro  ,  Pao- 
lo I,  Teodoro  I,  e  Pietro  monole- 
liti;  Anastasio,  Teodoro  II,  Anto- 
nio II ,  Cassitera,  e  Giovanni  VII 
iconoclasti;  Giovanni  li  cappadoce, 
e  Giovanni  IV  Digiunatore,  i  pri- 
mi a  presumere  il  nome  di  pa- 
triarchi ecumenici;  e  Fozio  e  tan- 
ti altri  patriarchi  scismatici.  Qui 
noteremo  che  greci  furono  quat- 
tordici romani  Pontefici ,  e  sono, 
s.  Anacleto  greco  d'Atene,  quinto, 
Papa,  eletto  nell'anno  io3;  gli  suc- 
cesse nel  112  s.  Evaristo  greco, 
nativo  di  Betlemme  nella  Palesti- 
na ;  s.  Telesforo  greco ,  che  altri 
dicono  della  Magna  Grecia,  eletto 
nel  142;  gli  successe  s.  Igino  greco 
^i  Atene  nel  i54;  s.  Elqutero  gre» 


GRE 
co  di  Nicopoli  o  Prevesa ,  ovverq 
della  Magna  Grecia,  eletto  nel  170); 
s.  Antero  greco  o  della  Magna 
Grecia,  eletto  nel  287  ;  $.  Sisto  l( 
greco  d'  Atene,  eietto  nel  260;  gli 
successe  s.  Dionisio  nel  261  greco, 
o  della  Magna  Grecia;  s.  Eusebio 
greco,  eletto  nel  809  ;  s.  Zozimo 
greco  di  Cesarea,  ovvero  della  Ma- 
gna Grecia ,  eletto  nel  4  '  7  J  Teo- 
doro I,  greco  nato  in  Gerusalem- 
me,  eletto  nel  64^;  Giovanni  VI 
greco,  eletto  nel  701  ;  gli  successe 
Giovanni  VII  nel  70^,  greco,  ovvero 
della  Magna  Grecia  ;  e  s.  Zaccaria 
greco,  nativo  nella  Siria,  eletto  nel 
74'.  Altri  vi  aggiungono  Alessan- 
dro V ,  eletto  nel  concilio  di  Pisa 
nel  1409,  cioè  chi  lo  vuole  nativo 
di  Candia.  Olire  a  ciò  sono  consi- 
derati Pontefici  greci  od  italo -gre- 
ci, siccome  appartenenti  alla  Magna 
Grecia,  s.  Agatone  siciliano,  eletto 
nel  678  ;  il  suo  immediato  succes- 
sore s.  Leone  II  del  682,  siciliano; 
e  Stefano  III  detto  IV  del  798, 
egualmente  siciliano. 

Il  Baronio  all'anno  7o5,  num. 
2  e  3j  rileva  le  astuzie  de' greci, 
colle  quali  a  que'  tempi  procura- 
vano se  fosse  stato  possibile,  di  as- 
soggettarsi la  Chiesa  romana  ;  poi- 
ché avendo  gl'imperatori  greci  ri- 
nunziato alla  tirannia  usurpata  in 
confermare  la  elezione  di  diversi 
Pontefici  ,  tentarono  per  altra  via 
di  dominare  la  romana  Chiesa,  cer- 
cando che  fossero  annoverati  al  sa- 
a"o  collegio  gli  orientali ,  i  quali 
ancora  per  opera  degli  esarchi  ve- 
nissero eletti  Pontefici  ,  come  in 
fatti  in  queir  epoca  oltre  i  greci 
ne  furono  tanti.  Ma  per  miracolo! 
della  provvidenza,  gli  stessi  orien- 
tali o  greci  aggregati  al  collegio 
de'  cardinali ,  e  poi  divenuti  Pon- 
tefici ,  in   tal   guisa   ereditarono  lo 


GRE 

spinto  apostolico,  che  non  mai  ac- 
consentirono alle  trame  degl'  impe- 
ratori greci  o  de'  vescovi  orientali, 
non  mai  accordando  ad  essi  ciò  j 
che  col  dolo  e  colle  minacce  pre- 
tendevano, contrario  alla  costante 
illibatezza  della  s.  Chiesa  romana. 
Perciò  ancora  al  fine  d' illudere  i 
conati  degl'imperatori  greci,  le  pro- 
mozioni de'  cardinali  della  Sede  a- 
postolica  erano  allora  più  di  nido, 
onde  i  Pontefici  con  questa  caule- 
la,  scansavano  la  necessità  di  pre- 
Starsi  alla  volontà  degl'  imperato- 
ri medesimi ,  togliendo  così  l'occa- 
sione di  compiacerli  anche  in  que- 
sto, come  ricusavano  di  fare  alle 
loro  ingiuste  richieste  dopo  dive- 
duti Papi.  I  cardinali  greci  che  si 
conoscono  sono,  oltre  quelli  solle- 
vali al  pontificato ,  Basilio  creato 
cardinale  vescovo  di  Albano  verso 
il  1073  da  Alessandro  II;  Ugo  Lu- 
gignano  de'  re  di  Cipro,  creato  car- 
dinale nel  1426  da  Martino  V;  I- 
sidoro  di  Tessalonica,  che  quale 
arcivescovo  di  Riovia  intervenne  al 
concilio  di  Firenze ,  dove  a  nome 
delie  chiese  di  Russia  abiurò  il 
greco  scisma  ,  per  cui  il  granduca 
Basilio  voleva  farlo  ardere  vivo,  fu 
da  Eugenio  IV  creato  cardinale  nel 
1439  mentre  si  celebrava  detto 
concilio,  elevando  questo  Pontefice 
in  pari  tempo  al  cardinalato  Bes- 
sarione  di  Trebisonda,  celebratissi- 
mo  per  doltrina  e  zelo,  (atto  lega- 
to delle  Provincie  d'oriente  sogget- 
te all'  imperatore,  e  che  sarebbe  stato 
eletto  Papa  nel  i4'j5  se  non  vi  si 
opponevano  alcuni  cardinali  perchè 
neofito,  e  come  cosa  ingiuriosa  al- 
la Chiesa  latina ,  come  non  l'osse 
allora  altro  soggetto  che  lui  degno 
della  cattedra  apostolica,  però  prin- 
cipalmente per  sua  opera  furono 
eletti    Calisto  III    e  Sisto  IV.  Net 


GRE  137 

1464  Paolo  lì  creò  cardinale  Teo- 
doro Paleologo  discendente  dagli 
imperatori  greci;  ed  Alessandro  VI 
nel  i5oo  creò  cardinale  Lodovico 
Podocatero  di  Nicosia^  già  medico 
pontificio. 

Osserva  finalmente  il  Bernini, 
che  la  Grecia  cadde  in  potere  dei 
turchi  a  cagione  delle  sue  eresie, 
che  portarono  tra  loro  divisione, 
e  l'indebolimento  dell'impero,  pro- 
vocando la  divina  punizione,  la 
quale  si  verificò  a'29  maggio  i4^3, 
quando  Maometto  il  prese  Co- 
stantinopoli, ad  onta  della  difesa 
che  ne  fecero  i  veneziani,  i  geno- 
vesi, ed  altri  europei  :  il  coman- 
dante Giovanni  Giustiniani  restò 
gravemente  ferito,  i  latini  si  sal- 
varono nelle  navi,  e  il  cardinal 
Isidoro  legato  apostolico  sì  rifugiò 
a  Pera.  Uccisero  i  turchi  rnltimo 
imperatore  e  tutta  la  sua  famiglia, 
infinità  di  popolo  trascinarono  fuo- 
ri della  città,  molti  ne  venderono 
schiavi  ;  profanarono  le  chiese,  cal- 
pestarono ed  arsero  le  sacre  im- 
magini, le  croci,  e  i  libri  de'santi 
evangeli,  ed  applicarono  al  proprio 
loro  uso  le  vesti  sacerdotali.  Co- 
sì terminò  l' impero  orientale  do- 
po 1123  anni,  quanti  ne  corsero 
dal  33o  nel  quale  Costantino  il 
Grande  lo  aveva  eretto  in  Costan- 
tinopoli ;  e  così  finì  l' esteso  pa- 
tjiarcato  costantinopolitano,  restan- 
do avvilito,  disperso  e  schiavo  quel 
popolo,  che  per  anni  5gS  avea  re- 
sistito con  pertinacia  alle  divine 
misericordie,  e  disprezzate  le  pa- 
terne premure  e  sollecitudini  di 
quarantasetle  romani  Pontefici,  che 
nulla  con  generosa  costanza  ave- 
vano omesso  per  ritrarlo  dal  pre-. 
cipizio,  e  da  un  male:  ad  quod 
curandum,  quatUimi  egerint  Roma- 
ni Pontifìces  consìliis,  Utteris,  lega- 


i38  GRE 

tionibus,  hortationibus  ,  commina- 
tionibus,  praecibtts,  expensis,  au- 
xiliis,  arguentes ,  obsecrantes,  in- 
crepantes,  instantes,  opportune,  ini' 
portune,  niliil  deniqiie  otnittentesy 
quo  possent  eos  in  viani  verità  Us 
reducere,  salis  manifestunt  est,  eie. 
come  scrive  il  Graveson,  Hist.  cccl. 
saec.  XV,  t.  VI,  col.  I  ;  e  che  con 
inaudita  ingi-atitudÌDe  ingannato  a> 
veva  la  buona  fede  e  la  cordialità 
dì  tanti  principi  e  signori  latini, 
elle  animati  da  spirito  di  religio- 
ne non  risparmiarono  sé  stessi,  non 
si  spaventarono  della  lunghezza  di 
disastrosi  viaggi,  non  apprezzarono 
i  tanti  pericoli,  né  baciarono  al- 
l' economia,  profondendo  immense 
ricchezze  nel  condurre  in  perso- 
na o  nel  mandare  le  loro  truppe 
nel  levante  per  liberarlo  dalia 
schiavitìi,  con  la  speranza  di  ve- 
derlo una  volta  riunito  con  essi 
sotto  un  medesimo  capo,  come  at- 
testa un  greco  scrittore,  il  patriar- 
ca Gennadio  in  Traci,  ad  Graecos, 
con  queste  parole  :  Latini  graecos 
dillgebautj  et  optabant  cunt  eis  u- 
nirij  graeci  vero  huc  usque  non 
dcsinunt  omnem  lapidem  adversus 
lalinos  movere,  et  fanda  et  nefan- 
da contra  ipsos  evomere  j  ncque 
Dei  timorj  ncque  diuturna  con- 
sensioj  ncque  synodus  aecumcnica, 
ncque  veritas  ipsa  pò  lui t  illos  per- 
suadere, ut  ab  banani  frugeni  con- 
verlercntur,  e  che  ingrato  così  e 
disleale  a  Dio  ed  agli  uomini,  amò 
con  un  atto  di  risoluta  volontà 
restar  pertinacemente  diviso  dal 
centro  della  cattolica  unità,  solo 
lasciando  a  noi  la  speranza  di  ve- 
derlo un  giorno  riunito  al  gregge 
di  Cristo  sotto  1'  universale  e  vi- 
sibile pastore  il  romano  Pontefice, 
per  far  di  tutti  unus  Paslor,  et 
unum   Ovile. 


GRE 
Presto  o  tardi  le  chiese  «eparale 
dell'oriente    debbono   risentirsi  dei 
gravi    danni,    che   provengono  dal 
loro   fatale  isolamento  in  cui  sono 
dopo  il    descritto  scisma.   All'  arti- 
colo   CosTANTiifoPOLi  dicemmo,  che 
allorquando    i    greci    cominciarono 
a  disprezzare    i  Papi,    ed     a  scuo- 
terne r  ubbidienza,  cominciarono  i 
Ponlefici    illuminati    dallo    Spirito 
Santo  a    profetizzar   1'  eccidio    del 
loro    impero  se    non  tornavano   al 
loro  dovere;     il  primo    fu  s.  Leo- 
ne I,  l'ultimo   Nicolò  V    sotto  del 
quale  si  edettuò,     oltre  quanto  a- 
vca     predetto    s.    Brigida  .     Nicolò 
V  ricevette  amorevolmente  gli  uo- 
mini   eruditi    che    abbandonarono 
Costantinopoli  occupata  dai  turchi, 
i    quali    propagarono     in    Italia    le 
greche  lettere,    ben  accolti    da  di- 
versi   principi     e     mecenati     delle 
scienze.  Noto    è    quanto    fece  quei 
Pontefice  in  aiuto  de'  greci  contro 
la  possanza  ottomana,  e  quanto  o- 
però  perchè  il  decreto    dell'unione 
venisse  pubblicato,  e   si    verificasse 
la  concordia    delle  due  chiese,  an- 
che dopo   la  morte  del    Paleologo 
accaduta  nel  i449>  ^  sotto  il  suc- 
cessore   Costantino.    Questi  avendo 
della  deferenza  pei  latini,  non  alla 
Chiesa  romana,   circonvenuto  dagli 
scismatici,  si  trovò  nel  bivio  di  dis- 
gustare   i  suoi,   od  i  principi  cat- 
tolici ,    de'  quali    avea    estremo  bi- 
gno.  A  tale   effetto    nel    ì^5i   spe- 
dì   una    deputazione    a    Nicolò    V, 
{scusandosi  di  non  aver  finora  pub- 
blicato il    decreto   del   concilio    di 
Firenze;  il  Papa  non  mancò   pro- 
curargli   poderosi    soccorsi,    ma  i 
greci   pertinaci    ne'  loro   errori,   in 
questi   restarono,  ad  onta  delle  vi- 
ve    rimostranze     che     loro   fece    il 
cardinal  legato  Isidoro,  spedito  per- 
ciò da  Nicolò  V.  Colla   forza  della 


GRE 
sua    eloquenza    riuscì    tuttavìn     al 
cardinale  d'indurre    l'imperatore  a 
pubblicare     il  decreto    nella   gran 
chiesa    di  s.  Soda,    presente    il  se- 
nato ed   il  clero  ;  ma  i  greci  sem- 
pre eguali  a  loro  stessi   ne   intor- 
bidarono la  solennità,    non  curan- 
do  che  i  soli  latini  difendevano  la 
minacciata  sede  del  loro  vacillante 
impero,  avendo  per    giusto    giudi- 
zio di  Dio  un  velo  sugli  occhi,  per 
non  vedere  il  prossimo  loro  ester- 
ininio,  e  l'estremo   pericolo.    Men- 
tre si   pubblicava  il  decreto  gli  sci- 
smatici  corsero  furiosi  per  la  città, 
ad  alta   voce  gridando    che  quella 
chiesa    era    polluta,    e  scomunicati 
tutti    coloro    ch'erano    intervenuti 
alla  funzione,    e  persino    le  donne 
e  le  vergini  consacrate    a  Dio  eb- 
bero parte  in  queste  invettive,  pro- 
ferendo    orribili     anatemi    contro 
l'unione,  ed   i  greci  cattolici.  Inol- 
tre JNicolò  V  per  le  sue    sollecitu- 
dini    inviò    pure    a    Costantinopoli 
una  flotta  composta    di    trenta  le- 
gni, sotto  la  presidenza  di    Giaco- 
mo arcivescovo  di    Ragusi,    legato 
apostolico,   ma    non  giunse  che  un 
giorno  dopo   la  caduta  della  città. 
y.   Lorenzo  Cozza  cardinale,  Hislo- 
ria  polemica   de  graecorum    schis' 
mate  ex  ecclesiasticis  monunienlis^ 
Romae    1719. 

Lo  stesso  Nicolò  V  non  trascu- 
rando ciò  che  ai  riti  de'greci  e  dei 
latini  appartiene,  con  bolla  data  in 
Roma  presso  s.  Pudenziana  ai  6 
settembre  1 449  >  determinò  che  i 
latini  i  quali  dimorassero  nelle  pro- 
vincie  de'greci,  nelle  quali  i  prin- 
cipi latini  dominavano,  non  potes- 
sero usare  de' riti  greci,  ma  doves- 
sero mantenere  il  rito  latino.  Dap- 
poiché i  greci  non  solo  da  molti 
secoli,  oltre  che  nella  loro  Grecia 
e  nell'oriente,  sono  sparsi  uell'Ita- 


GRE  139 

lia,  nella  Russia  principalmente, 
nella  Polonia ,  e  nell'impero  au- 
striaco, come  nella  Croazia,  nella 
Transil Vania  e  nell'Ungheria ,  ma  an- 
cora in  altre  regioni,  come  lo  sono  i 
latini.  In  quanto  all'Italia  Pietro 
Pompilio  Rodotà,  professore  di  lin- 
gua greca  nella  biblioteca  vaticana, 
nel  I  758  pubblicò  in  ^ornsy  Dell'ori- 
gine, progresso  e  stalo  presente  del 
rito  greco  in  Italia  osservato  dai  gre- 
ci,  monaci  basiliani,  ed  albanesi. 
Circa  poi  alla  Russia,  ove  il  culto 
dominante  è  il  greco,  da  ultimo 
nel  1843  il  eh.  p.  Agostino  Thei- 
ner  della  congregazione  dell'orato- 
rio, ci  ha  dato  le  Vicende  della 
Chiesa  cattolica  di  ambedue  i  riti 
nella  Polonia  e  nella  Russia  da 
Caterina  II  sino  ai  nostri  dì,  pre- 
cedute da  un  rapido  cenno  sulla 
origine,  e  sulle  relazioni  della  chie- 
sa russa  con  la  santa  Sede. 

In  quanto  agi'  italo-greci,  dei 
quali  non  manchiamo  parlare  ai 
rispettivi  articoli,  dice  il  Rodotà 
che  il  rito  greco  in  Italia,  massime 
nei  reami  di  Napoli  e  di  Sicilia, 
fu  portato  la  prima  volta  nel  se- 
colo Vili,  benché  tal  rito  si  fosse 
già  insinuato  in  alcune  chiese  di 
Sicilia  nei  secoli  precedenti  VI  e 
VII.  Nel  secolo  Vili  vi  si  stabili 
a  cagione  delle  persecuzioni  che 
Leone  l' Isaurico  dichiarò  alle  sa- 
cre immagini,  ed  insieme  alla  san- 
ta Sede,  alla  autorità  della  quale 
sottrasse  molte  chiese,  e  ne  tras- 
ferì la  giurisdizione  ai  patriarchi 
di  Costantinopoli,  i  quali  sedotti 
dai  prestigi  dell'ambizione,  appena 
si  videro  favoriti  dalla  potenza  im- 
periale, subilo  stesero  la  loro  ma- 
no audace  su  di  esse,  e  vi  eserci- 
tarono ampia  potestà.  Stabilirono 
nuove  sedi  vescovili,  ed  innalzaro- 
no   ai  più    alti    onori    quelle    che 


i4o  GRE 

trovarono  fondate.  Per  Istringerle 
tutte  con  più  forte  legame  al  tro- 
no imperiale  di  oriente  ed  alla  se- 
de costantinopolitana,  si  affaticaro- 
uo  con  ogni  studio  di  far  loro 
cambiare  il  rito  da  latino  in  gre- 
tx),  e  d' introdurvi  la  disciplina  o- 
ricntale.  Alcune  di  esse  facendo 
vigotosa  resistenza  agli  artifizi  di 
quelli,  ritennero  con  magnanima 
costanza  le  cerimonie  latine,  men- 
tre altre  arrendendosi  alle  lusin- 
ghe greche,  si  allontanarono  da- 
gli istituti  dei  loro  maggiori.  A 
divulgare  il  rito  greco  nelle  altre 
chiese  cattedrali  o  inferiori,  ed  a 
dilatarlo  in  quelle  colonie,  le  qua- 
li per  alcun  tempo  erano  slate  in- 
sensibili alle  novità,  vi  contiibuì 
molto  la  gran  quantità  de'monaci 
basiliani,  che  per  porre  in  sicuro 
le  loro  vite  ne'  terribili  insulti  e 
nelle  atroci  persecuzioni  commosse 
nell'oriente  contro  gli  adoratori  del- 
le sacre  immagini,  vennero  a  ri- 
trovare la  sicurezza  nell'  Italia. 
Accolti  con  dimostrazioni  d'affetto 
dai  sommi  Pontefici  in  Roma,  e 
dalla  pietà  dei  napoletani  e  dei 
siciliani  nelle  provincie,  stabilironsi 
ne' monisteri  che  furono  loro  pron- 
tamente assegnati,  e  ne' quali  la 
greca  monastica  disciplina  rigoro- 
samente osservando ,  mantennero 
con  isplendore  i  riti  della  chiesa 
orientale.  L'austerità  della  vita,  e 
l'edificante  pietà  conciliò  loro  s\ 
grande  stima  de'popoli,  e  de'  mo- 
narchi particolarmente  normanni, 
che  si  videro  in  breve  tempo  ar- 
ricchiti d' insigni  e  magnifici  ceno- 
bi, provveduti  di  copiose  e  larghe 
rendite,  onde  sostenevano  copioso 
stuolo  d'italiani;  i  quali  allettati 
dalla  fama  e  dal  credito  de'  mede- 
simi, consecravano  i  nomi  al  mo- 
wastico  istituto   di    s.  Basilio.    Tal- 


G  1\  !•: 

mente  questo  si  diffuse,  che  le  pro- 
vincie del  reame  di  Napoli  e  di 
Sicilia  ebbero  la  ventura  di  con- 
tenere cinquecento  cospicui  moni- 
steri,  sparsi  nelle  loro  più  illustri 
città  e  contrade.  A  misura  de'pro- 
gressi  che  faceva  il  greco  monaca- 
to, prese  aumento  anche  il  rito, 
di  etti  erano  i  basiliani  il  princi- 
pale sostegno.  All'opposto  dacché  i 
medesimi  allontanandosi  dall'antico 
sentiero  della  vita  ritirata  e  au- 
stera, s'  abbandonarono  all'ozio  e 
ai  divertimenti,  e  trascurarono  lo 
studio  delle  lettere;  e  dall'occupa- 
zione dei  divoti  e  virtuosi  esercizi, 
che  li  avevano  messi  in  credito 
presso  de"  popoli  circonvicini,  pas- 
sarono alla  cupidigia  degli  onori, 
e  cotnodi  della  vita  ;  e  molto 
più  allorché  piegarono  al  rito  mi- 
sto nel  secolo  XV:  andarono  del 
pari  in  declinazione  gl'istituti  o- 
rientali  nelle  medesime  città  e  co- 
ionie, nelle  quali  aveva  fatto  dap- 
prima luminosa  comparsa.  In  pro- 
cesso di  tempo  la  divina  provvi- 
denza per  far  risorgere  il  rito 
greco  nelle  medesime  provincie,  si 
valse  dell'oppressione  degli  albane- 
si, i  quali  dopo  le  guerre  sostenu- 
te coi  turchi,  obbligati  finalmente 
a  cedere  alla  poderosa  possanza 
ottomana^  si  portarono  a  stabilire 
la  loro  sede  in  quelle  regioni,  e 
trapiantarono  anche  il  rito  greco 
nativo  che  ancora  osservino.  Dei 
monisteri  greci  che  già  fmono  in 
Roma,  ne  facemmo  il  novero  di 
quelli  principali  de' basiliani  all'ar- 
ticolo Grotta.  Ferrata,  ove  tuttora 
fiorisce  quello  fondato  il  ioo4  ^^ 
s.  Nilo,  dicendo  ancora  che  sino  dal 
pontificato  di  s.  Damaso  I  nel  36j 
i  greci  basiliani  stabilironsi  in  Ro- 
ma 0  luoghi  vicini.  Inoltre  dei 
monasteri  greci    di  Roma  eziandio 


GRE 

ne  parlammo  all'articolo  Chiese  di 
Roma,  ed  in  altri  articoli.  Del  ri- 
to greco  osservato  in  diverse  dio- 
cesi del  regno  delle  due  Sicilie,  se 
ne  tratta  ai  loro  articoli.  Si  può 
leggere  la  lettera  XXXVII  di  Pom- 
peo Sarnelli  nel  tom.  II  delle  Le//. 
eccl.  :  Perche  il  regno  di  Napoli  sia 
numeroso  di  vescovati,  e  (juali  di 
essi  sia  stato  il  primo  canonica- 
mente eretto  in  arcivescovato.  Ivi 
tratta  delle  sedi  vescovili  de'greci, 
dei  loro  diversi  scismi,  e  del  con- 
ciliabolo del  690  adunalo  dal  pa- 
triarca Callinico  di  Costantinopoli, 
in  cui  venne  soppresso  il  celibato 
dei  chierici  greci,  laonde  bencliè  la 
Chiesa  cattolica  non  approvasse  tan- 
to disordine,  tollerò  ne'greci  il  ma- 
trimonio de'chierici  per  impedire 
lo  scisma.  Di  diversi  abusi  de'gre- 
ci il  Sarnelli  ne  tratta  al  tom.  X. 
P^.  l'articolo  Celibato,  ed  il  Ri- 
naldi all'anno  692,  ove  fa  delle 
osservazioni  sulla  soppressione  del 
celibato  stabilito  da  tanti  concilii, 
con  antichissima  consuetudine  os- 
servato^ e  gelosamente  custodito  dai 
vescovi  orientali. 

Quanto  alla  chiesa  greca  russa  , 
essa  pretende  ripetere  la  sua  ori- 
gine dai  tempi  apostolici,  ma  nelle 
grandi  emigrazioni  del  quinto  e 
sesto  secolo  si  disseccarono  ben 
presto  i  deboli  germi  del  cristia- 
nesimo nel  cuore  dei  russi,  i  qua- 
li ritornarono  all'antico  loro  culto 
idolatrico.  Non  prima  del  nono  se- 
colo il  vangelo  gettò  profonde  e 
salde  radici  nella  Russia,  vi  andò 
crescendo  qua  e  là,  or  più  or  me- 
no vigoroso ,  fino  a  che  nel  seco- 
lo X  l' idolatria  dovè  cedergli  il 
campo.  Due  conversioni  si  ammet- 
tono in  questo  regno  al  cristiane- 
simo ,  una  parziale  dopo  il  nono 
secolo;  l'altra  iutiera  dopo  la  me- 


GRE  i4i 

tà  del  decimo,  ambedue  operate 
col  ministero  di  vescovi  cattolici 
della  chiesa  greca  unita  alla  roma- 
na, e  perciò  immune  dallo  scisma 
di  Fozio  e  di  Michele  Cerulario; 
indi  tutti  i  libri  liturgici  della  chie- 
sa russa  composti  furono  da  sacer- 
doti slavi  cattolici.  11  granduca  I- 
saeslaw  implorò  l'aiuto  di  s.  Gre- 
gorio VII,  ed  aflidò  alla  tutela  di 
lui  il  suo  regno.  Niceforo  greco  es- 
sendo stato  nel  1106  consagrato 
metropolita  di  Russia  dal  patriar- 
ca di  Costantinopoli ,  qual  nemico 
di  Roma  tentò  di  disseminare  lo 
scisma  de'  greci  in  Russia,  ma  né 
il  clero ,  né  il  popolo  gli  porsero 
orecchio.  Verso  il  line  del  secolo 
XII  il  Papa  Clemente  111  invitò  i 
russi  a  partecipare  alle  ci'ociale  ;  e 
nel  principio  del  seguente  Innocen- 
zo 111  inculcò  ai  prelati  e  grandu- 
chi  di  Russia  di  stringersi  alla  chie- 
sa romana,  perchè  sebbene  prose- 
guì con  essa  a  mantenersi  amica 
la  chiesa  russa,  ed  era  scevra  de- 
gli errori  e  dell'odio  che  la  chie- 
sa costantinopolitana  avea  contro 
la  Sede  apostolica,  tultavolta  se- 
guiva il  rito  e  conservava  la  gerar- 
chia della  chiesa  gieca ,  e  perciò 
riguardata  come  fuori  della  vera 
Chiesa  da  Roma,  la  quale  senza 
posa  mostrò  instancabile  zelo  per 
richiamarla  all'  unità.  Propagò  la 
fede  cattolica  tra  i  russi  s.  Giacin- 
to primo  discepolo  di  s.  Domeni- 
co, e  fondò  vari  conventi  in  Rio- 
via.  Più  tardi  Giovanni  XXI 1  pri- 
ma della  metà  del  secolo  XIV  e- 
resse  in  Caffa  un  vescovato  latino, 
per  avere  i  francescani  dilatata  lu 
cattolica  religione  in  Russia.  Ma 
la  traslazione  delia  sede  metropoli- 
tana di  Kiovia  a  Mosca,  avvenuta 
dopo  la  metà  di  detto  secolo,  fu- 
vurì  io  scisma,  Pìmeu  metropolita 


i42  GRE 

di  Mosca  turbò  per  poco  l' unione, 
ma  essendo  deposto  gli  successe  il 
religiosissimo  Cipriano  die  vieppiù 
la  strinse  e  propagò.  Dipoi  Fozio 
di  Mosca  ruppe  1'  uni  là  cattolica  , 
■venne  deposto  dal  sinodo  di  Kio- 
via  del  i4j4>  ^  g''  f"  sostituito 
Gregorio  unito  con  Roma.  A  mez- 
zo d'Isidoro  arcivescovo  di  Kiovia, 
che  Eugenio  IV  creò  cardinale,  nel 
concilio  di  Firenze  venne  rafferma- 
ta r  unione  delia  chiesa  russa  con 
]a  romana,  ma  per  aver  pubblica- 
to in  Mosca  il  decreto  dell'unione 
venne  perseguitato ,  e  costretto  a 
rifugiarsi  in  Roma.  Intanto  il  me- 
tropolita di  Mosca  fu  caldo  pro- 
pagatore dello  scisma  in  cui  poi 
caddero  i  kiovensi  nel  i520,  e  lo 
scisma  sempre  più  progredì  nella 
Russia ,  ad  onta  di  quanto  fecero 
Sisto  IV  e  Gregorio  XIII,  essendo 
pure  divenuta  infetta  di  eiesia,  e  se- 
guace di  alcuni  avanzi  del  paganesi- 
mo. Finalmente  la  suprema  autorità 
del  patriarca  di  Costantinopoli  nella 
chiesa  russa  cominciò  a  scemarsi , 
e  a  decadere  ogni  giorno  più  sino 
dal  i587,  quando  lo  czar  Teodo- 
ro si  mise  in  cuore  di  fondare  un 
patriarcato  indipendente  per  ren- 
dere più  augusta  la  sua  chiesa  e 
nazione ,  ed  ottenne  1'  assenso  dai 
quattro  patriarchi.  A  tale  effetto 
Geremia  patriarca  di  Costantino- 
poli si  recò  nel  i5Sg  a  Mosca,  e 
v'  istallò  il  nuovo  patriarca  di  Mo- 
sca ,  dovendo  tenere  co'  successori 
il  secondo  grado  immediatamente 
dopo  il  patriarca  di  Costantinopo- 
li, ai  quali  i  patriarchi  di  Mosca, 
come  ai  capi  della  chiesa  greca,  do- 
vevano partecipare  la  loro  elezio- 
ne. Quindi  dall'  imperatore  Pietro 
I  nel  1721  fu  istituito  in  Russia  il 
sinodo  permanente,  che  arrecò  gra- 
ve pregiudizio  all'  unità  della  chiesa 


GRE 

orientale,  alla  sua  indipendenza  ed 
alla  autorità  della  sede  costantino- 
politana. E  siccome  il  potere  del 
patriarca  russo  salilo  era  all'apice, 
alla  morte  del  patriarca  Adriano 
l'imperatore  commise  gli  affari  ec- 
clesiastici e  patriarcali  ad  un'ombra 
di  patriarca  ,  cioè  ad  un  esarca  , 
ovvero  vicegerente  della  sede  pa- 
triarcale. In  quanto  al  sinodo  ,  o 
sacro  sinodo  legislativo^  esso  tratta 
gli  affari  che  concernono  la  chiesa, 
e  decide  sopra  i  riti  sacri,  le  ere- 
sie, le  bestemmie,  gli  adulterii,  so- 
pra le  dispense  ed  altro.  L' istitu- 
zione di  questo  sinodo  indipenden- 
te recise  ogni  comunicazione  col 
patriarca  greco,  ossia  con  la  chie- 
sa greca  non  unita,  e  da  quel  pun- 
to in  avanti  l'imperatore  divenne 
il  capo  della  chiesa  russa.  Qui  no- 
teremo che  Clemente  VIII  ebbe  la 
gloria  di  riunire  la  chiesa  greco- 
rutena  con  la  romana,  quindi  Pao- 
lo V  riconfermò  l' integrità  del  rito 
greco,  e  proibì  ai  ruteni  di  passa- 
re al  rito  latino.  F.  Russia,  Polo- 
nia, e  RirrENi  ;  e  le  allocuzioni  del 
regnante  Pontefice  Gregorio  XVI, 
pronunziate  nei  concistori  de'  22 
novembre  iSSg,  e  de'  22  luglio 
1842.  Di  questo  argomento,  come 
dell'odierno  stato  religioso  de'  gre- 
ci e  degli  italo-greci,  ne  riparlere- 
mo in  fine  di  quest'articolo  me- 
desimo. 

Il  Pontefice  s.  Pio  V  con  la 
costituzione  Providentia  ,  de'  20 
settembre  i566,  Bull.  Rem.  tom. 
IT,  p.  192,  rivocò  la  facoltà  già 
data  ai  latini  di  celebrare  gli  uf- 
fizi divini  nel  rito  greco,  siccome 
ai  greci  nel  rito  latino.  Al  zelo 
apostolico  di  Gregorio  XIII  si  de- 
ve l'erezione  in  Roma  nel  1577 
del  Collegio  Greco  [Fedi)  a  bene- 
fizio della    nazione  greca,  acciocché 


GRE 

ivi  si  celebrassero  i  sacri  riti  se- 
condo la  greca  liturgia,  e  vi  fosse- 
ro istruiti  nelle  scienze  e  nelle  ve- 
rità cattoliche  i  giovani,  che  ordi- 
nati sacerdoti,  tornando  alle  loro 
patrie,  confermassero  nella  fede  i 
greci  cattolici,  procurassero  la  con- 
versione degli  scismatici  ed  eretici, 
e  prestassero  la  dovuta  ubbidien- 
za al  sommo  Pontefice.  Al  citalo 
articolo  si  parla  del  suddiacono  e 
diacono  greci,  che  allorché  il  Papa 
celebra  solennemente  cantano  in  i- 
dioma  greco  l' epistola  e  l'evange- 
lio: di  questo  se  ne  discorre  pure 
nel  voi.  XXII,  p.  aSo  del  Dizio- 
nario, all'articolo  Cappelle  Ponti- 
ficie, ed  altrove,  come  degli  abiti 
sagri  che  usano,  e  di  quanto  li  ri- 
guarda. Clemente  Vili  con  la  co- 
stituzione Sanctissinius,  de'3  i  ago- 
sto i5g5,  Bull.  Roni.  tom.  V, 
pari.  II,  pag.  72,  spiegò  quali  fos- 
sero i  riti  de'greci  leciti ,  e  quali 
gli  illeciti;  indi  nell'anno  seguente 
stabili  che  in  Roma  sempre  vi 
fosse  un  vescovo  greco  per  confe- 
rire gli  ordini  sagri  ai  greci  di- 
moranti neir  Italia  e  nelle  isole 
adiacenti,  e  pei  pontificali  in  ri- 
to greco,  come  si  legge  nella  co- 
stituzione 34,  nel  tom.  Ili  del  bol- 
lario.  AI  presente  lo  è  monsignor 
Stefano  Missir  di  Smirne,  fallo  ar- 
civescovo d'Irenopoli  nell'Isauria, 
dal  regnante  Gregoiio  XVI  a' 12 
marzo  1837.  Al  citalo  articolo 
Cappelle  Pontificie  si  parla  del 
suo  intervento  alle  medesime,  e 
degli  abiti  coi  quali  v'incede.  An- 
che Urbano  "Vili  con  la  costituzio- 
ne Univfisalis  Ecclesìae  regiminij 
emanata  nel  1624,  dichiarò  che  il 
detto  vescovo  debba  essere  di  pu- 
ro rito  greco.  Kel  num.  28  del 
Diario  di  Roma  del  1816  si  leg- 
ge la  necrologia   di  monsignor  Giu- 


GRE  143 

seppe  Angeluni  di  s.  Giovanni  di 
Acri,  già  monaco  basiliano  greco- 
melchita  della  congregazione  di  s. 
Giovanni  in  Soairo,  alunno  del  col- 
legio greco  di  Roma,  poi  arcive- 
scovo in  partihiis  di  Durazzo,  e 
deputato  pei  pontificali  e  per  la 
ordinazione  de'greci  in  Roma.  Il 
suo  cadavere  fu  associato  dal  par- 
roco di  s.  Giovanni  in  Lalerano 
col  suo  clero  particolare,  e  dall'ai'- 
cicon fraternità  della  basilica.  L'ac- 
compagnarono con  candela  l'arci- 
vescovo armeno ,  i  vescovi  maro- 
nita e  ruteno,  i  padri  abbati  e 
monaci  orientali,  unitamente  agli 
alunni  di  propaganda  fide,  e  vari 
laici  d'oriente.  Il  medesimo  cada- 
vere venne  condotto  secondo  il  ri- 
to greco,  assiso  sopra  una  sedia, 
cogli  abiti  arcivescovili,  nella  chie- 
sa di  s.  Clemente,  ove  in  simil 
guisa  stette  esposto.  Ivi  per  ordine 
di  Pio  VII  gii  furono  celebrati  so- 
lenni funerali.  Fuvvi  primieramen- 
te la  messa  ed  assoluzione  in  rito 
greco;  quindi  altro  incruento  sa- 
grifizio  ed  assoluzione  in  rito  ma- 
ronito, offerto  dal  vescovo  maro- 
nita ;  poscia  un  altro  simile  divino 
servizio  in  rito  armeno;  e  final- 
mente gli  fu  celebrato  il  pontifi- 
cale nel  rito  latino  da  monsignor 
vescovo  Menochio  sacrista  del  Pa- 
pa, coli 'assistenza  de'  vescovi  pre- 
senti in  Roma,  invitati  per  coman- 
do pontificio,  in  un  al  servizio  del- 
la cappella  pontificia.  JVella  seia 
furono  condotte  le  sue  spoglie  mor- 
tali nella  chiesa  di  s.  Maria  in 
Donmica,  ove  secondo  il  greco  ri- 
to furono  fatte  le  ultime  assolu- 
zioni, e  gli  fu  data  sepoltura  nel 
mezzo  di  quel  sacro  tempio,  situa- 
to il  cadavere  sopra  di  una  sedia. 
Nel  1703  Clemente  XI  conces- 
se alle    monache    di    s.  Rasilio  di 


i44  GRE 

Messina,  che  potessero  recitare  l'of- 
lizio  de'Ioro  santi  greci  col  rito  la- 
tino :    perchè    poi    vi  fosse    unifor- 
mità di  rito  tra  le  monache    ed  i 
monaci  di  detto  ordine,  a'26  mar- 
io   1706  con  la  costituzione    Cum 
sicut,  presso  il  Bull.  Roni.  tom.  X, 
par.   I,  pag.    i5g,    comandò    che  i 
monaci  e  le  monache  del    rito   la- 
tino, in  esso  recitassero  la    salmo- 
dia, ed  in  greco  i  greci.  Nell'anno 
precedente  lo   stesso    Clemente  XI 
iodò  con  sua   lettera   la  pietà  e  lo 
zelo  del    cardinal    di  Kollonitz,    il 
quale  instancabilmente  procurava  la 
riconciliazione     de' greci     scismatici 
con  la  Chiesa  romana;  ma  costante- 
mente ricusò  di  dispensare    i  mis- 
sionari   latini    a    potere    usare   se- 
condo il  bisogno  delle    cose    sagre 
del  rito  greco,  conservata  la  liber- 
tà di   tornare,  cessata    la  necessità, 
al    rito    latino;    giacché    dichiarò, 
questa  variazione  opporsi    all'anti- 
ca disciplina  della  Chiesa   cattolica, 
ai  decreti  de'concilii  generali,  e  al- 
la costante  consuetudine.   Benedet- 
to XIV    ad    ovviare    alle     contro- 
versie e    dissensioni    che  potessero 
nascere  co'vescovi    e    parrochi    la- 
tini, nelle  cui    diocesi    dimorano  i 
greci    ed    albanesi    di    rito    grecoj 
per  motivo  di    giurisdizione,    della 
professione  della  fede,    e    dell' am- 
ministrazione   de'  sagramenti  ,    con 
bolla  de'  6   maggio,  pubblicata  a'2 
giugno    1742,    Et    si    Pastoralis  , 
presso  il   tom.   I,  p.    167    del    suo 
bollarlo,    rinnovò    tutti    i    privilegi 
concessi    dai    suoi    predecessori     ai 
medesimi   greci,  facendovi    un    di- 
stinto   compendio   di    tuttociò   che 
questi  devono    credere  e    professa- 
re, di  quello  che  è  loro  permesso 
di    osservare    e    di  ammettere,    e 
della  maniera    con    la    quale    deb- 
bousi  portare    co'  vescovi    latini  ;  i 


GRE 

quali  vedendo  nuovamente  confer- 
mati i  privilegi  di  quelle    nazioni, 
già  conceduti  dai    Pontefici,    prin- 
cipalmente Irmocenzo  IV,  Leone  Xj 
Clemente  VII,    Paolo    III,    Giulio 
III,  Pio    IV,   s.    Pio  V,    Gregorio 
Xlll,  e  Clemente  Vili,  non  reche-* 
ranno  ad  essi  fastidio    per  rappor- 
to ai  loro  riti   e  costumi,  di  cui  i 
Papi   furono  sempre  gelosi   e  Zelan- 
ti   mantenitoi'i  .     Tuttavolta    nella 
bolla,  pare  che  i  greci  d'Italia  deb- 
bano dipendere    dall'ordinario    del 
luogo,  giacché  sotlojnelte  tutti  i  greci 
d'Italia  alla  giurisdizione  dei  rispetti- 
vi   vescovi   latini.    Inoltre  Benedetto 
XIV  fece  ristampare  e    pubblicare 
V  Eucologio  {f^edi)i  ossia  rituale  o 
poiitilicale  della    chiesa    greca,    di* 
ligentemente  corretto,    e    questo  il 
Pontefice  propose  per    1'  uso    delle 
chiese  greche  unite  a  tutti   i   vesco- 
vi ed  ecclesiastici    greci,    mediante 
la  sua  lettei'a   apostolica    Ex  quo. 
Il  Sarnelli  nel  tomo  I    delle    Let- 
tere eccl.  p.    167   e    seg.,  parlando 
eruditamente  de' riti  greci,  dice  che 
questi   furono  approvati  da  s.  Leo- 
ne IX,  Celestino  III,  Innocenzo  III 
nel  concilio  Lateranense  IV,  Inno- 
cenzo IV,    Alessandro  IV,    Grego- 
rio X  nel    concilio    di     Lione    li, 
Eugenio  IV  nel  concilio  di   Fiien- 
ze,  e  da  Clemente  Vili;  ed  osser- 
va che  i  preti  greci  che  dallo  scis- 
ma ritornano  al  grembo  della  Chic 
sa  cattolica,  quantunque  sieno  sta- 
ti ordinati    dai    vescovi    scismatici, 
sono    ammessi    al    sacro    ministero 
senza  nuova  ordinazione.   Per  tut- 
to ciò  che    spetta    poi    ai    riti  dei 
greci,  alla  loro    disciplina    e    con- 
suetudini, ed  altro  che  li  riguarda, 
se  ne  tratta   particolarmente  ai  ri- 
spettivi    articoli     del     Dizionario , 
in    un     ai     loro     sagri    paramenti. 
AU'arlicolo    Grotta    Ferrata    di- 


GRE 
iTtno  come  i  monaci  basìliani  i- 
talogreci  dopo  il  concilio  fioren- 
tino adottarono  celebrare  coli'  azi- 
mo  e  coi  paramenti  Ialini,  nel 
qual  rito  stabilirono  in  ogni  chiesa 
celebrare  due  messe  ;  con  altre  no- 
tizie riguardanti  i  riti  de' greci. 
Ma  de'  paramenti  usati  dai  greci, 
qui  appresso  ne  riporteremo  una 
breve  descrizione,  con  le  simboli- 
che spiegazioni  de'medesimi  greci. 

Del  lettore  e  del  cantore.  Il 
lettore  ed  il  cantore  si  vestono  di 
una  tonaca  corta,  tessuta  di  filo 
di  lino:  indica  la  divina  protezio- 
ne. Se  essa  è  di  colore  rosso,  rap- 
presenta la  purpurea  clamide  per 
ludibrio  vestita  al  Salvatore  ;  se  di 
color  bianco,  significa  la  purità 
degli  iniziati  al  sacerdozio.  V.  Si- 
mone Tessalonicense  nel  libro  De 
Sacramentis. 

Del  suddiacono.  Il  paramento 
proprio  del  suddiacono  è  una  to- 
naca lunga,  ma  più  stretta  e  più 
corta  di  quella  usata  dal  diacono, 
versus  ^  linea,  così  chiamata  dalle 
lunghe  pieghe  che  fa  questa  veste. 
11  color  bianco  significa  la  purità 
scevra  da  passioni  ;  la  zona  di  cui 
si  cinge  indica  la  castità  che  l'or- 
dinalo deve  serbare  da  quel  mo- 
mento,' poiché  non  può  più  pren- 
dere moglie,  benché  i  greci  ten- 
gano per  ordine  minore  il  suddia- 
conato. 

Del  diacono.  Si  veste  il  diaco- 
no di  una  certa  tonaca,  o  voglia- 
mo dire  dalmatica,  ampia  e  talare, 
di  color  bianco,  imitante  l'angelico 
splendore  ,  poiché  il  diaconato  dei 
greci  si  suole  chiamare  ordine  an- 
gelico. Ornamento  proprio  del  dia- 
cono è  r  orario,  vale  a  dire  una 
sorta  di  fascia  larga  quattro  polli- 
ci, la  quale  appesa  alla  spalla  sini- 
stra   scende    davanti    e  di    dietro, 

VOI.    •xxxii. 


GRE  145 

adorna  dell'  iscrizione  greca  agios, 
agios ,  agios,  che  bene  esprime  la 
santità  necessaria  a  chi  esercita  tale 
ministero,  ed  è  anche  l'inno  che 
gli  angeli  cantano  in  cielo.  Circa 
l'origine  della  parola  orario,  varie 
sono  le  sentenze.  Ealsamone  la  dedu- 
ce dal  verix)  ópioì ,  òpà,  perchè  per 
mezzo  dell'  orario,  la  cui  parte  an- 
teriore tiene  il  diacono  sollevata 
con  r  estremità  delle  tre  dita  della 
destra,  s' indicano  al  popolo  le  ac- 
clamazioni e  le  preghiere  da  farsi. 
Arcudio  però  vuole,  e  con  più  ra- 
gione ,  che  ùpx  ne  sia  il  tema, 
perocché  con  l'orario  il  diacono 
indica  il  tempo  di  cominciar  la 
messa,  la  preghiera,  il  canto,  ec. 
Tutti  i  commentatori  delle  greche 
liturgie,  ai  quali  vuoisi  aggiungere 
8.  Sofronio  di  Gerusalemme,  all'ora- 
rio appeso  alla  spalla  sinistra  danno 
il  significato  di  ale  indicanti  la  velo- 
cità angelica  nel  divino  servizio  ; 
quindi  ad  imitazione  de' cherubini, 
che  innanzi  alla  divina  maestà  per 
rispetto  copronsi  il  viso  colle  loro 
ali ,  anche  il  diacono  prima  della 
comunione  cingesi  dell'  orario,  for- 
mando una  croce  sulle  spalle  e  sul 
petto.  Il  medesimo  s.  Sofronio  al- 
l' orario  appeso  sulla  sinistra  del 
diacono  dà  anche  una  nuova  spie- 
gazione ;  egli  pertanto  dice  che  la 
parte  anteriore  dell'  orario  indica 
il  nuovo  Testamento ,  e  la  parte 
posteriore  il  vecchio,  ed  è  perciò 
che  nella  comunione  non  si  avvi- 
cina ai  santi  misteri,  prima  di  aver 
unito  al  vecchio  il  nuovo  Testa- 
mento; cioè  che  quanto  era  adom- 
brato nel  vecchio  Testamento,  nel 
nuovo  è  stato  già  effettuato.  Di 
più  lo  stesso  s.  Sofronio  dà  una 
nuova  etimologia  al  nome  dell'  a- 
bito  diaconale,  asserendo  così  chia- 
marsi, (jiuia   graiia   divina   in   ilio 

IO 


i46  ORE 

constitil.  Qui  appresso  daremo  la 
spiegazione  Ae  manipoli  o  meglio 
bracciali  o  sopra  maniche,  dell'  u- 
so  de'quali  pel  diacono,  non  tro- 
vato gran  fatto  antico  dal  Goar, 
notam  12  in  ».  Gio.  Grisostomo, 
ad  Missam,  ne  fa  menzione  il  ci- 
tato s.  Sofronio. 

Del  sacerdote.  Il  sacerdote  in 
primo  luogo  vestesi  del  camice,  a 
cui  soprappone  la  stola,  che  unita 
sui  petto  scende  sino  quasi  ai  pie- 
di, adorna  di  cinque  croci,  una  cioè 
sulla  parte  che  tocca  il  collo,  due 
alla  metà,  e  altre  due  quasi  all'e- 
stremità della  stessa  ;  signifìca  la 
grazia  dello  Spirito  Santo  che  si 
diffonde  sui  sacerdoti.  Una  zona, 
segno  di  continenza  e  castità,  strin- 
ge la  stola  e  il  camice  insieme. 
Adatta  prima  alla  destra,  e  poi  al- 
la sinistra  le  sopra  maniche,  che 
dal  polso  sin  quasi  al  gomito  co- 
prono le  maniche  del  camice ,  al 
quale  stanno  legate  per  alcuni  lac- 
ci che  significano  i  vincoli  da  cui 
furono  strette  le  mani  del  Salva- 
tore condotto  ad  Anna  e  Caifa; 
denotano  anche  la  tolleranza  ne- 
cessaria al  sacerdote,  ed  i  galloni 
Httaccati  per  lo  più;  fauno  le  veci 
dei  lacci  pendenti.  I  soli  vescovi 
anticamente  usarono  le  sopra  ma- 
niche, indi  furono  usurpate  dai  sa- 
cerdoti ,  e  poi  dai  diaconi  ancora, 
adorne  però  di  semplice  croce  , 
mentre  i  vescovi  porlanvi  intessu- 
ta l'immagine  del  Salvatore,  uso 
che  si  pretende  nato  sino  dalle 
prime  persecuzioni  degli  iconocla- 
sti. Quei  zelanti  prelati  eccitavano 
il  fervore  del  popolo,  che  accorren- 
do al  bacio  della  sacra  mano,  ne 
veniva  porta  invece  l' immagine 
del  Salvatore;  cosi  vediamo  che  il 
sommo  Pontefice,  vicario  di  Gesù 
Cristo,  a  chiunque  si  prostra  ai  di 


Ci  II  E 

lui  piedi  porge  ad  adorare  la  croce 
che  n'orna  le  scarpe.  Un  orna- 
mento poi  tutto  particolare  pei 
greci  è  il  subgenuale.  E  di  forma 
quadrangolare,  alto  un  palmo  r 
mezzo  circa  da  ogni  lato ,  portasi 
pendente  dalla  zona  per  una  le- 
gaccia  attaccata  ad  una  punta  del- 
lo stesso  ornamento,  il  quale  anti- 
camente fu  forse  la  tovagliola,  che 
dai  celebranti  portavasi  a'  fian- 
chi. Di  fatti  s.  Sofronio,  nel  fram- 
mento citato  sulla  liturgia,  e  ri- 
portato nel  tom.  IV  dello  Spicile- 
gium  ronianum,  dato  alla  luce  dal 
dotto  cardinale  Mai,  non  fa  alcuna 
menzione  del  suhgenuale ,  ma  in 
vece  nomina  sudariwn  ,  e  ne  sog- 
giunge la  spiegazione ,  est  linteum, 
e  s.  Germano  aggiunge  con  cui 
terse  le  mani,  cioè  dopo  la  lavan- 
da de'  piedi.  Es$o  adunque  signifi- 
ca la  vittoria  contro  la  morte , 
l'immortalità  delle  anitne  nostre, 
e  la  forza  divina  contro  le  debel- 
late potestà  inli^rnali  :  per  tale  in- 
terpretazione chiamasi  spada ,  ar- 
ma che  vedesi  in  tessuta  al  sub  gè- 
nuale ,  o  sola,  o  imbrandita  da 
un  angelo,  o  in  vece  una  sola  te- 
sta di  cherubino,  o  l' immagine  dei 
Salvatore  quando  se  ne  cinge  il 
vescovo,  o  una  croce  comunemen- 
te, la  quale  è  il  tipo  d'  ogni  vitto- 
ria. Ai  semplici  sacerdoti  è  negato 
r  uso  del  subgenuale,  a  meno  che 
non  sieno  insigniti  d'autorità  di 
parrochi,  ec.  Tutti  questi  paramenti 
restano  coperti  da  una  maestosa 
pianeta,  che  stretta  dalla  parte  su- 
periore va  allargandosi  come  scen- 
de sin  quasi  ai  piedi,  il  cui  lembo 
anteriore,  si  può  dire  con  Ono- 
rio 1.  I,  e.  207,  errnl/undus  utrius- 
gite  in  brachia  subleva  tur.  Questa 
pianeta  fu  comune  alla  chiesa  la- 
tina e  greca,  e  della   medesima  un 


GRE 

fempo  paravansi  anche  i  Papi,  co- 
me attestano  vari  monumenti  esì- 
stenti in  Roma ,  ed  in  particola!- 
modo  molti  bassi  rilievi,  vicino  la 
sagrestia  della  chiesa  di  s.  Seba- 
stiano fuori  delle  mura.  Noteremo 
qui  appresso  la  differenza  de' para- 
menti sacerdotali  dai   vescovili. 

Del  vescovo.  La  tunica  o  tonaca 
o  sia  camice  del  vescovo,  oltre  che 
non  è  sempre  di  color  bianco ,  è 
adorna  di  alcune  strisciette  bian- 
che Tramezzate  di  rosso,  chiamate 
ilumina  giusta  il  detto  del  Sal- 
vatore in  san  Giovanni,  VII,  38: 
qui  credit  in  me  Jlumina  de  ventre 
ej'us  Jluent  aquae  vivae,  e  signifi- 
cano la  grazia.  Secondo  Balsamone 
però  in  Med.  de  Patr.  p.  44?)  ^ 
questi  fiumi  o  strisele  bianche  e 
rosse  si  dà  la  spiegazione  dell'acqua 
e  sangue  versato  dal  costato  del 
Salvatore.  Di  queste  /lumina  ne 
parla  anche  il  Buonarroti  nelle 
Osservazioni  sui  medaglioni  antichi 
a  p.  94,  citando  Simone  Tessalo- 
nicense,  ed  il  Goar  neh'  Eucologio. 
A  queste  strisciette  si  aggiungeva- 
vo  la  figura  della  lettera  r  quadru- 

plicata  in  questa  maniera      V  cosa 

che  da  qualche  secolo  è  andata  in 
disuso  -,  con  ciò  Vuoisi  indicata  la 
ss.  Trinità,  e  la  scienza  che  il  ve- 
scovo ne  deve  avere.  La  pianeta 
vescovile  simile  a  quella  de'  preti , 
viene  chiamata  multicrucium,  per 
la  quanlilà  delle  croci  che  l' orna- 
no, le  quali  un  tempo  vedevansi 
chiuse  dalle  quattro  r  nella  forma 
che  abbiamo  prodotta.  Simone  di 
Tessalonica  nel  libro  De  tempio  p. 
220,  dice  che  il  proprio  significato 
della  mullicruvium ,  indica  la  pas- 
sione del  Salvatore ,  e  che  il  ve- 
scovo deve  imitarla  coi  patimenti 
t-  con  le  croci. 


GRE  147 

Del  patriarca  e  metropolita.  I 
patriarchi  e  metropoliti  invece  di 
felonio  indossano  una  tunicella 
sparsa  di  croci,  ed  im  tempo  era 
senza  maniche.  Rappresenta  il  sac- 
co di  scherno  posto  a  Gesù  Cri- 
sto, come  interpreta  lo  slesso  Tes- 
salonicense.  A  tutti  questi  orna- 
menti soprappongono  il  pallio  tes- 
suto di  lana  bianca,  e  insignito 
di  croci,  il  quale  nobilmente  avvolto 
intorno  gli  omeri  lascia  cadere  le 
estremità  di  dietro  e  davanti.  Il 
Tessalonicense  assicura  significare 
la  carne  che  il  Verbo  assunse  dal 
seno  di  Maria  Vergine.  La  lana 
di  cui  è  tessuto  il  pallio ,  indica 
la  pecorella  smarrita,  dal  medesimo 
Salvatore  caricata  sulle  sue  spalle, 
perciò  vi  si  vede  tessuta  una  peco- 
ra nella  parte  che  tocca  le  spalle, 
cioè  i  nostri  peccati  ;  aggiungasi 
ch'egli  ne  fu  l'ostia  salutare.  So- 
pra il  pallio  sta  appesa  sino  al 
seno  una  teca  o  croce  contenen- 
te le  sante  reliquie.  La  mitra, 
simile  alla  tiara  imperiale,  nei 
quattro  rilievi  è  ornata  di  altret- 
tante croci,  o  pure  dei  sìmboli  de- 
gli evangelisti,  o  di  quattro  teste 
di  cherubini.  È  cosa  troppo  astru- 
sa il  rintracciare  quando  1'  uso  del- 
la medesima  s'introdusse  nella  chiesa 
greca  ;  si  hanno  monumenti  che 
attestano  averla  usata  il  solo  s. 
Cirillo  d' Alessandria  quale  legato 
del  Papa  s.  Celestino  I  nel  conci- 
lio generale  di  Efeso  del  43 1. 
Certo  è,  che  coH'andar  del  tempo 
ogni  vescovo  se  ne  adornò  il  ca- 
po. Una  traccia  indubitata  dell'  u- 
so  della  mitra,  1'  abbiamo  dai  tem- 
pi più  remoti,  sebbene  da  alcuni 
non  si  creda.  Dappoiché  se  vera- 
mente si  appartiene  a  s.  Sofi-onio, 
come  il  codice  ci  assicui-a ,  quel 
frammento  liturgico  sopraccitato,  la 


i48  GRE 

mitra  era  usala  dai  vescovi  fino 
dal  sesto  secolo ,  dicendo  cosi  il 
passo  di  s.  Sofronio:  mitra  rolunda 
e/US  capitisy  sedem  indicai  che.rit- 
bicam.  L'  Aliaci  inteirogato  dal 
Goar  suir  uso  della  mitra  riguar- 
do ai  vescovi  gieci,  non  potè  ne- 
gare eh'  essi  già  coprivano  la  testa 
di  certo  addobbo.  Il  medesimo  Goar 
afferma  ignorarsi  tra'  vescovi  orien- 
tali l'uso  Ae\X  anello.  W  bacalo  pa- 
starale,  cos'i  chiamasi  dall'ammini- 
strazione della  giustizia  ,  e  dalla 
paterna  sollecitudine  che  il  vescovo 
deve  avere  del  proprio  gregge.  È 
intarsialo  d'avorio  e  d'ebano  o  pu- 
re di  tartaruga  ;  la  parte  supeiiore 
è  ornata  di  due  serpenti  d'avorio 
dolcemente  pieganti  uno  contro  l'al- 
tro le  teste;  e  significano  la  pru- 
denza necessaria  tanto  al  governo 
delle  pecorelle.  I  vescovi,  lasciati 
tutti  i  paramenti  sopra  descritti,  in 
molte  assistenze  vestonsi  di  abiti 
diversi ,  e  a  loro  particolari.  la 
primo  luogo  indossano  il  Mandias; 
è  questo  un  vestimento  simile  al 
mantello  antico,  aperto  davanti,  e 
fermato  alla  gola  da  una  fibbietta 
o  altro;  l'ampiezza  del  medesimo 
si  mostra  nelle  crespe  e  nei  seni 
che  lo  raccolgono  di  dietro.  Sotto 
la  parte  anteriore  che  va  stretta  al 
collo ,  due  pezzi  quadrati  di  stoffa 
per  lo  più  bianca  1'  adornano  ; 
chiamansi  pocula,  e  sono  simbolo 
dell'antico  e  nuovo  Testamento,  le 
fonti  cioè  donde  il  pastore  deve 
attingere  le  dottrine  per  istruire  il 
popolo.  Sotto  queste  insegne  attra- 
veisasi  il  Mandia  o  Mandias  tutto 
all'  intorno  da  tre  strisciette  bian- 
che Tramezzate  di  rosso,  larghe  due 
pollici  in  circa,  e  lontana  una  dal- 
l'altra  un  palmo  e  mezzo  circa. 
L' estremità  della  parte  anteriore, 
le  quali  sovrastano  ai   piedi,   por- 


GRE 
tano  anche  due  pezzetti  della  sles- 
sa stoiia  che  formano  la  pocula. 
Le  slriscie  c\ì\am-Am\  Jlumina^  e  co- 
me si  disse  di  sopra,  si  dà  loro 
anche  il  significato  dell'  acqua  e 
sangue  che  mandò  fuori  il  costato 
del  Salvatore  crocefisso.  Molti  sacri 
commentatori  riconoscono  nel  Man- 
dias il  mantello  monastico,  ritenu- 
to dai  vescovi  (jual  memoria  di 
loro  antica  umiltà,  poiché  da  quel 
ceto  insigne  ne  venivano  scelti  qua- 
si sempre.  In  tale  abbigliamento  il 
vescovo  adorna  il  capo  del  camau- 
ro o  berrettino,  camelaucio ,  ed  ec- 
cone  la  descrizione  che  ne  dà  1'  Al- 
iaci nella  sua  grande  opera.  De 
utriusque  Ecclesiae  perpetua  con- 
sensione,  ì.  3,  e.  8,  12,  col.  loSj. 
Caput  aperiunt  (  monachi  )  carne- 
lancio,  quod  capilis  tegmen  est  ejc 
lana  nigricante,  ut  natura  Ulani 
dedit,  textum,  rotundam  iMiludine 
semipalmare  ,  in  fonnani  conchne 
finiens  ;  qua  caput  ingreditur,  non 
undequaque  rotundatur  ^  sed  ubi 
aures  sunt  plagulae  junguntur  , 
quibus  aurium  incommodos  meden- 
tur.  L' altezza  menzionata  non  si 
verifica  nei  camelauci  portali  dai 
vescovi ,  è  varia  n'  è  la  materia  ; 
resta  coperto  da  un  velo  nero,  in 
forma  di  antica  cocolla.  Il  medesi- 
mo camelaucio  fa  le  veci  di  cap- 
pello nei  preti  o  Papas. 

Sui  calori  dei  suddetti  paramenti. 
I  sopra  descritti  paramenti  si  adopera- 
no indifferentemente  di  vari  colori: 
il  bianco  però  è  il  più  comune,  ec- 
cettuata la  quaresima  e  i  giorni 
di  lutto,  nei  quali  i  sagri  paramenti 
sono  di  colore  rosso,  e  in  tal  caso 
i  paramenti  de'  vescovi  non  sono 
adornati  ne  di  croci,  né  dei  cosi 
detti  fiumi ,  Jlumina.  Questa  è  la 
fei'ma  costumanza  della  chiesa  gre- 
ca, come  rispose  Demetrio  Comateno 


GRE 

a  Costantino  Cabasila.  Lo  stesso 
Comateno  nel  lib.  V  del  Diritto 
greco-romano ,  determina  il  tempo 
ili  cui  si  usa  di  colore  rosso,  e  ne 
tlà  la  spiegazione,  dicendo  che  in- 
dicano lutto  i  rossi  paramenti,  ed 
iisansi  solamente  nei  giorni  di  di- 
giuno, e  nella  commemorazione  dei 
morti.  Da  questo  ben  si  rileva, 
come  dicemmo  altrove,  perchè  il 
Papa  nella  quaresima,  avvento, 
giorni  di  lutto,  e  nelle  esequie  dei 
morti  usa  il  colore  rosso,  f^.  Co- 
lori   ECCLESUSTICI. 

Passiamo  per  ultimo  ad  accen- 
nare lo  stalo  presente  dei  greci  uni- 
ti cattolici,  e  dei  vescovati  latini 
nelle  regioni  greche,  o  sotto  1'  an- 
tica giurisdizione  del  patriarca  di 
Costantinopoli,  sebbene  se  ne  parli 
ai  singoli  articoli  delle  sedi  vesco- 
vili si  greche,  che  latine  in  paesi 
greci,  avendo  pure  articoli  questo 
Dizionario  delle  sedi  greche  che 
non  hanno  più  vescovi.  Ciò  che 
riguarda  la  giurisdizione  ecclesiasti- 
ca dell'arcivescovo  in  partibus  vi- 
cario apostolico  patriarcale  pei  la- 
tini in  Costantinopoli ,  è  riportato 
a  queir  articolo.  Himangono  dun- 
que qua  e  là  sparse  delle  vestigia 
dell'  originario  purissimo  culto  nei 
greci  di  rito  latino,  che  non  si  di- 
partirono dall'  unità  del  corpo  dei 
fedeli  ;  ma  comunemente  si  dà  il 
nome  di  chiesa  greca  a  quella  co- 
munione d'individui,  che  aderì  allo 
scisma  de'  greci  patriarchi  di  Co- 
stantinopoli ,  e  che  predomina  in 
tutto  l'  oriente,  e  nell'impero  delle 
Russie,  ove  il  sovrano  è  pure  au- 
tocrate capo  della  chiesa  russa,  se- 
condo lo  stabilimento  di  Pietro  I  il 
Grande,  che  per  governarla  istituì 
un  consiglio  chiamato  santo  sino- 
do, riserbandosene  la  presidenza  co- 
me la  uomiua    de'  membri.   Adun- 


GRE  149    , ^^ 

que  dal  patriarca  greco  scismatico  ^Sj| 
residente  in  Costantinopoli  sono  di- 
pendenti i  metropoliti,  ciascuno  dei 
quali  ha  soggetto  un  maggiore  o 
minore  numero  di  suffragane!.  Il 
basso  clero  riscuote  generalmente 
molto  rispetto,  ma  è  dotato  di  poca 
sapienza,  e  vive  nell'inopia  la  mag- 
gior parte  ;  da  ciò  ne  deriva  la 
continuazione  di  molte  pratiche 
superstiziose,  e  di  moltiplicate  asti- 
nenze. Le  sedi  arcivescovili  e  ve- 
scovili poi  di  rito  latino  nei  paesi 
greci,  sono  sotto  la  direzione  della 
congregazione  di  propaganda  fide, 
L' abbate  Terzi  nella  sua  Siria  sa- 
era  che  pubblicò  nel  i6g5,  noa 
solo  ci  diede  un  trattato  sul  pa- 
triarcato Costantinopolitano  ,  ove 
parla  de'suoi  dignitari,  della  geogra- 
fia sacra  del  medesimo ,  e  della 
successione  cronologica  de'  patriar- 
chi greci  sino  a  quello  eletto  nel 
1673;  ma  a  p.  4^1  riporta  lo  sta- 
to d'  allora  de'  cattolici  dimoranti 
nelle  isole  dell'  Arcipelago  e  luo- 
ghi adiacenti. 

Italo-greci.  Sotto  Selim  II  che 
regnò  sul  trono  ottomano  dal  i  SQ^ 
al  i574,  circa  centomila  greci  per 
isfuggire  dalla  barbarie  del  vinci- 
tore dell'  Epiro  e  del  Peloponneso, 
approdarono  in  molti  porti  d' Ita- 
lia. Le  città  di  Venezia,  Ancona, 
Livorno,  anzi  la  Corsica,  la  To- 
scana, le  due  Sicilie  ne  furono  in- 
gombre. Di  un  tal  numero  però  oggi 
forse  non  esìste  la  metà,  dappoiché 
molte  famiglie  sì  estinsero,  molte 
emigrarono,  e  molte  passarono  al  rito 
latino.  Va  notato  che  molti  alba- 
nesi per  sottrarsi  dalla  dominazio- 
ne ottomana  si  rifugiarono  in  Italia 
anche  dopo  la  morte  del  celebre 
Scanderbegh,  ossia  Giorgio  Castrio- 
ta,  avvenuta  nel  1467  o  1468:  di 
questo  eroe  cristiano  parlammo  agli 


i5o  GRE 

articoli  Albania ,  Epiro,  Croia,  e 
nel  volume  XVIII,  pag.  54  e  ^g 
del  Dizionario.  Parleremo  qui  dei 
luoghi  dove  si  trovano,  o  dove 
di  essi  rimane  qualche  stabilimen* 
to.  Furono  per  la  loro  educa- 
zione fondati  de' collegi  o  semi- 
nari in  Roma,  in  s.  Benedetto  di 
Ullano,  ed  in  Palermo,  e  nei  me- 
desimi luoghi  risiedono  tre  vescovi 
per  la  ordinazione  nel  loro  rito 
nativo.  Ma  dipendono  dalla  sacra 
cardinalizia  Congregazione  di  pro- 
paganda fide  {^Vedi),  con  cui  gli 
ordinari  latini  devono  trattare  per 
quel  che  concerne  le  colonie  gre- 
che. Anche  gli  ordinari  latini,  per 
quel  che  concerne  le  colonie  gre- 
che, devono  trattare  con  tal  con- 
gregazione, da  cui  quelle  dipendo- 
no. Questi  italo-greci  debbono  re- 
golarsi neir  osservanza  del  proprio 
rito,  secondo  le  costituzioni  ponti- 
ficie di  Clemente  Vili ,  Clemen- 
te XII,  e  specialmente  secondo 
quella  di  Benedetto  XIV,  Et  si 
Pastoralìs ,  la  quale  richiama  le 
antiche .  I  greci  come  in  levante 
COSI  in  Italia  osservano  oltre  la  no- 
stra tre  quaresime  loro  particolari. 
Precede  la  prima  la  Natività  del 
Signore,  ed  ha  principio  il  giorno 
i5  novembre;  la  seconda  precede 
la  festa  de' ss.  Pietro  e  Paolo,  e 
principia  il  lunedì  della  seconda 
settimana  dopo  la  Pentecoste;  la 
terza  precede  l'Assunzione  di  Ma- 
ria Vergine,  e  comincia  il  primo 
di  agosto.  Queste  quaresime  non 
obbligano  al  digiuno,  ma  alla  sola 
astinenza.  Primieramente  notere- 
mo, che  in  quanto  ai  greci  della 
città  di  Venezia,  essi  vi  giunsero 
mendici,  ma  furono  accolti  beni- 
gnamente ,  e  vi  ottennero  sicu- 
rezza e  protezione.  Ebbero  la  chie- 
sa di    san  Giorgio  ,    l' indipendcn- 


GRE 

za  dall'ordinario,  e  la  facoltà  di  sce- 
gliersi un  parroco,  che  loro  am- 
ministrasse i  sacramenti  nel  loro 
rito. 

Ancona.  La  chiesa  già  latina  di 
8.  Anna  fu  data  da  Clemente  VII 
ai  greci,  che  ottennero  il  privilegio 
di  scegliersi  il  cappellano  per  l'am- 
ministrazione de'  sagramenti ,  amo- 
vibile a  loro  volontà,  ed  indipen- 
dente dall'ordinario.  Tanto  appro- 
varono Gregorio  XIII,  Clemente 
Vili  e  Paolo  V.  Questa  chiesa 
possiede  un  piede  di  s.  Anna. 
Questa  colonia  greca  nella  vigilia 
de'ss.  Pietro  e  Paolo  dovea  fare 
un'  oblazione  in  cera  alla  camera 
apostohca.  Nel  1 797,  epoca  della 
dominazione  della  repubblica  fran- 
cese, il  parroco  co' suoi  dichiararon- 
si  scismatici.  Nel  1822,  dopo  una 
lunga  causa,  la  chiesa  fu  loro  tol- 
ta, e  restituita  ai  latini.  Il  cappel- 
lano latino  ha  l'obbligo  di  fare  il 
catechismo  a'greci  scismatici,  alme- 
no una  volta  la  settimana;  e  ben- 
ché di  rado,  si  ottenne  qualche 
conversione.  Quanto  ai  nazionali  di- 
moranti in  Ancona  va  letta  la  pe- 
tizione fatta  nel  i8i5  a  monsignor 
Gazzoli  delegata  apostolico,  per  go- 
dere i  diritti  di  quel  porto  franco, 
e  il  possesso  di  detta  chiesa,  peti- 
zione che  venne  riportata  nel  nu- 
mero sessantotto  del  Diario  di  Roma 
di  detto  anno. 

Corsica.  Una  colonia  greca  ve- 
nuta dalla  Morea,  e  precisamente 
dal  Braccio  Maina  si  stabdì  in 
Cargese,  diocesi  di  Aiaccio,  e  di- 
pende da  quel  vescovo.  La  popo- 
lazione greca  si  fa  ascendere  a 
mille  individui.  Hanno  una  chiesa 
con  r  archimandrita  parroco  ,  e 
v'era  un  monistero:  un  alunno 
è  nel  Collegio  Urbano  (^P^edi)  di 
propaganda  /Ide  a  Roma. 


GRE 

Livorno.  Si  stabilirono  nel  1600 
alcuni  greci  cattolici  in  questa  cit- 
tà, ed  ora  vi  sono  circa  cinquan- 
ta individui  ,  col  parroco.  Tali 
greci  venuti  dal  levante  erano  spar- 
si in  più  città  della  Toscana,  fin- 
ché si  ridussero  a  Livorno.  La  loro 
chiesa  dedicata  alla  ss.  Annun- 
riata  fu  eretta  nel  1607,  alla  quale 
Jìtnedetto  XIV  nel  lySS,  in  premio 
del  loro  attaccamento  alla  fede, 
nccordò  tutti  i  privilegi  della  pa- 
triarcale basilica  Liberiana. 

Pianiano.  Nella  diocesi  di  Acqua- 
pendente ,  sotto  Benedetto  XIV 
una  colonia  di  greci,  venuta  dal- 
l' Albania,  composta  di  duecento 
famiglie,  fu  stabilita  in  Pianiano 
restato  senza  abitatori.  Il  Papa  die- 
de ad  essi  in  enfiteusi  i  beni  ca- 
merali ivi  esistenti^  obbligandoli 
ad  un  piccolo  canone.  Ora  ne  l'i- 
mangono  quattro  famiglie,  ed  han- 
no una  chiesa  fabbricata  da  Pio 
VI,  ed  il  parroco. 

Napoli.  Fin  dal  i526  si  tro- 
vava una  colonia  greca  in  questa 
capitale.  Ignota  n'è  la  popolazione 
che  ha  una  chiesa  parrocchiale 
tiedicata  a' ss.  Pietro  e  Paolo,  il 
parroco,  il  cappellano,  ed  una  con- 
gregazione. Questa  chiesa  deve  il 
suo  principio  a  Tommaso  Paleolo- 
go  Assagni  discendente  dai  princi- 
pi di  Arcadia.  Paolo  III  e  Carlo 
V  gli  concessero  privilegi. 

ì^ìUabadessa.  Villaggio  della  dio- 
cesi di  Atri  e  Penne  negli  Abruz- 
zi :  havvi  una  colonia  greca  venu- 
ta da  Pichierni  nell'  Albania  nel 
1744-  11  ''e  Carlo  III  accolse  que- 
sti greci  umanamente,  ed  ivi  stabi- 
litili gli  eresse  la  chiesa  in  onore 
della  Beata  Vergine.  La  popola- 
zione greca  ascende  a  quattrocento 
individui,  ed  ha  una  chiesa  ed  il 
parroco. 


GRE  i5:i 

Barletta.  Nella  diocesi  di  Trani 
vi  è  una  colonia  greca  di  cento 
individui,  che  hanno  una  chiesa 
dedicata  a  s.  Maria  degli   Angeli. 

Lecce.  Ha  quaranta  greci,  una 
chiesa  greca  sacra  a  s.  Nicolò,  go- 
vernata da  un  prete  latino  ;  mol- 
tissimi greci  trovansi  nella  diocesi, 
che  hanno  ritenuta  la  loro  Ungua, 
ma  seguono  il  rito  latino. 

Italo. greci  delle  Calabrie.  Nelle 
Calabrie  vi  sono  venticinquemila 
greci  sparsi  nelle  diocesi  di  Cas- 
sano, Rossano ,  Bisignano,  ed  An- 
glona.  La  maggior  parte  del  cle- 
ro è  celibe,  pochi  e  già  avanzati 
in  età  sono  i  coniugati.  La  loro 
fede  è  pura,  come  anche  i  loro 
riti  :  sono  molto  attaccati  al  Pon- 
tefice romano.  Da  monsignor  Mus- 
sabìni  arcivescovo  di  Smirne  è  sta- 
ta fatta  nel  i84i  la  visita  apo- 
stolica delle  colonie  di  qua  dal 
Faro. 

Cassano.  Vi  sono  in  questa 
diocesi  otto  colonie  greche,  quat- 
tordici tra  chiese  e  cappelle,  tren- 
tacinque preti ,  ascendendo  la  po- 
polazione greca  a  circa  undicimila 
novecento  venticinque  individui.  In 
Civita  nella  chiesa  dedicata  all'As- 
sunta, i  latini  ricevono  talvolta  i 
sagramenti  nel  rito  greco.  Nell'al- 
tare maggiore  si  conservano  due 
pissidi,  una  col  fermentato,  l'altra 
coll'azimo.  Altrettanto  si  praticava 
in  s.  Cosimo  nella  chiesa  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo,  ove  un  medesimo 
ostensorio  serviva  a  dar  la  bene- 
dizione sotto  le  specie  di  azimo  e 
di  fermentato.  S.  Cosimo  è  sotto 
Rossano,  con  tre  chiese,  e  trecento 
greci. 

Rossano.  Vi  sono  in  questa  ar- 
cidiocesi  cinque  colonie  greche,  die- 
ci chiese,  ventinove  preti,  e  la  po- 
polazione   greca   si  calcola  seimila. 


ì5i  GRE 

Bìsignano.  Questa  diocesi  ha 
due  colonie  greche,  cioè  s.  Sofia  e 
s.  Benedetto  d'Ullano,  sei  chiese,  set- 
te preti,  e  la  popolazione  greca  a- 
scende  a  tremila  seicento  individui. 
In  s.  Benedetto  di  Uilano  si  tro- 
vava il  seminario  italo- greco,  che 
nel  1820  è  slato  trasferito  vicino 
s.  Demetrio,  colonia  greca,  in  un 
monistero  giù  de'basiliani  chiama- 
to s.  Adriano,  conceduto  dal  re 
Ferdinando  I,  e  rimane  sotto  la 
diocesi  di  Rossano. 

Anglona.  Questa  diocesi  ha  quat- 
tro colonie  greche,  otto  chiese,  do- 
dici preti,  con  una  popolazione  gre- 
ca di  tremila  cinquecento  individui. 
Italo-greci  di  Sicilia.  Sono  le 
colonie  greche  di  Sicilia  nelle  dio- 
cesi di  Palermo,  Monreale,  e  Gir- 
genli  :  iu  Messina  vi  è  una  col- 
legiata. 

Palermo.  In  Mezzojuso,  comune 
e  circondario  sette  leghe  lontano 
da  Palermo,  vi  è  una  colonia  gre- 
ca, sei  chiese,  essendo  la  principa- 
le costruita  nel  i548,  quattordici 
preti,  cinque  monaci  basiliani ,  un 
monistero  di  basiliani  fondato  nel 
1609,  e  più  di  duemila  cinque- 
cento greci. 

Monreale.  Nella  città  chiamata 
la  Piana  di  questa  arcidiocesi,  sede 
del  vescovo  greco  ,  capo  di  circon- 
dario di  seconda  classe,  vi  è  una 
colonia  greca  ,  sei  chiese,  venti 
preti ,  ascendendo  la  popolazione 
a  settemila  abitanti ,  cinquemila 
de'quali  sono  greci ,  come  rilevasi 
dallo  stato  d'anime  governativo.  Vi 
sono  pure  i  padri  della  congre- 
gazione dell'oratorio  del  medesimo 
rito  greco.  Ivi  con  bolla  di  Leone 
XII,  Moderanlibus,  fu  concessa  la 
erezione  d'una  collegiata.  Vi  sono 
ancora  le  monache  basiliane,  che 
recitano   l'officio  divino  in  greco,  e 


GRE 
istruiscono  nella  pietà   e  nelle  orli 
donnesche  ogni  ceto  di  donzelle. 

Girgenti.  Nel  comune  di  Palaz- 
zo Adriano  di  questa  diocesi  vi 
è  una  colonia  greca,  con  sei  chie- 
se, dodici  preti,  e  tremila  greci. 

Contessa.  Comime  della  mede- 
sima diocesi,  ov'  è  altra  colonia 
greca,  con  quattro  chiese,  tre  pre- 
ti, e  dei  tremila  abitanti  la  metà 
sono  greci. 

Messina.  Ha  ima  collegiata  gre- 
ca dedicata  a  s.  Maria  del  Grafico, 
in  cui  si  osserva  il  rito  latino, 
ma  in  lingua  greca.  In  questa  col- 
legiata havvi  la  dignità  del  Proto- 
papa, come  soleva  esservi  in  tutte 
le  cattedrali  del  patriarcato  di  Co- 
stantinopoli, Benedetto  XIV  colla 
sua  costituzione  Romana  Ecclesia, 
la  volle  conservata  nelle  singole  sue 
prerogative. 

Italo  greci.  Collegi.  Il  Collegio  di 
s.  Atanasio  di  Roma,  di  cui  si 
parlò  di  sopra,  con  vescovo  greco 
in  partibus  per  le  ordinazioni. 

Collegio  di  s.  Benedetto  in  Ui- 
lano, fondato  da  Clemente  XII 
con  la  costituzione  Inter  multipli- 
cis  del  1732,  e  dal  suo  cognome 
chiamato  Corsini.  Lo  eresse  nel 
palazzo  abbaziale  di  s.  Benedetto 
nella  diocesi  di  Bisignano  in  Ca- 
labria, per  fornire  de'  pastori  di  ri- 
to greco  alle  colonie  greche  delle 
Calabrie,  colla  dote  di  quell'abba- 
zia, e  di  altri  seimila  o  sedicimila 
scudi  che  gli  donò.  Quindi  promosse 
all'arcivescovato  titolare  di  Berea 
nella  Macedonia  il  sacerdote  ca- 
labrese Felice  Samuele  Rodotà , 
che  deputò  alla  direzione  del  col- 
legio, e  per  invigilare  l' osservanza 
del  rito  greco.  Questo  Felice  col 
defunto  fratello  Stefano,  originari 
di  Corone  in  Morea,  furono  i  pro- 
motori dell'erezione  del  collegio  sino 


GRE 
da  Clemente  XI.  Inoltre  Clemenle 
XII  col  breve  Provida  pastoralis 
qffìcii,  del  lySS,  concesse  privilegi 
e  facoltà  al  detto  vescovo.  Nel  1820 
il  collegio  fu  trasferito  nel  monislero 
di  s.  Adriano  de'monaci  basiliani^  e 
conta  ottanta  alunni  di  rito  greco, 
e  dieciotto  convittori  latini.  Vi  ri- 
siede il  vescovo  greco  in  partibus 
per  le  ordinazioni,  il  quale  ha  pu- 
re autorità  di  visitare  le  colonie 
greche  per  1'  osservanza  de'riti.  Si- 
milmente il  vescovo  greco  in  par- 
tibus stabilito  da  Pio  VII  nella 
Sicilia  fa  le  ordinazioni ,  visita  le 
colonie,  e  risiede  in  Palermo  abu- 
sivamente, dacché  la  sede  del  ve- 
scovo greco,  è  la  chiesa  madre  di 
s.  Demetrio  nella  città  della  Piana 
de'  greci,  come  si  legge  nel  breve 
d'istituzione  di  Pio  VI,  su  di  che 
è  a  vedersi  la  celebre  difesa  del 
eh.  Saverio  Maltei  per  ottenere  il 
detto  vescovato. 

Collegio  0  Seminario  greco  di 
Palermo.  Fu  fondato  prima  dal 
p.  Giorgio  Guzzetta  nel  1 7 1 5,  già 
istitutore  dell'oratorio  di  s.  Filippo 
Neri,  e  poi  dotato  dagli  arcivescovi 
di  Palermo  e  di  Monreale,  e  dal  ve- 
scovo di  Girgenli,  per  dodici  alunni 
greci  delle  loro  diocesi.  L'oggetto 
è  di  fornire  dei  pastori  di  rito 
greco  alle  colonie  di  detta  nazione 
nelle  tre  nominate  diocesi,  ed  an- 
che di  mandar  missionari  nel  le- 
vante. Benedetto  XIV  colla  costi- 
tuzione, j4d  pastoralis  dignilalis, 
nel  1 747  ne  approvò  l' istituzione 
e  le  regole.  Dipende  dai  menzionati 
due  arcivescovi  e  vescovo ,  e  vi 
risiede  il  suddetto  vescovo  istituito 
nuovamente  per  le  ordinazioni  da 
Pio  VI.  Questi  a  tale  effetto  nel 
1784  emanò  il  breve,  Comniissa 
nobis. 

Nella  città  arcivescovile  di  Fer- 


GRE  i*)-^ 

mo  nella  Marca,  la  congregazione 
di  propaganda  fide,  nel  166 3  vi 
fondò  un  collegio  pei  popoli  del- 
l'Albania e  delle  provincie  illiriche, 
sotto  il  titolo  de'  ss.  Pietro  e  Pao- 
lo, in  cui  si  ricevevano  dei  giovani 
albanesi  ,  che  poi  ritornavano  in 
qualità  di  operai  evangelici  alla  lo- 
ro patria;  ma  quantunque  questo 
collegio  sia  stato  poi  soppresso, 
perchè  i  filippini  avendone  nel 
1746  acquistalo  il  locale,  ne  otten- 
nero dopo  cinque  anni  il  possesso, 
tuttavia  que'popoli  non  mnncano  di 
continuare  a  risentirne  il  benefizio, 
dappoiché  gli  alunni  di  quella  na- 
zione sono  stati  dipoi  ricevuti  nel 
collegio  Urbano  di  Roma,  il  quale 
riceve  per  alunni  diversi  greci,  e 
poi  quali  operai  evangelici  la  con- 
gregazione di  propaganda  ^r/e,  tan- 
to eminentemente  benemerita  dei 
greci  e  degli  orientali,  invia  nelle 
greche  regioni  per  utili  operai  e- 
vangelici. 

Dei  ruteni  nei  domini!  russi,  au- 
striaci e  prussiani ,  e  delle  loro 
sedi  vescovili,  se  ne  tratta  al  ci- 
talo articolo  Ruteni. 

Isole  Jonie.  Vi  sono  l'arcivesco- 
vato di  Corju  [Vedi),  ed  i  vesco- 
vati uniti  di  Zante  e  Cefalonra 
{^Vedi).  Sette  sono  le  isole  Jonie 
che  costituiscono  la  repubblica  pe- 
ninsulare; cioè  Corfù  della  qua- 
le parlammo  pure  all'altro  articolo 
Corfìi  isola  (f^edi),Pa\ò,  s.  Maura, 
Zante,  Cefalonia,  ed  Itaca  nel  ma- 
re Ionio,  e  Cerigo  nel  mare  Egeo, 
delle  quali  sei  tratteremo  al  citato 
articolo  Zante.  Nella  città  di  Cor- 
fù oltre  il  risiedervi  l'arcivescovo 
latino,  cui  sono  suffraganee  le  sedi 
vescovili  di  Cefalonia  e  Zante  uni- 
te, vi  risiede  ancora  il  governo 
della  repubblica  settinsulare,  sotto 
la  protezione    della    corona    d' In- 


1^4  GRE 

^hilterm  [Vedi),  che  vi  mantiene 
im;i  guarnigione  ed  il  lord  alto 
commissario.  La  popolazione  della 
repubblica  si  fa  ascendere  a  circa 
23o,ooo,  oltre  8000  italiani,  7000 
ebrei,  e  molli  inglesi.  La  popola- 
zione dell'isola  di  Corfìi  si  calcola 
60,000,  quella  della  città  di  tal 
nome,  capitale  dell'isola,  i4,ooo; 
mentre  la  cattolica  è  piii  di  due- 
mila senza  contarvi  quelli  sparsi 
per  le  campagne.  Vi  si  parla  la 
lingua  italiana  corrotta  e  greca  mo- 
derna. 

Regno  della  Grecìd.  La  popola- 
zione totale  si  fa  ascendere  a  no- 
vecentomila, o  ad  un  milione  come 
di  sopra  si  disse,  compresi  venticin- 
quemila cattolici,  composti  di  greci, 
francesi,  italiani,  maltesi,  tedeschi 
ec.  Il  delegato  apostolico  di  tutto 
il  regno  di  Grecia  sì  continentale 
che  insulare,  considerandosi  come 
un  nunzio  apostolico  nel  regno  di 
Grecia,  al  presente  è  monsignor 
Luigi  Maria  Blancis  vescovo  di  Si- 
ra,  fatto  nel  i834  dal  Papa  re- 
gnante Gregorio  XVI,  che  ai  21 
marzo  i843  gli  diede  per  coa- 
diutore I*  odierno  monsignor  Giu- 
seppe Alberti  vescovo  di  Euraenia 
in  partibtis.  Il  delegato  apostolico 
si  porta  spesso  ne' luoghi  della  sua 
giurisdizione  a  conferir  la  cresima, 
a  benedir  chiese,  a  far  la  visita 
da  buon  pastore.  I  conventi,  gli 
ospizi,  le  chiese  cattoliche,  quanto 
vi  era  di  stabilimenti  di  pietà  e 
beneficenza,  peri  dopo  le  vicende 
politiche  e  religiose  a  cui  andaro- 
no soggette  le  provincie  formanti 
il  regno  di  Grecia.  La  congrega- 
zione di  propaganda  fide  però,  col 
concorso  della  pia  opera  della  pro- 
pagazione della  fede  di  Lione,  è 
nell'impegno  di  richiamare  a  nuo- 
va vita  le  chiese,    le  scuole,    e  gli 


GRE 
ospizi,  ec.  II  re  Ottone  I  profes- 
sando la  religione  cattolica,  ben<:liè 
la  religione  dominante  del  regno  sia 
la  greca  scismatica,  ha  riconosciu- 
to la  delegazione  apostolica  di 
monsignor  Blancis,  e  la  sua  giiuis- 
di/ione  sopra  la  Grecia  continen- 
tale, che  prima  della  guerra  del- 
l'indipendenza, tolti  alcuni  punti 
che  spettavano  al  vicario  patriar- 
cale di  Costantinopoli,  dipendeva 
dal  vescovo  di  Zante  e  Cefalonia. 
11  decreto  di  ricognizione  Ux  fatto 
noto  a  tutte  le  autorità  del  re- 
gno. Nel  continente  ed  in  Eu- 
bea  contansi  nove  sacerdoti  ,  sei 
chiese  e  cinquecento  cattolici  ri- 
partiti in  Atene,  al  Pireo,  a  Pa- 
trasso, in  Napoli  di  Romania,  in 
Eiibea  :  ritrovansi  ancora  de'  cat- 
tolici in  Corinto,  Argo  e  Modone. 
In  Eraclea  havvi  una  chiesa  ed 
un  sacerdote  per  la  colonia  bavara 
ivi  stabilita.  11  regno  di  Grecia 
contiene  le  sedi  latine  dell'arcive- 
scovato di  Naxos  ,  dei  vescovati 
di  Tine  unito  a  Micone,  di  Andro, 
di  Santorino,  e  di  Sira. 

Isole  deW Arcipelago  sotto  il  do- 
minio turco.  Vi  sono  le  sedi  ve- 
scovili di  Scio  e  di  Candia,  la 
quale  però  non  ha  più  il  suo  ve- 
scovo con  giurisdizione. 

Albania.  Vi  sono  la  sede  arci- 
vescovile di  Antivari,  e  le  vesco- 
vili di  Scutari,  Pulati  e  Sappa. 

Epiro.  Vi  sono  la  sede  arcive- 
scovile di  Durazzo,  e  la  vescovile 
di  Alessio. 

Neil'  Asia  minore  vi  è  l'arci- 
vescovato di  Smirne ,  e  quello  di 
Rodi  eh'  è  unito  a  Multa.  Han- 
no vicari  apostolici  la  Bosnia,  la 
Bidgaria,  la  Moldavia,  la  Servia, 
e  la  Vallachia  (  Fedi) .  In  Bul- 
garia havvi  il  vescovato  di  Nico- 
poli,  e  nella    Servia    gli    arcivesco- 


GRE 
vali    di   Scopia     e    di  Sofia.     Delle 
missioni    cattoliche    nei    paesi    gre- 
ci, se    ne    parla    agli    analoghi  ar- 
ticoli. 

In  Ungheria  vi  sono  i  seguenti 
vescovati  di  rito  greco  unito.  Cri- 
sio  in  Croazia,  Eperie»,  Fogaras 
in  Transilvania,  Munkats,  e  Gran 
Varadino:  hawi  pure  il  vescovato 
di  rito  latino  di   Gran   Varadino. 

Di  rito  greco-ruteno  vi  sono 
le  seguenti  sedi  arcivescovili  e  ve- 
scovili. Chelma  e  Belzi,  vescovati 
uniti  nella  Volinia.  Polosko  arci- 
vescovato cui  sono  unite  le  chiese 
di  Orsa,  Micislavia  e  Vitepsco. 
Leopoli,  Halicia,  e  Ramenee,  arci- 
vescovati uniti  nella  Galizia  polono- 
austriaca.  In  Leopoli  vi  sono  pu- 
re r  arcivescovo  di  rito  latino,  e 
quello  di  rito  armeno. 

I  greci  melchiti  hanno  il  pa- 
triarca d'Antiochia,  sui  quali  sono 
a  vedersi  gli  articoli  Antiochia  dei 
Greci  Melchiti,  e  Melchiti. 

In  quanto  all'istituzione  del  si- 
nodo permanente  nel  nuovo  regno 
di  Grecia,  e  dell'ordinamento  dato 
da  quel  governo  alle  cose  eccle- 
siastiche, e  della  condizione  in  che 
era  sotto  i  turchi,  sotto  il  go- 
verno provvisorio,  e  quale  si  tro- 
va la  Chiesa  cattolica  nel  regno 
greco,  se  ne  leggono  le  importanti 
notizie,  insieme  a  quelle  risguar- 
danti  la  chiesa  greco-russa ,  negli 
zinnali  delle  scienze  religiose,  com- 
pilati dal  eh.  monsignor  Antonino 
de  Luca,  che  si  pubblicarono  in 
Roma,  cioè  ai  voi.  Ili,  p.  266  e 
seg.,  e  4 1 7  e  seg.;  voi.  VI,  p.  1 23  ; 
voi.  Vn,  p.  88  e  seg.,  e  voi.  XII, 
pag.  3  e  seg.  Da  queste  noti- 
zie compendiosamente  riporteremo 
qui  appresso  qualche  cenno  delle 
cose  principali.  Sul  sinodo  perma- 
nente nel  nuovo  regno    di  Grecia, 


GRE 


i55 


organizzato  sulla  norma  del  sino- 
do russo,  H.  J.  vSchmitt  è  auto- 
re delle  Considerazioni  storiche 
inserite  nell'  Amico  universale  del- 
la Chiesa  di  Viirzburg  ,  anno 
1834,  fase.  IV-XI.  Ei  dottamente 
prese  ad  indagare  lo  spirito  del 
nuovo  sinodo  permanente  orga- 
nizzato nel  regno  della  Grecia,  ed 
insieme  la  importanza  di  esso  si- 
nodo per  rispetto  all'  unità  e  indi- 
pendenza della  chiesa  orientale; 
dappoiché  la  chiesa  orientale  e 
la  chiesa  greco-russa,  comechè  per 
la  loro  infausta  separazione  dall'u- 
niversale e  vivifico  centro  abbiano 
perduto  il  principio  dell'  unità  » 
non  pertanto  non  si  sono  dimen- 
ticate di  questa  legge  vitale.  Nel- 
Tunità  hanno  mai  sempre  creduto 
gli  orientali,  e  credono  oggidì,  che 
si  debba  trovare  il  rimedio  contro 
ogni  disordine  o  turbazione  nella 
Chiesa.  Se  la  istituzione  di  un  si- 
nodo permanente,  fatta  in  Russia 
nel  1721,  arrecò  un  grave  pre- 
giudizio alla  unità  della  chiesa  o- 
rientale,  alla  sua  indipendenza,  <'d 
alla  autorità  della  sede  costantino- 
politana ,  sembra  che  una  totale 
rovina  sovrasti  ora  a  questa  chie- 
sa, perchè  fu  fondato  nel  regno 
di  Grecia  un  simile  sinodo:  essa 
come  di  sopra  accennammo  perde 
il  legame  esterno,  che  univa  in  un 
corpo  le  chiese  di  R.ussia,  di  Grè- 
cia e  di  Oriente.  Dalla  sorte  delia- 
chiesa  russa  si  potrà  argomentare 
qual  sarà  quella  della  chiesa  gre- 
ca non  unita,  mercechè  sia  stato 
parimenti  in  essa  istituito  un  sino- 
do permanente  :  priva  come  essa 
è  di  un  capo  propriamente  eccle- 
siastico, forse  diventerà  straniera 
a  tutte  le  altre  chiese  dell'oriente, 
e  sarà  spogliata  di  ogni  esterna 
relazione.  Appena  fu  decretata  l'è- 


i5G  GRE 

iisteri7,a  del  nuoto  regno  della 
Orecia ,  s' intese  dover  essere  per 
l'avvenire  gli  aiTari  ecclesiastici  di- 
retti e  governati  da  un  sinodo 
gl'eco  slabile  ed  indipendente  dal 
patriarca  di  Costantinopoli.  Allor- 
ché poi  la  reggenza  col  re  Ottone 
entrò  in  Grecia,  e  quando  potè 
con  più  zelo  darsi  cura  degli  af- 
fari di  stato,  fu  deputata  una  com- 
missione di  arcivescovi  e  vescovi 
di  quel  regno  per  mettere  in  as- 
setto le  cose  ecclesiastiche.  Questa 
commissione,  ovvero  assemblea  di 
arcivescovi  e  vescovi,  la  quale  fu 
accompagnata  dal  re  a  Sira,  die 
cominciamento  a' suoi  lavori  il  27 
luglio  i833.  Il  governo  le  propo- 
se una  legge  comprendente  due 
articoli,  per  averne  l'approvazione. 
I."  Articolo.  La  chiesa  orientale  or- 
todossa ed  apostolica  di  Grecia , 
la  quale  nelle  cose  spirituali  non 
riconosce  altro  capo,  salvo  che 
JVostro  Signore  Gesù  Cristo  istitu- 
tore della  nostra  fede,  non  dipen- 
de da  alcuna  altra  autorità,  im- 
perocché essa  mantiene  nella  sua 
integrità  l' unità  dogmatica  giusta 
i  primitivi  principii  professali  da 
tutte  le  chiese  ortodosse  d'oriente. 
Quanto  poi  all'amministrazione  del- 
la chiesa,  la  quale  appartiene  alla 
corona,  non  essendo  ciò  contrario 
per  nulla  ai  sacri  canoni,  essa  ri- 
conosce a  suo  capo  il  re  di  Gre- 
cia. 2."  Articolo.  Sarà  organizzato 
un  sinodo  permanente,  composto 
semplicemente  di  arcivescovi,  co- 
stituito dal  re,  ed  investito  di  una 
.suprema  autorità  sulla  chiesa,  al- 
l'esempio della  chiesa  russa.  Dopo 
una  discussione  che  durò  in  due 
adunanze,  i  due  articoli  furono 
accettali  con  unanime  voto  dal  si- 
nodo, ma  il  secondo  articolo  soffrì 
uu'alterawone.  li    clero    greco  non 


GRE 
ToUe  dare  il  menomo  segno  di 
■ommessione  alla  Russia,  ed  alta- 
mente protestò  contro  le  parole 
del  secondo  articolo  alC  esempio 
della  chiesa  nissa.  Queste  parole 
furono  cambiate  in  quest'  altre  : 
soltanto  esso  (  il  sinodo^  ammini- 
strerà gli  affari  ecclesiastici^  secon- 
do i  sacri  canoni.  Questa  altera- 
zione fu  accettata  dal  governo , 
indi  un  real  decreto  in  2?  articoli, 
pubblicato  a  Nauplia  a'  4  agosto 
i833,  dichiarò  essere  la  chiesa  gre- 
ca indipendente,  secondo  l'unanime 
desiderio  di  trentasei  metropolitani, 
arcivescovi  e  vescovi  del  regno  ivi 
radunati,  ed  istituì  un  sinodo  per- 
manente, il  quale  sotto  la  soprain- 
tendenza  del  re  eserciterà  il  supre- 
mo potere  ecclesiastico.  La  chiesa 
greca  prese  allora  il  nome  di 
Chiesa  ortodossa  orientale  aposto- 
lica del  regno  di  Grecia.  Fu  altresì 
stabilito,  che  il  sinodo  corrisponde- 
rebbe col  ministero  del  cullo  e  della 
pubblica  istruzione. 

Nella  gazzetta  officiale  del  regno, 
Nauplia  29  ottobre  i833,  si  contie- 
ne un'  estesa  dichiarazione  sulla  in- 
dipendenza della  chiesa  di  Grecia 
dal  patriarca  di  Costantinopoli.  »  La 
suprema  potestà  ecclesiastica,  sotto 
la  sopraintendenza  del  re,  sta  nel- 
le mani  del  sinodo,  i  cui  membri 
sono  annualmente  nominati  dal  re 
(  un  presidente ,  due  consiglieri  e 
due  assessori  )  :  costoro  devono  ub- 
bidire a  quel  ministero,  che  sarà 
additato  dal  re.  Il  governo  inoltre 
è  rappresentato  nelle  sessioni  da 
un  regio  procuratore,  nella  cui  as- 
senza non  può  nulla  decidersi.  Ne- 
gli affari  interni,  com'è  a  dire  in 
tutte  le  cose  che  riguardano  la  fe- 
de, il  servizio  divino,  l'istruzione, 
la  disciplina  e  1'  ordine  degli  ec- 
clesiastici, il  siDodo  opera  indipea- 


GRE 
dentemcnte  ;  in  quanto  poi  agli  af- 
fari ecclesiastici,  i  quali  hanno  re- 
lazione collo  stato,  è  necessaria  la 
cooperazione  ed  il  consenso  di  es- 
so: a  questa  classe  appartengono  i 
giorni  di  festa ,  le  fondazioni  dei 
conventi ,  le  nomine  alle  cariche 
ecclesiastiche,  le  scuole  pe'  chierici, 
le  leggi  matrimoniali,  ec.  Si  pro- 
mette che  saranno  dolati  i  vesco- 
vati e  le  parrocchie;  nelle  cose  se- 
colari gli  ecclesiastici  sono  sottopo- 
sti ai  tribunali  civili  e  criminali. 
Ognuno  può  ricorrere  contro  le  so- 
perchierie  del  potere  ecclesiastico. 
I  testamenti  de'  chierici  ,  le  dispo- 
sizioni sui  beni  di  chiesa  ,  il  loro 
usufrutto  ,  le  decisioni  sui  delitti 
degli  ecclesiastici ,  suU'  edificazione 
e  sul  mantenimento  delle  chiese,  e 
sui  registri  di  nascila  e  di  morte 
sono  riputate  per  cose  secolari ,  e 
devono  regolarsi  secondo  le  leggi 
secolari.  Lo  stato  ordina  per  mez- 
zo del  sinodo  le  preci,  le  solennità 
e  le  adunanze  della  chiesa  ".  Poste- 
riori notizie  riportano  che  il  patriar- 
ca greco  di  Costantinopoli,  personag- 
gio ragguardevole  ed  autore  di  di- 
verse opere,  piese  la  risoluzione  di 
riprovare  altamente  il  sinodo  in 
Grecia.  Questa  separazione  della 
chiesa  ellenica  suscitò  in  Costanti- 
nopoli una  grande  agitazione  tra  i 
greci,  alcuni  de'  quali  parteggiano 
pel  patriarca,  ed  alcuni  altri  pel 
sinodo.  Ciò  comprova  ,  che  anche 
la  chiesa  di  Costantinopoli  conside- 
ra la  istituzione  di  un  sinodo  per- 
manente, come  pregiudizievole  allo 
spirito  di  unità,  ed  alla  indipen- 
dènza di  quella  chiesa  orientale. 
Dipoi  alla  mela  di  agosto  iSSy  fu- 
rono eletti  due  nuovi  membri  del 
santo  sinodo,  in  vece  di  due  altri 
che  ne  uscirono,  cioè  i  vescovi  di 
Nauplja  e  Damalou.  Nella  compo- 


GRE  1^7 

sizione  del    nuovo   sinodo    sembra 
che    principalmente    si    voglia  con- 
discendere ai  desiderii   della  Russia.. 
Va  qui  notato  che  per   lo  innanzi 
la  chiesa  greca    era  governata    dal 
così  detto  santo  sinodo  permanen- 
te che  stava  in  Costantitiopoli  sotto 
la    presidenza    del     cos'i    detto    pa- 
triarca ecumenico  di   Costantinopoli 
come  primate  di  tutto  l'oriente,   e 
perciò    supremo    capo    ecclesiastico 
di  quel  che  è  ora  regno  di  Grecia.  Il 
sinodo  esercitava  la  suprema  auto- 
rità giudiziaria  sopra  il  clero  del- 
la   chiesa    orientale ,    ed    a    lui    si 
portavano  gli  appelli    delle  senten- 
ze proferite  dai   vescovi.    Era   ulli- 
zio  del  sinodo  l'eleggere  il  patriar- 
ca, ed  in  caso  di  bisogno  eziandio 
il    deporlo;    il    nominare  i   metro- 
politani ,    gli  arcivescovi  e  vescovi. 
Dovea  anche  regolare  e  distribuire 
le  gabelle  ecclesiastiche,  e  special- 
mente la  COSI  detta  gabella  di  cor- 
te, ed  in  tutti  gli  alFari  ecclesiastici 
richiedere  di  consiglio  il  patriarca. 
Per  la    esecuzione   della  più  parte 
delle  decisioni  sinodali  richiedevasi 
non  pertanto  un  firmano  dal  grnii 
signore.  Negli  ultimi  tempi  il  sino- 
do era  composto  da  dieci  a  dodici 
metropolitani,  le  cui  diocesi  erano 
vicine  alla  capitate,  ed  otto  di  lo- 
ro risiedevano  sempre  in  Costanti- 
nopoli.  Da  ciò  si  vuole  inferire  che 
la  liberazione    de'  greci    dal  domi- 
nio del  sultano  rese  anco  necessa- 
rio Io  scioglimento  del  vincolo  che 
li  univa    col  patriarca    di    Costan- 
tinopoli ,    e    da  quella    liberazione 
scendeva    in  naturai    conseguenza , 
che  si  costituisse  in   Grecia  un'in- 
dipendente chiesa  nazionale. 

Dopo  che  Giorgio  Lodovico  de! 
Maurer  nel  i835  pubblicò  ad  Hei- 
delberga,  Importanti  documenti, 
leg^i  e  decreti  del  nuovo  regno  di 


i58  GUE 

Grecia,  e  dopo  che  apparsero  nlla 
luce  in   Germania  altri  libri   iiitur- 
no  al  medesimo  regnò,   diedero  ad 
un  egregio  cooperatore  dell'y^wz/co 
universale    della    religione   e  della 
Chiesa,  di  Viirzburg  (quud.  di  f'cl> 
braio  i838,  p.  277   e  seg.  ),    l'op- 
portunità d' inserire  in     quel  gior- 
nale una  importante  notizia  sopra 
la  condizione    attuale    della  Chiesa 
cattolica    nel  regno  di   Grecia  ,  ed 
cccone   un  breve  sunto.    Tuttoché, 
come  abbiamo  veduto,  l'ultima  ri- 
conciliazione della  chiesa  greca  col- 
la   latina    nel    concilio    di  Firenze 
fu  di  corta  durata,  pure  ebbe  tan- 
to d'efllcacia,  che  una  parte  della 
cristianità  greca    ed  armena  si   ri- 
dusse sotto  l'ubbidienza  della  Chie- 
sa cattolica,  e  di  bel   nuovo  rifulse 
sull'opposte  sponde  del  mare  Jonio 
un  qualche  raggio  di   luce  cattoli- 
ca. Fu  eziandio   un  effetto  di  que- 
sta concordia  l'erezione  di  parecchi 
vescovati  latini,  cattoiico-ronìani,  e 
di  un    arcivescovato    in  Rodi.    Ma 
lìappoichè  nel  i522  Rodi  fu  presa 
dai  turchi,  ed  i  cavalieri  gerosoli- 
mitani   furono    sbandati    dall'  isola 
che  signoreggiavano,  la  sede  arci- 
vescovile   fu   trasferita  a    Naxos  o 
Naxia.    Da  quel    tempo    in  avanti 
l'arcivescovo  di  IVaxia  restò  pacifi- 
co   possessore    del    vescovato  unito 
di  Naxia  e  Paros  ;    e  ad   un   tem- 
po stesso  è  stalo  seuìpre  metropo- 
litano di  tutti  i  vescovati  latini  del 
mare  Egeo.   Per  dar  contezza  del- 
l'attuale condizione  in  che  si  trova 
la  Chiesa     cattolica     nel    regno   di 
Grecia,  nei  citati  Annali  sono  pre- 
si   a    disamina    i  seguenti    quesiti. 
1."  Qual  era  la  condizione  de' ve- 
scovati latini   sotto  la  dominazione 
uttumana.     1°  Quale     durante    la 
guerra    della    liberazione  greca  ,    e 
sulto    il    guveino    di    Capodistrias. 


G  11  1-: 

3.'  Qiirili  sono  le  leggi  statuite 
dall'attuali?  governo  l'cgio  intornu 
gli  affari  couceinenli  la  Chiesa  cat- 
tolica. 

Incominciando  dal  primo  quesi- 
to, è  a  sapersi,  che  finché  durò  la  do- 
minazione turca,  i  vescovati  latini 
stavano  sotto  il  patrocinio  della 
Francia.  L'elezione  de'  vescovi  era 
in  parte  dipendente  dalla  corte  di 
Francia,  siccome  protettrice  ab  an- 
tico delia  chiesa  latina  nell'oriente; 
e  però  essa  presentava  alla  santa 
Sede  i  soggetti,  ed  il  Papa  accor- 
dava r  istituzione  canonica.  Ninno 
però  poteva  esercitare  il  suo  uffi- 
zio senza  aver  [)rima  ottenuta  la 
così  detta  investitura  dal  gran  si- 
gnore. Ciò  si  praticava  nella  stes- 
sa guisa  ,  come  coi  vescovi  greci , 
mediante  la  spedizione  di  un  fir- 
mano della  sublime  Porta,  ma  col- 
lo sborso  d'una  determinata  som- 
ma di  danaro.  Ciò  non  pertanto 
ne'  punti  di  contatto  che  potevano 
avere  i  vescovi  co*  magistrati  tur- 
chi, intervenivano  i  consueti  uffizi 
di  urbanità,  considerandosi  i  ve- 
scovi (incile  stavano  sotto  la  pro- 
tezione della  Francia,  come  fran- 
cesi, il  perchè  corrispondevano  coi 
magistrali  turchi  mediante  la  le- 
gazione o  il  consolato  di  Francia. 
In  casi  straordinari,  siccome  i  tur- 
chi non  conoscevano  leggi,  ed  eser- 
citavano dispotico  dominio,  strin- 
gevano i  vescovi  Ialini  con  severe 
pene,  e  talvolta  li  cacciavano  dal- 
l' uffizio.  La  corrispondenza  diretta 
de'  vescovi  latini  con  Roma  ,  riu- 
sciva assai  malagevole.  Gli  affari 
ecclesiastici  erano  interamente  con- 
dotti a  norma  delle  leggi  della 
Chiesa  cattolica,  ed  erano  anche 
definiti  in  ultima  istanza  dalla  Se- 
de apostolica.  Le  liti  che  si  reca- 
vano innanzi   ai    tribunali  ecclesia- 


GRE 

siici ,  comprese  quelle  d*  interessi 
temporali,  si  giudicavano  in  prima 
istanza  dai  vescovi,  in  seconda  dal- 
l'arcivescovo di  Naxia ,  e  da  ulti- 
mo erano  giudicate  dallo  stesso 
Pontefice  in  Roma.  Si  definivano 
in  prima  istanza  dal  vescovo  le 
cause  matrimoniali  e  testamentarie, 
in  grado  di  appello  dall'arcivesco- 
vo di  Waxia,  e  poscia  dalla  Sede 
romana.  Le  sentenze  pronunziate 
da  questi  giudici  ecclesiastici  dove- 
vano porsi  prontamente  in  esecu- 
zione. Per  la  frequenza  delle  liti 
spettanti  a  cose  civili,  che  si  reca- 
vano a'  tribunali  ecclesiastici,  ogni 
vescovo  aveva  a  coadiutore  un  can- 
celliere, che  ne  stendeva  gli  atti, 
la  legalità  de'  quali  non  era  nega- 
ta dai  maestrali  turchi,  né  da  altri. 
I  vescovi  godevano  di  una  piccola 
pensione ,  di  che  loro  era  genero- 
so il  re  di  Francia,  oltre  i  diritti 
eventuali  di  battesimo,  ec. ,  e  le 
rendile  de'beni  ecclesiastici,  come 
uè  godeva  l'arcivescovo  di  Naxia, 
e  più  considerevoli  il  vescovo  di 
Santorino.  Vi  erano  eziandio  cano- 
nicati, ch'erano  conferiti  dai  ve- 
scovi ,  cioè  .semplici  prebende  che 
davansi  a'  preti,  Eranvi  inoltre  con- 
venti cattolico-romani  in  Grecia, 
monasteri  di  religiosi  ,  ospizi  di 
missionari,  ec.  L' antica  avversione 
tra'  vescovi  latini  e  greci  venne 
di  grado  in  grado  scemando  , 
perchè  i  vescovi  procuravano  av- 
vicinarsi scambievolmente,  evitan- 
do qualunque  conflitto.  Laonde  ì 
greci  ed  i  latini  vivevano  in  armo- 
nia ,  che  però  si  ruppe  ne'  greci 
rivolgimenti  per  sottrarsi  dal  gio- 
go ottomano.  Non  di  rado  acca- 
de sano  matrimoni  misti  tra  greci 
e  latini.  Le  feste  di  costoro  con 
pontificia  licenza  si  celebravano  non 
già  secondo  il  calendario  Gregoria- 


GRE  i59 

no,  ma  sibbene  col  grfeco  o  Giu- 
liano, ciocché  in  seguito  i  Papi 
concessero  a  tutte  le  chiese  latine 
in  oriente.  Molte  chiese  erano  in 
comune  uflìziate  da  greci  e  latini: 
in  Tinos  si  doveva  nello  stesso 
tempo  e  nella  medesima  chiesa  ce- 
lebrare la  messa  secondo  i  due  ri- 
ti latino  e  greco:  imperocché  quan- 
do il  suddiacono  Ialino  aveva  canta- 
to l'epistola,  il  suddiacono  greco  la 
cantava  nella  sua  lingua  ,  lo  stesso 
praticandosi  col  vangelo.  Solo  in 
Sanlorino,  dove  sino  dai  tempi  an- 
tichi i  greci  ed  i  latini  avevano 
ascoltalo  la  messa  in  una  medesi- 
ma chiesa ,  un  secolo  addietro  un 
arcivescovo  greco  per  malinteso  ze- 
lo sbandi  dalla  sua  cattedrale  i  la- 
tini. Quando  cominciarono  a  tu- 
multuare i  greci  contro  i  turchi , 
questa  pacifica  connivenza  de'  gre- 
ci co'  latini  ossia  greci  cattolici 
cominciò  a  sturbarsi,  perché  i  pri- 
mi incolparono  i  secondi  di  non 
far  subito  causa  comune  per  la 
bramata  libertà  ;  i  greci  scismatici 
considerarono  lu  guerra  di  libera- 
zione come  una  guerra  in  favore 
della  croce,  e  come  una  legittima 
difesa  della  religione  contro  gì'  in- 
fedeli. L'insorgimento  de' greci  non 
fu  già  una  ribellione  ovvero  un 
ammutinamento,  non  una  disubbi- 
dienza al  legittimo  magistrato:  fu 
bensì  una  guerra  della  nazione  con- 
tro un  tirannico  conquistatore,  il 
quale  non  poteva  in  suo  favore 
invocar  altro  diritto  che  la  potestà 
da  lui  ingiustamente  esercitata  sino 
a  quel  tempo  con  la  sola  foi-za , 
dappoiché  i  greci  non  si  erano  sot- 
tomessi ai  turchi  per  trattato  di 
pace  o  di  qualsivoglia  altra  mnnie^ 
ra.  Così  scrivono  alcuni  storici  con- 
temporanei. Assai  commovente  fu 
l'invito  che  il  gOTerno  provvisorio, 


i6o  GRR 

sedente  in  Idia,  a'i8  maggio  i8ai 
fece  alla  cliiesa  occidentale,  perchè 
prendesse  parte  ed  inleressamento 
a  (|ueila  guerra  nazionale,  e  si  leg- 
ge neli*  Archives  diplonialit^ues , 
voi.  H,  p.  586. 

Sul  quesito  secondo,  quale  fu  la 
condizione  de'  vescovati  latini  du- 
rante la  guerra  di  liberazione,  e 
sotto  il  governo  di  Capodistrias,  si 
narra  che  le  leggi  concernenti  la 
chiesa  latina,  non  patirono  altera- 
zione alcuna.  I  tre  vescovati  di 
Santorino,  Sira  ,  e  Tine  o  Tinos , 
soggetti  all'arcivescovo  di  Naxia , 
rimasero  tutti  nella  diretta  dipen- 
denza della  santa  Sede,  colla  qua- 
le ebbero  libera  comunicazione.  A 
questi  tre  vescovi  e  ad  un  arci- 
vescovo, per  una  popolazione  al 
più  di  quìndici  a  ventimila  cattoli- 
ci,  ne  fu  aggiunto  un  altro,  per 
lo  meno  in  modo  provvisorio,  on- 
de al  vescovo  cattolico  di  Zante  fu 
dal  Papa  assegnato  l' intero  Pelo- 
ponneso. Rimase  tuttavia ,  come 
per  lo  innanzi,  la  chiesa  latina  sot- 
to la  prolezione  francese;  ed  è  per- 
ciò che  nelle  feste  si  alzava  la  ban- 
diera di  Francia.  Per  decreto  del 
governo  provvisorio  i  vescovi  lati- 
ni, non  meno  che  i  greci,  si  do- 
■veano  limitare  a'  soli  affari  pura- 
mente spirituali.  Ma  questo  decre- 
to trovò  contraddizioni  anche  pres- 
so di  loro ,  e  qua  e  là  i  vescovi 
furono  sostenuti  dal  popolo ,  ossia 
dalia  comunità  cattolica,  massime 
in  Sira ,  che  non  si  vollero  assog- 
gettare ai  tribunali  civili.  Mentre 
Capodistrias  governava  la  Grecia  , 
all'occasione  che  il  principe  Leo- 
poldo di  Saxe  Cobourg  fu  eletto  a 
sovrano  ereditario  della  Grecia,  si 
fece  in  Londra,  ad  insinuazione 
della  Francia,  un  protocollo  espres- 
so  a    fine   di    assicurare    i    diritti 


GRE 
della  Chiesa  cattolica,  come  accen- 
nammo superiormente.  11  proto- 
collo è  del  seguente  tenore.  «  Alla 
presenza  de'plenipotenziari  di  Fran- 
cia, della  Gran-Bretagna  e  di  Rus- 
sia, ec.  Posciachè  il  principe  Leo- 
poldo di  Saxe  Cobourg  dall' unani- 
me voto  delle  tre  corti  alleate  fu 
chiamato  al  trono  della  Grecia,  il 
plenipotenziario  francese  richiamò 
l' attenzione  della  conferenza  alla 
particolare  situazione  del  suo  go- 
verno per  rispetto  ad  una  parte 
della  popolazione  greca.  Egli  espo- 
se che  da  molti  secoli  la  Francia 
esercitava  un  patronato  speciale  in 
favore  de'  cattolici  soggetti  al  sul- 
tano, cui  sua  maestà  cristianissima 
credeva  dover  ora  cedere  al  futu- 
ro sovrano  della  Grecia,  per  quan- 
to concerne  le  provi ncie  che  do- 
vevano far  parte  del  nuovo  regno. 
Ma  mentre  rinunziava  una  siffatta 
prerogativa,  sua  maestà  cristianis- 
sima doveva,  ove  non  volesse  man- 
care ai  doveri  verso  la  sua  stessa 
dignità,  e  verso  una  popolazione , 
la  quale  era  per  tanto  tempo  vis- 
suta sotto  la  protezione  de'  suoi 
progenitori,  provvedere  che  i  cat- 
tolici di  terra-ferma  e  delle  isole 
trovassero  nella  nuova  organizza- 
zione legale  da  darsi  alla  Grecia  , 
guarentigie  tali  da  compensarli  del- 
la protezione  che  in  favore  loro 
era  stata  esercitata  insino  al  gior- 
no presente  dalla  Francia.  1  ple- 
nipotenziari di  Russia  e  della  Gran- 
Bretagna  riconobbero  la  giustizia 
di  una  siffatta  proposta,  e  fu  fer- 
mato, che  la  religione  cattolica  go- 
desse nel  nuovo  stato  il  libero  e 
pubblico  esercizio  del  culto  :  e  fu- 
rono guarentite  le  sue  possessioni, 
ed  i  vescovi  mantenuti  nell'inte- 
rezza delle  funzioni ,  de'  diritti  e 
privilegi,  di  cui  godevano  sotto  il 


GRE 
palronalo  del  re  di  Francia;  e  da 
ultimo,  che  per  la  stessa  ragione 
sarebbero  riconosciute  e  rispettate 
le  possessioni  appartenenti  alle  mis- 
sioni ,  state  già  de'  francesi ,  o  a 
stabilimenti  francesi  ". 

Il  protocollo  fu  officialmente  con- 
segnato dai  residenti  delle  tre  po- 
tenze in  Grecia  al  presidente,  il 
quale  ne  rese  partecipe  il  senato. 
Dopo  quattro  giorni  il  presidente 
a'  12  aprile  i83o,  chiamò  a  sé  i 
ministri  residenti  per  discutere,  ove 
fosse  possibile,  alcuni  dubbi  che  gli 
erano  stati  proposti  dai  senatori.  Per 
rispetto  al  nostro  punto  fu  messo 
avanti  il  seguente  dubbio.  «  I  pri- 
vilegi guarentiti  ai  cattolici  ed 
estesi  agli  aderenti  a  quella  chiesa 
non  arrecherebbero  loro,  in  legit- 
tima conseguenza  ,  vantaggi ,  che 
tanto  più  gradevoli  dovrebbero  loro 
tornare,  quanto  più  il  silenzio  te- 
nuto per  rispetto,  alla  chiesa  do- 
minante dovrebbe  offendere  coloro 
che  professano  il  rito  greco"?  I 
ministri  residenti  diedero  a  que- 
sto quesito  la  seguente  spiegazio- 
ne. «  Le  determinazioni  prese  in- 
torno ai  diritti  dei  cattolici  e  dei 
seguaci  di  altre  religioni  sono  un 
frutto  della  massima  intorno  alla 
tolleranza ,  che  con  gran  successo 
\iene  praticata  dalle  tre  corti.  I 
doveri  di  equità,  eh'  erano  da  una 
siffatta  stipulazione  imposti  al  go- 
verno greco,  non  lo  stringevano  in 
modo  alcuno  ad  operar  cosa  che  po- 
tesse tornare  in  discapito  della  chie- 
sa dominante,  e  se  questa  non  è  sta- 
ta riconosciuta  come  tale ,  ciò  è 
derivalo  dal  non  trovarvi  essa  bi- 
sogno di  una  tale  dichiarazione , 
affinchè  nella  Grecia  tenga  quel 
grado  e  posto  che  occupano  in 
Inghilterra,  in  Francia,  ed  in  Rus- 
sia le  chiese  dominanti  ". 
voi    xxxu. 


GRE  lèi 

Quanto  poi  al  terrò  quesito, 
quali  sono  le  leggi  statuite  dal  go- 
verno regio  in  ordine  ai  rapporti 
tra  lo  stato  e  la  Chiesa  cattolica  , 
si  fanno  i  seguenti  riflessi.  La  Chie- 
sa cattolica  aveva  pei  suoi  diritti 
e  privilegi  un  titolo  possessorio  di 
trecento  anni  circa  ;  questi  diritti 
e  privilegi  furono  confermati  per 
l'avvenire  mediante  il  protocollo 
della  conferenza  di  Londra  de'  3 
febbraio  i83o,  il  quale  fu  accettato 
dal  governo  provvisorio  della  Gre- 
cia. Ciò  nondimeno  poco  consolanti 
furono  le  successive  determinazioni 
intorno  alla  condizione  de'  cattolici, 
per  motivo  delle  leggi  che  il  go- 
verno greco  statuì  sopra  questo 
particolare  con  leggi  organiche  ema- 
nate in  Patrasso  ai  i6  luglio  i835. 
IN'e'  regolamenti  sopra  la  formazio- 
ne ed  i  limiti  della  giurisdizione  del 
ministero  de' culti  e  di  pubblica 
istruzione,  gli  si  danno  espressa- 
mente i  seguenti  diritti.  "  L' esame 
di  tutti  gli  atti  e  decreti  dell'au- 
torità ecclesiastica,  e  particolarmen- 
te de'  rescritti,  delle  bolle  e  dei 
brevi  della  Sede  pontificia  prima 
della  loro  pubblicazione,  e  l'appo- 
sizione del  Placet  regio  a  poter  es- 
sere pubblicate  ;  i  diritti  regi  per 
riguardo  alla  collazione  delle  cari- 
che ecclesiastiche  ;  l' accordar  licen- 
za per  r  ordinazione  de'  diaconi  e 
de'  preti  ;  il  ripartimento  delle  dio- 
cesi de'  diversi  prelati  ecclesiastici. 
Spetta  eziandio  a  questo  ministero, 
il  mantenere  inviolati  i  diritti  della 
corona  sopra  le  cose  ecclesiastiche 
in  generale,  e  il  difendere  le  di- 
sposizioni legali  che  potessero  esi- 
stere, e  le  convenzioni  sopra  i  vi- 
cendevoli rapporti  dello  stalo  e 
della  chiesa  ;  l' invigilar  contro  le 
condizioni  oppressive  ed  illegali  dei 
matrimoni  che  si  contraggono  da 
1 1 


i62  GRE 

persone    nddelte    a   diverse   comu- 
nioni religiose;  il  trnllar   delle  di- 
spense elle  si  chiedono   degl'  irape- 
dinienti     malrimoniali     puramente 
temporali  i|i  conformità    alle    leg^i 
esistenti ,    e    V  incaricarsi   delle    di- 
spense degli  impedimenti    canonici, 
che  gli  aderenti  alla  fede  cattolica 
chieder  potessero  alla  Sede  pontifì- 
eia,  e  che  devono  essere  accompa- 
gnate dalle  informazioni    de'  vesco- 
vi competenti ,  e    spedite   al  mini- 
stero de'  culti    e  di  pubblica  istru- 
zione ;  ed   il   notificare   al    vescovo 
la  decisione,  ottenuta  mediante  l'o- 
pera del  ministero  ;  il  vegliare    che 
queste     dispense    'non    contengano 
condizioni  contrarie   alle    leggi    vi- 
genti dello  stato  ;  l' invigilare  sopra 
r  uso   delle   censure    e    delle    pene 
ecclesiastiche  in  cose  riguardanti  la 
coscienza  ovvero  1'  adempimento  dei 
doveri  religiosi  ed  ecclesiastici,  giu- 
sta i  dommi,  i  libri  simbolici,  e  le 
corrispondenti   costituzioni    ecclesia- 
stiche; il  mantenere  inviolati  i  di- 
intti     della    potestà     secolare     per 
rispetto   all'  esame   se   sia    possibile 
r  esecuzione    di    tutti   i    giudizi     e 
delle  decisioni  de'  magistrati    eccle- 
siastici, e  per  rispetto  all'  approva- 
zione di  essi,    imperocché   spesso  i 
superiori  ecclesiastici  tentano  di  far 
uso  di  pene  afflittive,  le  quali  pro- 
ducono un  effetto  esterno  sopra  la 
■vita  sociale  ed  i  rapporti    di  civile 
convivenza,  e  tra  queste  pene  afflit- 
tive si   deve   principalmente   anno- 
verare la  scomunica.  £  da  ultimo 
il  mantenere  in  vigore  le  determi- 
nazioni   prese   contro    l' immediata 
corrispondenza  del  clero  con  supe- 
riori ecclesiastici  esteri,  e  l'inviare 
l'intercettata  corrispondenza  del  mi- 
nistero de'culti  e  dell'istruzione  pub- 
blica a   quello  degli  affari  esteri  ». 
Da  questo  breve  ragguaglio,  pare 


GRE 

nianifesto  che  i  cattolici  nel  rc^no 
di  Grecia  non  solo  non  han  gua- 
dagnato nulla  sotto  il  rapporto  re- 
ligioso, ma  che  hanno  in  contrario 
perduti  molti  privilegi  e  diritti,  di 
che  godevano  sotto  la  dominazione 
turca,  essendo  allora,  come  si  è 
detto,  la  loro  dipendenza  dal  Papa 
libera  ,  né  sturbata  o  impedita  in 
alcuna  guisa  ,  procedendo  l' anda- 
mento degli  affari  religiosi  secondo 
le  regole  del  diritto  canonico.  JVon 
si  deve  tacere,  che  in  appresso  nel- 
la capitale  del  regno  il  culto  cat- 
tolico, che  dapprima  pareva  contra- 
riato da  tanti  ostacoli  ,  gode  oggi 
della  protezione  efficace  del  gover- 
no. Si  confida  nella  saviezza  del  re 
Ottone,  che  sotto  il  suo  regno  gli 
affari  spettanti  alla  Chiesa  cattolica 
in  Grecia  avranno  presto  un  mi- 
gliore e  più  equo  ordinamento.  Da 
ultimo  nel  i84o  in  JVlagonza ,  e 
colle  stampe  del  Kirchheim,  il  dotto 
parroco  cattolico  di  Grosswellstadt 
presso  Àschaffenburg ,  ci  ha  dato 
un'importante  opera  intitolata:  /- 
storia  critica  della  chiesa  del  nuo- 
vo regno  di  Grecia  e  della  chiesa 
russa  ,  considerale  specialmente 
nella  loro  costituzione  governativa 
sotto  la  forma  di  un  sinodo  per- 
manente. 

Concila  di  Grecia. 

Il  primo  vuoisi  celebrato  in  que« 
sta  provincia  l'anno  198  circa,  per 
conferire  all'arcivescovo  di  Seleucia 
la  dignità  patriarcale  sulle  chiese 
di  Assiria,  Media  e  Persia.  Mansi, 
Suppleni.  ai  concila  tomo  I,  col. 
7  e  8. 

11  secondo  concilio  de'  greci  si 
adunò  nel  997,  nel  quale  fu  proi- 
bito a  due  fratelli  di  sposare  due 
cugine.  Vi  sono  riferite  per  esteso 


GRE 

le  ragioni  di  quella  proibizione , 
fondala  particolarmente  sul  princi* 
pio  che  nei  matrimoni  devesi  con- 
siderare non  solamente  ciò  che  è 
permesso,  ma  anche  ciò  che  è  con- 
veniente. Mansi,  Appendice  tom.  II, 
col.  54  e  seg. 

Il  terzo  fu  tenuto  nel  1220  forse 
in  Nicea,  ed  al  quale  Manuele  pa- 
triarca presiedette:  gli  atti  di  esso 
contengono  dei  regolamenti  sugli 
inconvenienti  che  possono  succe- 
dere nel  santo  sagrifìzio  della  mes- 
sa ,  suir  uso  degli  altari  portatili , 
sui  matrimoni  in  quaresima,  sulla 
traslazione  da  un  vescovato  ad  un 
altro,  e  sui  diritti  dei  patroni  del- 
le chiese.  Mansi  t.  II,  col.  877 
e  seg. 

11  quarto  concilio  de*  greci  sci- 
smatici ebbe  luogo  nel  1229  circa, 
sotto  il  patriarca  Anastasio,  sopra 
alcuni  articoli  di  diritto ,  di  cui 
però  non  si  hanno  particolari  no- 
tizie. Mansi  t.  II,  col.    9(»7,    968. 

Il  quinto  concilio  de'  greci  nel 
12  35  si  tenne  probabilmente  in 
Nicea,  contro  Giacomo  arcivescovo 
di  Lepanto ,  e  fu  presieduto  da 
Germano  II  patriarca  di  Costanti- 
nopoli. Si  trattò  in  esso  d'una 
vergine  maritata  avanti  l' anno  del- 
la pubertà  ;  e  delle  violenze  da 
queir  arcivescovo  fatte  a  danno  di 
alcuni  monisteri  dipendenti  da 
uno  de'  suoi  sulTraganei.  Mansi  t. 
II,  col.    i35. 

11  sesto  venne  celebrato  veiso 
l'anno  laSg,  per  nominare  un  tu- 
tore a  Giovanni  figlio  di  Teodoro 
Lascaris,  ed  il  tutore  prescelto  fu 
Michele  Comneno.  A  questo  anno 
e  sotto  r  impero  di  Michele  Paleo- 
logo  il  Mansi  nel  tom.  Ili,  col.  85 
e  seg.,  ci  dà  quest'altro  concilio. 
11  secondo  e  settimo  in  ordine  di 
questi  che  registriamo,  come  il  prc 


GRE  i63 

cedente  ed  il  seguente  tenuto  in 
Nicea,  fu  per  associarsi  Michele  a 
Giovanni  nella  dignità  imperiale. 

L'ottavo  del  1260  si  adunò  in 
occasione  della  ritirata  del  patriar- 
ca Arsene,  e  fu  eletto  in  sua  vece 
Niceforo. 

Il  nono  dicesi  convocato  nel 
1261  in  Costantinopoli,  ove  venne 
richiamato  Arsene,  essendo  morto 
Niceforo. 

Il  decimo  fu  riunito  nel  1266 
per  le  istanze  di  Michele:  venne 
in  esso  di  nuovo  deposto  Arsene. 
11  patriarca  d' Alessandria ,  molti 
vescovi,  monaci  e  laici  disapprova- 
rono la  sentenza  emanata  contro 
Arsene,  e  si  separarono  dalla  co- 
munione di  coloro  che  l' avevano 
data  :  ciò  produsse  uno  scisma,  che 
durò  per  molti  anni. 

Il  decimo  primo  celebrossi  nel 
1267,  in  circostanza  di  una  cospi- 
razione fatta  contro  Michele,  e  di 
cui  i  principali  autori  citati  a  ri- 
spondere, accusarono  Arsene  come 
loro  complice  :  egli  però  seppe  di- 
mostrare la  sua  innocenza ,  ed  il 
concilio  fu  sciolto  senza  conchiudere 
nulla. 

Il  decimo  secondo  ebbe  luogo 
nel  1278,  e  fu  uno  di  quelli  te- 
nuti per  la  riunione  dei  greci  coi 
latini,  ed  al  quale  assistettero  i  le- 
gati del  Papa  Gregorio  X,  ma  nul- 
la vi  fu  conchiuso  per  la  pace.  Il 
Mansi  regnando  ancora  Michele  Pa- 
leologo  registra  tre  concdii  sotto  il 
nome  di  Grecia  negli  anni  1274, 
1275  e   1276. 

Il  decimo  terzo  fu  tenuto  sotto 
r  imperatore  Andronico ,  come  i 
seguenti. 

Il  decimo  quarto  fu  convocato 
nel  1289  per  impegnare  Gregorio 
di  Cipro  a  dimettersi  dalla  dignità 
patriarcale,   e   per   condannare    il 


i64  GRE 

commentario  di  quel  patriarca  so- 
pra un  passo  di  s.  Giovanni  Da- 
masceno, risguardante  la  processione 
dello  Spirito  Santo. 

Il  decimo  quinto  si  tenne  cgunl- 
inente  nel  1289  contro  i  fautori 
di  Arsene,  i  quali  fra  le  altre  co- 
se domandavano  T  amministrazione 
della  chiesa,  e  pretendevano  rifor- 
marla secondo  i  canoni  ;  fu  altresì 
in  esso  eletto  patriarca  Atanasio. 

Il  decimo  sesto  del  1292  non 
fece  alcuna  decisione  precisa. 

Il  decimo  settimo,  tenuto  pure 
nel  1292  ,  decise  che  l'impera- 
tore non  doveva  avere  nessuno 
scrupolo  a  trattare  come  fratelli  i 
principi  saraceni. 

Il  decimo  ottavo  fu  adunato  nel 
1297  in  Costantinopoli  contro  An- 
dronico. In  altro  o  decimo  nono 
si  tennero  varie  discussioni  intorno 
alle  lagnanze  del  patriarca  Gio- 
Tanni  Cosimo ,  sulla  condotta  del- 
l' imperatore  ;  dovevasi  altresì  deci- 
dere nel  medesimo  concilio  intorno 
alla  calunnia  di  un  certo  llarione 
vescovo  di  Selimbra,  contro  il  no- 
minato patriarca,  il  quale  erasi  di- 
messo dalla  sua  carica,  ma  nulla 
fu  conchiuso. 

Il  ventesimo  si  celebrò  nel  i3o3, 
cioè  si  adunò  e  sciolse  subito. 

Il  ventesimo  primo  del  i3o4, 
composto  d' un  gran  numero  di 
vescovi  :  furono  tenute  diverse  di- 
scussioni intorno  la  dimissione  del 
patriarca  Giovanni  Cosimo,  che  al- 
cuni volevano  restituito  alla  sua 
sede,  ed  altri  no  ;  alla  fine  venne 
proclamato  patriarca  Atanasio  che 
erasi  ritirato  in  un  monistero. 

Il  p.  Mansi  nel  tom.  III,  col. 
539  e  540  fa  menzione  anco  della 
sentenza  emanata  in  un  concilio 
tenuto  in  Grecia  nel  i344  contro 
Isidoro    vescovo    di    Dobronik    ia 


GRE 
Dalmazia ,   accusato   e   convinto  di 
molli  delitti,    e    particolarmente  di 
libellione  contro  l'imperatore  Gio- 
vanni  I  Paleologo. 

GREGORIANO.  Dicesi  dei  riti, 
degli  usi ,  delle  istituzioni  che  si 
attribuiscono  al  Pontefice  s.  Gre- 
gorio I  Magno,  fiorito  nel  Sgo. 
Cosi  dicesi  rito  gregoriano  le  ceri- 
monie che  fece  osservare  nella  Chie- 
sa romana,  o  per  la  liturgia,  o  per 
l'amministrazione  de'  sagramenti  , 
o  per  le  benedizioni ,  e  che  sono 
contenute  nel  libro  chiamato  Sa- 
cramentario di  s.  Gregorio  ;  canto 
gregoriano,  quello  ch'egli  regolò 
meglio,  dopo  di  avere  riordinate  le 
pr^hiere  ;  e  liturgia  gregoriana ,  i 
cambiamenti  che  vi  fece  il  santo  e 
dotto  Papa ,  che  però  non  sono 
molto  considerabili.  Di  tutto  se  ne 
tratta  agli  analoghi  articoli. 

GREGORIO  Naziaxzexo  (  s.  ), 
soprannominato  il  Teologo,  dottore 
della  Chiesa.  Ebbe  a  padre  Gre- 
gorio, che  nato  pagano  si  convertì 
e  fu  poi  vescovo  di  Nazianzo,  e  a 
madre  Nonna,  ambedue  onorati 
dalla  Chiesa  con  pubblico  culto,  co- 
me pure  lo  sono  Cesario  suo  fratel- 
lo, e  sua  sorella  Goi'gonia.  Nacque 
ad  Arianzo,  borgo  del  territorio  di 
Nazianzo,  piccola  città  vicina  a  Ce- 
sarea di  Cappadocia,  nell'anno  Stxg, 
cioè  poco  dopo  r  elevazione  di  suo 
padre  al  vescovato,  secondo  Tille- 
mont,  Baillet  eCeillier;  o  tra  il  3ia 
e  il  3 16,  mentre  suo  padre  era  an- 
cora idolatra,  secondo  il  Baronio, 
lo  Stilting,  e  r  anonimo  autore  del- 
la vita  del  santo,  premessa  al  pri- 
mo volume  delle  di  lui  opere  pub- 
blicalo a  Parigi  nel  1778.  Dopo 
aver  studiato  con  felici  disposizioni 
la  grammatica  nel  suo  paese,  Gre- 
gorio fu  mandato  a  Cesarea  di  Pa- 
lestina, ov'  era  una   celebre    scuola 


GRE 

(li  reltorica  ;  passò  poscia  in  Ales- 
sandria, quindi  in  Atene  che  godea 
il  vanto  di  avere  i  più  abili  mae- 
stri di  eloquenza,  ed  ivi  strinse 
amicizia  con  s.  Basilio.  L' anno 
356  lasciò  Atene  per  recarsi  a 
Nazianzo  :  quivi  arrivato,  ricevette 
il  battesimo  dalle  mani  di  suo  pa- 
dre, e  si  diede  interamente  al  ser- 
vigio di  Dio,  e  alla  meditazione 
delle  divine  Scritture,  menando  vi- 
ta austerissìma  e  contemplativa. 
Desideroso  di  separarsi  affatto  dal 
mondo,  nel  358  andò  a  raggiun- 
gere s.  Basilio  che  vivea  in  un 
deserto  del  Ponto,  vicino  al  fiu- 
me Iris,  e  con  esso  rimase  finché 
suo  padre,  ornai  vecchio  di  oltre 
ottani'  anni,  richiamollo  a  sé,  per- 
ché lo  assistesse  nel  governo  della 
sua  diocesi  ;  e  per  averne  maggior 
soccorso,  ordinollo  sacerdote ,  cioc- 
ché vien  posto  dai  più  nel  di  del 
Natale  dell'anno  36 1.  S.  Gregorio 
che  avea  ricevuto  l'ordinazione  con 
un'estrema  ripugnanza,  fuggì  secre- 
tamente,  ed  andò  a  ritrovare  il  suo 
amico  Basilio;  ma  il  timore  di  op- 
porsi agli  ordini  di  Dio  lo  fece  ri- 
tornare a  Nazianzo ,  da  cui  era 
mancato  per  sei  settimane ,  e  vi 
predicò  la  prima  volta  nel  giorno 
di  Pasqua.  A  questo  discorso  ten- 
ne dietro  un  altro  che  porta  il 
titolo  di  Apologia,  perché  in  esso 
giustifica  la  sua  fuga ,  trattando 
della  dignità,  dei  pericoli  e  dei  do- 
veri del  sacerdozio ,  della  santità 
richiesta  per  accostarsi  all'altare, 
delle  difficoltà  nel  governare  le  co- 
scienze, e  della  scienza  necessaria  ai 
sacri  ministri.  Sul  finire  del  regno 
di  Giuliano  fu  turbata  la  pace 
della  chiesa  di  Nazianzo ,  poiché 
avendo  incautamente  il  santo  vec- 
chio Gregorio  sottoscritta  la  formo- 
la  di  Kimini,  i  più  zelanti  de'  suoi 


GRE  i65 

diocesani,  e  massime  i  monaci,  non 
vollero  più  comunicare  con  lui. 
Suo  figlio  adoperossi  saggiamente 
per  togliere  questa  divisione,  e  ri- 
conciliò il  pastore  col  suo  gregge; 
pronunziò  poi  un  bel  discorso  sul 
ristabilimento  della  pace.  Dopo  la 
morte  di  Giuliano  ,  s.  Gregorio 
compose  i  suoi  due  discorsi  contro 
questo  principe  apostata.  Nel  368 
perdette  suo  fratello  s.  Cesario  ,  e 
ne  pronunziò  V  orazione  funebre  ; 
poscia  recitò  anche  quella  di  santa 
Gorgonia  sua  sorella ,  morta  poco 
appresso.  Nel  372  s.  Basilio,  ch'era 
diventato  arcivescovo  di  Cesarea, 
ordinollo  vescovo  di  Sasimi  ;  ma 
ei  non  si  recò  a  quella  chiesa,  es> 
sendo  insorta  disputa  di  giurisdi- 
zione sopra  di  essa  fra  s.  Basilio 
ed  Antimo  vescovo  di  Tiane.  Go- 
vernò frattanto  quella  di  Nazianzo 
sotto  suo  padre,  ch'era  omai  de- 
crepito, e  che  mori  l' anno  dopo. 
Egli  stesso  volle  farne  l' orazione 
funebre,  e  pronunciolla  alla  presen- 
za di  s.  Basilio,  e  di  s.  Nonna  sua 
madre,  la  quale  non  sopravvisse  di 
molto  al  marito.  Dopo  ciò  s.  Gre- 
gorio si  ritirò  nel  monistero  di  s. 
Tecla  a  Seleucia  nell'  Isauria.  La 
morte  di  s.  Basilio,  avvenuta  nel 
378,  fu  per  lui  dogliosissimo  col- 
po :  egli  compose  in  onore  del  suo 
amico  dodici  epigrammi  o  epitadì, 
e  più  tardi,  cioè  nel  38 1  o  382, 
ne  pronunciò  il  panegirico  a  Cesa- 
rea. S.  Gregorio  dopo  aver  passati 
cinqu'  anni  nel  suo  ritiro  di  Seleu- 
cia, si  arrese  alle  inchieste  dei  cat- 
tolici di  Costantinopoli,  che  oppres- 
si dagli  ariani,  sollecitavano  i  suoi 
consigli  ed  il  suo  appoggio.  Reca- 
tosi in  quella  capitale,  prese  alloggio 
in  casa  di  parenti  :  bentosto  la 
parte  più  vasta  di  quella  casa  ven- 
ne consacrata    alle  cerimonie  della 


i66  GRE 

religione,  e  le  fu  dato  il  nome  di 
Anastasia,  che  vuol  dire  risurre- 
zione, perchè  in  essa  risuscitò  in 
certo  modo  la  fede  cattolica ,  che 
fìno  allora  era  rimasta  morta  la 
quella  città.  Il  santo  faceva  conti- 
nuamente istruzioni  in  questa  sua 
piccola  chiesa,  e  vedea  con  piacere 
accrescersi  ogni  dì  il  numero  dei 
suoi  uditori.  Gli  ariani  e  gli  apol- 
linarisli,  uniti  con  altri  eretici,  pro- 
curarono d' impedire  il  buon  effetto 
dei  suoi  discorsi,  spacciando  contro 
di  luì  le  più  infami  calunnie;  usa- 
rono anche  la  violenza,  e  lo  inse- 
guivano per  le  strade  sasseggian- 
dolo ,  lo  strascinavano  davanti  ai 
magistrali  come  un  imbroglione  che 
levava  a  rumore  il  popolo.  Ma  la 
fermezza  di  s.  Gregorio  trionfò  di 
tutte  queste  violenze,  e  la  sua  elo- 
quenza operò  la  conversione  di  un 
gran  numero  di  eretici.  Ciò  non 
pertanto  vide  egli  insorgere  altre 
dissensioni  nella  sua  nascente  chie- 
sa :  uno  straniero ,  chiamato  Mas- 
simo il  Filosofo,  insinuossi  nella 
sua  confidenza ,  e  ne  abusò  per 
soppiantarlo  ,  facendosi  nominare 
clandestinamente  vescovo  di  Co- 
stantinopoli da  alcuni  vescovi  d'E- 
gitto ;  ma  i  cattolici  di  quella  città 
chiesero  per  vescovo  Gregorio ,  e 
r  imperatore  Teodosio  I  ne  approvò 
la  scelta,  tolse  le  chiese  agli  aria- 
ni, e  lo  mise  in  possesso  della  cat- 
tedrale. Nel  concilio  di  Costantino- 
poli adunato  nel  38  i ,  s.  Gregorio 
sostenuto  da  s.  Melezio  patriarca  di 
Antiochia,  fu  canonicamente  con- 
fermato in  quella  sede  ;  ma  dopo 
la  morte  di  s.  Melezio  le  dissen» 
sioni  e  le  brighe  agitarono  ognora 
quella  assemblea.  I  nemici  di  san 
Gregorio  gì'  insidiarono  per  fino 
la  vita  ;  e  i  vescovi  di  Egitto  si 
opposero  nuovamente  alla  sua  eie- 


GRE 
zione.  Stanco  egli  di  tante  opposi- 
zioni e  di  tante  violenze  dichiarò 
d'essere  pronto  a  tornare  nella  su;i 
solitudine,  purché  la  chiesa  di  Dio 
ne  rimanesse  tranquilla.  Quei  pre- 
lati rimasero  stupiti  di  tale  delibe- 
razione ;  ma  ebbero  la  debolezza  di 
accettare  la  sua  dimissione.  S.  Gre- 
gorio prese  commiato  da  quella 
chiesa  che  poteva  dirsi  da  lui  crea- 
ta, con  un  grave  e  toccante  di- 
scorso che  pronunziò  alla  presenza 
dei  padri  del  concilio,  e  d'  una  in- 
numerabile folla  di  gente.  Quindi 
ritornò  a  Nazianzo,  ove  scrisse  il 
poema  sulla  sua  vita,  nel  quale  si 
ferma  particolarmente  sulla  condot- 
ta da  se  tenuta  a  Costantinopoli, 
onde  distruggere  alcime  calunnie 
pubblicatesi  contro  di  lui;  poscia 
risolse  di  passare  il  resto  de'  suoi 
giorni  nel  l'itiro  presso  ad  Arianzo. 
Egli  era  molto  avanzato  negli  an- 
ni e  pieno  d' infermità  ;  ma  per 
questo  non  si  rimase  dal  prestare 
ancora  dei  servigi  alla  Chiesa,  e 
soprattutto  a  quella  di  Nazianzo  : 
compose  dei  poemi  sopra  argomenti 
di  pietà ,  e  sulla  storia  della  sua 
vita  e  de' suoi  patimenti;  colle  sue 
lettere  dava  eccellenti  consigli  a 
quelli  che  il  consultavano,  né  pre- 
scriveva cosa  alcuna  che  non  a- 
vesse  esercitata  egli  prima.  In  quel- 
la solitudine  praticava  ogni  maniera 
di  mortificazioni  corporali,  digiu- 
nando, vegliando,  pregando  inces- 
santemente. "  Io  vivo  (  dice  egli 
»  stesso  nei  suoi  poemi  )  in  mezzo 
>*  alle  rupi  e  alle  bestie  selvagge. 
M  La  mia  dimora  è  una  caverna 
»»  in  cui  passo  solingo  la  vita.  Non 
M  ho  che  una  tonaca,  non  cai- 
»  zari,  no»  fuoco  :  vivo  sol  di  spe- 
"  ranza.  Io  sono  il  rifiuto  e  1'  ob- 
>j  brobrio  degli  uomini  ;  dormo 
»  sulla  paglia,    e  mi   cuopro  d'un 


GRE 
j>  S.1CC0  :  tutto  è  bagnato  dalle  mie 
».  lagrime  ".  Cosi  visse  s.  Giegoiio 
nel  suo  ritiro  sino  alla  beata  sua 
morte,  che  avvenne  nell'anno  38g, 
o  secondo  altri  nel  Sgi.  L'impe- 
ratore Costantino  Porliiogenito  fe- 
ce trasportare  il  suo  corpo  a  Co- 
stantinopoli verso  il  9'>o,  e  Io  fece 
collocare  nella  chiesa  degli  Apostoli, 
vicino  a  quello  di  s.  Gio.  Crisosto- 
mo. Al  tempo  delle  crociate  fu 
trasferito  a  Roma,  e  riposto  presso 
le  religiose  greche,  da  dove  il  Pon- 
tefice Gregorio  XIII  lo  fece  levare 
nel  i58o,  per  metterlo  in  una 
cappella  che  gli  avea  fatto  fabbri- 
care nel  Vaticano.  Tuttociò  meglio 
dicesi  nel  voi.  XII,  pag.  260  del 
Dizionario.  I  greci  celebrano  la 
sua  festa  principale  nel  i5  gennaio, 
ed  i  latini  nel  9  di  maggio. 

Le  opere  di  s.  Gregorio  Nazian- 
zeno  sono:  i.°  Orazioni,  in  nume- 
ro di  cinquanta.  Sembra  che  le 
quattro  ultime  non  siano  di  questo 
padre.  Le  due  che  sono  indirizza- 
te a  Cledonio ,  e  nelle  quali  sono 
confutati  gli  errori  degli  apolli na- 
risli ,  erano  originalmente  lettere. 
Alctmi  di  questi  discorsi  trattano 
dei  misteri  della  fede,  e  di  diversi 
punti  della  morale  cristiana  ;  altri 
hanno  per  oggetto  di  difendere  la 
dottrina  della  Chiesa  contro  le  ac- 
cuse degli  eretici  ;  altri  sono  pane- 
girici da  lui  recitati.  2.°  Duecento 
trentasette  Lettere,  la  maggior  par- 
te delle  quali  sono  assai  importan- 
ti. 3."  Pocnii^  che  sono  in  numero 
di  cinquant'  otto  nella  edizione  del- 
l'ab.  di  Billy.  Giacomo  Tolli  ne 
ha  pubblicato  altri  venti  a  Utrecht 
nel  1696  nelle  sue  Insignìa  itine- 
rarii  italici.  11  Muratori  pubblicò 
in  Padova  nel  1709  duecentoventi- 
selte  epigiamroi  di  s.  Gregorio  Na- 
ziauzcuo,   che    l'ab.    di    Billy  uou 


GRE  ftfi7 

aveva  conosciuto.  Tutte  le  opere 
di  questo  santo  dottore  furono 
stampate  in  greco  ed  in  latino  a 
Parigi  nel  1609,  per  cura  di  Fe- 
derico Morell ,  e  colle  note  del- 
l' ab.  G.  di  Bllly,  il  quale  è  altresì 
autore  della  traduzione  latina.  Le 
edizioni  di  Parigi  del  i63o,  e  di 
Lipsia  del  1690,  non  sono  che  ri- 
stampe della  precedente.  Il  dotto 
p.  Maran  ne  aveva  impreso  una 
nuova  edizione  a  Parigi  nel  1778; 
ma  non  ne  fu  pubblicato  che  il 
primo  tomo,  nel  quale  havvi  la 
vita  del  santo  composta  sulle  sue 
opere.  Secondo  alcuni  autori  san 
Gregorio  Nazianzeno  è  il  sommo 
degli  oratori  sì  sacri  che  profani. 
I  suoi  versi  sono  veramente  ome- 
rici, pieni  di  dolcezza  e  di  facilità  : 
vi  si  trova  eziandio  una  sublimità 
che  loro  assicura  la  preferenza  so- 
pra tutte  le  produzioni  iu  questo 
genere,  che  sono  uscite  dalla  penna 
di  scrittori  ecclesiastici  ;  e  merite- 
rebbero di  esser  letti  nelle  pubbli- 
che scuole. 

GREGORIO  NissEKo(s.),  vescovo 
di  Nissa,  e  padre  della  Chiesa.  Nacque 
nella  Cappadocia  l'anno  33i  ,  ed 
ebbe  a  fratelli  s.  Basilio  il  Gran- 
de, s.  Pietro  di  Sebaste  nell'Arme- 
nia, e  s.  Macrina.  Si  unì  in  ma- 
trimonio con  Teosebia,  le  cui  vir- 
tù loda  mollo  s.  Gregorio  Nazian- 
zeno. In  seguito  rinunziò  al  mon- 
do per  darsi  al  servigio  della  Chie- 
sa, e  fu  fatto  lettore  ;  ma  l'amore 
ch'egli  aveva  all'  elotjuenza,  gli  fe- 
ce abbandonare  gli  uffizi  del  suo 
ordine  per  insegnare  la  rettorica 
ai  giovani.  Però  le  rimostranze  di 
s.  Gregorio  di  Nazianzo  lo  ricon- 
dussero alla  prima  vocazione.  Do- 
po aver  aiutato  s.  Basilio  suo  fra- 
tello nelle  funzioni  pastorali,  Gre- 
gorio nel  872  fu  eletto  vescovo  di 


•i68  GRE 

Nissa  nella  Cappadocia .  Il  suo  at- 
taccamento alla  fede  di  Nicea  gli 
suscitò  fiere  persecuzioni  da  parte 
degli  ariani,  per  cui  fu  costretto 
di  lasciare  il  paese.  Morto  nel 
378  1'  imperatore  Valente,  gran 
prolettore  dell'arianesimo,  gli  affa- 
ri della  Chiesa  cambiarono  tosto 
d'  aspetto.  Graziano  divenuto  pa- 
drone dell'impero  rimise  Gregorio 
nella  sua  sede  ;  ma  questa  gioia 
gli  fu  amareggiata  dalla  morte  di 
s.  Basilio  suo  fratello,  per  assistere 
ai  funerali  del  quale  si  recò  a 
Cesarea.  Quindi  intervenne  al  con- 
cilio di  Antiochia  del  879,  dal 
quale  venne  incaricato  di  andar  a 
visitare  l'Arabia  e  la  Palestina  per 
riformarvi  le  chiese.  Adempì  egli 
a  questa  commissione  nel!'  anno 
seguente:  passò  da  Gerusalemme 
per  visitarvi  i  luoghi  santi,  ed  a- 
doperossi,  benché  inutilmente,  per 
pacificare  i  torbidi  di  quella  chie- 
sa. Trovossi  al  celebre  concilio  di 
Costantinopoli,  tenutosi  nel  38 1, 
ed  ivi  fu  scello  per  recitare  l'ora- 
zione funebre  di  s.  Meiezio  patriar- 
ca d'  Antiochia.  L'  anno  appresso 
assistette  ad  un  altro  concilio  di 
Costantinopoli ,  e  pronunciò  in  es- 
so un  discorso  relativo  alla  divi- 
nità del  Figlio  e  dello  Spirito 
Santo.  Nel  385  recitò  pure  a  Co- 
stantinopoli l'orazione  funebre  del- 
l'impemtrioe  Flaviila,  e  quella  di 
Pulcheria  figlia  dell'imperatore  Teo- 
dosio. Finalmente  fece  un  quarto 
viaggio  a  Costantinopoli  per  re- 
carsi al  concilio  che  ivi  si  tenne 
nel  394,  ed  ebbe  posto  tra  i  me- 
tropolitani, onore  ohe  solo  fu  ac- 
cordato alla  sua  persona  ed  al 
suo  merito.  Egli  fini  la  vita  verso 
r  anno  4oO)  e  credesi  ai  io  di 
gennaio,  nel  qual  giorno  i  greci 
hanno  sempre  celebrato  la  sua  ìq- 


GRK 
sta  :  1  latini  l'  onorano  ai  9  di 
marzo.  Gli  antichi  hanno  colmjilo 
dei  più  grandi  elogi  s.  Gi-egorio 
Nisseno,  cosi  detto  come  vescovo 
di  Nissa,  lodando  la  sua  fede,  la 
sua  saviezza,  la  sua  innocenza,  la 
sua  moderazione,  e  fermezza  nei 
disastri.  Eguale  a  s.  Basilio  suo 
fratello,  per  la  parola  e  per  la 
dottrina,  ma  più  attaccato  di  lui 
agli  studi  dell'eloquenza,  diventò  si 
abile,  che  puossi  senza  dubbio  pa- 
ragonarlo coi  più  celebri  oratori 
dell'  antichità.  Il  settimo  concilio 
generale,  professando  per  lui  pro- 
fonda venerazione,  diedegli  il  ti- 
tolo di  Padre  dei  padri,  e  citò  i 
suoi  scritti  per  confermare  l'antica 
dottrina  della  Chiesa,  e  per  condan- 
nare col  suo  suffragio  l' empietà  di 
Nestorio.  S.  Gregorio  Nisseno  ha 
scritto  diverse  opere,  di  cui  ecco  l'e- 
lenco: I.  Hexaemeroii,  o  trattato  sul- 
la creazione  del  mondo.  2.  Trattato 
della  formazione  dell' uomo.  3.  Il 
libro  della  Fita  di  Mose  o  della 
Vita  perfetta.  4-  Due  Trattali  sul- 
la iscrizione  de' salmi,  e  l'  Omelia 
sul  sesto  salmo.  5.  Otto  Omelie 
sui  tre  primi  capitoli  delV  Eccle- 
siaste; altre  quindici  sul  Cantico 
dei  Cantici;  cinque  suW  orazione 
domenicale;  otto  sulle  otto  beatitu- 
dini. 6.  I  Trattati  sulla  sonimes- 
sione  del  Figlio,  e  sulla  Pitonessa; 
e  il  Discorso  sull'ordinazione  :  non 
è  ben  certo  che  il  primo  sia  di 
questo  santo.  Pare  che  vi  sia  in- 
segnato r  errore  degli  origenisti 
sulla  cessazione  delle  pene  dei  dan- 
nati ;  quelli  che  glielo  attribuisco- 
no, dicono  che  l' errore  che  vi  si 
trova  vi  fu  aggiunto  dopo  da 
qualche  origenista.  7.  \J Antiretico, 
o  trattato  contro  Apollinare.  8.  H 
Discorso  sopra  V  amor  della  po^ 
veriàf  il  quale    è  uua  tenera  esoi*' 


GRE 
tazione  alla  limosina;  il  Libro  con- 
ùv  il  destino,  in  cui  è  provalo 
che  tulio  avviene  per  ordine  del- 
la Provvidenza;  il  Trattato  delle 
nozioni  comuni,  eh'  è  una  esposi- 
zione Glosofica  dei  termini  di  cui 
gli  antichi  eransi  serviti  per  ispie- 
gare  il  mistero  della  Trinità.  9. 
UEpistola  canonica  a  Ltiojo,  che 
fa  parte  dei  canoni  penitenziali 
pubblicati  dal  Beveridge,  io.  Di- 
scorsi contro  quelli  che  vanno  dif- 
ferendo il  battesimo,  i  1 .  Discorsi 
sulla  fornicazione  e  l'usura,  sulla 
penitenza  eia  limosina.  12.  Discor- 
so sopra  la  Pentecoste.  1 3.  Testi- 
monianze contro  i  giudei,  in  cui 
si  propone  di  provare  il  '  mistero 
della  Trinità.  14*  I  dodici  libri 
contro  Eunomìo.  i5.  Il  Trattalo 
ad  Ablario,  e  il  Trattalo  sulla  fede, 
i  quali  sono  una  difesa  di  diversi 
punti  della  dottrina  cattolica  con- 
tro gli  ariani.  16.  La  Grande  Ca- 
techesi. 17.  Il  Libro  della  virginità. 
18.  I  dieci  Sillogismi  contro  i  ma- 
nichei, e  il  Libro  dell'  anima  e 
della  risurrezione.  19.  La  Lettera 
a  Teofilo  contro  gli  apollinaristi. 
a-o.  Tre  Trattati  della  perfezione 
cristiana.  21.  11  Discorso  contro 
quelli  che  non  vogliono  essere  ri- 
presi, e  il  Trattato  dei  fanciulli 
che  muoiono  prematuramente.  22. 
11  Discorso  sulla  Natività  di  Ge- 
sti Cristo,  e  i  due  Panegirici  di 
s.  Stefano,  2  3.  Il  Discorso  sul 
Battesimo,  sulla  Risurrezione ,  ed 
^ascensione  di  Gesti  Cristo.  24. 
11  Discorso  sulla  divinità  del  Fi- 
glio e  dello  Spirito  Santo,  in  cui 
Iiavvi  la  confutazione  degli  errori 
di  Ario  e  d'Eunomio.  25.  I  Pa- 
negirici di  s,  Basilio  e  dei  qua- 
ranta martiri;  le  Orazioni  funebri 
di  Pulchcria  e  di  Placida  ;  le  Fi- 
te  di  s,    Gregorio  Taumaturgo,  di 


GRE  1% 

s.  Teodoro ,  di  s.  Melezio,  di  s. 
Efrem,  e  di  s.  Macrina.  26.  Il 
Discorso  sulla  morte.  27.  Molte 
Lettere.  Le  opere  di  san  Grego- 
rio Nisseno  furono  pubblicate  molte 
volte  in  latino  prima  di  esserlo 
nella  loro  lingua  originale.  La  mi« 
glior  edizione  è  quella  che  Fronton- 
le-Duc  diede  a  Parigi  nel  161 5, 
in  greco  ed  in  latino,  in  due  vo- 
lumi in  foglio,  a  cui  conviene  ag- 
giungere  il  terzo  volume  pubblica- 
to dallo  stesso  nel  1618,  in  for- 
ma d'appendice. 

GREGORIO  (s.),  detto  il  Tau^ 
maturgo.  Nacque  a  Neocesarea,  nel 
Ponto,  da  genitori  pagani,  nobili 
e  ricchi,  e  fino  alla  sua  conversione 
fu  appellato  Teodoro.  In  età  di 
quattordici  anni  perdette  il  padre, 
e  cominciò  d' allora  a  discoprire 
la  follia  del  cullo  degl'  idoli.  Sic- 
come era  stato  destinato  al  foro, 
risolvette  di  recarsi  a  Beri  lo  eoa 
suo  fratello  Alenodoro  (che  fu  poi 
vescovo,  e  mollo  sofferì  per  la  fe- 
de di  Gesù  Cristo)  onde  istudiarvi 
il  diritto  romano;  ma  passando  per 
Cesarea,  e  trovatovi  Origene  a  lui 
attaccaronsi  ambedue,  e  furono  du 
esso  convertiti.  In  questo  mentre 
essendosi  riacceso  il  fuoco  della  per- 
secuzione in  oriente  sotto  Massimi- 
no,  Origene  fu  costretto  a  levarsi 
di  Cesarea,  nel  235  ,  e  Gregorio 
riparossi  in  Alessandria.  Tre  anni 
appresso,  cessala  la  persecuzione, 
ritornò  a  Cesarea  per  terminarvi 
i  suoi  sludi  sotto  Origene,  alla 
cui  scuola  passò  cinque  anni  in  tut- 
to. Non  si  sa  se  Gregorio  (osse  bat- 
tezzato in  Alessandria  o  a  Cesarea. 
Prima  di  staccarsi  dal  suo  maestro, 
volle  dargli  una  testimonianza  pub- 
blica della  sua  gratitudine,  e  ciò 
fece  con  un  discorso  recitalo  in  pre- 
iicnza  di  lui  e  d'una  folla  d'udilo- 


170  GRE 

li,  del  quale  discorso  dice  Pu  Piti 
che  l'antichità  non  ne  offre  nessu- 
no più  bello  ed  elegante.  Ritor- 
nato Gregorio  alla  sua  patria,  ab- 
bandonò quanto  possedeva,  e  riti- 
rossi  in  luogo  solingo  alia  campa- 
gna, da  cui  Fedimo  arcivescovo  di 
Amasea  obbligollo  ad  uscire,  crean- 
dolo vescovo  di  Neocesarea,  benché 
assente.  Questa  città  era  grande, 
ricca  e  popolata,  ma  i  suoi  abi- 
tanti erano  sì  corrotti  ed  attaccati 
alle  superstizioni  dell'idolatria,  che 
la  religione  cristiana  noa  vi  si 
era  potuta  insinuare,  quantunque 
fiorisse  in  molte  contrade  del  Pon- 
to. San  Gregorio  avvampando  di 
zelo  e  di  carità,  mise  tutto  in 
opera  per  adempiere  le  funzioni 
dell'  aflidatogli  ministero;  e  uno 
straordinario  potere  di  operare  mi- 
racoli assicurò  il  buon  esito  delle 
sue  fatiche.  Fece  il  suo  ingresso 
nella  città  nel  24^;  il  primo  gior- 
no convertì  un  buon  numero  d'  i- 
dolatri;  il  giorno  dopo  furongli  pie- 
sentati  molti  malati  ch'egli  guarì  ; 
quindi  il  numero  de'  cristiani  in 
poco  tempo  si  aumentò  consi- 
derabilmente  ,  e  il  santo  vesco- 
vo fece  per  loro  uso  fabbricare 
lina  chiesa.  Durante  la  persecuzio- 
ne di  Decio,  che  cominciò  nel  aSo, 
Gregorio  consigliò  i  fedeli  del  suo 
gregge  a  darsi  alla  fuga,  e  a  non 
esporsi  ai  cimenti.  Egli  medesimo 
si  ritirò  nel  deserto,  accompagnato 
da  un  sacerdote  idolatra  ch'ei  avea 
convertito,  e  fatto  diacono.  L'anno 
dopo,  essendo  morto  l'imperatore, 
cessò  la  persecuzione.  S.  Gregorio 
tornò  a  Neocesarea,  quindi  im- 
prese a  visitare  tutto  il  paese;  fe- 
ce eccellenti  regolamenti  per  ripa- 
rare gli  abusi  introdottisi  ;  istituì 
delle  feste  anniversarie  in  onore 
dei    martiri    che   avevano    sofferto 


GRE 

nel  tempo  della  persecuzione;  e  nel 
264  assistette  al  concilio  di  Antio- 
chia, tenuto  per  condannare  Paolo 
di  Samosata.  11  suo  episcopato  fu 
un  seguito  di  prodigi  e  di  con- 
versioni. La  sua  eloquenza,  le  sue 
virtù,  e  i  suoi  miracoli,  che  ci 
sono  riferiti  da  s.  Gregorio  Nisse- 
no,  l'hanno  reso  celebre  nella  Chie- 
sa. Non  si  sa  precisamente  in  qua! 
anno  morisse;  ma  l'opinione  più 
probabile  è  che  ciò  fosse  nell'anno 
270  o  271,  ai  17  novembre;  e 
sotto  questo  giorno  egli  è  nominato 
in  tutti  i  martirologi  d'oriente  e  di 
occidente.  Morendo  egli  non  lasciò 
in  Neocesarea  che  diciassette  ido- 
latri, mentre  al  suo  arrivo  non  a- 
vea  trovato  che  diciassette  cristiani. 
Siccome  famoso  in  tutto  l'oriente 
per  la  sua  dottrina,  santità  ed  ope- 
razioni prodigiose,  fu  chiamato  il 
Tawnalurgo,  cioè  operatore  di  co- 
se meravigliose;  e  perciò  fu  para- 
gonato a  s.  Basilio  Magno,  agli  a- 
postoli,  ai  profeti  ed  a  Mosè,  es- 
sendo dotalo  dello  spirito  di  pro- 
fezia e  del  dono  di  straordinari 
miracoli.  A  volerne  accennare  al- 
cuno col  breviario  romano  e  l'au- 
torità dello  storico  Eusebio,  dire- 
mo che  per  virtù  divina^  doven- 
dosi edificare  una  chiesa,  ne  poten- 
dosi far  larga  come  desideravasi, 
pieno  di  fede  si  pose  in  orazione 
e  invitò  il  monte  a  ritirarsi  più 
addietro ,  e  così  avvenne.  Dissec- 
cò uno  stagno  pel  quale  acre- 
mente contendevano  due  fratelli  , 
onde  li  ridusse  in  pace.  Fermò  il 
corso  e  le  piene  di  un  fiume 
col  suo  bastone;  e  questo  ficcato 
in  terra  si  rinverdì  e  trasformos- 
si  in  una  pianta.  Per  tutto  ciò 
egli  è  invocato  patrono  nelle  mag- 
giori disgrazie  e  ne' casi  disperati. 
Le  opere    che  ci    rimangono   di  s. 


GRE 
Gregorio  Taumaturgo  sono:  i.  Il 
suo  discorso  in  lode  di  Origene,  i. 
Un  simbolo  o  formola  di  fede,  che 
egli  rice  velie  da  s.  Giovanni  evangeli- 
sta apparsogli  in  una  visione  nottur- 
na unitamenteallaB.  Vergine.  3.  Una 
lettera  canonica,  citata  nel  terzo 
canone  del  sesto  concilio  generale, 
e  riportata  da  Balsamone.  4-  Una 
parafrasi  sull'Ecclesiaste.  Queste  ope- 
le  furono  stampate  in  latino  a 
Venezia  nel  i574,  poscia  pubbli- 
cale in  greco  ed  in  latino  da  Ge- 
rardo Vossio  a  Magonza  nel  i6o4, 
ed  a  Parigi  nel  1622.  Brilla  in 
esse  una  sublime  eloquenza,  unita 
ad  una  profonda  conoscenza  del- 
l' umana  filosofia  e  delle  divine 
Scritture. 

GREGORIO    (s.)  ,    vescovo    di 
Tours.  Uscì  da   una  delle  più  ric- 
che e  più  illustri  famiglie  dell'Al- 
vergna,  nella  quale  la  pietà  sembra- 
va   ereditaria,    e    venne  alla    luce 
ai   3o  di  novembre  del  SSg.  Dap- 
prima   non    ebbe   altro     nome  che 
quello  di  Giorgio  Fiorenzo,  e  ere- 
desi  che   v'  aggiungesse    quello    di 
Gregorio  per    rispetto    alla  memo- 
ria   di    s.     Gregorio     vescovo    di 
Langres  suo  bisavolo  materno.  Fu 
educato    sotto     la     disciplina  di    s. 
Gallo  suo  zie    paterno,   vescovo  di 
Clermont,  che    gli    diede  la   tonsu- 
ra, e  il  successore  di  questi,  s.   A- 
vito,  lo  ordinò  diacono.  Essendosi 
riavuto  da  una  malattia    pericolosa, 
volle  in  atto  di  gratitudine  visita- 
re il    sepolcro    di     s.     ciarlino    di 
Tours.    Poco  dopo    la   sua  parten- 
za da  questa  città,  il  clero  e  il  po- 
polo    che     avevano    ammirato     la 
sua  pietà,    il  suo  sapere    e  la  sua 
umiltà,     lo    elessero   ad    occupare 
quella  sede  rimasta  vacante  per  la 
morte  di   s.     Eufronio.     1  deputati 
incaricati  di  recargli  la  nuova  del- 


GRE  171 

la  sua  elezione,  lo  trovarono  alla 
corte  di  Sigeberto  re  d'  Austrasia. 
Sforzato  ad  arrendersi  ai  voti  della 
diocesi  di  Tours,  fu  consagrato  da 
Egidio  vescovo  di  Reims  ai  22  di 
agosto  del  SyS,  non  avendo  che 
trentaquattr'  anni  j  e  col  suo  zelo 
fece  fiorire  la  religione  e  la  pielà. 
Rilàbbricò  la  cattedrale  fondata 
da  s.  Martino,  e  molte  altre  chie- 
se. Assistette  al  concilio  di  Parigi 
del  577,  ove  prese  la  difesa  di 
Pretestato  vescovo  di  Rouen,  fal- 
samente accusato  di  vari  delitti, 
locchè  gli  altirò  delle  persecuzioni 
per  p.u'te  della  regina  Fredegon- 
da,  che  avrebbe  voluto  veder  con- 
dannato quel  vescovo.  S.  Gregorio 
difese  la  divinità  di  Gesù  Cristo 
contro  gli  ebrei,  gli  ariani  ed  altri 
eretici,  e  non  ebbe  riguardo  di 
combattere  gli  errori  dello  stesso 
re  Chilperico,  che  si  piccava  di 
saperne  in  teologia.  Dopo  la  morte 
di  Chilperico,  fu  molto  favorito 
da  Gontrano  rt  d'  Orleans  e  di 
Borgogna,  che  lo  mandò  come 
ambasciatore  a  Childeberto  II  suo 
nipote  re  dell' Austrasia,  ch'era  al- 
lora a  Coblenza.  Nel  5Sg  fu  in- 
caricato di  sedare  le  discordie  in- 
sorte nel  monislero  di  s.  Radegon- 
ga  a  Poiliers;  e  nel  594  andò  a 
Roma  per  visitare  s.  Gregorio  I  il 
Grande,  che  lo  considerò  come  un 
eccellente  servo  di  Dio.  Egli  sape- 
va accoppiare  la  dolcezza  allo  zelo; 
tutti  i  suoi  diocesani  erano  1'  og- 
getto della  sua  pastorale  sollecitu- 
dine, e  la  sua  carità  si  stendeva 
financo  ai  suoi  nemici.  La  sua 
santità  fu  comprovata  da  molti 
miracoli,  lui  ancor  vivo,  i  quali 
per  umiltà  attribuiva  a  s.  Martino 
e  agli  altri  santi  di  cui  era  uso 
portar  indosso  le  reli(|uie.  Morì 
ai   1 7  novembre  del  SgS,  e  il  suo 


172  GRE 

tIei'O  gli  eresse  un  monumento  vi- 
cino alla  tomba  di  s.  Martino.  Il 
suo  corpo  fu  poi  abbrucialo  da- 
gli ugonotti  con  quello  dello  stesso 
s.  Martino  nel  i5G2.  Celebrasi  la 
sua  festa  ai  17  di  novembre.  Ab- 
biamo di  s.  Gregorio  di  Tours  : 
j."  Due  libri  della  gloria  dei  mar- 
tiri. 3.°  Un  libro  della  gloria  dei 
confessori,  3."  Quattro  libri  dei 
miracoli  di  s.  Martino,  4-°  ^'^  ''' 
J)ro  delle  vite  dei  padri.  5."  La 
Storia  dei  francesi,  divisa  in  sedici 
libri,  la  quale  è  la  sua  opera  prin- 
cipale :  abbraccia  un  intervallo  di 
1 74  anni,  cominciando  dallo  stabi- 
limento fermo  dei  francesi  in  qual- 
che città  delle  Gallie  sulle  rive  del 
Reno,  ed  è  insieme  ecclesiastica  e 
civile.  Ruinart  pubblicò  a  Parigi 
nel  1699  un'ottima  edizione  delle 
opere  di  s.  Gregorio  di  Tours,  col- 
la vita  del  medesimo  scritta  da  s. 
Odone  abbate  di  Cluni. 

GREGORIO  (s.),  vescovo  ed  a- 
postolo  dell'Armenia,  e  primo  cat- 
tolico o  patriarca  della  chiesa  ar- 
mena ,  soprannominato  l' Illumi- 
natore. Nacque  nella  provincia  di 
Balhaven,  e  discendeva  dalla  ca- 
sa reale  dei  parti  appellata  de- 
gli Arsacidi.  Venne  dalla  culla 
trasportalo  in  Cesarea  di  Cappado- 
cia,  dove  fu  educato  nella  religio- 
ne cristiana  ;  e  dopo  essersi  a  per- 
fezione istruito,  sentissi  avvampare 
del  desiderio  di  andar  a  predicare 
il  vangelo  ai  suoi  compatriotti. 
Tornò  dunque  in  Armenia,  e  coi 
suoi  discorsi ,  avvalorati  da  una 
santa  vita  ,  operò  innumerevoli  con- 
versioni. Leggesi  nell'autore  anoni- 
mo della  sua  vita  pubblicata  dal 
Surio,  ch'egli  ebbe  molto  a  sodri» 
re  dal  canto  del  re  Tiridate  in 
questa  sua  missione;  ma  che  poscia 
questo  principe    apri    gli  occhi    al 


GRE 
liunc  della  fede,  e  ricevette  il  l»;it- 
lesiajo.  S.  Gregorio  fu  consagrato  ve- 
scovo da  Leonzio  arcivescovo  di  Ce- 
sarea; si  portò  poscia  in  Roma  dal 
J'ontefice  s.  Silvestro  I,  per  avere 
la  conferma  delle  sue  facoltà,  ed 
approvazione  di  tutti  i  riti  e  leg- 
gi ecclesiastiche  per  gli  armeni  ; 
quindi  continuò  le  sue  apostoliche 
fatiche  con  nuovo  zelo,  portò  la 
luce  della  fede  sino  al  mar  Caspio, 
e  mori  poco  tempo  prima  che 
Costantino  il  Grande  s'impadronis- 
se dell'oriente,  cioè  verso  l'anno 
323.  Nella  Synopsìs  scritta  da  Gala- 
no si  legge  che  s.  Gregorio  governò  la 
chiesa  d'Armenia  dal  decimoquinto  al 
qiiarantesimosesto  anno  del  regno 
di  Tiridate,  cioè  per  trent'un  anno. 
Sappiamo  da  Mosè  Coronense,  che 
s.  Gregorio  finì  i  suoi  giorni  in 
una  celletta  a  Mania,  nella  pro- 
vincia di  Daranalia  dell'alta  Arme- 
nia, ov' erasi  ritirato;  e  che  il  suo 
corpo  fu  ivi  sepolto,  indi  traspor- 
tato nella  città  di  Tordaoa.  I 
greci  r  onorano  come  martire  ai 
3o  settembre.  Delle  sue  reliquie, 
come  di  altre  importanti  sue  no- 
tizie, se  ne  parla  all'  articolo  Ex- 
MiAzix,  e  negli  altri  principali  articoli 
spettanti  agli  armeni.  Si  conservano 
di  lui  alcuni  manoscritti  in  armeno 
nella  biblioteca  del  re  a  Parigi, 
cioè  ventitre  omelie,  ed  un'  istru- 
zione sui  principali  punti  di  fede. 
GREGORIO  (s.),  vescovo  di  A- 
grigenti,  nato  a  Pretoria  nel  SSg. 
Il)  età  di  trentun  anni  venne  in- 
nalzato a  quella  sede ,  che  resse 
per  lungo  tempo.  Ignorasi  l' anno 
della  sua  morte  ;  ma  fu  chiaro  per 
virtù  e  per  dottrina.  Onorasi  la 
sua  memoria  ai  2  3  di  novembre. 
Leonzio  monaco,  verso  la  fine  del 
secolo  VII  ne  ha  scritto  la  vita,  la 
quale  fu   pubblicata    dal   MorcelU 


GRE 
in  Venezia  nel  1791,  insieme  a  un 
commentario  greco  di  questo  san- 
to suir  Ecclesiaste,  cui  fornì  di  tra- 
duzione latina  e  di  dotte  anno- 
tazioni. 

GREGORIO  (s.),  vescovo  di  Lan- 
gres.  Era  uno  dei  primi  senatori 
di  Autun:  rimasto  vedovo,  non  pen- 
sò che  a  santificarsi  colla  peniten- 
za. Entrato  fra  i  ministri  del  san- 
tuario, fu  innalzato  contro  sua  vo- 
glia alla  sede  vescovile  di  Langres. 
Egli  governò  la  sua  chiesa  con 
molto  zelo  e  prudenza  pel  corso 
di  trentatre  anni.  Unendo  le  virtù 
solitarie  alle  pastorali ,  la  sua  vita 
non  fu  che  un  continlio  esercizio 
di  preghiere,  di  mortificazioni,  e  di 
prediche  colle  quali  convertì  un 
gran  numero  d'infedeli  e  di  cattivi 
cristiani.  Morì  nonagenario  nel  53g 
o  541  ;  il  suo  corpo  fu  trasportato 
a  Digione,  e  sepolto  presso  la  tom- 
ba di  s.  Renigno,  come  aveva  egli 
desiderato  per  la  sua  devozione  a 
quel  santo  martire.  La  sua  festa  si 
celebra  ai  4  di  gennaio. 

GREGORIO  (s.)  DI  Nareka,  così 
chiamato  perchè  era  superiore  del 
monistero  di  Nareka  ,  nei  contorni 
del  monte  Araiat.  Fiorì  nel  seco- 
lo X,  e  fu  sacerdote,  religioso  del- 
l' ordine  di  s.  Rasilio,  e  dottore  del- 
la chiesa  d'Armenia ,  che  illuminò 
col  suo  esempio  e  colle  sue  elo- 
quenti opere.  Unitamente  a  Vahan 
patriarca  d'Armenia  scrisse  contro 
gli  scismatici;  compose  eziandio  uu 
eccellente  volume  di  preghiere. 
Trovansi  diverse  altre  sue  opere 
nella  biblioteca  del  re  di  Francia, 
tra  le  quali  novantacinque  omelie 
ed  una  storia  della  traslazione  del- 
la vera  croce,  che  fu  portata  da 
Costantinopoli  nel  monistero  di  A- 
barang  nell'  Armenia  ,  nella  quale 
occasione  s.  Gicgorio  di  ÌN'areka  fe- 


GRE  173 

ce  un'omelia  sulla  santa  Croce. 
Dopo  quest'omelia  trovasi  anche  un 
panegirico  di  s.  Giacomo  di  Nisibi. 
Nella  succitata  biblioteca  vi  sono 
pure  dieci  componimenti  in  poesia, 
ossiano  dieci  cantici  ad  uso  della 
chiesa  d'Armenia,  composti  dallo 
stesso  s.  Gregorio;  un'omelia  sulla 
preghiera  e  sulle  lagrime ,  sulla 
speranza  e  sull'amore,  che  fu  tra- 
dotta dall'abbate  di  Villefroi ,  ma 
che  non  fu  mai  stampata.  S.  Gre- 
gorio morì  in  età  molto  avanzata, 
e  fu  sepolto  nel  monistero  di  Na- 
reka. 

GREGORIO  (s.),  solitario  di 
Pluviers  nella  Beauce.  Nacque  in 
Armenia  nel  secolo  X ,  e  dopo  la 
morte  de'  suoi  genitori  distribuì  i 
suoi  beni  ai  poveri  ,  e  ritirossi  in 
un  monistero  vicino  alla  città  di 
Nicopoli,  in  cui  visse  praticando  le 
più  sublimi  virtù.  Fu  consagrato 
sacerdote  dal  vescovo  di  quella  cit- 
tà, e  divenne  suo  successore.  Que- 
sta dignità  nulla  cangiò  del  tenore 
della  sua  vita,  in  cui  seppe  accop- 
piare gli  esercizi  dello  stato  mo- 
nastico alle  funzioni  del  suo  mini- 
stero. Indotto  dalla  sua  umiltà  a 
scaricarsi  dell'episcopato ,  passò  in 
occidente  con  due  religiosi  greci,  e 
dopo  aver  vagato  lungo  tempo  in 
Italia  e  in  Francia,  si  stabilì  a 
Pluviers  nella  Beauce ,  diocesi  di 
Orleans,  e  si  rinchiuse  in  una  pic- 
cola cella  ,  ove  usò  pel  tratto  di 
sett'anni  le  più  austere  penitenze. 
Morì  in  principio  del  secolo  XI,  ai 
16  di  marzo,  e  in  tal  giorno  ono- 
rasi la  sua  memoria.  Fu  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Martino  di  Ve- 
slon  ;  ma  in  seguilo  venne  trasfe- 
rito in  quella  di  s.  Salomone  di 
Pluviers. 

GREGORIO  (s.),  martire.  Era 
un  santo  prete  di  Spoleto,  che  pre- 


174  GRE 

dicava  l'evangelio  con  grandissimo 
zelo.  Fu  perciò  accusato  di  .sedur- 
re i  sudditi  dell'  impero,  e  di  dis- 
prezzare gli  dei  e  gì'  imperatori  ; 
quindi  fu  condotto  al  tribunale  del 
general  Fiacco,  il  quale  tentata  in- 
vano la  di  lui  costanza,  dopo  aver- 
lo fatto  tormentar  crudelmente , 
ordinò  che  gli  fosse  mozzata  la  te- 
sta. Gregorio  sofferse  nel  3o4,  ed 
è  onoralo  ai  24  dicembre.  11  suo 
corpo  conservasi  a  Spoleto ,  nella 
chiesa  intitolata   del  suo  nome. 

GREGORIO  (s.) ,  abbate.  Nac- 
que nel  territorio  di  Tre  veri  da 
nobili  parenti.  Avendo  conosciuto 
s.  Bonifazio,  quando  passò  per  Tre- 
veri ,  risolvette  di  allontanarsi  dal 
mondo,  e  di  seguire  il  santo  apo- 
stolo della  Germania.  Il  discepolo 
si  mostrò  perfetto  imitatore  del 
suo  maestro  ,  lo  aiutò  nelle  sue 
missionij  e  lo  accompagnò  ne'suoi 
viaggi  apostolici.  S.  Bonifazio  lo 
fece  abbate  del  monistero  di  s.  Sal- 
vatore, da  lui  fondato  in  Utrecht. 
Dopo  il  martirio  di  questo  santo , 
nel  754 ,  fu  Gregorio  incaricato 
dell'  amministrazione  del  vescovato 
d'Utrecht;  ed  è  perciò  che  alcuni 
scrittori  gli  danno  il  titolo  di  ve- 
scovo ;  ma  è  certo,  per  quanto  dice 
s.  Ludgero  che  ne  scrisse  la  vita , 
ch'egli  non  fu  mai  che  semplice 
prete.  Governò  per  ventidue  anni 
quella  chiesa ,  che  per  la  sua  vi- 
gilanza e  per  le  sue  predicazioni 
divenne  la  più  fiorente  di  tutto  il 
paese.  Fu  estremamente  sobrio,  li- 
berale verso  i  poveri ,  indulgente 
coi  suoi  nemici,  saggio,  zelante, 
prudente.  Mori  .a'  i5  agosto  del 
776,  nel  qual  giorno  celebrasi  la 
di  lui  festa;  e  fu  sepolto  nella 
chiesa  di  s.  Salvatore. 

GREGORIO  1  (s.).  Papa  LXVI, 
denominato  il  3Iagno,  dottore  della 


GRE 
Chiesa,  romano.  Nacque  nel  5i\o 
da  Gordiano  senatore  di  Roma  e 
poi  cardinale,  e  da  s.  Silvia  dama 
santissima,  terzo  nipote  del  Ponte- 
fice s.  Felice  II  detto  III,  della  fa- 
miglia Anicia  oggi  Conti ,  la  più 
potente,  ricca  e  nubile  che  avesse 
Roma  nel  quarto  secolo.  Nel  Sji 
fu  pretore  di  Roma,  e  non  come 
dicono  altri  prefetto;  indi  dopo  la 
morte  del  genitore,  coH'ampie  ric- 
chezze che  possedeva  in  Sicilia,  vi 
fondò  sei  monisteri,  ed  uno  in  Ro- 
ma nella  casa  paterna ,  nel  quale 
l'anno  5j5  si  fece  monaco  bene- 
dettino, e  divenne  poscia  abbate, 
cioè  nel  monistero  di  s.  Andrea 
detto  quindi  per  lui  di  s.  Gregorio, 
oggi  posseduto  dai  monaci  camal- 
dolesi, come  meglio  dicemmo  al- 
l' articolo  Chiesa  de"  ss.  Andrea  e 
Gregorio.  Il  monacato  di  s.  Gre- 
gorio è  contrastato,  come  l'ordine 
in  cui  entrò  ;  il  Martinelli  nella 
Roma  ex  elhnica  sacra  p.  107,  lo 
dice  monaco  di  s.  Equizio:  il  No- 
vaes  riporta  diverse  erudite  opinio- 
ni nella  vita  del  santo.  Il  Papa 
Benedetto  I  1'  ordinò  diacono  del- 
la Chiesa  romana  nel  578,  dipoi 
avendo  molto  profittato  nelle  let- 
tere che  allora  fiorivano  in  Roma, 
Pelagio  II,  di  cui  era  stato  segre- 
tario, nell'anno  58o  o  582  lo  creò 
diacono  cardinale,  e  dal  medesimo 
fu  inviato  nunzio  apocrisario  in 
Costantinopoli  all'  imperatore  Ti- 
berio II  ed  al  successore  Maurizio, 
il  quale  volle  che  facesse  da  com- 
pare nel  battesimo  d'un  suo  figlio. 
Tornato  Gregoiio  in  Roma  carico 
di  molte  insigni  leliquie,  come  del 
braccio  di  s.  Andrea  apostolo ,  e 
del  capo  di  s.  Luca  evangelista,  fu 
creato  Pontefice  contro  sua  voglia 
nel  590,  e  siccome  vigeva  1'  intro- 
dotto abuso  che  gì'  imperatori  gre- 


GRE 

ci  approvavano  la  pontìnda  elezio- 
ne, a  Maurizio  si  rivolse  perchè  vi 
fiapponesse  ostacoli.  Ciò  non  gli 
riusc"),  dappoiché  il  prefetto  di  Ro- 
ma Germano  fece  arrestare  il  cor- 
riere di  Gregorio,  ne  apri  le  let- 
tere ,  ed  invece  di  quelle  mandò 
all'imperatore  il  decreto  d'elezione 
che  fu  prontamente  approvato.  Al- 
lora s.  Gregorio  per  sottrarsi  al 
pontificato  fuggi,  e  si  nascose  nella 
chiesa  de'  ss.  Cosma  e  Damiano  , 
ove  venne  scoperto  dal  vedersi  che 
una  colomba  sopra  di  esso  risplen- 
deva di  raggi  ;  il  clero  e  il  popolo 
romano  pieno  d'entusiasmo  lo  pre- 
se e  condusse  nella  basilica  vatica- 
na, in  cui  fu  subito  c^onsngrato  ai 
3  settembre  del  medesimo  anno 
590.  Nel  principio  del  suo  ponti- 
ficato scrisse  ai  patriarchi  di  orien- 
te una  lettera,  in  cui  secondo  l'uso 
di  que'  tempi  inserì  la  professione 
di  sua  fede,  confermando  i  pri- 
mi cinque  concilii  generali  ,  pro- 
curando altresì  premurosamente  , 
che  i  pertinaci  difensori  dei  tre  ca- 
pitoli desistessero  dalla  loro  osti- 
nazione. Ordinò  che  i  suddiaconi 
facessero  al  vescovo  voto  di  conti- 
nenza, e  a  quelli  di  Sicilia  che  ave- 
vano preso  moglie  gliela  lasciò,  col 
patto  che  non  prendessero  altri  or- 
dini sagri.  Permise  agli  spagnuoli 
di  usar  nel  battesimo  una  sola  im- 
mersione ;  proibì  di  costringere  gli 
ebrei  a  ricevere  la  fede  cattolica  , 
e  vietò  agli  uomini  e  alle  donne 
r  ingresso  ne'  monisteri  di  mona- 
che. Procurò  di  eslerminare  la  si- 
monia, e  fece  infiniti  savissimi  re- 
golamenti per  il  ristabilimento  o 
mantenimento  della  disciplina  ec- 
clesiastica. Dispose  che  nel  princi- 
pio di  quaresima  si  ponesse  sul 
capo  de'  fedeli  le  ceneri  benedette, 
e    che    il    digiuno    quaresimale   sì 


GRE  175 

osservasse  continualo.  Concesse  ai 
preti  di  Sardegna  l'amministrare  la 
confermazione  in  mancanza  de' ve- 
scovi ;  e'  nei  592  fece  trasportare 
in  Roma  la  tonaca  di  s.  Giovanni 
evangelista ,  allora  trovata  da  uà 
vescovo,  e  la  fece  porre  sotto  l'al- 
tare di  tal  santo  nella  basilica  la- 
teranense  ,  come  si  ha  da  Paolo 
Diacono. 

Introdusse  nel  principio  delle  ore 
canoniche  il  Deus  in  adjutorium  . 
col  Gloria  Patri;  aggiunse,  secon- 
do alcuni,  nella  messa  nove  volte 
il  Kyrie  eleison ,  e  nel  canone  le 
parole  Dies  nostros,  ec,  e  i  nomi 
delle  ss.  vergini  Agata,  Lucia,  A- 
gnese.  Cecilia  ed  Anastasia:  ordinò 
pure  che  non  si  dicesse  V  Allelu- 
ja  dalla  settuagesima  sino  a  Pa- 
squa. Avendo  l'imperatore  Mauri- 
zio nel  5^1  pubblicata  una  legge 
con  la  quale  vietava  che  i  curiali 
o  ministri,  ed  i  gravati  di  debiti 
col  principato  potessero  essere  a- 
scritti  allo  stato  chericale ,  e  che  i 
soldati  potessero  professare  la  vita 
monastica  ,  il  Papa  neli'  anno  se- 
guente lodando  la  prima  parte  del- 
l' editto  disapprovò  le  altre  due,  e 
ne  ottenne  la  revoca.  Due  altri 
abusi  egli  riprovò,  l'uno  di  esiger 
prezzo  per  le  sepolture  de'  morti 
nelle  chiese,  l'altro  di  fabbricar 
queste  in  luogo  ov'  erano  slati  sot- 
terrati i  cadaveri.  Istituì  o  meglio 
ridusse  il  canto  ecclesiastico  antico, 
e  fondò  in  Roma  una  scuola  pei 
cantori  a' quali  fabbricò  due  case, 
una  presso  il  patriarchio  latera- 
nense,  l'altra  vicino  alla  basilica  di 
s.  Pietro.  In  questa  scuola  il  santo 
Pontefice  dando  lezioni  di  sacra  me- 
lodia, correggeva  discretamente  gli 
scolari  che  non  ne  approfittavano. 
Le  orazioni  o  collette  che  dicoiisi 
nella  messa,  per  s.  Gregorio  I  furo- 


176  GRE 

no  ritloUe  a  miglior  forma   e  mi!- 
toclo ,  pel   quale    oggetto   compose 
un  volume,  che  denominò  Sacra- 
vientario ,    il  quale    pubblicalo  nel 
tom.  II  AeWc  Liturgie  dal  Pamelio, 
e  da  monsignor  Angelo  Rocca    de- 
dotto dai   mss.  del   Vaticano,  fu  da- 
to alla  luce  con    eruditissime  note 
nel   1642    dal    p.  Ugone    Menardo 
celebre  benedettino.  Inoltre  s.  Gre- 
gorio I  istituì  le  processioni  nel  di 
della    festa    della    Purificazione ,    e 
inculcò  le  litanie  maggiori  in  quel- 
la  di   s.  Marco ,    per   occasione   di 
una    pestilenza  ,    in    cui    morivano 
parecchi   abitanti  di  Roma   nell'at- 
to di  sternutare  e   sbadigliare,  che 
però  ordinò  si  dicesse  a'  primi  :  Id- 
dio ti  salvi,  ed  a'  secondi,  che  fa- 
cessero croci  sulla  bocca,  onde  ces- 
sarono le  morti  subitanee,    ed  eb- 
be principio  l'antifona  Regina  coe- 
li   laetare.    Della    quale    cessazione 
fu    preludio    un    angelo    comparso 
allora  nel  piti  alto  della  Mole   A- 
driana,  in  atto  di  rimettere  la  spa- 
da nel  fodero,  per  lo  che  quell'e- 
difìzio    prese  il  nome   di    Castel  s. 
Angelo.  Indi  per  rintuzzare  la  tra- 
cotanza dei  patriarchi  di  Costanti- 
nopoli e  di  A  lessandria    che  si  fa- 
cevano intitolare  vescovo  e  patriar- 
ca   universale  j    l'  umile    Pontefice 
prese    il    titolo    opposto    di    Servo 
de'  servi  di  Dio,    la  qual  formola 
fu  proseguita  dai  successori  ad  u- 
sarsi  nelle   lettere.   Fu  egli  il  pri- 
mo   Papa    che    cominciò    l' uso  di 
calcolare  gli    anni    dell'Incarnazio- 
ne di  Gesìi    Cristo,  ne'  diplomi    e 
bolle  pontifìcie,  come  parimenti  fu 
il   primo    che    adoperò  il  termine  : 
Loqui  ex  cathedra,  lagni  de  Petri 
sede .     Ratificò    il    battesimo    dato 
dagli     eretici    coli'   espresso    nome 
della  ss.Trinilà;  edoidinò  chea'29 
giugno  nella  chiesa  vaticana  si  ce- 


GRE 
lebrasse  la  memoria  de'  ss.  aposlo* 
li  Pietro  e  Paolo,  e  di  questo  se 
ne  facesse  special  festa  nel  dì  se- 
guente. Dalle  sue  epistole  si  rile- 
va, che  la  chiesa  romana  già  pos- 
sedeva ventitre  pingui  patrimoni. 
Siccome  era  ornato  delle  più  bel- 
le virtù,  così  la  sua  corte  era  con- 
forme a'  suoi  illibati  costumi  ;  al- 
lontanati da  essa  i  secolari,  prese 
prudentissimi  chierici  e  santissimi 
monaci  per  consiglieri  e  per  fami- 
gliari. Possessore  di  una  dottrina , 
erudizione  ed  eloquenza  singolare, 
e  superiore  a*  suoi  contemporanei, 
le  scienze  e  le  arti  si  erano  forma- 
te un  degno  tempio  nel  suo  pa- 
lazzo. Nor»  v'era  presso  di  lui  in- 
serviente alcuno  che  colto  non  fos- 
se, e  non  parlasse  egregiamente  il 
latino  idioma.  Eppure  ad  onta  del- 
la profonda  letteratura  di  s.  Gre- 
gorio I,  fu  calunniato  qual  nemico 
del  buon  gusto,  e  come  distrutto- 
re delle  scienze  e  degli  antichi  mo- 
numenti profani.  Però  ^1  Tirabo- 
schi  nella  Stor.  della  leti.  tom.  Ili, 
lib.  II,  cap.  iijcon  soda  critica  e 
con  opportuna  erudizione,  vigorosa- 
mente difese  il  santo  dottore. 

Né  i  gravi  studi  gì'  impediva- 
no l'esercizio  della  sua  carità  :  ogni 
giorno  serviva  a  pranzo  dodici  po- 
veri nel  suo  palazzo,  fra'  quali  me- 
ritò di  vedervi  un  giorno  per  de- 
cimoterzo un  angelo,  onde  i  suc- 
cessori r  imitarono  nel  pio  costu- 
me. Visitava  di  frequente  le  sacre 
stazioni,  come  spesso  predicava  al 
popolo  quando  la  salute  glielo  per- 
metteva. Erasi  fatto  dipingere  nel 
monistero  di  s.  Andrea,  per  tener 
sempre  desto  colla  propria  presen- 
za il  fervore  rie'  suoi  monaci.  Egli 
vi  si  vedeva  di  bella  statura ,  di 
viso  lungo  come  il  padre,  col  con- 
torno materno,  di  barba  rara,  di 


GRE 
cnpelli  neri  e  ricciuti,    calvo  sulla 
fronte    ch'era  bella,    ed  avea  due 
sole  ciocche  di  capelli  ,  essendo  di 
fìsotiomia  nobile  e  dolce.  Suol  di- 
pingersi questo  Papa  con  una  co- 
lomba all'  orecchio  ,   perchè    come 
scrisse  Giovanni    diacono ,   volendo 
il  santo  scrivere  di  cose  sacre,  da 
Pietro  diacono,  altro  suo  famiglia- 
re,   fu    veduto    dall'alto    spiccarsi 
una    colomba,  la    quale    fermatasi 
air  orecchio  di  s.  Gregorio  I ,  die- 
de occasione  alla   costante   opinio- 
ne, che  ogni    cosa   dal    medesimo 
santo  scritta,  fosse  creduta  ispira- 
tagli dallo  ^Spirito  Santo,  di   cui  è 
simbolo  la  colomba.  Non  meritano 
credenza  poi  quelli  che  scrivono  a- 
\er  il  Pontefice  colle  sue  preghie- 
re   liberato    dall'  inferno    1'  anima 
dell'imperatore  Traiano.  Finalmen- 
te s.  Gregorio  I  dopo  di  avere  con- 
■vertito  alla  vera  fede  quegl'  inglesi 
ch'erano  ancora  Ira  le  tenebre  del 
paganesimo,  per  mezzo  di  .s.  Ago- 
stino monaco    benedettino   ed    ab- 
bate  di    s.  Andrea  di  Roma ,    che 
ad  essi  spedì  per  apostolo,  con  l'in- 
giungergli   d'ordinare   due  metro- 
politani, uno  in  Londra,  l'altro  in 
York  ;    dopo   aver   celebrato  molti 
concilii,    convertito  i  donatisti,    gli 
ariani    di    Spagna,  e   i    longobardi 
d*  Italia  ;  e  dopo  aver  fecondata  la 
Chiesa  con  un  prodigioso   numero 
di  opere,  che  malgrado  le  sue  fre- 
quenti   infermila   ci    lasciò  ,    nelle 
quali  si  vede  espresso  l'elogio  che 
gli  die  s.  Idelfonso,  De  script,  eccl. 
cap.  I,  cioè  ch'egli    vinse    Antonio 
nella  santità,  Cipriano  nell'eloquen- 
M,  e  nella  sapienza  Agostino,  mo- 
rì a'  12  marzo  del  6o5  d'anni  ses- 
santaquattro. Governò  tredici  anni, 
sei  mesi  e  dieci  giorni,  in  cui  in  due 
ordinazioni    fatte    una   nella    qua- 
resima ,   l'altra  in   settembre,  creò 


GRE  17^ 

sessantadue  vescovi,  trentotto  o  Iren- 
tanove  preti ,  cinque  o  quindici 
diaconi. 

La  memoria  di  lui  è  in  gran 
venerazione  presso  i  greci  ed  i  la- 
tini, i  quali  ne  celebrano  la  festa 
a*  12  marzo  )  e  lo  venerano  qual 
dottore  di  s.  Chiesa.  Fu  sepolto 
nel  portico  di  s.  Pietro,  come  at- 
testa il  Panvinio,  Debasilic.  Fatid 
lib.  3  ,  cap.  5  ,  ove  si  venerava  la 
Madonna  della  febbre,  luogo  in 
cui  erano  stati  sepolti  i  santi  Pon- 
tefici Leone  I,  Simplicio,  Gelasio  T, 
Simmaco  ed  altri.  Dopo  i25  anni 
fu  da  Gregorio  IV  trasferito  nella 
basilica  all'altare  che  in  onore  del 
medesimo  santo  fece  edificare  dalla 
parte  australe  della  vecchia  basilica; 
e  quindi  da  Paolo  V  agli  8  gen- 
naio 1606  trasportato  nell'altare 
allo  stesso  santo  dedicato  da  Cle- 
mente Vili,  nella  sontuosa  cappel- 
la da  lui  eretta,  e  perciò  chiamata 
Clementina,  ove  presentemente  si 
trova.  Laonde  non  è  vero  ciò  che 
scrissero  alcuni,  ch'era  stato  portato 
nella  Spagna  o  nel  monistero  di 
s.  Andrea  di  Roma.  Quest'ultimo 
però  ne  possiede  il  braccio,  ed  il 
pastorale  d'avorio  che  .si  attribuisce 
a  tal  Papa ,  donato  dal  regnante 
Gregorio  XVI,  il  quale,  come  di- 
cemmo all'articolo  Avignone,  inviò 
in  dono  a  quell'  arcivescovo  per 
una  bella  cappella  che  avea  eretto 
al  santo ,  un  reliquiario  con  un 
pezzo  di  cranio  del  santo,  preso 
dalle  sue  reliquie  che  si  venerano 
nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Valli- 
cella  de'  Filippini  di  Roma.  Si  dis- 
se pure  che  il  corpo  di  s.  Grego- 
rio I  verso  l'anno  826  fosse  na- 
scostamente trasportato  a  Soissons  : 
forse  saranno  state  alcune  reliquie, 
dappoiché  avendo  Paolo  V  a'  29 
dicembre  i6o5  fatto  demolire  l'al- 
ia 


178  GRE 

tare  fabbricato  da  Gregorio  IV,  fu 
'visto  e  riconosciuto  il  venerando 
corpo  di  s.  Gregorio  I  in  una  cas- 
sa di  legno,  come  consta  dagli  at- 
ti del  Grimaldi ,  indi  dopo  dieci 
giorni  venne  trasferito  nella  detta 
cappella  Clementina  della  medesi- 
ma basilica  vaticana. 

Scrissero  la  vita  di  questo  gran 
Pontefice,  cui  fu  attribuito  il  tito- 
lo di  Magno,  Pronto  Duceo  gesui- 
ta di  Boi'deaux  ;  Vandezype  ,  la 
quale  fu  stampata  in  Colonia  nel 
i65i ,  e  nel  medesimo  anno  in 
Ypri  ;  Giovanni  Diacono  ;  Giovan- 
ni Levita;  Paolo  monaco  cassine- 
se  ;  Pietro  de  Moulin  calvinista 
francese,  che  la  pubblicò  in  que- 
sta lingua  a  Sedan  nel  1 65o  ;  To- 
rello Fora  canonico  di  Fiesole,  tra- 
dotta dal  latino  in  volgare,  Vene- 
ria  i5'j5  unitamente  co'  Dialoghi 
del  santo  Pontefice  ;  il  p,  Dionisio 
di  s.  Marta  generale  della  congre- 
gazione di  s.  Mauro,  stampata  in 
Parigi  ed  a  Rouen  nel  1697  ,  e 
Lodovico  Maimbourg  nell'  Histoire 
du  pontìjicat  de  s.  Gregoire  le 
Grand,  stampata  nel  1686,  e  con- 
dannata con  un  breve  d' Innocen- 
zo XI  de'  26  febbraio  1687.  Ab- 
biamo pure  r  Istoria  della  vita  e 
del  pontificato  di  s.  Gregorio  I  Ala- 
gno, Roma  1758.  I  benedettini  del- 
la congregazione  di  s.  Mauro  fe- 
cero in  Parigi  nel  1705  un'edizio- 
ne magnifica  delle  opere  di  s.  Gre- 
gorio 1 ,  degna  della  vasta  erudi- 
zione degli  editori.  Per  cura  di 
Gio.  Battista  Gallicioli  sacerdote 
veneto,  e  con  l' aiuto  specialmente 
de' codici  Marciani,  altra  edizione 
delle  opere  di  s.  Gregorio  I  fu  fat- 
ta in  Venezia  ex  typcgraphia  San- 
soniana  dall'anno  1768  al  1776. 
Né  la  mal  ferma  salute  del  santo 
Pontefice,    né  le  sue  grandi  occu- 


GRE 

pazioni  gì'  impedirono  di  compor- 
re moltissime  opere,  cioè  Iren- 
taoinque  libri  di  morale  sopra  Giob- 
be; due  libri  d'omelie  sopra  Eze- 
chiele, e  due  altri  sopra  gli  evan- 
geli ;  un  libro  de'  doveri  de'  pasto- 
ri intitolato  il  Pastorale  ;  quattro 
libri  di  dialoghi;  moltissime  lette- 
re divise  in  quattordici  libri ,  delle 
quali  la  cinquantesimaquarta  del 
VII  libro,  e  la  trentunesima  del  X 
sono  supposte;  un  Antifonario  ed 
un  Sacramentario;  un  commentario 
sul  libro  de're;  un  altro  sul  Can- 
tico de'Cantici  ;  un  altro  sui  sette^ 
salmi  penitenziali.  Dai  critici  si  du-4P^ 
bita  che  queste  tre  opere,  o  com- 
mentarii  sieno  di  s.  Gregorio  I,  al- 
meno non  gli  si  possono  attribuire 
nello  stato  in  cui  sono.  Egli  colle 
sue  opere  principalmente  fornì  ar- 
mi vittoriose  per  combattere  i  ma- 
nichei, gli  ariani ,  i  nestoriani,  gli 
eutichiani,  i  pelagiani  e  molti  altri 
eretici,  per  sostenere  l'autorità  su- 
prema della  Chiesa  ne'  concili! ,  e 
stabilire  le  massime  più  pure  del- 
la morale  evangelica.  Vacò  la  san- 
ta Sede  sei  mesi. 

GREGORIO  II  (s.).  Papa  XCI. 
Nacque  in  Roma  da  Onesta  e  da 
Marcello  che  alcuni  fanno  della 
famiglia  Savelli,  e  fu  educato  sino 
dalla  sua  infanzia  nel  palazzo  o  pa- 
triarchio pontificio  ,  sotto  la  dire- 
zione del  Papa  s.  Sergio  I,  al  dire 
di  Anastasio  bibliotecario,  il  quale 
non  fa  parola  della  professata  re- 
gola benedettina ,  e  del  monacato 
che  gli  attribuisce  il  dotto  Ciacco- 
nio.  Rendutosi  per  la  dottrina ,  e 
per  la  magnanimità  del  cuore  co- 
spicuo ed  insigne,  meritò  di  essere 
iniziato  al  sacro  ordine  del  suddia- 
conato. Oltre  a  ciò  s.  Sergio  I  gli 
affidò  la  cura  degli  oralorii  e  cap- 
pelle pontificie,  e  quella  della  bi- 


GRE 

blioteca  della  Chiesa  romana  ,  per 
cui    dal    Cenni    è    annoverato    pel 
primo  tra  i  bibliotecari  della  san- 
ta Sede.  A  contennplazione  della  il- 
libatezza de'  suoi  costumi ,  pietà  e 
religione,  il  detto  Pontefice  Io  in- 
nalzò al  grado  di  cardinale  diaco- 
no, come  attestano  l'Anastasio,  e  il 
Pagi  nel  suo   Breviario,  quantun- 
que il  Ciacconio  attribuisca  questa 
promozione     ai     Papa     Costantino. 
Questi  però  lo  condusse  seco  a  Co- 
stantinopoli, dove  si  fece  ammirare 
per  la  sua  costanza,  erudizione  ed 
eloquenza    dall'  imperatore    Giusti- 
niano II  ,    e  nella  controversia'  del 
concilio   Trullano.   Ne  spiegò  i  que- 
siti fatti  dai  greci  colle  più  incon- 
trastabili risposte,  essendo  noto  che 
i  Papi  avevano  ricusato  confermar 
quel  concilio,  per  certi  canoni  che 
distruggevano     1'  uniformità     della 
disciplina   tra  la  chiesa  greca  e  la 
latina.  Dappoiché  il  concilio  Trul- 
lano   .specialmente  si  è  reso   osser- 
vabile per  aver  permesso  ai  diaco- 
ni ed  ai    preti    di  convivere    colla 
moglie    sposata     antecedentemente 
alla  loro  ordinazione ,   canone  che 
ha  sempre  ricusato  di-  adottare  la 
Chiesa  romana.  Si  mostrò  mai  sem- 
pre difensore  zelante  della  cattoli- 
ca fede,  e  dei  diritti  della  Chiesa, 
e  qual    valido    muro    si   oppose  a 
coloro    éhe     nudrivano    sentimenti 
contrari     alla     medesima  ;    laonde 
dopo  la    morte  di    Costantino ,  fu 
eletto   Pontefice    con    somma  con- 
cordia  del  clero  e  popolo   romano 
a'  19  maggio  del  7  1  5.   Subito  pre- 
se   cura    della     ristaurazìotie    delle 
mura  di  Roma  ,  coi   materiali  che 
aveva   preparato  il   Papa    Sisinnio  ; 
ma    ne    impedirono    l' esecuzione  i 
longobardi ,  che  gli  occuparono  la 
eiltà  di  Cuma,    pertinenza   del  pa- 
trimonio napoletano,  per  ricupera- 


GRE  179 

re  la  quale  fu  soccorso  dal  prin- 
cipe o  duca  ,  e  popolo  di  Napoli, 
sborsando  al  duca  per  questa  ri- 
cupera settanta  libbre  d' oro.  Os- 
serva il  Borgia,  Del  dominio  tem- 
porale della  santa  Sede,  p.  24,  che 
da  un  analogo  passo  del  libro  pon- 
tificale, è  dimostrato  la  parte  che 
il  Papa  aveva  a  quei  giorni  nel 
governo  di  Napoli.  Con  le  sue  sol- 
lecitudini s.  Gregorio  II  terminò 
lo  scisma  d'Inghilterra,  sul  cele- 
brar la  Pasqua  nella  XIV  luna. 
Nell'anno  poi  725  si  portò  in  Ro- 
ma Ina  re  de'  sassoni  occidentali , 
per  venerare  la  tomba  del  princi- 
pe degli  apostoli,  e  prima  di  ri- 
nunziare al  suo  regno  per  abbrac- 
ciare la  professione  monastica,  vol- 
le renderlo  tributario  al  romano 
pontefice,  obbligando  sé  medesimo 
ed  i  successori  di  contribuire  ogni 
anno  alla  chiesa  di  Roma  un  de- 
naro d'argento,  che  doveva  riscuo- 
tersi da  ciascuna  casa  del  regno , 
come  meglio  dicesi  all'articolo  De- 
naro DI  s.  Pietro. 

Intanto  a  suggestione  degli  e- 
brei  r  imperatore  greco  Leone  IH 
risaurico  con  empio  editto  di- 
chiarò guerra  crudele  contro  i  ve- 
neratori delle  sagre  immagini,  on- 
de il  Pontefice  a  cui  ricorsero  i 
vescovi  ortodossi  d'oriente,  pose 
in  opera  ogni  fatica  per  richia- 
mare r  imperatore  a  migliori  con- 
sigli ,  che  invece  s*  inasprì  viem- 
roaggiormente  nella  ereticale  per- 
secuzione ,  seguendo  gli  errori  de- 
gli iconoclasti.  Scrisse  il  Papa  al- 
l' imperatore  paternamente ,  e  gli 
inviò  i  suoi  legati,  i  quali  contro  il 
diritto  delle  genti  furono  da  Leo- 
ne barbaramente  imprigionati,  man- 
dati in  esilio  ed  ivi  fatti  morire. 
Memorabili  furono  Ira  le  altre  le 
paiole  seguenti    che  s.   Gregorio  II 


i8o  GRE 

scrisse  a  Leone,  che  si  leggono    nel 
Labbc,  Condì.  X.  Vll,p.  20.  »»  Sap- 
piate che  i  Pontefici  romani  furono 
in  tutti  i  tempi  mediatori  ed  arbitri 
della  pace  fra  l'oriente  e  l'occiden- 
te; ch'eglino  sono  anche  oggidì  per 
cosi  dire  il  muro  maestro  che  uni- 
sce i  due  popoli  fra  di  loro,  e  che 
gì'  imperatori ,    ai    quali  voi  succe- 
dete ,  difficilmente   avrebbero  otte- 
nuto la  pace,  se  non  si  fossero  ab- 
bandonati alla  fede  de'  sommi  Pon- 
tefici ".  Non  contento    dell'  operato 
contro   i  legati  pontificii,    l' eretico 
principe  sacrilegamente  attentò  alla 
vita    del   santissimo   Pontefice    piìx 
Tolte,  colle   più  inique  frodi.   Nar- 
ra perciò   l'Anastasio,    che  Basilio 
duca  di  Roma  ,   Giordano  cartola- 
rio, e   Giovanni    suddiacono    detto 
Lurione,    stabilirono   di-  toglier  la 
vita   a    s.  Gregorio  II ,    il  che   ap- 
provò Maurizio  spatario  imperiale, 
il  quale    teneva  il   ducalo   romano 
per  r  impero  greco,  avendone  egli 
commissione  da  Leone.    Questa  fu 
la    prima     congiura    che     evitò   il 
Papa.  La  seconda  fu  combinata  coi 
precedenti  da  Paolo  patrizio   ch'e- 
rasi  portato  in   Italia  colla  dignità 
di  esarca  di  Ravenna,  quando  i  ro- 
mani avvedutisi    della  trama  ucci- 
sero Giordano,  il  nuovo  Giuda  Gio- 
vanni Lurione,  e  Basilio  per  scam- 
par la  morte  si  fece  monaco,  e  mo- 
ri ove  fu  confinato.  Questi  fu  l'ul- 
timo de'  duchi,   che   gl'imperatori 
d'oriente   solevano   mandare  a  go- 
vernare Roma,  e  le  altre  città  ad 
essa  appartenenti,  rimanendone  l'as- 
soluto governo   ai  sommi   Pontefi- 
ci. In  questa   circostanza  i  romani 
diedero  luminosa  prova  dell'amore 
e  venerazione  verso  il  padre  comu- 
ne di  tutti 'i  fedeli,  con  levarsi  alla 
sua  difesa  contro  i  magistrati  del- 
l' imperatore,  e  quanto  lui  posseu- 


CUE 

ti,  ponendo  a  rischio    le  loro  per- 
sone, famiglie  e  proprietà. 

Inoltre  Paolo  esarca  e  patrizio, 
per  compiacere  l' imperatore  fece 
di  tutto  per  sacrificar  il  Papa  che 
gì'  inripediva  d'imporre  tributi  nella 
provincia,  e  di  spogliare  le  chiese 
delle  ricchezze  che  possedevano , 
sotto  pretesto  che  i  sacri  vasi  fos- 
sero adorni  d' immagini ,  quindi 
applicarle  al  fisco  come  aveva  fat- 
to in  Costantinopoli  ;  tentò  ancora 
Paolo  di  far  eleggere  un  antipapa, 
ma  non  gli  riuscì.  Allora  Leone 
spedi  in  Roma  un  altro  spatario 
onde  cacciar  s.  Gregorio  II  dalla 
sede,  ed  al  quale  Paolo  da  Raven- 
na gli  mandò  alcuni  soldati  con 
un  suo  conte ,  per  effettuare  l'  or- 
dine imperiale.  Dio  però  dispose 
che  i  longobardi,  i  quali  non  ces- 
savano mai  di  molestare  Roma , 
concordemente  si  dichiararono  con- 
tro r  esarca  a  difesa  del  Papn. 
Tuttavolta  Leone  mandò  in  occi- 
dente r  editto,  che  pubblicato  avea 
in  oriente  contro  il  culto  delle  sa- 
cre immagini ,  dichiarando  che  se 
il  Pontefice  stava  quieto  lo  ri- 
tornerebbe in  sua  grazia,  altrimen- 
ti si  deponesse.  In  vece  s.  Grego- 
rio II  con  più  energia  intrepida- 
mente si  oppose  con  lettere  apo- 
stoliche che  indirizzò  per  tutto ,  e 
condannò  il  profano  editto  ;  per  le 
quali  avvisati  i  fedeli  della  perse- 
cuzione delle  sacre  immagini,  si  le- 
varono tosto  contro  il  perfido  le- 
gislatore, e  con  tanto  animo  e  ar- 
dire che  convenne  al  Pontefice  stes- 
so di  moderarli,  acciò  non  iscor- 
ressero  a  guisa  di  torrente  nelle 
parti  orientali  per  discacciare  il  ti- 
ranno dal  trono.  Gli  eserciti  dei 
pentapolesi  e  dei  veneziani  resistet- 
tex'O  all'  imperiai  comandamento  , 
protestando  che  mai  avrebbero  ac-- 


GRE 

consentilo  alla  morte  del  virtuoso 
J*iipa ,  ma  sibbene  combattuto  vi- 
rilmente in  sua  difesa.  Avendo  s. 
Oregorio  II  scomunicato  1'  esarca 
Paolo  promulgatore  dell'esecrabile 
editto,  in  un  ai  suoi  complici,  tut- 
ti i  popoli  d' Italia  abbominando 
l'indegno  principe,  trattarono  di 
eleggere  un  altro  imperatore,  quin- 
di condurlo'  a  Costantinopoli  ;  ma 
il  Papa  noi  permise,  sperando  che 
Leone  conosciuto  l'errore  si  con- 
vertirebbe, e  conservandogli  in  tal 
modo  l'occidente,  provargli  quan- 
to era  paterno  il  suo  procedere.  In 
vece  Leone  continuando  nel  voler 
morto  s.  Gregorio  II,  mosse  Esila- 
rato duca  -di  Napoli  con  Adriano 
suo  figlio,  ad  occupar  la  Campa- 
gna romana  ,  ed  a  sedurre  il  po- 
polo perchè  a  lui  ubbidisse,  e  le- 
vasse dal  mondo  il  Papa.  Ma  i 
romani  presero  padre  e  figlio,  e  lì 
uccisero ,  e  l' istesso  fu  fatto  con 
r  esarca  Paolo  nelle  parti  di  Ra- 
venna, onde  diverse  città  ribellate- 
si all'  imperatore  si  diedero  ai  lon- 
gobardi. Quindi  Leone  mandò  a 
Napoli  l'eunuco  Eutichio  patrizio, 
perchè  facesse  quanto  agli  altri  non 
eia  riuscito  ;  in  fatti  egli  spedi  in 
Roma  un  suo  confidente  perchè 
venisse  ucciso  il  Papa  co'  principa- 
li romani.  Avvedutisi  questi  del- 
l'attentato volevano  uccidere  il  con- 
fidente, se  il  santo  Pontefice  non 
ne  avesse  preso  la  protezione,  e  di 
nuovo  i  romani  giurarono  difen- 
dere ad  ogni  costo  la  vita  del  su- 
premo gerarca.  Ricorse  Eutichio 
con  oro  e  presenti  ai  duchi  lon- 
gobardi j  acciò  desistessero  col  re 
di  aiutare  il  Papa,  ed  invece  tut- 
ti si  unirono  al  sentimento  de' ro- 
mani, disprezzando  le  promesse  del- 
l' insidiatore.  Frattanto  s.  Grego- 
rio II    andava    porgendo   a'  poveri 


GRE  i8i 

grandissime  limosine,  faceva  molte 
orazioni,  digiuni  e  processioni,  ri- 
ponendo la  sua  fiducia  in  Dio. 

Vedendo  il  Papa  andar  le  cose 
di  Leone  di  male  in  peggio,  si  col- 
legò con  Carlo  Martello,  cui  inviò 
una  legazione,  con  le  chiavi  del 
sepolcro  di  s.  Pietro,  con  entro  la 
limatura  de'  sagri  vincoli,  e  diver- 
si preziosi  doni ,  richiedendolo  di 
aiuto  per  difesa  della  fede  cattoli- 
ca. Carlo  ricevette  onorevolmente 
gì'  inviati,  ne  mandò  altri  in  Ro- 
ma con  ricchi  presenti,  e  si  offri 
alla  difesa  della  santa  Sede  ;  ne  fu 
conseguenza  che  Leone  si  astenne 
di  procedere,  e  non  mosse  le  armi 
come  avea  destinato.  Imperversan- 
do questo  principe  in  ogni  manie- 
ra contro  i  veneratori  delle  sacre 
immagini,  e  commettendo  innu- 
merabili crudeltà,  continuando  a 
spregiare  le  paterne  ammonizioni 
del  Pontefice,  questi  adunato  un 
concilio,  vi  fu  denunziato  Leone 
eretico  ed  impenitente.  Quindi  s. 
Gregorio  II  nel  780  scomunicò 
r  imperatore,  e  sciolse  dal  giura- 
mento di  fedeltà  e  di  pagare  il 
tributo  i  popoli  d'Italia  in  un  ai 
romani,  i  quali  avevano  prima 
ciò  tentato  di  fare^  e  tutto  l'oc- 
cidente segui  il  Pontefice,  ed  abban- 
donò r  imperatore,  che  proseguì 
aspramente  a  molestare  la  chiesa 
orientale,  come  narrano  Zonara 
negli  Annal.  lib.  i5,  p.  82,  edil. 
Venet.  ;  Sigooio,  De  regno  Ilal.  li- 
bro 3,  ad  an.  726,  p.  102;  e 
Bellarmino,  De  rorn.  Pont.  lib.  5, 
cap.  6.  Ribellatasi  l'Italia  all'im- 
peratore Leone,  molte  città  si  eres- 
sero in  signorie  privale ,  altre  si 
diedero  ai  longobardi,  e  il  ducato  ro- 
mano, composto  di  Roma  e  di  altre 
sedici  cittàcon altre  sette  della  Cam- 
pagna, si  sottopose  voloDtariamenle 


i82  GRE 

al  Papa  s.  Gregorio  II  e  alla  san- 
ta Sede,  e  perciò  sotto  di  lui  eb- 
be origine  il  dominio  temporale 
de' sommi  Pontefici,  i  quali  già 
esercitavano  in  Roma  una  certa 
dominazione  paterna  per  la  cura 
che  prendevano  dei  romani,  trascu- 
rati dagli  imperatori  greci,  ed  espo- 
sti a  stranieri  invasori  ;  come  an- 
cora erano  possessori  di  pingui  pa- 
trimoni, che  sotto  s.  Gregorio  I 
erano  ventitré.  Nota  però  il  Borgia, 
Del  dominio  temporale  della  Sede 
apostolica,  che  s.  Gregorio  I  non 
ebbe  sovranità  in  verun  patrimo- 
nio della  Chiesa;  qualche  disposi- 
zione da  esso  data  su  di  Napo- 
li, che  proverebbe  sovranità,  era  a 
nome  degli  imperatori  di  oriente, 
il  che  prova  che  questi  deferivano 
molto  al  Pontefice  romano  ;  gode- 
va bensì  nei  patrimoni  l'esercizio 
delle  regalie  superioi'i.  Osserva  il 
Rinaldi  all'anno  780,  che  s.  Gre- 
gorio II  diede  ai  posteri  un  degno 
esempio,  che  nella  Chiesa  di  Cristo 
non  si  lasciassero  regnare  principi 
eretici,  se  dopo  più  ammonizioni 
trovati  fossero  pertinaci.  Ma  ab- 
biamo dal  NovaeSj  che  già  aveva- 
no sciolto  i  sudditi  dal  giuramen- 
to di  fedeltà  i  santi  Pontefici  In- 
nocenzo I  e  Simmaco,  con  gli  impe- 
ratori d'oriente  Arcadio  ed  Anastasio. 
Inoltre  nana  il  Rinaldi,  che  riuscì 
all'imperatore  Leone  di  collegarsi 
coi  pagani  e  con  Luitprando  re 
dei  longobardi,  da  lui  allettato  con 
la  speranza  di  concedergli  la  mo- 
narchia di  tutta  la  gente  longo- 
barda, per  cui  il  re  si  partì  con 
un  esercito  per  soggiogare  Roma, 
insieme  all'esarca  Eutichio,  ed  uc- 
cidervi il  Papa.  Si  accampò  Luit- 
prando ai  prati  di  Nerone,  luogo 
vicino  alla  basilica  vaticana,  dal 
quale  portatosi  s.  Gregorio  II  cer- 


GRE 
co  di  ammollir  l'animo  di  lui  con 
pia  ammonieionc,  onde  il  principe 
commosso  dalle  sue  parole  si  gettò 
a'  suoi  piedi,  e  promise  di  non  of- 
fendere alcuno.  Indi  portatosi  in  s. 
Pietro,  depose  sulla  sua  tomba  le 
proprie  armi,  il  manto,  le  mani- 
glie ,  il  cingolo ,  r  indorata  spada, 
lu  corona  d' oro,  ed  una  croce  di 
argento.  E  dopo  aver  fatto  orazio- 
ne, supplicò  il  Papa  di  ammettere 
alla  pace  Eutichio,  come  fu  fatto  ; 
anzi  s.  Gregorio  II  aiutò  l'esarca 
a  debellare  Tiberio  Petasio  che 
aspirava  all'impero. 

Sollecito  s.  Gregorio  II  del  culto 
ecclesiastico,  ordinò  le  stazioni  nei 
giovedì  di  quaresima;  restaurò  chie- 
se e  monisteri ,  fra'quali  quello  di 
Monte  Cassino  dai  longobardi  di- 
strutto; e  dopo  la  morte  di  sua  ma- 
dre Onesta,  convertì  la  casa  paterna 
in  monistero  e  chiesa,  dedicandola  a 
s.  Agata  vergine  e  martire.  Inviò 
in  Germania  a  predicare  il  vange- 
lo s.  Bonifacio  ed  altri  missionari, 
e  rispondendogli  poi  a  diversi  que- 
siti fattigli,  con  lettera  de' 22  no- 
vembre 726,  appresso  il  Labbé, 
Concil.  t.  VI,  col.  1448»  ft'a  le  al- 
tre decisioni  della  medesima ,  ri- 
prova che  i  figliuoli  messi  ancor 
fanciulli  in  un  monistero,  ne  sieno 
levati  per  contrarre  matrimonio. 
Nella  stessa  lettera  concedette  agli 
alemanni  di  fresco  convertiti  alla 
fede ,  che  dopo  il  quarto  grado 
potessero  contrarre  matrimonio,  di- 
spensando dalla  i-egola  generale  da 
lui  introdotta,  che  lo  vietava  sino 
al  settimo  grado.  Restaurò  gli  edi- 
fizi  pubblici  in  Roma,  eresse  degli 
ospedali,  fece  rivivere  la  disciplina 
ecclesiastica  in  tutta  l' Italia ,  e  li- 
formò  i  costumi.  Favoreggiando 
Giovanni  VI  patriarca  di  Costan- 
tinopoli   r  eresia   de'  monolelili ,    il 


GRE 
Pnpa  lo  depose  dalla  dignità.  Ce- 
leluò  diversi  concilii,  ed  in  quattro 
ordinazioni  che  tenne  nel  settem- 
bre ed  una  nel  giugno,  creò  cen- 
tocinquanta vescovi ,  trentacìnque 
preti,  e  quattordici  diaconi.  Edificò 
in  onore  di  s.  Pietro  una  cappella 
nel  palazzo  papale,  adornata  con 
vari  metalli  ;  coperse  d'  argento  le 
mura  intorno  l'altare,  facendovi 
l'immagine  dei  dodici  apostoli.  Fu 
largo  di  donativi  con  le  chiese 
e  con  il  clero  :  governò  quindici 
anni,  otto  mesi  e  ventitre  giorni, 
morendo  a'  io  febbraio  ySi,  nel 
cpjal  giorno  il  martirologio  roma- 
no ne  fa  memoria.  Fu  sepolto  nel 
Vaticano,  lasciando  di  sé  la  me- 
moria di  somma  dottrina,  santità, 
zelo  felice  per  la  dignità  ecclesia- 
stica, degno  di  paragonarsi  a  san 
Oregorio  I,  come  si  esprime  il  Ba- 
ronio  a  detto  anno,  num.  i,  e  con 
la  gloria  di  aver  liberata  fìomu 
dalla  tirannia  de'  greci ,  ricevendo 
dai  romani  il  rinnovato  giuramen- 
to di  eterna  fedeltà  e  sudditanza , 
come  loro  sovrano.  Abbiamo  di  lui 
una  Memoria  e  quindici  Lettere 
che  trovansi  nella  Collezione  dei 
concila.  In  Venezia  nel  1791  fu 
stampato  in  greco-latino:  S.  Gre- 
gorii  II  ex  pia  natio  Ecclesiastae 
cuni  ialina  ìnterpretatione  et  coni- 
rnentariis  vulgata.  Vacò  la  Chiesa 
romana  un  mese  e  cinque  giorni , 
fino  alla  consecrazioue  dei  suc- 
cessore. 

GREGORIO  IH  (  s.  ),  Papa 
XCII.  Figlio  di  Giovanni  della  So- 
ria,  nacque  in  Siria ,  fu  monaco 
benedettino,  indi  divenne  cardinale 
prete  di  santa  romana  Chiesa.  Era 
dotato  di  gran  fortezza  e  costanza, 
e  di  singolare  umanità  e  dottrina, 
e  nelle  lingue  latina  e  greca  insi- 
gnemente versato,   non   meno   che 


GRE  i83 

nella  cognizione  delle  divine  scrit- 
ture ,  delle  quali  interpretava  con 
mirabile  facilità  e  prontezza  i  luo- 
ghi più  oscuri  e  difficili.  Acerrimo 
.  difensore  delta  fede  ortodossa,  non 
ebbe  alcun  timore  d'incorrere  per 
sì  nobile  cagione  nello  sdegno  dei 
più  gran  principi  e  signori.  La  sua 
carità  verso  i  poveri  non  riconob- 
be né  limiti,  né  confìni,  tenendo  le 
mani  sempre  aperte  per  sovvenire 
gli  schiavi,  e  per  addossarsi  gli  al- 
trui debiti  ;  mosti audosi  ancora 
tutore  de'  pupilli ,  e  padre  delle 
vedove,  laonde  meritò  che  con  pie- 
no consenso  di  tutti  fosse  eletto 
Papa  cinque  giorni  dopo  la  morte 
di  s.  Gregorio  II.  Dovendo  aspet- 
tare r  abusiva  conferma  di  sua  e- 
saltazione  dall'  esarca  di  Ravenna, 
non  fu  consacrato  che  a'  18  mar- 
zo del  73 1.  Cominciò  il  suo  pon- 
tificato dall' opporsi  all'imperatore 
Leone  III  l'Isaurico,  che  persisteva 
nel  pravo  divisameuto  di  annien- 
tare il  culto  delle  sacre  immagini, 
come  capo  degli  eretici  iconoclasti. 
Adirato  l' augusto  per  tale  conte- 
gno, usurpossi  gli  antichissimi  pa- 
trimoni della  Chiesa  romana  nella 
Sicilia  e  Calabria.  Né  il  Papa  si 
contentò  opporsi  all'eresia  degl'  ico- 
noclasti coi  pontificii  decreti  e  con  ze- 
lantissimi scritti,  ma  coi  fatti  procurò 
estirparla,  collocando  nella  basilica 
di  s.  Pietro  le  immagini  del  Salvato- 
re e  degli  apostoli  da  una  parte,  e 
dall'altra  quelle  della  Madre  di 
Dio,  e  delle  sante  Vergini.  Nella 
stessa  basilica  fabbricò  una  cappel- 
la ,  in  cui  fece  collocare  le  sacre 
reliquie,  che  da  ogni  banda  ricer- 
cò, per  maggiormente  promoverne 
il  culto  ad  esse  dovuto.  Procuran- 
do ancora  Luitprando  re  de*  lon- 
gobardi, provocato  dallo  stesso  Leo- 
ne, d'invadere  lo  stato  della  Chiesa^ 


i84  GRE 

s.  Gregorio  III  ad  esempio  del  suo 
antecessore,  ricorse  all'  aiuto  delie 
armi,  e  le  ottenne  dai  franchi. 
Quindi  Luilprando  ad  istanza  di 
Carlo  Martello  evacuò  subito  lo 
stato  romano,  e  si  ritirò  a  Pavia 
d'onde  era  venuto,  rilenendo  tut- 
tavia le  quattro  città  di  Orte,  A- 
melia,  Bomarzo  e  Bieda.  Per  que- 
sto soccorso  dunque  da  Carlo  Mar- 
tello promesso^  il  Papa  lo  creò  pa- 
trizio di  Roma,  dignità  che  poitava 
l'obbligo  di  sostenere  i  diritti  del- 
la romana  Chiesa^  e  di  difendere 
la  città  di  Roma.  Nella  lettera  che 
scrisse  il  Pontefice  a  Carlo,  lo  chia- 
mò cristianissimo y  titolo  che  poi 
fu  riconosciuto  ereditario  ne'  re  di 
Francia.  Da  questa  ambasciata  due 
volte  mandata  da  s.  Gregorio  III 
a  Carlo,  ebbero  origine  i  nunzi 
apostolici  ai  re  di  Francia. 

Nel  789  il  Papa  confermò  i  ve- 
scovati istituiti  in  Germania  da  s. 
Bonifacio,  che  poi  ricevette  in  Ro- 
ma con  singoiar  affetto;  e  consul- 
talo dallo-  stesso  santo,  rispose  con 
vari  regolamenti.  Avendo  inviato 
per  la  seconda  volta  in  Costanti- 
nopoli Gregorio  prete  con  lettere 
per  Leone,  questi  fece  maltrattare 
ed  imprigionar  il  nunzio ,  ciò  che 
indusse  il  Pontefice  a  radunai'e  un 
concilio,  e  scomunicarvi  l' impera- 
tore e  gì'  iconoclasti.  Quindi  inviò 
a  Leone  con  nuove  rimostranze 
Costantino  e  Pietro  difensori,  ma 
incontrarono  la  stessa  sorte  del 
primo  nunzio.  Ordinò  ai  monaci 
di  Monte  Cassino  di  recitare  oltre 
r  uffizio  divino  quello  pure  della 
Madonna.  Essendo  ci'esciuti  i  dia- 
coni cardinali  regionari  dal  nume- 
ro di  sette  a  quello  di  quattordici, 
egli  ne  aggiunse  quattro  col  nome 
di  palatini  per  assistere  sempre  il 
I^apa  mentre  celebrava.  In  tre  or- 


G  R  i: 

dinazionì  nel  mese  di  diccmbi-e 
ordinò  ventiquattro  preti ,  tre  dia- 
coni, ed  ottanta  vescovi  pel  gover- 
no di  diverse  chiese  del  mondo 
cattolico.  Narra  Walfrido  Strabo- 
ne,  De  reb.  eccl.  e.  2  5,  nel  t.  XV 
della  Bibl.  PP.  p.  195,  che  «.  Gre- 
gorio  III  fu  tenuto  uno  de' più 
dotti  del  suo  tempo  ,  e  sapeva  a 
mente  tutti  i  salmi  :  era  prudente 
negli  affari,  affiibile,  e  lil>erale  cogli 
schiavi ,  e  con  le  chiese  che  fece 
fabbricare  e  restaurare .  Governò 
dieci  anni,  otto  mesi  e  dieci  giorni. 
Mori  ai  27  novembre  741,  e  fu 
sepolto  nel  Vaticano.  Vacò  la  santa 
Sede  due  giorni  solamente,  perchè 
fu  levato  r  abuso  di  aspettare  la 
conferma  dagli  esarchi. 

GREGORIO  IV,  Papa  CIV.  No- 
bile romano  figlio  di  Giovanni,  fu 
monaco  benedettino  nel  monistero 
di  Fossanuova  presso  Terracina,  se- 
condo il  Ciacconio.  Di  elegante  a- 
spelto,  istrutto  a  meraviglia  nella 
scienza  delle  divine  scritture,  padre 
de'poveri,  nemico  delle  vanità  mon- 
dane, al  dire  del  Cardella  meritò 
che  s.  Pasquale  I  lo  facesse  ascen- 
dere al  grado  di  suddiacono,  indi 
da  s.  Leone  III  promosso  a  cardi- 
nale prete  del  titolo  di  s.  Marco. 
Sublimato  a  tale  dignità  si  rese 
vieppiù  illustre  per  singoiar  pietà, 
dottrina  ,  religione  ed  eloquenza. 
Contro  sua  voglia  fu  eletto  Papa 
ai  i4  settembre  dell' 827,  ma  la 
sua  inaugurazione  venne  differita, 
mentre  non  fu  ordinato  Pontefice 
finché  il  legato  dell'imperatore  non 
giunse  in  Roma ,  ed  esaminasse  se 
l'elezione  era  seguita  canonicamen- 
te. Egli  frattanto  stimandosi  inde- 
gno del  pontificato,  si  nascose  nel- 
la chiesa  de'ss.  Cosma  e  Damiano, 
dove  trovato  dal  clero  e  dal  popo- 
lo,  venne   con    violenza  estratto,  e 


GRE 

nella  sede  di  s.  Pietro  «olenne- 
rnenle  collocato  ,  non  potendosi 
assegnare  il  giorno  di  questa  sua 
ordinazione,  che  il  Pagi  crede  se- 
(^uita  sulla  fine  di  detto  anno. 
KeirSsS  riedificò  e  cinse  di  nuove 
mura  la  città  d'Ostia,  che  dal  suo 
nome  chiamò  Gregoriopoli,  per  im- 
pedire che  i  saraceni  continuasse- 
ro le  barbare  scorreiie,  riducendola 
fortissimo  antemurale. 

Gregorio  IV  si  portò  in  Francia 
nell'anno  833,  per  riconciliare  i 
figliuoli  dell'imperatore  Lodovico  I 
il  PiOf  i  quali  avevano  congiurato 
contro  il  proprio  padre.  II  Papa 
niente  vi  ottenne,  ma  ritornato  in 
Roma,  e  riprovalo  il  concilio  ce- 
lebrato dai  vescovi  radunati  dai 
detti  figli,  Lodovico  I  fu  ristabi- 
lito. Neir  anno  834  fece  il  Papa 
promulgare  per  tutto  l'occidente  la 
festa  di  tutti  i  Santi,  stabilendola 
nel  primo  giorno  di  novembre,  che 
per  Roma  sola  avea  statuito  s. 
Bonifacio  IV:  altri  attribuiscono 
tale  istituzione  a  s.  Gregorio  III. 
In  cinque  ordinazioni  creò  cento 
oltantacinque  vescovi,  preti  e  dia- 
coni. Governò  sedici  anni  e  venti- 
quattro giorni,  e  mori  à'26  gen- 
naio dell'  anno  844  <  ^^  sepolto 
nella  basilica  vaticana,  con  un  e- 
pitafìio  comune  a  lui  ed  a  s.  Bo- 
nifacio IV,  posto  ad  ambedue  da 
Bonifacio  Vili,  che  si  riporta  dal 
p.  Giacobbe  nella  sua  Bill.  Pont. 
p.  91.  Ornato  delle  più  belle  vir- 
tù, furono  sue  delizie  i  bisognosi. 
Vacò  la  Sede  apostolica  quindici 
giorni. 

GREGORIO  V,  Papa  CXLV. 
Brunone  era  il  suo  nome,  sassone 
e  di  patria  vengiano,  terzo  figlio 
di  Ottone  duca  di  Franconia,  dal 
p.  Becchetti,  Storia  eccles.  t.  Vili, 
p,  434;    detto   marchese    di  Vero- 


GRE  i85 

na,  e  di  Giuditta  sua  moglie,  pa- 
rente dell*  imperatore  Ottone  III, 
perchè  nipote  di  Luitgarda  figlia 
di  Ottone  I  imperatore,  e  madre 
di  Ottone  duca  di  Franconia,  di 
lui  padre^  su  di  che  è  a  vedersi 
il  Pagi,  Breviar.  gestor.  PP.  RR. 
1. 1,  p.  479>o^e  lungamente  dimo- 
stra questa  genealogia.  Sino  da 
fanciullo  si  applicò  allo  stato  chie- 
ricale,  e  divenne  cappellano  di  Ot- 
tone IH  :  siccome  uomo,  per  quei 
miserabili  tempi  del  secolo  X,  nelle 
vimane  lettere  grandemente  erudi- 
to, come  lo  attesta  Mariano  Scoto, 
e  di  molto  fervida  gioventù,  non 
che  assai  liberale  co'poveri,  queste 
qualità  lo  fecero  innalzare  alta  cat- 
tedra vescovile  di  Verden,  e  per 
volere  di  Giovanni  XV  detto  XVI 
alla  dignità  cardinalizia.  Fu  eletto 
Pontefice  in  età  di  ventiquattro  an- 
ni ,  prima  dell'  ultimo  giorno  di 
maggio  del  996,  poiché  nell'  ulti- 
mo giorno  di  questo  mese,  festa 
di  Pentecoste,  coronò  con  le  insegne 
imperiali  Ottone  HI  con  sua  moglie 
Maria,  sebbene  alcuni  dicono  che 
l'imperatore  mai  prendesse  moglie, 
e  lo  dichiarò  protettore  della  Chiesa. 
In  un  concilio  che  celebrò  in  pre- 
senza dell'  augusto,  dicono  che  Gre- 
gorio V,  nome  ch'egli  assunse,  per 
onorare  la  propria  nazione  istituis- 
se il  collegio  degli  Elettori  del 
sacro  romano  impero  {^F^edi) ,  di- 
chiarando che  i  soli  alemanni  a- 
vrebbero  diritto  di  eleggere  il  re 
de'romani,  e  che  dopo  essere  stato 
coronato  dal  Papa  prenderebbe  il  ti- 
tolo d'imperatore  e  d'augusto;  ma 
meglio  di  questo  controverso  punto 
se  ne  parla  al  citato  articolo.  Tor- 
nato l'imperatore  in  Germania  , 
Crescenzio  Numentano  console  di 
Roma,  per  signoreggiare  questa,  ne 
cacciò  nel    997    Gregorio    V,  che 


i86  GRE 

liei  primi  giorni  di  marzo  se  ne 
fiigg'i  a  Pavia  ;  ed  in  luogo  di  es- 
so nel  maggio  sostituì  1'  antipapa 
Giovanni  XVII,  che  avea  tenuto 
qual  compare  al  battesimo  lo  stes- 
so Brnnotie.  Neil'  anno  seguente 
Ottone  III  con  un  esercito  restituì 
Gregorio  V  alla  sua  sede,  nel 
marzo  punì  colla  morte  Crescen- 
zio e  gli  altri  del  suo  partito,  e 
lece  mutilar  l'antipapa  che  poco 
dopo  morì. 

Nel  998  il  Papa  adunò  un 
concilio,  nel  quale  disapprovò  il 
matrimonio  di  Roberto  II  re  di 
Francia,  con  Berta  vedova  di  Ot- 
tone conte  di  Sciampagna  ,  e  fi- 
glia di  Corrado  re  della  Borgo- 
gna Cisjurana,  perchè  era  coma- 
re di  lui,  mentre  il  re  avea  te- 
nulo  al  battesimo  un  figlio  di 
lei,  ed  ancora  di  lui  consanguinea. 
Per  questi  canonici  impedimenti 
Gregorio  V  impose  ai  reali  con- 
iugi sette  anni  di  penitenza.  Non 
volle  Roberto  II  assoggettarsi  al 
decreto  del  concilio  e  del  Pontefi- 
ce, onde  questi  costante  nel  suo 
zelo  scomunicò  tutto  il  regno  di 
Francia  dichiarandovi  l' interdetto; 
né  assolvette  il  re  ed  il  regno  , 
se  non  quando  Roberto  II  abban- 
donando Berta,  prese  in  matrimo- 
nio Costanza  figlia  di  Guglielmo 
1  conte  di  Provenza,  alla  quale 
in  appresso  domandò  il  Papa  la 
punizione  di  chi  aveva  commesso 
un  incendio  sulle  terre  di  un  ve- 
scovo. Nel  medesimo  anno  998 
Gregorio  V  léce  metropoli  Ra- 
venna, vi  dichiarò  arcivescovo  Ger- 
berto,  e  diede  a  questi  il  pallio 
e  il  dominio  temporale  della  città 
e  della  conica  di  Comacchio.  Ac- 
cordò un  privilegio  all'  abbazia  di 
s.  Ambrogio  di  Milano,  e  dopo  il 
governo  di  due  anni  e  inii  d' olio 


GRE 

mesi,  mori  a' 18  febbraio  del  999, 
nell'età  di  ventisette  anni,  e  fu  se- 
polto nella  basilica  vaticana.  La 
sua  rara  erudizione ,  le  sue  gene- 
rose limosine,  ed  altre  sue  belle 
virtù,  gli  procacciarono  l'onorevole 
titolo  di  Gregorio  il  Minore.  Vacò 
la  sede  nove  giorni  sino  all'elezione 
del   successore. 

GREGORIO  VI,  Papa  CLV. 
Giovanni  Graziano  figlio  di  Pier 
Leone  romano  della  nobilissima 
famiglia  Pierleona,  arciprete  di  s. 
Giovanni  ante  porlain  Latìnam  , 
e  però  non  cardinale  come  lo 
piova  il  Crescimbeni  nell'  Istoria 
di  delta  chiesa  a  p.  226  e  seg.  e 
367,  non  essendo  essa  a  quei  tem- 
pi ancora  titolo  cardinalizio.  Ebbe 
per  denaro  da  Penedetto  IX  la 
cessione  del  pontificato  nel  io44» 
e  prese  il  nome  di  Gregorio  VI. 
Tanto  alFermano  Ermanno  Con- 
tratto in  Cliron.  ad  an.  io44>  ^' 
pud  Canisium,  Anliq.  lect.  t.  Ili, 
p.  267  ;  Leone  Ostiense  lib.  2, 
Chroìiic.  Casin.  cap.  79;  Vittore 
III,  lib.  3  Dialogar,  in^ Bill.  Pa- 
triini  t.  XVIII,  p.  853.  Il  motivo 
che  impegnò  Gregorio  VI,  e  il 
clero  di  Roma  a  pagare  a  Bene- 
detto IX  una  somma  di  denaro 
perchè  rinunziasse,  od  a  cedergli 
le  rendite  d'Inghilterra,  fu  perchè 
era  realmente  indegno  del  papato, 
e  perchè  la  sua  dimissione  faceva 
cessare  un  grande  scandalo  alla 
Chiesa,  onde  si  può  dire  che  que- 
sto pagamento  fosse  per  riscattare 
il  pontificato  dalle  indegne  mani 
di  Benedetto  IX,  e  non  per  averlo 
Gregorio  VI  mediante  il  denaro 
pagato.  Ciò  non  ostante  nella  Rac- 
colta dei  concila  si  vede  una  let- 
tera circolare  di  Gregorio  VI 
a  tulli  i  fedeli,  per  domandare 
loro    limosine  ,     come     dice  il    pa- 


GRE 

dre  Longucval  nella  sua  Sto- 
ria ecclesiastica  di  Francia,  a  fi- 
ne di  sostenere  il  lustro  di  una 
dignità  che  egli  avea  comperata  ; 
motivo  certamente  che  non  era 
molto  proprio  a  destar  la  loro  ca- 
rità. Osservano  i  critici ,  che  il 
principato  della  Chiesa  in  tal  mo- 
do era  stato  danneggiato,  sì  per 
la  poca  cura  che  n'ebbe  Benedetto 
IX,  come  per  la  dilapidazione  ope- 
rata dalle  fazioni  allora  dominanti 
in  Roma,  per  cui  Gregorio  VI, 
tranne  pochi  luoghi  vicini  a  Roma, 
e  le  oblazioni  de'fedeli,  poco  ave- 
va da  che  sostentarsi.  Il  p.  Cri- 
stiano Lupo  dice  che  Gregorio 
VI  fosse  l'autore  della  milizia  pa- 
pale, quando  1'  Italia  era  piena  di 
ladri,  i  laici  invadevano  le  posses- 
sioni di  s.  Pietro,  e  1'  imperatore 
Enrico  III,  occupato  nelle  guerre 
della  Germania,  gli  negò  soccorso. 
Nel  io44  f"  tenuto  un  concilio 
in  Sutri,  alla  presenza  di  detto 
augusto,  nel  quale  Gregorio  VI 
spontaneamente  rinunziò  il  ponti- 
ficato, dopo  averlo  amministrato 
due  anni  ed  otto  mesi.  Enrico  III 
per  non  dar  cagione  a  qualche  no- 
vità in  Roma  colla  presenza  del 
deposto  Gregorio  VI,  lo  condusse 
seco  in  Germania ,  ove  avendo 
fatto  penitenza  del  passato  errore, 
e  ritiratosi  ovvero  rilegato  dal- 
l'imperatore nel  n)onistero  di  Clu- 
ny,  mori  in  concetto  di  virtù,  co- 
me scrive  il  Glabro,  Hlu.  lib.  5, 
cap.  5,  apud  Duchesne  tomo  IV, 
p.  /T8. 

È  tuttavia  Gregorio  VI  contato 
fra  i  Pontefici,  sì  perchè  fu  ricono- 
sciuto da  tutta  la  Chiesa,  non  o- 
stante  essere  nell'opinione  comu- 
ne salilo  al  pontificato  con  palese 
simonia ,  come  ancora  perchè  s. 
Gregorio    VII    suo    discepolo,    col 


GRE  187 

chiamarsi  VII  e  non  VI,  approvò 
il  pontificato  di  lui,  ed  essendo  an- 
cora Iklfbiando  lo  accompagnò  in 
Germania  nell'  esilio.  Il  Papcbro- 
chio  in  Propyleo  p.  i34,  pretende 
dimostrare  con  una  dissertazione, 
che  Gregorio  VI  non  fu  in  mo- 
do alcuno  simoniaco,  né  poteva 
essere  deposto,  se  non  avesse  libe- 
ramente ceduto  al  pontificato  le- 
gittimo che  avea.  Così  ancora  mon- 
signor Becchetti,  Storia  eccl.  t. 
Vili,  p.  206  e  seg.  Io  dimostra 
innocente,  e  legittimamente  assun- 
to al  pontificato.  Lo  tlifende  al- 
tresì il  citato  Crescimbeni  chia- 
mandolo uomo  .santo,  zelante  ed 
accorto,  perchè  seppe  estinguere 
il  crudele  scisma  che  al  tempo  di 
Benedetto  IX  infestava  la  Chiesa, 
pel  quale  benefìzio  il  clero  e  po- 
polo romano  l'  innalzarono  come 
liberatore  della  Chiesa  di  Dio  al 
pontificato.  Dice  ancora  che  go- 
vernò la  Chiesa  lodevolissimamenlc, 
e  che  piuttosto  deve  ritenersi,  che 
mal  sofTerendo  Enrico  III  che  i 
romani  avessero  eletto  GrcKorio 
VI  senza  il  di  lui  assenso,  sotto 
pretesto  di  assestar  le  cose  eccle- 
siastiche guaste  dallo  scisma,  ve- 
nuto in  Roma  con  l'esercito ,  fece 
dal  Papa  congregare  un  concilio 
in  Sutri,  e  quivi  col  falso  suppo- 
sto che  la  sua  elezione  fosse  stata 
simoniaca,  il  condusse  a  tal  par- 
tito, che  Gregorio  VI  stimò  me- 
glio di  rinunziare  il  pontificato, 
ed  in  suo  luogo  l'imperatore  fe- 
ce eleggere  Clemente  II,  che  fu 
coronato  a'2  I  dicembre  1046.  Indi 
il  Crescimbeni  passa  eruditamente 
ad  esaminare  tre  questioni:  la  pri- 
ma intorno  al  suo  nome,  che  pro- 
va essersi  chiamato  Giovanni  Gra- 
ziano; la  seconda  se  la  sua  esalta- 
zioue    al    papato    fosse    simoniaca, 


i88  GRE 

ciò  che  confuta  dicendo  che  lo  ri- 
conobbero per  Papa  lo  stesso  Enri- 
co III,  e  i  santi  Gregorio  VII,  e 
V'iev  Damiani  cardinale,  ambedue 
nemici  fieri  della  simonia  ;  la  terza 
ove  morisse,  opina  in  Cluny,  seb- 
bene il  Ciacconio  scrisse  che  Gre- 
gorio VI  dopo  la  rinunzia  armò 
un  esercito  e  cacciò  da  Roma  Cle- 
mente II,  e  che  venuto  a  morte, 
avendo  ordinato  di  esser  sepolto 
nella  basìlica  vaticana,  fu  invece 
tumulato  innanzi  le  porte  di  essa, 
e  queste  chiuse,  si  vedesse  ciò  che 
il  Signore  avesse  disposto,  in  fatti 
si  aprirono  repentinamente,  ed  al- 
lora il  cadavere  venne  deposto 
nella  basilica.  Certo  è  che  diversi 
scrittori,  e  l'Oldoino  nelle  Addizioni 
al  Ciacconio,  riportarono  quanto 
Gregorio  VI  operasse  in  vantag- 
gio della  Chiesa,  in  beneficio  di 
Roma,  e  la  prudente  maniera  del 
suo  governo, 

GREGORIO  VII(s.),Papa  CLXIV. 
Ildebrando  da  Soana,  Sovana  o 
Suana,  città  della  Toscana  nella 
provincia  di  Siena,  fu  figliuolo  di 
Benzone,  Bonizo  o  Bonico  della 
famiglia  nobilissima  degli  Aldo- 
brandeschi,  una  delle  principali  di 
Siena,  per  aver  posseduto  molte 
città  e  castella  ,  occupanti,  una 
gran  parte  del  domìnio  di  Siena, 
come  sono  le  città  di  Soana  e  di 
Grosseto  ,  e  le  contee  di  Piti- 
gliano,  Scanzano  o  Scarozzano,  e 
s.  Fiora,  la  quale  ultima  portò 
alla  casa  Sforza  che  tuttora  la  pos- 
siede. Cecilia  figlia  del  conte  Giu- 
lio Aldobrandeschi  ultima  di  que- 
sta famìglia,  pel  matrimonio  con- 
tratto verso  l'anno  i43i  con  Buoso 
o  Bosio  Sforza  da  Cotignola.  Ni- 
cola Ratti,  Della  famiglia  Sforza 
t.  I,  p.  1 8 1  e  seg.,  ci  dà  un'  e- 
ludita  breve   istoria  della  famiglia 


GRE 

Aldobrandesca ,  con  1'  autorità  di 
pergamene  e  carte  antiche  che  so- 
no neir  archivio  del  duca  Sforza 
Cesarini  di  Roma,  chiamando  la 
famiglia  Aldobrandeschi  antica,  po- 
tente e  nobilissima,  conti  sovrani 
di  santa  Fiora  e  Sovana  ,  di  cui 
molti  racconti  si  hanno  favolosi  o 
inventati,  secondo  i  vari  particola- 
ri interessi  degli  scrittori.  Escluden- 
dosi dal  Ratti  sì  fatti  racconti,  di- 
ce che  gli  Aldobrandeschi  non 
hanno  niente  di  comune  cogli  Al- 
dobrandini ,  ma  che  riguardo  al 
discendervi  Ildebrando  poi  s.  Gre- 
gorio VII,  sembra  esservi  probabi- 
lità, attesa  la  testimonianza  di  molti 
scrittori  singolarmente  sanesi ,  e 
che  il  primo  stabilimento  in  Ita- 
lia e  nel  contado  sanese  della 
medesima  debba  credersi  circa  il 
tempo  di  Carlo  Magno.  Quanto 
poi  all'  opinione  del  Baronio,  che 
Ildebrando  fosse  figlio  di  un  fa- 
legname ,  osserva  il  Ratti  che  è 
troppo  priva  di  fondamento,  per- 
chè possa  abbracciarsi;  ed  il  No- 
vaes  nella  vita  di  s.  Gregorio 
VII,  che  lo  chiama  monaco  bene- 
dettino, aggiunge,  che  alcuni  av- 
versari di  questi,  lo  dissero  figlio 
di  un  falegname,  uomo  timorato 
di  Dio.  Trattano  della  famìglia 
Aldobrandesca;  Tommasi,  Storia  di 
Siena  lib.  II,  fol.  99,  lib.  4>  fol.  209, 
lib.  5,  par.  I,  fol.  3 18  e  seg.;  Mal- 
volti,  Dell'  istoria  sanese  lib.  J,  fol. 
456  ;  Gio,  Bisdomini,  Cronica  dì 
Siena  ;  Urgugieri,  Pompe  sanesi 
par.  I,  e  par.  IV,  p.  4 18,  nura. 
59,  4o6,  409;  Lancellotto  Tolisi, 
Relazione  della  sconfitta  di  Monte 
aperto ,  ed  altri.  Diversi  scritto- 
ri con  Paolo  di  Bernried,  in  f^i- 
ta  Gregorii  F^II,  cap.  I,  inter  Seri- 
ptor.  rer.  ital.  tom.  Ili,  pag.  817, 
aUbrraaao,  che  Soana  fu  la  patria 


GRE 

di  questo  gran   Pontefice;    ma  U- 
gone  Flaviniacense,  in  Chron.   Vir- 
diinensi  apud  Labbeura  1. 1,  No^'a 
Bill.  mss.  librar,  p.  206,  lo  fa  na- 
to in    Roma  da  cittadino    romano 
e    da    genitori    nobili    e    religiosi, 
come  avverte  il  Sandini  nelle  note 
alla   vita  di  questo  Papa    p.    ^'ì^. 
Il  Micrologo  poi,   De  Eccles.  obser- 
vation.  cap.    i4,  dice  che  Gregorio 
VII  fu  da  fanciullo  allevato  in  Roma 
in   tempo  de' dieci  suoi  predecessori 
Pontefici.  Ildebrando    sino  da  fan- 
ciullo diede    a    scorgere  ben  tosto 
un'  indole    magnanima,  ed  un  in- 
gegno straordinario.     Volendone  il 
padre  coltivare  lo  spirito  e  si   bel- 
le disposizioni,  lo  affidò  all'abbate 
del  monistero  di  s.  Maria  sul  mon- 
te Aventino,     Laurenzio  o     Loren- 
zo, perchè    1'  istruisse    nelle  arti    e 
nelle  scienze,  e  ne  informasse  l'a- 
nimo alla     virtù.    Tale    abbate  si 
vuole  che  fosse   zio  materno  d' Il- 
debrando, uomo  di    santa    vita,    e 
dottissimo ,    ed    anche    arcivescovo 
di  Amalfi.   Precettore  d'Ildebrando 
fu  ancora    l'illustre    romano    Gio- 
vanni Graziano  arciprete  di  s.   Gio- 
vanni a  porta  Latina,  il  quale    di- 
venuto nel    1044    Papa    col  nome 
di   Gregorio   FI    {Fedi),  nel    con- 
cilio di  Sutri  rinunziò  e  fu  depo- 
sto   dalla     dignità,    e    per     timore 
che  la  sua    presenza  in  Roma  po- 
tesse produrre  disturbi  dopo  l'ele- 
zione di  Clemente  II,  l'imperatore 
Enrico    IH    lo    condusse   seco    in 
Germania  ,  accompagnandolo  Ilde- 
brando. 

Passato  Giovanni  Graziano  nel 
monistero  di  Cluny,  ove  pur  se- 
guendolo Ildebrando,  vuoisi  che  ivi 
questi  fosse  iniziato  alla  vita  clau- 
strale, ed  apprendesse  quella  vita 
severa  e  composta  secondo  le  re- 
gole dei  chiostri  che  poi  menò,  e 


GRE  189 

domando  gli  anni  di  sua  gioventìi 
incominciò  ad  acquistare  quell'im- 
pero straordinaiio   sopra  sé  stesso, 
di   cui    ne  die    poscia    tanti    saggi. 
Per  la   diligenza    e    rigore  cui  os- 
servava il  tenore  di   vivere  mona- 
stico ,  l'abbate  del  monistero  Ugo 
gli    accordò    la  sua   confidenza,    e 
l'abbate  Odilo  o  s.  Maiolo  lo  rese 
poi     talmente    istruito    nelle    cose 
spirituali,   che  il  suo   superiore  ne 
concepì    le    più   straordinarie   spe- 
ranze.    Poco     dopo    Ildebrando    si 
recò  a    Roma,    donde   ritornato    a 
Cluny  ne  venne  eletto  priore.  Tre 
opinioni    si    trovano  sul    monacata 
d'Ildebrando,    la    prima  di   Ottone 
di     Frisinga    scrittore    del     ii5o, 
presso    il    Raronio  all'anno   1048, 
e  di  Paolo  Rernried,  scrittore    del 
1120,  nella  vita    che     scrisse     del 
medesimo    santo,  il  quale    afferma 
ch'egli  vestisse  l'abito  monastico  in 
Cluny    di     Francia,     e    che     da  s. 
Odilone  fosse  fatto    priore  di  quel 
celebre    monistero.  La  seconda  dei 
Rollandisti,  è  che  si   facesse  mona- 
co   nel   monistero  di  s.    Maria  del 
Monte   Aventino  di  Roma,  sebbene 
altri  dicono,  come  si  legge  nelle  le- 
zioni dell'uffizio  concesso  da  Paolo 
V,  educato    in  domo  s.    Petri.  La 
terza,  che  nel  monistero  di  s.  Be- 
nedetto di   Calvello  vicino    a  Soa- 
na,  o  nel  monistero  di   Vallombro- 
sa  prendesse  il    sacro  abito  da     s. 
Giovanni  Gualberto  che  alcuni  fan- 
no suo  parente  come  della  famiglia 
Aldobrandeschi  ,     dal     quale     fosse 
ancora  eletto  abbate  del  detto  mo- 
nistero di  Soaua.    Fu    questa  sen- 
tenza accennata    dal  p.  d.    Fedele 
Soldani,  monaco  vallombrosano  nel- 
le    Questioni    vallonib rosane  parte 
II,  p.  61,  e  nel  t.   I  òeW Istoria  di 
Passignano  p.     261,   ma    partico- 
larmente  difesa   e    sostenuta   nella 


igo 


GUE 


Lettera  quarta  sopra  il   monacato 
e    la    parentela    di    s.     Gregorio 
P^JJ,    Firenze     ly/jQ,  nella     quale 
rifiuta  le   due  piime  opinioni.    Se 
fosse  vero    ciò  che  dice  il   Brocchi 
nelle  Fife  dei  santi  fiorentini  par. 
I,  p.    i4o,  che  a  que'tempi   i  clii- 
niacensi  vivevano    promiscuamente 
coi    vallombrosani ,   le    due  discor- 
danti   opinioni  del  monacato  d'Il- 
debrando cluniacense  o  vallombi'o- 
sanOj  si  potrebbero  benissimo  con- 
ciliare   tra     loro.   Per    la    sentenza 
del  p.  Soldani    si    era  già  dichia- 
rata    la    sacra     congregazione    dei 
riti,  la  quale  avea    decretato  a'^  t 
gennaio  1673,  che  s.   Gregorio  VII 
fosse  messo     nel    Martirologio    ro- 
mano al  di   iS    maggio    col   titolo 
di    monaco    vallombrosano,    ma    il 
decreto  non    fu  per    l'altrui  frode 
recato  ad    effetto.    Nella  stessa  let- 
tera stabilisce  il  p.  Soldani   la  no- 
biltà   di  s.     Gregorio    VII,   dimo- 
strandolo figliuolo  di  Benzone,  ni- 
pote d'Ildebrando,    e  bisnipote  del 
conte  Gualfredo,  e  però  parente  di 
s.  Gio.  Gualberto    de'signori  Buon- 
delmonti.  All'una    e  all'altra   parte 
di  questa  lettera  si  oppose    il  IVo- 
vcllisla  fiorentino  con  due  novelle, 
stampate    nel     i749»    col.     7  53  e 
col.     769,  alle    quali    rispose  il  p. 
Soldani  con  la  Lettera  quinta  .  .  . 
in  replica    al  Novellista  fiorentino 
sopra  il  monacato    e  la  parentela 
di  s.   Gregorio   FU,  Lucca   1750. 
Contro  questa    replicò  nuovamente 
il    Novellista,   ma  il  p.  Soldani  la 
difese  unitaniente  alla  quarta  colla 

Lettera  sesta con  appendice 

in  fine  sopra  la  IV  e  V  lettera 
toccante  il  monacato  e  parentado 
di  s.  Gregorio  FII Fi- 
renze 1750.  Ritornò  in  campo  la 
controversia  sopra  la  parentela  e 
il   monacalo    di    s.  Gregorio    VII, 


GRE 
perchè  il  Novellista  fi/trentino  at- 
taccò la  sesta  lettera  del  p.  Solda- 
ni, il  quale  credendo  di  avere  una 
buona  causa  in  mano  non  tuctjue 
neppur  egli,  mn  sotto  un  finto  no- 
me produsse  i  documenti,  donde 
nascevano  le  sue  prove,  colla  falsa 
data  di  Acquileia  stampandoli  in 
Lucca  con  questo  tilolo  :  Lettera 
del  signor  N.  N.  in  replica  al 
Novellista  fiorentino,  e  in  giustifi' 
cazione  del  p.  m.  Soldani  sopra 
la  parentela  e  monacato  di  s. 
Gregorio  VII ,  Aquileia  17111  . 
Sulla  nobiltà  e  monacato  di  san 
Gregorio  VII  tratta  ancora  diste- 
samente il  Zaccaria  nella  Storia 
letter.  t.  II,  p.  1^^  e  seg.,  e  t. 
Ili,  p.  ^10  e  seg.  Ne  tratta  pure 
il  Cardella,  Memorie  istoriche  dei 
cardinali  t.  I,  par.   I,  p.  i38. 

Non  solo  il  Bernried  sostiene 
che  Ildebrando  fosse  priore  di 
Cluny ,  al  che  ripugna  il  Zaccaria 
nel  citato  toro.  Il  j  ma  altri  vo- 
gliono che  avanti  o  durante  il 
priorato  egli  abbia  vissuto  alcun 
tempo  in  corte  di  Enrico  III,  il 
quale  gli  affidò  l' educazione  del 
figlio  Enrico  IV,  per  cui  1' Enge- 
lusio  lo  chiamò  pedagogum  Henrì- 
ci  fila  e/US.  Intanto  essendo  va- 
cante la  sede  pontificia,  i  romani 
spedirono  legati  ad  Enrico  III  per- 
chè proponesse  chi  degnamente  do- 
vesse occuparla,  e  l'imperatore  de- 
signò il  suo  parente  Brunone ,  il 
quale  acconsentì  col  patto  che  il 
clero  e  popolo  romano  approvas- 
sero. Tuttavolta  si  narra  eh'  egli 
partendo  alla  volta  di  Roma,  si 
portò  a  Cluny  vestito  da  Papa,  ove 
incontrato  dal  priore  Ildebrando  , 
gli  fece  questi  le  più  sincere  acco- 
glienze. Brunone  stimando  già  Il- 
debrando, ammirandone  da  vicino 
le  doti,  si  lasciò  persuadere    a  de- 


GRE 
por  subito  le  insegne  pontificnli,  ed 
a  recarsi  in  Roma  in  abito  da 
pellegrino ,  per  significare  che  la 
semplice  nomina  dell'  imperatore 
non  gli  dava  diritto  alla  cattedra 
apostolica,  ma  valutarsi  quale  rac- 
comandazione ;  e  perchè  bene  pro- 
cedessero le  cose  si  offri  Ildebran- 
do di  accompagnarlo,  e  dirigerlo 
coi  consigli.  Giunto  Bruno  in  Ro- 
ma co'  piedi  nudi  ,  con  unanimi 
suffragi ,  e  secondo  gli  antichi  riti 
venne  eletto  Papa,  e  prese  il  nome 
di  Leone  IX.  Dimostrando  quindi 
la  sua  gratitudine  e  stima  per  II- 
debrawdo,  lo  creò  suddiacono  del- 
la Chiesa  romana ,  economo  della 
Sede  apostolica,  e  lo  prepose  quale 
abbate  e  riformatore  del  moniste- 
ro  presso  la  basilica  di  s.  Paolo,  in 
cui  la  disciplina  era  caduta  in  grave 
discapito,  e  il  sacro  tempio  decadu- 
to dall'  antico  splendore  e  venera- 
zione. Ildebrando  divenne  quindi  per 
così  dire  l'anima  della  santa  Sede 
e  del  governo  della  Chiesa,  talché 
niuno  affare  importante  s' intra- 
prendeva senza  il  suo  consiglio,  per 
le  vaste  cognizioni  di  cui  era  do- 
tato, e  pel  suo  esemplare  zelo; 
laonde  d'allora  in  poi  s.  Leone  IX 
ed  i  successori  nulla  intrapresero  sen- 
za Ildebrando.  Questi  fece  di  tutto 
perchè  enlrassei'o  nel  suo  vasto 
progetto  che  avea  concepito  nella 
mente ,  di  sottrarre  cioè  la  Chiesa 
dallo  stato,  il  potere  spirituale  dal 
temporale ,  far  quello  maggior  di 
questo ,  rendere  il  Papa  indipen- 
dente dall'imperatore,  collocar  an- 
zi il  primo  più  sublime  dell'altro, 
e  tratta  a  sussistere  in  sé  slessa  la 
Chiesa,  nella  sua  vera  e  reale  uni- 
tà,  onde  farne  derivare  da  questa 
una  riforma,  la  quale  estendendosi 
su  tutto  l'orbe  cristiano,  promo- 
vesse la  salute  di  tutti  gli  uomini. 


GRE  191 

Divisamenli  pure  d'Ildebrando  fu- 
rono la  restaurazione  della  discipli- 
na ecclesiastica,  e  gueira  implacabile 
alla  simonia ,  all'incontinenza  dei 
chierici,  ed  a  tutti  i  vizi.  Su  que- 
ste basi  procederono  successivamen- 
te i  Papi  sino  a  lui,  ed  egli  come 
vedremo  pose  in  opera  tutta  la  sua 
instancabile  attività  e  petto  sacer- 
dotale, per  venirne  al  consegui- 
mento. 

Essendo  morto  s.  Leone  IX  ai 
19  aprile  io54,  il  clero  e  popolo 
romano  inviarono  Ildebrando  in 
Germania  all'  imperatore  per  far 
colà  eleggere  un  degno  successole, 
ciò  ch'eseguì  con  mirabile  e  pru- 
dente destrezza.  Propose  pertanto 
ad  Enrico  III  il  vescovo  di  Eich- 
statt  Gebeardo,  di  specchiata  inte- 
grità, e  sebbene  l' imperatore  pro- 
pendesse per  altri  l'approvò,  spe- 
rando di  potere  per  mezzo  di  lui, 
come  suo  parente  ed  intimo  con- 
sigliere, influire  più  efficacemente 
sugli  affari  d'  Italia.  Indi  condotto 
Gebeardo  a  Roma  da  Ildebrando, 
non  senza  la  di  lui  opera  fu  eletto 
dai  romani  e  benedetto  a'  1  3  apri- 
le del  io55,  piendendo  il  nome 
di  Vittore  11.  Anche  in  questa 
elezione  vanno  notati  tutti  gli  sfor- 
zi d'Ildebrando,  i  quali  avevano 
per  iscopo  di  presentar  1*  elezione 
o  designazione  imperiale  di  que- 
gl'  infelici  tempi,  qual  mera  forma- 
lità d'invalsa  consuetudine;  l'ele- 
zione in  vece  del  clero  e  popolo 
di  Roma ,  come  l'  unica ,  vera  e 
costitutiva  doversi  reputare  legit- 
tima e  canonica  .  Poco  dopo  il 
nuovo  Papa  spedì  Ildebrando  con 
la  dignità  di  legato  in  Franciaj  ad 
estirpare  la  simonia ,  che  sempre 
più  ampie  diffondeva  le  sue  radici. 
Egli  vi  convocò  subito  in  Lione 
un     concilio,    ove  reslò    denunciato 


19»  GRE  GRE 
reo  di  simonìa  un  arci  vescovo,  die  tro  paterno,  clic  ollenne  col  per* 
invitato  dal  legato  a  dire  il  Glo'  noesso  del  Pontefice ,  il  quale  lo 
ria  Patri,  non  potè  mai  proferire  riconciliò  con  Baldovino  V  conte 
et  Spivilui  Sancto.  Ciò  parve  a  di  Fiandra ,  e  con  Goflredo  duca 
tutti  un  giudizio  del  cielo ,  onde  di  Lorena,  nemici  acerbi  dell'  iin- 
r  arcivescovo  si  confessò  colpevole  pero.  Il  reggimento  del  regno  fa 
di  simonia,  e  fu  deposto,  indi  su-  avocato  a  sé  stessa  dall'  imperatri- 
bito  potè  pronunciare  interamente  ce  Agnese,  distinta  per  molte  doti 
il  Gloria  Patri.  Tale  fu  lo  spa-  di  mente  e  di  cuore ,  ed  amante 
vento  prodotto  da  questo  miracolo,  della  pace.  Dopo  avere  Vittore  II 
che  quarantacinque  vescovi  ,  oltre  rassettalo  molte  cose  degli  ordina- 
venlisette  altri  dignitari  della  Ghie-  menti  del  governo  germanico,  ri- 
sa ,  si  denunciarono  da  per  loro  tornando  in  Italia  morì  in  Firenze 
infetti  di  simonia,  e  volontariamen-  a'  28  luglio  del  io  J7.  Intanto  i 
te  rinunciarono  alle  loro  funzioni;  principi  dell'impero  vedendosi  li- 
indi  Ildebrando  indusse  nel  mede-  berali  dall'autorevole  dominazione 
simo  concilio  o  in  Tours  Berenga-  di  Enrico  III ,  vergognandosi  ve- 
rio  capo  dei  sacramentari  ad  abiu-  dersi  soggetti  ad  una  donna,  vollero 
rare  i  suoi  errori,  e  far  confessione  vendicar  nel  figlio  la  soggezione  in 
della  fede  cattolica.  Enrico  III  a  che  erano  sino  allora  vissuti,  ed 
persuasione  d' Ildebrando  fece  pre-  incominciarono  a  commoversi  i  sas- 
gare  il  concilio  di  vietare  a  Ferdi-  soni. 

nando  I  re  di  Leone  e  di  Castiglia,  A  Vittore  II  fu  dato  in  succes- 
colla  minaccia  delle  censure  eccle-  sore  Stefano  IX  detto  X  ,  fratello 
siastiche,  di  continuare  a  intitolarsi  di  Goffredo  duca  di  Lorena  e  di 
imperatore,  ciò  che  intimatogli  in  Toscana,  cui  dicesi  se  fosse  più  a 
nome  del  Papa  ubbidì.  Ma  mentre  lungo  vissuto  avrebbe  elevato  ai- 
Enrico  III  dimorava  in  Goslar,  ove  l'impero,  nutrendo  non  favorevoli 
erasi  recato  Vittore  II ,  sentendo  disposizioni  per  Enrico  IV.  Breve 
avvicinarsi  il  suo  fine,  in  presenza  del  fu  il  pontificato  di  Stefano  X,  cioè 
Pontefice  e  dei  grandi  della  Chiesa  otto  mesi  meno  tre  giorni.  Mentre 
e  del  regno  mostrò  il  suo  succes-  era  moribondo.  Guido  conte  Tu- 
sore  nel  figlio  Enrico  IV,  ne  affidò  sculano,  fiancheggiato  da  Gregorio 
la  tutela  all'imperatrice  Agnese,  conte  Lateranense  e  Tusculano,  e 
ed  a  Vittore  II,  spirando  con  gran  da  altri  potenti  romani ,  brigava 
rammarico  di  tutti  a' 5  ottobre  per  far  eleggere  in  successore  il 
io56.  Assisterono  al.  suo  letto  di  suo  figlio  ignoi-ante ,  Giovanni  car-» 
morte  il  Pontefice,  il  patriarca  di  dinal  vescovo  di  Velletri,  senza  a- 
Aquileia,  il  suo  zio  paterno,  il  ve-  spettare  la  conferma  d'Agnese  o  di 
scovo  di  Ratisbona ,  ed  altri  rag-  Enrico  IV.  Altamente  disapprovaro- 
guardevoli  personaggi  sì  secolari  no  queste  pratiche  Ildebrando  , 
che  ecclesiastici  :  giammai  si  era  Pier  Damiani  e  i  più  saggi,  e  con- 
veduto un  imperatore  morire  cir-  siderarono  illegale  la  dignità  pon- 
condato  da  sì  illustre  assemblea,  tificia ,  cui  il  giorno  seguente  alla 
né  con  sì  profondo  dolore,  ed  a  sì  morte  di  Stefano  X  era  Giovanni 
grave  danno  dell'  impero.  Enri-  pervenuto  col  nome  di  Benedetto 
co  IV  a  cinque  anni  ebbe  Io  scet-  X  ;  tanto  più  che  il  Papa  defuu- 


GRE 
to  prima  di  morire  avea  caldamen- 
te l'accomandato  ai  vescovi,  clero 
e  popolo  romano,  che  dopo  la  sua 
morie  non  si  dovesse  procedere  al- 
l'elezione del  successore,  fìnchè  Il- 
debrando ,  il  quale  doveva  senza 
indugio  mandarsi  all'  imperatrice  , 
non  fosse  ritornato  a  Roma  ,  vo- 
lendo egli  che  la  Chiesa  romana 
per  proprio  bene  fosse  esclusiva- 
mente affidata  alla  cura  di  lui.  Il- 
debrando qual  legato  ed  abbate 
di  s.  Paolo,  essendo  fuggito  segre- 
tamente da  Roma  ,  si  presentò  a 
Merseburgo  ad  Enrico  IV  ed  alla 
madre.  Informato  l'imperatore  del- 
la miserabile  condizione  delle  cose 
di  Roma,  rimandò  Ildebrando  sol- 
lecitamente in  Italia,  perchè  ac- 
coppiando il  suo  senno  alla  poten- 
za del  duca  Goffredo,  mettesse  un 
argine  al  grave  scandalo  che  feriva  la 
sentila  della  Chiesa.  Arrivato  Ilde- 
brando in  Toscana  ,  seppe  che  ad 
onta  della  promessa  fatta  a  Ste- 
fano Xj  que'  romani  che  non  se- 
guivano le  parti  dell'antipapa  ave- 
vano comincialo  i  sacri  comizi  per 
procedere  all'elezione  del  successo- 
re; rammentò  loro  la  data  parola, 
ed  ottenne  il  consenso  dei  primati 
del  popolo,  per  trattare  l'esalta- 
zione di  Gerardo  vescovo  di  Fi- 
renze ,  siccome  sapientissimo  e  ri- 
splendente per  le  sue  virtù,  in  fa- 
vor del  quale  conveniva  pure  il 
duca  Goffredo.  Tuttavolta  eglino 
mandarono  una  legazione  per  pro- 
porlo ad  Enrico  IV,  che  i  legati 
trovarono  a  Marouw^na ,  oggi  Nis- 
sa,  sulle  frontiere  dell'  Ungheria  , 
dicendogli  volere  i  romani  serbare 
non  minor  fede  a  lui  che  a  suo 
padre,  finché  lo  potessero,  e  per 
queslo  bramar  conoscere  le  sue  in- 
tenzioni per  r  elezione  del  nuovo 
Papa ,  essendo  illegittimo  quello 
VOI,,    xxxu. 


GRE  tgà 

che  ubbidivano  alcuni.  Méntre  in 
Germania  Enrico  IV  e  i  suoi  prin- 
cipi stavano  in  consulte  per  deli- 
berare sul  soggetto  da  sollevarsi 
al  pontificato  convenendo  in  Gè* 
l'ardo,  in  Toscana  l'abbate  Ilde- 
brando, pel  credito  e  somma  in- 
fluenza che  meritamente  godeva^ 
tenne  un  concilio  nel  duomo  di 
Siena,  in  cui  i  convocati  a  di  lui 
istanza  pronunziando  la  deposizio- 
ne del  pseudo  Benedetto  X,  ai 
28  dicembre  dell'anno  io58  pro- 
movevano, ovvero  confermavano 
l'elezione  di  Gerardo  ,  nel  che 
Ildebrando  governossi  colla  piìi 
profonda  e  squisita  prudenza ,  vo- 
lendo egli  senza  offesa  dell'  impe- 
ratore dare  per  la  seconda  volta  a 
conoscere  che  il  beneplacito  e  la 
disposizione  del  re  non  era  sufTlcien- 
te  a  costituire  per  sé  sola  il  Pontefi- 
ce. Partendo  questi  subito  per  Ro- 
ma accompagnato  dal  duca  Goffre- 
do e  da  Ildebrando,  vi  giunse  nel 
gennaio  loSg,  e  fu  collocalo  dai 
romani  sulla  cattedra  pontifìcia  coi 
nome  di  Nicolò  II,  avendo  esso  già 
deposto  nel  concilio  di  Sutri  l'an- 
tipapa Benedetto  X.  Siccome  Nico- 
lò II  riconobbe  la  propria  esalta- 
zione dall'autorità  di  Ildebrando, 
lo  creò  immediatamente  ai'cidiaco* 
no  cardinale  di  s.  Maria  in  Do- 
mnìca,  altri  dicono  della  chiesa  del 
Salvatore,  altri  di  s.  Pietro  in  Vin- 
coli ;  il  Papa  ripose  in  lui  tutta 
la  sua  confidenza,  e  si  abbandonò 
interamente  ai  consigli  di  lui*  Per* 
tanto  tutto  il  pontificato  di  Nico- 
lò II  devesi  considerare  come  la 
base  di  quel  gran  sistema,  il  quale 
concepito  dalla  mente  di  Ildebran- 
do monaco,  doveva  in  seguito  da  Il- 
debrando Pontefice  essere  dato  ai  se- 
coli futuri  qual  norma  di  diritto  pub- 
blico e  di  teocratica  costituzione- 
là 


t94  GRE 

Lo  scamlalo  dato  alla  Chiesa 
coir  intrusione  dell'  antipapa  Be- 
nedetto X  ,  e  l'esempio  dato  al 
cristianesimo  della  sua  deposizio- 
ne, era  troppo  pericoloso  all'auto- 
rità della  Sede  apostolica  ,  perchè 
non  dovesse  il  nuovo  Pontefice  la- 
sciarsi indurre  da  Ildebrando  a 
prevenirne  le  conseguenze  con  sag- 
gi ordinamenti  pel:  futuro.  A  questo 
importante  oggetto  Nicolò  11  nel- 
l'aprile del  loSg  stesso  convocò  un 
concilio  in  Laterano  con  l' inter- 
vento di  ottanta  fra  arcivescovi  e 
vescovi ,  diaconi  e  preti ,  nel  nu- 
mero de'  quali  primeggiavano  i 
cardinali  s.  Pier  Damiani  ed  Ilde- 
brando, e  tutti  dopo  aver  lunga- 
mente deliberato  sulla  forma  del- 
l'elezione  de' Pontefici,  sottoscris- 
sero il  memorabile  decreto  di  Ni- 
colò li,  col  quale  commise  a'  car- 
dinali solamente  la  grande  opera 
dell'elezione,  cui  il  clero  inferiore 
ed  il  popolo  prestassero  la  nuda 
approvazione.  Tuttociò  dichiaram- 
mo al  voi.  XXI,  p.  209  e  210  del 
Dizionario,  e  ne'  luoghi  ivi  citati. 
In  tal  modo  Ildebrando  vide  co- 
ronate le  sue  lunghe  e  gravi  fati- 
che ,  avendo  finalmente  ottenuto 
che  si  riconoscesse  nella  sola  Chie- 
sa l'esclusivo  diritto  di  eleggere  il 
sommo  Pontefice,  e  sottratta  l'ele- 
zione di  questo  ai  capricci  della 
podestà  secolare.  Con  questo  cano- 
ne si  tolse  air  imperatore  ciò  che 
non  si  osava  coutrastaigli,  cioè  l'a- 
buso convertito  in  diritto,  di  ap- 
provare o  confermare  l'elezione.  È 
vero  che  il  canone  non  lo  dichia- 
rò espressamente,  ma  che  sotto  vi 
si  celasse  questa  intenzione,  si  mo- 
stra troppo  bene  nel  dirsi ,  che 
r  itnperatore  dovesse  ottenere  ogni 
volta  e  personalmente  dai  Papi  il 
dii'ìlto    di   confermarli.    Dicendosi 


G  I\  E 

poi  da  molti,  che  Nicolò  II  in  que- 
sto decreto  abbia  conce-fso  ad  En- 
rico IV  re  de'  romani,  la  stessa  au- 
torità sull'elezione  pontificia,  che 
godeva  il  suo  padre  Enrico  III,  va 
letto  quanto  dicemmo  a  p.  210 
del  luogo  citato.  Nelle  negoziazioni 
passate  fra  Nicolò  II  e  i  principi 
normanni j  e  nel  buon  esito  di  esse 
vantaggiose  alla  Sede  apostolica , 
per  certo  n'  ebbe  parte  il  costante 
e  svegliato  zelo  d' Ildebrando.  Con 
la  morte  di  Nicolò  II,  awermta  ai 
22  luglio  1061,  si  dischiuse  nuovo 
germe  di  discordie  alia  cristianità, 
perchè  l'elezione  del  successore  do- 
veva procedere  secondo  le  leggi  da 
lui  stabilite,  con  indipendenza  as- 
soluta della  santa  Chiesa ,  quale 
avea  praticata  ne'  quattro  primi 
suoi  secoli  ;  il  perchè  con  unani- 
me consenso  fu  creato  Papa  il  pri- 
mo ottobre  Alessandro  li.  Prima 
di  questa  elezione  i  conti  del  Tu- 
sculo ,  di  Galena  ed  altri  potenti 
romani,  che  dopo  aver  tiranneggia- 
to Roma ,  ed  influito  colle  loro 
prepotenze  ne'  sacri  comizi ,  erano 
stati  inimicati  da  Nicolò  li  per  a- 
verli  trattati  severamente ,  forma- 
rono una  fazione  che  fu  detta  il 
partito  del  re  de'  romani ,  ed  a 
questo  spedirono  messaggieri  per 
guadagnarne  l'animo,  col  donativo 
d'  una  corona  d' oro ,  salutandolo 
patrizio  di  Roma.  Intanto  giunta 
a  notizia  di  Enrico  IV  e  di  Agne- 
se l'elevazione  di  Alessandro  li,  la 
riceverono  con  somma  indignazio- 
ne ,  perchè  eseguita  senza  il  loro 
consenso  ed  autorità,  benché  l'elet- 
to fosse  statù  intimo  famigliare  del 
re,  e  ne  accrebbero  il  malcontento 
i  clamori  de'miuistri  e  cortigiani  a- 
dulatori.  Allora  in  Basilea  si  adu- 
narono in  conciliabolo  i  vescovi 
partigiani  del  re,  essendo  la  uiag- 


GRE 

gior  parie  di  Lombardia,  simonìa^ 
ci  e  scostumati ,  sotto  la  direzio- 
ne di  Giliberto  di  Parma  cancel- 
liere dell'impero;  e  di  concerto  col 
conte  di  Galeria  Gerardo,  proce- 
dettero alla  nomina  d'un  antipa- 
pa, che  fu  Cadolo  o  Cadolao  Pal- 
lavicini vescovo  e  conte  di  Parma, 
cognito  per  la  sfrenata  sua  lasci- 
via, che  prese  il  nome  al  dire  di 
alcuni  di  Onorio  II.  Tutti  i  simo- 
niaci ,  concubinari  e  nicolaiti  di 
Lombardia ,  cioè  cjue'  chierici  che 
pretendevano  loro  concesso  il  ma- 
trimonio, e  che  menavano  vita  lai- 
dissima, tripudiaiono  e  fecero  gran- 
di  allegrezze  per  sì  fatta  scella. 

Alessandro  li  dopo  aver  dichiarato 
cancelliere  della  santa  romana  Chie- 
sa Ildebrando,  siccome  quello  che 
era  il  promotore  di  quanto  opera- 
vasi  a  favore  della  santa  Sede,  gli 
conferì  ogni  potere,  ciò  che  ad  al- 
cuni dispiacque.  In  questo  novero 
si  vuole  porre  il  cardinal  s.  Pier 
Damiani,  per  il  contenuto  pungen- 
te di  alcune  sue  lettere,  quale  for- 
se derivò  non  da  gelosia  del  me- 
rito e  potere  d'Ildebrando,  ma 
piuttosto  perchè  questi  si  oppone- 
va alla  rinunzia  delle  sue  dignità 
che  voleva  fare  ad  Alessandro  II  , 
e  che  poi  mandò  ad  effetto  per 
menar  vita  ritirata,  considerandolo 
uomo  troppo  necessario  e  prezioso 
in  que'  tempi  dinicili  e  travagliosi 
per  la  Chiesa.  Altri  osservano,  che 
avendo  essa  bisogno  di  un  braccio 
di  ferro,  Pier  Damiani  disperando 
di  trovare  un  rimedio  a  tanti  ma- 
li ,  si  ritirò  nella  solitudine  ;  ma 
Ildebrando,  più  coraggioso  di  lui , 
ed  il  cui  genio  lo  avea  di  gran 
lunga  superato,  non  abbandonò  il 
posto  che  gli  era  stato  affidato. 
Però  s.  Pier  Damiani  si  offrì  ad 
Alessandro  lì  di  essere  nel  bisogno 


GRE  195 

pronto  alla  sua  disposizione,  e  lo 
pose  in  effetto.  Nella  primavera 
del  1062  l'antipapa  forte  di  mol- 
te migliaia  di  combattenti  che  gli 
die  Enrico  IV,  mosse  alla  volta  di 
Roma  per  farvisi  consacrare,  o  per 
dir  meglio  intronizzare  nella  catte- 
dra di  s.  Pietro,  essendo  stato  già 
consagrato  con  scismatica  unzione  in 
Basilea.  11  denaro  ch'egli  avea  fat- 
to scorrere  nella  città  solleticando 
que'  romani  che  non  parteggiavano 
pel  re  ,  ben  presto  quasi  tutti  uè 
furono  corrotti,  massime  Pier  Leo- 
ne, personaggio  autorevole.  Ales- 
sandro II  lasciando  il  Laterano  ia 
guardia  a  Goffredo  duca  di  Lore- 
na ch'era  venuto  ad  aiutarlo  eoa 
truppe,  condusse  le  sue  ad  assa- 
lire Cadolao  ne' suoi  stessi  alloggia- 
menti. Alle  falde  del  monte  d'Oro 
si  venne  alle  mani  con  gran  car- 
nifìcina,  quando  prevalendo  gli'sci- 
smatici,  accorse  Goffredo  colle  sue 
fresche  truppe,  sparse  la  confusio-' 
ne  ne'  tedeschi  ,  parte  ne  rovesciò 
nel  Tevere ,  e  parte  costrinse  a' 
precipitosa  fuga,  alla  quale  dovette 
l'antipapa  la  sua  salvezza,  sebbene 
con  diverse  ferite.  L'esito  di  que- 
sta giornata  sparse  in  Italia  tu- 
multo  e  confusione ,  per  lo  che  a 
salvarsi  Alessandro  II  dalle  insidie 
de'  suoi  persecutori,  riparò  in  Luc- 
ca suo  antico  vescovato ,  che  aa*" 
Cora  governava  ;  mentre  1*  antipa- 
pa ritiratosi  a  Parma ,  continuò 
nello  scisma.  Dai  grandi  del  regno 
venne  in  questo  tempo  sottratto  il 
giovanetto  Enrico  IV  alla  tutela 
della  madre  ,  mediante  il  suo  ra- 
pimento efiettuato  da  Annone  ar- 
civescovo di  Colonia,  mentre  il  re 
recavasi  a  Nimega,  a  mezzo  d'una 
ricca  nave  appositamente  lavorata. 
Eurico  IV  temendo  che  si  volesse 
assassinarlo,  si    lanciò  nel    fiuaae,' 


igS  GRE 

scomparve,  e  sarebbe  perito,  «e  il 
suo  cugino  conte  Egbeito  non  si 
fosse  gettato  nelle  acque  per  salvarlo. 
Semivivo  lo  potò  prendere  e  con- 
durre alla  nave,  indi  venuto  a  Co- 
lonia, fu  dato  in  custodia  del  me- 
desimo arcivescovo  Annone,  per- 
sonaggio grave,  austero  e  di  al- 
tissimi intendimenti,  il  quale  tras- 
se a  se  stesso  il  reggimento  del- 
l'impero. Quindi  d'  ora  in  poi 
la  massima  parte  o  il  complesso 
di  ciò  che  fece  Enrico  IV,  si  ope- 
rò secondo  il  volere  e  direzione 
de'  vescovi ,  i  quali  dirigevano  le 
sue  azioni,  tenendo  strette  in  pu- 
gno le  redini  degli  stali.  Abban- 
donarono il  principe  alla  caccia  ed 
ai  piaceri,  e  lo  lasciarono  soddisfare 
ogni  capriccio,  proprio  della  viva- 
cità del  suo  carattere.  Guiberto  di 
Parma  cancelliere  dell'  imperatrice 
fu  da  Annone  deposto,  perchè  pro- 
teggeva l'antipapa,  sostituendogli 
Gregorio  vescovo  di  Vercelli.  Dal- 
la reggenza  di  Agnese  ne  vennero 
molte  sagge  istituzioni,  ma  se  ne 
Tolle  privarla,  perchè  erasi  abban- 
donata al  consiglio  del  vescovo  di 
Augusta  Enrico,  probo  ma  calun- 
niato. L'innocente  principessa  s'im- 
merse in  una  profonda  melanconia, 
e  solo  in  s,  Pier  Damiani  trovò 
conforto  .•  si  portò  in  Roma ,  fece 
a  lui  la  confessione  generale  in  s. 
Pietro  ,  si  fece  monaca  nel  moni- 
slero  di  Fruttuaria  nell'Italia,  e 
morì  ricca  di  buone  opere  nel  1077. 
Considerando  Annone  che  le  pre- 
tensioni di  Cadolao  alla  sede  di  A- 
lessandro  li,  sturberebbe  ancora  il 
governo  dell'  impero  germanico , 
fece  convocare  nell'autunno  1062 
un  concilio  in  Osborre,  e  si  agitò 
la  questione,  se  per  l' elezione  del 
Papa  era  necessario  il  consenso  del- 
l' imperatore  :   cpjesta  assemblea  fu 


GRE 
oltre  modo  importante,  per  la  lei- 
tura  d'uno  scritto  di  s.  Pier  Da- 
miani in  cui  erano  di.Hcusse  le  ra- 
gioni della  Chiesa  e  la  natura  dei 
diritti  del  Pontefice.  Intanto  Adal- 
berto potente  ed  ambizioso  arci- 
vescovo di  Brema,  con  ogni  argo- 
mento di  adulazione  si  guadagnò 
il  favore  di  Enrico  iV,  e  divenne 
despota  dell'  impero  :  secondo  nel 
favore  di  Cesare  fu  il  conte  Wer- 
ner ,  giovine  pieno  di  coraggio , 
di  talenti  e  di  fuoco.  Quanto  più 
libere  lasciava  Adalberto  le  briglie 
in  collo  agli  sfrenati  desideri!  ed 
alle  violente  passioni  di  Enrico  IV, 
tanto  più  questi  inselvatichiva  co- 
gli altri  arcivescovi ,  ed  abbando- 
navasi  totalmente  in  balìa  di  Adal- 
berto, che  agognava  ad  essere  il 
Papa  del  settentrione.  Mentre  il  re 
in  Sassonia  ed  in  Goslar  si  stem- 
perava nella  più  elTemmiData  mol- 
lezza ,  ne'  sollazzi  e  nelle  laidezze, 
Adalberto  e  Werner  abusavano  a 
loro  capriccio  .sullo  stato  e  sulla 
Chiesa:  vendevano  o  donavano  i 
vescovati,  le  abbazie,  gli  oftici  ec- 
clesiastici e  secolari  a  chi  loro  ta- 
lentava; fecero  l'oro  unico  merito 
ed  esclusivo  distributore  degli  ono- 
ri ,  e  finirono  coli'  usurpare  per  sé 
stessi  tutto  quanto  andasse  con- 
giunto a  gloria  ed  a  vantaggio 
qualunque.  Non  risparmiavaiK)  i 
vescovi  e  i  duchi  se  non  perchè 
li  temevano  ^  ma  si  sfogavano  a 
man  salva  sui  minori  sacerdoti  e 
sui  chierici ,  facendo  loro  portar 
tutto  il  peso  dell'  oppressione  e 
della  tirannia.  Un  si  crudele  stra- 
zio della  Chiesa  veniva  da  que'per- 
fidi  commesso  sotto  il  nome  sacro 
del  re,  giustificandolo  col  dire  che 
il  re  teneva  sugli  abbati  que'  me- 
desimi diritti ,  che  sugli  altri  am- 
ministratoli delle  readite  della  eo- 


GRE 

rona.  I  beni  tie'  monisleri  o  li  par- 
tivano essi  fra  ì  loro  satelliti  a  mi- 
sura del  favore  in  cui  li  avevano, 
ovvero  li  distruggevano  colla  peg- 
giore dilapidazione.  Ad  ogni  vio- 
lenza che  impunemente  commet- 
tevano, cresceva  in  essi  la  temerità 
di  provarsi  in  cose  più  gravi  ;  la- 
onde non  solo  donavano  a  scialac- 
quo i  monistcri,  ma  le  stesse  pro- 
vincie  alienavano,  e  sapevano  ogno- 
ra carpire  l'assenso  e  approvazione 
del  re.  Adalberto  cercò  di  corrom- 
pere anche  gli  altri  grandi  del- 
l'impeto, dappoiché  per  suo  con- 
siglio Enrico  IV  donò  abbazie  a 
diversi  .  Intanto  le  fazioni  nella 
Germania  assunsero  un  carattere 
piti  feroce  che  mai  ;  non  si  parlò 
quindi  di  altro  che  di  rapine,  di 
violenze,  di  saccheggi  e  di  oppres- 
sioni. Divennero  i  tempi  tanto  ca- 
hunitosi  per  terremuoti,  pestilenze 
e  mortalità,  che  il  popolo  temeva 
giunta  la  fine  del  mondo.  Molti  si 
ritrassero  dalle  iniquità,  ripigliaro- 
no le  divote  pratiche,  e  fecero  pie 
fondazioni ,  prodigando  Io  stesso 
Enrico  IV  sulle  chiese  que'  tesori 
che  ancora  non  avea  saputo  sciu- 
pare :  vescovi  ed  altri  personaggi 
fecero  il  pellegrinaggio  di  Gerusa- 
Iemn>e,  soffrendo  inaudite  avanìe  e 
crudeltà  dagli  arabi,  e  scampando 
le  vite  per  miracolo.  In  questo 
tempo  Roma  era  minacciata  dal- 
l'antipapa e  da'  suoi  satelliti,  ma 
dovette  sostenere  lungo  assedio  in 
Castel  s.  Angelo  ;  e  Firenze  era  in 
preda  a  gravi  tumulti,  venendo  ac- 
cusato dal  popolo  e  dai  monaci 
di  simonia  il  vescovo  TietrOj  onde 
fu  d'uopo  che  Alessandro  II  chia- 
masse dal  suo  ritiro  s.  Pier  Da- 
miani, e  l'inviasse  colà  a  ricom- 
porre le  cose:  la  prova  del  fuoco 
o  »ia  il   giudizio   di    Dio    fatto  da 


GRE  197 

Pietro  monaco  vallombrosano,  che 
passò  tra  le  fiamme^  e  ne  restò  il- 
lesOj  chiaiirono  l' innocenza  del  ve- 
scovo, e  Pietro  monaco  fu  quindi 
chiamato  Igneo. 

I  mali  che  per  le  fazioni  del 
vero  e  del  falso  Pontefice  si  face- 
vano più  minacciosi,  il  propende- 
re la  maggior  parte  de'  principi 
italiani  per  il  potente  antipapa^  il 
cui  partito  calunniò  Alessandro  II 
di  simonia,  determinarono  la  cele- 
bi'azione  del  concilio  di  Mantova, 
cui  Enrico  IV  acconsenti  ad  istanza 
di  s.  Pier  Damiani.  A  tal  effetto 
deputò  nel  1064  suo  ambasciatore 
a  Roma  l' assennato  Annone  arci- 
vescovo di  Colonia ,  il  quale  pi'e- 
sentatosi  ad  Alessandro  li,  l'inter- 
rogò per  qual  diritto  senza  sapu- 
ta ed  approvazione  del  sovrano  si 
fosse  egli  assiso  sulla  cattedra  di 
s.  Pietro,  la  quale  du  tempo  im- 
memorabile soleva  conferirsi  dal- 
l' injperatore  o  dal  re  di  Germa- 
nia :  altri  pongono  in  sua  bocca 
più  mordaci  parole,  ed  altri  opi- 
nano che  questo  parlare  lo  facesse 
dappoi  in  Mantova.  Ildebrando  ri- 
spose :  eh'  egli  non  poteva  meno- 
mamente sospettare,  che  i  canoni 
e  i  decreti  dei  padri  avessero  giara - 
mai  concesso  al  re  di  Germania 
un  diritto  neW Elezione  dei  Ponte- 
fici (f^edi);  citò  le  decisioni  dei 
concìlìi,  ragionò  principalmente  sui 
canoni  di  iVioolò  II,  e  diffusosi  al- 
quanto neir  analizzarli  seppe  trar- 
ne tante  e  sì  incontrastabili  ragio- 
ni ,  che  r  arcivescovo  di  Colonia  , 
non  avendo  più  verun  modo  di 
poterle  confutare ,  si  appigliò  al 
partito  di  rimettersi  a  (pianto  il 
concilio  di  Mantova  avrebbe  deci- 
so. Sollecitato  quindi  il  Papa  ad 
aprirlo  quanto  più  presto,  ritornò 
in  Gei'Qiauia   senza  aver  nulla  ot- 


1^8  GRE 

tenuto  dalla  sua  missiutie.  Ben  si 
pccoi'se  Alessandro  II  che  ora  bi- 
sognava ricorrere  al  braccio  tem- 
porale,  ed  alla  presenza  di  un'ar- 
mata stazionaria.  Ef^li  pertanto 
cercò  di  confermar  nella  sua  fede 
]a  potente  casa  di  Toscana,  e  sep- 
pe accattivarsi  l'animo  della  Con- 
tessa Matilde  {T'''ed{) ,  moglie  del 
duca  Goffredo ,  mandandole  a  di- 
rettore spirituale,  a  richiesta  di  lei, 
Anselmo,  che  ne  divenne  inlimo 
confidente,  e  poi  vescovo  di  Lucca. 
Mostrava  già  la  contessa  Matilde 
un  illimfìalo  attaccamento  alla  san- 
ta  Sede,  dalla  quale  non  veniva 
tralasciato  alcun  mezzo  che  valesse 
sd  infiammare  sempre  più  il  di- 
noto suo  cuore  pel  ben  essere  della 
religione.  Ad  Ildebrando  si  attri- 
Jjuisce  la  deputazione  di  Anselmo 
in  confessore  di  Matilde,  acciò  te- 
nesse aperti  sempre  gli  occhi  sulle 
dubbie  ed  irresolute  intenzioni  di 
Goffredo,  tanto  più  che  gli  eccle- 
siastici stessi  della  sua  giurisdizio- 
ne, nella  maggior  parte  oppugna- 
vano le  decisioni  pontificie.  Quello 
spirito  perverso  e  libertino ,  che 
costrinse  poscia  Ildebrando  dive- 
liuto  Pontefice  Gregorio  VII  a  lot- 
lare  contro  il  suo  secolo,  si  era  già 
sprigionato,  e  cominciavasi  a  ma- 
nifestare con  sordi  sollevamenti 
per  ogni  dove.  Uomini  dissoluti  , 
pmancipatisi  dalla  soave  ubbidienza 
della  religione,  studiosi  di  novità, 
e  nemici  della  santa  Sede,  sorsero 
qua  e  là  maestri  di  eretiche  dot- 
trine ;  indagatori  appassionati  dei 
diritti  della  Chiesa  e  della  gerar- 
chia, accanili  contro  la  legge  san- 
ta del  celibato,  difensori  acerrimi 
del  matrimonio  de'  sacerdoti.  In- 
vano s.  Pier  Damiani,  infiammato 
di  religioso  sdegno,  si  scagliò  con- 
\\o  fli  loro;   invano    Alessandro  \\ 


GRE 
nel  io65  celebrò  due  sinodi  in  Ro- 
ma per  ispegnerc  il  piiino  ((:rnien- 
to  di  s'i  pericolose  ribellioni  ,  bef- 
feggiandosi le  pene  e  l' ira  impo- 
tente della  santa  Sede.  Si  sostene- 
va impudentemente,  che  il  prender 
con  denaro  dai  principi  temporali 
le  Investiture  ecclesiasticite  {^l^edi) 
dei  vescovati  e  dei  benefizi  non 
si  dovesse  reputar  simonia  ,  perchè 
ciò  non  era  veramente  compiare 
il  sacerdozio  e  la  chiesa ,  nia  il 
possesso  de'  beni  e  delle  rendite. 

Dopo  essere  stato  l'antipapa  O- 
norio  II  assediato  due  anni  in  Ca- 
stel s.  Angelo,  concedendo  trecento 
libbre  d' argento  a  Cencio  che  ivi 
dalla  torre  di  Crescenzio  Io  avea 
trafugato,  gli  riuscì  fuggire,  e  si  riti- 
rò nella  sua  antica  diocesi  di  Parma, 
conservando  le  insegne  pontificie.  In 
questo  tempo  Riccardo  principe  di 
Capua,  dimentico  di  essere  vassallo 
della  Sede  apostolica,  colle  armi  pre- 
tese divenire  patrizio  di  Roma.  Ilde- 
brando radunato  buon  nerbo  di 
truppe  alla  testa  di  queste  si  pose 
il  Pontefice,  cui  unironsi  quelle  (tt 
Matilde  che  con  Ildebrando  e  Gof- 
fredo segui  l'esercito.  Dopo  varie 
guerresche  azioni  le  parti  si  paci- 
ficarono, e  le  milizie  pontificie  giu- 
bilanti rientrarono  in  Roma.  Ales- 
sandro II  dopo  essersi  con  Ilde- 
brando recato  a  Monte  Cassino  , 
convocò  nel  1067  •'  concilio  di 
Mantova,  ove  si  recò,  come  pure 
l'arcivescovo  Annone  accompagna- 
to da  ragguardevole  numero  di 
vescovi  e  di  grandi  dell'impero; 
r  antipapa  credette  non  convenir- 
gli r  andarvi  pretendendone  la  pre- 
sidenza. Parlò  Alessandro  II  con 
pietose  parole  intorno  al  bene  del- 
la pace  e  della  concordia  fra  tutti 
i  cristiani ,  seppe  con  eloquente 
analisi  de'  propri  diritti    alla   santa 


GRE 

Sede  provare  in  modo  tanto  incon- 
trastabile la  legalità  di  sua  elezio- 
ne, che  trasse  dalla  sua  tutti  i  ve- 
scovi e  prelati  di  Lombardia,  e  fl- 
uì di  confeimarli  nella  loro  nuova 
afièzione  verso  di  sé,  col  purgarsi 
mediante  pubblico  giuramento,  che 
le  accuse  erano  calunnie  de' suoi 
nemici.  L*  antipapa  fu  deposto,  ed 
Alessandro  II  venne  dichiarato  le- 
gittimo successore  di  s.  Pietro. 
Frattanto  venuto  a  morte  in  una 
mischia  il  conte  Werner ,  cadde 
nella  dieta  di  Tribur  dal  potere 
r  indegno  Adalberto  arcivescovo  di 
Brema,  mentre  Enrico  IV  divenu- 
to sempre  più  peggiore,  per  le  ze- 
lanti cure  di  Annone  e  di  Sigifre- 
do  arcivescovo  di  Magonza,  il  go- 
verno dell'  impero  germanico  venne 
alquanto  ricomposto;  indi  il  re  si 
sposò  con  Berta  stabilitagli  dal  pa- 
die,  figlia  di  Odone  conte  di  Mo- 
nana ,  e  di  Adelaide  marchesana 
di  Susa;  ma  l'animo  nobile,  e  la 
straordinaria  bellezza  della  medesi- 
ma non  valsero  a  fissare  in  lei  la 
benevolenza  del  volubile  principe, 
eh'  era  stato  costretto  a  sposarla 
dai  principi  di  Germania ,  nella 
speranza  che  si  correggesse  la  di  lui 
condotta  libertina,  scandalosa  e  fe- 
roce. Gli  sposi  presto  sospirarono  il 
divorzio,  ed  Enrico  IV  fece  di  tut- 
to perchè  la  regina  fosse  disonora- 
ta ,  onde  prendere  pretesto  di  ri- 
pudiarla ;  non  vi  riuscì,  e  fu  sver- 
gognato. Gli  storici  fanno  a  gara 
in  narrare  le  sue  empietà  d' ogni 
maniera,  che  sembrano  incredibili 
se  non  fossero  contestate  coi  fatti  ; 
e  fanno  orrore  e  ribrezzo  a  leg- 
gerle.  La  misera  regina  spontanea- 
mente si  ritirò  nell'imperiale  abbazia 
di  Loreschein;  ma  il  Papa  non  ac- 
consentì a  concedere  il  divorzio , 
che  il    sedotto   arcivescovo   di  Ma. 


GRE 


'99 


gonza  per  simonia  appoggiava  con 
ossequiose  suppliche.  11  grande  af- 
fare si  stabilì  trattarsi  in  un  con- 
cilio, a  cui  Alessandro  II  spedì  le- 
gato s.  Pier  Damiani  ,  con  pieni 
poteri  sino  a  fulminar  la  scomu- 
nica. Con  la  sua  meravigliosa  elo- 
quenza ,  e  coir  ingenua  franchezza 
di  zelante  ministro  di  Dio,  in  mez- 
zo all'  assemblea  di  Francfort  par- 
lò in  nome  del  Papa  per  l'esclu- 
sivo diritto  che  ha  di  sciogliere  e 
di  legare.  Rivolgendosi  all'impera- 
tore chiamò  eretica,  indegna,  e  di 
pernicioso  esempio  la  richiesta  di 
divorzio,  e  qualora  si  ostinasse  nel 
suo  colpevole  proponimento,  essere 
costretto  armarsi  della  sferza  apo- 
stolica ,  a  fine  d' impedire  che  sì 
fatta  infamia  contaminasse  l' unto 
del  Signore,  e  giammai  potere  il 
vicario  di  Cristo  consecrar  colui  il 
quale  con  sì  esecrabile  esempio  di 
impurità  si  fosse  dichiarato  neuiico 
della  religione.  Allora  tutti  i  prin- 
cipi votarono  pel  decreto  pontificio, 
ed  alle  loro  istanze  Enrico  IV  si 
arrese,  non  senza  ripugnanza,  richia- 
mando Berta,  che  però  ricevette  con 
duro  contegno. 

Non  solo  i  principi  secolari  in- 
sorsero contro  il  contegno  di  En- 
rico IV,  ma  pure  i  vescovi  e  gli 
abbati  fecero  gravissime  querimo- 
nie del  suo  stravagante  governa- 
mento,  facendo  sue  le  ragioni  della 
Chiesa  :  tutti  sentivano  l'oppressione 
e  la  tirannia,  però  mancavano  d'un 
capo  che  riunisse  intorno  a  ss  stesso 
il  malcontento  generale,  e  le  foiTie 
della  nazione.  Geloso  il  re  della 
potenza  di  Ottone  II  duca  di  Sas- 
sonia e  di  Baviera,  e  mal  disposto 
contro  i  sassoni,  per  sagrificarlo 
lo  fece  calunniare  di  cospirazione 
contro  la  propria  vita,  e  ne  fece 
pronunziar  sentenza   di  morte:    ia 


aoo  GRE 

tal  modo  fu  sparso  il  seme  di  tan* 
ti  guai,  che  uon  solo  alllissero  la 
Sassonia ,  ma  tutta  la  Germania 
mandarono  a  male,  per  la  guerra 
che  fu  bandita.  Da  furibondo ,  e 
più  a  modo  di  ladroneria  la  fece 
Enrico  IV,  rovinandogli  la  Turin- 
gia  Ottone  :  allora  il  re  die  a  Guel- 
fo figlio  d' Azzo  marchese  d'Italia, 
genero  del  suo  nemico,  il  ducato 
di  Baviera^  di  cui  sua  madre  A- 
gnese  avea  investito  Ottone.  Ad 
interposizione  del  saggio  Eberar- 
do ,  Ottone  fu  riconciliato  col  re  ; 
il  quale  colle  rapine  ecclesiasti- 
che gravemente  contristò  Ildebran- 
do ,  che  concepì  contro  di  lui  quel 
santo  sdegno ,  di  cui  ne  vedremo 
le  fatali  conseguenze:  divenute  ven- 
dereccie le  dignità  delle  chiese  di 
Germania ,  queste  erano  ormai  al- 
trettanti mercati  di  scandali,  e  di 
un  disonesto  commercio  di  stole  sa- 
cerdotali  ,  di  anelli  abbaziali,  e  di 
bacoli  vescovih.  In  questo  tempo 
esecrato  da  tutti  mori  Adalberto 
arcivescovo  di  Brema,  principale 
cagione  di  tanti  mali,  che  con 
Je  sue  arti  era  tornato  a  dominare 
U  re  ;  uomo  arrogante  ,  estrema- 
mente vano,  e  povera  di  spirito. 
Allora  per  consiglio  de'  principi  delr 
l'impero,  Enrico  IV  affidò  nuovamenr 
te  le  redini  del  comando  al  degno 
arci  vescovo  di  Colonia  Annone ,  che  di 
cattiva  voglia  accettò,  rammentan- 
do i  mali  trattamenti  del  re,  che 
giunse  più  volte  a  scagliarsi  su  di  lui 
colla  spada  sfoderata.  In  tal  modo 
respirò  l'impero,  e  ne  fu  lodato 
Annone  qua!  benemerito  ristoratore 
con  splendidi  elogi.  Collegatosi  il 
re  con  Sveno  III  re  di  Danimarca 
colla  cessione  di  gran  parte  del 
paese  confinante  col  regno  danese, 
i  principi  di  Sassonia  se  ne  indi- 
^peltivouQ  perchè  tale  uiiioAC   erf\ 


GRE 
stata  fatta  per  far  loro  In  guerra  , 
e  a  questa  si  prepararono  ;  meritro 
Annone  stomacato  dal  trallìco  che 
di  continuo  si  faceva  di  vescovati 
e  di  abbazie,  indebolito  dall'  età  e 
dalle  fatiche,  e  logoro  dai  ramma- 
richi supplicò  il  re  a  permetteigli 
di  ritirarsi,  ciò  che  Enrico  IV 
prontamente  accordò  per  disfarsi  di 
un  rampognatore,  la  cui  fermezza 
spesso  rompeva  l' impeto  delle  sue 
scapestrate  passioni.  Dopo  avere 
Ildebrando  in  Milano  comi>attuto 
valorosamente  la  simonia,  Alessaur 
dro  II  imprese  a  depurarne  la 
Germania  ;  e  chiamati  al  suo  tri-p 
bunale  gli  arcivescovi  di  Colonia, 
Magonza  e  Bamberga ,  li  rimpro- 
verò perchè  tenessero  mano  alla 
simonia,  ond'  essi  giurarono  di  non 
più  permetterla.  Quindi  il  Papa 
die  il  pallio  a  Lanfranco  arcivescovo 
di  Cantorbery,  e  a  Tommaso  arci- 
vescovo di  York;  determinò  la  pree- 
minenza della  sede  del  primo,  che 
inoltre  elesse  nunzio  e  legato  apor 
stolico  in  Inghilterra  con  ampli  po- 
teri. Lanfranco  gran  lume  del  se- 
colo, di  santi  costumi,  dottrina  e 
zelo,  combattè  la  simonia,  condan- 
nò l'incontinenza,  consacr(>  e  depose 
vescovi  all'  uopo.  Guarentito  per- 
tanto in  Germania  dalla  devozione 
degli  arcivescovi,  e  della  maggior 
parte  de' prelati  maggiori,  munito 
delle  armi  de'normanni  confedera- 
ti ,  forte  in  Italia  per  la  devota 
amicizia  e  la  protezione  immanche- 
vole e  polente  della  contessa  Ma-? 
tilde,  Alessandro  II,  ormai  presso  al 
fine  di  sua  vita,  deliberò  di  cor- 
reggere le  sregolatezze  di  Enri-; 
co  IV,  e  di  porre  alle  furiose  pasr 
sioni  di  lui  quel  freno  che  la  sa- 
lute della  s.  Chiesa  ed  il  benessere 
della  cristianità  richiedevano.  A-; 
venda  il  ve  sino  alloia  di&p'ezz^tg 


GRE 

le  ammonizioni  del  Ponlefioe,  tro- 
vandosi questi  nell'aprile  1072  in 
Lucca,  ivi  furono  ad  ossequiarlo 
Beatrice  ed  Agnese  di  Toscana,  le 
quali  siccome  parenti  di  Enrico  IV, 
opinarono  doversi  procedere  alla 
sua  emendazione  con  le  dolci,  con- 
venendo che  dovendosi  dal  passato 
congetturare  l'avvenire,  ormai  una 
ultcìiore  indulgenza  era  peccami- 
nosa. Già  gli  arcivescovi  di  Colo- 
nia e  di  13amljergà  avevano  por- 
tate lettere  del  Papa  all'  imperato- 
re, le  quali  lo  citavano  a  render 
conto  della  sua  condotta  dinanzi 
al  tribunale  di  s.  Pietro,  a  rispon- 
dere alle  accuse  di  simoniaco,  ed  a 
purgarsi  di  molte  altre  iniquità  che 
dalla  voce  pubblica  gli  venivano 
apposte.  Avendo  Enrico  IV  deme- 
ritato la  benevolenza  de'  sudditi  , 
questi  intesero  la  minaccia  pontifì- 
cia con  soddisfazione,  ad  onta  deU 
l'amor  patrio  e  dell' amore  pel  so- 
vrano ohe  sempre  ha  distinto  i  te- 
deschi. Il  re  ne  sembrò  compunto, 
quando  Alessandro  II  santamente 
mori  a' 2 1  aprile  del  1078,  altri 
dicono  ai  22  o  23  marzo;  lodato 
per  fortezza  d' animo  intento  al 
bene  della  Chiesa,  perspicace,  pio , 
dotto,  soave  e  caritatevole.  Si  dis- 
se di  lui,  che  la  diletta  sposa  di 
Cristo,  resa  quasi  schiava  da  gran 
tempo  delle  arti  mondane  ,  ed  ol- 
traggiata impunemente  dagli  im- 
peratori, fu  da  lui  restituita  alla 
primiera  dignità  di  libera  e  di 
regina. 

Ildebrando,  al  consiglio  del  qua- 
le i  romani  quasi  per  tacito  con- 
senso si  abbandonavano,  intimò  un 
rigoroso  digiuno  di  tre  giorni  e 
pubbliche  preci,  onde  impetrare  dal- 
lo Spirito  Santo  lumi  per  conoscere 
chi  era  destinato  a  degno  succes- 
jiQV€  del  Papa  defunto  ;  ed  i  rom^- 


GRE  10 1 

ni  soliti  a  tumultuare  nella  sede 
vacante,  in  questa  restarono  tran- 
quilli. Dopo  il  qual  termine,  una 
quantità  grande  di  cardinali,  ve- 
scovi, abbati,  preti,  diaconi,  sud- 
diaconi, e  cenobi  ti  si  portarono  pro- 
cessionalmente  al  Vaticano,  ove  una 
folla  immensa  di  popolo  d'ogni 
età,  sesso  e  condizione  erasi  radu- 
nata per  celebrare  i  solenni  fune- 
rali ad  Alessandro  II.  D' improv- 
viso si  commosse  la  turLa,  e  quasi 
per  celeste  ispirazione  gridò  :  /We- 
b rancio  è  V  eletto  da  s.  Pietro ,  il 
designato  vicario  di  Gesti  Cristo. 
Conturbossi  Ildebrando  al  repenti- 
no tumulto  del  popolo,  e  salito  sul 
pergamo  invitò  con  la  mano  al 
silenzio,  e  con  gravi  parole  esortò 
i  romani  a  calmarsi,  ed  a  non  per- 
sistere in  tale  precipitosa  delibera- 
zione. Ma  il  cardinal  Ugo  Candido 
vedendo  che  quanto  più  Ildebran- 
do resisteva  al  voto  pubblico,  tanto 
più  s' infervoravano  i  romani  nel- 
r  acclamarlo  Pontefice,  rivolto  ad 
essi,  e  penetrato  dal  medesimo  sen- 
timento, così  loro  parlò.  «  Romani, 
▼oi  dovette  conlessare  che  dopo 
Leone  IX ,  solo  l' esperienza  e  la 
saggezza  d' Ildebrando  hanno  po- 
tuto esaltare  la  Chiesa  romana  a 
quel  sublime  stato  di  possanza  e 
di  gloria  che  compie  le  proliiiie 
degli  apostoli  e  le  promesse  di  Ge- 
sù Cristo,  e  liberare  la  nostra  città 
dal  giogo  degli  oppressori  e  dai 
jiericoli  che  d' ogni  parte  la  mi- 
nacciavano ;  e  come  ora  trattasi  di 
provvedere  alla  difesa  della  nostra 
patria  ed  alla  futura  prosperità 
della  Chiesa,  così  noi  diaconi,  ve- 
scovi, e  cardinali  eleggiamo  1*  uni- 
co prelato  cui  meglio  che  a  veruno 
di  noi  si  conviene  il  ministero  del 
santuario,  e  ad    una    voce    procla- 

piiamo  Udebvaudo  sguimo  Poute- 


207.  GRE  GRE 
fice  ".  Il  discorso  si  perdette  negli  terni  e  gravi  contrasti  ,  e  ripii- 
appluusi  de' congregati,  laonde  tra  gnanlc  si  rassegnasse  all'  incari- 
i  clamori  di  evviva  cui  ccchcggiava  cOj  sollo  il  quale  doveva  dinare 
la  basilica,  si  udiva  ripetere:  //-  per  tutta  la  vita,  conne  rilevasi 
ilcbrando  è  l'eletto  di  s.  Pietro,  il  nelle  prime  lettere  che  scrisse  a 
designato  vicario  dì  Gesti  Cristo.  Desiderio  abbate  di  Monte  Cassino, 
liìitnanlinente  indossarono  ad  II-  a  Giliberto  arcivescovo  di  Raven- 
debranrlo  la  porpora,  ossia  cappa  na  ,  a  Beatrice  di  Toscana  madre 
rossa  o  clamide,  gli  porsero  fra  gli  di  Matilde,  ed  al  duca  Goffredo, 
inni  e  gl'incensi  la  mitra  papale,  e  Abbiamo  dallo  slesso  Novaes,  che 
nella  chiesa  di  s.  Pietro  celebraro-  Gregorio  VII  diede  tosto  avviso 
no  i  riti  dell'esaltazione,  con  in-  all'imperatore  della  sua  elezione, 
tronizzarlo  nella  cattedra  di  s.  Pie-  non  per  aspettarne  la  conferma  , 
tro.  Compiuta  la  cerimonia,  i  sacri  com'era  solito  di  farsi  prima  che 
araldi  gridarono:  /  diaconi,  i  ve-  nell'antecessore  ne  Ibsse  terminato 
scovi,  e  i  cardinali  elessero  Ildc'  l'abuso,  ma  piuttosto  acciocché 
brando  in  Pontefice,  gli  imposero  gliela  impedisse,  di  che  lo  pregava 
il  nome  di  Gregorio,  e  vogliono  caldamente,  e  non  lo  potè  ottene* 
ch'egli  sia  sapremo  signore  di  Ro-  re;  che  anzi  Enrico  IV  subito  spe« 
ma,  padre  e  giudice  della  cristia-  di  Gregorio  vescovo  di  Vercelli 
nità:  collaudate,  o  romani,  l'eie-  cancelliere  del  regno  d'Italia,  per- 
zione  de'  cardinali.  Il  popolo  ri-  che  assistesse  alla  di  lui  consacra- 
spose,  la  collaudiamo.  h.accQnla  il  zione,  onde  Gregorio  VII  fu  l' ul- 
Novaes,  che  morto  Alessandro  II  timo  Papa,  che  prima  di  essa  si- 
a'ai  aprile  1073,  mentre  nella  ba-  gnificò  all'imperatore  la  sua  ele- 
silica  lateranense  si  celebravano  le  zione,  e  l' ultimo  ancora  alla  cui 
di  lui  esequie,  con  unanime  con-  consacrazione  assisterono  i  legati  di 
senso  del  popolo  e  del  clero,  tu-  cesare.  In  fra  l'ottava  di  Pente- 
multuariaraente  fu  proclamato  sue-  coste  si  ordinò  prete  nella  basilica 
cessore  Ildebrando,  e  tosto  da' me-  lateranense,  e  poi  nella  vaticana 
desimi  cardinali  eletto  Papa  a'  22  fu  consagrato  vescovo  ai  29  giu- 
aprile.  Veggasi  il  decreto  di  sua  gno,  mentre  gli  altri  che  dal  dia- 
elezione,  pieno  di  splendidi  elogi  conato  furono  assunti  al  papato, 
ad  Ildebrando  nel  Baionio,  all'an-  senza  ordinarsi  preti  si  consacrava- 
no 1074,  numero  24  >  enei  Lab-  no  vescovi,  siccome  prova  il  p.  Ma- 
bé,  Concil.  tomo  X,  col.  6;  non  billon ,  e  come  scrive  il  Pagi  al- 
che la  epistola  di  Gregorio  VII  l'anno  1074»  num.  6.  Gli  altri  sto- 
nel  medesimo  Labbc  p.  7.  Giova  rici  sulla  ripugnanza  di  Gregorio 
sapere  ch'egli  allora  toccava  l'an-  VII,  e  sulla  legazione  spedita  ad 
no  sessantesimo  di  sua  età,  ed  era  Enrico  IV  fanno  diversi  commen- 
breve  di  statura.  In  deUo  decreto  li  ed  osservazioni,  le  principali  dei- 
si  dice  che  i  sagri  comizi  e  l' e-  le  quali  sono  le  seguenti.  Forse  non 
lezione  seguì  nella  chiesa  di  san  gli  piacque  e  gli  sembrò  pericoloso 
Pietro  iu  trincali,  come  dicemmo  il  modo  con  cui  il  clero  e  popolo 
a  queir  articolo.  romano  procedette  all'elezione.  For- 
Narrano  gì'  istorici  contempora-  se  egli  prima  di  salire  alla  calte- 
nei  che    Gregorio    VII  patisse    in-  dra  di  s.  Pietro,  arbitro  e  sovrano 


GRE  GRE                  2o3 

del  mondo  cattolico,    volle   sapere  richiedevano  le  circostanze.  In  falli 
come  la  pensava   il  re  de'  romani ,  impose    al    vescovo    di    Firen7.e   di 
simulatore  e  di  carattere    volubile,  sciogliere   un    matrimonio    illegitti- 
per    quindi    far    la  guerra    contro  mo;  mandò  nuove  legazioni  a  vari 
l' empietà    del    secolo  ;    consideran-  stati  di  Europa  richiamando   quel- 
done  le  insidie,  la  molteplicità  delle  le  del  predecessore;  ordinò  gli  af- 
faliche,  i  gravi  ostacoli,    e  quanto  fari  di    Spagna  circa  la    liturgia  e 
la  vasta  sua  mente  ed  un  cumulo  In  simonia,  introducendovi    il    rito 
di   presentimenti  gli  facevano  anli-  romano    col    bandirne     il    goto     o 
vedere  per  la  pericolosa    situazione  mozzarabico,  e  più   tardi  vi  stabili 
politica  e  religiosa   della    santa  Se-  il     ministero     pontiiìcìo;    non    che 
de,    ciò    che    lo    faceva  palpitar  di  conferì  al   conte    Evoli    di    Roucy 
inquietudine.    Egli    avea  ben  don-  V  investitura     de'  paesi    tolti    nella 
de  temere,  come   quello   che    pre-  stessa  Spagna  a' saraceni,   e    recla- 
slundo  mano  già  da  venti  anni  al  mò  gli  antichi  diritti  che  la  santa 
reggimento  della  santa  Chiesa,  tut-  Sede    avea    su    quella    monarchia, 
to    pienamente    conosceva  :    vedeva  La  consuetudine  e  l'  amore  di  pace 
i  suoi  vescovi  turbare  non  proleg-  vuoisi  piuttosto   che    persuadessero 
ger  la  Chiesa,   ed  accecati  dall' am«  Gregorio  VII   a  scrivere    all'irape- 
bizione,  dissolutezza  ed  avarizia,  op-  ratore,  il  quale  era  re  d'Italia,  per 
porsi  ai  provvedimenti  pontifìcii,  e  le     fondamentali    costituzioni    della 
nausear  ad  essi  quanto  la  giustizia  e  monarchia.    Fregarlo  che  lo  appro- 
rcligione  risguardava;  sapeva  quan-  vasse    sarebbe   stato    lo    stesso    che 
la  fosse  la  mala  volontà  di   cesare  disdirsi  palesemente ,  e    riconoscere 
e    degli    altri    sovrani    d'  Europa  nel  principe  que'  diritti  eh'  egli  avea 
verso  la  Sede  apostolica ,  e  preve-  combattuto  per  veni'  anni.   In  vece 
deva  che  i    principi    sordi    ai    suoi  lo  ammoni  che  se  non  gli  negava 
consigli,  ostinali  alle  sue    ammoni-  l'approvazione,   forse  doveva  aspet- 
zioni,  lo  avrebbero  costretto  a  tuf-  tarsi   un  severo  capo  della  Chiesa; 
far  la  spada  nel  sangue ,  ed  a  re-  imperciocché  non    lo    richiese  del- 
sistere  loro  sino  all'ultimo  respiro  l'approvazione  all' elezione  fatta  se- 
di vita  per  la  difesa  e  l' onore  del-  condo  i  sacri  canoni;  ma  solo,  se- 
r  oltraggiata  verità,  pei  diritti  pon-  condo   la    consuetudine,    che    ordi- 
tilìcii,  e  pel  ben  essere  della    reli-  nasse  la  cerimonia  della    consacra» 
gione.  Altri    attribuiscono   la    tilu-  zione,  atto    esterno,  e  però,  giusta 
banza  de' pensieri  di  Gregorio  VII,  l'invalso  costume,  soggetto    all' an- 
ali'ansietà    di    conoscere    il    senti-  torità  civile,   rappresentata  da    ce- 
mento  di  cesare,  rispetto  al  gran-  sare  re  d' Italia,  e  designato  impe- 
de  affare  della  propria  elezione.  Il  ratore  de'  romani, 
rifiuto  dell' imperatore,  secondo  al-  Enrico   IV,    senza    la  cui  auto- 
cunij    non    entrava    per    nulla   nei  rità  erasi  conferito  al  cardinal  ar- 
suoi  pensieri,  sapeva  d' essere  stato  cidiacono  Ildebrando  il  pontificato, 
eletto  legiltimamente,    e   senza  at-  si  lasciò  di   leggieri  persuadere  dai 
tendere  risposta  da  Enrico  IV  as-  suoi  vescovi   consci   de'propri  man- 
sunse  sin  dal  primo  giorno  l' eser-  camenti,    e  perciò    timorosi  di  sua 
cizio  delle  funzioni  di  Pontefice  di-  severità  ,  che  la     nuova    insolenza 
spouendo    ed    annullando   ciò   che  degl'ilahani  offendesse  i  diritti  del- 


9,o|  (iUE 

l'impero,    e  perciò     i    vescovi    sup- 
plicarono il  re  di  uiiiuilliire  tale  il- 
Icgìtliina     clezioiiu  .     Allora     Knri- 
co     JV   inviò    a    Roma     Eberardo 
di  Nellenburg,   uflincliè  interrogasse 
il  popolo     e    i    cardinali  per   qual 
i'af,'ione    non     avessero  subordinato 
li  Ini  l'elezione  del  l^apa  ;  e  rileva- 
la  r  irregolarità  de' comizi  cassasse 
l'intruso  Gregorio  VII,  e  provve- 
desse   un    altro    capo    alla  Chiesa. 
Il  Papa  accolse  cortesemente  l'am- 
bascia lore,  e    presente  il    clero  e  i 
disputati  del  popolo  narrò  com'era 
seguita     1'  elezione,     per    subitanea 
cospirazione     d«l     popolo     e    della 
gerarchia,    e  che    lungi    d'  ambire 
la    dignità    avea    resistito    di     farsi 
consagrare,  prima  ancora,  secondo  la 
cansuetudine,  dell'  approvazione  di 
cesare,  de' principi    e    vescovi    del- 
l' impero.     Riportata    tale    risposta 
in  Germania,    Enrico     IV    se    ne 
mostrò  soddisfatto,  inviò  Gregorio 
vescovo    di    Vercelli    a     ratificarne 
r  elezione,  ed  ordinò    le    cerimonie 
dell'  esaltazione.  Come    il  Pontefice 
si  vide  riconosciuto  dall'intiera  cri- 
stianità,   volle    mandare  ad  effetto 
i  suoi  disegni,   proclamare  1'  indi- 
j)endenza    di    s.    Chiesa ,    renderla 
moderatrice  di  qualsivoglia  tempo- 
rale autorità,    esaltare  la  croce  so- 
pra la    spada,    sottomettere    le  ra- 
gioni    dell'  uomo    alla   sempiterna 
ragione    di    Dio ,    e    mediante    il 
trionfo    della     forza    morale    sulla 
fìsica,  riformare  il  mondo    corrot- 
to col    mezzo  della   religione.  Egli 
vedeva     chiaro    come    doveva    ar- 
marsi   di  tutta  la    fortezza     di  un 
cuore    magnanimo,    imperturbabile 
e  pio,  e  tutta  richiamare  l'autorità 
del    Pontefice,  e  la    possanza  della 
santa  Sede  per  togliere  tanti  abu- 
si, per    rompere  i  più  saldi  legami 
che   teaevauo    il    clero    cougiuolo 


GRE 

allo  stato,  i  vescovi  dipendenti  da- 
gli imperatori,  u  la  Caiiesa  di  Cri- 
t>lo  ancella  degli  uomini,  e  schia- 
va di  Satanasso.  Erano  questi  l'in- 
continenza, i  n)atrimoni  degli  ec- 
clesiastici, e  le  investiture  conferite 
loro  dai  principi,  o  per  dir  me- 
glio la  simonìa ,  contro  il  quale 
ubbominevole  peccato  tanto  mormo- 
ravasi,  già  condannato  in  Rongia 
con  la  scomunica  dal  1049  al  1071 
da  cinque  concilii  per  opera  prin- 
cipaltriente  d'  Ildebrando.  Dopo  a- 
vere  Gregorio  VII  mandato  in 
ls|)agna  il  cardinal  Ugo  Candido, 
coi  poteri  di  legato,  e  per  quelle 
cose  che  accennammo,  usando  ter- 
mini franchi  ed  autorevoli,  per 
(pianto  concerne  Enrico  IV  voleva 
il  Papa  attenersi  al  partito  della 
dolcezza,  e  paternamente  correg- 
gerne le  stravaganze  con  apostoli- 
ca moderazione.  Le  esortazioni  dei 
principi  cui  Gregorio  VII  erasi  ri- 
volto per  disporre  l'animo  del  re, 
per  infondergli  amore  verso  la  Chie- 
sa, additargli  le  vie  della  giustizia, 
farlo  capace  d'un  governo  migliore, 
e  mettere  1'  impero  in  salvo  dalle 
sue  follie,  unitamente  alle  tremen- 
de minacce  e  nota  fermezza  del 
Papa,  non  che  la  politica  situa- 
zione dell'  impero  minacciato  dai 
ribelli  sassoni  e  turingi  ,  valsero 
a  produrre  nell'  animo  di  Enrico 
IV  un  istante  di  compunzione,  ed 
un'impetuosa  volontà  di  emendarsi. 
In  tale  subitaneo  trasporto  di  pie- 
tà, egli  scrisse  a  Gregorio  VII  una 
lettera,  nella  quale  sembrava  pen- 
tirsi profondamente  de'suoi  peccati, 
ed  umiliarsi  innanzi  alla  divina 
autorità  del  successore  del  principe 
degli  apostoli,  di  cui  ne  implora- 
va i  saggi  consigli,  che  avrebbe 
osservato  quali  inviolabili  precetti. 
Riuscì    inaspettata   e    d'  indicibile 


GRE 

consoIazicTne  al  Pontefice  s\  falla 
lelleia,  qunlo  non  avrebbe  scritto 
il  principe  più  divoto  della  santa 
Sede,  per  cui  alcuni  critici  ne  op- 
pugnano la  veracità,  senza  forse 
riflettere  eh'  era  del  carattere  di 
Enrico  IV,  se  costretto  dalla  ne- 
cessità, scrivere  una  cosa,  e  poi  o- 
perare  tutto  all'opposto. 

Stanchi  i  sassoni  di  soffrire  la 
pili  dura  schiavitù,  ed  adontati 
pel  disprezzo  cui  erano  stati  trat- 
tati a  Goslar  i  loro  principi  e  pre- 
lati, non  respirando  che  vendetta, 
diedero  di  piglio  alle  armi  contro 
Eurico  IV,  e  lo  assediarono  nel 
fortissimo  castello  di  llarzburg.  E- 
gli  però  seppe  tenere  a  bada  i 
sassoni  con  parlamenti  ed  amba- 
scerie, finché  gli  riuscì  di  evadere 
occultamente,  con  alto  sdegno  di 
chi  combatteva  per  lui,  e  costerna- 
zione degli  insorti  che  si  collega- 
rono coi  turingi  ;  finalmente  si 
conchiuse  di  celebrare  un'assemblea 
in  Gerstungen,  ove  i  sassoni  avreb- 
bero prodotto  le  loro  lagnanze,  e 
cesare  non  volendo  fare  alla  dieta 
il  personaggio  del  reo,  ne  attese 
la  sentenza  a  Wùrzburgo,  Si  con- 
"venne  essere  Enrico  IV  indegno 
dello  scettro  reale,  e  doversi  eleg- 
gere un  principe  più  abile  al  go- 
verno delle  nazioni,  ed  il  più  ido- 
neo si  stimò  Rodolfo  duca  di  Sve- 
\ia,  parente  del  conte  d'Habsburg, 
rampollo  di  una  stirpe  d' impera- 
tori, e  cognato  del  re:  originario 
di  Rheinfeld,  duca  di  Svevia  e  del 
Rorgognone  al  di  qua  del  Jura, 
avea  nome  ed  insegne  reali  in  Ar- 
Ics,  e  corte  sovrana  in  Zurigo  ; 
principe  magnifico,  ornato  di  belle 
doti,  forte  di  corpo,  guerriero,  e 
modello  di  eroi,  buon  padre  de'suoi 
popoli,  ma  rigoroso,  avea  fondato 
lu  sua  autorità    nel  cuore  de'  sud- 


GRE  ao5 

diti.  Ad  onta  che  venga  tacciato 
di  ambizione  pel  comando,  dichia- 
rò Rodolfo  che  se  veramente  la 
libertà  de'  popoli,  e  la  pace  del- 
l'impero volevano  trasferita  in  luì 
stesso  la  dignità  imperiale,  egli 
non  l'accetterebbe  prima  che  una 
dieta  generale  di  nobili  giudicasse 
poterla  accettare  senza  colpa  di 
spergiuro.  Nello  stesso  tempo  si 
convenne  che  ad  Enrico  IV  ed  al 
popolo  sarebbe  taciuto  l'esalta- 
mento che  voleva  farsi  di  Rodol- 
fo, che  i  sassoni  soddisfacessero  il 
re  pel  delitto  di  fellonia  contro 
l'impero,  e  che  cesare  dal  canlo 
suo  riparasse  i  suoi  torti,  e  dasse 
amnistia  ai  sassoni,  che  con  le  sue 
violenze  avea  costretto  ribellarsi. 
Più  tardi  come  il  re  scuopiì  quan- 
to si  era  trattato  nella  dieta,  cosi 
Rodolfo  Rerloldo  di  Ziihringen,  ed 
altri  principi  seppero  com'egli  at- 
tentava alla  loro  vita,  onde  sì  ri- 
tirarono da  lui,  che  passò  a  sta-, 
bilirsi  in  Worms,  riguardando^, 
fino  d'allora  quale  asilo  nelle  av-, 
Tersità. 

Intanto  Gregorio  VII  nell'au- 
tunno dell'anno  107 3  intraprese  un 
viaggio  per  le  sue  provincie,  e  da 
Laurento  scrisse  una  lettera  a  Wrn- 
tislao  duca  di  Roemia,  che  Enrico 
IV  avea  dichiarato  re,  per  le  gros- 
se somme  che  gli  aveva  donato 
nelle  sue  strettezze,  facendolo  con- 
sacrare dai  vescovi  di  Costanza  e 
di  Wùrzburgo.  Già  il  Pontefice 
avea  spediti  legati  in  Roemia,  per 
comporvi  un  dissidio  che  suscitava 
grandi  turbolenze  tra  Jaroiniro 
ossia  Gebardo  fratello  di  Wratislao 
e  vescovo  di  Praga,  e  quello  d'Ol- 
mutz,  le  cui  ragioni  giudicò  in  Ro» 
ma  ove  avea  chiamati  ambedue. 
Gregorio  VII  perdonò  a  Jarumìro 
che  voleva  deporre,  per  le   istanze 


2o6  GRE 

della  sua  parente  la  contessa    Ma- 
liltle  allora   in  Roma;  e  Rcrisso  iina 
sevcia   lettera    a   Sigofredo  di   M;i- 
goTiza  che  si  era    voluto  costituire 
(giudice  della  controversia,  avvisan- 
dolo che    per  1*  avvenire  si  tenesse 
ne'limiti  della  sua   giurisdizione,  ed 
a  non   più  far  sue  le  ragioni   della 
santa    Sede,     essendo     il    Pontefice 
supremo    giudice    dei    cristiani    vi- 
venti.    Mentre    il    Papa     trovavasi 
in  Albano,  fu  visitato  da  due  mo- 
naci  venuti  da    Costantinopoli  con 
una  lettera    dell'imperatore  Miche- 
le Vili,  con  la  quale   si  congratu- 
lava  della    sua   esaltazione ,   e    gli 
riuscì  assai  gradita,  divisando  estin- 
guere   la     funesta     rivalità     con  la 
chiesa  orientale.   Egli  pertanto  spe- 
dì all'imperatore  d' oriente,  Dome- 
nico   patriarca  di   Venezia  ossia  di 
Grado  con     una    lettera  in  cui  gli 
diceva,  nulla  bramare  più  che  fra 
la  sede    di  Roma,    e  la  chiesa    di 
Costantinopoli ,    figlia    primogenita 
della    medesima,    si     l'islabilisse    la 
concordia,  invitandolo  a    cooperare 
al   benedetto   fine.    Da    Albano    in 
compagnia  di  quattro  cardinali  pas- 
sò Gregorio  VII  a   visitare  il   mo- 
iiistero  di    Monte    Cassino,    ove   si 
tolse  a  compagno  sino  a  Beneven- 
to quel     cardinale    abbate    Deside- 
rio, uomo     di    consumata   pruden- 
za   e   di    raro    sapere.    Quivi    ai  2 
agosto  conchiuse   con  Landolfo  VI 
principe  di  Benevento  un    trattato, 
nel    quale    il     Papa     gli     concesse 
il  governo  della  città  e    delle    sue 
pertinenze,  e    nel    giuramento    che 
fece  di  fedeltà  e  vassallaggio    a' 12 
agosto,     il     principe     acconsentì  di 
essere    spogliato  della  sua  dignità, 
se  mai    avesse    rotta    la   fede    alla 
Chiesa  romana,  al  Papa    regnante 
ed  ai     successori,    come    riporta  il 
Borgia,  Memorie    ìst.  di  Bene\'enlo 


GRE 
t.  H,  p.  Gr     e  seg.  Indi  Gregorio 
VII  si    recò  a  C;«pua,  ove  il  prin- 
cipe nornìantio    Hiccardo  I  che   i"i- 
peleva     la  sua    potenza    da  Nicolò 
Il     per    averlo,    infeudalo     di     tal 
principato    e  della    città  di   Gaeta, 
gli    prestò     omaggio  come  vassallo 
della  santa  Sede,  giuramento  di  fe- 
deltà con    promessa    di    soccorrere 
coll'opera     e    col  consiglio  il  Pon- 
tefice, difendere    la    libertà   di  sua 
persona,  ed     il     patrimonio    di     s. 
Pietro  contro  qualunque  nemico,  e 
di  rimettere    alla  santa    Sede  tutte 
le  chiese,  doti  e  ragioni    delle  me- 
desime che  si  trovassero   comprese 
nelle    sue  terre.    Solo   l'altro  nor- 
manno Roberto  Guiscardo,  mai  sa- 
zio di  conquiste,  angustiava  il  Papa, 
non   rispettando  il  vincolo  di  vas- 
sallaggio ,  che     lo     obbligava     alla 
Sede  apostolica.   In  tal  modo  Gre- 
gorio VII    si    assicurò    della    divo- 
zione di  principi  potenti,  preparan- 
do in  essi  un'ancora  contro  la  tem- 
pesta   che    prevedeva     inevitabile. 
Nel    medesimo    anno    1078    cano- 
nizzò s. «Giovanni    abbate. 

Il  Pontefice  dimorò  a  Capua  fi- 
no al  dicembre,  e  da  qui  scrisse 
al  duca  Rodolfo  di  Svevia,  esorlan- 
dolo a  favorire  la  concordia  tra 
la  Chiesa  romana  e  l*  impero  :  in 
pari  tempo  pose  mano  a  correggere 
il  soverchio  ingerirsi  di  Enrico  IV 
negli  affari  della  Chiesa.  Il  buon 
Anselmo  che  pei  suoi  meriti  Ales- 
sandro II  avea  creato  vescovo  di 
Lucca,  avea  ricevuto  il  pastorale 
e  l'anello  dal  re,  dopo  il  giura- 
mento prestatogli  di  vassallaggio; 
ma  rimproverato  da  Gregorio  VII 
erasi  portato  a  far  aspra  penitenza 
del  suo  peccato  in  Clugny.  Trat- 
tone poco  dopo  dal  santo  Padre,  e 
riconfermato  nel  vescovato,  rasse- 
gnò a    lui   tultociò   che  avea  vice- 


GRE 

villo  dal  re,  il  quale  non  fece 
alcuna  rimostianza.  In  tal  modo 
ij  zelante  Pontefice  a  poco  a  po- 
co eseguiva  i  suoi  proponimenti,  e 
scandagliava  gli  animi  :  operato 
ch'era  piecursore  del  gran  sistema 
che  andava  maturando  nella  sua 
mente.  In  questo  tempo  protesse. 
Ciriaco  arcivescovo  di  Cartagine 
accusato  a  torto  dal  suo  clero,  e 
latto  pubblicamente  llagellai-e  dal- 
l' emiro  arabo  mentre  ammoniva 
il  popolo  a  cessare  gli  scandali,  per 
cui  minacciò  seveii  castighi  a  quelli 
che  lo  avessero  maltrattato,  e  sot- 
topose a  penitenza  l'intiera  diocesi. 
Rivolgendo  i  suoi  sguardi  alla  Sar- 
degna, Gregorio  "VII  consacrò  in 
Capua  arcivescovo  di  Torres  Co- 
stantino, e  lo  munì  d'una  lettera 
pei  così  detti  giudici  o  sovrani 
dell'isola,  per  far  riviveie  in  quel 
popolo  l'antica  alFezione  alla  santa 
Scàcy  e  ristabilire  tra  la  chiesa  di 
Roma  e  gl'isolani  quella  concordia 
ch'erasi  con  grave  detrimento  del 
culto  guastata,  promettendo  loro  di 
spedirgli  quanto  prima  un  legato 
per  istruirli  delle  sue  ulteriori  de- 
terminazioni .  Costantino  ricevette 
pure  r  incarico  di  predisporre  gli 
animi  del  popolo  a  risguardar  la 
Sardegna  [Fedi),  quale  immedia- 
to antico  dominio  della  santa 
Sede 4  e  di  guadagnarsi  i  nobi- 
li ,  e  i  più  autorevoli  giudici  . 
Ma  costoro  imponendo  silenzio  a 
Costantino,  vollero  che  un  di  loro, 
per  nome  Orzocco,  giudice  di  Ca- 
gliari, trattasse  direttamente  col  Pa- 
pa, il  quale  volle  che  tutti  i  giu- 
dici fossero  chiamati  a  deliberare, 
e  che  gli  si  comunicassero  le  riso- 
luzioni dell'  adunanza;  che  se  nel 
termine  d'un  anno  non  gli  davano 
soddisfacente  risposta,  egli  fareb- 
be valere  i  diritti  della  Chiesa.  £ 


GRE  ao7 

in  fatti  al  principio  del  ro8o  il 
vescovo  di  Populonia  fa  mandato 
legato  apostolico  a  trattare  con 
Orzocco,  il  quale  lo  accolse  con 
onore  e  si  sottomise  quietamente 
ai  voleri  del  Papa.  Questi  allora 
dichiarò  agi'  isolani  che  già  da 
gran  tempo  i  normanni,  i  toscani, 
i  lombardi,  e  perfino  parecchie 
tribù  montanare  andavano  implo- 
rando alla  santa  Sede  la  permis- 
sione di  conquistar  la  Sardegna, 
promettendo  fede  e  tributi  da 
vassalli  in  compenso  della  bra- 
mata licenza;  ch'egli  non  aveva 
voluto  cedere  alle  istanze  di  al- 
cuno, prima  di  essere  dai  suoi  le- 
gati istruito  qual  fosse  l'animo  dei 
sardi  verso  la  Chiesa;  che  adesso 
però  essendosi  ricoverati  sotto  la 
protezione  di  s.  Pietro,  e  fatti 
pupilli  del  romano  Pontefice,  si 
tenessero  sicuri  da  ogni  offésa  per 
parte  degli  stranieri.  All'  arcivescovo 
poi  di  Cagliari  Giacobbe  ed  al  suo 
clero  impose  di  radersi  la  barba 
per  uniformarsi  al  costume  della 
chiesa  occidentale.  Quanto  Grego- 
rio y\\  si  era  reso  autorevole  nel- 
le regioni  meridionali  d'Italia,  al- 
trettanta potenza  erasi  creata  nel- 
le settentrionali  ;  la  potenza  di 
Beatrice  e  di  Matilde,  quella  del 
n)ilanese  Erlembaldo,  alla  cui  chie- 
sa avea  restituito  la  calma,  era 
tutta  nelle  mani  del  santo  Padre; 
la  maggior  parte  de'  vescovi  di 
Lombardia,  massime  Gregorio  di 
Vercelli,  Alberto  di  Aqui ,  e  Gu- 
glielmo di  Pavia,  era  divota  della 
Chiesa  romana,  laonde  con  queste 
basi  non  restava  altro  ai  Papa 
per  sfidare  la  violenza  degli  ora- 
gani,  che  temprare  in  uno  i  di- 
versi voleri,  con)binare  le  forze, 
dar  loro  l'impulso,  e  farle  tulle  co- 
spirare ad    uno    scopo. 


ao8  GRE 

A  mezzo  inTcrno   Gregorio  VII 
sì  dircRse  nlla  volta  di  Roma,  pas- 
sando   per   Monte    Cassino,    \illa 
Argentea  ,     Terracina    e    Piperno. 
Quivi   gli   fu    portata  innanzi    una 
accusa  di    simonia    contro    Filippo 
]  re  di    Francia,  perchè  negava  a 
Landrico    eletto     vescovo    di    Ma- 
^on  il  possesso,  se  non  pagava  l'in- 
vestitura,   ad    onta  che    nell'  anno 
stesso  il  re  avea     giurato  al  legato 
apostolico,  che  si  sarebbbe  astenuto 
dal  vendere  i  benefizi    ecclesiastici. 
Sapendo    dunque    che   Rodino     o 
Roderico  di  Chalons  godeva    il  re- 
gio favore,  a  questi  scrisse  il  Papa 
in  termini    severi    e    minacciosi,  e 
nello  slesso  tempo  ordinò  ad  Um- 
berto vescovo  di  Lione,  che  senza  al- 
cun riguardo  consagrasse  Landrico, 
e  che  se  questi  si   mostrasse  timo- 
roso del     risentimento    del     re,  ve 
lo  costringesse    col    rigore  de'sacri 
canoni,   volendo  l'onore    e    la    sa- 
lute della  Chiesa  ch'egli  fosse    ve- 
scovo    di     Macon  .     Indi    per     la 
■via  di  Sezze,  Gregorio  "VII  ritornò 
in  Roma.  E  fuor  di  dubbio  che  il 
duca    Rodolfo    segretamente    se  la 
intendesse  col  Papa,  operando  nelle 
cose  germaniche    di     accordo     con 
lui:    nel  gennaio    1074  veramente 
incomincia    l'epoca  in    cui  il    gran 
Pontefice     prese  a    regolarle,  e    da 
questo     istante    cominciano  le    de- 
clamazioni   de'  suoi    detrattori }   e- 
poca     in     cui     più     non    vigevano 
leggi,  più  non    conoscevasi    diritto 
di  guerra  e  delle  genti,  e  l'assassinio, 
gl'incendi,  i  saccheggi    funestavano 
l'Italia    e  la    Germania.  Il  Ponte- 
fice doveva    in    conseguenza   inter- 
porsi   fra  il    popolo  e  l'imperatore, 
ristabilir    la    concordia,  e  sanar  le 
piaghe  dell'Europa.  Scrisse  agli  ar- 
civescovi   Yezel  di  Magdeburgo  eil 
Alberto  di    Alberstadt,  ed  agli   al- 


GRE 

tri    principi    dell'  impero,    sassoni 
principalmente,  invitandoli  a  paci- 
ficarsi col  re,  e  promettendo  man- 
dare  i    suoi  legati  per   decidere  le 
questioni.  Queste    lettere  non  pro- 
dussero   alcun  effetto   con    grande 
suo    dolore ,    perchè    le    parti    si 
sentivano    ancora    tanto    di     foi^za, 
quanto     bastava     per    decidere     la 
contesa  colle  armi,  e   per  non  do- 
versi stare  alla  pontificia  sentenza. 
Enrico     IV    irritato    dalla     diffalta 
dei  sudditi,    e    per  le  vittorie    dei 
sassoni    vedendosi    agli  estremi,  de- 
liberò, siccome  valoroso,  di  commet- 
tersi alla  fortuna  delle    armi,  e  «li 
perdere  piuttosto  la  vita  con    glo- 
ria, che  il  trono  con  ignominia,  e 
per    tutte  le     provincie  della     mo- 
narchia   pregò  i    baroni  per   armi 
e  cavalli.   Ma  molti   vescovi  e  prin- 
cipi dichiararono  solennemente,  non 
voler    contribuire    alla    oppressione 
degl'  innocenti  :     non  ostante  il     re 
mosse   da    Worms,    alla    lesta  dei 
suoi  pochi    ma  bravi  guerrieri,  at- 
territi però  da  infausti  presagi,  an- 
zi poi    ricusarono    combattere  con- 
tro forze  tanto  maggiori,  e  contro 
un   popolo  che  aveva  ragione,  per 
cui  Enrico  IV  scagliò  imprecazioni 
su  coloro   che    lo   avevano    consi- 
gliato partire  da  Worms.  L'impe- 
ratore   oppresso    dalla    disperazione 
si   arrese    al  trattato  di    pace    che 
dettarono     i     sassoni  ,     accordando 
amnistia  a    quanti    lo  avessero  ab- 
bandonato ed  offeso;  dovendosi  de- 
molire   i   forti,    cessar   le    violenze 
e  restituir    le    franchigie.  Dato    il 
bacio  di  pace  ai  principi  e  baroni, 
e   scortato    da    un    corpo  sassone, 
Enrico    IV   fra  i  canti    di  giubilo 
mosse  alla  volta    di     Goslar,    sede 
prediletta    degl'  imperatori.   I  prodi 
difensori  delle  fortezze  le  abbando- 
narono pieni    di    risentimento    pel 


GRE 
trattato  conchiuso,  e  narrando  al 
re  i  memorandi  successi,  gli  fecero 
rinascere  il  coraggio,  e  la  speranza 
d'un  più  glorioso  avvenire.  Inco- 
minciò quindi  a  vulnerare  le  con- 
venzioni  ,  e  dichiarò  che  in  Gos- 
lar  una  dieta  generale  ordinereb- 
be gli  affari  della  monarchia.  Niu- 
no  o  ben  pochi  comparvero  alla 
dieta,  tranne  i  sassoni  e  i  turingi 
alla  testa  di  grosse  bande  da  guer- 
ra, le  quali  marciarono  alla  volta 
del  palazzo  per  disfarsi  del  re  ed 
eleggere  altro  sovrano.  Allora  En- 
rico IV  promise  con  fede  di  giu- 
ramento di  mantenere  i  patti  di 
Gerstungen,  altre  cose  prescritte  dai 
principi,  e  di  far  demolire  le  for- 
tezze, siccome  prontamente  venne 
eseguilo,  tranne  il  castello  di  Harz- 
burg  che  con  arte  salvò  nel  mas- 
siccio l'edifìzio,  le  torri  e  la  chie- 
sa. Non  andò  guari,  che  gli  abi- 
tanti del  territorio,  indispettiti  dai 
malisoflèrti,  e  paragonando  lo  squal- 
lore delle  loro  già  fertili  cam- 
pagne con  la  superba  magnificen- 
za della  fortezza,  credendola  con- 
servata per  insultarli  nella  loro  mi- 
seria, e  che  ben  presto  sarebbero 
stati  segno  della  vendetta  regia,  al- 
l'improvviso assaltarono  Harzburg, 
arsero  la  chiesa  e  il  monistero,  di- 
seppellirono le  ossa  del  fratello  e 
del  (iglio  del  re,  tutto  raserò  al 
suolo  con  rabbia. 

AfQitto  sommamente  V  impera- 
tore della  sorte  del  suo  dilet- 
to Harzburg,  dicendo  non  basta- 
re le  leggi  umane  contro  l' irre- 
frenabile violenza  de' sassoni,  in- 
vocò il  soccorso  della  santa  Sede. 
Nel  tempo  stesso  spedi  a  Roma 
un'ambasceria  di  vescovi  e  di  ba- 
roni per  accusare  i  sassoni  di  aver 
violate  le  cose  piCi  sacre,  arse  le 
VOI,,   txxiu 


GRE  209 

chiese,  rovesciati  gli  altari,  e  spar- 
se al  vento  le  ceneri  de'  trapassati, 
mentre  molti  principi  di  ciò  scan- 
dalezzati,  in  un  a  Rodolfo  si  vol- 
sero alla  parte  reale.  Da  questa 
situazione  di  Enrico  IV,  parve  al 
Pontefice  di  dover  trarre  partito 
per  la  santa  Sede  e  pel  bene  che 
si  proponeva  di  fare.  Tuttavolta 
per  rendere  ancora  più  favorevoli 
i  tempi  all'adempimento  de' suoi 
voti,  pensò  di  proporre  ai  popoli 
la  novità  di  una  spedizione  cro- 
ciata in  oriente,  ove  la  potenza  dei 
mussulmani  aveva  fatto  tali  con- 
quiste sui  greci,  che  di  tutta  l'A- 
sia minore  loro  non  restavano  che 
le  coste  marittime,  e  qualche  de- 
bole fortezza  sul  continente.  L'im- 
peratore Michele  Vili  rivolgendo- 
si in  tanto  pericolo  a  Gregorio  VII, 
e  questi  sperando  che  col  rendersi 
benemerito  degli  oi'ientali  avrebbe 
contribuito  alla  riunione  della  chie- 
sa greca  con  la  latina,  invocò  ia 
due  volte  le  armi  di  tutti  i  cristia- 
ni, massime  di  Guglielmo  conte  di 
Borgogna  che  le  avea  promesse  ad 
Alessandro  li  in  favore  della  santa 
Sede,  per  salvare  un  impero  pe- 
ricolante, e  vendicar  il  sangue  dei 
trucidati  cristiani,  facendo  trave- 
dere che  forse  egli  ancora  sarebbe 
partito  colla  crociata.  Altra  santa 
mira  del  Pontefice  era  quella,  che 
col. passare  in  oriente  gli  eserciti, 
avessero  un  termine  le  intestine 
discordie  che  straziavano  ì  popoli, 
ed  il  sepolcro  di  Cristo  fosse  ri- 
vendicato. Ma  poco  o  nulla  gio- 
varono le  parole  del  santo  Padre, 
avendo  i  principi  troppo  a  fare  ia 
casa  loro  per  seriamente  occuparsi 
delle  cose  altrui.  A  questa  epoca  i 
mercanti  ed  altri  di  Colonia  si  sol- 
levarono contro  l'arcivescovo  Au- 
14 


ipo  GRE 

none,  commisero  ogni  sorta  d'i- 
niquità, ma  furono  repressi  e  pu- 
niti. Intanto  Gregorio  VII  tenne  in 
Roma  un  concilio,  ne'  decreti  del 
quale  dovevano  accogliersi  i  desti- 
ni del  mondo  cattolico,  dappoiché 
disposto  alla  pugna  e  ad  JiIlVonfar 
la  procella,  esplorata  la  natura  dei 
tempi  e  la  volontà  de'  fedeli,  deli- 
berò di  porre  mano  alla  riforma 
della  cristianità.  V'intervennero  (|ua- 
si  tutti  i  vescovi  italiani,  massime 
lombardi,  la  contessa  Matilde,  il 
margravio  Azzone,  e  Gisulfo  II 
principe  di  Salerno,  e  vi  si  fecero 
quattro  canoni  contro  la  simonia 
e  V  incontinenza  degli  ecclesiastici. 
Fu  letta  l'edificante  lettei'a  con  la 
quale  Guglielmo  vescovo  di  Beau- 
vais  implorò  dal  Papa  l'assoluzio- 
ne dalla  scomunica  fulminata  al 
suo  cleix»  e  popolo  che  l' avea  ol- 
traggiato, e  fu  esaudito.  L'apolo- 
getica che  venne  aggiunta  ai  ca- 
jttoui  e  diretta  a  tutti  i  vescovi , 
capo  d'opera  di  saggezza  ed  eru- 
dizione, diceva ,  che  lutto  quanto 
venne  prescritto  nel  concilio ,  fu 
tolto  dalle  infallibili  sentenze  dei 
santi  padri,  i  quali  punirebbero  gli 
arroganti  che  le  avessero  disprez- 
zate; che  il  Papa  ha  diritto  di  con- 
dannare i  prelati  ed  i  vescovi  ,  e 
chi  dai  vescovi  e  prelati  dipende; 
é  tutti  i  cristiani  dovere  più  che 
al  vescovo  della  loro  diocesi ,  ob- 
bedire al  capo  della  Chiesa  roma- 
na. I  decreti  del  concilio  romano 
vennero  immediatamente  promul- 
gati per  tutta  l' Italia,  e  fatti  co- 
noscere ai  vescovi  e  metropoliti  a- 
lemanni  coli'  intimazione  di  doverli 
eseguire.  E  per  aggiungere  loro 
1  autorità  d'un  atto  solenne,  Gre- 
gorio VÌI  mandò  in  Germania  una 
legazione  straordinaria  per    esami- 


GRE 

nare  le  accuse  di  simonia  portate 
contra  il  sovrano,  ed  introdurgU- 
si,  potendo,  nell'animo  col  beucli- 
zio  dell'assoluzione. 

A  preghiera  del  Papa  accompa- 
gnò i  legati  l'imperatrice  Agnese, 
che  non  risparmiò  pianti,  suppliche 
ed  esortazioni  per  ri  movere  il  fi- 
glio dalla  rovina,  e  l'impero  dai 
pericoli  che  lo  minacciavano  :  il  re 
non  permise  che  in  concilio  si  de- 
ponessero i  vescovi,  abbati  ed  altri 
intrusi  per  denaro,  e  memore  della 
diffalta  nel  clero,  lasciò  in  altro 
che  i  legati  facessero  ciò  •che  vo- 
levano; non  potendo  essi  tutto  de- 
finir da  loro,  l' intera  controversia 
fu  rimessa  alla  decisione  della  san- 
ta Sede,  ai  decreti  della  quale  ce- 
sare promise  di  ubbidire.  L'animo 
degli  alemanni  restò  profondamen- 
te scosso  dall'  operato  dei  legati  : 
alla  pontifìcia  minaccia  che  tutti 
gli  ecclesiastici  sotto  pena  di  sco- 
munica rimandassero  le  donne  colle 
loro  doti,  e  cacciassero  di  casa  le 
concubine,  si  levarono  gran  rumori 
e  tumulti  per  ogni  chiesa  ,  dando 
i  chierici  ammogliati  o  libidinosi 
del  fanatico  ed  eretico  al  Ponte- 
fice emanatore  dei  decreti,  che  qua- 
lificarono impasto  di  superstiziose 
insensataggini  ,  protestando  piutto- 
sto incoj'rere  nell'interdetto  che  ab- 
bandonar le  donne,  e  che  il  Pa- 
pa doveva  cercare  degli  angeli  per 
guidar  il  gregge  di  Cristo,  e  ri- 
portando ragioni,  ricavate  dalla  Bib- 
bia e  dalle  lettere  di  s.  Paolo,  pri- 
ve di  fondamento  per  l'interpreta- 
zione che  davano  ad  esse.  Fra  i 
vescovi  che  gridarono  contro  tali 
canoni,  il  più-  temerario  fu  Ottone 
di  Costanza  ,  acremente  ripreso  da 
Gregorio  VII,  e  citato  a  compa- 
rire  nel    futuro    concilio    romano  : 


GRE 

scrisse  poi  al  popolo  diocesano , 
che  se  Ottone  si  ostinasse  a  coz- 
zare conti o  s.  Pietro,  si  ritirasso- 
ro  dalla  sua  ubbidienza,  perchè  la 
santa  Sede  li  scioglieva  dal  giura- 
mento di  fedeltà,  nulla  essendo  un 
pastore  che  si  ribella  contro  Dio 
e  contro  il  Pontefice.  Ma  l'istro- 
inento  che  Gregorio  Yll  adoperò 
con  maggior  efficacia,  fu  Sigofredo 
arcivescovo  di  Magonza,  e  vicario 
apostolico  di  Germania,  che  aven- 
do deluso  l'espettazione  di  s.  Pie- 
tro ,  fu  sottoposto  ad  un  sinodo 
per  essere  giudicato;  indi  invitò 
Annone  arcivescovo  di  Colonia,  a 
correggere  la  disonesta  vita  de' sa- 
cerdoti di  sua  diocesi,  e  quella  dei 
suoi  suffragane!  ;  come  ancora  scris- 
se a  Bertoldo  signore  di  Carintìn, 
e  a  Rodolfo  duca  di  Svevia,  nel  qua- 
le aveva  il  Papa  particolar  fiducia, 
a  cooperare  all'  opera  della  rifor- 
ma, contro  il  morbo  della  simonia 
e  delle  nozze  degli  ecclesiastici.  Ve- 
dendo Gregorio  \II  vane  le  ra- 
gioni, ricorse  al  terrore.  Roberto 
Guiscardo  imbaldanzito  dai  trionfi, 
ricusò  al  Papa  il  giuramento  di 
fedeltà,  e  di  prendere  l'investitu- 
ra de'  suoi  stati,  e  nel  concilio  ro- 
mano fu  colpito  di  scomunica  nel 
107 4;  radicata  in  Francia  la  si- 
monia ed  il  concubinato  dei  chie- 
rici, reo  Filippo  1  di  molti  delitti, 
il  Papa  scri.sse  con  zelo,  ammonì 
e  minacciò  clero  e  sovrano.  In  ve- 
ce a  Guglielmo  il  Conquista lore  re 
d'Inghilterra,  Gregorio  \ll  indi- 
rizzò elogi  come  buon  figlio  del- 
la Chiesa,  esortandolo  alla  costan- 
te devozione  che  nutriva  per  la 
Chiesa  romana  :  questo  principe  im- 
pediva la  simonia  e  il  concubina- 
to de'  pieti,  I  quali  perciò  riusci- 
vano migliori  che  altrove,  sia  per 
sapienza,  sia  per  purità  di  costumi, 


GRE  211 

«ebbene  alcuni  vescovi  anglo- sasso- 
ni non  andarono  immuni  da  taccia. 
In  fatti  scrìsse  poi  il  Papa  ai  ve- 
scovi ed  abbati  britanni,  lagnan- 
dosi che  in  Inghilterra  non  si  os- 
servavano i  canoni  de'  santi  padri 
colla  dovuta  esattezza  e  zelo.  Pie 
men  vasto  campo  allo  zelo  de'pon- 
tificii  legati  erano  i  molti  regni  dì 
Spagna  :  cosi  per  tutto  l' orbe  cri- 
stiano si  promulgavano  i  decreti 
di  Gregorio  VII;  dalle  coste  d'I- 
talia sino  alle  regioni  setteutrionaii 
d'Europa,  dall'oriente  sino  agli  ul- 
timi confini  del  Portogallo  la  voce 
de'  missionari  predicava  la  riforma 
del  clero. 

Ma  se  il  genio  apostolico  del 
Papa  avea  commosso  e  stupefatto 
la  terra,  avea  altresì  suscitato  mor- 
morazioni e  tumulti  per  ogni  do- 
ve, imperocché  giammai  la  Chiesa 
fu  travagliata  da  maggiori  discor- 
die: chi  teneva  per  Gregorio  VII, 
chi  contro  ;  si  disputava  e  questio- 
nava da  tutti,  anco  con  ispargi- 
mento  di  sangue,  ed  indescrivìbile 
fu  il  discredito  in  cui  cadde  la 
principal  parte  de'  sacerdoti  presso 
i  laici,  dogmatizzando  errori  i  fal- 
si dottori.  Tuttociò  non  valse  a 
muovere  Gregorio  VII  dall'intima 
persuasione  di  aver  operato  pel 
bene  del  mondo,  secondo  i  detta- 
mi di  sua  coscienza ,  e  di  dover 
procedere  così,  e  quantunque  una 
grave  malattìa  Io  avesse  travaglia- 
to per  molli  mesi,  il  suo  spirito 
conservò  l'energìa  e  la  forza  di 
prima,  altro  non  respirando  che 
la  libertà  della  Chiesa,  l'indipen- 
denza del  clero  dallo  stato  civile, 
e  la  sua  riforma.  Geiza  signore  di 
una  terza  parte  del  regno  unghere- 
se essendo  in  guerra  con  Salomo- 
ne re  d'Ungheria,  questi  doman- 
dò ed  ottenne  soccorso  da  Eurico 


ai2  GRE 

IV.  Allora  Geiza  invocò  la  pro- 
tezione della  santa  Sede,  e  se  ne 
giurò  vassallo.  Scrisse  il  Papa  a 
Salomone  rampognandolo  dell'ol- 
traggio fallo  a  s.  Pietro,  chiaman- 
do l'aiuto  di  un  re,  mentre  il  re- 
gno ungherese,  per  ottèrla  di  san 
Stefano  I,  era  divenuto  patrimonio 
della  Chiesa,  onde  non  avrebbe 
perdono  se  prima  non  avesse  fallo 
penitenza,  abiurando  altresì  il  vas- 
sallaggio che  di  un  feudo  di  san 
Pietro  avea  prestato  all'imperato- 
re. All'entrare  del  loyS  Enrico 
IV  si  decise  punire  i  sassoni  e  tu- 
ringi  y  promettendone  le  porzioni 
in  feudo  a  vari  baroni.  Intanto  il 
Papa  convocò  pel  febbraio  il  con- 
cilio romano,  e  per  renderlo  più 
augusto  ed  importante  avea  chia- 
mato ad  intervenirvi  i  vescovi  del- 
le più  grandi  nazioni  :  dalla  Ger- 
mania quelli  di  Bamberga,  di  Stras- 
burgo, di  Spira ,  e  di  Magonza , 
tutti  in  querela  di  simonia,  i  qua- 
li indugiando  a  recarvisi  dovevano 
esservi  forzali  da  cesare;  per  accu- 
sati di  fellonia  i  vescovi  di  Wiirz- 
burgo,  di  Augusta,  di  Costanza, 
di  Brema  e  molti  altri;  dall'In- 
ghilterra i  vescovi  e  gli  abbati 
più  insigni;  dalla  Francia  i  vesco- 
vi di  Poitou  e  di  Toul  ;  da  Lom- 
bardia quelli  di  Modena,  di  Pa- 
via, e  di  Torino  coi  suffraganei  ; 
e  per  istruirsi  precisamente  dello 
stato  delle  chiese  sellentiionali , 
mandò  due  inquisitori  apostolici 
per  visitare  le  cliiese.  In  questo 
numerosissimo  concilio  di  metro- 
politi, vescovi,  abbati ,  principi, 
conti,  baroni,  chierici  di  tutte  le 
Provincie  della  romana  sede,  e  del- 
le più  remote  contrade  di  Europa, 
venne  finalmente  pronunziata  la 
sentenza  di  abolizione  contro  l' in- 
[vestitura  conferita  da  uà  profano 


GRE 
ad  un  uomo  di  chiesa ,  essendo 
slato  esclusivamente  congregato  a 
tal  fine,  benché  nel  precedente 
concilio  era  slato  fatto  un  canone 
contro  le  investiture  ecclesiastiche. 
Si  proscrisse  dunque  non  solo  la 
cerimonia  del  bastone  o  bacolo,  e 
dell'anello,  doppio  emblema  della 
giurisdizione  spirituale  solito  con- 
segnarsi dal  signore  del  feudo  al 
vescovo  od  abbate  investilo;  ma 
ancora  si  proibì  che  per  verna 
pretesto  nessun  laico  osasse  e  nes- 
sun chierico  se  ne  lasciasse  inve- 
stire, con  pena  irrevocabile  della 
scomunica  a  chi  dei  due  ceti  dis- 
ubbidirebbe. E  perciò  nel  mede- 
simo giorno  Gregorio  VII  sco- 
municò cinque  officiali  della  corte 
imperiale,  consiglieri  di  cesare  nel 
vendere  le  chiese  :  questo  rigore 
doveva  essere  un  salutare  esempio, 
ed  un  grave  avvertimento  ad  En- 
rico IV.  Eguale  pena  fu  commi- 
nata a  Filippo  I  re  di  Francia, 
se  non  dasse  al  legato  della  santa 
Sede  saggio  verace  di  ravvedimen- 
to. Alcuni  vescovi  tedeschi  ed  ita- 
liani furono  sospesi  ed  interdetti 
dall'Eucaristia,  altri  degradali  per 
simonia.  Roberto  normanno  e  Ro- 
berto di  Loritello,  quuli  usurpato- 
ri del  patrimonio  della  Chiesa, 
vennero  confermati  nell'  anatema 
da  cui  erano  allacciati. 

Un  immenso  spazio  si  era  per 
tal  modo  varcato,  e  se  Gregorio 
VII  otteneva  vigore  di  costituzio- 
ne ai  canoni  di  questo  sinodo,  era 
definitivamente  vinta  la  gran  cau- 
sa dell'indipendenza,  ed  infranta 
ogni  legame  che  annodava  la  Chie- 
sa allo  stato.  Importando  molto 
ad  assicurare  l' obbedienza  a'  delti 
canoni,  la  pronta  e  più  diffusa  pro- 
mulgazione ,  questa  rapidamente 
fece  il  Papa.  In  egual  tempo  lodò 


GRE 

lo  zelo  di  alcuni  vescovi,  altri  ne 
ammonì,  e  scrivendo  al  vescovo  di 
Basilea  gli  disse  die  nel  concilio 
ei-asi  rinnovato  il  divieto  della  mo- 
f^lie  a' sacerdoti ,  e  la  pena  della 
tieposizione.  Gregorio  VII  scrisse 
ad  Annone  arcivescovo  di  Colonia 
perchè  facesse  eseguire  i  nominati 
decreti  nella  Germania,  ch'era  in 
rumore  per  la  sospensione  del  ve- 
scovo di  Bamberga ,  il  quale  per 
jiltre  mancanze  fu  poscia  scomuni- 
cato ^  non  movendosi  il  Pontefice 
alle  interposizioni,  ed  alle  lagrime 
che  il  deposto  venne  a  spargere 
a'  suoi  piedi.  L'  indignazione  dei 
principi  pel  decreto  che  aboliva  le 
investiture  fu  cupa  per  mostrarne 
noncuranza ,  non  potendo ,  a  dir 
loro,  un  Papa  pregiudicare  ai  di- 
ritti di  un  prindpe.  Allora  Gre- 
gorio VII  comandò  ai  suoi  legati 
che  ovunque  pubblicassero  i  suoi 
canoni,  e  li  dichiarassero  al  popolo 
delle  ville  e  delle  città,  e  di  ciascu- 
na chiesa,  provincia  o  regno  des- 
sero di  tutto  la  relazione  ;  e  nel 
tempo  stesso  ricordò  ai  re,  ai  ve- 
si;ovi ,  agli  uomini  di  corte  ed  ai 
baroni  quale  riverenza  si  dovesse  ai 
legati  della  santa  Sede  ed  alla  loro 
somma  autorità.  Frattanto  Enrico 
IV  bandì  la  guerra  contro  la  Sasso- 
nia, né  volle  udire  le  tante  rispet- 
tose rimostranze  dei  sassoni ,  che 
bramavano  discolparsi  dell'eccidio 
di  Harzburg;  cesare  fu  inesorabi- 
le, e  fece  sapere  ai  sassoni  che  non 
sperassero  grazia  da  lui,  se  non 
dopo  essersi  rimessi  nella  vita,  li- 
bertà e  fortune  alla  sua  descrizione. 
Trovatisi  i  sassoni  agli  estremi ,  i 
loro  principi  ecclesiastici  e  secolari 
si  raflférmarono  nell'antica  lega,  e 
strinsero  nuove  alleanze  coi  leuti- 
ci  ed  i  polacchi  ,  infiammandoli 
il  pericolo  e  l' amor  della  patria  ; 


GRE  2i3 

indi  si  rivolsero  con  preghiere, .di - 
giimi,  limosine  e  processioni  peni- 
tenti ad  impetrare  il  divino  aiuto. 
Verso  la  metà  di  giugno  l' eser- 
cito imperiale  numeroso  ed  agguei*- 
rito  in  modo,  di  cui  nessun  re  di 
Geiinania  aveva  a*  memoria  d'uo- 
mini avuto  meglio  ,  assaltò  presso 
Eisenach  all'  improvviso  il  campo 
de'sassoni:  questi  benché  si  pones- 
ro  in  confusione ,  sostennero  con 
prodigi  di  valore  le  dispari  forze, 
e  dopo  lungo  combattere  dovette- 
ro cedere  al  numero  de'  nemici, 
che  commisero  la  più  orrenda  car- 
nifìcina ,  e  guadagnarono  un  im- 
menso bottino.  Da  ambe  le  parti 
si  pianse  la  perdita  di  molti  duci, 
maggiore  fu  quella  dei  cesariani , 
eh'  ebbe  gran  strage  di  nobili  ;  i 
morti  si  fecero  ascendere  a  venti- 
mila nelle  due  armate,  ed  i  vincito- 
ri cambiarono  la  gioia  in  lutto, 
per  la  vittoria  d*  Hohenburg.  En- 
rico IV  pose  a  ferro  e  a  fuoco  la 
Sassonia ,  ove  la  militare  licenza 
commise  tutti  gli  orrori  di  cui  è 
capace;  invitò  i  sassoni  ad  una 
assoluta  dedizione  ,  ma  essi  ne  ri- 
gettarono la  proposta ,  non  fidan- 
do nel  giuramento  de'  cesariani 
dopo  la  rotta  pace  di  Gerstungen. 
La  fame  e  la  carestia  obbligarono 
il  rea  lasciar  la  Sassonia,  e  le  trup- 
pe mal  pagate  furono  licenziate. 
Per  tale  trionfo ,  pei  soccorsi  dei 
principi,  e  per  l'illimitata  devozio- 
ne delle  città,  s'invanì  lo  spirito 
di  Enrico  IV,  e  tornò  ad  essere 
altiero,  reputandosi  non  sovrastar- 
gli  veruna   autorità  della  terra. 

In  Milano  venne  massacrato  il 
cavalier  Erlembaldo ,  il  campione 
di  Gregorio  VII,  1'  unico  difensore 
dell'arcivescovo  Ottone.  Scosso  dai 
milanesi  il  giogo  della  santa  Sede, 
mandarono   un'  ambasceria   al  re , 


ai4  GRE 

acciò  partecipasse  della  loro  esul- 
tanza, e  gli  dasse  un  pastore.  Gioì 
il  priacipe  a  tale  annunzio,  e  seb- 
bene avesse  nominato  l' intruso 
Goffredo ,  che  ool  suo  scisma  tra- 
vagliava quella  chiesa,  propose  Te- 
daldo che  fu  accettato:  così  la  chie- 
sa di  Milano  si  trovò  avere  tre 
pastori.  A  Tedaldo  scrisse  con  dol- 
cezza il  Pontefice,  lo  ammonì  per- 
chè si  recasse  in  Roma  ove  sareb- 
be giudicata  la  controversia,  non 
potendone  permettere  la  consa- 
crazione vivente  il  legittimo  Ot- 
tone ,  eletto  ed  ordinato  da  lui , 
dappoiché  contro  i  diritti  della  san- 
ta Sede  e  l' eterna  onnipotenza  di 
Dio,  gli  eserciti  di  tutti  i  sovrani 
del  mondo  sono  nulla.  Nel  tempo 
stesso  Gregorio  VII  ammonì  tutti 
i  vescovi  suffraganei  della  metro- 
poli milanese  di  astenersi  dall' im- 
porre le  mani  su  Tedaldo.  Così 
indirettamente  il  re  minava  l'edi- 
fìzio  innalzato  dal  Papa,  cui  man- 
dò un'  ambasceria  con  lettera  pie- 
na d'ipocrisia  dicendogli,  che  avreb- 
be spedito  ambasciatori  ,  e  che 
quanto  essi  direbbero  restasse  segre- 
to tra  loro,  l'imperatrice  madre, 
Beatrice  e  Matilde  contesse  ;  ma 
non  però  illuse  l' avveduto  capo 
della  Chiesa ,  che  se  ne  condolse 
con  Matilde,  vedendo  oramai  ral- 
lentarsi i  legami  tra  lui  e  cesare , 
incitato  dagli  scomunicati  che  te- 
neva in  corte ,  e  solo  sospendere 
la  rottura  per  la  guerra  di  Sasso- 
nia. Il  santo  Padre  gli  rispose , 
bramare  di  vivere  in  pace  con  lui, 
supplicarlo  a  dare  retta  a'  suoi  fe- 
deli consigli ,  non  più  isdegnasse 
le  ammonizioni  di  un  padre ,  e 
temperasse  ed  usasse  della  ripor-, 
tata  vittoria  piuttosto  ad  onore  di 
Dio  ,  che  ad  aumento  della  pro- 
pria gloria.  Improvvisamente  le  co- 


GRE 

se  di  Germania  ti  cambiarono', 
perchè  i  sassoni  ed  i  turingi  de- 
liberarono di  Kottrarsi  dal  giogo 
cesareo,  dopo  avere  inutilmente  in- 
viato due  ambascerie  ad  Enrico  IV, 
perchè  li  trattasse  con  moderazio- 
ne. Il  principe  dopo  aver  fiato  mo- 
stra di  aiutar  Salomone  contro 
Geiza  in  Ungheria,  rivolse  il  suo 
esercito  a  danno  de'  sassoni  flirti 
di  venticinquemila  guerrieri,  deli- 
berati di  combattere  qualora  non 
avessero  ottenuta  la  pace  alle  con- 
dizioni che  avevano  offerto  ;  osa 
vedendo  il  principe  maggiori  le 
loro  forze,  ed  in  grave  pericolo  la 
sua  persona  ed  armata,  precipito- 
samente riparò  in  Boemia  a  guisa 
di  fuga.  II  giorno  ii  ottobre  il 
re  avea  intimato  un  campo  a  Ger- 
slungen,  per  poi  muovere  contro  la 
Sassonia,  vi  si  recarono  tutti  i  ve- 
scovi e  baroni  imperiali ,  ma  in- 
vano si  attesei'O  i  duchi  Rodolfo 
svevo.  Guelfo  il  bavaro,  e  Bertoldo 
il  carintio,  protestando  che  rimor- 
deva loro  il  sangue  innocente  spar- 
so a  torrenti  alla  battaglia  di  Ho- 
henburg.  Dopo  avere  il  re  riget- 
tato le  nuove  ambascerie  di  pace 
de'  sassoni ,  gli  mosse  il  campo 
contro,  quando  all'  ingresso  del 
loro  paese  vide  co'  propri  occhi  le 
loro  forze  ,  e  scorse  in  essi  gì'  in- 
dizi della  disperazione;  privo  degli 
aiuti  de'  tre  mentovati  duchi ,  e 
del  prode  Rodolfo,  al  cui  valore 
doveasi  principahnente  la  niemoiata 
vittoria,  piegò  l'animo  a  sentimen- 
ti pacifici,  mandando  al  campo  dei 
sassoni  gli  arcivescovi  di  Salisbur- 
go e  di  Magonza,  i  vescovi  d'Au- 
gusta e  di  Wiirzburgo,  e  Goffredo 
ossia  Gozzelone  o  Gozzolone  duca 
di  Lorena  allora  l'anima  e  l'arbi- 
tro di  tutte  le  cose,  in  mancanza 
di  Rodolfo;    Gozzulone,    breve  di 


GRE 

«fallirà  ed  alquanto  deforme,  ma 
segnalalo  fra  tulli  i  germani  per 
sterminate  ricchezze  e  gran  seguito 
d'  nomini  di  armi ,  godeva  la  ri- 
putazione di  un  penetrevole  e  sa- 
gace intelletto ,  e  il  dono  d*  una 
robusta  eloquenza;  era  sposo  della 
conlessa  Matilde,  ma  da  essa  erasi 
separato  seguendo  le  parti  di  ce- 
sare. Gli  stessi  sassoni  aveano  chie- 
sto trattare  più  con  lui  che  con 
alili,  perchè  interamente  credeva- 
no alla  sua  parola.  L'abboccamen- 
to però  che  successe  fu  tutta  ope- 
ra dei  duchi  Rodolfo,  Guelfo  e 
Bertoldo,  offertisi  poco  prima  ai 
sassoni  per  mediatori;  e  cesare  giu- 
rò di  fare  quanto  avrebbe  prescrit- 
to Gozzoloiie,  lasciando  ai  dedi- 
lizii  gli  averi,  i  feudi,  la  vita  li- 
bera e  le  dignità.  Pacificati  i  sas- 
soni ed  i  turingì,  i  loro  capi  ec- 
clesiastici e  secolari  si  recarono 
presso  il  castello  d'Ebra,  ov'  è  ora 
hi  terra  di  Greussen,  a  fare  omag- 
gio al  re;  ivi  in  gran  pompa  cir- 
condato da'  principi  sedeva  Enri- 
co IV  in  trono.  Li  ricevette  nel- 
l'ebbrezza della  sua  gioia  ,  con  su- 
perbo disprezzo,  e  poscia  dimentico 
(Iella  sacra  parola  li  confinò  in  for- 
tezze lontane ,  confiscò  i  loro  beni, 
che  divise  tra'suoi,  e  commise  altre 
infamità,  perchè  visitò  la  Sassonia 
da  vincitore,  anzi  da  tiranno  con- 
quistatore ;  meno  infesto  fu  al  pae- 
.se  de'  turingi  ,  indi  per  la  festa 
di  s.  Martino  passò  a  Worms  per 
dar  principio  ad  una  serie  di  scan- 
dalose  azioni. 

Considerandosi  la  sede  di  Bam- 
bcrga  una  delle  più  importanti 
della  Germania,  dopo  la  deposizio- 
ne di  Ermanno,  Gregorio  VII  più 
volte  esortò  il  re  a  dare  il  pastore 
alla  vedova  chiesa  ;  ma  egli  indu- 
giava perchè    Ermanno    lo  serviva 


GRE  2i5 

negli  affari  con  gran  soddisfazione, 
finché  costretto  da  perentorio  ter- 
mine ,  elesse    Ruperlo  col    vecchio 
simbolo  dell'  anello  e  del  bacolo  o 
pastorale;     questi    godeva    cattiva 
opinione    come    autore    di     molte 
stravaganze  ed  ingiustizie  commes- 
se da  cesare,  e  perciò  non   gradi- 
lo ai  bamberghesi,  uomo  del  resto 
prudente,    ed    ornato    di    singoiar 
sapere.    Morto    l' abbate   di  Fulda 
molti  monaci    furono  ambiziosi  di 
esserlo,  onde  a  gara  fecero  in  de- 
naro ed  altre  infinite  offerte  ad  En- 
rico IV,  non  calcolando  le  minacce 
del    Papa    contro    i  simoniaci ,    la 
loro  condanna  f  la  deposizione  di 
Ermanno.    Stomacato    cesare    dal- 
l' anzietà  di  tanti  indegni  monaci, 
die  il  bastone  o  bacolo  di   abbate 
di  Fulda    ad    un    monaco ,    che  a 
caso    vide    in    modesto    contegno , 
per  nome    Ruzzelino    di  Hérsfeld , 
che  accettò  non  senza  lodevole  esi- 
tazione. Altrettanto    fece  il  re  per 
l'abbate   di  Lorsch ,  dando   il  pa- 
storale  ad    UQ    semplice   monaco , 
deludendo  gli  aspiri  di     molti.    A 
queste    stravaganze    avrebbe  posto 
riparo  il  Pontefice,  se  altri  avveni- 
menti funesti  non  glielo  avessero  im- 
pedito.   Dopo    l'ultimo  concilio    di 
Roma,  fatale    alle  investiture,    ivi 
erasi  trattenuto   Guiberto   Correg- 
gia da  Parma,  arcivescovo  di  Ra- 
venna,  poi    antipapa    col  nome  di 
Clemente  IH.  Costui  vedendo  mol- 
ti  vescovi   e  primari    prelati  offesi 
dai    canoni    dettati    contrQ  il   vizio 
della    simonia    e    del     matrimonio 
degli  ecclesiastici,  pensò  che  questo 
generale  malcontento   del  clero  gli 
dovesse  aprire  l'adito  al  pontificato, 
ma  per  far  ciò  doversi  prima  toglie- 
re di  vita  chi  l'occupava.  Viveva  al- 
lora in  Roma  famoso  per  vita  sco- 
slumatissima  e  facinorosa  Cencio,  o 


^i6  ORE 

come  altri  chiamano  Cincius  o 
Quinzio,  figlio  di  Stefano  già  pre- 
fetto della  città,  e  già  partigiano 
dell'antipapa  Cadolao,  e  perciò  e 
per  altri  tremendi  misfatti  scomu- 
nicato da  Alessandro  II  che  poi  lo 
perdonò.  Padrone  di  varie  torri 
nel  centro  di  Roma ,  praticava  i 
giovani  più  ribaldi  della  città,  coi 
quali  operava  cose  funeste  ed  atro- 
ci; per  lo  splendor  de'  natali,  e 
per  le  molte  ricchezze  cumulate 
con  usurpazioni  era  assai  potente. 
Inoltre  Cencio  erasi  portalo  alla 
corte  di  Enrico  IV  per  offrirgli  la 
protezione  dell'antipapa  rivale  di 
Alessandro  II,  e  per  opera  sua  Ca- 
dolao era  penetrato  nel  Vaticano. 
In  questo  tempo  avea  fabbricato 
una  torre  alla  testa  del  ponte  che 
conduce  a  s.  Pietro,  dove  quelli  che 
lo  transitavano  dovevano  pagare  il 
pedaggio.  Del  che  avendolo  Gre- 
gorio VII  rimproverato  inutilmen- 
te spesse  volte,  un  tal  Cinzio  uomo 
pio  e  sollecito  del  buon  ordine 
nella  città,  di  cui  era  a  quel  tem- 
po prefetto ,  lo  fece  imprigionare. 
D'allora  in  poi  Cencio  divenne 
l'implacabile  nemico  del  Papa,  al 
comando  del  quale  attribuiva  la 
sua  cattività.  Liberato  quindi  per 
intercessione  de'  suoi  parenti,  e  per 
grazia  del  santo  Padre,  dovette  giu- 
rare a  s.  Pietro  di  mutar  vita  ,  e 
dare  cauzione  di  parecchi  ostaggi; 
la  torre  fu  demolita^  e  per  alcun 
tempo  Roma  fu  guarentita  dalle 
infestazioni. 

Un  tal  uomo  destramente  ten- 
tato da  Guiberto ,  venne  guada- 
gnato con  grandi  promesse,  che  si 
dice  gli  furono  fatte  a  nome  di 
Enrico  IV,  il  quale  vuoisi  che  aves- 
se creato  Cencio  secretarius  impe- 
rii. Non  si  deve  qui  tacere,  che 
eltri  chiamano  il  duca  Goffredo  o 


GRE 

meglio  Gozznlone  marito  di  Ma- 
tilde, unico  autore  della  congiura, 
che  perciò  più  tardi  fu  punito  da 
Dio  con  morte  infelice  e  strana, 
perchè  venne  trafìtto  mentre  si 
sgravava  di  un'occorrenza  del  cor- 
po. Sedotto  Cencio,  per  il  te- 
merario disegno  riunì  gli  antichi 
complici  di  sue  scelleratezze,  alcu- 
ni de'  quali  vivevano  lontani  da 
Roma,  i  più  audaci  vi  abitavano. 
Si  recò  nella  Lucania  ed  in  Pu- 
glia per  radunare  quanti  fuorusciti 
e  scomunicati  potè  :  visitò  Roberto 
Guiscardo,  e  tramò  ancora  con  lui 
atroce  congiura  contro  il  Pontefi- 
ce, nella  quale  fu  combinato  o  di 
ucciderlo,  o  di  darlo  in  balia  del- 
l'imperatore, il  quale  era  in  buo- 
na corrispondenza  con  Roberto. 
All'  esecuzione  dell'orrendo  misfat- 
to si  stabiPi  la  notte  precedente  la 
festa  del  Natale  1075,  mentre  Gre- 
gorio VII  doveva  celebrare  i  con- 
sueti uffizi  e  messa  nella  cappella 
del  Presepio  della  basilica  Liberia- 
na ^  cui  a  cagione  di  una  gelata 
impedì  al  divoto  popolo  d'interve- 
nirvi, e  solo  vi  si  portarono  i  ministri 
delle  pontifìcie  funzioni.  Il  Cancel- 
lieri nelle  Notizie  sulla  novena , 
vigilia  e  notte  di  Natale ,  p.  3o  , 
dice  che  accadde  quanto  narriamo 
nella  chiesa  di  s.  Anastasia ,  ovo 
solevano  i  Pontefici  celebrare  la 
seconda  festa  di  Natale.  Avendo 
penetrato  nel  tempio  Cencio  co 'suoi 
sicari  j  mentre  il  Papa  con  quelli 
che  avevano  ricevuto  la  santa  Eu- 
caristia slavano  profondamente  as- 
sorti nella  preghiera,  i  sicari  sfon- 
date le  porte  della  cappella,  e  fe- 
rendo chi  loro  si  opponeva,  si  av- 
ventarono addosso  alla  sacra  per- 
sona di  Gregorio  VII,  gli  strappa- 
rono i  capelli ,  lo  percossero  nel 
volto,  e  Cencio  con  la  spada  lo  feiì 


GRE 

in  fronte,  risuonando  le  volle  del- 
la chiesa  di  voci  orrende,  e  del 
gemito  de'  feriti  e  de'  moribondi. 
Il  Pontefice  fu  spogliato  de'  para- 
menti pontificali ,  e  senza  proferir 
lamento  o  dar  segno  di  debolezza, 
irrigando  il  suolo  col  suo  sangue, 
Sì  lasciò  strascinare  in  una  torre 
di  Cencio,  ov*  erano  già  pronti  i 
cavalli  per  trasportarlo  altrove. 
JVella  stessa  notte  corse  per  tutta 
Roma  la  novella  dell'assassinio  e 
del  ratto  del  Papa  :  le  campane 
suonarono  a  stormo,  i  cittadini  at- 
trupparonsi  in  armi,  tutte  le  porte 
furono  occupate  dai  nobili,  altri 
si  dierono  a  cercare  Gregorio  VII, 
ignari  se  fosse  vivo  e  dove.  Sapu- 
tosi che  il  Pontefice  era  chiuso 
nella  torre  di  Cencio,  al  mattino 
una  moltitudine  infinita  di  gente, 
innanzi  la  porta  con  alte  urla  chie- 
se la  liberazione  del  Papa,  indi  si 
accinse  con  macchine  ad  espugnar 
la  torre.  Forato  il  muro,  il  popo- 
lo invase  la  casa  di  Cencio,  mi- 
nacciando massacrar  tutti,  se  tosto 
Gregorio  VII  non  veniva  liberato. 
A  quelle  grida  il  sacrilego  Cencio 
cadde  sgomentato  a'  piedi  del  san- 
to Padre,  e  piangendo  lo  scongiu- 
rò di  perdono.  Gregorio  VII  eroi- 
camente glielo  concesse,  imponen- 
dogli per  penitenza  il  pellegrinag- 
gio di  Gerusalemme,  ch'egli  giurò 
di  eseguire,  ma  non  adempì  ,  che 
anzi  unito  ad  altri  empi  seguitò 
finché  visse  ad  insidiar  alla  pace 
ed  alla  vita  del  suo  virtuoso  libe- 
ratore. Affacciatosi  il  Pontefice  al 
balcone ,  accennò  al  popolo  di  ri- 
tirarsi, lo  benedì,  ed  invitò  i  capi 
a  salire  da  lui.  Il  popolo  non  com- 
prese il  cenno,  e  credutolo  segno 
di  esortazione ,  con  più  furore  si 
avventò  alla  breccia.  Finalmente  il 
Papa  fu  portato   fuori   in  trionfo, 


GRE  317 

ed  in  mezzo  al  giubilo  de'  romani 
fu  condotto  al  Campidoglio,  e  al 
termine  della  celebrazione  de'  divi- 
ni uffizi  e  santi  misteri;  rendendo 
i  romani  fervorose  grazie  a  Dio 
per  la  salvezza  del  suo  vicario. 
Come  poi  furono  scoperti  i  com- 
plici dell'  attentato,  si  diede  il  sac- 
co ai  loro  palazzi ,  e  fecesi  delle 
loro  terre  un  deserto:  ciò  che  fu 
trovato  di  Cencio  venne  distrutto 
col  fuoco,  ed  uccisi  i  suoi.  L'ese- 
crando assassino  si  pose  altrove  in 
salvo ,  e  vi  è  chi  dice  nella  corte 
cesarea,  ove  più  tardi  fu  scomunicato 
e  bandito  per  sempre  da  Roma.  Que- 
sta fu  abbandonata  daGuiberto  due 
giorni  dopo,  e  siccome  in  essa  era- 
gli fallito  il  pravo  disegno,  andò 
a  continuare  i  suoi  ambiziosi  in- 
trighi nell'Italia  superiore,  ove  tro- 
vò non  pochi  ecclesiastici  che  per 
un  medesimo  scopo  gli  si  congiun- 
sero, in  un  a  Tedaldo  di  Milano, 
ed  a  molti  vescovi  di  Lombardia, 
a' quali  poscia  aderì  il  cardinal  Ugo 
Candido  o  Bianco  inimicatosi  col 
Papa,  e  tutto  intento  a  muovergli 
contro  le  armi  collegate  di  Rober- 
to Guiscardo  e  di  Enrico  IV. 

Ad  onta  di  tanti  pericoli ,  im- 
perturbabile restò  fermo  Gregorio 
VII  ne*  suoi  divisamenti.  Enrico 
IV  dopo  la  dedizione  de' sassoni  e 
turingi  divenne  tutt'  aitilo  che  fi- 
glio obbediente  del  Pontefice,  qua- 
le erasi  dichiarato.  JNulla  rispetta- 
va di  ciò  che  proveniva  dalla  san- 
ta Sede,  beffandosi  di  sua  autori- 
tà e  decreti.  In  questo  tempo  la 
Germania  e  la  Chiesa  perdette  il 
magnanimo  Annone  arcivescovo  di 
Colonia,  il  quale  meritò  che  Dio  o- 
perasse  diversi  miracoli  sulla  sua 
tomba,  per  cui  la  Chiesa  lo  venera 
per  santo.  Correndo  l'anno  1076 
richiese    Enrico  IV    al    Papa    clic 


2l8 


GRE 


ftcomiinicnsse  tutti  i  vescovi  sasso» 
ni,  che  diceva  perfidi  e  autori  di 
ribellioni,  supponendo  clie  ignorasse 
l'esito  della  guerra  che  a  suo  mo- 
do gli  descrisse.  Ma  i  sassoni  tra- 
iliti  avendo  implorato  la  prolezio- 
ne della  Sede  apostolica ,  siccome 
tribunale  unico  capace  di  frenare 
il  dispotismo  imperiale ,  gravi  ed 
infinite  querele  diedero  contro  il 
re,  e  fèceio  la  più  deplorabile  di- 
pintura dell'  impero  germanico,  e 
quanto  gemesse  la  perseguitata  chie- 
sa; e  poiché  l'impero  romano  era 
feudo  della  medesima  santa  Sede, 
perciò  dovere  il  Papa  e  il  popolo 
di  Roma  provvedere  ad  un  gover- 
no migliore  ,  e  congregata  uu'  as- 
semblea di  principi  ,  eleggere  al 
trono  chi  più  meritasse  d'essere 
fatto  monarca.  Tali  accuse  non 
riuscirono  nuove  a  Gregorio  VI!, 
avendo  già  egli  scritto  al  re  d'un 
severo  tenore,  altamente  sdegnato 
contro  di  lui  per  l'elezione  de' ve- 
scovi ed  abbati  succennata,  fatta 
iu  onta  della  santa  Sede.  In  capo 
alla  quale  lettera  erano  scritte  que- 
ste notabili  parole:  Al  re  Enrico 
salute  e  la  benedizione  apostolica, 
ie  alla  Sede  apostolica  presterà 
r  ubbidì fnza  dovutale  da  chiunque 
('  cristiano.  Le  franche  e  terribili 
parole  del  santo  Padre  che  invitava 
il  re  a  ravvedersi,  furono  mute  all'a- 
nimo del  principe  superbo  ed  imper- 
vertito dalle  adulazioni  de'suoi  con- 
siglieri, la  maggior  parte  allacciati 
dalla  scomunica.  Nuovamente  Gre- 
gorìo  VII  scrisse  ad  Enrico  IV  do- 
po il  ricorso  de'  sassoni ,  perchè 
sollecitamente  dàsse  ai  vescovi  esu- 
li o  imprigionati  la  libertà,  i  be- 
ni confiscati  e  le  chiese;  dichiaran- 
dogli che  un  concilio  eh'  egli  me- 
desimo aviebbe  presieduto  ,  giudi- 
cherebbe coufurme    ai  canoni  del- 


GRE 

la  santa  Sede  se  fpielli  meritassero 
la  scomunica  o  il  risarcimento  del 
diinno:  che  se  poi  cesare,  contu- 
ra.ice  al  decreto  del  Papa,  si  osti- 
nasse nel  suo  commercio  coi  re- 
probi, allora  la  spada  di  s.  Pietro 
lo  avrebbe  sterminato  dal  grembo 
di  santa  Chiesa  ;  al  che  Gregorio 
VII  aggiunse  parecchie  altre  cen- 
sure intorno  la  prava  condotta  del 
re,  le  quali  furono  poscia  confer- 
mate dai  legati  apostolici.  Per  tal 
modo  ogni  speranza  riposta  da  ce- 
sare nella  connivenza  del  Pontefi- 
ce svanì ,  ma  ciò  che  più  lo  tra- 
fisse sul  vivo  fu  la  minaccia  della 
scomunica.  Venuto  in  sospetto  che 
Gregorio  VII  fidasse  sui  sassoni, 
nella  dieta  di  Goslar  pronunciò  il 
destino  de'  suoi  prigioni,  fece  giu- 
rar tutti  che  alla  sua  moite  gli 
sarebbe  successo  il  figlio  Corrado 
non  ancora  uscito  d'infanzia,  ed  a 
guastare  al  Pontefice  ogni  disegno, 
restitm  la  libeità  ad  Ottone  di 
Nordheim,  anima  di  quante  me- 
morabili gesta  eransi  operate  nella 
Sassonia,  e  per  meglio  guadagnar- 
lo mostrò  di  deferire  in  tutto  ai 
suo  consiglio,  a  preferenza  di  quel- 
lo de'  favoriti.  Nella  stessa  dieta 
Enrico  IV  mostrò  ai  ledati  del  Pa- 
pa  quanto  poco  curasse  le  minac- 
ce della  santa  Sede ,  eleggendo  a 
successore  di  s.  Annone  cogli  em- 
blemi dell'investitura,  l'indegno  ed 
oscuro  prete  Idolfo,  ad  onta  del 
malcontento  di  que'  di   Colonia. 

Intanto  i  legati  di  Gregorio  VII 
intimarono  ad  Enrico  IV  la  cita- 
zione di  comparire  innanzi  al  con- 
cilio di  Roma  a  purgarsi  delle  ac- 
cuse che  gli  venivano  fatte  dai  sas- 
soni, sotto  pena  di  essere  pronun- 
ciato ribelle  e  decaduto  dai  diritti 
della  comunione  ecclesiastica:  a  tali 
parole    cesare     furibondo     scaeciol- 


GRE 

li .     Indi     Enrico  IV  spedai    corrie- 
ri per     ogni  provincia    del     rfgno 
onde  convocare    i     suoi  satelliti   in 
Worms,    e    poco  dopo     vi     si    re- 
cò  egli    stesso    con    una    luano  di 
militi.   Accorse  quivi   un   gran   nu- 
giero  di   duchi,   conti  e  baroni   te- 
deschi, di  abbati,   diaconi,   vescovi, 
metropoliti  ,    e    tra    di    essi    diver- 
si  scomunicati,    come     il     cardinal 
Ugo  Candido  complice  di  Guiber- 
to.   Il  Cardella    chiama    Ugo   famo- 
so giureconsulto,    eccellente  orato- 
re e  filosofo,  incostante  e  di    dub- 
bia fede:  creato  cardinale   da  s.  Leo- 
ne IX,    fu    scomunicato    e  deposto 
piima  da   Nicolò    11,    poi    da    Ales- 
sandro li,  e  da  s.  Giegorio  \'1I  the 
in    principio    del    pontificato    ave» 
ben  servilo.    Congregati   i  suddetti 
prelati    in  conciliabolo,   ascendendo 
il   numero  de'  vescovi   a  venticjiiat- 
Iro,  sorse  il  cardinal   Ugo,   e  pro- 
dusse contro  il  Pontefice  un   libel- 
lo   d'infamia    ov' erano    notati    gli 
umili     natali ,    e    le  cattive    azioni 
prima  e  dopo  che  fosse  Papa,  col- 
l' innestarvi   tratto  tratto  le  calun- 
nie   più  gravi   e   le    più    disoneste 
menzogne.   Il   medesimo    recitò  al- 
cune lettere    false    piene  d'impre- 
cazioni contro  Gregorio  VII,  e  por- 
tanti il  voto   che   si  deponesse,  o 
si  eleggesse  altro  pastore  ;   indi  eb- 
be r  impudenza  di  attribuir  le  let- 
tere parte  a'  vescovi  e  prelati  lom- 
bardi, parte  a' cardinali,  al  popo- 
lo e  senato  romano.   Le  principali 
accuse    o  sfrontate    imposture    per 
denigrare    il    degno    successore    di 
s.  Pietro  ,    furono  un  complesso  di 
scempiaggini    inverosimili   che  non 
meritano    riportarsi ,    non    potendo 
inventarsi    altro  a  danno    di  Gre- 
gorio VII,   pei  suoi  santi  ed  integri 
costumi.   Cesare  ancorché  conostes- 
se troppo  bene    Giegorio  VII,  per 


GRE  aig 

non  sentire  l'assurdità  di  tante  ca- 
lunnie, pure  si  compiacque  che  al 
più  degli  astanti  paressero  vere. 
Due  giorni  durò  la  consulta  sci- 
smatica, al  terzo  si  deliberò  di 
combattere  il  Papa  colle  armi  stes- 
se di  lui  :  lo  giudicarono  colpevo- 
le di  simonia  ,  e  compilarono  un 
atto  di  deposizione,  cui  tutti  i  pre- 
lati impressero  i  loro  sigilli  ;  e 
pel  primo  sottoscrisse  Enrico  IV 
re  di  Germania  ,  ad  onta  che  di- 
versi prelati  protestarono  dell'ille- 
galità dell'  alto.  Sigofiedo  di  Ma- 
gonza  é  creduto  il  motore  di  que- 
sto riprovevole  consiglio,  e  l'agen- 
te principale  di  sì  scandaloso  con- 
ciliabolo. Poco  dopo  cesare  mandò 
diverse  ambascerie  ai  vescovi  e 
prelati  italiani,  principalmente  lom- 
bardi e  della  Marca  d'Ancona, 
esortandoli  per  iscritto  ed  a  voce 
che  dovessero  approvare  la  con- 
danna del  sommo  Pontefice  non 
meno  esoso  a  loro  che  a  lui.  Que- 
sti si  riunirono  prontamente  in 
conciliabolo  a  Pavia,  ove  non  solo 
riconobbero  l'autorità  di  quell'at- 
to, ma  pel  vecchio  rancore  che  te- 
nevano contro  Gregorio  VII,  giu- 
rarono eziandio  di  non  più  pre- 
stare obbedienza  al  Pontefice  de- 
posto in  Worms  nello  stesso  anno. 
Avuto  il  consenso  del  clero,  En- 
rico IV  tentò  di  sedurre  i  romani, 
ai  quali  inviò  distinti  doni  accom- 
pagnati da  iniqua  lettera.  In  essa 
gli  acchiuse  copia  dell'altra  più 
infame  scritta  ad  Ildebrando,  così 
chiamando  il  Papa ,  nella  quale 
rimproverandogli  a  suo  modo  quan- 
to avea  fatto  per  zelo  del  suo  do- 
vere ,  con  insolenti  calunnie  gli 
partecipava  la  sentenza  di  Worms, 
giusta  Ih  quale  egli  come  re  di  Ger- 
mania diceva:  ti  pronuncio  decaduto 
da  mui  i  diritti,  che  tu  hai  usur' 


320  GRE 

palo  di  Pitpn ,  e  ti  comando  di 
scendere  dalla  sede  di  questa  cit- 
tà della  quale  i  liberi  suffragi  del 
■popolo  mi  han  creato  patrizio  e 
sovrano  (  P'edi  Patrizio  di  Roma). 
^fella  lettera  nccom[iagnatoria ,  il 
le  eccitò  il  popolo  e  senato  roma- 
no a  condannare  e  strappare  dal 
trono  Ildebrando,  tiranno,  usurpa- 
tore della  sede,  traditore  dell'im- 
pero romano,  insidiatore  della  sa- 
lute nostra  e  comune.  Queste  in- 
giuriose lettere  dicoiisi  compilate 
dai   simomaci  lombardi. 

Rolando  prete  indegno  di  Par- 
ma ebbe  r  audacia  di  prendere 
]'  incarico  di  portare  in  Roma  le 
due  lettere,  e  gli  atti  del  concilia- 
bolo, e  siccome  Gregorio  VII  in 
que' giorni  avea  intimato  un  con- 
cilio, Rolando  affrettò  il  viaggiOjC 
giunto  in  Roma,  come  furono  i  ve- 
scovi congregati  in  Vaticano  intor- 
no al  Papa  assiso  in  dignitoso  so- 
glio, entrò  Rolando,  mostrò  le  let- 
tere credenziali,  e  direttosi  a  Gre- 
gorio VII  gli  disse,  che  il  re  suo 
signore  e  tutti  i  vescovi  d'oltre- 
roonte  e  d'Italia  gli  comandava- 
no di  scendere  dall'  usurpata  sede 
di  s.  Pietro,  e  che  ninno  poteva 
levarsi  a  maestro  di  tutti  i  fedeli, 
se  non  eletto  dai  vescovi  ,  e  con- 
fermalo dal  patrizio  di  Roma  ;  in- 
di rivoltosi  al  clero,  lo  avvertì  che 
nel  dì  della  Pentecoste  dovesse  pre- 
sentarsi ad  Enrico  IV  per  riceve- 
re dalle  sue  mani  il  Pontefice;  ed 
Ildebrando  non  essere  che  lupo 
rapace,  e  tiranno.  Immantinenti  il 
prefetto,  i  giudici,  e  i  soldati  di 
Roma  sguainatele  spade  si  avventa- 
rono addosso  allo  sconsigliato  pre- 
te, e  lo  avrebbero  trafitto  a'  piedi 
del  Papa,  se  questi  non  gli  avesse 
fatto  scudo  col  proprio  petto,  e 
placato  il  furore   de' nobili,   racco- 


GRE 

mandò  di  non  spargere  il  sangue, 
e  di  aspettar  con  coraggio  l' ora 
della  persecuzione,  colla  prudenza 
del  serpente,  e  4a  dolcezza  e  sem- 
plicità della  colomba,  preparandosi 
al  martirio,  e  che  niun  pericolo  li 
dovesse  separare  dalla  carità  del 
Signore.  Aperta  quindi  la  lettera 
del  re,  con  tranquillità  di  spirito, 
e  mirabile  serenità  di  fronte  la 
recitò.  L' intestazione  portava  que- 
ste parole  :  Enrico  non  per  usur- 
pazione ma  per  voler  di  Dio  re 
di  Germania ,  a  Ildebrando  non 
Papa  ma  falso  monaco.  La  lettu- 
ra del  nefando  scritto  suscitò  tale 
tumulto  nel  sinodo  che  al  messo 
imperiale  fu  gran  favore  il  campar 
la  vita,  per  la  prudenza  del  Papa 
che  prorogò  il  concilio  al  dì  se- 
guente ;  congregato  il  quale  pre- 
senti centodieci  vescovi  e  prelati, 
parlò  Gregorio  VII  con  gran  indul- 
genza del  re,  esortandolo  colle  soavi 
ammonizioni  di  padre  a  liberare  i 
vescovi  ed  abbati  prigioni.  Com- 
piuto il  discorso,  levossi  l'intiera 
assemblea,  e  scongiurando  il  Papa 
che  sguainata  la  spada  di  s.  Pie- 
tro scomunicasse  un  monarca  ri- 
belle, bestemmiatore,  tiranno,  giurò 
di  non  abbandonare  un  Pontefice 
eh'  era  padre  e  patrono  comune , 
di  voler  correre  qualunque  sorte 
con  lui,  e  subir  volentieri  il  mar- 
tirio. Allora  Gregorio  VII  sorto  dal 
soglio,  fra  le  acclamazioni  del  sinodo, 
pronunciò  condannato  il  monarca  e 
pregandogli  l'anatema  da  Dio,  me- 
ritando riportarsi  le  seguenti  parole. 
»  Fermo  nella  fiducia',  che  il  vi- 
cario di  Gesù  Cristo  possa  scio- 
gliere e  legare  quaggiù ,  ciò  che 
dev'essere  sciolto  e  legato  ne' cieli, 
non  per  consiglio  mondano,  ma  per 
la  salute  e  l' onor  della  Chiesa,  io 
legittimo  Papa  e  vero  luogotenente 


GRE 
di  Dio  scomunico  in  nome  del  Pa- 
dre, del  Figliuolo,  e  dello  Spirito 
Santo  Enrico  re,  di  Germania  fi- 
glio di  Enrico  imperatore  de'  ro- 
mani ,  che  con  inaudita  superbia 
perseguita  ed  oppugna  la  Chiesa, 
gì' interdico  il  governo  del  regno 
tedesco  e  dell'Italia;  sciolgo  lutti  i 
cristiani  dal  giuramento  che  gli  han- 
no dato  e  daranno,  e  vieto  a  lutti  e 
a  ciascuno  che  d'ora  innanzi  ubbidi- 
scano a  lui  come  a  re,  imperciocché 
chi  rinega  l' autorità  della  Chiesa  , 
perde  l'autorità  che  tiene  dalla  Chie- 
sa". Se  questa  misura  assai  forte  ma 
necessaria,  fu  biasimata  da  Ottone  di 
Frisinga  nipote  del  deposto,  e  da  tut- 
ti i  vescovi  e  prelati  scismatici,  ebbe 
però  l'approvazione  di  tutti  gli  uomi- 
ni buoni  e  sapienti  di  quell'epoca.  Nel 
concilio  medesimo  il  Papa  scomuni- 
cò alcuni  vescovi  del  conciliabolo,  ad 
altri  rinnovò  le  antiche  censure,  ad 
altri  poi  intimò  la  comparsa  al  tri- 
bunale apostolico,  minacciando  loro 
egual  castigo  se  contumaci.  Nel  gior- 
no medesimo  giunsero  di  Germania 
alcune  lettere  di  vescovi  ed  abbati  tu- 
ringi,  i  quali  confessando  H  Joro  fallo, 
implorando  il  pontificio  perdono,  pro- 
mettevano ubbidirgli  in  appresso.  Il 
clero  lombardo  fu  dichiarato  ribelle 
e  scismatico,  molti  vescovi  e  conti 
francesi  furono  scomunicati  per  com- 
plici; nell'alta  Italia  non  andarono 
immuni  che  i  vescovi  di  Aquileia  e 
di  Venezia,  siccome  innocenti. 

Comunemente  si  attribuisce  a  que- 
st'epoca il  così  detto  Dettalo  dd  Pa- 
pa, Dictalus  Papae,  cioè  ventisette 
sentenze  o  massime,  che  alcuni  chia- 
mano decisioni  papali,  le  quali  com- 
pendiano in  se  tutto  quanto  è  della 
dottrina  ecclesiastica,  dell'istituto  dei 
Papi,  e  della  credenza  dei  tempi.  Es- 
se formano  un  tutto  gigante,  anima- 
to da  un  unico  spìrito,  cioè  la  liber- 


GRE  aai 

tà  della  Chiesa,  l'onnipotenza  del  Pa- 
pa, la  sovranità  della  croce  sopra  la 
spada,  in  una  parola  la  sovranità  spi- 
rituale e  temporale  del  Pontefice  ro- 
mano. E  opinione  che  un  ammira- 
tore di  Gregorio  VII  abbia  estratto 
queste  idee  dalla  vita,  dallo  spirito, 
e  dalle  gesta  di  lui,  ed  ascrittele  al- 
l'epoca di  questo  concilio,  nel  quale 
appunto  si  diede  vigore  alla  maggior 
parte  di  esse.  Dopo  la  pistola  55  del 
libro  2  di  s.  Gregorio  VII,  presso 
Labbé,  Condì,  t.  X,  col.  iio;  nel- 
l'Arduino t.  VI,  col.  i8o4.  e  nel 
Gretsero,  in  Vita  Gregorii  VII,  O- 
per.  t.  VI,  p.  io5,  si  leggono  le  ven- 
tisette sentenze  o  proposizioni,  nelle 
quali  si  contengono  i  diritti  del  ro- 
mano Pontefice  che  hanno  il  detto 
titolo  Dictatiis  Papae.  W^^ivomo  al- 
l'anno 1075,  n.  3i,è  di  sentimento 
ch'esse  appartengano  al  concilio  ro- 
mano in  discorso.  Tutte  le  espone  e 
difende  Cristiano  Lupo,  Oper.  par. 
V,  p.  164.  Pietro  de  Marca,  De  con- 
cordia sacerd.  et  imper.  lib.  I,  cap. 
1  I,  §  7,  e  lib.  VII,  cap.  26, §  4>  *'•- 
ma  similmente  che  Gregorio  VII  ne 
sia  l'autore,  come  pure  il  Cenni  nel- 
la sua  disseriazione  V  di  Storia  ec~ 
clesiastica,  t.  I,  p.  166.  Di  contrario 
sentimento  però  sonoLaunoio,  lib.  6, 
Epist.  i3;  Natale  Alessandro,  Hist. 
eccles.  saec.  XI  e  XII,  dissert.  3,  e  il 
Dupin,  in  Nova  bibliot.  auctor.  ec- 
cles. t.  Vili,  saec.  XI,  cap.  5,  p.  68 
e  69.  Chiuso  il  concilio,  Gregorio 
VII  dettò  due  lettere  ai  vescovi,  du- 
chi, conti  e  vassalli  dell'impero  teu- 
tonico, in  difesa  della  fede  cristiana, 
piene  di  una  maestà  severa  ma  tem- 
perante :  addusse  i  molivi  pei  quali 
si  determinò  a  percuotere  coli'  ana- 
tema il  monarca  alemanno,  che  se 
farà  penitenza,  egli  qual  padre  de'fe- 
deli  aprirà  le  braccia  a  raccoglierlo 
nel  seno  di  santa  Chiesa,  ad  onta  che 


222  GRE 

abbia  tramato  contro  di  lui.  Tulli  i 
partigiani  di  Enrico  IV  non  cuntese- 
)-o  al  Papa  il  diritto  di  scomunicar 
l'imperatore,  ma  sostenevano  che  non 
lo  poteva  fare,  se  non  dopo  averlo  ac- 
cusato, e  convinto  in  giudizio.  Pro- 
mulgata in  Germania  la  scomunica, 
rimasero  spaventati  tutti  i  tedeschi. 
Mentre  cesare  era  in  Utrecht  presso 
l'arcivescovo  Guglielmo  scomunicato, 
l'ambasciatore  da  lui  mandato  in  Ita- 
lia gl'intimo  la  scomunica,  e  l'inter- 
detto dalle  insegne  reali.  Enrico  IV 
subito  si  conturbò,  ma  confoi  tato  da 
Guglielmo  a  sperare,  affettò  indiflè- 
renza.  Dopo  due  giorni  celebrando 
l'arcivescovo  la  Pasqua  nella  sua 
chiesa^  salito  sul  pergamo  ad  annun- 
ziar la  parola  di  Dio,  ruppe  in  fiera 
invettiva  contro  Gregario  VII,  e  po- 
se in  ridicolo  la  sua  scomunica.  Ma 
appena  ne  fu  disceso,  sorpreso  e  stra- 
ziato d'atroci  dolori,  confessò  la  nera 
calunnia  per  le  infamie  dette  del  Pa- 
pa, disse  vedersi  circondato  dai  de- 
moni, e  che  si  dicesse  al  re,  ch'egli  e 
tutti  i  fautori  di  tante  iniquità  erano 
perduti,  e  spirò.  Contemporaneo  fu  lo 
scoppio  d'un  tuono,  e  la  caduta  d'u- 
na fiamma  dal  cielo  che  arse  il  per- 
gamo ed  il  seggio  vescovile,  mentre 
j)er  in>provviso  tenemuolo  si  profon- 
dò il  palazzo  reale.  Poco  dopo  Ber- 
nardo di  Misnia  cadde  da  cavallo,  e 
sfracellossi  le  tempie  jEppone  di  Zeilz 
affogò  nel  guadare  un  ruscello,  e 
a  tali  disastri  si  aggiunse  un  or- 
rendo assassinio.  Ad  Anversa  Gof- 
fredo o  Gozzelone,  nemico  del  Pa- 
pa e  gran  partigiano  di  cesare , 
venne  ucciso  più  tardi,  come  di  so- 
pra accennammo.  Intorno  a  quel 
tempo  fu  rapito  da  morte  improv- 
visa anche  il  vescovo  Enrico  di 
Spira.  Così  propagossi  per  la  Ger- 
mania lo  spavento  de'  segni  celesti, 
tt  delle  repentine  morti    dei  nobili 


GRE 

scomunicati  dal  Pontefice  ;  le  quali 
al  popolo  attonito  attestavano  la 
tremenda  ira  di  Dio,  e  la  vendetta 
del  santo  oltraggiato  :  molti  impreca- 
vano il  Papa,  molti  ribellaronsi  al  re. 
I  fautori  di  questi  spacciarono  esser 
nulla  la  scomunica,  e  che  il  trono 
donde  era  stata  lanciata,  subito  era 
crollato.  Alla  manifesta  ira  del  cielo 
i  principi  costernati  trema  vano,  cos'i  i 
vescovi;  molti  si  convertirono,  chiesero 
al  Papa  misericordia,  e  fecero  il  pelle- 
grinaggio di  Roma,  così  Udone  di  Tre* 
veri.  Ermanno  di  Metz,  ritiratosi  dal- 
l'amicizia del  re,  ricercò  per  lettera  al 
Pontefice,  che  cosa  rispondere  a  chi 
pareva  ingiustizia  che  il  Papa  scomu- 
nicasse un  monarca ,  e  sciogliesse 
i  sudditi  dal  giuramento.  Gregorio 
VII  egregiamente  gli  rispose  e  lo  con- 
vinse. V .  Giuramento,  e  ScoMumcA. 
Tanto  ne'tedeschi  fu  l'orrore  del- 
l'ira pontifìcia,  e  dei  fulmini  della 
santa  Sede,  chei  principi  custodi  dei 
nobili  prigioni  aprirono  loro  occulta- 
mente le  carceri  :  liberi  i  sassoni  dal- 
la dura  cauzione,  giubilando  torna- 
rono in  patria,  ma  trovarono  un  po- 
polo schiavo,  obbligato  a  frequenti 
tributi,  a  fabbricar  torri,  castelli, car- 
ceri; bersaglio  di  soldati  devastatori, 
immemore  o  disperato  di  libertà. 
Teodorico  e  Guglielmo,  figli  del  con- 
te Gerone,  giurarono  di  vendicar  la 
patria,  fecero  rinascere  la  speranza  di 
salvarsi,  eben  presto  si  videro  alla  te- 
sta di  numerosi  armati;  i  principi  li- 
berati rianimarono  i  sassoni,  cessaro- 
no le  gare,  e  tutti  piombarono  sui 
satelliti  cesarei,  espugnarono  le  roc- 
che, e  i  costumi  antichi  rinnovaronsi. 
Ottone  di  Nordheim,  lasciato  Harz- 
burg,  si  ricongiunse  ai  fratelli  :  per  tal 
modo  la  lega  sassone  risorse  nella  pri- 
miera sua  forza,  e  non  respirò  che  li- 
bertà o  morte.  I  vecchi  amici  di  ce- 
sare pcù  coscienziosi,  spaventati  dal 


GRE  GRE                    2^5 

Papa,  si  riliiarono  «la  lui ,  e  pei  leggevano  in  German'in  i  diritti 
pi-imi  Rodolfo  di  Svevia,  e  Bertol-  della  santa  Sede  :  che  le  sentenze 
do  carintio,  imitati  da  Guelfo  du-  de' sacri  canoni  chiaiamenle  inse- 
ca  de'bavari,  e  da  altri;  laonde  gnavano  a  tutti  quale  fosse  l'atti* 
poi  sorse  una  lega  nel  cuor  di  tudine  di  Enrico  IV  rispetto  a^ 
Germania,  in  Baviera,  Svevia  e  gli  altri  cristiani;  ma  poiché,  e 
Franconia,  e  propagatasi  nelle  ter-  Dio  esserne  testimonio,  non  giti 
re  lombarde,  aflbgò  tutto  il  regno,  per  umana  superbia  o  per  vana 
Come  Enrico  IV  seppe  tutte  que-  ambizione ,  ma  per  amore  della 
ste  cose  n'  ebbe  gran  timore.  Per  santa  Chiesa,  e  per  conservarle  la 
esplorare  gli  animi  ,  dopo  aver  disciplina  istituita  dagli  apostoli  e 
messo  i  nobili  ai  cartelli  di  bando,  prescritta  da  Dio,  il  vicario  di  Gè* 
intimò  per  la  Pentecoste  del  1076  su  Cristo  lo  ha  dovuto  pimir  d'n- 
una  dieta  in  Worms,  per  dar  se-  natema,  perciò  qualoia  egli  si  con- 
sto ai  scompigli  del  reame;  ma  per  verta  al  Signore ,  devono  i  tede-* 
mancanza  dell'  intervento  de'  prin-  schi  non  già  trattarlo  con  quello 
cipi ,  fu  costretto  trasferir  l'assem-  giustizia  che  gli  toglie  l'impero, 
blea  a  Magonza,  e  sebbene  pregas-  tua  con  quella  misericordia  che  ne 
se  niuno  comparve.  Più  non  ci  perdona  e  cancella  le  colpe.  E  pas- 
volle  perchè  il  re  conoscesse  i  suoi  sando  ad  altri  salutari  consigli  pel 
principi,  e  tremasse  per  la  sua  co-  ravvedimento  di  Enrico  IV ,  sog- 
rona.  In  questo  tempo  Burcardo  giunse  :  »»  S'egli  ascolta  i  vostri  av-' 
d' Hnlberstadt  evase  da  Eniico  IV,  vertimenli,  «e  promette  obbedienzrt 
eh'  ebbe  in  lui  un  nemico  fiero  e  all'  apostolo  ed  al  vicario  di  No- 
potenle ,  riparando  come  altri  in  stro  Signore ,  voglio  che  tosto  mi 
Sassonia.  Ogni  giorno  nuove  sven-  informiate  del  suo  sincero  ravvedi* 
ture  afflissero  il  coraggio  del  re  mento,  onde  in  un  concilio  di  ve- 
che  sì  vide  abbandonato  dai  più  scovi  deliberare  a  bene  del  roma- 
fidi  ;  tenne  allora  linguaggio  piìi  no  impero  e  di  lui.  Nessun  vesco- 
lusinghierOj  ma  non  fu  ascoltato ,  vo  intanto  oserà  prosciogliere  En- 
nemmeno  dai  sassoni  che  a  prova  vico  IV  dal  vincolo  dell'anatema, 
lo  aveano  per  falso.  Sciolse  i  cep-  se  prima  non  gliene  avremo  com- 
pi dei  superstiti  prigioni ,  perchè  partita  noi  l' autorità.  Ma  se  il 
l'aiutassero  9  ristabilire  l'ordine  cuore  dell'empio  è  induralo,  chia- 
pubblico,  e  a  sedare  la  ribellione  mate  al  governo  del  regno  un 
del  popolo.  Coi  boemi  repentina-  principe  il  quale  giuri  e  fornisca 
mente  Enrico  IV  si  gittò  sulla  Mi-  cauzione  che  si  manterrà  sempre 
sia,  per  cui  i  sassoni  s'infiamma-  obbediente  alla  santa  Sede,  ed  ese- 
rono  alla  vendetta  che  anelavano  guirà  fedelmente  i  decreti  pronun- 
con  entusiasmo^  corsero  ai  confini,  ziati  dal  santo  concilio  a  gloria 
ma  cesare  travagliato  da  timori  ri-  della  religione  e  del  regno.  Acciò 
tornò  a  W^orms.  Rinnovarono  i  poi  noi  ad  esempio  degli  antichi 
sassoni  le  loro  alleanze ,  e  consul-  Pontefici  confermiamo  la  vostra 
tarono  il  Papa  se  fosse  lecito  il  elezione,  se  mai  fosse  indispensabi- 
chiamare  un  altro  principe  al  tro-  le  deporre  Enrico  IV  dal  trono,  e 
no;  e  Gregorio  VII  rispose  a' ve-  coli' autorità  dell'apostolo  la  reu- 
stxìvi,  duchi  e  baroni,  i  quali  prò-  diamo  santa  e  venerabile  iu  faccia 


2-^4  GRE 

alia  terra,  è  d'uopo  che  ci  facciate 
conoscere  i  costumi,  la  condizione, 
i  sentimenti  del  principe  al  quale 
mirano  sin  dora  i  vostri  voti.  Non 
vi  trattenga  il  giuramento  prestato 
ad  Agnese,  perchè  essa  a  tutto  pre- 
ferisce la  salute  comune,  e  i  decre- 
ti infallibili  della  Sede  apostolica  ; 
è  però  bene  che  deposto  Enrico  IV 
richiediate  lei  e  noi  che  vi  dob- 
biamo consigliare  e  dirigere  nella 
necessaria  elezione  di  un  re  ". 

Allora,  secondochè  consigliavano 
le  ragioni  del  giusto,  ì  baroni  ra- 
dunatisi nel  castello  di  Ulma,  dopo 
lunga  deliberazione  decisero ,  che 
tutti  que'  principi  ai  quali  il  bene 
della  patria  era  caro,  si  trovassero 
a'  i5  ottobre  1076  nel  palazzo 
municipale  di  Tribur,  onde  rime- 
diare a  tanti  mali  dei  regno,  e  ri- 
donare alla  travagliata  Chiesa  la 
pace.  11  giorno  slesso  i  corrieri  ca- 
valcarono per  Loi'ena ,  Baviera, 
Sassonia ,  Svevia  e  Franconia ,  in- 
vitando tutti  i  nobili  alla  dieta , 
per  la  salute  comune  che  perico- 
lava. A  tale  novella  i  fautori  di 
Enrico  IV  tremarono;  l'arcivescovo 
di  Magonza  e  gli  altri  prelati  mag- 
giori si  staccarono  dalle  parti  di 
un  re  scomunicato ,  e  tanto  più 
volentieri  passarono  a'  suoi  nemici, 
avendo  il  Papa  proposto  loro  1'  as- 
soluzione della  scomunica  in  pre- 
mio di  conversione:  per  tal, modo 
in  breve  tempo  tutti  i  principi 
dell'  impero  germanico  si  separa- 
rono dal  re,  tranne  il  conte  Ebe- 
rardo ,  chiamato  ombra  di  Enri- 
co IV.  Tutti  i  principi  alla  testa 
di  grosse  squadre  a  cavallo  si  por- 
tarono alla  dieta,  deliberali  di  de- 
porre Enrico  IV  e  di  eleggere  un 
re  :  i  legati  del  Papa  furono  Sic- 
cardo  patriarca  d'  Aquileia,  ed  Alt- 
mauQO  vescovo  di   Padova.    Tutti 


GRE 

si  riconciliarono  ed  abbracciarono 
in  mezzo  agli  applausi ,  cessarono 
le  inimicizie,  e  promisero  che  chiun- 
que fosse  chiamato  a  regnare ,  o- 
gnuno  senza  gelosia  gli  darebbe  il 
voto.  Come  i'  assemblea  fu  radu- 
nata, i  legati  romani,  che  la  pre- 
siedevano ,  dichiararono  in  nome 
del  Pontefìce  che  Enrico  IV  re  di 
Germania  era  stato  per  le  molte 
sue  colpe  giustamente  condannato 
dalla  santa  Sede;  che  il  Papa  avreb- 
be acconsentito  alla  elezione  di  un 
re ,  e  confermatala  anzi  colla  sua 
autorità  di  supremo  signore  del 
feudo  ;  ma  eh'  eglino  legati  ponti- 
fìcii non  volevano  avere  commer- 
cio con  quelli  che  lo  avevano  avu- 
to cogli  scomunicati,  finché  non 
avessero  implorato  l'assoluzione  da 
Altmanno.  Dopo  tale  protesta  fu 
messa  a  partito  con  mirabile  con- 
cordia la  persona  da  eleggersi  in 
re,  ne'  sette  giorni  che  durò  l'as- 
semblea. In»  ciascuna  tornata  si 
esposero  dai  principi  i  disordini,  t 
pericoli,  il  bisogno  del  regno  ger- 
manico, e  maledicendo  il  re,  ram- 
mentavano le  crudeli  ingiurie  pa- 
tite da  tutti,  le  violenze,  i  massa- 
cri, le  imposizioni  gravose,  gli  scan- 
dali, la  gloria  dell'impero  perduta. 
Enrico  IV  eh*  erasi  ritirato  ad  Op- 
penheim vicino  a  Magonza  ed  a 
Tribur,  ogni  giorno  mandò  ai  prin- 
cipi deputati  per  scongiurarli  di 
essere  pietosi,  promettendo  cambia- 
mento di  condotta,  rinunzia  a  tut- 
ti i  regi  diritti ,  cauzioni  di  sue 
promesse,  solo  contento  delle  inse- 
gne reali  ereditate  dal  padre,  che 
non  poteva  abbandonar  senza  igno- 
minia. Rispondevano  i  principi  saper 
per  lunga  esperienza  il  valor  delle  sue 
parole,  la  loro  troppa  sofferenza  es- 
sere stata  fatale  all'impero,  non  po- 
ter comunicar  con  lui, siccome  scomu- 


ORE 

tiicato,  aver  ormai  deliberalo  eleg- 
gere un  duce  che  li  guidi  a  pugnar 
con  coloro  che  fanno  guerra  all'  e- 
terna  giustizia,  ed  alla  divina  autori- 
tà della  Chiesa.  Troncate  le  pratiche 
Enrico  IV  radunò  in  Oppenheim 
tutti  i  suoi  uomini  d'arme^  onde  vin- 
cere o  morire  da  sé.  Allora  i  princi- 
pi per  riflessi  prudenti  gì'  inviarono 
Una  deputazione,  dicendogli  che  seb- 
bene le  sue  perfidie  fossero  chiare  co- 
me la  luce  del  sole,  la  dieta  ne  ri- 
metteva la  condanna  o  T assoluzio- 
ne al  Pontefice  che  inviterebbero 
in  Augusta,  perchè  intese  le  ragio- 
ni d'  ambe  le  parti,  pronunziasse  la 
sentenza  finale  con  altre  condizioni. 
Le  principali  furono  di  confessare 
in  iscritto  di  aver  fatto  ingiustizia 
al  popolo  sassone  e  svevo;  recarsi 
entro  un  anno  a  Roma  per  impe- 
trarvi il  perdono  dal  Papa;  eseguir 
in  tutto  i  voleri  del  santo  Padre; 
purgar  la  sua  corte  dalle  femmine 
infami,  libertini  e  scomunicati  j  li- 
cenziar l'esercito,  e  ritirarsi  a  vita 
privata  col  vescovo  di  Verdun  ed 
nitri  ecclesiastici;  non  immischiarsi 
negli  affari  del  i-egno,  ne  portar  le 
insegne  regie  finche  non  fosse  as- 
soluto da  un  sinodo.  Dal  canto  lo- 
ro promettevano  i  principi  che  s'e- 
gli avesse  osservato  i  patti ,  gli 
avrebbero  fornito  un'  armata  pel 
viaggio  d' Italia,  intercessogli  gra- 
zia dalla  santa  Sede ,  offrendo  a 
Gregorio  VII  di  cacciar  di  Puglia 
e  di  Calabria  i  normanni  usurpa- 
tori del  patrimonio  romano,  e  de- 
dicar que'  paesi  alla  sovranità  di 
s.  Pietro,  qualora  il  Papa  assolves- 
se il  re  pentito ,  e  gli  cingesse  la 
corona  imperiale.  Come  Enrico  IV 
ebbe  letto  i  capitoli ,  sulle  prime 
ne  fu  stomacato ,  ma  riflettendo 
meglio  giurò  di  osservarli ,  licen- 
tiò  gli  scomunicati ,  levò  i  presidii 

voi.    XXII!. 


GRE  225 

dalle  torri  e  città,  licenziò  l' eser- 
cito, e  ritiratosi  in  un  castello  di 
Spira^  vi  menò  per  qualche  tempo 
vita  quasi  selvaggia,  senz'  altra  com- 
pagnia che  il  figlio  Corrado,  e  la 
sposa  Berla.  Conchiuso  il  trattatoj 
i  principi  abbandonarono  Triburj 
orgogliosi  del  loro  completo  trion- 
fo ,  riposando  l' indipendenza  tede- 
sca suir  autorità  de'  Papi  e  dei 
principi,  i  quali  d' accordo  equili- 
bravano la  potenza  del  re,  perchè 
non  divenisse  assoluto  e  tiranno; 
Fu  salutare  all'impero,  che  il  con- 
flitto fra  il  dispotismo  imperiale,  e 
l'indipendenza  germanica  cos\  ter- 
minasse. 

Onorevole  legazione  fu  inviata  a 
Gregorio  VII,  per  informarlo  del 
conchiuso  nella  dieta  di  Tribur, 
e  pregarlo  per  parte  di  tutti  i  ba« 
roni,  che  si  volesse  recare  in  Ger- 
mania a  giudicar  la  causa  del  tro- 
no, e  comporre  le  funeste  discor- 
die ,  nella  dieta  generale  d'Augu- 
sta cogli  stati  tedeschi  e  italiani. 
Nel  qual  tempo  il  Pontefice  at- 
tendeva alla  riforma  del  clero,  oc- 
cupandosi ancora  della  chiesa  a- 
fricana,  poiché  1'  universo  intero 
era  oggetto  delle  sue  cure.  Per  o- 
gni  parte  d'Europa  i  suoi  legati 
proclamavano  i  nuovi  decreti,  vie- 
tavano l'aver  commercio  cogli  sco- 
municati, e  ricevere  i  sacramenti 
dai  preti  concubinari  :  fidando  sem- 
pre nell'onnipotenza  di  Dio,  e  nel- 
l'ardente zelo  de'  suoi  cooperatori, 
riteneva  che  la  causa  della  reli- 
gione di  Dio,  trionferebbe  delle 
porte  infernali.  All'udire  il  tratta- 
to di  Tribur,  e  che  i  principi  te- 
deschi bramavano  la  sua  presenza 
in  Germania  ,  vide  eh'  era  venuta 
la  pienezza  de'  tempi,  e  che  la 
provvidenza  divina  avea  preparalo 
un  trionfo  eterno  alla  Chiesa.  Con" 
i5 


226                   GRE  ORE 
solato  .che  molti  vescovi  ed  abbati  re  alla  mnrcliesana  sua  suocera    il 
lombardi  si    fossero    convcititi  alla  più    bel     paese    dell'  impero,  cioè 
Chiesa,  Gregorio  VII  partì  da   Ro-  un'intiera  provincia  della  Borgogna, 
ma    verso    la    metà     di    dicembre  altri  dicono  cinque    vescovati  ;    ta- 
1076    con    una    scorta    di  soldati  le  fu  il  pedaggio  pagato  da  Eni-i- 
toscani,    che    gli    avea    fornito    la  co    IV     per    scendere   scortato    in 
confessa    Matilde.    Accolto   a    festa  Italia.  Tra  i  rigori  delle  nevi,  e  di 
da  tutti  i  lombardi,  e    dai  nobili  crudissimo  verno,  dovette  celare  il 
con  magnificenza  reale,  giunse   ac-  suo  nome   per    trovar  guide    nelle 
compagnato    da    splendido   corteg-  strade,  perchè  tutti  temevano    per 
gio  a  Vercelli,    ove   si  sparse    che  l'anima  in  solo  guardarlo  e  parlar- 
Enrico  IV  con  formidabile  armata  gli;  d'altronde  era  d'uopo  sollecitar 
vi  si  recava  per    vendicarsi.  11  ve-  il  viaggio,  avvicinandosi  il  giorno  an- 
scovo    Gregorio    cancelliere    del    re  niversario  di  sua  scomunica,  ad  onta 
cercò  dissipare  i  sospetti,  altri    di-  delle  impraticabili  strade  coperte  di 
cono  che  in    vece  lo    avvertì;  ma  ghiaccio,  onde  quasi   lutti  i  cavalli 
il  Papa  seguendo  gl'inviti  e  i  con-  perirono.  Finalmente  giunse  cesare 
sigli  della    pia    Matilde,    si    ritirò  a  Torino,    e  per    Piacenza  e  Reg- 
nel  castello  munitissimo  di  Canos-  gio  a  Canossa,    fra    gli  evviva  dei 
sa,  dominio  de' marchesi  di  Tosca-  nemici    del     Papa    che    aveano    in 
na  e  della  stessa  contessa.   Intanto  lui    concepito    speranze,  mentre  in 
Enrico  IV  disgustato  del  suo  ozio,  Germania    la    sua    improvvisa  par- 
considerando  che  la  sua  salute  di-  tenza  era  stata  cagione   di    grande 
pendeva     dall'  essere    assolto     den-  spavento.  Ivi  i  vescovi  scomunicati 
tra  l'anniversario  di    sua  scomuni-  e    chiunque   era    stato   del    partito 
ca,  la    quale   avea   di    conseguenza  di    cesare  ,    si    videro    abbandonati 
la  deposizione,  deliberò  di  riconci-  al  contrario  parlilo:  molli  recaronsi 
liarsi  con  la  Chiesa,  soddisfar  Gre-  in    Roma    alle  tombe    de'  principi 
gorio  VII,    trionfar   de'  nemici    di  degli  apostoli,  altri  scalzi  vestiti  di 
Germania,    e  poi     far    pentire  chi  sacco   piangendo    andarono    a  Ca- 
lo   aveva  abbandonato  ;    preferire  nossa,  per  cui  Gregorio  VII  volen- 
prostrarsi     penitente    ai  piedi     del  do  assicurarsi  della  loro  conversio- 
sommo    Pontefice,   die    comparire  ne,  e  guarire  le    profonde    piaghe 
reo  e  scolparsi  a'  suoi    vassalli,     e  de'Ioro  cuori,  li  sottopose  a  salutari 
sperare    ti'ovar    piìi    favore    negli  penitenze,rimproverò  loro  gli  scanda- 
italiani,    che    nei    tedeschi.    Partì  li  dati,  li  ammonì  perchè  cambiasse- 
Enrico  IV  da  Spira  con  la  moglie  l'o  vita  e  implorassero  la  pietà  del 
ed  il  figlio,  senza  accompagnamen-  Signore,  ed    assolti  e   benedetti  ri- 
to   e    denai'i    pel    viaggio,    avendo  patriarono,  con  patto  di   non  par- 
invano    domandato    la    limosina  ai  lare  con    cesare  se   non  per    invi- 
vassalli    che  avea    colmato  di  gra-  tarlo  a  pentirsi. 
2ie;  mentre    una    folla    di  scomu-  Intanto  Enrico  IV  appena  pose 
nicati    pellegrinando    recavansi  dal  piede    in  Italia  mandò  i  suoi    am- 
Papa  per  essere  benedetti.  Dovette  basciatqri  a  Gregorio  VII  per  ma- 
fare  un  lungo  gii'O  avendo  i  principi  nifestargli  Io    scopo    della  sua    ve- 
occupati  tutti  i  passi,  e  per  otteneie  nula,    ed    arrivato    presso    Canossa 
il  passaggio  ìq  Italia  dovette  cede-  fece  pregar  k  conlessa  Matilde,  che 


GRE 
lo  an(lfi«se  a  trovare.  Siccome  nel 
cnstello  Irovavfinsi  A/zo  marchese 
d'Esle  capo  stipite  della  casa  di 
Brunswick  e  Guelfa,  Ugo  abbate 
di  Clugny  padrino  del  re,  ed  A- 
delaide  suddetta  coli'  unico  suo 
figlio  ed  erede  Amedeo  ,  oltre 
molti  altri  princìpi  e  prelati  lom- 
bardi, franchi,  germani  e  tedeschi, 
così  Matilde  accompagnata  da  essi 
recossi  all'albergo  di  Enrico  IV, 
desiderosa  possibilmente  di  ristabi- 
lire l'antica  amicìzia  fra  il  Ponte- 
fice e  lui,  che  l'armonia  delle  due 
supreme  autorità  della  terra  era 
sempre  stato  il  massimo  voto  del 
pietoso  suo  cuore ,  come  attestano 
tutti  gli  storici  contemporanei.  En- 
rico JV  gli  consegnò  uno  scritto 
pel  santo  Padre,  nel  quale  doman- 
dava l'assoluzione  della  scomunica, 
e  lo  pregava  di  non  prestar  tanta 
fede  alle  calunnie  de'  principi  sas- 
soni. Rispose  Gregorio  VII  per 
bocca  della  nobile  mediatrice,  che 
era  fuori  delle  leggi  ecclesiastiche 
giudicar  1'  accusato  assenti  gli  ac- 
cusatori ,  molto  più  il  dichia- 
rarlo innocente,  e  massime  luì 
ch'era  re  ;  che  se  reputavasi  non 
aver  meritalo  condanna,  poteva  sen- 
za timore  comparire  alla  dieta  di 
Augusta,  ove  il  vicario  di  Cristo, 
lutto  ponderalo,  pronuncierebbe  con 
equità  la  sentenza  ispirata  da  Dìo. 
A  mezzo  de'  suoi  inviati  replicò 
cesare  che  non  temeva  il  giudizio 
del  Papa  protettore  dell'  innocente 
e  del  giusto,  ma  poiché  era  vicino 
l'anniversario  della  scomunica,  tra- 
montato quel  giorno,  per  le  costi- 
tuzioni del  regno  doveva  per  sem- 
pre perdere  lo  scettro,  perciò  of- 
frirsi a  qualunque  soddisfazione  od 
ammenda  che  la  santa  Sede  cre- 
desse d'imporgli,  e  pel  Dìo  delle  e- 
terne  misericòrdie  scongiurarlo,  che 


GRE  9.9.7 

pentito  lo  ribenedica,  ed  accolga  nel 
novero  de'suoi  fedeli;  perdonalo  si 
recherà  dove  un  decreto  pontificio 
lo  chiami,  risponderà  alle  accuse 
de'principi,  giurando  di  rassegnarsi 
alla  sentenza  qualunque  del  Papa. 
Ma  Gregorio  VII  slette  fermo  atl 
umiliarlo  per  poterlo  correggere, 
il  quale  per  questo  suo  passo  gli 
forniva  un'  occasione  a  stabilire  la 
libertà  della  Chiesa.  Lungamente  fu 
sordo  alle  preghiere  di  quanti  inter- 
cedevano per  cesare,  perchè  non 
poteva  fidarsi  diluire  piuttosto  con- 
siderar l'improvvisa  sua  umiliazio- 
ne per  un  capriccio  giovanile  che 
non  ha  durala,  onde  dover  proce- 
dere con  particolare  precauzione: 
sapeva  quante  inutili  promesse  e  giu- 
ramenti avea  fatti  ai  legati ,  agli 
amici,  ai  sudditi  senza  costanza  di 
carattere,  e  con  maligna  tendenza 
a  violarli.  Al  gran  disegno  del 
Papa  faceva  d'uopo  l'umiliazione 
d' un  monarca,  che  tante  ingiuste 
ne  avea  fallo  patire  ai  vassalli  sen- 
za riguardo  alle  condizioni,  e  che 
sinora  era  stato  il  nucleo  e  capo 
dell'  opposizione,  e  sacrilegamente 
avea  creduto  poter  deporlo  dal 
pontificalo.  Intenerito  Gregorio  VII 
dalle  ripetute  lacrime  degli  inter- 
cessori di  cesare,  cedette  e  permise 
che  si  accostasse  a  Canossa,  onde 
con  la  penitenza  e  la  sommessio- 
ne  cancellare  V  oltraggio  recato 
alla  divina  maestà  dell'  apostolato. 
Scalzo,  raccolto  nel  sacco,  digiuno 
dal  mattino  alla  sera,  per  tre 
giorni  attese  la  sentenza  nelle  tri- 
plici corti  del  castello;  finché  di- 
sperando del  perdono  si  ritirò  nel- 
la cappella  di  s.  Nicolao,  ove  con 
lagrime  dirotte  supplicò  l' abbate 
di  Clugny  ,  e  rivolto  a  Matilde 
con  voce  soffocata  nel  pianto  im- 
ploiò  protezione.   La  contessa  non 


aaS  GRE 

seppe  negargliela,  e  recatasi  tosto 
dai  Papa  intercesse  grazia  pel  re  ; 
vinto  da  tanta  mediatrice  Gregorio 
Vn  acconsentì  all'assoluzione,  ptn*- 
chè  Enrico  IV  giurasse  fede  e- 
terna  nlla  Chiesa.  Come  cesare  la 
ebbe  giurata,  il  giorno  dopo,  che 
era  il  26  gennaio,  venne  ammesso 
alla  presenza  del  Papa  ;  e  poiché 
gli  scalzi  suoi  piedi  erano  intirizziti 
e  piagati  dal  freddo,  si  stipularo- 
no parecchi  articoli  a  voce,  fin- 
ché Gregorio  Vii  gli  levò  la  sco- 
munica sotto  le  condizioni  se- 
guenti. 

Il  giorno  e  nel  luogo  prescritti 
dal  Papa,  Enrico  IV  si  presente- 
rebbe alla  dieta  degli  stati  tedeschi 
onde  purgarsi  dalle  accuse  ;  il  Pa- 
pa sarebbe  giudice  unico  e  supre- 
mo fra  lui  e  tutti  gli  accusatori; 
quando  a  giudizio  del  Papa  cesa- 
re fosse  chiarito  innocente,  conser- 
verebbe la  corona,  colpevole  la  ri- 
nunzierebbe  senza  contrasto,  ne  po- 
trebbe in  qualunque  risultato  trar 
vendetta  de'  principi  o  vescovi  ac- 
cusatori, molto  meno  di  chi  pro- 
nunziò la  giusta  sentenza  ;  però  si- 
no al  giorno  di  tal  giudizio  non 
porterebbe  insegne  reali,  non  si  ar- 
rogherebhe  l'amministrazione  del- 
l' impero,  tranne  la  quantità  di  e- 
sazione  de'  regii  diritti  che  fosse 
necessaria  al  vitto  suo  e  de'  suoi; 
libererebbe  dal  giuramento  di  fe- 
deltà chi  glielo  avesse  prestato  a 
contare  da  un  anno;  bandirebbe 
dalla  corte  i  malvagi  consiglieri. 
Quando  trionfasse  dell'  accuse  dei 
principi ,  e  dal  Papa  fosse  confer- 
mato, in  monarca,  sarebbe  ognora 
fedele ,  devoto,  obbediente  al  ro- 
mano Pontefice  ;  o  sia  nel  ricom- 
porre ì  disordini  dell'  impero  ger- 
manico, sia  nel  riformare  gli  abusi 
delle  chiese  italiane  o  tedesche,  noa 


GRE 
potrebbe  giammai  essere  d' aUrd 
avviso,  massime  quanto  alla  simo- 
nia e  all'  investiture,  da  quello  del 
Papa.  Mancando  il  re  ad  un  solo 
di  tali  capitoli ,  o  scostandosi  dal 
loro  senso  più  ovvio,  l'assoluzione 
della  scomunica  sarebbe  irrita,  nul- 
la, e  come  non  avvenuta;  ed  egli 
verrebbe  considerato  per  convin- 
to di  tutti  i  delitti,  che  gli  veni- 
vano apposti  dai  principi ,  le  sue 
ragioni  non  troverebbero  pili  ve- 
run  ascolto,  ed  i  principi  dell'im- 
pero germanico,  sciolti  da  qualun- 
que giuramento,  dovrebbero  pro- 
cedere all'elezione  di  un  nuovo  mo- 
nai-ca  nella  persona  di  colui  che 
meglio  convenisse  alla  Chiesa.  En- 
rico IV  accettò  tutte  le  condizioni, 
anzi  con  invocazione  solenne  atte- 
stando il  nome  di  Dio,  giurò  di 
fedelmente  osservarne  ciascuna ,  e 
si  chiamò  devoto  alla  tremenda  re- 
ligione del  giuramento.  Gregorio 
VII  non  tranquillo  abbastanza ,  e- 
sigette  che  si  rendessero  malleva- 
dori e  giurassero  l'abbate  Ugo,  il 
vescovo  di  Vercelli ,  Eppone  di 
Zeitz,  Azzo  marchese  d'Este,  e  gli 
altri  principi  italiani  e  tedeschi. 
Allora  il  Papa  diede  a  cesare  la 
benedizione  e  l'abbraccio  di  pace, 
e  cominciò"  a  celebrare  la  messa. 
Alla  consacrazione  dell'  ostia  Gre- 
gorio VII  fece  accostare  il  re  al- 
l'altare, e  col  corpo  di  Cristo  ia 
mani ,  con  voce  sonora  protestò 
contro  le  accuse  dategli,  ed  escla- 
mò che  Dio  attesti  al  cospetto  del 
mondo  la  propria  innocenza,  e  lo 
fulmini  di  morte  se  reo,  nell'atto 
d' inghiottire  il  vivente  corpo  di  Cri- 
sto :  a  queste  parole,  acclamazioni  di 
religiosa  gioia  risuonarono  per  tutta 
la  chiesa.  Indi  il  Papa  disse  a  ce- 
sare ,  fa  ciò  che  feci  io ,  chiama 
r  Eterno  in  testimoniò    di   tua  in- 


GRE 
nocetiM,  e  vinci  con  questa  prova 
le  accuse,  con  inghiottir  l'ostia 
consacrata  ;  ina  il  re  tremante  ri- 
spose desiderare  di  far  ciò  nel  dì 
della  dieta,  e  Gregorio  VII  vi  ac- 
consenti. Compiute  le  cerimonie  di 
chiesa,  Enrico  IV  fu  invitato  a 
pranzo  dal  Papa ,  il  quale  dopo 
averlo  ristorato  del  lungo  digiuno, 
e  con  saggi  precetti  istruito  a  far 
vita  santa,  gli  die  commiato  dicen- 
dogli le  sacre  parole  ;  Vade  in  pa- 
ce, e  Io  accompagnò  sino  al  vesti- 
bolo del  suo  palazzo.  A  quelli  del 
seguito  regio  ch'erano  rimasti  alla 
porta  del  primo  girone  del  castel- 
lo, il  Papa  mandò  il  vescovo  Ep- 
pone  perchè  levasse  l' interdetto  ai 
tedeschi,  i  quali  aveano  praticato 
con  cesare  anche  dopo  la  scomu- 
nica; ma  essi  in  unione  ai  facino- 
rosi italiani  proruppero  nelle  più 
esecrande  invettive  contro  Grego- 
rio Vii,  e  contro  la  debolezza  del 
i-e,  arrivando  ad  esclamare  depo- 
niamolo, ed  eleggiamo  il  figlio  che 
alla  testa  de'prodi  si  porterà  in  Ro- 
ma ,  ed  eleggerà  un  altro  pastore 
che  annulli  tutti  gH  atti  dell'usur- 
patore, e  scomunichi  Ildebrando. 
Enrico  IV  mandò  i  principi  a  se» 
dare  il  tumulto,  gì'  italiani  senza 
salutarlo  partirono  bestemmiando- 
lo codardo,  ed  ì  rimasti  lo  accol- 
sero poi  con  freddezza  ed  acerbe 
parole. 

Da  Canossa  Enrico  IV,  contri- 
stato dal  raaJumore  de'  municipii 
e  de'  duchi  lombardi ,  si  pose  in 
•viaggio  dovendo  alloggiare  nelle 
aperte  campagne;  domandò  licen- 
za di  farsi  coronare  in  Monza  col- 
la corona  di  ferro  dai  vescovi  di 
Milano  e  di  Pavia,  ma  il  Papa  la 
negò.  Nel  sesto  giorno  dacché  avea 
lasciato  Canossa,  giunse  cesare  a 
Reggio,  ove  l'altcndcvano  i  vcsco- 


GRE  129 

vi  lombardi  e  toscani  nemici  del 
Papa,  e  capitanati  dall'arcivescovo 
di  Ravenna  Guiberto,  e  siccome 
vescovi  ribelli  erano  furibondi  per- 
chè se  si  stabiliva  che  nel  conflit- 
to de'  poteri  trionfasse  la  Chiesa, 
essi  erano  perduti  per  sempre. 
Vedendo  cesare  tal  malcontento  ce- 
de alle  loro  suggestioni  di  rivoltar- 
si al  Pontefice,  temendo  di  perde- 
re il  regno  italico,  non  senza  tre- 
pidare per  tal  passo,  di  restar  pri- 
vo del  germanico;  preferì  la  gra- 
zia dei  Lombardi  nella  lusinga  che 
con  essa  ricupererebbe  quella  dei 
tedeschi,  quindi  romperla  aperta- 
mente con  Gregorio  VII.  Laonde 
per  tentare  le  frodi  ordì  co'  suoi 
partigiani  la  trama  di  imprigionar- 
lo, e  di  fare  un  antipapa  di  sua 
fazione.  Indi  passò  a  Bibianello,  luo- 
go di  Matilde  poco  distante  da  Ca- 
nossa, e  da  quivi  fece  dire  al  Pa- 
pa che  prima  di  passare  oltre- 
monti bramava  conferire  un'altra 
volta  con  lui,  e  convocasse  un'as- 
semblea di  nobili  in  una  terra  qua- 
lunque oltre  il  Po,  a£Qne  di  seda- 
re il  fermento  del  popolo.  Di  buo- 
na fede  Gregorio  VII  accondiscese 
alla  richiesta,  e  seguì  con  Matilde 
il  re  che  li  precedette.  Aveano  già 
passata  la  sponda  lombarda,  quan- 
do Matilde  da  certi  segni  sospettò 
insidie,  e  scoperto  il  tradimento  di 
cesare,  col  Papa  fuggì  per  sentieri 
traversi  :  questo  avvenimento  tolse 
a  Gregorio  VII  di  potersi  trovare 
alla  dieta  di  Augusta.  Allora  ce- 
sare smascheratosi  intimò  guerra  al 
Pontefice,  e  gì'  italiani,  vescovi  e 
duchi  nemici  di  Gregorio  VII,  che 
con  dispetto  lo  avevano  veduto  a 
lui  umiliarsi,  ora  ribellato  lo  soc- 
corsero d'ogni  maniera;  indi  chia- 
mò il  re  tutti  quelli  che  avea  do- 
vuto licenziar  ad  Oppenheim.  Quan- 


»3o  GRE 

do  il  Ponlefìce  gli  avea  levata  la 
scomunica,  scrisse  ai  vescovi  e  du* 
chi  alemanni  come  e  perchè  avesse 
libenedetto  il  sovrano,  ma  non 
perciò  essere  la  controversia  finita, 
fSNcndo  necessario  il  suo  passaggio 
in  Germania  per  conferire  con  lo- 
ro, Kitornato  Gregorio  VU  a  Ca- 
nossa, Matilde  per  divozione  alla 
Chiesa  romana ,  altri  dicono  per 
timore  che  avea  del  re,  dichiarò 
appartenere  al  patrimonio  di  s. 
Pietro  la  Toscana  e  la  Liguria  suoi 
paterni  ed  assoluti  dominii,  ed  il 
Pupa  li  accettò  per  la  santa  Sede  : 
questa  donazione  si  attribuisce  fatta 
nello  stesso  anno  1077  o  nel  1079. 
(Gregorio  VII  dimorò  sino  alla  me- 
tà di  estate  nei  paesi  dell'Italia  su- 
periore, e  quasi  sempre  nelle  terre 
della  religiosa  contessa,  le  cui  cure 
furono  ognora  consacrate  alla  Chie- 
sa ed  air  ingrandimento  della  Sede 
romana. 

La  Dalmazia  essendo  sotto  la 
protezione  degli  imperatori  greci, 
regnando  Demetrio  Zwonimir  du- 
ca di  Croazia,  fu  più  volte  invasa  e 
predala  dai  corsari  normanni  si- 
gnori dell'  opposta  Sicilia  e  del 
mare.  II  Papa,  qual  patrono  delle 
nazioni,  mandò  nell'infestata  pe- 
nisola coll'autoritk  di  legati  apo- 
stolici, il  cardinal  Gebizo  vescovo 
di  Cesena,  e  Folcuino  vescovo  di 
Fossombrone,  i  quaU  in  un  conci- 
lio consegnarono  a  Demetrio  gli 
emblemi  del  regio  potere  ,  cioè  lo 
stendardo,  la  spada,  lo  scettro  e  il 
diadema,  ed  in  nome  del  Pontefi- 
ce eressero  la  Dalmazia  in  regno, 
e  lui  consacrarono  re.  Grato  De- 
metrio alla  munificenza  pontificia, 
giurò  fede  di  vassallo  a  s.  Pietro, 
di  procedere  secondo  le  discipline 
ecclesiastiche ,  e  si  riconobbe  tri- 
Imlario  della  Chiesa,  col  pagamen- 


GRE 

lo  annuo,  nel  d'i  della  Pcntecosffr, 
di  duecento  fiorini,  al  che  obbligo 
in  perpetuo  i  suoi  successori.  Ce- 
de alla  santa  Sede  il  monistero  e 
territorio  di  VVrana;  olfù  alla  tom- 
ba del  principe  degli  apostoli  un'ar- 
ca d'argetito  con  le  reliquie  di  s. 
Gregorio,  e  due  corone  d'oro  guar- 
nite di  gioie  preziose  ;  prestò  so- 
lenne giuramento  a  Gregorio  VII 
sovrano  del  feudo,  e  promise  lare 
altrettanto  a  que'  Pontefici  che  lo 
avrebbero  confermato  monarca.  Nel- 
l'anno precedente  erasi  portato  in 
Roma  il  figlio  di  Demetrio  re  dei 
russi ,  quale  ambasciatore  del  pa- 
dre, supplicando  il  Papa  ad  accet- 
tare la  Russia  qual  feudo  della 
santa  Sede,  come  facevano  in  que- 
sti tempi  molti  principi,  secondo 
il  Muratori,  Scriptor.  ter.  italic. 
tomo  III,  pag.  367,  ed  altri  scrit- 
tori. 

Dopo  aver  il  Papa  eretto  in  re- 
gno la  Polonia,  e  fattone  consacra- 
re re  Boleslao  II,  questi  annoiato 
delle  giuste  ammonizioni  di  s.  Sta- 
nislao vescovo  di  Cracovia  lo  fece 
assassinare.  Addolorato  Gregorio 
VII  per  sì  orrendo  misfatto ,  can- 
cellò dal  novero  de'  regni  la  Po- 
lonia, pronunziò  Boleslao  scomuni- 
cato e  decaduto  dal  trono,  sciolse 
i  sudditi  dal  giuramento ,  e  da 
Pietro  vescovo  di  Gnesna  fece  sot- 
toporre all'interdetto  la  Polonia. 
Da  Canossa  con  Matilde  il  Papa 
si  recò  a  Carpineto,  dove  spedì 
lettere  alle  diocesi  di  Charlres  e 
di  Dól  intorno  all'elezione  de'  ve- 
scovi, contro  i  preti  simoniaci  e 
concubinari,  e  per  altri  affari  della 
Chiesa.  Essendo  a  Ficarolo  scris- 
se ad  Ugo  vescovo  di  Die,  che 
reintegrasse  della  dignità  vescovile 
Gerardo  di  Cambiai ,  perchè  aven- 
do   confessato    aver    compralo    da 


GRE 

Enrico  IV  per  denaro  la  sede,  avea 
implorato  perdono:  Ugo  essendo 
legato  apostolico  in  Francia,  fu  tan- 
to persuaso  della  riforma  generale 
nel  clero,  che  il  suo  zelo  non  ebbe 
limiti,  e  più  volte  chiamò  l'indul- 
genza di  Gregorio  VII  funesta  e 
colpevole.  Mentre  il  Papa  visitava 
l'Italia  e  si  tratteneva  in  Bibianello 
e  CarpinetQ  donde  emanò  deci'e- 
tali,  la  Germania  era  in  preda  alle 
fazioni,  ed  ire  feroci  ardevano  per 
tulio  l'impero:  il  Pontefice  non 
potè  recarsi  ad  Augusta,  e  cesare 
di  tante  promesse  non  ne  mantenne 
nessuna.  Costui  passeggiava  l'Italia 
con  un  partito  crescente,  e  le  con- 
dizioni da  lui  giurate  alla  dieta  di 
Tribur  venivano  trascurale  o  vio- 
late :  era  certa  la  rovina  de'  no- 
bili se  in  tempo  non  provvedeva- 
no alia  loro  salute.  Già  nell'  inver- 
no del  precedente  anno  1076  avea 
il  duca  Rodolfo  di  Svevia  intima- 
la la  dieta  d'Uhna,  che  trasferita 
a  Forcheim  per  la  rigorosa  sta- 
gione si  celebrò  nel  maggio  1077, 
per  discutere  le  grandi  questioni 
riguardanti  T  impero  e  la  Chiesa. 
1  signori  alemanni  fecero  pregare 
Gregorio  VII  a  presiederla,  perchè 
volevano  eleggere  un  altro  monar- 
ca: rispose  il  Papa  che  vi  andreb- 
be, ma  con  salvocondotlo  di  Enri- 
co IV,  ed  avendolo  a  questi  do- 
mandato ,  ed  insieme  secondo  le 
promesse  invitato  a  portarsi  alla 
dieta,  tutto  negando  svelò  sempre 
pili  la  sua  inimicizia. 

Radunatisi  a  Forcheim  l'arcive- 
scovo di  Magonza ,  i  vescovi  di 
Wiirzburgo  e  di  Metz  coi  prelati 
delle  loro  diocesi,  i  duchi  Rodol- 
fo, Guelfo  e  Bertoldo  alla  testa  dei 
margravi,  conti,  baroni,  quanti  mai 
erano  del  partito  de'  sassoni,  i  pon- 
tificii legati  narrarono    le   cose   di 


GRE  23i 

Enrico  IV,  e  siccome  cospirava  con- 
tro il  Pontefice,  questi  pregava  i 
nobili  a  protrarre  1'  elezione  del 
nuovo  re,  finché  gli  fosse  dato  po- 
tersi recare  a  loro.  Quindi  Rodol- 
fo e  dietro  lui  gli  altri  dignitari 
narrarono  i  mali,  che  l'ingiustizia 
e  prepotenza  d'Enrico  IV  avea  fat- 
to patire  all'  impero.  Nel  giorno 
seguente  i  nobili  alemanni  riflet- 
tendo al  pericolo  che  poteva  na- 
scere procrastinando  l'elezione,  re- 
catisi dai  legali  romani,  dichiara- 
rono che  nella  prima  tornata  vo- 
levano trattare  della  deposizione 
d'Enrico  IV,  e  proclamare  un  re; 
al  che  i  legati  sebbene  facessero 
considerare  che  trattandosi  di  dare 
un  capo  all'  impero  era  bene  aver 
il  consiglio  del  Papa  patrono  dei 
cristiani  ,  tuttavolta  acconsentiro- 
no che  facessei-o  ciò  che  sem- 
brasse loro  necessario  all'  impe- 
ro. Allora  i  tedeschi  incerti  della 
venuta  del  Pontefice,  col  consenso 
de'  legati  si  congregarono  nel  pa- 
lazzo di  Sigofredo,  e  decisero  che 
il  Papa  non  avendo  la  tutela  sui 
principi,  non  poteva  impedir  loro 
di  deporre  e  creare  il  monarca  di 
loro  libera  volontà  ed  arbitrio, 
tanto  più  che  il  Papa  avea  inter- 
detto ad  Enrico  IV  l'amministra- 
zione dell'impero  germanico.  Inco- 
minciate le  consulte,  i  legati  do- 
vettero alzare  la  voce  perchè  ognu- 
no badava  ai  particolari  interessi,  e 
dissero  doversi  piuttosto  stabilir  prin- 
cipii  generali,  come  che  niun  ve- 
scovato possa  ottenersi  per  denaro 
o  per  grazia,  che  ciascuna  diocesi 
elegga  il  proprio  pastore,  clie  la 
dignità  reale  non  passi  in  retag- 
gio; onde  tali  proposizioni  piacque- 
ro, ed  ottennero  il  suffragio  de'prin- 
cipi.  Indi  i  nobili»e  il  popolo  ce- 
dettero ai  prelati  alemaoui  la  prc> 


Q3a  GRE 

rogativa  nell'elezione  del  re.  Sigo- 
fredo  di  Magonza  diede  il  voto 
per  Rodolfo  di  Svevia,  il  simile  fe- 
cero Adalberto  di  WUrzburgo  e  gli 
altri  prelati  del  clero  ;  Ottone  di 
Nordheim,  Guelfo  e  Bertoldo  ade- 
rirono alla  sentenza  de'  vescovi,  ed 
il  popolo  gridò  re  di  Germania 
Rodolfo  ;  i  legati  del  Papa  sanzio- 
narono l'elezione,  e  in  quel  mede- 
simo giorno  i  tedeschi  prestarono 
omaggio  allo  svevo.  Con  gravi  e 
saggie  considerazioni,  dubitò  Ro- 
dolfo di  accettar  uno  scettro  che 
dovea  conservar  con  la  spada  ;  ma 
fosse  che  i  principi  non  gli  lascia- 
rono tempo  a  riflettere,  o  che  gli 
sembrasse  necessario  per  la  salute 
dell'  impero  di  fornire  in  sé  stesso 
un  nucleo  di  riuniooe,  finalmente 
accettò,  senza  diritto  di  successione 
pe'suoi,  a'  i5  marzo  1077,  e  colla 
solenne  promessa  di  cooperare  alla 
riforma  del  clero.  A'  26  marzo  in 
Magonza  fu  solennemente  consa- 
grato da  Sigofredo ,  quale  vicario 
apostolico  di  Germania.  Dalle  let- 
tei'e  di  Gregorio  VII  chiaramente 
si  rileva,  che  i  legati  confermando 
l'elezione  di  Rodolfo  trasgredirono 
il  limite  della  loro  autorità,  ed  Or 
perarono  contro  le  sue  intenzioni , 
il  quale  ben  lontano  di  voler  per- 
dere Enrico  IV,  non  bramava  che 
di  vederlo  corretto  per  potergli  con- 
servare il  trono,  e  dichiarò  a  tulli 
i  fedeli  non  essei^e  né  per  suo  con- 
siglio, né  per  suo  ordine  che  il  duca 
Rodolfo  era  stato  eletto  imperatore. 
In  concilio  il  Papa  dichiarò  che  gli 
arcivescovi  e  vescovi  che  lo  aveva- 
no consacrato,  se  non  daranno  con- 
to del  loi'O  procedere,  sarebbero 
degradati  e  banditi  dalle  chiese. 
Disapprovò  altamente  la  condotta 
de'  legati ,  e  la  precipitazione  dei 
principi,  i  quali  non   avevano    VQ- 


GRE 
luto    dar   ascolto    al  suo  consiglio 
più  volte  esternato,  ch'era    di  aU 
tendere  la  sua  venuta. 

Le  traversie  di  Rodolfo  incorni nr 
ciarono  lo  stesso  giorno  dell'  inaur 
gurazione,  pel  grave  tumulto  av- 
venuto in  Magonza,  che  presto  ab- 
bandonò. All'  usanza  de'  cesari  im-^ 
prese  a  visitar  le  provincie,  ma  la 
più  parte  delle  città  divote  ad  Eut 
rico  IV  gli  chiusero  le  porte.  Per 
tal  modo  l' impero  diviso  fra  En- 
rico IV  e  Rodolfo,  fu  lacerato  da 
intestine  discordie ,  e  provò  tutti 
gli  orrori  di  una  guerra  religiosa; 
e  Gregorio  VII  quanto  amava  la 
causa  del  principe  svevo,  altrettan? 
to  era  mal  disposto  pel  suo  capo, 
e  pel  modo  com'  erasi  proceduta. 
Rodolfo  mandò  al  Papa  in  Ver- 
celli una  splendida  ambasceria  dt 
principi,  ad  annunziargli  la  sua  e- 
lezione,  ed  a  giurargli  ubbidienza 
assoluta.  Al  rumore  che  Enrico  IV 
con  florida  armata  occupava  le  pen- 
dici tedesche  delle  Alpi,  molti  cor- 
sero a  lui,  e  persino  i  vassalli  e 
parenti  di  Rodolfo,  forse  per  ger 
iosia  d'esser  sudditi  ad  un  uomo , 
col  quale  erano  vissuti  del  pari.  In 
tal  modo  cominciò  quel  conflitto 
che  durò  per  tutto  il  regno  di  Enr 
rico  IV,  e  di  Enrico  V  suo  figlio; 
che  fu  ripreso  da  Federico  I,  e  car 
gionò  le  sventure  di  Federico  II, 
compreso  il  regno  di  Corrado  IV, 
e  tutti  i  furori  delle  famose  fazio- 
ni guelfa  e  ghibellina,  cui  si  danno 
diverse  origini.  Il  conflitto  ebb? 
principio  fra  i  due  sentimenti  più 
sublimi  dell'  uomo,  la  religione  dei 
padri  e  la  libertà  dell'  individuo 
sociale,  campione  di  questa  essen- 
do il  ceto  de'  principi,  di  quella 
la  Chiesa  o  il  Pontefice  .  En- 
trò in  Germania  Enrico  IV  con 
dodtcipftila     combattenti     lombarcU 


GRE 

e  boemi,  che  per  via  si  aumenta- 
xono  del  triplo  ;  mentre  Rodoltb 
era  alla  testa  di  cinquemila  svevi, 
non  avendo  ancora  riunite  le  sparse 
inilizie:  però  avea  un  possente  par- 
tito, dappoiché  chi  teneva  dal  Pa- 
pa sposava  la  causa  di  lui ,  prin- 
cipi, baropi,  vescovi  ed  abbati  in 
gran  numero.  Da  prudente  capita- 
no evitò  l'attacco  dell'avversario  a 
Sigmaringen.  Allora  Enrico  IV  pas- 
sò a  desolare  la  Svevia,  e  la  Fran- 
conia  venne  invasa  dai  lombardi  ; 
quindi  assaltò  d'improvviso  il  cam- 
po svevo,  e  lo  pose  in  fuga  :  que- 
sta vittoria  gli  accrebbe  coll'orgor 
glio  il  furore,  le  rapine  ed  i  mas- 
sacri. Riparando  Rodolfo  in  Sas- 
sonia, con  entusiasmo  ne  fu  pro- 
clamato re,  armandosi  a  sua  di- 
fesa. Enrico  IV  riprese  in  Ulma  il 
potere,  riassunse  la  corona,  e  l'am- 
iiiinistrazione  interna  del  regno,  e 
conforme  il  diritto  teutonico  dichia- 
rò decaduti  i  tre  duchi  ribelli,  ed 
investì  altri  de'  loro  feudi.  In  que- 
sto tempo  due  ambascerie  ricevet- 
te Gregorio  VII  in  Carpineto,  una 
di  Rodolfo  per  la  sanzione  del  de- 
creto dato  a  Forcheim  ,  l'altra  di 
Jinrico  IV  ad  annunziaigli  la  vit- 
toria riportata,  per  intimorirlo  e 
staccarlo  dal  suo  rivale.  Benché  il 
Papa  avesse  riconosciuto  Rodolfo 
come  re  di  fatto  perchè  proclama- 
to dalla  nazione,  e  benché  ne  a- 
vesse  riprovato  il  modo,  delibeiò 
di  restare  neutro;  ma  bramoso  di 
costituirsi  mediatore  fra  i  due  sovra- 
ni e  riconciliare  gli  spiriti,  scrisse 
a'  suoi  legati  di  Germania  che  ri- 
chiedessero ì  re  belligeranti  di  un 
salvocondotto  di  sicurezza  per  lui, 
ond'egli  consigliato  a  viva  voce 
dal  clero  e  dai  laici  del  regno  ger- 
manico, potesse  giudicar  con  giu- 
stizia a  chi  appartenessero    le    r^- 


GRE  233 

gioni  del  trono,  essendo  missione 
del  Papa  di  comporre  le  discortlie 
de'  popoli,  come  è  a  lui  devoluta 
la  sentenza  nelle  controversie  fra 
popolo  e  popolo,  principe  e  prin- 
cipe, vassalli  e  monarchi  cristiani. 
Altrettanto  scrisse  ai  principi  del 
regno  teutonico,  rammentando  loro 
che  chi  sprezza  j  decreti  della  san- 
ta Sede  si  fa  reo  d' idolatria  e  pro- 
nuncia la  propria  condanna  ;  im- 
perocché se  la  santa  Sede  giudica 
le  cose  dell'anima,  deve  ben  avere 
autorità  di  giudicar  le  terrene;  e 
confidando  nella  misericordia  di 
Dio  e  nell'assistenza  di  s,  Pietro, 
essere  pronto  a  decidere  col  loro 
consiglio  da  qual  parte  si  trovi  la 
ragione,  e  proteggere  colui  del  qua- 
le saranno  chiari  i  diritti.  Aggiun- 
se loro,  che  da  quando  era  parti- 
to da  Roma,  non  erasi  lascialo 
muovere  da  pregliiere,  né  spaveur 
tar  da  minacce  per  grandi  che  fos> 
sero. 

Rodolfo  conscio  che  secondo  i 
principii  del  Papa  la  sua  causa  era 
santa,  e  la  condotta  doveva  essere 
pur  da  lui  approvata,  si  sottomise 
volentieri  ai  di  lui  voleri;  ma  En- 
rico IV  padrone  de'passaggi  dei 
monti,  bloccò  più  strettamente  l'I- 
talia dalla  parte  delle  Alpi,  ricusò 
l'intervento  del  Papa,  e  proibì  ai 
legati  romani  che  dalla  Baviera 
passassero  nella  Franconia,  delibe- 
rato di  risolvere  la  controversia 
colle  armi.  Il  patriarca  d'Aquileia 
gli  condusse  una  squadra  di  gente 
lombarda,  ed  il  vescovo  di  Ver- 
celli osò  intimare  una  dieta  al 
campo  di  Roncaglia,  cvide  deporre 
Gregorio  VII,  ma  la  di  lui  morte 
prevenne  l'empio  tentativo.  Vicini 
gli  emuli  a  combattere  alle  spon- 
de del  JNeckar,  convennero  in  una 
tregua,  e  che  iu  uufi  f\ìeì,n  previe- 


234  GRnr 

dilla  dai  legati  apostolici,  i  princi- 
pi avrebbero  decisa  la  questione 
assenti  i  rei.  Rodolfo  licenziò  le 
sue  genti,  e  si  ritirò  ne'sossoni;  ma 
Kiirico  IV  che  avea  simulato,  vio- 
lò la  tregua,  da  lui  proposta  pcr- 
cliè  trovavasi  inferiore  in  forze  al- 
lo svevo,  si  gettò  nella  Svevia  e 
la  manomise  come  avea  fatto  del- 
la Baviera;  voleva  scagliarsi  nel 
paese  de' sassoni,  mai  principi  co- 
stituiti mallevadori  di  lui  glie- 
lo impedirono.  L'ingaimato  Rodol- 
fo seppe  che  lo  spergiuro  emulo 
arrestava  per  viaggio  i  prelati  che  si 
recavano  al  Reno  per  la  dieta; 
allora  per  suo  consiglio  i  legati 
del  Papa  tennero  un'  assemblea  a 
Goslar,  assai  numerosa  di  princi- 
pi e  di  vescovi,  ove  scomunicaro- 
no Enrico  IV,  e  gl'interdissero  le 
insegne  reali.  Intanto  questi  nuovi 
danni  recò  agli  svevi  ed  ai  bavari, 
pigliandosela  con  le  proprietà  e  le 
persone  di  tutti  i  nemici,  princi- 
palmente con  le  chiese  ed  i  preti. 
Gregorio  VII,  dopo  essere  stato  a 
Siena,  Firenze  e  Viterbo,  ritornò 
in  Roma  incontrato  dagli  evviva 
del  popolo  e  senato  romano,  ed 
il  suo  ingresso  fu  un  trionfo.  Scris- 
se subito  due  lettere  agli  isolani 
della  Corsica  [Vedi),  ì  quali  aven- 
do bramato  d'essere  annoverati  ai 
vassalli  della  santa  Sede,  o  per  dir 
meglio  rinnovar  lai  soggezione,  per 
cui  il  Papa  avea  spedito  Landolfo 
di  Pisa  a  prender  possesso  dell'  i- 
sola  per  ordinar  gli  affari  ecclesia- 
stici, e  regolar  la  giurisdizione  ci- 
vile in  nome  di  s.  Pietro  sovrano 
e  patrono  del  feudo,  Gregorio  VII 
attestò  loro  la  sua  gioia  perchè  la 
loro  patria,  cacciati  gli  usurpatori, 
era  ritornata  proprietà  della  Chie- 
sa romana;  li  esorlò  a  persevera- 
re fedeli,  offrendo  un'armata  d'au- 


ftRE 
siliari  toscani  se  avessero  bisogno  di 
difendere  la  libeità  nazionale.  Mor- 
to il  ribelle  Siccardo.  d'Aquileia, 
perchè  gli  fosse  dato  un  successo- 
re secondo  la  mente  dell'apostolo, 
esortò  il  popolo,  il  clero  e  i  suf- 
fragane! a  procedere  nell'elezione 
secondo  le  norme  canoniche.  Intor- 
no a  questo  tempo  avevano  gli 
ambasciatori  di  Enrico  IV  pregato 
il  santo  Padre,  che  congregasse  un 
concilio  a  giudicare  la  controversia 
dei  re,  laonde  inviò  nuova  legazio- 
ne in  Germania  per  giudici  della 
prossima  dieta  del  Reno,  ma  giun- 
ti colà  i  legati,  trovarono  che  En- 
rico IV  avea  distrutto,  come  nar- 
rammo, l'accordo.  Gregorio  VII  se 
ne  gravò  con  zelante  lettera,  con 
Udone  di  Treveri  mediatore  tra  i 
due  monarchi,  lagnandosi  che  né 
i  principi,  ne  i  legati,  perchè  uno 
imprigionato  da  Enrico  IV,  non 
ancora  aveano  risposto  alle  lettere 
dettate  da  s.  Pietro  di  cui  il  Pa- 
pi è  la  penna,  e  gli  rimise  copia 
del  giuramento,  che  detto  re  avea 
fatto  in  Canossa.  Inoltre  scrisse  a 
Richero  di  Sens  che  spogliasse  del- 
la dignità  episcopale  Rainero  d'Or- 
leans simoniaco  ,  e  reo  di  più 
delitti,  e  gli  surrogasse  il  diacono 
Sanzo.  Essendo  morto  Sveno  o 
Svenone  II  re  di  Danimarca,  fede- 
le alla  Chiesa  romana,  il  Papa  in- 
vitò il  figlio  e  successore  Araldo  IX 
a  seguirne  l'esempio,  ed  essere  buon 
re  del  suo  popolo,  e  buon  figlio 
della  Chiesa. 

Mentre  in  Germania  i  due  ri- 
vali armavano  a  gara  per  difende- 
re col  ferro  uno  scettro  grondan- 
te di  sangue,  nelle  calende  del  gen- 
naio 1078  si  congregava  in  Roma 
nel  Laterano  un  concilio  destinato 
precìpuamente  a  decidere  la  stessa 
questione,   e  quante   altre    funeste 


GRE 

alla  pace  allora    agitavansi;    divisa 
l'Italia  come  la  Germania   tra   en- 
liciani  e  papisti^  poi  chiamati  ghi- 
bellini   e  guelfi,    anche    nel    cuore 
tU'lla  Toscana  eranvi  seguaci    delle 
eresie,   che    avevano    alienato    da 
Gregorio  VII   i  lombardi,  ad   onta 
che  la  contessa  Matilde    travaglia- 
va in  calmar  le  passioni.  Volendo 
il    Pontefice  comprimere    i    furori 
di  tali  fazioni,  e  spaventarne  i  prin- 
cipali, invitò    al    concilio   Guiberto 
arcivescovo  di   Ravenna  coi   sulfra- 
ganei,  tutti  i  vescovi    e  gli  abbati 
delle  diocesi    d'Ostia,    Camerino  e 
Fermo,     i    prelati    delle    provincia 
toscane  e  ì  lombardi;   laonde  v'in- 
tervennero   cento    fra    patriarchi , 
arcivescovi,  vescovi,  abbati  e  chie- 
rici, oltre    un    numero    grande  di 
laici,  principi,  marchesi    e    baroni. 
Vi  assisterono  pure    gli    ambascia- 
tori dei    re,  quei    di  Rodolfo   per 
prestare  omaggio   a    s.  Pietro,    ed 
esporre  la  desolazione  delle   chiese 
tedesche;  que'di  Enrico  IV  per  dar 
querela  allo  svevo   di  ribellione.  I 
jiadri  del  concilio  erano  divisi   nei 
pareri,  secondo  il    re    che    parteg- 
giavano, onde  il  Papa  dichiarò  che 
in  causa  di   tanta  importanza    non 
voleva    cos\   ignaro    decidere,    per 
non  far  torto  a  veruno ,    e  perciò 
esser    bene    convocare    in    Germa- 
nia una  dieta  di  principi  sì  eccle- 
^siastici  che  secolari,  coi   legati  apo- 
stolici che  illuminati  dagli  slessi   te- 
deschi a  ponderar  le  ragioni,  pro- 
nunciassero una  giusta  sentenza,  e 
che  chiunque  turbasse  la  dieta  fos- 
se colpito  dal  divino  anatema.  Indi 
il  Pontefice  pronunciò  agli  scismati- 
ci grave    discorso,    di  salutari    mi- 
nacce e    paterne    esortazioni    com- 
posto. Contro  Tedaldo  falso  pasfo- 
le  di  Milano,  e  Guiberto   di    Ra- 
venna   traditore    del   Papa,    fu  ri- 


GRE  i35 

letta  la  sentenza  di  scomunica; 
Arnolfo  vescovo  di  Cremona  con- 
vinto di  simonia  fa  deposto,  Ro- 
lando di  Treviso  che  avea  portato 
a  Gregorio  il  decreto  del  concilia* 
bolo  di  Worms  venne  scomunica- 
to, e  condannato  il  cardinal  Ugo 
Candido.  In  questa  assemblea  fa 
temperato  il  rigore  della  scomuni- 
ca, quanto  a  quelli  attinenti  agli 
scomunicati.  Finalmente  con  altro 
canone  fu  fulminato  l'anatema  coa- 
tro quelli  che  spogliavano  i  nau- 
fraghi che  scampati  dalla  procella 
aberravano  il  lido.  Però  questo 
concilio  in  vece  di  placare  il  furo- 
re delle  parti,  le  irritò,  massime 
ne'  contumaci  lombardi.  Indi  le 
contrade  meridionali  d' Italia  furo- 
no a  Gregorio  VII  fonte  di  nuovo 
dolore:  le  orde  normanne  invasero 
e  devastarono  le  marche  di  Fer- 
mo ed  Ancona,  Spoleto  e  Bene- 
vento Provincie  pontificie,  ed  il 
guasto  giunse  sino  alle  porte  di 
Roma,  e  nei  lerritorii  di  Sabina, 
Marittima  e  Campagna;  e  Roberto 
Guiscardo  invincibile  avea  pur  con- 
quistalo il  principato  di  Salerno, 
per  cui  Gregorio  VII  nel  concilio 
avea  scomunicalo  gli  occupatori 
de'dominii  ecclesiastici,  e  raccolta 
un'armata .  per  cacciarli.  Narra  il 
Borgia,  che  mentre  Roberto  asse- 
diava Benevento,  Giordano  princi- 
pe di  Capua  abbracciò  il  partito 
del  Papa,  e  la  difesa  delle  terre 
della  Chiesa  romana,  liberando  coi 
suoi  alleati  e  Rainolfo  suo  tìo 
Benevento,  che  donò  per  gratitu- 
dine a  Giordano  quattromila  cin- 
quecento bisanzi  o  vogliam  dire 
scudi  d'oro. 

Enrico  IV  considerando  Rodolfo 
un  ribelle  messo  al  bando  dell'im- 
pero, non  volle  aderire  alla  con- 
vocazione della  dieta ,  ripugnando 


23G  GKE 

«ottoporsi  al  giudizio  de'  sudditi. 
Ilodolfo  armò  di  nuovo  sassoni  e 
turingì,  e  gli  svizzeri  8uoi  segua- 
qì  costrinsero  i  preti  a  cacciar  le 
concubine,  mentre  il  rivale  dispen- 
sava ai  chicriqi  suoi  abbazie  e  se- 
(Ji  vescovili,  con  il  bacolo  e  l'anel- 
lo. Nella  pianura  di  Melrichstadt 
liLnrico  IV  correndo  l' agosto  sor- 
prese nel  campo  Rodolfo ,  e  dopo 
ì/i  perdita  de' suoi  più  cari  gli  riu- 
scì incalzar  l'inimico,  quando  Ot- 
tone e  Federico  gridando:  s.  Pie- 
tro, s.  Pietro  ,  s'  avventarono  sulle 
genti  d'Enrico  JV,  e  ne  fecero  or- 
rendo macello;  tutta  volta  gli  altri 
si  attribuirono  la  vittoria ,  e  pas- 
sarono a  distruggere  i  dominii  di 
bertoldo  e  di  Guelfo  commettendo 
inaudite  crudeltà,  senza  riguardo 
li  chiese,  ad  ecclesiastici  e  a  don- 
ne; altrettanto  soffrirono  gli  svevi, 
inutilmente  predicando  il  Pontefi- 
ce la  pace.  Per  amore  di  questa 
inlimò  nel  novembre  un  concilio 
non  njeno  solenne  del  precedente,  cui 
assisterono  gli  ambasciatori  de'  due 
monarchi.  Lungamente  deliberaro- 
.no  i  padri  intorno  alle  questioni} 
perchè  nella  c^usa  del  trono  era 
implicata  quella  della  Chiesa  ro- 
mana- La  riforma  del  clero  e  la 
pace  del  regno  stando  egualmente 
a  cuore  di  Gregorio  VII,  egli  ijon 
volle  per  moderazione  giudicar  fra 
i  due  pretendenti,  e  rimise  nuo- 
vamente la  vertenza  alla  dieta  ge- 
nerale de'  principi ,  per  la  quale 
fece  giurare  gli  ambasciatori ,  che 
i  loro  signori  pon  l'impedirebbero. 
'^eì  poncilio  vi  fu  confermato  il 
ganone  sul  celibato  ecclesiastico , 
scomunicati  que'  che  ricevevano  be- 
pi  di  chiesa  non  liberi ,  chi  ven- 
derà prebende  o  non  ordinerà  scr 
rondo  i  canoni,  gli  usurpatori  del- 
le degime  e  i  predatori   de'  tesori 


GRE 

delle  chiese;  inoltre  Gregorio  VII 
ordinò,  ut  ornnes  episcopi  arlcs  lit- 
tcrarnrn  in  suis  ecclesiis  doceri  fU' 
ciani.  Indi  scrisse  ai  ravennati  di- 
chiarando scomunicato  l'  indegno 
loro  pastore  Guìberlo ,  che  avea 
degradato,  e  quelli  che  gli  avesse- 
ro prestato  obbedienza.  Da  cardi- 
nale il  Papa,  quale  legato,  avea  in 
Ravenna  rinvenuto  il  corpo  del 
martire  e  patrono  s.  Apollinare,  ed 
espostolo  alla  pubblica  venerazio- 
ne, al  dire  del  Cardella.  Chiuso  il 
concilio  gli  ambasciatori  tornarono 
in  Germania,  e  ninno  si  trovò  scon- 
tento del  prudente  contegno  del 
Pontefice,  che  scrisse  a  Guelfo  che 
ingiustamente  mormorava  di  lui  , 
in  un  ai  sassoni,  perchè  non  fuU 
minava  Enrico  IV  ,  e  proclamava 
Rodolfo.  Frattanto  Ugo  di  Die  le- 
gato nelle  Gallie  e  zelante  promo- 
tore della  riforma,  per  simonia, 
incontinenza  ed  altri  delitti  depose 
o  degradò  o  interdisse  gli  arcive- 
scovi di  Reims,  di  Lione,  di  Bor- 
dealix,  di  Besangon,  di  Tours,  ed 
i  vescovi  di  Puy  e  Clermont  usur- 
patori, di  Auxerre  e  Cambrai  tras- 
gressori de'  canoni  ,  rimettendo  al 
tribunale  apostolico  i  vescovi  di 
Senlis ,  di  Beauvais ,  di  Noyon , 
d'Amiens,  di  Laon  e  di  Soissons. 
Non  solo  in  tal  modo  Gregorio  VII 
riformò  la  chiesa  di  Francia,  ma 
contemporaneamente  varie  utili 
provvidenze  emanò  per  quelle  d'In- 
ghilterra, Spagna  e  Danimarca.  Ol- 
tre a  ciò  Gregorio  Vii  scomunicò 
Niceforo  Botoniate  traditore  ed  u- 
surpatore  del  trono  di  Michele  Vili 
imperatore  greco. 

Nel  febbraio  1079  Gregorio  VII 
convocò  nuovo  concilio  in  Vaticano  , 
al  quale  i  due  rivali  non  manca- 
rono inviarvi  ambasciatori  del  ce- 
to de'  vescovi.    Venne  sostenuto  il 


GRE 
mistero  dell' Euraiistia  ,  per  cui 
l'eretico  Berengario  ne  abiurò  l'er- 
rore che  avea  sostenuto,  implorò 
la  pontificia  misericordia ,  fece  la 
professione  di  fede,  ed  ottenne  il 
perdono.  Ordinati  altri  afiàri  ec- 
clesiastici, gl'inviati  di  Rodolfo  accu- 
sarono Enrico  IV  della  misera  tribo- 
lazione che  recava  all'impero;  ma 
Gregorio  VII  non  credette  che  fos- 
se giunto  il  tempo  di  emanar  giu- 
dizio, e  di  nuovo  assegnò  quella 
causa  alla  dieta  degli  stati  germa- 
nici. Gli  ambasciaton  giurarono  a 
nome  dei  due  re  di  accordare  il 
salvocondotto  ai  legati,  e  di  rico- 
noscere il  giudizio  del  sinodo,  quan- 
do ottenesse  la  sanzione  del  Papa. 
La  discussione  della  causa  del  tro- 
no, egli  l'aggiornò  al  prossimo 
concilio  di  Pasqua.  Cogli  ambascia- 
tori partirono  s.  Pier  Damiani  e  il 
vescovo  di  Padova,  mandati  dal 
Pontefice  ad  invitare  i  re  a  cele- 
brar la  dieta  ;  ma  Enrico  IV  non 
desiderava  che  temporeggiare,  ed  i 
sassoni  che  bramavano  una  risolu- 
zione accrebbero  la  loro  sconten- 
tezza, onde  scrissero  tre  lettere  al 
Papa,  perchè  recava  a  tutti  mara- 
viglia come  Gregorio  VII  conside- 
rasse del  pari  i  due  principi  come 
Enrico  IV  potesse  avere  ragione, 
non  riflettendo  essi  che  si  era  pre- 
cipitato nell'elezione  di  Rodolfo,  e 
non  attesa  la  presenza  del  Papa. 
Con  una  quarta  lettera  i  sassoni 
rappresentarono  al  Pontefice  la  lo- 
ro amarezza  per  tanta  esitazione; 
che  la  dieta  giammai  per  cagione  di 
Enrico  IV  si  sarebbe  potuta  con- 
vocare, e  perciò  egli  definitivamen- 
te giudicasse.  Allora  Gregorio  VII 
dichiarò  ai  tedeschi,  che  male  in- 
terpretavano la  sua  condotta,  qua- 
li principii  gli  fossero  di  norma , 
estranei   alla    politica    del    mondo; 


GRE  537 

essere  quasi  tutti  gli  italinni  par- 
tigiani di  Enrico  IV,  accusarlo  di 
rigore,  ed  aver  i  legati  abusato  di 
autorità.  Intanto  nella  dieta  di  Ra- 
tisbona  Enrico  IV  impose  a  Fede- 
rico Hohenstaufen  de'  conti  di  Bu- 
ren,  prudente  e  prode  signore,  di 
combattere  l'anarchia,  e  di  sposa- 
re la  sua  figlia,  dichiarandolo  conte 
di  Svevia,  paese  che  subito  Fede- 
rico conquistò  dalle  mani  del  ba- 
varo.  Nel  gennaio  1080  Enrico  IV 
alla  testa  di  armata  brillante  si 
presentò  ai  confini  di  Sassonia,  e 
con  magnifiche  promesse  gli  riuscì 
guadagnare  parecchi  baroni.  Ad 
Ildenheim  o  Fladenheim  Rodolfo  ed 
Enrico  IV  fieramente  si  azzufiaro- 
no  con  grande  strage  dell'esercito 
del  secondo,  che  però  avendo  Vra- 
tìslao  duca  di  Boemia  strappata  In 
lancia  a  Rodolfo,  gli  concesse  il 
diritto  di  portarla  innanzi  ne'  gior- 
ni solenni,  qual  trofeo  del  suo  va- 
lore. Alcuni  dicono  che  la  batta- 
glia ebbe  esito  incerto,  e  solo  pro- 
dusse la  ritirata  temporanea  di 
Enrico  IV.  In  questo  tempo  il  cuo 
re  di  Gregorio  VII  fu  amareggiato 
dalla  condotta  di  Guglielmo  il 
Conquistatore  re  d'Inghilteira,  clu 
profanamente  dispensava  vescovati 
ed  abbazie,  e  gli  ecclesiastici  con- 
fusi coi  laici  comparivano  allo  stes- 
so tribunale ,  prestavano  gli  stessi 
servigi ,  e  pagavano  gli  stessi  tri- 
buti. Guglielmo  creava  i  vesco- 
vi, ed  arbitrariamente  li  deponeva; 
proibiva  legazioni  al  Pontefice,  e 
se  permetteva  quelle  di  questi,  ri- 
gettava que'canoni  de'  concilii  che 
avevano  presieduto,  che  a  lui  non 
piacevano.  La  controversia  delle 
sedi  di  Cantorbery  e  di  Yorck 
decisa  da  Gregorio  VII  aveva 
fondata  la  sua  autorità  nell'  isola  ; 
ma  dopo  che  la  causa  venne  giù* 


a38  GRE 

dicata  dal  re,  l'autorità  pontificia 
decadde  dall'  opinione  del  popolo, 
ed  il  decreto  del  celibato  fu  poco 
osservato.  Scrisse  il  l'apa  a  Lan- 
franco di  Cantorbery  perchè  am- 
monisse il  re,  ma  non  riuscì  per- 
suaderlo :  Guglielmo  con  alterezza 
scrisse  a  Gregorio  VII  negandogli 
il  giuramento  di  fedeltà,  e  che  al 
legalo  Uberto  ch'era  andato  ad 
invitar  il  clero  al  concilio,  avreb- 
be consegnalo  il  denaro  di  s.  Pie- 
tro. 

Scrisse  Gregorio  VII  al  feroce 
Wezelino,  che  cessasse  di  molestar 
Demetrio  re  di  Dalmazia,  se  non 
voleva  sperimentar  la  spada  apo- 
-stolicaj  ed  a  Canuto  IV  re  di  Da- 
nimarca, principe  devoto  alla  Chie- 
sa ,  che  parlare  ai  monarchi ,  cui 
tutti  adulano  ,  il  linguaggio  della 
verità ,  ammonirli  della  fragilità 
delle  loro  corone,  ed  esortarli  che 
aspirino  alla  gloria  immortale  del 
cielo,  essere  la  missione  del  Papa: 
dello  stesso  tenore  scrisse  ad  Al- 
fonso VI  re  di  Castiglia,  lodando- 
lo per  la  sua  venerazione  a  s.  Pie- 
tro ;  gli  mandò  una  chiave  d'oro 
benedetta  colle  catene  del  medesi- 
mo apostolo  ,  e  gli  raccomandò  il 
legato  che  andava  a  regolare  quel 
clero.  Con  quanta  ansietà  tutta  la 
Germania  aspettasse  la  sua  senten- 
za ,  Gregorio  VII  lo  avea  saputo 
dagli  ambasciatori  mandati  da  Ro- 
dolfo dopo  la  battaglia  di  Fladen- 
heim  ;  eppure  quando  nella  setti- 
mana santa  intimava  a  Roma  il 
settimo  concilio,  che  fu  il  più  fre- 
quente di  tulli ,  forse  niuno  sape- 
va che  in  esso  si  sarebbero  decre- 
tati i  destini  dei  tempi  avvenire. 
Vi  furono  pertanto  confermati  i 
canoni  del  celibato  ecclesiastico,  e 
le  pene  contro  le  investiture;  rilet- 
te le  sentenze  di  deposizione  e  scp- 


GRE 
mnnica  fulminate  contro  Tedaldo 
e  Guiberto  ;  confermato  il  decreto 
contro  i  normanni  invasori  delle 
terre  della  santa  Sede;  nel  prov- 
vedere le  diocesi  vacanti  di  pasto- 
re ,  il  clero  e  popolo  dover  eleg- 
gere il  più  degno  ecclesiastico ,  e 
subordinar  l' elezione  canonica  al 
giudizio  della  Sede  apostolica.  Ciò 
fatto  sursero  gli  ambasciatori  di 
Rodolfo,  ed  accusarono  Enrico  IV 
di  aver  invaso  e  tribolato  l' impe- 
ro, perseguitato  e  cacciato  vescovi 
ed  abbati,  massacrato  cristiani,  di- 
strutte chiese,  oltraggiato  il  re  ed 
i  baroni,  ed  impedita  la  dieta  or- 
dinata dal  concilio  romano  a  fine 
di  giudicar  la  causa,  e  ridonar  la 
pace  all'impero;  indi  supplicarono 
il  Papa  e  tutti  i  vescovi  del  conci- 
lio, che  fulminalo  il  funesto  inquie- 
tatore  comune,  si  facesse  giustizia  al 
popolo,  ai  baroni,  al  monarca.  Allora 
il  Pontefice  infiammato  di  zelo  fe- 
ce una  specie  di  Professione  di 
fede  (P'edì);  narrò  quindi  come 
Enrico  IV  insorse  contro  la  Chiesa 
di  R.oma,  e  il  suo  custode;  come 
venne  scomunicato,  e  poi  perdonalo  ; 
come  venne  eletto  Rodolfo,  che  si 
dichiarò  vassallo  della  santa  Sede; 
come  allora  Enrico  IV  domandò 
protezione ,  onde  fu  intimata  la 
dieta  ;  laonde  lo  scomunicò,  e  male- 
disse le  sue  armi  e  quelle  de'suoi 
guerrieri.  Dichiarò  che  Rodolfo  go- 
vernasse e  difendesse  l' impero,  ac- 
cordò la  remissione  de'  peccali ,  e 
promise  la  benedizione  di  Dio  a 
coloro  che  gli  si  manterranno  fe- 
deli, e  gli  mandò  una  corona  con 
r  iscrizione:  Petra  dedii  Petro,  Pe- 
tra diadema  Rudolpho  ,  ovvero  : 
Petra  dedit  Romani  Petra ,  Tibi 
Papa  coronam.  Alcuni  dicono  che 
la  corona  gliela  inviò  quando  fu 
eletto,  altri  che  mai  la  mandasse. 


GRE 
All'annunzio  della  nuova  scotxinni- 
ca  Enrico  IV  giurò  di  perseguita- 
re Gregorio  VII  e  Rodolfo,  e  rac- 
colse intorno  a-  sé  tutti  i  compa- 
gni delle  sue  battaglie.  Volendo 
abbattere  il  primo,  onde  per  con- 
seguenza far  cadere  il  secondo,  con- 
vocò ili  IMagonza  un'assemblea  di 
principi  ecclesiastici  e  laici:  quan- 
to mente  umana  può  immaginar 
di  nefando,  tutto  quivi  fu  attri- 
buito al  Pontefice;  si  decise  tenere 
un  concilio  ,  ma  per  la  lontananza 
de'  ■vescovi  italiani  si  convocò  a 
Bressannone  vicino  all'Italia,  e  co- 
modo ai   tedescbi. 

Congregatisi  in  Bressannone  tren- 
ta vescovi  tedeschi  e  lombardi,  ol- 
tre molli  principi  e  conti  delle  due 
nazioni,  vi  fu  decretato  dal  conci- 
liabolo: il  temerario  Ildebrando 
meritare  l'anatema  ,  essere  un  in- 
truso, avere  sconvolto  l'ordine  della 
gerarchia  ecclesiastica  ,  usurpato 
r  autorità  del  monarca,  tramato  la 
morte  del  legittimo  re;  perciò  venne 
scismaticamente  deposto  e  condan- 
nato, e  proclamato  antipapa  l'im- 
placabile suo  nemico  Guiberto  di 
Ravenna ,  che  assunto  il  nome  di 
Clemente  III  ,  si  ornò  degli  abili 
ed  insegne  pontificie,  promise  di 
coronare  Enrico  IV  ,  ed  accompa- 
gnato da  uno  splendido  corteggio 
di  vescovi  indegni  scese  trionfante 
in  Italia:  benché  il  re  annunziò  ai 
potentati  europei  ,  e  specialmente 
al  monarca  inglese,  l' elezione  di 
Guiberto ,  tutti  i  principi,  anche 
nemici  di  Gregorio  VII,  si  asten- 
nero per  allora  dal  riconoscerlo. 
Mentre  la  fama  dell'  operato  del 
conciliabolo  si  propagava,  la  Ger- 
mania era  in  tumulto  e  divisa  tra 
i  due  re,  e  perciò  in  preda  a  de- 
plorabili massacri.  Cacciatosi  Enri- 
co IV  nella  Sassonia  fu  sbaragliato 


GRE  239 

presso  le  sponde  dell'  Elster  dal- 
l'eseicito  nemico,  che  fece  un  rio 
chissimq  ed  immenso  bottino  per 
essersi  impadronito  del  campo,  per 
la  bravura  e  valore  di  Ottone  di 
Nordheim.  Vinto  Enrico  IV  eccheg- 
giava  la  pianura  del  canto  dei  sas- 
soni ;  quando  si  seppe  che  Rodolfo 
nella  palude  di  Grona,  da  Goffre- 
do Buglione  gonfaloniere  del  regno, 
che  gli  avea  fatto  la  caccia  per 
lutto  il  giorno,  gli  era  stata  colla 
poderosa  sua  lancia  recisa  la  de- 
stra ,  e  conficcato  il  moncherino 
nel  ventre,  moribondo  portavasi  al 
campo.  L'allegrezza  si  mulo  in  ter- 
rore, Rodolfo  volle  vedere  la  sua 
destra,  seppe  che  de'  suoi  era  il 
trionfo  ,  e  spirò,  venendo  sepolto 
nel  duomo  di  Merseburgo.  Di  que- 
sta morie  i  sassoni  fecero  gran 
duolo,  e  ricche  elemosine  in  suf- 
fragio del  defunto,  che  tulli  a- 
vevono  conosciuto  buono,  affabile, 
misericordioso,  amato  qual  padre 
e  salvatore  della  patria  ,  onoralo 
per  prode,  venerato  giudice  gi«i- 
sl(»,  ed  indefesso  prolettore  delk 
Chiesa  ;  i  sassoni  lo  amarono  as<at 
più  che  gli  svevi.  In  Germania  la 
morie  di  Rodolfo  parve  un  castigo 
del  cielo,  un  giudizio  di  Dio;  men- 
tre Enrico  IV  fuggitivo  da  vinto 
diveniva  vincitore  ,  la  sua  armata 
salvata  in  parte  dalle  acque  del 
fiume  errava  per  le  boscaglie  in- 
seguita, nella  più  deplorabile  mi- 
seria. Riparatosi  il  re  in  Boemia, 
invano  banch  nuova  guerra  abbati- 
donato  da  tutti ,  compresi  di  spa- 
vento ,  per  cui  si  trovò  costretto 
assoKlare  gente  boema,  e  portò  la 
distruzione  nella  Svevia  ;  voleva 
fare  altrettanto  della  Sassonia  ,  ma 
quando  vide  Ottone  capitanare 
ventimila  combattenti  ,  licenziò  i 
boemi,  e  dichiarò  bramar  la  pace. 


?.4o  GRE 

Inlnnlo  l'Itnlia  lacerata  dallo  sci- 
sma ardeva  della  guerra  tra  il  fal- 
so Pontefice  e  il  vero ,  pel  quale 
stava  Matilde;  Milano,  Piacenza, 
Ravenna  e  Lucca  avcano  ricono- 
sciuto l'antipapa.  Gregorio  VII  per- 
suaso di  sostenere  la  causa  di  I3io, 
minacciava  l'anatema,  e  conferma- 
va i  canoni  emanati  contro  i  con- 
cubinari e  le  investiture;  i  mali 
cagionati  dallo  scisma  sono  inde- 
scrivibili, come  le  congiure  che  si 
formarono;  invano  i  buoni  vescovi 
condannavano  Guiberto  e  i  suoi 
seguaci,  tutti  gli  spiriti  erano  esa- 
cerbati. 

Gregorio  VII  mirando  tranquil- 
lo l'orrore  dell'oragano,  vedendo  la 
procella  venire  dal  nord,  e  minac- 
ciate le  terre  toscane ,  e  la  stessa 
persona  di  Matilde,  volle  fornirsi 
un  riparo  nel  sud.  Roberto  Gui- 
scardo, sebbene  potentissimo  nei 
paesi  dell'Italia  inferiore,  considerò 
che  una  pronta  riconciliazione  col 
Papa  gioverebbe  all'ambizioso  di- 
segno di  trasportar  nella  sua  fa- 
miglia la  corona  imperiale  d'occi- 
dente, e  tanto  più  inclinava  alla 
pace  col  Pontefice,  in  quanto  che 
molte  città  limitrofe  del  littorale  si 
erano  ribellate  da  lui.  Introdotte 
le  pratiche  a  mezzo  del  cardinal 
Desiderio  abbate  di  Monte  Cassi- 
no ,  Gregorio  VII  con  Giordano 
principe  di  Capua  recossi  ad  Aqui- 
no, e  al  dire  del  Borgia  in  Bene- 
vento, ove  nello  stesso  anno  1080 
il  duca  Roberto  venne  a  prostrar- 
si a'  piedi  del  Papa,  implorando 
perdono  di  sua  fellonia.  Il  Ponte- 
fice lo  rialzò ,  lo  abbracciò ,  e  sul 
libro  degli  evangeli  il  duca  gli  giu- 
rò vassallaggio  qual  duca  di  Cala- 
bria,  di  Sicilia  e  di  Puglia,  pro- 
mettendo di  soccorrere  con  opera 
di  denaro,  armi  e  consiglio  il  Pa- 


GRE 

pa  e  la  santa  Sede,  di  proteggere 
il  patrimonio  e  i  dominii  della  me- 
desima ,  e  di  pagare  annuo  tributo. 
Allora  Gregorio  VII  gli  consegnò 
lo  stendardo  di  s.  Pietro  e  la  spa- 
da ;  gli  confermò  l' investittn-a  ac- 
cordatagli dai  suoi  predecessori , 
gli  infeudò  la  Calabria  e  la  Pu- 
glia; e  quanto  alle  terre  di  Saler- 
no, Amalfi,  metà  della  Marca  di 
Spoleto  e  Permana,  promise  il  Pa- 
pa usargli  indulgenza.  La  tradizio- 
ne del  vessillo  di  s.  Pietro  e  l'in* 
vestitura,  dice  il  Borgia,  che  Gre- 
gorio VII  la  diede  a  Roberto  in 
Ceperano  o  Ceprano  [P^edi).  Indi 
il  Papa  scrisse  ai  vescovi  della  Ca- 
labria e  della  Puglia,  narrando  le 
scelleraggini  di  Enrico  IV,  che  ol- 
tre Cadolao  ora  avea  fatto  eleggei-e 
altro  antipapa  nella  persona  del- 
l'eretico Guiberto,  e  gl'invito  ad 
essere  liberali  di  aiuto  al  duca  Ro- 
berto ,  ed  al  suo  parente  Michele 
VIII  detronizzato  dall'impero  gre- 
co. Avendo  Roberto  e  Giordano 
promesso  nel  settembre  di  congiun- 
gere le  loro  truppe  a  quelle  dei 
feudatari  romani,  di  Matilde  e  del- 
la marchesana  Adelaide,  Gregorio 
VII  si  accinse  a  sterminare  la  ri- 
bellione del  clero  e  del  popolo,  e 
muovere  in  persona  contro  l'anti-» 
papa,  di  liberare  la  chiesa  di  Ra- 
venna, e  distruggere  la  fazione  di 
Enrico  ;  risoluzione  che  nel  luglio 
fu  con  circolare  autografa  annunzia- 
ta a  tutti  i  fedeli.  Ma  Roberto  do- 
vendo pur  difendere  Michele  Vili, 
gli  dava  pensiere  l'addossarsi  una 
furiosa  guerra;  e  Matilde  molestata 
dalle  scorrerie  nemiche,  aveva  do- 
vuto raccogliere  le  milizie  de'  suoi 
vasti  dominii,  per  opporsi  a  Gui* 
berto  che  con  l' armata  lombar- 
da erasi  accampato  nel  borgo  di 
Volta.    Lo    stesso    giorno    che   in 


GRE 

Germnhia  si  combaUeva  alle  ri- 
ve dell'Elster,  in  Italia  l'arma- 
ta lorubartla  condotta  secondo  al- 
cuni da  Enrico  secondogenito  del 
ve,  investendo  le  genti  toscane  ri- 
portò completa  vittoria,  rovescian- 
do  r  ostacolo  alla  marcia  del  pa- 
dre. Cacciato  Niceforo,  sali  sul  tro- 
no di  Costantinopoli  Alessio  Co- 
mneno,  che  guadagnato  con  molto 
oro  Enrico  IV,  l' invitò  a  fare  una 
diversione  contro  Roberto  Guiscar- 
do, che  stava  per  salpare  dalla  Si- 
cilia col  suo  navile,  per  cui  questi 
si  trovò  impotente  di  combattere 
i  nemici  del  Papa.  Gregorio  VII 
scrisse  al  re  ed  alla  regina  d' In- 
ghilterra ,  invocando  soccorsi ,  di- 
cendo a  Guglielmo  che  se  aveva 
meritato  il  nome  di  gemma  dei 
principi,  più  glorioso  sarebbe  quel- 
lo di  cristiano  esemplare,  Filippo  I 
re  di  Francia  non  era  nemico  di 
Gregorio  VII,  e  non  volle  ad  aver 
che  fare  con  l'antipapa  :  altri  asse- 
riscono che  il  re  conservava  mal 
umore  per  un  censore  sì  rigoroso, 
che  più  volte  avea  tuonato  i  suoi 
fulmini. 

Dopo  la  morte  di  Rodolfo  es- 
%ndosi  sparsa  in  Italia  la  fama 
che  Enrico  IV  sarebbe  calato  in 
Italia  ,  Y  imperturbabile  Pontefice 
rimase  in  piena  tranquillità ,  non 
sapendo  temere  il  suo  cuore  ;  la 
sua  natura  robusta,  il  suo  spirito 
■veramente  grande,  venivano  rassi- 
curati dalla  profonda  convinzione 
di  avev  obbedito  alla  voce  di  Dio, 
e  di  dover  piuttosto  morire,  che 
mancare  alla  sua  missione,  ninna 
cosa  potendo  rompere  la  sua  co- 
stanza. Lungi  dal  rattristarsi  per  lo 
spettacolo  di  una  vasta  congiura , 
confidava  ne*  divini  prodigi ,  ed  il 
suo  pensiero  percorreva  quelli  fat- 
ti ne'  secoli  addietro  in  favore  del- 

VOI.    \XX\f. 


GRE  Ht 

la  Chiesa,  il  perchè   infondeva  co- 
raggio e  conforto  agli  altri.  All'en- 
trar   del    io8i     Enrico   IV    bandì 
per  tutto  r  impero    che   chiunque 
possedesse  un  cavallo  e  una  spada 
Io  seguisse  alla  spedizione  d'Italia: 
allora  i  fedeli  della  Sede  apostoli- 
ca   consigliarono    Gregorio   VII    a 
provvedere    alla     propria    salvezza 
minacciata.    Il    Papa    rispose ,  che 
derelitto  fra  i  mortali,  protetto  dal 
Signore ,    sprezzava  la  possanza  di 
Enrico  IV ,   e  nulla    considerava  i 
tormenti   e  la  morte  ;   solo  dispia- 
cergli   della    buona    Matilde,    che 
con  cattivi  vassalli    dovrà  fermare 
una  pace  vergognosa,  o  perdere  i 
suoi  dominii;  e  ritenere,  che  l'era-' 
pio  sarà  costretto  ritornar  in  Ger- 
mania ,    obbligatovi    dal    diversivo 
che  opererebbero  colà  i  duchi  Guel- 
fo e  Bertoldo.   Indi  scrisse  ai  sas- 
soni   e   svevi ,    che    dopo    maturo 
consiglio   creassero    un  nuovo  mo- 
narca, aifmchè  i  fedeli  dallo  spavento 
dispersi   avessero    un  capo  intorno 
al  quale   adunarsi ,   ed   Enrico  IV 
minacciato   alle   spalle    da   un'ar- 
mata non  potesse  calar  in  Italia  a 
danno  della  Chiesa    cattolica.    Ma 
Enrico  IV  aveva  provveduto  al  fu- 
turo, opponendo   ai    nemici  Fede- 
rico Hohenstaufen ,  che   lasciava  a 
presidio  delle   contrade  alemanne  » 
confermandolo   signore   del  ducato 
di  Svevia.  Tuttavolta  non  gli  riu- 
scì pacificarsi  co'  sassoni,  come  a- 
vea  ardentemente  tentato.  Con  for- 
midabile armata  discese  Enrico  IV 
in   Italia ,    ove   chiunque   nel   suo 
passaggio  gli  negava   omaggio    ca- 
deva, e  si  fermò   in  Verona.  Pres- 
so Mantova  trovò  accampata  coa- 
tro di  lui  la  sua  parente   Matilde 
che  Sconfisse,  distruggendone  i  ca- 
stelli. Invaso  il  territorio  toscano , 
si  rivolse   contro    Firenze   che    gli 
i6 


^j^-ì  GRE 

aveva  ricusato  le  chiavi.  Subito 
Matilde  avvisò  il  Papa  della  sua 
perdita,  e  che  in  Ravenna  i  par- 
tigiani di  Guiberto  levavano  un 
esercito  per  congi ungerlo  a  quello 
del  re.  Ad  onta  di  sì  vicino  péri- 
colo,  r  intrepido  Gregorio  VII  con- 
vocò a  Roma  il  sinodo  ordinario 
de' suoi  sufTraganei,  e  per  mostra- 
re ai  popoli  che  un  uomo  fedele 
al  Signore  non  teme  le  minaccie 
dell'empio,  rilesse  la  sentenza  di 
scomunica  contro  Enrico  IV ,  e 
contro  tutti  i  fautori  di  lui;  e 
mentre  tutti  i  suoi  tremavano  per 
la  vita  e  gli  averi ,  egli  solo  non 
mostrava  timore,  ispirava  coraggio, 
e  scriveva  al  vescovo  d»  Metz  l'in- 
tera fiducia  che  avea  in  Dio,  di- 
pingendogli al  vivo  l'attuale  situa- 
zione. Nell'aprile  Firenze  affamata 
e  rovinata  si  arrese  ad  Enrico  IV: 
Padova  e  Cremona  gli  aprirono  le 
porte,  perciò  confermò  loro  gli  anti- 
chi privilegi,  e  l'onore  del  Carroccio 
(del  quale  parlammo  all'articolo  Car- 
BOZZA  ed  altrove),  segno  di  libertà 
municipale,  che  dal  nome  della  regi- 
na i  padovani  chiamarono  Berta, 
i  cremonesi  Bertacciola.  Avvicinan- 
dosi la  Pentecoste,  Enrico  IV  mos- 
se alla  volta  di  Roma,  ove  il  Pa- 
pa si  teneva  chiuso  colle  truppe 
di  Matilde  e  di  alcuni  feudatari 
romani,  deliberato  di  resistere  sino 
agli  estremi.  Nella  vigilia  di  detta 
solennità  il  re  con  l'antipapa  com- 
parvero sotto  le  mura  di  Roma, 
accampandosi  l' esercito  ne'  prati 
di  Nerone,  ed  il  giorno  dopo  co- 
minciarono dalla  Città  Leonina 
(  Fedi)  quell'assedio  interrotto  che 
durò  un  biennio  con  tanto  danno 
delie  genti  tedesche,  le  quali  per 
la  mortalità  prodotta  dall'aria  vi- 
ziata, e  per  le  vigorose  sortite  del- 
le truppe  toscane,  furono  scemate 


GRE 
dell'intera  metà.  Prodigi  di  valo- 
re illustrarono  i  guerrieri  imperia- 
li ;  ma  l'alma  Roma,  fedele  al  Pon- 
tefice, sfidò  gli  sforzi  di  tutta  la 
Germania,  e  dall'alto  delle  torri  i 
romani  insultarono  i  feroci  stranie- 
ri, l'orgoglio  de'  quali  dovette  umi- 
liarsi dinanzi  all'  antica  dominatri- 
ce del  mondo. 

Le  regìe  armi  furono  più  felici 
in  Toscana,  che  presentò  ben  pre- 
sto un  vasto  deserto;  e  Lucca  fu 
occupata.  A  tanta  rovina  la  con- 
tessa Matilde  trovò  un  riparo  nel- 
la sua  costanza;  ferma  nel  difen- 
dere Gregorio  VII,  non  risparmiò 
fatiche  ne  denaro,  né  le  stesse  sue 
gioie,  per  guadagnar  partigiani, 
assoldar  guerrieri,  e  rialzare  le  di- 
strutte fortezze .  Dopo  tre  mesi 
che  l'armata  enriciana  stette  sotto 
le  mura  di  Roma,  depredati  i  sob- 
borghi, si  ritirò  a  Ravenna  per 
passarvi  l' inverno,  lasciando  all'  as- 
sedio pochi  soldati.  Intanto  la  Ger' 
mania  era  preda  di  fazioni  accani- 
te; e  per  incarico  de' tedeschi  il 
vescovo  di  Metz  interrogò  Grej^o- 
rio  VII ,  se  il  Papa  può  deporre 
V  Imperatore  [Fedi);  il  Pontefice 
gli  rispose  con  una  importante  lette- 
ra, la  quale  rivela  la  sua  mente,  ed 
è  il  compendio  della  pubblica  giuris- 
prudenza d'  allora.  Tale  linguaggio 
parlava  Gregorio  VII  assediato  nel- 
la sua  città ,  voluto  a  morte  dai 
lombardi  ribelli,  minacciato  da  mez- 
za Europa.  I  sassoni  giudicarono 
oracolo  la  voce  del  Pontefice,  li- 
chiesero  ai  loro  principi  che  do- 
vessero creare  un  monarca,  laonde 
a'  19  agosto  nella  dieta  di  Bam- 
berga  i  principi  sassoni  e  svevi,  per 
opera  di  Guelfo  ,  elessero  in  re 
di  Germania  il  conte  Ermanno  di 
Luxemburgo,  che  con  Guelfo  erasi 
coperto  di  gloria  alla    battaglia  di 


GRE 
IloclislatU ,  in  cui  restò  sconfìtto 
Federico  Hohenslaufen  ;  inoltre  Er- 
manno era  signore  ricco,  valoroso, 
potente ,  rampollo  d'una  stirpe  di 
eroi,  e  parente  del  re  defunto.  Im- 
mediatamente scoppiò  la  discordia, 
dichiarandosi  nemico  Ottone  Nord- 
heim  ;  tuttavia  avendo  preso  per 
castigo  celeste  la  rottura  d'  una 
gamba,  giurò  devozione  al  nuovo 
re,  che  fu  coronato  nel  1082  in 
Magonza  da  Sigofredo:  per  tal  mo- 
do i  tempi  si  facevano  più  pro- 
cellosi, e  minacciavano  ad  Erman- 
no un  regno  tumultuante  e  con- 
fuso. A  considerare  quali  erano  il 
modclo  e  la  società  dei  cristiani,  le 
querele  di  Gregorio  VII  appariva- 
no piene  di  una  verità  spavente- 
vole :  Italia  e  Germania  presenta- 
vano un  campo  di  battaglia  pieno 
di  cadaveri ,  sul  quale  altri  medi» 
lavano  strage  e  sterminio  ;  beato 
allora  chi  poteva  entrare  in  un 
chiostro,  e  le  solitudini  furono  bea 
presto  decorate  di  conventi  e  di 
chiese.  Molti  trovarono  la  loro 
consolazione  nell'  ingrandire  o  fon- 
dar monisteri,  massime  nella  Sve- 
via,  nella  Franconia,  ed  in  Bavie- 
ra :  ciò  fecero  pel  buon  esito  delle 
loro  intraprese,  in  espiazione  dei 
loro  peccati,  e  pel  riposo  de' mor- 
ti. Se  Enrico  IV  si  fosse  allora 
trovato  iu  Germania,  forse  le  cose 
avrebbero  preso  altro  andamento  ; 
ma  egli  voleva  espugnare  Roma, 
e  far  prigione  il  Papa ,  studiando 
r  alleanza  di  Roberto  Guiscardo , 
ed  oHit^ndo  suo  figlio  in  isposo  al- 
la figlia  del  principe  normanno.  A 
primavera  Enrico  IV  per  la  via  di 
Spoleti  ritornò  sotto  le  mura  di 
Roma,  accompagnato  dall'antipapa 
e  da  un  formidabile  esercito  ita- 
hano.  Intanto  l'assedio  procedette 
lentamente  j  quando  il    re    iu    uun 


GRE  .  243 

notte  fece  appiccar  fuoco  alla  ba- 
silica vaticana,  onde  scalar  le  mu- 
ra ,  mentre  i  romani  accorrevano 
ad  estinguerlo^  ed  impadronirsi  del- 
la città.  Il  Pontefice  da  un  lom- 
bardo seppe  la  trama ,  comandò 
che  al  primo  levarsi  del  fumo  niu- 
no  si  movesse  dal  posto,  ed  egli 
col  popolo  inerme  accorse  al  fuoco, 
e  lo  spense,  altri  dissero  eoa  un 
segno  di  croce.  L'assedio  di  Roma 
costava  a  celare  troppo  tempo  e 
denaro,  senza  corrispondente  van- 
taggio :  r  unico  premio  dì  tanto 
travaglio  fu  l' espugnazione  di  al- 
cuni forti  suburbani,  donde  le  sue 
guarnigioni  potevano  molestare  i 
romani.  Fu  accolto  a  festa  dai 
monaci  di  Farla ,  ed  ascritto  tra 
essi  secondo  la  consuetudine,  per 
cui  donò  loro  il  magnifico  castello 
di  Fara,  che  avea  preso  d' assalto. 
Per  il  caldo  eccessivo  e  l'esalazioni 
malsane  delle  paludi  Pontine,  nei 
tempi  pasquali  il  re  non  potendo 
stare  più  all'  assedio  ritornò  in 
Lombardia,  dopo  aver  collocato  le 
truppe  nelle  vicinanze  di  Roma  in 
aria  men  grave  ;  e  l'antipapa  restò 
a  Tivoli  capitano  generale  dei  re- 
gii ,  ove  indossate  le  armi  consu- 
mò L' inverno  in  fazioni  di  guerra, 
predando  e  guastando  il  paese. 

Matilde,  degna  eroina  del  medio 
evo,  sempre  più  s'infervorava  nel- 
la difesa  di  Gregorio  VII,  avendo  a 
fianco  assiduo  consigliere  s.  Ansel- 
mo vescovo  di  Lucca  :  fece  entrare 
iù  Roma  ingente  quantità  di  de- 
naro, e  con  le  fortezze  resisteva 
alla  possanza  d'  Enrico  IV,  ed  im- 
pediva che  s' ingrossasse  d' italiani 
la  sua  armata.  Intanto  il  re  Erman- 
no con  un  esercito  di  sassoni  e 
bavari  s' incamminò  per  V  Italia  a 
liberar  il  Pontefice  dal  suo  rivale; 
ma  la  niorle  di  Ottone  Nordheim, 


244  .  GRE 

cui  era  affidato  il  governo  di  Sas- 
sonia, impedì  di  effettuar  la  guerra, 
ciò  che  risultò  a  vantaggio  di  En- 
rico IV.  Durante  l'assedio  Grego- 
rio VII  non  potè  congregare  il 
concilio  annuale;  ma  pieno  dì  fiducia 
in  Dio,  bramando  la  pace,  e  non 
temendo  la  guerra,  diverse  lettere 
scrisse  ai  fedeli  invitandoli  alla  pa- 
zienza. Nel  gennaio  io83  o  più 
tardi,  Enrico  IV  con  florida  armata 
tornò  per  la  terza  volta  all'assedio 
di  Roma,  risoluto  di  espugnarla  a 
qualunque  costo.  Diresse  un  assalto 
potente  alla  Città  Leonina,  ne  cac- 
ciò le  truppe  di  Matilde,  vi  eresse 
una  doppia  trincera,  ed  impadroni- 
tosi del  sobborgo  edificò  un  torrio- 
ne che  danneggiò  gravemente  i  ro- 
mani. Questa  fu  per  Gregorio  VII 
l'epoca  del  maggior  pericolo,  aven- 
do il  suo  formidabile  nemico  con 
un  piede  nella  città,  che  con  frodi 
procurava  guadagnarsi  la  plebe,  e  che 
con  l'oro  sedusse  i  grandi,  le  terre 
de'quali  risparmiò  ;  liberò  i  vesco- 
•vi  che  aveva  imprigionato,  spac- 
ciò di  avere  riportalo  diverse  vit- 
torie, e  permise  a  tutti  di  entrare 
in  città.  Allora  gli  assediati  con- 
vinti che  Enrico  IV  fosse  diverso 
da  quello  che  rappresentavasi,  an- 
noiati dall'assedio,  e  con  poco  va- 
lore ,  si  prostrarono  in  lacrime  ai 
piedi  di  Gregorio  VII ,  e  lo  scon- 
giurarono che  in  tal  frangente,  di- 
menticalo il  passato,  rìstabilisse  la 
concordia  tra  la  sede  e  l' impero, 
e  si  movesse  a  pietà  d'una  patria 
ornai  distrutta  per  sua  cagione.  Il 
santo  Padre  rispose ,  conoscere  le 
astuzie,  e  l' implacabile  natura  di 
Enrico  IV;  non  ostante  che  gli 
avrebbe  levato  T  interdetto,  e  cin- 
to la  corona  imperiale,  purché 
sodtlisfacesse  la  Chiesa  con  peni- 
tenza   proporzionata  all'  enormità 


GRE 

delle  sue  scelleraggini.  Cesare  aven- 
do ricusato  unn  condizione  che  gli 
pareva  condizione  da  vinto,  i  romani 
pregarono  il  Pontefice  a  temperar- 
ne il  rigore,  ma  l' intrepido  Grego- 
rio VII  non  volle  tradire  la  sua  cau- 
sa, e  colla  sua  costanza  si  alienò  la 
maggior  parte  de'  romani  :  poscia 
temendo  che  la  plebe  tumultuasse, 
dal  palazzo  lateranense ,  ov'  erasi 
ritirato,  coi  cardinali  passò  in  Ca- 
stel s.  Angelo  (  Fedi  ),  abbando- 
nando una  città  malamente  difesa 
dal  popolo.  In  tale  angustia  il  Pa- 
pa si  ricordò  di  Roberto  Guiscar- 
do, stipulò  coi  tedeschi  una  tregua, 
e  l'invitò  a  soccorrerlo:  si  conven- 
ne che  Gregorio  VII  avrebbe  cele- 
brato un  concilio  per  pronunziare 
definitiva  sentenza  sulla  questione 
del  regno ,  che  Enrico  IV  non  lo 
disturberebbe,  concedendo  il  sal- 
vùcondotto  ai  prelati.  Allora  tolse 
r  assedio  che  avea  posto  al  detto 
castello,  devastò  parte  del  recinto 
contiguo  della  Città  Leonina,  onde 
renderlo  inutile  ai  normanni,  e  tro- 
vare più  facile  r  accesso  al  suo  ri- 
torno, perchè  lasciata  Roma  passò 
in  Lombardia,  e  l'antipapa  in  Ra- 
venna. Subito  il  re  negò  il  salvo- 
condollo,  e  minacciò  chi  voleva 
lecarsi  al  concilio;  ed  inutilmente  t 
romani  aprirono  gli  occhi ,  e  rico- 
nobbero la    mala  fede  di  cesare. 

Il  concilio  perciò  poco  numero- 
so, ebbe  luogo  per  tre  giorni,  ia 
cui  i  padri  parlarono  delle  iniquità 
del  re,  della  condizione  de' tempi, 
e  dei  pericoli  della  Sede  apostolica. 
Allora  Gregorio  VII  maestosamen- 
te parlò  della  fede  cattolica ,  della 
morale  cristiana,  della  costanza  nei 
giorni  della  persecuzione,  e  della 
greggia  di  Cristo  visitata  dal  severo 
pastore  ;  tutti  i  padri  si  sciolsero 
in  lacrime,   e  singhiozzando  si  prò- 


GRE 

sfrarono  a' suoi  piedi.    Cedendo  al- 
l' intercessione  de'  padri ,    non  pro- 
nunciò l'anatema  che  contro    quei 
guerrieri  di  Enrico  IV,  i  quali  ave- 
viino  arrestato  gli  ambasciatori  ale- 
manni e  i  vescovi  che  si    portava- 
no a  Roma.  Appena  chiuso  il  con- 
cilio con    dolore    apprese    il    buon 
Pontefice ,   che   i   romani    avevano 
giurato  al  re   che   s'egli    non    l'a- 
vesse coronato  avrebbero  eletto  un 
altro  Papa.  Questi    allora    dichiarò 
che  la  corona  l' avrebbe  data  al  se- 
nato romano,    appena    Enrico    IV 
avesse  soddisfatto  la  Chiesa,  ma  giam- 
mai r  avrebbe  consacrato  ;  e  sicco- 
me i  romani  mandarono  al  re  pét'- 
chè  scegliesse  tra  i  due  partiti,  ed 
egli  li  ricusò;  si  tennero  sciolti  dal 
giuramento,  e  furono  più    fedeli  al 
Papa    cui    soccorsero    e    promisero 
fede  eterna.  Sdegnato  il  re  minac- 
ciò   distruzione    ai    paurosi ,    versò 
tesori  agi'  ingordi,  e  cosi  guadagnò 
nuovo  partito  ,   e   que'  vescovi  che 
temevano  perdere  le    loro   rendite; 
gli  altri  rifugiandosi   nelle  terre  di 
Matilde ,   che  armata   di    spada     e 
corazza  valorosamente  si  difendeva, 
e     dirìgeva     abilmente     la     guerra. 
!Neir  autunno   io83    Enrico    IV    si 
presentò  per   la   quarta    volta    alle 
porte  di  Roma  per  espugnarla  col- 
la fame    o  col  ferro,   quando   Ro- 
berto Guiscardo  s' indusse  a  recar-^ 
visi.     Presso     le    feste    di    Pasqua 
1084,    mentre  Enrico  IV  si  appa- 
recchiava a  tornare  in    Germania, 
venne  al  suo  campo    una    deputa- 
zione   di    vescovi    ad    offrirgli    le 
chiavi  di  Roma,  le  cui  porte  spa- 
lancarono   a'  2  I     marzo,  domenica 
delle  Palme,  cioè  quella  dalla  par- 
te di    Toscana.    Il    re    avente    alla 
destra  l' antipapa  ascese  al  Vatica- 
no ,  che  le  sue  milìzie  occuparono 
in  un  al  Laterano  ed  alle  torri  più 


GRE  34^ 

forti,  essendo  Gregorio  VII  in  Ca- 
stel s.  Angelo,  coi  cardinali   e  mol- 
ti vassalli.  Alcuni  dicono  che  i  te- 
deschi entrarono  per  una   breccia, 
e  che  Goffredo  di  Buglione  montò 
il  baloardo  e  piantò  la  prima  ban- 
diera   sulla    torre    della    nominata 
porta.    Si   dice    inoltre,    che    ferito 
mortalmente  in  quest'  ardita   fazio- 
ne, fece  poi  voto  di  combattere  ia 
Terra  Santa  di  Gerusalemme.   Nei 
d'i  seguente   l'antipapa    fu    dai  ve- 
scovi   enriciani    esaltato    alla    Sede 
apostolica;  ai  3  3  fu  adorato  al  La- 
terano, e  nel  24  consacrato,  o  piut- 
tosto benedetto  nella  basilica  di  s. 
Pietro  dai  vescovi    di  Arezzo    e  di 
Modena  contro  il  rito,  altri  dicono 
dai  vescovi    di  Bologna   e    di  Cer- 
via o  di  Cremona,  tutti  scismatici. 
Grande  perciò  fu  1'  esultanza  di  En- 
rico IV  in  confronto  ai  passati  avve- 
nimenti :  temendo  poi  la  venuta  del 
normanno  eresse  fortificazioni,  col- 
locò un  presidio  sul  colle    Aventi- 
no,  ed    assediò    i    castelli    o    torri 
tenute  dai  pontificii,  oltre  il  ponte 
del  Tevere  forse  1'  Elio  o  s.  Ange- 
lo. Il  giorno  di  Pasqua  Enrico  IV 
con  Berta    sua    sposa   (  che   alcuni 
negano  )  fece  l' ingresso  solenne  in 
s.  Pietro,  nel  qual  tempio  durante 
le  preci,  i  partigiani  del  Papa  pu- 
gnalarono quaranta    soldati  di    ce- 
sare, e  venti  ben  ferirono.  L' anti- 
papa gli  cinse  la  coi-ona  imperiale, 
ed  i  romani  applaudirono,  e  lo  di- 
chiararono patrizio  di  Roma.  Indi  il 
Campidoglio  [yedi),    tenuto    dalle 
genti  papali,  venne  espugnato  e  con- 
segnato alla  guarnigione  lombarda. 
Nel  Settizoiiio  (  f^edi)  erasi  chiuso  Ru- 
stico parente  del  Pontefice  con  di- 
versi militi,  ma  dovette  arrendersi. 
Stretto  Castel  s.   Angelo  da  nuovo 
assedio,  Enrico  IV  fece  smantellare 
gli  edìfizi  dei  corsi,  mentre  Robei- 


246  GRE 

lo  Guiscardo  venne  a  liberare  Gre- 
gorio VII  con  trentamila  fanti  e  seltc- 
mila  cavalli,  con  immenso  dolore,  di- 
spetto e  vergogna  del  re:  questi 
dunque  tosto  parfi  coli' antipapa  per 
Civita  Castellana,  quindi  per  Siena, 
con  rancore  de*  romani,  che  si  vi- 
dero abbandonati,  ed  esposti  alla 
vendetta  dei  fieri  normanni. 

Il  giorno  che  cesare  entrava  in 
Siena,  Roberto  comparì  colle  sue 
truppe  sotto  le  mura  di  Roma. 
Avendo  trovato  chiuse  le  porte,  e 
difesi  i  baluardi  da  diverse  mi- 
gliaia di  guerrieri,  accampatosi  al- 
la porta  Latina  intimò  la  resa  mi- 
nacciando sterminio:  allora  i  pa- 
pali venuti  alle  prese  con  gli  en- 
riciani  gli  spalancarono  la  porta 
Flaminia.  I  normanni  fecero  orren- 
do macello  della  plebaglia,  che  im- 
pediva il  passaggio ,  e  tutta  Roma 
fu  preda  del  ferro,  del  fuoco  e  del 
saccheggio ,  essendo  il  nerbo  delle 
truppe  normanne  i  saraceni  di  Lu- 
ceria ,  che  non  conoscevano  pietà  : 
grande  fu  la  carnifìcina,  vergini  e 
donne  furono  sagrificate  alla  libi- 
dine mussulmana.  Le  parti  di  Ro- 
ma che  principalmente  soffrirono, 
si  fu  dalla  detta  porta  a  s.  Silve- 
stro in  capite^  dal  Laterano  al  Co- 
losseo i^Vedì),  e  da  questo  a  Ca- 
stel s.  Angelo:  questa  orribile  de- 
vastazione ,  viene  reputata  per  la 
pili  terribile  che  Roma  abbia  sof- 
ferto ;  gli  edifìzii  più  sontuosi  furo- 
no distrutti  ,  e  con  pena  potè  il 
Papa  preservare  i  monisteri  e  le 
chiese,  con  guardie  disposte  all'  uo- 
po. Roberto  sciolse  il  blocco  di 
(Castel  s.  Angelo ,  ripose  Gregorio 
VII  sul  trono,  appianò  le  opere 
de' tedeschi,  e  fece  schiavi  molti 
vassalli  del  Pontefice  e  a  lui  ribel- 
li. Al  quarto  giorno  di  dimora  di 
Roberto  nella  città,   il    popolo  in- 


GRE 

sor<!e  dalla-  disperazione ,  e  nuoti- 
torrenti  di  sangue  furono  versati. 
In  questo  tempo  il  Papa  .si  recò 
al  Laterano  ove  celebrò  il  suo  de- 
cimo concilio:  ivi  fulminò  l'anate- 
ma contro  Enrico  IV,  l'antipapa 
Clemente  III ,  ed  i  loro  seguaci  e 
guerrieri,  e  mandò  a  tutti  i  legati 
apostolici  r  incarico  di  bandire  la 
sua  sentenza.  Avendo  il  Papa  ne- 
gli ultimi  tempi  imparato  a  dis- 
piezzare  i  romani,  deliberò  di  ab- 
bandonare una  città  codarda  e  ve- 
nale, ove  a  lui  veniva  attribuita 
la  colpa  delle  stragi  de'  normanni. 
Adunque  scortato  da  Rolierlo  recossi 
a  Monte  Ca.s8Ìno,  a  Benevento  ove  di- 
morò alcuni  giorni,  indi  a  Salerno  che 
allora  signoreggiava  il  mare.  In 
questo  tempo  Matilde  armata  alla 
testa  delle  sue  truppe,  con  audacia 
invidiabile  ai  più  famo.si  capitani, 
forte  neir  aiuto  di  Dio  e  di  san 
Pietro,  presso  Sorbara  nel  Mode- 
nese invase  il  campo  nemico ,  e 
riportò  una  strepitosa  vittoria,  ove 
morirono  tre  soli  de'suoi.  Si  brillante 
azione  rialzò  la  parte  del  Papa.  Intan- 
to il  re  Ermanno  cadde  nel  disprezzo 
per  la  sua  debolezza,  e  fu  detto  il 
re  dell'aglio,  dalla  dimora  che  fa- 
ceva in  Eisleben  ove  prospera  l'a- 
glio. In  Quedlimburgo  Ottone  car- 
dinal vescovo  d' Ostia  legato  apo- 
stolico, tenne  un  concilio,  nel  quale 
alla  sua  destra  sedette  il  re  Erman- 
no. Venne  sostenuto  il  primato  del 
Papa,  e  condannato  l'antipapa  ed  i 
suoi  fautori  enriciani.  Contempora- 
neamente la  fazione  contraria  convo- 
cò un  conciliabolo  a  Magonza,  in  cui 
di  nuovo  proclamarono  l'antipapa, 
la  deposizione  di  Gregorio  VII  e 
de'suoi  seguaci.  In  Salerno  il  Pon- 
tefice dedicato  alla  contemplazione 
dei  celesti  misteri,  prendeva  con- 
solazione   e     conforto     dalle     sante 


GRE 

sciilture.  Al  principio  dell'  anno 
io85  avea  incomincialo  a  sentir 
debolezza  nel  corpo,  effetto  delle 
tribolazioni  patite  :  crescendo  la  las- 
sezza, nell'aprile  non  potè  più  le- 
varsi dal   letto. 

Questo  Papa  ordinò  che  il  di- 
giuno solito  farsi  nel  mese  di 
giugno,  si  facesse  dopo  l'ottava  di 
Pentecoste,  e  ad  esempio  della  chiesa 
romana  ordinò  a  tutti  l'astinenza  del- 
le carni  nel  sabbato,  decreto  però  che 
non  fu  allora  promulgato;  determinò 
che  l'uffizio  divino  si  recitasse  secon- 
do l'antico  costume  ;  e  proibì  che 
niuno  fuorché  il  Pontefice  romano 
si  chiamasse  Papa,  e  che  altro  che 
a  questi  si  baciasse  il  piede.  Sen- 
tendosi il  gran  Pontefice  venir  me- 
no la  vita,  chiamò  a  sé  i  cardinali 
ed  i  vescovi  fedeli,  i  quali  gli  do- 
mandarono chi  mai  in  tanto  pe- 
ricolo della  santa  Sede  si  dov'esse 
crear  Pontefice.  Egli  indicò  tre  car- 
dinali idonei  al  tremendo  ministero 
del  tempio  :  Ugo  vescovo  dì  Lione, 
Ottone  vescovo  d'Ostia  che  fu  poi 
Urbano  II,' e  Desiderio  abbate  di 
Monte  Cassino  che  lo  successe 
col  nome  di  Vittore  IH.  Alla  pre- 
ghiera che  volesse  levar  le  scomu- 
niche, rispose:  »  Escluso  Enrico,  cui 
dicono  re,  escluso  Guiberlo  usur- 
patore della  Sede  romana,  esclusi 
i  maligni  che  coi  consigli  e  coll'o- 
pera  favoriscono  l'empietà  d'ambe- 
due, io  stendo  il  perdono  e  la 
benedizione  di  Dio  su  lutti  gli 
uomini  che  credono  fermamente  e 
confessano,  che  io  sono  vero  vicario 
di  Cristo ,  e  vero  successore  di  s. 
Pietro  ".  Dell'infelice  e  tremenda  fi- 
ne di  Enrico  IV  lo  narrammo  all'ar- 
ticolo Germania  (Fedi),  di  quella  di 
Guibertoall'arlicolo  Antipapa  XXIII 
{^Fedi)  .  Dispensati  poscia  consigli 
ed  esortazioni    a'suoi   vescovi,  prc- 


GRE  247 

SCI  isse  loro  con  voce  solenne.  »  III 
nome    di    Dio    onnipossente    ed  in 
virtù    degli    apostoli  san    Pietro    e 
san  Paolo  protettori  della  Chiesa  ro- 
mana, io  v'insegno  una  santa  dot- 
trina :   abbiate  per    falso  Papa  co- 
lui il  quale  non  venga  eletto,  con- 
sacrato, esaltato   secondo  le  norme 
dei  canoni  ".    Finalmente  sentendo 
la  chiamata  di  Dio,  pronunziò  que- 
ste   estreme   parole.    **     Amai    la 
giustizia,    odiai    l'iniquità,  ed   ecco 
che  muoio  nell'esilio  ".  Un  vescovo 
venerando   gli    disse    allora.   *»  Si- 
gnore, tu  non  puoi  morire  in  esilio 
perché   tu  sei  vicario  di  Cristo,  che 
ti  diede  in    retaggio  i  suoi  popoli, 
ed  alla  tua  giurisdizione  segnò  per 
termine    i    confini   del    mondo   ". 
Queste  parole  suonarono  invano,  il 
sommo    Pontefice    s.  Gregorio  VII 
efa    morto    avendo     governato    a- 
cerrimo   difensore    della  libertà  ec- 
clesiastica, dodici  anni,  un  mese  e 
tre    giorni ,  ne'quali  creò    ventidue 
cardinali,   che    in    un  agli  altri    ed 
ai  vescovi  lo    compiansero    amara- 
mente   per    tre    mesi,   come  narra 
Lodovico    Agnello   Anastasio    nella 
Istoria    degU  antipapi,    ove  nel  t. 
1,    p.    2-27    e   seg.    descrive   l'  em- 
pietà di  Guiberto,  difende  e  riferi- 
sce le  gloriose   azioni  di  s,  Grego- 
rio   VIL    Terminò    di    vivere    in 
Salerno    a*  35    maggio    io85  ;    il 
suo    corpo  fu  deposto    nella  catte- 
drale di  Salerno  poco    prima  con- 
sacrata da    lui  in    onore    dell'  As- 
sunzione della    B.  Vergine,    e  del- 
l' apostolo   ed    evangelista    s.    Mat- 
teo,    il  cui  prezioso  corpo  ivi  è  in 
gran    venerazione     con    quello    del 
santo  Pontefice.  Il  corpo  di  questo 
cercato  nel     iSyS    dall'  arcivescovo 
di   Salerno    Marc' Antonio   Marsigli 
Colonna,  fu   trovato  quasi  incorrot- 
to, ed  ornato  delle    insegne  ponti- 


^ 


948  GRE 

ficali,  onde  il  prelato  gli  fece  ag- 
giungere nel  iSyS  ai  suo  deposito 
un  epitaffio,  che  leggesi  presso  il 
p.  Giacobbe  nella  sua  Blbl.  Pont. 
lib.  I,  p.  9  :  il  suo  braccio  destro 
*!  venera  nella  cattedrale  di  Siena. 
Prima  di  morire  avendo  s.  Grego- 
rio yil  mandato  a  s.  Anselmo 
vescovo  di  Lucca  la  sua  mitra  pon- 
tificale, per  mezzo  di  essa  Dio  o- 
però  molti  prodigi,  come  attesta 
Io  scrittore  della  sua  vita  Paolo 
Bernried  o  Benriede  presso  i  Bol- 
Jandisti  a  2.5  maggio.  Anastasio  IV 
Papa  fece  dipingere  in  Roma  l'ef- 
figie di  s.  Gregorio  VII,  settanta 
anni  dopo  la  sua  beata  morte,  nel- 
ì'  oratorio  di  s.  Nicolò  edificato 
da  Calisto  II  nel  patriarchio  late- 
ranense,  nel  quale  i  Pontefici  per 
ken  duecento  anni  celebrarono  mes- 
sa. Lo  fece  dipingere  Anastasio  IV 
col  titolo  di  santo,  e  coi  diadema 
intorno  al  capo,  segno  di  santità 
e  culto  ecclesiastico.  Dipoi  il  suo 
nome  a  detto  giorno  fu  da  Gre- 
gorio XIII  nel  i584  ammesso  nel 
martirologio  romano ,  ed  in  esso 
)a  Chiesa  ne   celebra  la  festa. 

Per  le  tribolazioni  che  il  santo  pa^ 
ti  nel  pontificato,  si  dice  nei  suoi 
atti,  presso  gli  stessi  Bollandisti,  t. 
,VI  jun.  p.  197,  morto  martire  e 
confessore.  Il  Pontefice  Paolo  V, 
considerando  come  fu  rinvenuto  il 
corpo  del  santo,  come  Gregorio 
XIII  lavea  registrato  nel  marliro*- 
Jogio,  e  conservato  in  esso  da  Si- 
sto V  nella  sua  edizione,  come 
Dio  avea  operato  a  sua  interces- 
sione miracoli  e  meravigliosi  pro- 
digi, massime  al  suo  sepolcro,  con 
la  costituzione  Domini  nostri,  dei 
28  agosto  1609,  Bull.  Maga.  t. 
''^»  P*  ^19)  ^^  concesse  V  uffizio 
proprio  alla  chiesa  e  clero  di  Sa- 
lerno» Indi  neir  anno   seguente  ai 


GRE 

20  novembre  lo  estese  al  capitolo 
e  clero  di  Siena,  e  a  quello  di 
Soana,  che  pure  fu  poscia  amplia- 
to alle  tre  basiliche  patriarcali  di 
Roma,  Lateranense,  Vaticana  e  Li- 
beriana e  Clemente  XI  estese  tale 
uffìzio  a  tutto  l'ordine  di  s.  Bene- 
detto, principalmente  alia  congre- 
gazione vallombrosana  a' 19  agosto 
17 19.  Finalmente  Benedetto  XIII 
lo  ascrisse  nei  novero  de'santi  con 
equipollente  canonizzazione,  dappoi- 
ché con  decreto  de'  i5  settembre 
ordinò  con  precetto,  nel  che  con- 
siste la  canonizzazione  equipollente, 
che  per  tutta  la  Chiesa  si  facesse 
l'uffizio  e  messa  di  «.  Gregorio  VII 
a'25  maggio  con  rito  doppio,  che 
Paolo  V,  Clemente  X,  Alessandro 
Vili,  e  Clemente  XI  aveano  con- 
cesso già  a  molte  chiese  del  cri- 
stianesimo; quindi  lo  stesso  Bene- 
detto XIII  ordinò  che  s'  inserisse 
r  uffìzio  e  la  messa  nel  breviario 
e  messale  romano.  Poscia  coi  brevi 
Clini  ad  aposlolatus,  de'  17  set- 
tembre ed  8  ottobre  1729,  Cimi 
nobis,  de'  6  dicembre,  e  Cum  ad 
aures,  de'  19  dicembre  1729,  an- 
nullò e  condannò  le  pastorali  dei 
vescovi  di  Auxerre,  di  Metz,  e  di 
Montpellier,  e  le  ordinazioni  di  al- 
cuni magistrati  secolari,  contro  l'e- 
stensione di  quest'uffizio  a  tutta  la 
Chiesa, i  quali  lo  vietavano  nel  regno 
di  Francia,  come  nel  1780  lo  fu 
nella  Fiandra,  perchè  nelle  lezioni 
si  contiene  il  compendio  di  sua 
vita. 

La  condotta  di  questo  Pontefice 
degnissimo  d'ogni  lode,  fu  mentre 
viveva  ,  e  dopo  mcH-to  attaccata 
con  manifeste  caiunoie  ;  ma  s. 
Gregorio  VII  è  quale  lo  costitui- 
scono le  grandi  sue  gesta  :  forse 
però  mai  non  visse  uomo,  che  sia 
stato  soggetto  di  più  diversi  giudi- 


GRE 
7Ìi,  di  tarilo  biasimo  da  una  par- 
te, e  di  tante  Iodi  dall'altra;  ma  la 
Diemoria  dei  di  lui  nemici  è  nella 
polvere,  la  sua  nella  luce  de'secoli, 
e  canonizzato  dalla  Chiesa.  Grego- 
rio Yll  ebbe  la  sorte  di  tutti  i 
grandi  personaggi  storici, quella  cioè 
di  vedersi  attribuite  passioni  ed 
intenzioni,  delle  quali  sarebbe  dif- 
fìcile, per  non  dir  impossibile,  il 
trovar  fuori  le  prove:  importa  a 
tutti  che  si  renda  giustizia  a  co- 
lui che  ha  gettato  le  fondamenta  di 
una  gloria  perenne,  e  che  si  ve- 
neri un  genio  il  quale  riformò  il 
suo  secolo  con  tanto  zelo,  forza,  e 
santità  d'  intenzioni.  La  sua  con- 
dotta, le  sue  azioni,  le  sue  lettercy 
e  le  sue  parole  dipingono  al  vi- 
vo la  sublimita  dell'animo,  il  prin- 
cipio e  lo  scopo  de'  suoi  religiosi 
pensieri.  Le  sue  lettere  e  pen- 
sieri pieni  di  faconda  e  robusta  e» 
loquenza,  sono  una  lezione  d'amo- 
re, spirano  un  zelo  ardente  per  la 
religione  di  Cristo,  rivelano  un  a- 
nimo  persuaso  della  divinità  della 
propria  missione ,  profondamente 
convinto  della  giustizia  della  pro- 
pria causa,  della  necessità  de' pro- 
pri decreti,  una  ferma  ed  inconcus- 
sa fede  nelle  ricompense  e  nelle 
pene  della  vita  futura,  uno  scru- 
poloso e  pio  timore  di  venir  meno 
Hll'incarico  ricevuto  da  Dio.  Tutto 
ci  parla  in  lui  della  nobiltà,  ma- 
gnanimità, dignità  e  grandezza  del- 
la sua  vasta  e  dotta  mente,  lut- 
to esprime  la  pietà  del  suo  cuore, 
l'importanza  dei  suoi  disegni  e  la 
costanza  de'suoi  sforzi  verso  il  più 
importante  scopo. 

Per  giudicar  dunque  delle  intenzio- 
ni del  sommo  Pontefice  s.  Gregorio 
\I1,  è  d'uopo  esaminarne  gli  scritti  e 
le  azioni,  non  essendovi  altro  miglior 
fónte  a  cui  attingere  più  pura  la  veri- 


GRE  249 

tà.  E  siccome  l'età  sua  era  un'  età 
rozza,  il  suo  secolo  un  secolo  ferreo, 
che  succedeva  a  quello  che  il  Ba- 
ronio  chiamò  pure  di  piombo  ed 
oscuro  ;  età  e  secolo  che  nulla  han- 
no comune  coli' età  e  col  secolo 
nostro;  le  sue  azioni  perla iito  non 
ponno  venir  giudicate  dietro  le 
norme  de'  nostri  costumi  ;  ed  a 
decidere  s'egli  abbia  bene  o  male 
operato,  è  d'uopo  prima  di  tutto 
che  noi  presentiamo  a  noi  stessi 
il  secolo  e  le  circostanze  in  cui  s. 
Gregorio  VII  è  vissuto,  che  e'  in- 
formiamo quindi  dell'attitudine  e 
della  costituzione  politica  della  san- 
ta Sede,  e  che  conosciutene  esat- 
tamente le  minime  relazioni  collo 
stato  civile,  esaminiamo  con  giudi- 
ziosa analisi  lo  spirito,-  la  tenden- 
za, r  indole,  la  rozzezza,  e  la  dege- 
nerazione del  clero.  Bisogna  imma- 
ginarsi il  corpo  de'  ministri  del 
tempio,  dimentichi  del  proprio  do- 
vere, ignoranti  della  propria  desti- 
nazione, superbo  e  feroce  a  cagio- 
ne di  questa  ignoranza  medesima, 
pnr  non  dire  della  simonia  e  con- 
cubinato da  molti  di  essi  pratica- 
to ;  bisogna  veder  chiara  la  situa- 
zione dell'  impero  germanico,  com- 
prendere il  carattere  di  Enrico  IV, 
avversario  massimo  di  Gregorio 
VII;  e  seguendo  questa  via,  con- 
siderando i  pensieri,  i  voti,  gli  sfor- 
zi e  le  azioni  del  Papa  relativa- 
mente alle  opinioni  ed  all'  indole 
del  suo  secolo,  spogliandosi  d'ogni 
pregiudizio,  d'ogni  rancore,  e  d'ogni 
passione,  si  porterà  finalmente  un 
giudizio  tutt'altro  da  quello  de'mo- 
derni  filosofi,  i  quali  ad  un  Pon- 
tefice del  secolo  XI  vogliono  pre- 
scrivere per  legge  le  norme  e  i  co- 
stumi del  secolo  XIX.  Finalmente 
per  giustamente  giudicare  ciò  ch'ei 
fece  come  Papa,    bisogna  esamina- 


•2  Vo  GRE 

re  l' intenzione  e  lo  scopo  di  lui, 
J)isogna  esaminar  la  natura  e  i  bi- 
sogni de'  tempi  in  cui  visse.  Senza 
dubbio,  generalmente  parlando,  il 
tedesco  freme  d' indignazione  al  ve- 
dere il  suo  imperatore  umiliato  a 
Canossa  ;  e  il  francese  non  sa  re- 
primere un  moto  di  sdegno  quan- 
<lo  legge  i  severi  rimproveri  che 
Gregorio  VII  scriveva  al  suo  re. 
Ma  lo  storico  che  sotto  un  punto 
generale  di  vista  abbraccia  e  con- 
templa la  vita  de'  popoli,  s'innal- 
za al  di  sopra  del  breve  orizzonte 
del  francese  e  dell'alemanno,  cioè 
di  quelli  che  non  sono  divoti  di 
sua  memoria,  e  trova  giusto  ciò 
che  Gregorio  VII  ha  fatto  ad  En- 
rico IV,  e  scritto  a  Filippo  I.  Così 
non  ha  guari  scriveva  un  impar- 
ziale e  dotto  letterato  di  Strasbur- 
go, che  perciò  possiamo  conside- 
rare francese  ed  alemanno ,  ed  al 
quale  andiamo  a  tributare  la  nostra 
ammirazione. 

Uno  dei  detrattori  di  s,  Gregorio 
VII  fu  il  calunniatore  contempora- 
neo Bennone  cardinale  scismatico 
del  partito  dell'antipapa  Guiberto, 
che  ne  scrisse  la  vita,  o  piuttosto 
libello  o  satira,  piena  di  falsità  e 
di  veleno,  la  quale  fu  stampata  ad 
Anau  nel  1611.  In  quel  tempo 
però  medesimo  fu  il  santo  Ponte- 
fice difeso  da  s.  Anselmo  vescovo 
di  Lucca,  con  due  libri  che  si  leg- 
gono presso  il  Canisio,  tom.  VI 
Aiitiquil.  LecL;  da  Paolo  Bernried 
canonico  regolare,  vescovo  d'Augu- 
sta, nella  Fita  di  Gregorio  VII, 
scritta  quarantacinque  anni  dopo 
la  morte  di  lui,  che  fu  Stampata 
in  Ingolstadt  nel  1610,  e  nell'an- 
no medesimo  in  Augusta,  con  note 
del  p.  Gretsero  ;  e  da  Geroco  Rei- 
chenspergense  nell'  Opera ,  che  fu 
pubblicata  nel    1611  per  mezzo  del 


GUE 
medesimo  p.  Gretsero.  Dai  poste^ 
riori  calunniatori  s.  Gregorio  VII 
fu  <lifoo  dal  ven.  cardinal  Ht-lliir- 
miiio,  lib.  4>  f^f^  linm.  Pont.,  cap. 
i3;  dal  p.  Gretsero  in  Apolngm 
prò  Gregorio  Vlly  ove  riporta 
cinquanta  panegirici  del  santo  Pa- 
pa ;  da  due  celebri  domenicani,  il 
cardinal  Gotti  in  Colloqniis  thrnlo- 
giro-poterniciSf  et  in  vindlciis  Gre- 
goni  F IFj  e  d'Enghien  che  lo  di- 
fende (  con  lode  grandissima  del 
Lambertini  poi  Benedetto  XIV,  De 
servi  Dei  beat.  lib.  I,  cap.  4'»  § 
io)  nel  libro  intitolato:  Anctori- 
tns  Sedis  apostolicae  prò  Gregorio 
Pttpa  FU  vindicala  adi>er.ms  Na- 
talem  Alexandruni  ord.  jf.  prae- 
dicator^  Coloniae  Agrippinae  i684- 
F.  anche  Y  Antifebronio  vindicatus 
del  p.  Zaccaria,  che  difende  il  san- 
to gerarca  dagli  attacchi  del  ma- 
scherato Febronio.  La  Fita  di  Gre- 
gorio FJI  stampata  a  Francfort 
nel  i58i,  dopo  il  Ckronicon  Sln- 
vorum  Helmodii,  fu  proibita  per 
decreto  de'  4  febbraio  1627.  Quel- 
le che  scrissero  Pandolfo  d' Alatri 
e  Nicolò  de  Rosellis,  cioè  Rosei  li 
detto  il  cardinal  d'Aragona,  stanno 
appresso  il  Muratori,  Script,  rerum 
italic.  tom.  Ili,  pag.  3o4.  Vi  è 
ancora  di  Giusto  Cristoforo  Dit- 
maro,  Fita  Gregari i  FÌI  romani 
Pontificia,  Francofurti  17  io,  oltre 
tutti  i  biografi  de'Pontefici,  massi- 
me il  sunnominato  Lodovico  A- 
gnello  Anastasio. 

A'  giorni  nostri,  e  nella  sua  gio- 
vanile età,  il  celebre  protestante 
Giovanni  Voigt,  già  professore  di 
storia  nell'università  di  Halle  nella 
Sassonia  prussiana,  ed  ora  profes- 
sore dell'università  di  Runisberg  , 
dopo  aver  scritto  una  dissertazione 
sopra  il  Pontefice  Gregoi  io  VII , 
eccitato  dal,  suo  precettore  il  con- 


sigliere  aulico  Luden  di  Jena,  e  dal 
consigliere  aulico  Heeren    di    Got- 
tinga, personaggio  cui   la  Germania 
nniiovera  fra   i  suoi  più  grandi   co- 
noscitori dell'antichità,  impiegò  quat- 
tr'anni  di  sludi    per  rappresentarci 
mirabilmente  Gregorio  VII,   consi- 
<lerato  in  relazione  con  l' indole  del 
secolo    nel    quale    è    vissuto.   Egli 
raggiunse  con    lode    pienamente  lo 
scopo,  dappoiché  pubblicò  nel  i8i5 
la  Storia  di  Papa  Gregorio    VII 
e.  dc^  suoi    contemporanei  ;    donan- 
doci un'  erudita  ed  importante  bio- 
grafia cavata  interamente  da  fonti 
originali,  mediante  uno  studio  pro- 
fondo   della    storia    del  suo   paese, 
principale    teatro    delle  ,  gesta     del 
gran  gerarca,  che  ha  fatto  cammi- 
nare di  pari  passo    co'  suoi    avver- 
sari, per  cui  alcuni  notarono  essersi 
troppo  estesamente  diffuso  sulle  no- 
tizie della  Germania  ;  ma  per  com> 
prender  bene  la  storia  di  Gregorio 
VII,  era  necessario  e  indispensabile 
di  conoscei^e    Enrico  IV  principale 
avversario  di  lui.  Questo  protestante 
benemerito  meritò  i  più  giusti  en- 
comi.   Tra    i    tanti    pregi   che    ri- 
splendono nel  suo  lavoro,  edifica  la 
sua     moderazione   ed    imparzialità 
istorica  ;  e  qualche  sentenza  erronea 
in   cui  cadde,    rende  più    sicura  ed 
incontrastabile    la  verità    delle  lodi 
ch'egli    stesso    dispensa    ai    canoni 
della  Chiesa  cattolica,  ed  agli  scritti 
de'  santi  padri.   Questa    applaudita 
storia  fu   tradotta    in  idioma    fran- 
cese dall'abbate  Jager  canonico  o- 
norario  di    Nancy    e    di  Strasbur- 
go, premettendovi    un'  eruditissima 
introduzione,  illustrandola  con  no- 
te e  giustificazioni,  oltre    un'analo- 
ga concUifiione,  e  con  questo    tito- 
lo: Hisloire  da  Pape  Gregei  re  V  li 
et  de  son  siede  d'apres   les  mona- 
nients  originauXj  in  due  tomi,  Pa- 


GRE  25i 

ris   i838,  imprimérie  de  Decoucur- 
chant,  A.    Vatou    libraire    éditeur. 
Il  chiar.    Jager    tempera    e    rettifi- 
ca  le  asserzioni  di    Voigt,    mentre 
le  .sue  moltissime  note  sono  oppor- 
tune, dotte,  interessanti  e  sensatis- 
sime. Questa    versione    riscosse    gli 
encomi  degli  scienziati,  come  li  pro- 
vocò   grandemente    quella    italiana 
di  Fr.  Vergani  di  G.  fatta   sull'o- 
riginale tedesco,  preceduta    dall'in- 
troduzione del  can.  Jager,  e  stam- 
pata in  Milano  nel  1840  dai  nitidi 
tipi   presso  la  ditta  Angelo  Bonfan- 
ti.  L'onorevole    traduttore    italiano 
fece  anch'  egli  copiose  note    quanto 
utili,    altrettanto    critiche,    antepo- 
nendo la  conclusione    del    Jager  a 
quella  di  Voigt,  perchè  questi,  do- 
po aver  per    tutto    il    decorso  del- 
l'opera 'mostrata  una  sobrietà  e  ri- 
serbatezza  mirabile  nel  parlare  del- 
la  setta  protestante,   nella  sua  con- 
clusione si  discostò    da    quel  siste- 
ma di  moderazione  onde    sì    bella 
apparisce  la  sua  storia.   Anche  l'ot- 
timo cattolico  Audley,  già  professo- 
re di   storia  nel  celebre  collegio  di 
Juilley  presso    Parigi,    poi    uno  dei 
principali  compilatori    del  giornale 
periodico  detto  //  Corrispondente , 
fece  delle  note   critiche    ed    erudi- 
te all'opera  del  Voigt.   Di  tale  ver- 
sione italiana  appunto  noi    princi- 
palmente ci  servimmo    nel  co«ipi- 
iare   questa    biografia  :    e    siccome 
nella  medesima  edizione  di  un   sol 
volume  fu  collocato    in    fronte  co- 
me in  quella  di    Parigi    il   ritratto 
di  s.   Gregorio  VII  con  barba  lun- 
ga, non  ci  possiamo  convenire,  per- 
chè come    avevamo    detto  al    voi. 
IV,  p.   96  del   Dizionario,  e  ripe- 
tuto   di    sopra,    il    Papa  scrisse  al 
vescovo     di     Cagliari,     eh'  egli  e   i 
suoi   diocesani   si   radessero    la  bar- 
ba per  uniformarsi    alla   disciplina 


9. 12  GUE 

della  Chiesa  occidentale.  Nella  Chro- 
nologia  Hoin.  Pontifìcuiii  del  can. 
Gio.  Marangoni,  Romae  l'j^i,  p. 
8i,  l'efiflgie  di  s.  Gregorio  VII  è 
senza  barba  ;  tale  è  pur  l' effigie 
che  si  vede  nell'opera  intitolata 
Effìgies  Rom.  Pontif.  con  la  chro- 
nolaxi  delGravesonio,  Bassani  i  yyS. 
Siccome  però  all'  articolo  Ptniten- 
zicri  Lateranensi  [Vedi)  parleremo 
bell'oratorio  summentovato  di  s. 
Nicolò  ove  Anastasio  IV  fece  di- 
pingere l'effigie  di  Gregorio  VII , 
questa  fatta  da  noi  osservare  è  con 
la  barba.  Devesi  avvertire ,  che 
quando  Benedetto  XIV  fece  rinno- 
vare le  pitture  e  i  ritratti  dell'o- 
ratorio, che  ora  si  vedono,  gli  ar- 
tisti si  servirono  delle  copie  che 
ne  aveano  fatte  quelli  che  le  co- 
piarono prima  che  le  pittare  de- 
perissero, ma  non  si  ha  contezza 
e  certezza  se  l'antico  originale  del- 
l'effigie di  s.  Gregorio  VII  real- 
fiiente  avesse  la  barba,  o  se  fu  ar- 
bitrio dei  disegnatori  l'aggiunger- 
la. Tanto  più  ne  induce  sospetto, 
in  quanto  che  le  dette  immagini 
rifatte  sono  tutte  quasi  consimili  e 
tutte  colla  barba.  Si  potrebbe  anche 
congetturare,  che  nel  termine  del 
pontificato  il  Papa  se  la  fosse  fatta 
crescere, e  così  sarebbe  salva  la  let- 
tera e  il  ritratto.  All'articolo  Barba 
dicemmo  che  Giulio  II  si  fece  cre- 
scere la  barba,  forse  per  mestizia  o 
per  accrescere  venerazione,  dopo  che 
i  francesi  nel  1 5 1 1  presero  Bolo- 
gna; e  che  Clemente  VII  fece  al- 
trettanto per  esprimere  il  dolore 
pel  sacco  di  Roma  avvenuto  nel 
j527. 

Nel  i832  in  Londra  il  baronet- 
to sir  R.  Greisley  pubblicò  la  Fi- 
la ed  il  ponlificato  di  s.  Grego- 
rio VII^  e  più  che  altri  sfigurò 
la  storia  del  santo  Pontefice.  Que- 


GRE 
si'  opera  fu  reputata  una  tessitura 
di  falsità  storiche,  piena  di  bile  e 
di  animosità  contro  i  Papi  ,  e  di 
calunnie  contro  ragguardevolissimi 
soggetti  ancor  viventi ,  ed  anche 
priva  di  pregi  letterarii  ;  anzi  vuoi- 
si che  in  sostanza  il  lavoro  non 
sia  suo,  e  eh'  egli  altro  non  abbia 
fatto  se  non  tradurre  e  modificare 
un  manoscritto  che  acquistò  in 
Roma.  Il  dotto  e  zelante  ecclesia- 
stico inglese  monsignor  Nicola  Wi- 
seman,  al  presente  vescovo  Mel- 
lipotamo  in  parlibus ,  e  coadiutore 
del  vicario  apostolico  del  distretto 
centrale  o  medio  d' Inghilterra , 
egregiamente  confutò  la  riprovevo- 
le opera,  leggendosi  la  confutazione 
nel  voi.  I  degli  Annali  delle  scien- 
ze religiose,  che  si  pubblicano  in 
Roma,  e  compilate  dal  eh.  monsi- 
gnor Antonino  De  Luca,  a  p.  267 
e  seg.,  e  874  e  seg.  Nei  medesimi 
Annali  al  voi.  VII,  pag.  890  e 
seg.  ,  è  riportata  in  sedici  §§  la 
confutazione  alla  Vita  di  s.  Gre- 
gorio  VII  scritta  in  francese  dal 
signor  de  Vidaillan,  Parigi  1837. 
La  confutazione  è  lodato  ed  in- 
teressante lavoro  de!  eh.  sacerdote 
Cassacco  bibliotecario  di  Udine. 
Detta  vita  non  è  propriamente  una 
biografia  dell'immortale  Ildebran- 
do, ma  bensì  una  generale,  indige- 
sta e  furiosa  invettiva  contro  la 
gerarchia  cattolica.  Con  questo  in- 
tendimento il  signor  Vidaillan  im- 
piegò quasi  tutto  intero  il  primo 
volume  in  una  rapida  e  superficia- 
lissima  esposizione  degli  avvenimenti 
accaduti  dopo  la  fondazioue  della 
Chiesa  cristiana  sino  al  secolo  di 
Ildebrando,  e  travisando  ogni  fat- 
to, declama  di  continuo  contro  le 
pretese  usurpazioni  del  clero  in 
pregiudizio  delia  civile  autorità. 
Anche  il  eh.    Jager  biasimò  la  sto- 


GRE 
ria    del    signor    Vidaillan ,    che    la 
sacra  congregazione  dell'indice  proi- 
bì leggersi  con  decreto  de*  2  7  ago- 
sto  i838,  e  fece    inserire  neìV  In- 
dex  librar,    prohibitor.    ristampato 
nel   1841.  Avvertiremo  per  ultimo, 
che  sebbene  le  altre   biografie    dei 
Pontefici    romani    in    questo    Di- 
zionario   per  la    sua    natura    sie- 
no  brevissime,  e  massimamente  per- 
chè le  gesta  e  i  fasti  de' Papi  sono 
sparsi  più  opportunamente   in  tut- 
ta l'opera  ai  rispettivi  luoghi,  pu- 
re ad    essere    in    altri   analoghi   a 
quelli  di  s.  Gregorio  VII  più  com- 
pendiosi, per  dare  un  saggio  delio 
spirilo  del  secolo  XI  che  partecipa 
eziandio  de'  precedenti ,  e  singolar- 
mente per  un  complesso   di   circo- 
stanze   gravissime    e    del  più    alto 
interesse  riguardanti   un'  epoca  se- 
gnalata da  straordinari  avvenimen- 
ti, che  tanto    influirono    ne' succes- 
sivi, e  per  altre  ragioni  che  lungo 
sarebbe  enumerare,   credemmo    in 
proporzione  alquanto  dilTonderci  in 
questa  di  s.  Gregorio  VII ,    splen- 
dido modello  di  tribolazioni    e    di 
fortezza  d'animo.  Niun  Pontefice  poi 
•i  può  dire  che  come  lui   regnasse 
e  governasse  prima  di  divenirvi  sotto 
cinque  pontificati,  dopo  essere  sta- 
to allevato  da  Gregorio  VI,    e    di 
aver    contribuito    alla    loro   esalta- 
zione, e  persino  comandato  in  cer- 
to modo  dopo  morte,    poiché    dei 
tre  personaggi  che  disegnò   succes- 
sòri, due  che  sopravvissero  divenne- 
ro   effettivamente    Papi.  Non  pos- 
siamo tacere  un  riflesso  :  i  biografi 
di  s.  Gregorio  VII  quando   descris- 
sero il  suo  zelo  ardente  o  l'eserci- 
zio d'alcun  atto  di  somma  autori- 
tà, procurarono    scusarlo  col  siste- 
ma e  giurisprudenza    di    allora  in 
vigore.   Ma  di  grazia,  si  esaminino 
le  biografie  de' seguenti  Papi,  anzi 


GRE  253 

quelle  qui  appresso  riportate  di  Gre- 
gorio IX  e  di  Gregorio  X,  il  pri- 
mo eletto  centoquarantadue  anni 
dopo  la  morte  di  S.Gregorio  VII,  il 
secondo  cent'ottaotasei,  e  si  vedrà 
ch'essi  tennero  più  o  meno  lo  stes- 
so contegno,  ed  i  principi  ed  i  po- 
poli egualmente  rìguardaronli  come 
aveano  riguardato  s.  Gregorio  VII. 
Vacò  la  santa  Sede  un  anno. 

GREGORIO  Vili,  Papa CLXXX. 
Alberto  di  Morra,  da  altri  detto  Spi- 
naccio,  nacque  da  Sartorio  in  Bene- 
vento nel  principio  del  secolo  XII;  es- 
sendo la  sua  nobile  famiglia  beneven- 
tana, patrizia  di  Napoli,  ed  illustre, 
ebbe  una  corrispondente  educazio- 
ne degna  de' suoi  natali.  Fioriva 
in  q uè' tempi  l'ordine  de' cistcrcien- 
si sotto  la  disciplina  di  s.  Bernar- 
do, onde  Alberto  rinunziando  negli 
anni  più  verdi  alle  vanità  e  lu- 
singhe del  secolo,  tra  essi  vesti 
l'abito  monastico,  quantunque  non 
manchi  chi  sostiene,  che  professas- 
se l'istituto  de'cassinesi.  Il  candore 
de' costumi,  l'illibatezza  del  cuore, 
lo  spirito  di  mortificazione ,  e  la 
straordinaria  sua  dottrina  ed  elo- 
quenza, lo  resero,  come  scrive  Gu- 
glielmo Neobrigense,  cospicuo  ed 
insigne ,  e  gli  aprirono  la  strada 
alle  prime  dignità  •  della  Chiesa  : 
dappoiché  mosso  Adriano  IV  dalla 
fama  delle  preclare  doti  che  in  lui 
risplendevano,  nel  mese  di  dicembre 
1 1 55  lo  volle  decorare  della  dignità 
cardinalizia  con  la  diaconia  di  s.  A- 
driano,  e  poi  nel  1 1 58  lo  trasferì 
neir  ordine  de'  preti  conferendogli 
per  titolo  la  chiesa  di  s.  Lorenzo 
in  Lucina.  Il  successore  Alessan- 
dro HI  tenne  nel  medesimo  conto 
Alberto,  per  cui  nel  1172  lo  pro- 
mosse alla  rispettabile  carica  di  can- 
celliere di  santa  romana  Chiesa , 
indi  col   cardinal    Teodiuu    di    san 


Vitale  gli  commise  la  gravissima 
legazione  ad  Enrico  II  re  ti'  In- 
ghilterra, come  quella  eh' ebbe  per 
oggetto  la  morte  recata  da  empi 
sicari  nel  giorno  29  dicembre  del 
precedente  anno  a  s.  Tommaso 
arcivescovo  di  Cantorbery.  Con 
tanta  fedeltà  e  zelo  si  diportarono 
i  pontifìcii  legati,  che  riuscì  loro 
egregiamente  e  con  gran  conten- 
tezza del  Papa  di  piegare  l' animo 
del  re  a  chiedere  perdono  del  com- 
messo delitto ,  a  sottomettersi  ad 
una  penitenza,  ed  a  riceverne  il  be- 
netìcio  dell'assoluzione,  avendo  egli 
dato  causa,  non  espressamente  1'  or- 
dine dell'  uccisione.  In  nome  di 
Alessando  III  il  cardinal  Alberto, 
dopo  sì  prospera  legazione,  impose 
la  corona  l'eale  ad  Alfonso  II  re 
di  Portogallo ,  nella  quale  occasio- 
ne obbligossi  quel  sovrano  a  paga- 
re un  annuo  tributo  di  due  mar- 
che d'oro  alla  Chiesa  romana.  In- 
di trovossi  presente  all'  assoluzione 
data  in  Velletri  da  Lucio  III  nel 
1182  a  Guglielmo  re  di  Scozia 
<lalla  scomunica  fulminata  contro 
di  lui  dall'  arcivescovo  di  York. 
Edificò  in  Benevento  sua  patria 
una  chiesa  in  onore  di  s.  Andrea 
apostolo,  e  quando  nel  1167  quel 
Papa  fuggì  a  Benevento,  il  cardi- 
nale ve  lo  seguì ,  mentre  anche 
allora  la  sua  famiglia  formava  il 
più  beli'  ornanieuto  di  Beneven- 
to. Dopo  aver  contribuito  col  suo 
suffragio  all'  elezione  del  medesimo 
Alessandro  III,  che  valorosamente 
sostenne  contro  gli  sforzi  degli  anti- 
papi insorti ,  intervenne  ai  sacri 
comizi  di  Lucio  III  j  e  d' Urba- 
no III,  e  fu  l'ultimo  cancelliere  di 
santa  Chiesa,  venendo  denominati  i 
successori  vice-cancellieri  pei  mo- 
tivi che  adducemmo  al  relativo 
articolo.  Seguì   Urbano  III   a  Fer- 


GRE 
rara ,   e  si    trovò   presente    alla  di 
lui    morte    ai     19     o    20     ottobre 

1187. 

Ivi  celebratisi  i  sacri  comizi  ,  fu 
eletto  Papa  ai  20  o  21  ottobre , 
senza  che  fosse  quasi  vacata  la 
Sede,  e  consacrato  a' 25  del  me- 
desimo mese,  come  meglio  dicem- 
mo all'  articolo  Ftrrara  (  f^edi  ). 
Appena  morto  Urbano  III  ave- 
vano i  cardinali  acclamato  Ponte- 
fice il  b.  Enrico  di  Castel  Mar- 
siaco ,  monaco  di  Chiaravalle  e 
cardinal  vescovo  d'  Albano;  ma 
egli  modestamente  li  ringraziò  ri- 
nunziando al  papato,  ed  operò  che 
fosse  eletto  il  cardinal  Alberto  che 
prese  il  nome  di  Gregorio  Vili. 
Subito  applicossi  alla  conquista  di 
Gerusalemme  che  Saladino  sultano 
di  Babilonia  e  d'Egitto  avea  tolto 
ai  cristiani  ai  2  ottobre ,  e  gravis- 
sime cure  sostenne  per  soccorrere 
Terra  Santa,  laonde  da  Ferrara  in 
data  29  ottobre  scrisse  lettere  orta- 
torie  a  tutti  i  fedeli,  pubblicò  in- 
dulgenze, ingiunse  preghiere,  ordi- 
nò digiuni  nella  feria  VI  per  an- 
ni cinque,  ed  astinenza  dalle  carni 
nella  feria  IV  e  nel  sabbato,  di  che 
egli ,  la  sua  corte  ed  il  sacro  col- 
legio furono  i  primi  a  darne  il 
buon  esempio,  agli  altri  ,  aggiun- 
gendovi per  sé  stesso,  pei  cardina- 
li, e  per  la  corte  pontificia  anche 
r  astinenza  delle  carni  nella  fe- 
ria II.  E  qui,  come  abbiamo  detto 
al  suo  luogo,  vuole  osservarsi  che 
il  digiuno  del  sabbato  era  antica- 
mente particolare  della  Chiesa  ro- 
mana, il  qual  pio  costume  si  andò  a 
poco  a  poco  dilatando  altrove  per 
lo  zelo  de'  Papi.  S.  Gregorio  VII 
pubblicò  su  di  ciò  un  decreto,  ma 
perchè  questo  non  fu  promulgato 
che  in  un  sinodo  particolare  da  lui 
tenuto  in  Ruma,  in  cui  ummoui  i 


r.RE 

ft^deli  di  astenersi  dalle  carni  nel 
sabbaio  ,  non  venne  quindi  a  (or- 
mare un  precelto  universale,  come 
manifestamente  lo  dimostra  la  di- 
sposizione di  Gregorio  Vili,  ai 
tempi  del  quale  non  era  il  sabbato 
generalmente  osservato  coli'  astinen- 
za 'delle  carni.  Da  Ferrara  il  Pon- 
tefice passò  a  Bologna  dove  ordinò 
in  vescovo  di  quella  cbiesa  Ghe- 
rardo Ghiselli  ;  indi  si  condusse 
a  Parma.  Quivi  egli  dimorava  nel 
giorno  29  di  novembre,  siccome  si 
rileva  da  una  lettera  che  scrisse 
air  imperatore  Enrico  VI ,  pubbli- 
cala dal  Leibnizio  in  Prodrom. 
Cod.  I.  G.  p.  4>  <^olla  data,  Par- 
noae  III  kal.  xbr.  Tndic.  VI.  Da 
questa  città  nel  giorno  io  di  di- 
cembre si  recò  a  Pisa,  a  motivo 
di  ridurre  quel  popolo  a  concor- 
dia e  pace  coi  genovesi,  perchè 
non  venisse  ritardata  per  le  loro 
inimicizie  la  spedizione  in  soccorso 
di  Terra  Santa ,  dove  grandissimi 
progressi  facevano  le  armi  di  Sa- 
ladino. Ma  infermatosi  in  quella 
città  senza  aver  potuto  mandare 
ad  effetto  così  degno  pensiero,  nel 
giorno  17  dello  stesso  mese  di  di- 
cembre 1187  morì  in  Pisa,  dopo 
aver  governato  la  Chiesa  un  mese 
e  ventisette  giorni.  In  sì  ristretto 
tempo  non  potè  creare  cardinali,  e 
pochi  monumenti  lasciò  del  suo  bi'e- 
ve  pontificato,  che  avrebbe  meritalo 
di  essere  lunghissimo  per  l' insigne 
sua  pietà,  zelo  e  dottrina,  che  ri- 
splenderono in  lui,  tanto  nel  chio- 
stro, che  nel  cardinalato,  e  sulla 
Sede  apostolica. 

Da  tale  narrazione,  dice  il  Bor- 
gia nel  tomo  II,  pag.  i5i,  nel- 
le Memorie  istoriche  di  Bene- 
vento ,  non  può  ammettersi  che 
Gregorio  Vili  si  conducesse  alla 
sua  patria,  come  scrisse    il  celebre 


GRE  9.7  5 

Pietro  cantore  della  chiesa  di  Pa- 
rigi in  Sumnia  de  sacramenlis  et 
animae  consiliis ,  il  quale  dichiarò 
che  avendo  il  Papa  consacrato  la 
chiesa  di  s.  Andrea  da  lui  edifica- 
.  ta  in  Benevento,  pregato  dai  bene- 
ventani ad  arricchirla  di  molte  in- 
dulgenze, rispose:  tntius  est,  ut  r/^a- 
tis  poenitenliant  y  quani  vel  terliani 
partem,  vel  aliquotani  vobis  remil- 
tam.  Il  Borgia  pertanto  osserva 
eh'  esclusa  la  venuta  di  Grego- 
rio Vili  in  Benevento  ,  supplicalo 
per  tale  indidgenza  può  darsi  che 
egli  dasse  sì  grave  risposta,  siccome 
tenace  custode  della  disciplina  ec- 
clesiastica. Nella  chiesa  cattedrale 
di  Pisa  fu  con  gran  pompa  data 
sepoltura  al  corpo  del  defunto  Pon- 
tefice, il  sepolcro  del  quale  quivi 
si  conservò  sino  al  giorno  i.5  ot- 
tobre •  59');  giacché  per  fatale  in- 
cendio essendosi  arso  buona  parte 
del  medesimo ,  sventuratamente  fu 
dalle  fiamme  divorato  e  consunto, 
né  a  rinnovare  in  quel  tempio  la 
memoria  di  Gregorio  Vili  si  pen- 
sò prima  del  i658,  nel  quale  an- 
no, siccome  scrive  il  canonico  Giu- 
seppe Martini  ,  nel  Teatro  della  ba- 
silica Pisana  p.  ^1 ,  Camillo  Cam- 
piglia  operaio  o  sia  edile  della 
medesima,  vi  pose  l'iscrizione  che 
riporta  il  Borgia  a  p.  1 55,  dipinta 
in  tela  con  idea  di  farla  incidere 
in  marmo,  lo  che  non  potè  ese- 
guire prevenutone  dalla  morte.  In- 
oltre il  Borgia  avverte  che  ivi 
r  iscrizione  fu  sbagliata  sul  giorno 
della  morte  di  Gregorio  Vili,  es- 
sendo seguila  a*  17  e  non  ai  16 
dicembre  come  viene  espresso.  A- 
malrico  Augerio  ,  e  Bernardo  di 
Guidone  ne  scrissero  la  vita,  che  si 
legge  nel  Muratori,  Script,  rer.  ilal. 
tom.  IH  ,  oltre  quanto  ne  dice  il 
Baroni©  all'anno    1187.    Giovanni 


256  GRE 

Gallese  nella  sua  Collezione  inserì 
tre  deciefali  fli  Gregorio  Vili,  delle 
quali  è  celebre  quella  diletta  al 
prevosto  di  s.  Cataldo,  e  vi  si  trat- 
ta dello  scioglimento  d' un  matri- 
monio fatto  da  Gregorio  Vili.  Va- 
cò la  santa   Sede  un  giorno. 

GREGORIO  IX,  Papa  CLXXXV. 
Ugo  ovvero  Ugolino  nacque  in  A- 
nagni,  da'  Conti  di  Segni,  della  no- 
bilissima   famiglia    Conti   (  P^edi  )j 
monaco  camaldolese  secondo  il  Vion, 
o  veramente  canonico  regolare  di  s. 
Maria  del  Reno  come  sostengono  il 
Segni  ed  il  Trombelli.    Ornato    di 
singoiar  pudicizia,    religione,    pru- 
denza ,  acutezza    d' ingegno  ;  eccel- 
lente nella  scienza  delle  leggi,  ver- 
sato in  ogni  genere  di  letteratura, 
assai  destro  ed   industrioso  nel  ma- 
neggio degli   affiiri ,    eloquente   nel 
ragionare;  qualità  tutte  che  in  lui 
andarono    unite    mirabilmente    ad 
un    grazioso    aspetto ,    e    leggiadro 
taglio  della  persona.   Il  suo  cugino 
o  zio  Innocenzo  III,  congiunto  con 
lui  in    terzo    grado    di    parentela , 
successivamente  lo   fece   cappellano 
pontifìcio,   o    sia    uditore    di    rota 
come  dice  il  Bernini,  nel  1 198  pel 
primo  lo    creò    cardinale    diacono, 
con  la    diaconia    di    s.    Eustachio , 
arciprete    della  basilica  vaticana,  e 
nel   1206    o    1207    vescovo    d'O- 
stia e  Velletri.  Si  rese  insignemen- 
te illustre  per  le  legazioni  sostenute 
in    Napoli ,    Toscana  ,   Lombardia  , 
Francia  e  Germania.    Nella   prima 
delle  quali  prosciolse  Marcualdo  si- 
niscalco dell'  impero   dalle    censure 
incorse,  per  aver   travagliato    quel 
regno ,    e    vessata    acerbamente   la 
Chiesa  romana,  avendogli  però  in- 
giunta una  penitenza  proporziona- 
ta a' commessi    delitti.    Nella   lega- 
zione di  Toscana  diede  a  nome  di 
Onorio  III    la    croce    a    novecento 


GRE 
sanesi,  che  sotto  la  condotta  di  un 
tal    Guidone    consanguineo    di    A- 
lessandro  III,  egli  spedii   nell'orien- 
te in  soccorso  de' cristiani  che  colii 
si   trovavano,    con    piena    soddisfa- 
zione   del    Pontefice ,    che   ne    rese 
affettuose  grazie  ai  sanesi.  Si    con- 
dusse quindi   in  Germania  col   car- 
dinale Leone  del  titolo  di  s.  Croce 
in  Gerusalemme,   per    istabilire    la 
pace  tra' principi    cristiani:  in    tale 
occasione,    come    si    rileva  da    un 
manoscritto  codice    vaticano,  i   le- 
gati   obbligarono    B'ilippo    duca    di 
Svevia  per  mezzo  di    un    pubblico 
giuramento  ad  ubbidire  al  Papa  in 
tutti  quegli  articoli,  per  la   contra- 
venzione  de'  quali  era  stato  in  avan- 
ti soggettato  all'anatema,  dopo  di 
che  rimase  da'  medesimi  dalle    in- 
corse censure  solennemente  assoluto  : 
oltre  a  ciò    i    legati    l' obbligarono 
a  rendere  la  libertà  a  Brunone  ar- 
civescovo di  Colonia,  da  lui  ritenu- 
to prigione ,    e  rimesso    perciò    ai 
legati,  acciocché  fosse  da  loro  con- 
dotto   in    Roma.     Così    costrinsero 
Lupoldo     intruso     nella     sede     di 
Magonza    a    rinunziare    nelle    loro 
mani  il  governo  spirituale  di  quel- 
la chiesa,  e    indussero  il    duca    di 
Svevia,  non  senza  difficoltà,  a  per- 
mettere che  Sigifredo   nuovo   arci- 
vescovo di  Magonza  potesse  gover- 
nare la  sua  diocesi    per    mezzo   di 
un  vicario ,  come  ancora   a    licen- 
ziare un  esercito  che  aveva    arrol- 
lato   contro    il    re    Ottone    IV  ;    e 
dopo    aver    trattato    energicamente 
per  istabilire  tra  loro  una  perfetta 
concordia,  scorgendo  di  non  poter- 
la condurre  al  bramato  fine,  deter- 
minarono di    fissare    la    tregua    di 
un  anno,  e  ciò  fatto  i  legati  ritor- 
narono in  Roma,  insieme  cogli  am- 
basciatori de'  principi  alemanni. 
Fu  il    cardinal     Ugolino,    come 


GRE 
con  qualche  estensione  dicemmo 
all'articolo  Francescano  [Vedi),  in- 
timo amico  di  s.  Francesco  d'A- 
sisi,  che  la  suprema  dignità  della 
Chiesa  apertamente'  gli  predisse  ; 
si  mostrò  zelante  e  impegnatissimo 
del  novello  ordine  francescano  dal 
santo  (ondato,  di  cui  fu  il  primo 
cardinal  protettore,  ed  al  quale  e- 
resse  chiese  e  conventi.  Si  trovò 
presente  al  capitolo  generale  cele- 
brato in  detta  città ,  a  cui  inter- 
■Vennero  s.  Francesco  con  cinque- 
mila de'suoi  frati  minori  ;  quivi  il 
cardinale  diede  tali  e  sì  illustri  e- 
sempi  di  umiltà,  di  mortificazione, 
e  delle  più  sublimi  virtù,  che 
Tommaso  Celano  scrittore  contem- 
poraneo, dopo  averli  in  gran  par- 
te a  comune  edificazione  narrati, 
conchiude  col  chiamare  il  cardi- 
nale ardente  e  scintillante  lucerna 
epparecchiata  nel  tempo  opportu- 
no. Ritiratosi  quindi  in  compagnia 
di  s.  Francesco  nella  solitudine  di 
Canialdoli  per  attendere  con  mag- 
gior quiete  di  spirito  alla  contem- 
plazione delle  cose  divine  e  cele- 
sti, fu  un  giorno  veduta  da  fra 
Leonardo  monaco  camaldolese,  uo- 
mo insigne  per  santità  di  vita,  calare 
dal  cielo  una  candida  colomba,  la 
quale  nel  tempo  in  cui  il  cardinale 
celebrava  la  messa,  andò  a  posarsi 
placidamente  sul  suo  capo  ,  onde 
compiuto  il  sagrifìcio  ,  baciò  il 
monaco  i  piedi  al  cardinale,  gli 
raccontò  quanto  aveva  veduto,  e 
gli  predisse  il  supremo  pontificato, 
come  si  ha  da  Andrea  Mugnozio 
nella  Descrizione  dell'eremo  di  Ca- 
lìialdoliy  riportata  nell'appendice 
al  primo  tomo  degli  Annali  ca- 
maldolesi, a  p.  332  ;  in  cui  però 
è  da  notarsi  che  nulla  dice  esser- 
si s.  Francesco  trovato  nella  soli- 
tudine col  cardinale.  Essendo  Ugo- 

VOL.     XXXII. 


GRE  257 

lino  legato  apostolico  gì'  indirizzò 
Innocenzo  111  una  famosa  lettera, 
la  quale  è  riportata  tra  le  decre- 
tali. De  poslidatione  praelalorunt, 
riguardante  la  postulazione  del  ve- 
scovo di  Cambra!  all'  arcivescovato 
Senonense.  L'Angelotti  nella  Descri- 
zione della  città  di  Rieti,  che  si 
legge  nel  tom.  Vili  del  Tesoro 
delle  antichità  del  Grevio  par.  IH 
e  IV,  a  p.  i5,  dice  che  Ugolino 
dei  Conti  verso  il  1198  fu  vescovo 
di  Rieti,  come  consta  dagli  archivi 
di  quella  cattedrale,  ed  al  cap. 
18  del  libro  intitolato  Fiori  di  s. 
Francesco ,  afferma  che  con  gran 
fervore  osservava  la  regola  di  que- 
sti :  l'LJghelli  ncìV  Italia  sacra  ri- 
portando diligentemente  la  serie 
dei  vescovi  di  Rieti,  non  fa  al- 
cuna menzione  di  Ugolino,  che  se 
fosse  realmente  stato  non  lo  avreb- 
be trasandato.  Dopo  la  morte  di 
Onorio  111  avvenuta  a'  18  marzo 
1227,  procedendo  i  cardinali  al- 
l'elezione del  successore,  ed  essendo 
divisi  di  sentimenti,  fecero  un  com- 
promesso in  tre  cardinali,  fra'quali 
vi  fu  il  cardinal  Corrado  d'Urach 
svevo,  in  di  cui  favore  si  dichia- 
rarono gli  altri  due  compromissari 
per  farlo  Papa  ;ma  l'Urach  opponen- 
dosi generosamente  a  questa  riso- 
luzione, in  vece  si  adoprò  con  tut- 
to l'impegno  all'elezione  del  cardi- 
nal Conti,  la  quale  si  effettuò  nel 
monistero  di  s.  Gregorio  presso 
il  Settizonio  a'  19  marzo,  benché 
renitente,  avendo  allora  ottantatre 
anni.  Preso  il  nome  di  Gregorio  IX, 
ed  essendo  già  consacrato  vescovo, 
fu  soltanto  benedetto  a'2 1  detto, 
quindi  ai  3o  coronato  nella  basi- 
lica vaticana,  dalla  quale  passò  a 
prendere  possesso  della  basilica  la- 
teranense,  con  quelle  solennità  che 
descrisse  il  cardinal  d'Aragona,  11- 
•7 


a58  GRE 

portate  dal  Muratori  nel  t.  UT , 
par,  II,  p.  ^7'),  Sciipl.  rer.  italic. 
Nariti  il  medesimo  cardinale  che 
il  nuovo  Pupa  essendosi  portolo  a 
Suti'i  ,  ritornando  a  Roma  dopo 
undici  giorni,  fu  ricevuto  con  tanto 
plauso,  come  se  fosse  stato  allora 
eletto,  e  con  l'istesso  incontro  festi- 
vo dei  greci  e  degli  ebrei  praticalo 
da  essi  nel  possesso. 

Continuava  ancora  la  grave  dis- 
sensione tra  la  santa  Sede  e  l'im- 
peratore Federico  II,  incominciata 
sotto  Onorio  III,  per  cui  ne  da- 
remo breve  cenno.  Quel  Papa  si- 
no dal  1221  minacciò  di  scomu- 
nica l'imperatore,  se  non  andava 
a  militare  in  Terra  Santa,  onde 
Federico  lì  nel  12^5,  con  nuovo 
giuramento  sotto  pena  di  scomu- 
nica tornò  a  promettere  ad  Ono- 
rio HI  che  nell'agosto  12-27  avreb- 
be fatto  vela  per  la  Palestina.  In- 
tanto egli  vedeva  di  male  occhio 
la  libertà  che  godevano  le  città 
di  Lombardia  per  la  pace  di  Co- 
stanza stabilita  con  Federico  I  nel- 
l'anno ii83:  l'alto  dominio,  le 
appellazioni ,  ed  altri  diritti  che 
Federico  I  avea  riserbato  per  l'im- 
peratore sopra  quelle  città  colle- 
gate, tra  le  quali  ne  comprese 
alcune  dello  stato  ecclesiastico,  sen- 
za curare  ciò  che  avea  stabilito 
nella  pace  precedente  conchiusa  nel 
1177  in  Venezia  con  Alessandro 
III,  in  cui  pronjise  a  questi  re- 
stituirgli la  prefettura  di  Roma,  le 
terre  della  contessa  Matilde  e  tut- 
to l'usurpato  da  sé  o  da  altri  nel 
dominio  della  Chiesa,  sebbene  poi 
ritenesse  le  terre  dì  Matilde,  ed 
occupasse  la  contea  di  Bcrtinoro. 
Tuttociò  non  era  bastante  per 
Federico  IT,  volendo  dominar  pie- 
namente le  città,  togliergli  la  li- 
bertà,   le  regalie   ed  altre  coosue* 


GRE 

tudini  confermate  nella  pace  cU 
Costanza.  Allestì  pertanto  un  co- 
pioso esercito  con  gravose  taglie 
imposte  ai  laici  ed  agli  ecclcsiasiìci 
del  suo  regrto  sotto  il  pretesto 
della  sacra  spedizione,  e  nel  1226 
s'incammin?)  alla  volta  di  Lom- 
bardia. Quando  giunse  nel  ducato 
di  Spoleli  pretese  che  que'  popoli 
lo  accompagnassero  colle  armi,  e 
perchè  ricusarono  seguirlo  senza  il 
permesso  del  Pontefice  loro  so- 
vrano, n'  ebbero  da  Federico  H 
tali  minacce,  che  obbligarono  Ono- 
rio III  di  fargliene  giuste  querele. 
All'altiera  e  superba  risposta  del- 
l'imperatore, il  Pontefice  con  gra- 
ve lettera  gli  fece  considerare  l'in- 
gratitudine sua  verso  la  santa  Se- 
de, che  sino  dall'  infanzia  con  tan- 
to suo  rischio  e  dispendio  l' avea 
protetto  per  sostenerlo  nel  regno 
di  Sicilia,  e  verso  il  di  lui  suoce- 
ro Giovanni  di  Brienne  re  di  Ge- 
rusalemme, che  spoglialo  da  cesa- 
re de!  titolo  di  re  e  del  regno,  erasi 
rifugiato  plesso  il  Papa.  Allora  il 
principe,  rientrato  alquanto  in  sé 
stesso,  cambiò  linguaggio,  e  richie- 
se Onorio  III  per  arbitro  delle 
difTerenze  che  avea  coi  lombardi. 
Non  rinunziò  il  Pontefice  1'  uffizio 
di  mediatore,  ed  ottenne  da  quel- 
le città  quattrocento  uomini  d'ar- 
me per  la  spedizione  di  Terra 
Santa,  e  poco  dopo  morì.  Fra  le 
prime  cure  dunque  di  Gregorio 
IX,  quella  vi  fu  di  sollenitMi'e 
Federico  II  a  soccorrere  la  Pale- 
slina,  ma  cercando  il  principe  al- 
l'opposto di  mandare  in  lungo  l'af- 
fare, lasciò  coirere  il  convenuto 
termine  del  mese  di  agosto,  per 
cui  il  Papa  gli  ordinò  che  partisse 
per  la  sacra  guerra,  ciocché  non 
essendo  da  lui  eseguito,  a'29  settem- 
bre   1227,  vestito  degli  abiti  poa» 


GRE 

tificali,  lo  dichiarò  in  Anagnì  in- 
corso nella  scomunica,  e  nel  suc- 
cessivo novembre  dalla  stessa  cit- 
tà tornato  in  Roma,  quivi  nel 
giovedì  santo  de' 23  marzo  1228 
rinnovò  la  sentenza  di  scomunica. 
A  mal  partilo  trovossi  Federico 
II,  ed  a  giustificare  la  sua  con- 
dotta spedi  nella  corte  pontifìcia 
il  celebre  maestro  RoiTrido  di  Be- 
nevento ;  ma  questi  trovò  tan- 
ta fermezza  nel  Pontefice,  che  Fe- 
derico 11  per  vincerlo  si  appigliò 
al  disperalo  e  riprovevole  partito 
di  fomentargli  contro  il  senato  e 
popolo  romano.  E  in  fatti,  a  mez- 
zo de' Frangipani,  ed  altri  indegni 
romani  sollevati  ,  questi  osarono 
assalirlo  nel  secondo  giorno  di  Pa- 
squa mentre  celebrava  in  san  Pie- 
tro, per  cui  Gregorio  IX  si  vide 
costretto  a  fuggire,  e  si  ritirò  a 
Perugia  .  Allora  cesare  ,  perchè 
l'Europa  credesse  ch'egli  adempiva 
ai  giuramenti,  allaccialo  dalla  sco- 
munica parti  per  la  sacra  impresa, 
lasciando  il  governo  del  regno  al- 
lo svevo  Rinaldo  duca  di  Spoleti, 
cioè  usurpatore  di  un  tale  titolo. 
Rinaldo  cominciò  ad  usare  delle 
sue  armi  composte  di  siciliani  e 
saraceni ,  nella  marca  d'  Ancona, 
facendo  altrettanto  il  fratello  Ber- 
toldo nel  ducato  di  Spoleti  dalla 
parte  di  Norcia.  Cercò  il  Papa  di 
farli  desistere  con  la  scomunica, 
ma  quando  vide  che  non  per  que- 
sto si  ritiravano,  mandò  lor  con- 
tro con  buon  esercito  il  cardinal 
Giovanni  Colonna,  e  Giovanni  re 
di  Gerusalemme,  i  quali  così  feli- 
cemente riuscirono  nella  spedizione, 
die  liberale  le  terre  della  Chiesa 
dagl'  invasori ,  portarono  le  armi 
loro  dentro  lo  stesso  regno,  per 
cui  potè  Gregorio  IX  ricuperare 
buona    parte    dell'  antico    dominio 


GRE  nSf) 

che  alla  Chiesa  apparteneva  nelU 
Campagna,  ed  acquistò  anche  mol- 
te terre  in  Puglia,  e  nelle  vici- 
nanze di  Benevento,  non  che  Ses- 
sa e  Gaeta,  alla  quale  concesse  il  pri- 
vilegio di  battere  moneta  d'argento. 
Giunto  Federico  lì  in  Gerusaleni- 
me  [Fedi),  tradì  gli  affari  dei 
cattolici  con  infame  patto  che  fece 
col  sultano,  e  tornato  nel  maggio 
1229  in  Italia  la  riempì  di  guer- 
re, odii,  e  fazioni  interne,  fomen- 
tate dai  guelfi  seguaci  del  Papa, 
e  dai  ghibellini  partitanti  di  cesa- 
re. L'  imperatore  si  die  quindi 
a  riordinare  le  cose  del  regno,  ed 
a  ricuperare  i  luoghi  venuti  in  po- 
tere del  Pontefice;  e  siccome  i 
beneventani  ne'  prosperi  successi 
delle  milizie  papali,  eransi  a  loro 
uniti,  e  Hi  Ito  man  bassa  sui  co- 
muni nemici.  Federico  II  fece 
strettamente  bloccare  Benevento , 
con  gravissimo  danno  del  suo  ter- 
ritorio. Trattò  egli  poi  di  con- 
cordia col  Papa,  la  quale  fu  con- 
chiusa in  s.  Germano  nel  dì  9 
luglio  i23oj  con  quelle  condizioni 
che  possono  leggersi  nelT  annalista 
Rinaldi.  Riccardo  poi  di  s.  Germa- 
no ,  che  di  questa  guerra  racconta 
tulle  le  particolarità  ,  riporta  la 
assoluzione  di  cesare  con  queste 
parole.  Tane  imperator  in  casirìs 
ante  Ceperanuin  in  cappella  s. 
Justae  die  mercurii  in  festa  k. 
Augustini  per  sabinensem  episc.  est 
ab  excomunicationis  vinculo  abso- 
lutus.  Percossi  i  romani  dall'  ira 
divina  con  una  sterminata  inon- 
dazione, supplicarono  Gregorio  IX 
nel  1280  a  tornare  in  Roma,  ed 
egli  benignamente  li  perdonò,  e 
vi  accondiscese,  passando  nell'esta- 
te ad  Anagui,  onde  in  questa  sua 
patria  invilo  Federico  lì,  che  vi 
si    recò  con    grande    accompagna* 


26o  GRE  GRE 

mento  eli  signori  e  milili  a  cavai-  li  scrisse  severissime  lettere,  e  60* 
lo.  Quando  Cu  alla  presenza  del  vette  procedere  poi  con  quel  ri- 
vicario di  Gesù  Cristo,  deposto  il  gore  che  narrammo  a  quell'  arti- 
manto  e  prostrato  ai  suoi  piedi  colo.  Anche  per  la  città  di  Roma 
riverentemente  li  baciò,  lì  Papa  sollri  il  buon  Pontefice  delle  ama- 
lo tenne  alla  sua  mensa,  e  dopo  rezze,  ove  la  fazione  dell'imperalo- 
lungo  discorso  congedatosi  da  lui,  re  non  cessava  dalla  presa  risolu- 
$e  ne  tornò  in  regno.  zione  di  voler  distrutta  Viterbo, 
Tornando  alle  altre  prime  a-  che  si  teneva  salda  all'  obliedienza 
zioni  del  pontificalo  di  Gregorio  e  fedeltà  del  Papa.  Difendevala 
IX,  non  essendo  permesso  ai  re-  Gregorio  IX  a  tutto  potere,  onde 
golari  l'amministrar  il  sagramento  nel  mentre  egli  dimorava  in  Rieti, 
della  penitenza ,  egli  lo  concesse  i  faziosi  romani,  per  fargli  ollrag- 
nel  1227  ai  domenicani;  passato  gio  e  vendicarsi  dei  viterbesi  (che 
poi  nel  1228  in  Asisi,  vi  cano-  nel  12.32,  dopo  sofferto  dai  ribelli 
nizzò  il  suo  tenero  amico  s.  Fran-  il  guasto  delle  loro  campagne,  a- 
cesco  ,  edificando  nella  medesima  vevano  smantellato  il  castello  di 
città  in  un  suo  onore  la  sontuosa  Vitorchiano  appartenente  al  po- 
basilica,  al  modo  detto  al  citato  polo  romano  ),  fatto  un  diversivo 
articolo  Francescano.  Indi  sotto  di  recaronsi.  a  Monte  Fortino  con 
lui  e  nel  1229  incominciò  il  do-  animo  di  assalire  la  provincia  di 
minio  della  Chiesa  romana  sulla  Campagna,  della  quale  parlammo 
contea  di  Venaissin  (Fedi),  in  all'articolo  Prosinone.  Stando  sotn- 
Provenza  ;  e  nel  1280  d'esse  in  mamente  a  cuore  di  Gregorio  IX 
vescovati  Merida  e  Badajox,  non  la  conservazione  di  quella  pro- 
che  canonizzò  s.  Virgilio  vescovo  vincia,  spedi  ai  viterbesi  tre  car- 
di Salisburgo,  ciò  che  altri  dicono  dinali ,  che  procederono  con  tal 
fatto  nel  1239.  Per  occasione  delle  destrezza  che  li  indussero  ad  ami- 
passate  guerre  era  venuto  in  Ita-  chevole  accomodamento.  Dopo  que- 
lia  con  buon  corpo  di  truppe,  in  sto  il  Papa  si  portò  in  Anagni  per 
soccorso  del  Ponlefice,  Milone  ve-  darvi  alcuni  provvedimenti,  tra  i 
scovo  di  Beauvais]  ma  siccome  era  quali  quello  di  guarnire  di  mura- 
gravato  da  grossi  debiti  fatti  per  glie  e  torri  il  castello  di  Palliano 
allestire  la  sua  armata,  e  non  a-  da  esso  comperato  per  la  santa 
vendo  come  soddisfarli,  per  solle-  Sede,  insieme  col  vicino  castello 
varnelo  fu  d'uopo  che  Gregorio  di  Serrone.  E  perchè  si  avvide 
IX  gli  dasse  per  tre  anni  il  gover-  che  alcuni  de'  suoi  parenti  abusa- 
no della  Marca  d' Ancona,  e  del  vansi  del  dominio  del  forte  ca- 
ducato di  Spoleti.  Nel  i23i,  a  ca-  stello  di  Fumone,  non  acquiescens 
gione  di  un  forte  terremoto  che  carni  et  sanguini  Pontifex  vene- 
afflisse  Roma,  il  Papa  passò  in  Rieti,  randus  illud  ecclesiae  mairi  resli- 
ove  acquistò  per  la  Chiesa  il  ca-  tuit  arda  ohsidione  deviclum,  sic- 
stello  di  Miranda.  Non  mancavano  come  ad  onor  sommo  di  questo 
intanto  a  Gregorio  IX  cure  e  tra-  Papa  lasciò  scritto  il  suo  biografo 
vagli  per  la  Garfagnana  (Fedi),  pi-esso  il  cardinal  d'Aragona,  nel 
dominio  della  Sede  apostolica  u-  citato  Muratori.  Intanto  ad  istan- 
surpato  dai  lucchesi,  contro  i  qua*  za  di  s.    Raimondo  di    Pegoafurt, 


GRE 
confermò    nel     1282    in    Tolosa  il 
primo    tribunale    dell'  Inquisizione 
(^Fedi)    statuito    da    Innocenzo  III. 
Nel  medesimo  anno  trasferitosi  da 
Rieti  in  Spoleto,  canonizzò  s.    An- 
tonio di    Lisbona.  Nel   i233  tornò 
egli    in    Roma,    ma    ripullulando 
nella  contraria  fazione  l'iniqua  bra- 
ma  di    mandare  a    sacco  e  a  fuo- 
co la  città  di  Viterbo,  e  di  rinno- 
var la    repubblica    romana,  presto 
ne  partì  a' 2  maggio  i234,  ritiran- 
dosi   nuovamente   a    Rieti.    Usciti 
quindi    in    campo  i    romani    pieni 
di  dispetto  e   di  rabbia,    pretesero 
di  farsi    giurare  fedeltà  dai  popoli 
delle   Provincie    del    Patrimonio  e 
di  Sabina,    e    di    esigerne  tributi. 
Si  armarono  i  viterbesi,  ed  essendo 
venuto    dalla    Puglia    nel  mese  di 
luglio  Federico  li  a  visitar  il    Pa- 
pa, che  ancora  trattenevasi  in  Rie- 
ti, cooperò   pur   esso    con    le  sue 
milizie,  perchè  quei  popoli  tornas- 
sero alla  pontifìcia  ubbidienza.  Di- 
morando   in    Rieti  ,    Gregorio    IX 
canonizzò    s.    Domenico    fondatore 
dell'ordine  de'predicatori.    Neil'  an- 
no medesimo    il    zelante   Pontefice 
fece  pubblicare  in    cinque  libri  le 
Decretali  [Fedi). 

Partilo  da  Rieti  passò  in  Spo- 
leto, in  Terni,  ed  a  Viterbo,  do- 
ve condannò  molli  eretici  die  tene- 
vano questa  città  grandemente  scon- 
volta. Indi  in  Perugia  Gregorio 
IX  canonizzò  s.  Isabella  o  Elisabet- 
ta regina  d*  Ungheria  nel  i235; 
ivi  approvò  l'ordine  di  s.  Maria 
della  Mercede.  Prevalendo  in  Ro- 
ma i  fedeli  sudditi  del  Papa  con- 
tro la  fazione  imperiale,  manda- 
rono al  Papa  una  solenne  amba- 
sceria per  invitarlo  a  ritornare  tra 
loro,  ed  egli  vinto  dalle  loro  pre- 
ghiere si  restituì  in  quella  città, 
accolto  con  straordinaria  dimostra* 


GRE  -aGt 

tione  di    ossequio  e  di  amore,  nel 
mese   di   ottobre    1237    o    meglio 
prima,  dacché  poco  dopo    il  santo 
Padre  si  portò    in  Anagni  per  go- 
dervi l'aria  pura  e  salubre.    Frat- 
tanto   Federico    lì    che    tutte    le 
strade    prendeva    di    tormentarlo, 
con  magnifici  donativi  corruppe  il 
senatore  di  Roma   Giovanni  Cenci 
per  impedirgli    il    ritorno    alla  ca- 
pitale; ma  i  romani  devoti  a  Gre- 
gorio IX   assalirono    con  tanto  vi- 
gore  il  Campidoglio   che    ne    cac- 
ciarono vergognosamente  i  nemici , 
onde  il  Papa  avvicinandosi  l'inver- 
no  ritornò   in    Roma    accollo   con 
singoiar  allegrezza  dagli  abitanti,  e 
fatto   emulatore  de'  suoi  predeces- 
sori,   ricchissimi  doni  distribuì  alle 
chiese  della  città.  Nel  seguente  an- 
no  1238    nel  mese  d'ottobre  l'im- 
peratore diede  per  moglie  ad  Ln- 
zo  ossia  Enrico    suo    figliuolo  ba- 
stardo, Adelasia,  vedova  di  Ubaldo 
giudice  in    Sardegna   {Vedi)    dei 
giudicati  di    Turri  e     Gallura   dei 
quali  era  erede,  e  prelese  di  riu- 
nire queir  isola  all'  impero  con  e- 
scluderne  gli  antichi  diritti   di  so- 
vranità. Quanta  amarezza  cagionas- 
se al  Papa  questo  ardito  passo  di 
cesare,  ben  lo   dimostra  il  sommo 
studio  da  esso  adoperato  nel  difen- 
dere le  ragioni  della  Chiesa  roma- 
na in  quell'isola,  con  la  scomuni- 
ca  fulminata    nel  i238    contro    di 
Ubaldo  cittadino  di  Pisa,  che  con- 
tro il  giuramento  prestato  alla  Se- 
de apostolica  era  entrato  ostilmen- 
te   in     Sardegna,     col    giuramento 
di  fedeltà   ricevuto   dai    giudici  di 
Gallura,  di  Turri  e  d'Arborea  nel 
1237,    e    coi    tributi   riscossi    dai 
nominati  giudici  nel  medesimo  an- 
no 12  38,  per  non  dire  di  altri  alti 
di  sovranità.   Non  per  questo  solo 
titolo  era  Gregorio  IX  mal  spddis- 


26?.  GRE 

fulto  di  Federico  II,  più  altre  cose 
vi   avevano,  principalmente    per  a- 
veigli    occupato    alcune    terre   del 
pontifìcio  dominio,  di  fomentare  in 
Roma  la  fazione  imperiale  de'  ghi- 
bellini ,    e  di  volere  contro  le  op- 
posizioni sue    proseguir   la    gitcrra 
nella    Lombardia    senza    attendere 
la    pace   dij  Costantinopoli,     Cercò 
dapprima  il  Pontefice,  qtJal  padre 
amorevole,  con  reclami,  lettere,  am- 
bascerie d' indurlo  all'emenda,  ed 
ancora  il  citò,    ma   tulio  fu  vano. 
Era    cesare  incorso  nelle  scomuni- 
che come   usuipatore    dei    beni  di 
Chiesa ,  cioè  di   Ferrara  ,   Pigogna- 
na,  Bondeno,  Massa  nella  diocesi  di 
Luni,  e  della    Sardegna  ,  non    che 
come    reo  di    altri   delitti ,    onde  il 
Papa  per  tale  solennemente  lo  de- 
nunziò   nel    dì    delle  Palme  e  nel 
giovedì    santo    dell'anno    1239,  e 
sottopose  all'  ecclesiastico  interdetto 
lutti  i    luoghi    dove    Federico     II 
si     recasse.    Poscia    Gregorio    IX 
inviò  a  lutti  i    principi    dell'  Eu- 
ropa   lettere    apostoliche    di    que- 
sta  scomunica  ,    nelle    quali    tutte 
descrisse     l'empietà     del     perverso 
principe  ,     che     indi     innanzi     eoa 
più     furia   si    mise     a     perseguitar 
la  Chiesa.    Avendo    il  Papa    oS'er- 
to  l'impero  a  Roberto  conte  d'Ar- 
tois  fratello  di    s.   Luigi  IX    re  di 
Francia  ,   questi  non    volle  che  ac- 
cettasse.   All'annunzio    di  sì  grave 
e  tremenda  sentenza  non  si  riscos- 
se punto    r  animo   di    cesare ,    che 
anzi  preso  di  mira  il  Pontefice,  ne 
cominciò    a  lacerare    la    fama    eoa 
pubblico    manifesto    steso    dal   suo 
segretario    Pietro    dalle    Vigne,    e 
con  altri   atti  e  minacce,   che  noa 
possono  leggersi    senza  raccapriccio 
presso  Matteo  Paris,  in  HisL  AngL, 
scrittore   di   que'  tempi.    Spedì  an- 
cora in  quell'anno  1239  Enzo  nel- 


GRE 
la  Marca  d'Ancona,  eoa  ordine  di 

toglierla  alla  Chiesa. 

Inoltre  nel   i238  ordinò  il  san- 
to Padre ,  che    terminati   i  vespci  1 
si  cantasse  l'antifona.  Salve  lie^i- 
na  ^Fedi);   che   dopo  la    compie- 
ta si  cantasse  l'antifona  Beata  Dei 
Genilrix  Maria ,  seguita  dall'ora- 
zione ,  Deus  tfui   de   Bealae    Ma- 
riae  ;    e    che     nella    consacrazione 
alla    messa     si  suonasse    il  campa- 
nello.   Nell'anno   stesso    scomunicò 
Sancio  11  re  di  Portogallo,  perchè 
opprimeva    l' immunità   ecclesiasti- 
ca.   Nel    seguente    1239    diede    la 
regola  de'  cavalieri   gerosolimitani , 
a  quelli    dell'  Alto    Pascio  o  Alto 
Passo,  de'  quali  molte  memorie  si 
leggono  nel   tom.  XVI   delle  Deli- 
ciae    erudiloriuii  del   Lami,    e   nel 
tomo  I  delle  Chiese  fiorentine    del 
Richa.  Egualmente  nel  1239  Gre- 
gorio IX   ebbe  la    consolazione   di 
riunire    alla    Chiesa    latina  gli    ar- 
meni ;  e  nel  i  i^o  scrisse  a  Rusu- 
da  regina,  ed  a  Davide  re  di  Gior- 
gia {J^edì)    di  lei  figlio ,  per  con- 
fermarli nell'  unione  con  la   Chie- 
sa   romana.    In  quest'  anno    Fede- 
rico II  entrò  nel  ducato  di  Spoleto 
con  idea  di  occupare  R.oma,  e  l'a- 
vrebbe   eseguito    se    la    protezione 
de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  a'  quali  con 
pubblici  e   fervorosi    atti  di  devo- 
zione ricorse  tosto  il  Papa  portan- 
do le  loro  teste  processionalmente 
a  piedi  nudi,  non  ne  avesse  inter- 
ceduta   da  Dio  la  salvazione ,    in- 
stillando    negli  animi  de' romani  , 
benché    poco     prima    tumultuanti 
contro  il  Pontefice,  invitto  zelo  ia 
difesa  dell'alma   città    capitale  del 
mondo  cattolico.    Si  ritirò  dunque 
cesare  da  Roma,  e  andato  in  Pu- 
glia attese  quivi  ad  allestire  nuove 
truppe.    Le  conquiste   fatte   da  lui 
e  da  Enzo,  la  situazione  di  Bene- 


GRE 
vento  in  mezzo  a  lene  nemiche , 
e  la  formidabile  potenza  del  tirau- 
no,  non  avevano  punto  ralfreddare 
Degli  animi  de'  beneventani  l'an- 
tica fede,  che  al  sovrano  Pontefi- 
ce professavano.  Quindi  armatisi  di 
ferro  e  di  valore  si  accinsero  a 
contrastare  ogni  passo  a  Federi- 
l  co  li,  il  quale  con  copioso  esercito 
dalla  Puglia  alla  volta  di  Cene- 
vento  si  diresse.  Narra  il  Borgia 
nelle  Memorie  storiche  di  Bene- 
vento t.  Ili,  p.  2i3,  che  cesare 
non  trovò  quivi  le  accoglienze  de- 
gli osimani ,  de*  folignali  e  de'  vi- 
terbesi ,  né  la  pronta  sommissione 
di  quei  di  Città  di  Castello,  di 
Gubbio  e  di  jVocera,  né  lo  smar- 
rimento degli  abitanti  di  Orle,  di 
Civita  Castellana,  di  Toscanella,  di 
Sutri,  di  Cornelo,  di  Montefìasco- 
ne,  di  Montalto,  di  Ti  evi,  di  Be- 
vagna,  di  liettona,  di  Spello  e  di 
Cocorone  che  gli  aprirono  timida- 
mente le  porte  ;  ma  riunito  tutto 
quanto  il  valore  che  giù  sperimen- 
tato avea  nei  cuori  generosi  dei 
recanatesi,  perugini ,  asisiani,  tuder- 
tini  e  spoletani.  Potè  ben  egli  da 
Cero  furore  acceso  devastare  i  con- 
torni di  Benevento  j  ma  non  giù 
impedire  agi'  intrepidi  cittadini  il 
prenderne  pronta  vendetta  con 
uccidere  alquanti  de'  suoi  soldati 
nel  maggio.  L'altiero  Federico  II 
dovette  comprendere  che  Beneven- 
to non  poteva  arrendersi  che  dopo 
lungo  assedia,  e  per  mancanza  di 
vettovaglie  :  benché  fosse  andato  in 
Romagna, dove  nel  mese  di  agosto 
erusi  impadronito  di  Ravenna,  e 
tentava  di  fare  lo  stesso  di  Faen- 
za, tuttavia  stimolato  da  fijrte  sde- 
gno per  la  resistenza  usatagli  dai 
beneventani,  vi  fece  porre  gagliar- 
do assedio,  per  cui  i  beneventani 
non  ebbero  che   le  sole  loro  forze 


GRE  i65 

per  combattere  l'oste  nemica,  impo- 
tente Gregorio  IX  di  aiutarli.  L'in- 
coraggi per  altro,  ed  altaraent« 
encomiò  con  due  lettere  date  dal 
Laterano,  riferite  dal  Rinaldi;  fìn- 
chè  venute  meno  le  forze  ,  e  per 
gì'  intrighi  de'ghibellini  beneventa- 
ni, nel  febbraio  1241  la  città  do- 
vette arrendersi  all'  esercito  impe- 
riale che  mandò  a  ruba  ogni  cosa 
con  gran  strage  de'  cittadini  ;  indi 
Federico  11  fece  smantellare  le  an- 
tiche mura^  diroccare  le  sue  torri 
e  spogliare  delle  armi  gli  abitanti. 
Sino  dai  9  agosto  e  i5  ottobro 
1340  aveva  Gregorio  IX  spedito 
lettere  apostoliche  a  tutti  i  princi- 
pi e  vescovi ,  invitandoli  al  conci- 
lio generale  che  voleva  celebrare  in 
Roma  per  trattare  la  causa  dell'ay- 
verso  cesare ,  quando  seppe  che 
i  vescovi  oltramontani,  i  cardinali, 
gii  ambasciatori  ed  altri,  che  por- 
tavansi  al  concilio  su  galere  di  Ge- 
nova (f^ec/ì)  j  furono  parte  fatti 
prigionieri,  e  parte  alfogati  dai  pi- 
sani e  siciliani  comandati  da  Enzo, 
che  in  un  al  padre  non  poteva  sof- 
frire che  si  celebrasse  il  concilio. 
La  perdita  di  Benevento,  alla  qua- 
le tennero  dietro  poi  altre  conqui- 
ste di  Federico  II  negli  stati  della 
Chiesa,  e  la  presenza  di  cesare  in 
Tivsjli  ,  riempì  di  tanto  dolore  il 
Pontefice,  che  in  mezzo  a  tanti  af- 
fanni cessò  di  vivere  in  Roma  ai  3  i 
agosto  1 24 1  )  in  età  quasi  di  cent'anni. 
E  vcio,  ch'egli  patendo  di  calco- 
li non  gli  si  poteva  accordare  al- 
tri molti  anni  di  vita,  ma  gli  ven- 
ne accorciala  dalla  pena  concepita 
per  tanti  disastri  ,  massime  per 
quanto  era  stato  fatto  contro  quel- 
li che  recavansi  al  concilio,  e  fu 
sepolto  nella  basilica  vaticana.  Go- 
vernò quattordici  anni,  cinque  me- 
si e  due  giorni^  uè'  quali  in  quat- 


264  GRE 

tro  promozioni  creb  dodici  cardi- 
nali, tre  de'  quali  divennero  Papi, 
cioè  Celestino  IV  immediatamente; 
Innocenzo  IV  che  nel  concilio  di 
Lione  scomunicò  e  depose  Fede- 
rico II,  ed  Alessandro  IV  nipote 
del  defunto  Gregorio  IX.  Questi  si 
dimostrò  sempre  anche  nel  ponti- 
ficato di  perspicace  ingegno,  di  te- 
nace memoria ,  dotto  nelle  arti  li- 
berali, insigne  nella  giurisprudenza 
e  nelle  sacre  lettere,  fiume  di  elo- 
quenza Tulliana,  conforto  de*  mi- 
seri, zelante  difensore  della  fede  e 
della  libertà  ecclesiastica,  ed  esem- 
plare d'ogni  più  bella  virtù,  come 
lo  dipinge  l'autore  della  sua  vita 
appresso  il  Rinaldi  all'anno  1227, 
num.  i3.  Tra  le  altre  memorabili 
azioni  di  Gregorio  IX  devesi  no- 
tare la  nuova  crociala  contro  gli 
olbigesi,  della  quale  fece  legato  Ro- 
mano cardinal  diacono  di  s.  Ange- 
loj  concedendo  ai  crociati  partico- 
lari indulti,  che  riporta  il  Bernini 
veli' Istoria  delle  eresìe  t.  Ili,  p. 
3o6.  Tentò  la  riunione  con  la  chie- 
sa greca  a  petizione  di  Germano 
patriarca  di  Costantinopoli;  ma  il 
ravvicinamento  che  avea  £ivutq  lu- 
singhieri principU,  restò  senza  il 
bramato  effetto.  In  Francia  i  si- 
gnori si  querelarono  al  Papa  del- 
l' insubordinazione  degli  ecclesiasti- 
pì,  i  quali  volevano  sottrarsi  dall^ 
supremazia  del  re,  che  ordinò  ai 
prelati  ed  altri  ecclesiastici  essere 
tenuti  in  materia  civile  a'supi  giu- 
dizii,  ed  a  quelli  de'  suoi  signori  : 
Gregorio  IX  si  oppose  a  tale  ordi- 
nanza, avvertì  che  il  sostenerla  fa- 
rebbe incorrere  nella  scomunicci 
come  contraria  alla  libertà  delle^ 
Chiesa,  ma  non  fu  ascoltato.  Nel-. 
l'Inghilterra  l'autorità  pontifìcia  fu 
più  potente  presso  il  re  Enrico  IH, 
{I, quale   acconsentì  ^ad  un' impQsi- 


GRE 
zione  di  decime ,  che  il  Pontefic«5 
richiese  ,  per  sostenere  la  guerra 
con  r  imperatore  ;  i  signori  si  ri- 
fiutarono, il  clero  ubl)idì.  Adornò 
Roma,  e  fece  atterrare  molte  case 
e  torri  che  impedivano  alla  mae- 
stà del  prospetto  esterno  del  pa- 
triarchio lateranense  ,  e  ne  ampliò 
la  pontificia  abitazione.  Aprì  e 
dotò  secondo  il  Bernini,  //  tribuna- 
le della  Rota  pag.  3 16,  il  celebre 
ospedale  pegli  infermi  presso  ì(\ 
basilica  lateranense.  Ornò  di  mu- 
saici la  basilica  vaticana ,  per  1^ 
quale  fece  fondere  campane  di 
smisurata  grandezza;  e  sotto  di  lui 
tra  gli  altri  fiorirono  Azo  bologne- 
se, Accurzio  fiorentino  ,  Oddo  fred- 
do di  Benevento,  Sinibaldo  Fieschi 
genovese  poi  Papa,  e  s.  Raimondo 
di  Pegnafort  domenicano  spagnuQ- 
lo  raccoglitore  delle  decretali  :  gli 
ultimi  due  creò  cardinali.  Esiste 
un  numero  grande  di  lettere  di 
questo  Pontefice  nella  Raccolta  dei 
concila,  negli  yénnali  del  Wadingo, 
neir  Italia  dell'  Ughelli ,  ed  in  al- 
tri autori  :  Pamelio  fece  stampare 
le  sue  opere  in  Anversa  nel  iSya, 
e  le  arricchì  di  note.  Gerardo  Vos- 
5Ìo  preposto  di  Tongres,  e  dotto- 
ra teologo  di  Roma  ,  pubblicò  : 
Gesta  (juaedaiìi  ac  monumenta 
Gregoriì  IX  graeco-latinae  cunt. 
scholiis,  Romae  i588.  Vacò  la  san- 
t4  Sede  un  mese. 

GREGORIO  X  (b.),  PapaCXCF. 
Teobaldo  o  Tedaldo  Visconti  nacque 
a'26  ottobre  1229  in  Piacenza,  dallj^ 
nobilissima  ed  illustre  famiglia  Vi- 
sconti di  Piacenza,  derivata  da  Faccio^ 
conte  d'Angiera.  Il  Novaes  lo  dice 
figlio  di  Uberto,  il  quale  era  fra- 
tello di  Ottone  Visconti  arcivesco- 
vo e  signore  di  Milano.  La  stirpe 
de'  Visconti  vuoisi  procedere  dal- 
l' Angela    Flavia     dell'  imperatore 


GRE 

Costantino  Magno,  contando  quel 
piacentino  Filippo,  che  famoso  per 
inilitari  imprese,  fu  dalle  primarie 
.città  di  Romagna  eletto  duce  nel 
385jqual  riparatore  della  comune 
libertà  contro  l' imperatore  Grazia- 
no; secondo  altri  da  Ildebrando 
«discendente  dalla  nona  generazio- 
ne di  Desiderio  re  de'  Ipngobardi, 
il  quale  Ildebrando  da  Carlo  Ma- 
gno fu  fallo  primo  visconte  di  Mi- 
lano, che  perciò  prese  il  cognome 
di  Visconti.  Il  Ronucci  però  dice 
die  Carlo  Magno  verso  Fanno  800 
costituì  Woeno  Visconti  piacentino 
per  preside  di  giustizia  su  certe 
castella  e  municipii  dell'Insubbia; 
je  che  in  Milano  non  fiori  la  fa- 
ma e  potenza  de'  Visconti  se  non 
duecent'anni  dopo,  dappoiché  sotto 
l'impero  di  Ottone  III  reggeva  lo 
stato  di  Milano  un  Visconti  pia- 
centino, che  forse  fu  quell'  Uberto 
Visconti,  uomo  d'alto  giudizio  e 
pari  ingegno,  che  in  patria  sosten- 
ne le  principali  magistrature,  che 
due  volte  fu  pretore  in  Milano , 
ed  una  in  Bologna  e  Padova  :  con- 
thiude  che  le  due  famiglie  di  Mi- 
lano e  Piacenza  furono  ambedue 
cospicue,  ma  tra  loro  dilFerenli,  per 
la  diversità  del  loro  stemma  gen- 
tilizio ch'egli  riporta,  laonde  errò 
chi  nelle  Vite  de  Ponlefici  di  Pla- 
tina pose  per  arma  a  Gregorio  X 
il  serpente  col  fanciullo  in  bocca, 
stèmma  de'  Visconti  di  Milano  co- 
me dicemmo  al  voi.  XXIX,  p.  59 
del  Dizionario.  Furono  questi  ulti- 
mi celebri  per  la  signoria  di  Mi- 
lano, prima  con  titolo  di  signori-, 
poscia  con  quello  di  conti,  e  final- 
mente con  <|uello  di  duchi,  che  ot- 
tennero da  Wence.slao  re  de'  roma- 
ni nel  i38o,  nella  persona  di  Gio- 
vanni Galeazzo,  e  lo  conservarono 
per  sessuntasette  anni  fino  alla  mor- 


te  di  Filippo  Maria  Visconti,  mor- 
to senza  successione  nel  i447-  ^* 
detta  progenie  si  propagò  il  ramo 
de'  Visconti  di  Milano  per  Berna- 
bò Visconti,  zio  del  detto  Giovan- 
ni Galeazzo,  il  quale  dopo  di  aver- 
lo ucciso,  costrinse  i  figli  alla  fuga, 
riparando  prima  in  Asti,  e  poi  in 
Fiandra,  ove  divennero  liberi  baro- 
ni del  sacro  romano  impero  per 
volere  dell'  imperatore  Leopoldo  I. 
Nella  discendenza  poi  de'  Visconti 
piacentini  del  b.  Gregorio  X  fiori- 
rono il  b,  Baiamonte  che  profes- 
sando vita  monastica  nel  moniste- 
ro  de'  cistcrciensi  della  Colomba 
fondato  da  s.  Bernardo  per  genero- 
sità de'  Visconti,  e  giunse  a  tal  san- 
tità di  vita  che  ne  fu  dichiarato 
abbate.  Dipoi  fu  dato  a  confessore 
di  santa  Franca  Vitalta  e  della  b. 
Carenzia  Visconti,  alle  quali  eres- 
se un  monistero  sotto  la  regola 
delle  cistcrciensi.  La  casa  pater- 
na del  beato  Gregorio  X  in  Pia- 
cenza, situata  presso  la  chiesa  di 
s.  Silvestro,  fu  volgarmente  chia- 
mata palazzo  del  Papa  ,  ed  i- 
vi  vicino  venne  edificata  una  cap- 
pella. 

Teobaldo  ricevette  una  buona  e 
religiosa  educazione ,  e  con  l' acu- 
tezza del  suo  ingegno  egregiamen- 
te apprese  le  scienze,  massime  di 
sacra  giurisprudenza  e  canoni.  A. 
queste  doli  aggiunse  le  virtù,  d'il- 
libati costumi,  la  compostezza,  la 
fuga  dell'ozio,  l'indefèsso  studio, 
l'orazione  e  la  circospezione  nel 
conversare,  temperando  così  il  fer- 
vido e  vivace  suo  carattere,  la  cui 
ingenuità  appariva  nel  suo  bel  vol- 
to. Col  consiglio  de'  frati  domeni- 
cani e  di  altre  prudenti  persone, 
come  de'  suoi  congiunti  il  b.  Baia- 
monte  e  la  b.  Carenzia ,  abbracciò 
lo  slqto    eccltìsiasticq ,    in  cui  ypllo 


iG6 


GRE 


vendersi  edificante  e  degno  del  sa- 
cro iniuìslei'o.  Quindi  i  canonici 
dell'insigne  chiesa  di  s.  Antonino 
di  Piacenza,  tratti  dallH  soavità  del- 
le site  maniere ,  e  dalle  eccellenti 
qualità  di  cui  andava  adorno ,  lo 
annoverarono  nel  loro  capitolo,  di- 
chiarandolo canonico;  ufiìzio  ch'e- 
sercitò con  diligenza  ed  ammirazio- 
ne de*  colleglli.  In  seguito  il  cele- 
bre cardinale  Giacomo  Pecoraria 
■vescovo  di  Paleslrina  piacentino , 
preso  dai  pregi  che  rilucevano  in 
Teobaldo  lo  volle  nella  sua  corte, 
e  supplendo  al  difetto  dell'età  una 
saviezza  non  ordinaria,  lo  prepose 
con  la  qualifica  di  maggiordomo , 
all'economia  di  sua  numerosa  fami- 
glia, ed  esso  lo  seguì  nelle  diverse 
legazioni  cui  lo  destinò  Gregorio  IX, 
nelle  quali  sì  dalla  famiglia ,  che 
da  tutti  riscosse  i  più  alti  encomi 
che  la  sua  modestia  sfuggiva.  Men- 
tre il  cardinal  trovavasi  in  Liegi 
inori  uno  de'  sette  arcidiaconi  del- 
la cattedrale,  quando  alcuni  cano- 
nici di  Lione  venuti  a  trattare  af- 
fari col  legato ,  e  conosciutesi  da 
essi  le  virtù  di  Teobaldo  mentre 
V  ebbero  concanonico  in  quella  lo- 
ro cattedrale ,  come  scrive  il  Bo- 
nucci  ,  pregarono  il  cardinale  a 
conferirgli  l'arcidiaconato  di  Lie- 
^i  ,  ciò  che  subito  fece.  Siccome 
però  eragli  divenuto  necessario,  lo 
dispensò  dalla  residenza,  acciò  lo 
seguisse  nel  viaggio  di  Francia  e  di 
Germania  ,  per  valersi  deli'  opera 
sua,  ed  indurre  i  prelati  ad  inter- 
venire al  concilio  che  Gregorio  IX 
uvea  intimato  nel  Laterano  per  giu- 
dicare della  causa  dell'imperatore 
Federico  II;  ma  a  cagione  delle  gravi 
fatiche  sostenute,  Teobaldo  si  amma- 
lò in  Francia  sul  punto  che  il  cardi- 
nale partiva  per  Roma,  raccoman- 
dandolo però  questi  a  s.  Luigi  IX 


GRE 
re  di  Francia,  che  ne  acquistò  una 
particolare  slima.   Sembrò  quell'in- 
f'crmitù  benefica  disposizione  di  Oiu, 
perchè  il  cardinale  fu  fatto  prigio- 
ne dalle  genti  di  cesare,  e    guari- 
to che   fu   Teobaldo ,   e  giunto  ia 
Roma,  potè  adoperarsi  per    la  sua 
liberazione.  Dopo  morte   del  cardi- 
nale avvenuta  nel  i'24'>,  l'arcidiacono 
volle  ritornare  in  Liegi  per  adem- 
piere a'  suoi    doveri ,  ricusando  la 
mitra     della     propria     patria    che 
gli  offriva  Innocenzo  IV.   Giunto  a 
Lione  si  portò  a  visitare  l' arcive- 
scovo   Filippo    che    lo  accolse    col 
più  gran  piacere  per  servirsene  nei 
preparativi  che  doveva  fare  pel  con- 
cilio  generale    ch'ivi    voleva  cele- 
brare il  Papa,  avendo  impedito  la 
morte  a  Gregorio  IX  di   tenerlo  in 
Roma ,    ed  anche    per    non    essere 
segno    alle    insidie    di    Federico  lì. 
Teobaldo    corrispose    maravigliosa- 
mente al  difficile  incarico,  in  mo- 
do che  si  procacciò  la  estimazione 
e  benevolenza    di    tutto    l' augusto 
consesso    e  del  Pontefice  ;  indi  ter- 
minato   il    concilio    effettuò    il  suo 
ritorno  a  Liegi ,    ove   col  maggior 
fervore  si  diede  ad  operare  per  la 
salute  del  prossimo,  e  ristabilimen- 
to della  disciplina  nel  clero  ;  e  sic- 
come non  avea  ancora  studiato  la 
teologia,  passò  a  Parigi  per  farne  il 
corso,  con  permesso  del  suo  vesco- 
vo e  capitolo.  Sotto  l' istruzione  di 
s,  Tommaso   d'  Aquino  e  di  s.  Bo- 
naventura egli    fece    stupendi    pro- 
gressi  nelle    scienze    sacre;    laonde 
come  in    Liegi    e  meglio    potè  nei 
pulpiti  di  Parigi   predicare  sovente, 
infiammando  di   zelo    gli   uditori  a 
soccorrere  i  cristiani  di   Terra  San- 
ta, mentre  più  volte  fu  veduto  s. 
Luigi  IX  intervenire   alle  sue  pre- 
diche. 

Nel  1265  fu   esaltato  al  pontifi- 


GRE 

calo  Clemente  IV,  ìi  quale  delermi- 
nando  di  spedire  in  Inghilterra  per 
legato  il  cardinal  Ottobono  Fieschi 
nipote    d'Innocenzo  IV,    e   poscia 
Papa  Adriano  V,  volle  che  lo  ac- 
compagnasse    r    arcidiacono     Teo- 
baldo, onde  aiutarlo   con  opportu- 
ni consigli  nelle  differenze  che  agi- 
tavano quel  regno.    Benché  1'  arci- 
diacono   avesse    divisato    recarsi   in 
Palestina  ,  per    slimolare  i  crociali 
a    pugnare     valorosamcnie     contro 
gl'infedeli,  ubbidì  al   Pontefice  ,  si 
portò  in  Roma,  e  col  legato  che  lo 
accolse  con  segni  di  distinzione,  par- 
tì per  l'Inghilterra,  ove  coopeiò  al 
lislabilimento  al  trono  di  Enrico  III, 
cacciatone  dal  cognato  Simone  con- 
te di    Monfort.    Dai    prosperi    suc- 
cessi che  Edoardo  figlio  del  re  ri- 
portò   colle    armi    contro  i  ribelli , 
Teobaldo  prese    motivo  di  persua- 
derlo a  partire  con   un  esercito  pei 
santi  luoghi    di  Palestina  ,  iu  rin- 
graziamento a  Dio  pei  brillanti  suc- 
cessi conseguiti   contro  i  nemici    di 
suo  padre.  Frattanto  Clemente  IV 
mori    in    Viterbo   a'  29    novembre 
1-268,  e  per    la  discordia  de'  car- 
dinali elettori ,  vacò  la  santa  Sede 
due  anni,  nove  mesi  e  due  giorni. 
In     questo     tempo     a    persuasione 
principalmente    di  Teobaldo  venne 
pubblicata  la   sacra  guerra  di  Pa- 
lestina dal    principe    Edoardo ,    da 
s.  Luigi  IX  re  di  Francia,  e  dal  suo 
fratello  Carlo  I  re   di    Sicilia  ;   ma 
prima    di    passarvi     stabilirono    di 
combattere  i  principi  saraceni  del- 
le coste  dell*  Africa,  acciò  nella  lo- 
ro assenza  non  facessero  un  diver- 
sivo sull'Italia.  Teobaldo  destinato 
ad  accompagnare  la  sacra  spedizio- 
ne, secondo  alcuni  col  carattere  di 
legato,  partì  dall'Inghilterra,  sire- 
co    in    Piacenza ,    in    Roma    ed    a 
brindisi  per  imbarcarsi.  Siccome  il 


GRE  267 

re  di  Francia    e  quello    di    Sicilia 
erano  partiti  per  l'Africa,  il  primo 
fu  vittima  della  peste  sotto  Ttmisi 
con    gran    dolore    dell'  arcidiacono 
che  avrebbe  amato  sagrificar  la  sua 
vita  in    compagnia    del  santo   mo- 
narca.  Allora  Teobaldo  in  abito  da 
pellegrino  invece    di  recarsi    in  A- 
frica  andò  in  Tolemaide  o  sia  Acri 
in  Soria  ,   dove  ritrovò  il   principe 
Edoardo,  col  fratello  Edmondo,  e 
Beatrice    loro    sorella    contessa    di 
Bretagna    con    buon    numero     di 
scozzesi ,  frisoni  ed  altri  della  Ger» 
mania  inferiore ,    i  quali  accompa- 
gnati da    copioso    esercito  d'inglesi 
attendevano  rinforzi  dai  re  di  Fran- 
cia per  intraprendere  le  guerresche 
operazioni.   Animati   dalle  sue  per- 
suasioni   e  dalla    poderosa    armata 
navale  che  allora    attendevano  dal 
re    di  Sicilia,    seppero    invece  che 
questi    proseguendo  i  vantaggi    ri- 
portati contro  i  mori    dal  defunto 
fratello,    senza  attendere  l'esercito 
di  Edoardo ,    avea    conchiuso   una 
tregua  di  dicci  anni,  con  eccellenti 
condizioni  ;    laonde  il  principe  che 
erasi  in  quel  punto  portato  a  Tu- 
nisi ,   con  vivo   dispiacere   tornò  a 
Tolemaide,  perchè  i  francesi  e  sici- 
liani decisero    ripatriare ,  e  vi  ap-' 
prodò  nel  maggio  1271,  attenden- 
do l'imbarco  per  passare  a  Gerusa- 
lemme. In  questo  tempo  infervorato 
da  Teobaldo,  il  principe  impedì  che 
Bendoedaro  s' impadronisse  di  mol- 
te castella    ne'  dintorni  di  Acri ,  e 
non    assediasse  la  città,    come  an- 
cora di  opporsi    al  progresso  delle 
sue  conquiste.  Intanto  non  avendo 
s.  Filippo  Benizzi    voluto  accettare 
il  pontificalo,  in  Viterbo  procede- 
vano lentamente  i  sacri  comizi  per 
dare  un   successore  a  Clemente  IV, 
forse  per  la  rivalità  delle  due  na- 
zioni francese  ed  italiana,  che  ognu- 


na  avea  selle  cardinali,  dappoichf^ 
ne'  cardinali  non  mancavano  sog- 
getti dt;gtii  del  pontificato,  ne' di- 
ciassette o  quindici  che  componeva - 
np  il  sacro  collegio,  d  ippoichè  quat- 
tro di  essi  furono  poi  Papi,  cioè 
A^driano  V,  Nicolò  III,  Martino  IV 
ed  Onorio  IV. 

Approdando  a  Civitavecchia  il 
re  Carlo  I,  e  il  re  Filippo  III,  che 
era  successo  al  padre  nel  trono  di 
Francia,  si  portarono  a  Viterbo  ad 
e,^citare  i  cardinali  a  dar  termine 
alla  pregiudizievole  lunghissima  se- 
de vacante,  finché  pel  fine  di  ago- 
sto, vinti  dalle  vive  persuasioni  del 
cardinal  Giovanni  vescovo  di  Por- 
tp,  e  di  s.  Bonaventura,  stabilirono 
a  compromettersi  in  sei ,  sette  o 
nove  di  loro  per  eleggere  il  Papa 
in  termine  di  due  giorni ,  anche 
fuori  del  collegio  cardinalizio,  a  ciò 
anco  indotti  dall'aver  Raniero  Gat- 
ti capitano  della  città ,  scoperta 
di  tetto  la  sala  ove  erano  adunati, 
diujinuendo  loro  pure  il  quotidia- 
no alimento.  I  compromissari  per- 
tanto col  consiglio  di  s.  Bonaven- 
tura ,  prontamente  nel  primo  set- 
tembre 127 1  elessero  in  Pontefice 
r arcidiacono  Teobaldo  o  Tedaldo 
Visconti ,  e  gli  altri  cardinali  apr 
provarono  l' elezione,  quindi  forma' 
rouo  il  decreto ,  e  vi  apposero  i 
loro  sigilli ,  con  gran  piacere  dei 
due  re  ancora  dinjoranti  in  Viter- 
bo ,  e  di  tutti  gli  abitanti  della 
città  che  accorsero  giubilanti  nel 
duomo  ove  il  nuovo  Papa  era  sta- 
to proclamato;  allegrezza  che  ben 
preslQ  parteciparono  Roma  e  Pia- 
cenza» Senza  dilazione  i  cardinali 
deputaroqo  due  religiosi  col  carat- 
iq'e  di  nunzi  a  portare  in  Acri 
il  decreto  a  Teobaldo,  con  caldis- 
sifne  lettere  perchè  accettasse ,  e 
^ifflT^  igdLjgio    si  vecqs^e    ^Ua  Se-  . 


GRE 

de  apostolica,  per  provvedere   alle 
necessità  della  Chiesa.  Giunti  i  nuu- 
zi    in    Acri ,   e   recatisi    a'  piedi    di 
Teobaldo,  esposero  la   loro  missio  - 
ne ,    gli    presentarono    il  decreto    e 
le  lettere  del  sacro  collegio.   L'umil- 
tà e  la    modestia    di    Teobaldo  ne 
restò  sommamente  sorpresa,  e  per 
l'inattesa  esaltazione,  e  pel  formi- 
dabile peso  che  andava  a  contrar- 
re. Alla  sua    resistenza  i  nunzi   ri- 
sposero con  gravi  ed  efficaci  ragio- 
ni, ed  alle  parole  della  desolazione 
in  cui  era  la  Chiesa  da  tanto  tem- 
po senza  capo.    Teobaldo  si  com- 
mosse, e  vinto  dai  circostanti,  e  dal 
principe    Edoardo    e   Beatrice   sua 
sorella,  acconsenti,  ed  accettò  il  Pon- 
tificato, end' ebbero  luogo  nell'eser- 
cito e  nella  città  feste  e  dimostra- 
zioni  di   tripudio.    Ai  veneti  amba- 
sciatori   del    gran    can   de'    tartari  , 
Nicolò,  Maffeo  e  Marco    Polo,  che 
domandavano     per    quel     principe 
banditori    dell' evangelo  ,  il    nuovo 
Papa  in  Acri    diede  due  dotti  do- 
m(5nicani  con    molte    facoltà  e  con 
presenti     per  quel    sovrano.    Prima 
di  partire    dalla    Soria  il  Pontefice 
volle    tornare   a    venerare   il  santo 
Sepolcro  in    Gerusalemme,  che  ba- 
gnò con   un     profluvio    di  lagrime, 
e  promise  larghi  soccorsi  ai  cristia- 
ni  della   Palestina.    Avendo  il  prin- 
cipe Edoardo    preparato    un  deco- 
roso   nayile,    e    corrispondente    ac- 
compagnamento,   acciocché  potesse 
il    Papa   passare  in  Italia  con  ono- 
revole   comitiva  a  prendere    le  in- 
segne pontificie,  il  Papa  col  segui- 
to s' imbarcarono    nel  mese  di  di- 
cembre ,  e   con  prospera  navigazio- 
ne arrivarono    nel    porto    di   Brin- 
disi  il   primo  del  1^72.    Il  Ponte- 
fice pervenne  a  Siponto  accolto  dal 
clero  e  dal  popolo  con  segni  della 
iflaggiore  venerazione.  In  Beaeven» 


GRE 
(o  fu  incontrato  con  ogni  ossequio 
da  Carlo  I  re  di  Napoli  e  Sicilia 
per  servirlo  co'  suoi  baroni  nel 
transito  pel  suo  regno,  alloggiando 
nel  sacro  palazzo  beneventano.  In- 
di seguito  dal  re  che  ogni  volta 
che  ascese  il  cavallo  gli  tenne  la 
staffa,  e  per  alcuni  passi  condusse 
pel  freno  la  chinea ,  giunse  a  Ce- 
prano  ove  l'attendevano  alcuni  car- 
dinali con  istraordinaria  contentez- 
za e  venerazione ,  finché  arrivò  a 
Viterbo  a' a  o  ai  io  febbraio,  ove 
dimoravano  i  cardinali  e  la  curia. 
Applaudilo  con  profonda  riverenza, 
fu  vestito  col  manto  pontificale,  ed 
assunse  il  nome  di  Gregorio  X  per 
la  speciale  divozione  che  sempre 
avea  nutrito  per  s.  Gregorio  I  ,  e 
per  essere  stato  come  lui  eletto 
nel  mese  di  settembre ,  come  per 
la  felice  rimembranza  di  Gregoiio 
IX.  Domandato  se  voleva  essere 
coronato  in  Viterbo  o  in  Roma, 
rispose  :  in  Roma  fu  che  Costanti- 
no imperatore  ,  cavandosi  di  capo 
l'imperiai  diadema,  l'offrì  con  re- 
ligiosa munificenza  al  Pontefice  s. 
Silvestro  I ,  acciocché  quello  fosse 
uno  splendido  simbolo  della  regia 
dignità  e  del  dominio  temporale 
de'  romani  Pontefici  ;  ed  essendo 
ciò  seguito  in  Roma ,  conviene  al- 
tresì che  in  Roma  sia  fregiato 
con  questo  sacro  ìncoronamento 
della  Chiesa  ,  come  riporta  il  Bo- 
nucci  a  p.  54- 

Dimorando  in  Viterbo,  in  adem- 
pimento delle  promesse  che  il  Pa- 
pa avea  fatte  in  Soria,  seriamente 
per  otto  giorni  continui  trattò  coi 
cardinali  in  concistoro,  del  calami- 
toso stato  de'  santi  luoghi  di  Pa- 
lestina ,  e  dei  pericoli  imminenti 
che  sovrastavano  a  que'  cristiani , 
come  testimonio  di  vista  ,  accom- 
pagnando la  narrazione  con  dirol: 


GRE  269 

to  pianto;  e  per  determinare  gli 
opportuni  soccorsi  stimò  convene- 
vole la  convocazione  di  un  conci- 
lio generale,  fndi  partì  da  Viterbo 
coi  cardinali  e  con  tutta  la  corte  , 
facendo  il  suo  ingresso  in  Roma 
nella  prima  domenica  di  quaresima, 
a'  i3  marzo.  Uscì  incontro  per  le 
pubbliche  strade  tutta  la  nobiltà 
ed  il  popolo  romano,  che  non  sa- 
ziavasi  di  vedere  la  maestà  del  ve- 
nerabile sembiante.  Subito  scrisse 
al  re  di  Francia ,  al  conte  di  Sa- 
voia, all'arcivescovo  di  Rouen,  ai 
cavalieri  templari,  e  ad  altri  prin- 
cipi,  stimolando  tutti  al  soccoiso 
di  Terra  Santa.  Nella  basilica  va- 
ticana fu  ordinato  sacerdote  e  con- 
sacrato vescovo,  ed  a'  27  marzo 
dal  cardinal  Gio.  Gaetano  Orsini 
ivi  fu  solennemente  coronato  alla 
presenza  d'  innumerabile  popolo 
non  solo  romano,  ma  di  altre  città 
e  Provincie,  non  che  di  Carlo  I  re 
di  Napoli  e  Sicilia.  Nello  stesso 
giorno  della  incoronazione ,  si  por- 
tò giusta  il  costume  a  prendere  so- 
lenne possesso  della  basilica  latera- 
nense  con  magnifica  cavalcata,  nel- 
la quale  il  re  gli  addestrò  il  caval- 
lo su  cui  era  montato,  e  poi  nel 
sontuoso  convito  che  seguì  a  que- 
sta funzione,  gli  presentò  la  prima 
vivanda  dopo  avergli  dato  l'acqua 
alle  mani;  prestandogli  giuramen- 
to di  fedeltà  ed  omaggio,  come 
vassallo  feudatario  della  santa  Sede. 
Applicò  subito  Gregorio  X  il  suo 
animo  alle  pastorali  sollecitudini 
della  Chiesa  universale ,  e  per  la 
sacra  guerra  di  Palestina  scrisse  al 
principe  Edoardo  d' Inghilterra  ,  e 
di  nuovo  al  re  di  Francia  ;  creò 
patriarca  di  Gerusalemme  fr.  Tom- 
maso domenicano ,  arcivescovo  dì 
Cosenza,  dichiarandolo  legato  a  la- 
iere  per  tutto  i'orieule,  nelle  quali  . 


270  GRE 

parli  speJi  cinquecento  soldati  a 
spese  della  camera  apostolica.  Sciis- 
«e  ancora  a  tutti  gli  arcivescovi  e 
prelati  della  Chiesa,  partecipando- 
gli la  sua  assunzione  al  pontifica* 
to,  cui  raccomandò  porgere  soccorsi 
alla  Terra  Santa  ;  e  riprovò  quel- 
li che  per  ingordigia  di  guadagno 
somministravano  armi  e  viveri  ai 
nemici  del  nome  cristiano,  con  de- 
trimento notabile  de'  fedeli  della 
Palestina.  Minacciò  censure  e  le 
inserì  nella  bolla  in  Coena  Domi- 
ni. Di  ciò  particolarmente  scrisse 
ai  genovesi  ed  ai  pisani,  accompa- 
gnando le  letlere  con  alcuni  suoi 
chierici  di  camera  per  maggiormen- 
te dar  peso  in  cosa  di  tanto  rilievo, 
cioè  maestro  Araldo  di  s.  Deside- 
rio a  Genova,  Guglielmo  di  Castel- 
bocco  a  Marsiglia  ,  ed  un  altro  a 
Pisa ,  invitando  le  dette  tre  città 
a  somministrare  galere  pei  santi 
luoghi.  Ad  efiettuare  una  nuova 
crociata,  rinnovar  1'  unione  con  la 
chiesa  greca,  rinvigorire  la  discipli- 
na ecclesiastica  ,  ed  operare  la  ri- 
forma del  foro  sacro  e  laicale,  Gre- 
gorio X  nel  primo  aprile  1272  in- 
timò un  concilio  generale  da  te- 
nersi a  Lione,  perchè  vi  concorres- 
se maggior  numero  di  vescovi, 
benché  alcuni  cardinali  in  quanto 
al  luogo  propendevano  per  Roma, 
e  scrisse  corrispondenti  lettere  ai 
principi  ed  ai  vescovi  invitandoli, 
ed  a  Michele  Paleologo  imperato- 
re de'  greci  che  vi  mandasse  i  suoi 
ambasciatori,  che  per  l'unione  avea 
scritto  al  predecessore.  S' interpose 
poscia  autorevolmente  per  la  con- 
servazione della  pace,  e  perchè 
non  si  rompesse  la  guerra  tra  i  ■ve- 
neti, i  greci  e  Carlo  I. 

Nel  gioved'i  santo,  avanti  la  piaz- 
za di  s.  Giovanni  in  Lalerano,  coi 
solili    rili,   interdisse   e  scomunicò 


GRE 

lutti  i  contumaci  della  Chiesa,  e.  i 
perturbatori  della  pubblica  pace , 
ch'erano  in  quc'  giorni  i  sanesi,  i 
pisani,  i  pavesi,  i  veronesi,  e  Lo- 
dovico di  Baviera ,  e  gli  aderenti 
del  defimto  Corradino  di  Svevia  ; 
ammonendoli  di  ritornare  dentro 
perentorio  termine  all'ubbidienza 
della  Chiesa.  Wel  conferire  poi  le 
dignità  della  corte,  e  gli  uHìzi  per 
l'amministrazione  della  giustizia, 
Gregorio  X  si  diportò  senza  rispet- 
ti umani,  badando  solo  ai  meriti  e 
capacità  di  ciascuno  :  fece  vice-can- 
celliere Giovanni  o  Giunnone  Lecca- 
corvi,  e  camerlengo  Guglielmo  di  s. 
Lorenzo,  piacentini,  facendo  uditori 
di  rota  e  cappellani  altri  cinque 
compatriotti,  tutti  di  provata  bon- 
tà e  sapere.  Tra  i  suoi  domestici 
familiari  vengono  nominati  per  di- 
stinzione Antonio  Buoncompagni  di 
Arezzo,  Giacobino  Manzini  di  Bo- 
logna, e  Lanfranco  arcidiacono  di 
Bergamo.  Confermò  la  pace  giura- 
ta tra  il  re  di  Boemia  Ottocaro  II,  e 
Bela  ovvero  Stefano  V  re  d'Unghe- 
ria ,  scrivendo  agli  arcivescovi  di 
que'  regni  che  la  facessero  osserva- 
re ,  sottoponendo  a  gravi  censure 
chi  dava  motivo  di  alterarla.  Spe- 
di l'arcivescovo  Aquense  Vicedo- 
mino Vicedomini  suo  nipote,  lega- 
to a  Uilere  nella  Lombardia,  per 
comporre  le  discordie  tra  le  città 
e  i  signori  di  essa ,  estendendogli 
la  giurisdizione  legatizia  alla  Ro- 
magna ,  Marca  Trevigiana ,  per  le 
terre  del  patriarcato  di  Aqiiileia  e 
di  Grado,  e  per  lutto  il  Genovesa- 
to  :  in  questa  destinazione  il  Papa 
non  ebbe  riguardi  al  suo  sangue  ^ 
ma  alle  di  lui  eminenti  qualità,  di 
cui  parleremo  all'  articolo  seguente 
di  Gregorio  XI  Ficedomini  (  fe- 
di  ).  Deputò  Folco  dal  Poggio  in 
governatore  della  Marca  d'Ancona 


GRE 
nel  temporale,  e  per  vicario  di  tal 
provincia  nello  spirituale  Gugliel- 
mo piacentino.  Dichiarò  reltore  di 
Benevento  Giacomo  Arcelli  piacen- 
tino ,  e  per  combinare  le  vertenze 
sui  confini  con  Carlo  I  deputò  il 
vescovo  d' Anagni  ,  e  Guglielmo 
Spettini  piacentino  suo  cappellano 
e  suddiacono. 

Sul  principio    di  luglio    Grego- 
rio X  partì     per     Orvieto  ,     e     vi 
dimorò  quasi   un      anno.     Quivi  si 
presentarono     gli     ambasciatori     di 
Alfonso    X     re    di    Castiglia    e    di 
Leone,  ch'essendo    slato    nominato 
re  de' romani,    sup[>licarono  il  Pa- 
pa ad  acconsentire    alla    sua    sacra 
unzione    e    coronazione  ;    ma    Gre- 
gorio X  riflettendo  che  sino  allora 
aveva  disputato  la  dignità  con  Ric- 
cardo di   Cornovaglia  ,    nulla    volle 
risolvere.   Accordò  le  decime  eccle- 
siastiche ad  Edoardo    ed  Edmondo 
figli  di  Enrico  111    re   d' Inghilter- 
ra, in    compenso    delle    spese    fatte 
per  l'armamento  della   crociata,  e 
minacciò     di     scomunica    Ruggiero 
di  Leiborne,  che  sprezzando  il   giu- 
ramento  fatto  di   portarsi   in  Terra 
Santa  ,    riteneva    le    duemila    mar- 
cile d'argento  che  perciò  gli  avea 
dato    il    legato    cardinal    Oltobono 
Fieschi.  Citò  a    comparire    al    tri- 
bunale apostolico   Ugone   le  di    Ci- 
pro per  essersi    intruso    nel    regno 
di      Gerusalemme  ,     preteso     dalla 
principessa    Maria    pronipote    della 
regina   Isabella,  che  perciò  si  portò 
ad  Orvieto  a  reclamare  perchè  U- 
goiie  crasi  anche    fatto    incoronare 
dal   vescovo  Liddense.   Accaduta  la 
morte  del   re  d'  Jnghilterrji  ,   il  suo 
primogenito  che  si   trovava    in  Sc- 
ria, ne  partì,  e  pertossi  a  visitare 
il     Papa    in    Orvieto.    Poco    dopo 
questi  citò  al    tribunale    apostolico 
Guido  Montòrte  e  i  suoi  complici, 


GRE  271 

per  r  uccisione  di  Enrico  conte  di 
Cornovaglia  figlio  del  re  Riccardo, 
due  anni  prima  nella  cattedrale  di 
Viterbo,  mentre  si  elevava  la  sacra 
Ostia  nella  messa  ;  e  siccome  non 
comparirono  ,  dipoi  li  scomunicò  . 
Inoltre  Gregorio  X  facollizzò  il  re 
di  Francia  Filippo  III  a  scegliersi 
il  confessore  con  autorità  di  assol- 
verlo ne'  casi  riservati  ,  tranne  il 
volo  di  portarsi  alla  sacra  guerra; 
comandò  ai  prelati  di  quel  regno 
di  non  impedire  che  la  potestà 
secolare  punisse  per  delitti  enormi 
i  chierici  coniugati  ;  e  vietò  che 
dalle  autorità  ordinarie  si  pot'^sse 
pronunziar  sentenza  di  scomunica 
e  d' interdetto  contro  il  medesimo 
monarca. 

Dopo  di  avere  assolti  diveni 
popoli  summentovati  dalla  scomu- 
nica ,  e  confermati  i  privilegi  dei 
frati  della  Mercede,  pacificati  in 
Orvieto  i  Monaldeschi  coi  Filip- 
peschi ,  partì  da  quella  città  per 
recarsi  al  concilio  di  Lione ,  de- 
putando in  Roma  per  cardinali  le- 
gati Riccardo  Ànnibaldi ,  e  Gio. 
Gaetano  Orsini  poi  JVicolò  UI.  In 
compagnia  di  Carlo  I  re  di  Sicilia, 
e  di  Baldovino  II  imperatore  di 
Costantinopoli,  per  Asisi,  Perugia, 
Arezzo,  Poggibonsi,  giunse  a  Firen- 
76  a'  18  giugno  1278,  ove  stabilì 
trattenersi  alquanto  per  terminare 
le  rivalità  tra  i  gueliì  e  i  ghibelli- 
ni. A  tale  effetto  pronimziò  elo- 
quente discorso  alla  magistratura  , 
e  poscia  con  l'industria  di  s.  Fi- 
lippo Benizzi  ottenne  la  bramata 
pacificazione  delle  fazioni,  minac- 
ciando la  scomunica  a  chi  I'  aves- 
se rotta.  Indi  nel  luogo  ove  fti 
stabilita  volendo  la  famiglia  dei 
Mozi  per  memoria  fabbricarvi  uiw 
chiesa,  con  solenne  rito  il  Pontefi- 
ce vi  gettò  la  prima  pietra,  ad  oou- 


0.']'}.  GRC 

re  di  s.  Gregorio  I.  Non  and?» 
guari  che  le  fazioni  tornarono  a 
tumnitnare,  per  cui  il  Pontefice 
fulminò  alla  città  l'interdetto  del- 
le cose  sacre,  e  passò  in  Mugello 
col  cardinal  Ubaldini.  Essendo  an- 
cora vacante  l'impero,  Gregorio  X 
a  mezzo  d'  un  prelato  che  inviò  in 
Germania,  comandò  agli  elettori  del 
sacro  impero,  cioè  agli  ecclesiastici 
sotto  pena  della  privazione  dell'  uf- 
fizio, e  ai  secolari  sotto  quella  di  sco- 
munica ,  che  sopite  le  discordie 
prontamente  eleggessero  il  nuovo  re 
de'  romani,  protestandosi  altrimen- 
ti ch'egli  avrebbe  proceduto  alla 
scelta,  e  poi  l'avrebbe  coronato 
imperatore.  Da  Mugello  il  Papa 
andò  a  s.  Michele  in  Bosco  presso 
Bologna  ,  o  meglio  al  castello  di 
Santa  Croce,  donde  passò  nella  cit- 
tà a'  2  0  settembre,  ricevuto  con 
grande  onore.  Trascorsi  cinque 
giorni  andò  in  Modena  nel  palazzo 
Rangoni  riverentemente  accolto  dai 
lieti  abitanti  ;  e  ai  2  ottobre  giun- 
se a  Piacenza  sua  patria  ,  con  in- 
dicibile festa  e  contentezza  dei 
concittadini.  Visitò  il  santuario  di 
s.  Maria  in  Campagna,  ivi  ringra- 
ziò Dio  della  seguita  elezione  del 
re  de'  romani,  nella  persona  di  Ro- 
dolfo d' Habsburg  progenitore  del- 
l'augusta casa  d'Austria,  ed  ac- 
cordò una  particolare  indulgenza 
a  chi  avesse  visitato  detta  chiesa. 
Passati  quattro  giorni,  da  Piacenza 
il  Pontefice  si  condusse  a  Lodi,  ed 
a  Milano  ove  rimase  tre  giorni  nel 
iTionistero  di  s.  Ambrogio  senza 
lasciarsi  vedere  in  pubblico,  perchè 
i  Turriani  che  vi  signoreggiavano 
non  vollero  ammettere  nella  sede 
arcivescovile  Ottone  Visconti,  già 
eletto  da  Urbano  IV:  scomunicò 
JNapo  Turriani  vicario  imperiale,  e 
la  sua  làzioi^e ,  e  lasciando  l'intck'- 


GRE 

detto  nella  città,  ne  parti  segfcfa- 
mente ,  e  malcontento  per  l' osti* 
nazione  con  cui  ricusavano  l'arcr' 
▼escovo. 

In  Chambery  a*  3  novembre  ri* 
cevette  le  lettere  di  Alfonso  X  re 
di  Castiglia ,  che  umilmente  sup- 
plicava il  Papa  a  passare  in  Ispa* 
gna  prima  di  recarsi  a  Lione,  sot* 
lo  diversi  pretesti  segreti  che  non 
poteva  a  niuno  confidare.  Grego>' 
rio  X  ne  penetrò  il  motivo,  cioè 
la  seguita  elezione  di  Rodolfo  all'im- 
pero, eh'  era  stato  lungamente  con- 
teso tra  lui  ed  Ottocaro  II  re  di 
Boemia^  mentre  egli  erasi  mostra- 
to propenso  pel  conte  di  Habsburg, 
principe  pio  e  divoto  alla  santa 
Sede  ,  e  che  il  Papa  aveva  cono- 
sciuto in  Toscana  in  compagnia  di 
Vernerio  eletto  arcivescovo  di  Ma- 
gonza,  il  quale  rappresentò  ai  col'* 
leghi  elettori  l' inclinazione  del  Pon- 
tefice, onde  i  principi  pel  concetto 
e  venerazione  che  di  lui  avevano 
si  decisero  per  Rodolfo.  Disimpe- 
gnatosi  Gregorio  X  col  re  di  Ca* 
stiglia,  giunse  finalmente  in  Lione, 
festeggiato  splendidamente  da  ogni 
ceto  di  persone.  Ivi  ricevendo  1'  av- 
viso da  Matiscone  suo  cappellano 
e  uditore  generale  della  camera 
e  del  palazzo  apostolico,  che  il  re 
di  Francia  presso  cui  slava  avea 
ordinata  la  restituzione  della  con- 
tea Venaissina  alla  Chiesa  roma- 
na ,  il  Papa  ringraziò  il  i"e  per 
aver  ceduto  alle  sue  istanze.  In 
Lione  Gregorio  X  promosse  all'  ar- 
civescovato d'Aix  Grimerio  de  Cor- 
nazzani  o  Balestracci,  e  Giovanni 
Gobbo  al  vescovato  di  Bobbio,  am- 
bedue piacentini,  senza  il  cui  voto 
e  consiglio  il  Papa  nulla  faceva , 
pei  meriti  che  li  fregiavano;  e 
confermò  i  privilegi  de'  certosini 
nel    1274.    Nel    carnevale    Grego- 


GRE 
rio  X  seguendo  il  pio  costume  dei 
suoi  predecessori  aveva  sì  ib  Roma 
che  in   Orvieto  banchettato  tutti  i 
poveri  della  città,  e  probabilmente 
nel  palazzo  apostolico,  essendo  egli 
molto  caritatevole  coi  bisognosi,  per 
cui  ogni  giorno  soleva  farne  ricer- 
ca per    mezzo   di   ministri   fedeli  a 
ciò  deputati ,  e   dispensare    copiosi 
sovvenimenli  ;    inoltre    il     Papa    a 
molli  di  essi  lavava  i    piedi   umil- 
mente. Ma  siccome  venne  a  cono- 
scere che  certi  bisognosi  più    scal- 
tri e  maliziosi,  con  la  loro  petulan- 
za    venivano     sempre    preferiti    a 
quelli  eh'  erano  più  poveri,  che  di- 
scacciavano con  battiture    e  parole 
ingiuriose,  e  ch'essi  vennero  distin- 
ti col  nome  di  ribaldi,  onninamen- 
te volle  porre   un   riparo   a    tanto 
disordine.    Rivocò    pertanto    simili 
banchetti  che    godevano   esclusiva- 
mente i  ribaldi  petulanti  ;  li  esclu- 
se   dal  partecipar    le    beneficenze, 
quando  non  se  ne  fossero  resi  de- 
gni con  la  sommissione ,  e  si  con- 
tentassero   di    essere    trattati   come 
gli  altri.  Dichiarò    poi,  che  in  ve- 
ce  dei    banchetti     si    dispensassero 
duecento  pagnotte,  un  bove  intero, 
e  cinquanta  fiaschi  di    vino,   come 
si    legge   in    un    libro    antichissimo 
del  cardinal  Nicolò  d'Aragona.  Il  Bo- 
nucci  nel  lib.  III,  cap.  IV  dtìVIstoria 
del  b.   Gregorio  X,  parlando  della 
perfettissima  carità  del  santo  Pon- 
tefice verso  i  prossimi ,   narra   che 
oltre  r  aver  concesso    ampli   privi- 
legi, nuove    e  copiose  rendile    agli 
ospedali     lateranense ,  e  di  s.    An- 
tonio suir  Esquilino,  stabili  nel  pa- 
lazzo pontificio  il    ministro    che  in 
tutto    il    decorso    dell'  anno   distri- 
buisse larghe  limosine  ai  bisognosi, 
particolarmente  a  famiglie   onorate 
cadute  in  povertà;  ai  quale  offizio 
egli  adoperò  un    certo    laico    di  s. 
VOI     XXXII. 


GRE  2^3 

Domenico,  chiamato  fra  Giovanni, 
di  vita  esemplare  e  di  provata  fe- 
deltà, ch'egli  avea  condotto  in  Ita- 
lia dalle  parti  oltramarine.  Anzi  nel 
libro  de'  suoi  ricordi  avea  il  santo 
Pontefice  descritto  di  proprio  pugno 
i  nomi  de'  più  bisognosi  di  soccor- 
so, per  porgerlo  loro  con  più  fre- 
quenza e  sicurezza  ;  e  nel  sacro 
palazzo  ogni  dì  ad  esempio  di  s.  Gre- 
gorio I  e  di  altri  Papi,  volle  che  s'im- 
bandisse tavola  particolare  per  tre- 
dici poveri,  a' quali  di  sua  mano 
somministrava  le  vivande,  dopo  aver 
loro  amorevolmente  lavato  i  piedi. 
Non  vi  ammetteva  però  i  vagabon- 
di, i  pigri  ed  oziosi,  onde  non  de- 
fraudarne i  meritevoli  di  refezione. 
Da  questa  carità  di  Gregorio  X,  e 
dal  sistema  da  lui  stabilito  nella 
distribuzione  delle  limosine,  e  nel- 
l'ammissione quotidiana  de' biso- 
gnosi a  mensa  nel  palazzo  aposto- 
lico, vuoisi  derivato  l' uffizio  del- 
l' Elemosineria  apostolica  (  Fedi  ), 
e  la  carica  del  prelato  Elemosinic' 
re  del  Papa  [Vedi). 

Essendo  il  Pontefice  in  Lione  fe- 
ce diverse  provviste  ecclesiastiche , 
massime  di  chiese  vescovili  ;  e  nella 
quaresima  fece  predicare  il  cardi- 
nal s.  Bonaventura ,  eh'  egli  con 
tutta  la  corte  recavasi  ad  ascoltare. 
Nate  alcune  differenze  tra  Rodolfo 
re  de'  romani ,  e  Filippo  conte  di 
Savoia  e  di  Borgogna,  si  rimisero 
ambedue  per  compromesso  alla  de- 
cisione del  santo  Padre,  che  giudi- 
cò con  soddisfazione  di  cesare  e 
del  conte.  Portatosi  a  Lione  Pie- 
tro da  Morone ,  che  fu  poi  s.  Cele- 
stino V,  per  ottenere  la  conferma 
dell'ordine  monastico  da  lui  fondato, 
Gregorio  X  l'approvò  con  sua  bolla. 
Queste  ed  altre  cose  fece  Grego- 
rio X  in  Lione  prima  della  cele- 
brazione del  concilio  generale  di 
1% 


274  GRE 

Lione  IT,  di  che  se  ne  traila  all'ar- 
ticolo Lione  (  Fedi).  Solo  qui  di- 
remo, che  i  greci  si  riconciliarono 
con  la  Chiesa  romana ,  e  confessa- 
rono la  processione  dello  Spirito 
Santo  dal  Padre  e  dal  Figliuolo; 
che  furono  stabiliti  i  soccorsi  di 
Terra  Santa;  che  furono  condan- 
nali gli  eretici  flagellanti  ;  che  fu- 
rono stabiliti  molti  ed  utili  cano- 
ni per  la  disciplina  ecclesiastica  ; 
e  che  ad  evitare  la  lunghezza  delle 
sedi  vacanti  dopo  la  morte  del 
Pontefice,  ordinò  Gregorio  X  diver- 
se leggi  pel  regolamento  del  Con- 
clave {^Fedi) ,  al  quale  articolo  le 
riportammo  ed  illustrammo,  osser- 
vandosi tuttora  con  alcune  amplia- 
zioni  e  modificazioni  ,  Indusse  il 
Papa  i  vescovi  inglesi  ad  accordare 
sei  anni  di  decime  ad  Odoardo  I 
re  d' Inghilterra.  Dopo  il  concilio 
si  trattenne  Gregorio  X  sino  al 
maggio  1275,  nel  qual  tempo  si 
occupò  del  governo  della  Chiesa 
universale,  provvedendo  di  vescovi 
molte  sedi  ;  inviò  in  Francia  colla 
qualità  di  legato  per  predicarvi  la 
crociata  il  cardinal  Simone  di  s. 
Cecilia,  poi  Martino  IV,  ed  a  ri- 
riscuotere  le  decime  pei  sussidi  sta- 
biliti pei  cristiani  di  Palestina.  In- 
di confermò  con  autorità  apostolica 
r  elezione  di  Rodolfo  in  re  de'  vo- 
jnani  a'itì  settembre  i  274,  egli  spe- 
dì per  nunzi  l'eletto  alla  chiesa  di 
Trento,  e  fr.  Enrico  de' minori;  lo 
esortò  a  troncar  le  discordie  ed 
alla  pace,  onde  stabilirsi  nel  trono, 
invitandolo  a  Roma,  ove  lo  avreb- 
be unto,  e  coronato  colle  insegne 
imperiali;  e  s'interpose  perchè  tra 
lui  e  il  re  di  Francia  non  si  ac- 
cendesse funesta  guerra.  Partì  fi- 
nalmente dalla  città  di  Lione  a'  6 
maggio  1275,  dopo  aver  liberalo 
colle  sue  orazioni  una  donna  nau- 


GRE 
fragata,  per  cui  ovimque  si  confer- 
mò la  fama  della  santità  sua  ,  e 
giunto  a  lielcaire  o  Beaucaire  sul 
Rodano  in  Provenza,  ivi  si  fcKuiò 
in  lutto  r  estate,  esercitando  diversi 
alti  della  sua  pontificia  potestà  ,  e 
nel  di  dell'  Ascensione  pubblicò 
nella  chiesa  parrocchiale  i  consueti 
processi  di  scomuniche  ed  interdet- 
ti, come  avea  fatto  in  Lione  in 
diverse  solennità ,  contro  i  contu- 
maci di  s.  Chiesa.  Scrisse  ad  Olio- 
caro  II  re  di  Boemia,  persuaden- 
dolo a  desistere  dalle  sue  preten- 
sioni all'impero;  ed  ammonì  Gia- 
como I  re  d'  Aragona  a  Irata» 
sciarla  sua  scandalosa  vita,  per  non 
costringerlo  a  procedere  contro  di 
lui  come  portava  l' obbligo  dell'  a- 
poslolico  ministero.  Rimproverò  a 
Valdemaro  re  di  Svezia  i  suoi  vizii, 
ed  ai  baroni  svedesi  la  violazione 
dell'immunità  ecclesiastica;  e  sic- 
come il  re  sempre  più  divenne 
peggiore,  per  mezzo  de' suoi  prela- 
ti lo  privò  del  trono,  ed  in  vece 
vi  esaltò  il  fratello  Magno  I  meri- 
tevole della  corona. 

In  Belcaire  pertossi  il  Papa  a  vi- 
sitare Alfonso  X  re  di  Castiglia,  il 
quale  (ece  gravi  lagnanze  per  aver 
egli  confermala  l'elezione  di  Rodolfo 
all'impero  ;  ma  Gregorio  X  colle  sue 
soavi  e  ragionevoli  maniere  lo  dis- 
tolse dalle  sue  pretensioni  all'  im- 
pero, e  da  quelle  sul  ducato  di 
Svevia  e  sul  regno  di  Navarra , 
laonde  dovette  poi  deporre  le  in- 
segne imperiali  che  usava.  Alfonso 
III  re  di  Portogallo  mostrandosi 
renitente  a  pagar  il  consueto  cen- 
so alla  Sede  apostolica,  ed  avendo 
usurpalo  le  rendite  di  quattro  ve- 
scovati al  Pontefice,  questi  formò 
la  costituzione  De  regno  Portugal- 
line  per  norma  del  re,  de'  suoi  fi- 
gliuoli, e  dei  baroni  del  regno.  Con- 


GRE 

tinuando  Alfonso  X  ad  intitolarsi 
imperatore  e  re  de'  romani,  e  ad 
usare  il  sigillo  imperiale,  essendo 
il  Papa  passalo  in  Valenza  di  Fran- 
cia ingiunse  all'arcivescovo  di  Si> 
viglia  di  chiamare  il  re  ad  eseguire 
le  promesse  fatte,  altrimenti  ve  lo 
costringesse  colle  censure  della  Chie- 
sa. Indi  si  recò  in  Vienna  di  Fran- 
cia, dove  consagrò  molli  prelati,  e 
minacciò  di  scomunica  il  re  d'A- 
ragona se  non  si  correggeva,  scri- 
vendone all'arcivescovo  di  Tarra- 
gona.  Uni  i  vescovati  di  Valenza 
e  di  Diez,  che  poi  furono  separati. 
Ritornato  il  Papa  in  Belcaire ,  vi 
ricevelte  gli  ambasciatori  di  Ro- , 
dolfo,  per  stabilire  il  tempo  della 
coronazione,  che  venne  determina- 
ta per  la  festa  d' Ognissanti  del 
1276.  Avviossi  perciò  Gregorio  X 
per  r  Italia,  ed  in  Losanna  consa- 
grò vescovo  di  Basilea  Enrico  dei 
frati  minori  :  quivi  nel  giorno  di 
s.  Luca  si  presentò  al  Papa  Ro- 
dolfo con  la  moglie  ed  i  Hgli,  e 
gli  baciarono  i  piedi.  11  Pontefice 
invitò  premurosamente  il  re  a  por- 
tarsi in  Roma  per  la  coronazione, 
e  poscia  coH'esercilo  in  Soria,  per 
cui  vuoisi  che  prendesse  la  croce  ; 
indi  nel  tempio  maggiore  di  Lo- 
sanna, alla  presenza  di  selle  car- 
dinali, di  cinque  arcivescovi,  di  un- 
dici vescovi,  del  duca  di  Baviera, 
di  quello  di  Carintia ,  e  di  altri 
principi  tedeschi,  Rodolfo  giurò 
nelle  moni  del  santo  Padre,  quan- 
to a  mezzo  de'  suoi  ambasciatori 
avea  fatto  nel  concilio  di  Lione,  di 
essere  fedele  alla  santa  Sede,  e  di 
difendere  l'esarcato  di  Ravenna,  e 
le  altre  terre  delia  medesima  :  la 
formola  del  giuramento  con  la  sot- 
toscrizione de' mentovati  personag- 
gi, il  Bonucci  la  riporta  a  p.  227. 
Nel  dì  seguente  l'imperatore  ema- 


GRE  «75 

nò  un  editto,  in  cui  confermando 
le  ragioni  della  Chiesa  romana  , 
statuì  che  le  elezioni  de'  prelati 
si  facessero  con  piena  libertà  ,  è 
che  ognuno  potesse  appellai-e  al 
Pontefice  ;  vietò  1'  occupazione  dei 
beni  de'  prelati  defunti,  e  promise 
di  adoperarsi  per  l'estirpazione  del- 
le eresie.  Continuandosi  dal  Papa£ 
il  viaggio,  a*  27  ottobre  arrivò  ai 
Sion,  e  per  Vercelli  giunse  a  Mi- 
lano nel  giorno  di  s.  Martino  :  fu 
incontralo  con  sommo  onore  dai 
Torriani,  e  da  Raimondo  patriar- 
ca d'Aquileia,  ricevuto  ed  alloggia- 
to in  s.  Ambrogio.  Benignamente 
si  lasciò  vedere  dai  milanesi ,  cui 
concesse  indulgenze  e  grazie  spiri- 
tuali. Ordinò  che  l'aVcivescovo  di 
Ravenna  fr.  Bonifacio  domenicano 
fosse  posto  al  possesso  della  sua 
chiesa,  ed  avendo  i  religiosi  dome- 
nicani ottenuto  la  chiesa  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva  in  Roma,  per 
mezzo  di  fr.  Aldobrandino  Caval- 
canti vescovo  di  Orvieto  e  vicario 
di  Roma,  anch' egli  domenicano, 
gliene  fece  spedire  il  corrisponden- 
te diploma  di  conferma,  dato  in 
s.  Sabina,  che  incomincia  colle  pa- 
role :  Cum  a  nohis  pelilur  (jiiod 
justum  esi,  essendo  prima  la  chiè- 
sa delle  monache  benedettine  di 
Campo  Marzo,  che  la  donarono  ai 
domenicani.  Nella  chiesa  di  s.  Am- 
brogio di  Milano,  nel  di  della  fe- 
sta della  dedicazione  delle  basili- 
che de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  Grego- 
rio X  fulminò  le  solite  scomuniche 
contro  i  contumaci  alla  Sede  apo- 
stolica ;  indi  partendo  da  Milano , 
dopo  avervi  depositalo  duecento- 
mila fiorini  d'oro  o  scudi,  da  sbor- 
sarsi poi  all'  imperatóre  nella  ve- 
nuta sua  in  Italia,  si  diresse  per 
Piacenza  sua  patria. 

Giunse  Gregorio  X  in  Piacenza 


a^e  GRE 

■'32  norembre,  accompagnato  da 
otto  cardinali,  da  diversi  veicovi, 
e  dai  prelati  di  sua  corte.  Negli 
undici  giorni  che  vi  dimorò,  edi- 
ficò i  suoi  concittadini  collo  splen- 
dore delle  sue  virtìi  e  segnalate 
operazioni.  Si  affaticò  nel  procura- 
re  la  pacificazione  delle  fazioni,  e 
pare  che  disponesse  gli  animi  a  ri- 
conciliarsi col  conte  Ubertino  Lau- 
di, da  lui  scomunicato  siccome  se- 
guace del  partito  di  Federico  H, 
e  suoi  figli  e  nipote.  A'3  dicem- 
bre il  Papa  partì  da  Piacenza,  per 
la  via  Emilia  si  portò  a  Reggio 
in  cui  celebrò  la  festa  di  s,  Nico- 
lò, e  per  Bologna  arrivò  a'  i5  di- 
cembre a  Santa  Croce  presso  Fi- 
renze, nella  quale  città  si  dice  non 
volesse  entrare  perchè  ancora  in- 
terdetta per  le  fazioni  guelfa  e  ghi- 
bellina. Nel  giorno  seguente  tulta- 
volta  si  diresse  alla  città,  onde  il 
popolo  sebbene  timoroso  di  sua  in- 
dignazione, usci  ad  incontrarlo  per 
riverenza,  e  per  l'alto  concetto  che  a- 
vea  della  di  lui  santità.  Mentre  il  Pa- 
pa per  le  mura  vecchie  s'incammina- 
va alla  volta  di  Arezzo,  trovò  l'Ar- 
no per  le  molte  pioggie  oltremodo 
gonfio,  che  non  si  poteva  valicare, 
onde  si  trovò  costretto  a  passare  pel 
ponte  Rubaconte,  e  per  una  parte 
della  città  e  pel  borgo  di  s.  Nico- 
lò ;  e  quantunque  in  passando  be- 
nedicesse il  popolo,  uscito  da  Fi- 
renze rinnovò  V  interdetto ,  e  sco- 
municò di  nuovo  i  cittadini.  Pare 
però  credibile  che  Gregorio  X  siasi 
trattenuto  alquanto  in  Firenze,  don- 
de scrisse  al  re  Carlo  I  che  anda- 
va a  celebrare  le  feste  di  Natale 
ad  Arezzo,  e  che  bramando  ab- 
boccarsi con  lui  in  Roma,  lo  pre- 
gava a  trasferirvisi  prontamente;  e 
siccome  non  gli  riuscì  di  persuade- 
re i  principali  di  Firenze  a  rìmet- 


CRE 
lere  i  fuorusciti  nella  patria,  sde- 
gnato rinnovò  le  censure  ecclesi»- 
stiche.  Dopo  breve  riposo  nell'  ab- 
bazia di  Ripoli^  giunse  ad  Arezzo 
accolgo  con  straordinari  segni  di 
ossequio  ed  allegrezza  da  quella 
repubblica,  e  da  Guglielmo  Uber- 
tino aretino  conte  di  Valle  Ambra 
e  di  Chi  tignano,  vescovo  e  signore 
della  città,  con  tutto  il  suo  nume- 
rosissimo clero.  Cadde  quindi  in- 
fermo, e  ben  conobbe  ch'era  giun- 
to il  termine  di  sua  vita  mortale, 
essendo  in  compagnia  di  tre  car- 
dinali, gli  altri  per  l'asprezza  della 
stagione  erano  ne'  luoghi  circonvi- 
cini. Sottomesso  al  volere  dì  Dio, 
Gregorio  X  ricevette  con  fervore 
i  santi  sagramenti,  mostrò  con  al- 
cune benigne  disposizioni  la  sua 
gratitudine  con  Piacenza  sua  pa- 
tria, con  Liegi  sua  antica  chiesa, 
e  con  Arezzo  ove  terminava  i  suoi 
giorni.  A  Piacenza  tra  le  altre  co- 
se lasciò  al  duomo  due  nobilissimi 
palili  ricamati,  per  ornamento  del- 
l'altare maggiore ,  ed  una  pianeta 
pontincale  assai  preziosa,  con  dal- 
matica e  tonìcella  di  fondo  d'oro, 
e  per  la  collegiata  di  s.  Antonina 
di  cui  era  stato  canonico,  un  altro 
ricco  paramento  da  messa  a  gigli 
d'oro  con  figure  di  aquile  vaga- 
mente lavorato,  e  di  più  vi  ordi- 
nò una  perpetua  prebenda  de'suoi 
beni  patrimoniali.  Alla  chiesa  di 
Liegi  di  cui  era  stato  arcidiacono, 
donò  per  un  anniversario  molti  ter- 
reni, per  cui  il  capitolo  stabili  far- 
ne perpetua  rimembranza  nell'ora 
prima,  dopo  il  versetto  Preliosa. 
Ai  canonici  di  Arezzo  lasciò  una 
gran  somma  di  denari,  affinchè  si 
proseguisse  la  fabbrica  della  catte- 
drale, e  si  abbellisse  con  scolture 
di  pietra  la  facciata  esteriore,  on- 
de  i  canoDtci  determinarono  far  di 


GRE 
lui  grata    menzione    ne'  divini  uf« 
uà. 

Tra  frequentissime  religiose  gia- 
culatorie e  sante  operazioni ,  soa- 
vemente spirò  nel  venerdì  io  gen- 
naio 1276,  nell'età  di  sessantasei 
anni,  avendo  governato  quattro  an- 
ni, quattro  mesi  e  dieci  giorni 
computando  dalla  elezione ,  o  tre 
anni,  nove  mesi  e  quindici  giorni 
dalla  consacrazione  ;  nel  qual  tem- 
po canonizzò  s.  Leone  vescovo,  e 
8.  Francesca  piacentina,  e  creò  in 
due  promozioni  sei  cardinali ,  fra 
i  quali  due  nipoti.  Vicedomino  de 
Vicedomini,  e  Giovanni  Visconti 
piacentini,  e  due  che  furono  poi 
Innocenzo  V  immediato  successore, 
e  Giovanni  XXI.  Era  di  aspetto 
maestoso,  angelico  e  signorile  ;  al- 
to di  statura,  e  ben  propoi-zionato; 
di  carnagione  bianca  con  color  vi- 
vo e  gentile;  fronte  spaziosa,  occhi 
grandi,  bocca  piccola,  e  naso  dal 
mezzo  in  giù  alquanto  piegato.  Fu 
di  mediocre  dottrina,  di  gran  pru- 
denza, acerrimo  difensore  della  fe- 
de e  del  culto  divino;  amatore 
della  pace,  e  nemico  della  parzia- 
lità; disinteressato,  attivo,  zelante, 
e  vigilante  pastore.  Le  sue  precla- 
re virtù  copiosamente  vennero  de- 
scritte dai  suoi  biografi  che  no- 
mineremo, e  tra  quelle  domestiche 
vanno  indicate  le  esercitate  con  la 
propria  famiglia.  Se  alcuno  si  am- 
malava, tosto  lo  visitava,  si  pone- 
va a  sedere  accanto  al  letto,  egual- 
mente sollecito  della  cura  del  cor- 
po, che  della  salvezza  dell'anima: 
amministrava  egli  medesimo  nel 
punto  estremo  i  sagramenti ,  ed 
assisteva  agli  udfìzi  della  sepoltura, 
perchè  non  giudicava  men  conve- 
niente e  men  degno  della  pontifì- 
cia maestà  quanto  si  facesse  per 
impulso  ed  esercizio  di   caiità  cri- 


GRE  277 

stiana.  A  benefìzio  poi  e  suffragio 
delle  anime  de'  famigliari  defunti 
faceva  celebrare  molte  messe,  con- 
cedendo indulgenze  a  loro  vantag- 
gio. Vestito  il  corpo  del  Pontefice 
colle  vesti  ed  insegne  papali  fu  o- 
norevolmente  portato  nella  magni- 
fica cattedrale  di  s.  Pietro  di  A- 
rezzo,  e  le  esequie  funerali  furono 
celebrate  giusta  le  leggi  da  lui  e- 
manate,  coli'  intervento  dei  cardi» 
naii,  del  vescovo  libertini,  del  cle- 
ro, de'magistrati,  e  del  popolo,  ol- 
tre quello  che  in  gran  numero  ac- 
corse dai  circostanti  luoghi,  tutti 
ritenendo  il  defunto  per  un  santo: 
in  tutti  i  novendiali  funerali  il  po- 
polo fece  a  gara  di  accostarsi  ai 
sacri  suoi  piedi  per  baciarli  divo- 
tamente.  Fu  sepolto  nella  cappella 
di  s.  Silvestro  I,  ove  gli  fu  eretto 
un  nobile  sepolcro  di  marmo  di 
forma  gotica,  ove  sull'arca  si  vede 
la  sua  figura  giacente,  vestita  del 
manto  papale  colla  tiara  in  capo. 
L'immagine  di  questo  sepolcro  il 
Bonucci  la  riporta  a  pag.  240  ; 
ed  il  Papebrochio  nel  Propylaeo 
par.  2,  pag.  Sj;  ed  ivi  si  conserva 
con  singolare  venerazione  incor- 
rotto il  beato  corpo  del  Ponte- 
fice. 

Non  si  deve  tacere,  al  dire  del 
Novaes,  che  s.  Antonino  par.  3,  tit. 
20,  cap.  2,  Stefannrdo  di  Vicomer- 
calo,  Galvaneo  della  Fiamma  do- 
menicani, Giorgio  Menda,  e  Paolo 
Giovio  scrissero  che  questo  santo 
Pontefice  fosse  conscio  dell'  atten- 
tato de'  Turriani,  che  tentarono  di 
uccidere  Ottone  Visconti  arcivesco- 
vo di  Milano.  Fu  ciò  opposto  con 
forza  quando  si  trattava  la  causa 
della  sua  canonizzazione;  ma  Pie- 
tro Maria  Campi,  che  n'era  il  po- 
slulatore,  egregiamente  difese  Gre- 
gorio X  da  questa  impostura,  con 


278  GRB 

una  apologia  che  vedesi  nella  parte 
secónda  della  sua  Storia  della  chie- 
sa di  Piacenza.  E  in  verità  se  il 
santo  Pontefice  sottopose  alla  sco* 
munica  la  fazione  de'  Tuniani,  e 
la  città  di  Milano  all'interdetto, 
sol  perchè  intercettarono  le  rendi- 
te ecclesiastiche  dovute  all'  arcive- 
scovo Ottone,  come  avrebbe  dissi- 
mulato il  delitto  maggiore  de'Tur- 
liani  nel  tentare  la  morte  del  me- 
desimo? Ninno  scrittore  de'  più  ce- 
lebri di  que'  tempi  accenna  questa 
indolenza  di  Gregorio  X ,  tanto 
contraria  ai  suoi  integri  costumi. 
Questi  autori  lo  scrissero  ingannati 
da  qualche  falsa  voce,  o  dallo  spi- 
rito di  partito,  sapendosi  che  i  due 
domenicani  erano  troppo  legati  ad 
Ottone  ed  ai  Visconti  di  Milano, 
ed  il  Giovio,  come  tra  molti  af- 
ferma Melchior  Cano,  De  toc.  iheol. 
hb.  II,cap.  6,  p.  320,  sempre  si  la- 
sciava trasportare  dall'odio  o  dall'a- 
inore,  ed  amante  del  denaro,  anche 
pello  scrivere  la  storia  era  servo 
del  denaro.  Il  Bonucci  nel  conve- 
nire che  i  Turriani  tentarono  per 
sicari  l'uccisione  di  Ottone  in  Pia- 
cenza ov'erasi  ritirato,  difende  il 
b.  Gregorio  X  dalle  imputazioni  date- 
gli, narrando  che  quando  questi  più 
mite  procedeva  alla  volta  di  Mila- 
no, avendo  seco  l'arcivescovo  Otto- 
ne slimò  prudenza  che  si  fermasse 
in  Italia,  non  credendo  ancora  giun- 
to il  tempo  opportuno  per  rista- 
bilirlo nella  sede  arcivescovile.  P^.W 
Lambertini,  De  can.  sanct.,  lib.  II, 
cap.  /\.i,  ijum.  3,  ove  dichiara  che 
siftatta  impostura  nulla  nocque  al- 
la fama  di  questo  santo  Pontefice 
nella  causa  della  sua  canonizzazio- 
ne. Quindi  monsignor  Benedetto 
Falconcini  di  Volterra,  fatto  vesco- 
vo di  Arezzo  nel  1704^  procurò 
con  hidefesso  zelo  a    sue  spese,  e 


GRE 

condusse  a  termine  la  beatifìcazio< 
ne  di  Gregorio  X,  che  celebrò  Cle- 
mente XI  a'it;  settembre  171 3, 
coll'approvarne  il  culto  im memora* 
bile  coll'autorità  della  costituzione 
riportata  a  pag.  345  del  tom.  X 
del  Ballar,  rom.  Oltre  la  Vita  di 
Gregorio  X,  scritta  da  un  anoni- 
mo^ ed  inserita  da  Pietro  Maria 
Campi  nella  sua  Histor.  piacenti' 
na,  tom.  II;  e  dal  Muratori  nei 
suoi  Script,  rer.  Italie,  tom.  Ili , 
pag.  Sor,  che  inoltre  a  pag.  597 
riporta  quella  di  Bernardo  Guido- 
ne, abbiamo  queste  altre  :  Vie  de 
Gregoire  X  Pont,  par  Claude  Cle- 
ment,  Lion  i623;  quella  del  me- 
desimo Campi,  la  quale  dall'  ita- 
liano fu  tradotta  in  latino  dal  ge- 
suita p.  Silvestro  Pietra  Santa,  col 
titolo  Vita  Gregorii  X  ex  fami- 
Ha  Ficecomituni  piacentina  Poni. 
Max.  a  Petro  Maria  Campi  pia- 
centino canonico  descripta,  et  a 
Silvestro  Petra  Sancta  soc.  Jesu  la- 
tine reddita,  Romae  i655.  Ed 
il  p.  Anton  lV|[aria  Bonucci  gesui- 
ta scrisse  1*  Istoria  del  Pontefice 
ottimo  massimo  il  beato  Gregorio 
Xy  Roma  1721  per  Giorgio  Pla- 
cho.  Vacò  la  santa  Sede  dieci  giorni. 
GREGORIO  XI,  Papa  CXCIV. 
Vicedomino  de'  Vicedomini  di  Pia- 
cenza, fu  celebre  giureconsulto  ed 
avvocato.  Dopo  la  morte  della  mo- 
glie, che  lo  fece  padre  di  nume- 
rosa prole,  abbracciò  lo  stato  ec- 
clesiastico, e  secondo  alcuni,  come 
diremo,  si  fece  religioso  di  s,  Fran- 
cesco. Fu  promosso  al  vescovato 
di  Gras  nella  Provenza,  o  meglio 
alla  prepositura  di  Gras  secondo 
l'Egss  ed  il  Ciacconio,  donde  fu 
esaltato  nel  1257  da  Alessandro 
IV  air  arcivescovato  di  Aix,  dove 
nel  1269  diede  alla  pubblica  luce 
le    sinodali    costiluzioui.    Clemente 


GRE 

IV  nel  1265  lo  mandò  in  Sicilia 
con  Carlo  I  d'Angiò,  perchè  lo  ac- 
compagnasse al  possesso  che  in  Na- 
poli portavasi  a  prendere  del  re- 
gno di  cui  l'avea  investito,  e  n'eb- 
be dal  re  particolare  lode.  Nel 
1271  venne  assunto  al  pontificalo 
il  suo  zio  materno  Gregorio  X,  il 
quale  a'i5  luglio  del  1272  lo 
spedì  legato  a  Intere  nelle  parti  di 
Lombardia  per  comporre  le  discor- 
die tra  i  potentati  e  le  città  della 
provincia,  ampliando  la  di  lui  giu- 
risdizione della  legazione  per  tutta 
la  Romagna ,  Marca  Trivigiana , 
terre  del  patriarcato  d'Aquileia  e 
di  Grado,  e  per  tutto  il  Genovesa- 
to.  A  questa  determinazione  lo  zio 
non  venne  per  la  parentela ,  ma 
per  l'egregie  virtù  e  qualità  che 
l'isplendevano  nel  prelato,  e  come 
quello  in  cui  più  d'ogni  altro  po- 
teva confidare,  dicendo  con  ragio- 
ne di  lui  nelle  lettere  ai  vescovi 
e  magistrali:  »>  Virum  utique  se- 
cundum  cor  nostrum,  morum  ho- 
nestate  decorum,  in  multis,  et  ar- 
duis  approbatum  negotiis ,  et  pro- 
videntia  circumspectum  ;  qui,  cum 
ei  adsit  puritas  conscientiae  et  prae- 
sto  sit  judicium  ralionis,  malitiam 
odit,  et  ìnnoceutiam  tuetur,  eie". 
Quindi  pe'  suoi  meriti  colla  santa 
Sede,  e  per  l'emiuenle  sua  scienza 
Gregorio  X  in  Orvieto  nel  dicem- 
bre del  1273  lo  creò  cardinale  ve- 
scovo di  Paleslrina,  fregiato  della 
quale  dignità  intervenne  al  conci- 
lio generale  di  Lione  II,  ed  alle 
elezioni  d'Innocenzo  V  e  d'Adria- 
no V. 

Seguendo  Pietro  Maria  Campi, 
Hist.  placentinae  ad  annum  1276, 
pag.  307,  fidato  in  un  mss.  assai 
sospetto  al  Papebrochio  in  Propy- 
iato  par.  2,  pag.  59,  num.  4>  « 
ad  Aatonio  Pagi  in  Crìtica  Baro-» 


GRE  279 

ninni,  dopo  la  morte  di  Adriano 
V,  avvenuta  a' 18  agosto  1276  ia 
Viterbo,  ivi  fu  eletto  Papa  col  no- 
me di  Gregorio  XI,  probabilmente 
per  memoria  dello  zio,  a'  5  settem- 
bre 1276,  morendo  nel  giorno  se- 
guente senza  aver  preso  le  insegne 
del  pontificato,  e  secondo  altri  nep- 
pure il  nome,  e  fu  sepolto  nella 
chiesa  de'  minori  in  Viterbo.  Dice 
però  il  JN'ovaes,  ch'egli  non  è  con- 
tato fra  i  Pontefici,  né  si  trova 
memoria  di  lui  negli  scrittori  fran- 
cescani prima  del  1628  :  <uttavol- 
ta  egli  col  nome  di  Gregorio  XI 
lo  chiama  Papa  CXCIV  dopo  A- 
driano  V ,  e  prima  di  Giovanni 
XXI  che  fu  eletto  in  Viterbo  a'i5 
settembre  1276.  Il  p.  Bonucci  nel- 
la vita  del  b.  Gregorio  X,  pag.  gr, 
parlando  del  cardinal  Vicedomiui 
di  lui  nipote^  dice  che  non  riusc\ 
Papa  come  si  credette  dal  Campi, 
quantunque  ne  fosse  degno  ;  e  che 
lo  Spondano  presso  il  Ciacconìo 
porta  per  fondamento  di  negar 
ciò,  quia  nenio  alius  meminit,  ne- 
que  noinen  quod  assumpsit  tradi- 
lur.  Soggiunge  che  Mariano  pare 
che  accenni  essersi  egli  dopo  il  car- 
dinalato, a  cagione  di  una  perico- 
losa malattia,  ascritto  all'ordine  del 
minori,  e  che  di  lui  cantò  Giusep- 
pe Maria  Suarez,  in  Praentsl.  an- 
tiquit.  : 

Nasse  Vicedoniìnum  vis  Lector? 

En  libi  sacro 
Gregorii  ille  Nepos  Murice  coni- 

plus  adest. 

Lorento  Cardella  nelle  Memorie 
istor.  de'  cardinali,  tom.  II,  p.  2, 
nella  biografia  del  cardinal  Vice- 
domini racconta  che  vogliono  al- 
cuni autori,  eh'  egli  munito  del  be- 
neplacito    apostolico ,    quantunque 


28o  GRE 

fosse  chierico  secolare ,  professasse 
la  regola  de'  minori ,  a  cui  era 
sommamente  addetto.  Altri  per  lo 
contrario  sostengono,  che  si  ren- 
desse religioso  di  s.  Francesco,  do- 
po essere  stato  già  cardinale,  a  ca- 
gione di  un'  infermità  che  lo  ri- 
dusse al  punto  di  perdere  la  vita. 
Vi  ha  qualche  scrittore ,  oltre  il 
francescano  Wadingo,  Annal.  Mi- 
norum  ad  an.  1276,  §  2,  che  lo 
mette  in  dubbio  per  Papa.  Il  pa- 
dre Pier  Antonio  da  Venezia  mi- 
nor riformato,  nelle  Memorie  dei 
cardinali  del  suo  ordine,  appog- 
giato sull'autorità  d'un  antico  Ne- 
crologio della  chiesa  di  Piacen- 
za, e  sugli  Annali  mss.  di  quella 
città,  allegati  ancora  dal  Wadin- 
go, asserisce  che  Vicedomini  fu  as- 
sunto al  pontificato  col  nome  di 
Gregorio  XI,  e  che  avendolo  ri- 
tenuto per  poche  ore  a  cagione  di 
una  repentina  morte ,  neppure  ne 
assunse  le  insegne.  Tutta  volta,  lo  ri- 
petiamo, non  è  annoverato  nella  serie 
devoniani  Pontefici,  e ne'registri  va- 
ticani non  ve  n'è  memoria  alcuna. 
Il  dotto  Francesco  Pagi  minorità 
conventuale,  in  Brei^ìar.  Roni.  Pont. 
tom.  Ili,  p.  4(9,  nega  assolutamente 
il  pontificato  di  Vicedomini ,  ed 
il  seguente  Pontefice  di  nome  Gre- 
gorio prese  il  numeix)  di  XI. 

GREGORIO  XI,  Papa  CCIX. 
Pietro  Roger  o  Ruggiero  di  Beau- 
fort ,  figlio  di  Guglielmo  conte  di 
Beaufort  e  signore  di  Roziers  , 
nacque  in  Malmont  o  Maumont, 
terra  della  diocesi  di  Limoges,  nella 
parrocchia  di  Roziers;  divenne  ca- 
nonico di  Parigi ,  arcidiacono  di 
Rouen,  e  notaio  apostolico  per  vo- 
lere di  Clemente  VI  fratello  di  suo 
Ì)adre.  Siccome  giovane  di  eccel- 
ente  carattere,  umile,  benigno,  e 
^l  grande  applicazione   agli  stuoli , 


GRE 
massime  della  legge,  in  cui  si  di- 
ce ebbe  per  maestro  neiruniversi- 
tà  di  Perugia  il  famoso  Baldo,  che 
pel  concetto  che  ne  avea  lo  con- 
sultava in  molti  dubbi  ;  in  età  di 
diciassette  anni  lo  zio  creollo  cardi- 
nale diacono  con  la  diaconia  di  ». 
Maria  Nuova,  e  poi  arciprete  della 
basilica  lateranense,  cumulando  in 
lui  un  gran  numero  di  benefizi 
ecclesiastici  per  sostenere  con  de- 
coro la  dignità.  Seppe  unire  alla 
dottrina,  tale  rara  pietà,  modestia, 
e  dolcezza  di  costumi ,  per  cui  si 
guadagnò  l'amore  e  la  stima  del 
sacro  collegio,  onde  dopo  la  morte 
di  Urbano  V,  al  cui  conclave  come 
a  quello  precedente  d' Innocenzo 
VI  era  intervenuto,  fu  eletto  in 
Avignone  a  pieni  voli  da  tutti  i 
diecinove  cardinali,  che  nel  giorno 
precedente  erano  entrati  in  concla- 
ve, romano  Pontefice  a'  3o  dicem- 
bre 1370.  Accettò  contro  sua  vo- 
glia, avendo  allora  trentanove  an- 
ni, ed  il  genitore  ancor  vivente. 
Dal  cardinale  Guido  de  Boulogne 
vescovo  di  Porto,  a'  4  gennaio 
1871  fu  ordinalo  prete,  e  nel 
giorno  seguente  consacrato,  e  co- 
ronato solennemente  col  nome  di 
Gregorio  XI  nel  palazzo  apostolico 
in  giorno  di  domenica;  dopo  la 
qual  funzione  cavalcò  per  la  città 
d'Avignone ,  tenendogli  la  briglia 
del  cavallo  il  duca  d'Angiò  Luigi 
fratello  del  re  di  Francia.  Egli  era 
il  settimo  Pontefice  che  risiedeva 
in  Avignone,  dopo  che  Clemente 
V  nel  i3o5  avea  stabilito  la  re- 
sidenza pontificia  in  Francia  ;  ed 
è  perciò  che  nella  sua  prima  co- 
stituzione dichiarò  che  la  patriar- 
cale basilica  lateranense  in  Roma 
era  la  sede  principale  del  sommo 
Pontefice.  Impose  pena  di  scomu- 
nica a  tutti  quelli  che  non    voles- 


GRE 

SCIO  confessare,  che  Cristo  sotto  le 
specie  sagramentnlì  rimane  eguai- 
tneiite  nel  luogo  immondo,  come 
nel  ventre  dell'uomo:  diedero  a 
questa  sentenza  occasione  gli  errori 
di  Giovanni  de  Lanne  francescano 
e  di  altri  religiosi ,  in  un  tempo 
in  cui  Giovanni  Wiclef  ed  altri 
cominciavano  a  parlare  erronea- 
mente deW  Eucaristia  (Predi').  Se- 
guendo le  orme  di  Urbano  V  suo 
predecessore,  procurò  Giegorio  XI 
di  pacificare  Carlo  V  re  di  Fran- 
cia, con  Edoardo  III  re  d'Inghil- 
terra, ma  restarono  senza  effetto  le 
sue  premure,  non  meno  per  ca- 
gione della  loro  durezza ,  che  per 
la  parzialità  di  ciascuno  de'  due 
cardinali  legati,  mentre  del  fran- 
cese monarca  era  stato  cancelliere 
il  cardinal  Gio.  de  Dormans,  e  del- 
l' inglese  il  cardinal  Simone  de 
Langham,  ch'erano  i  legati.  Le 
stesse  diligenze  adoperò  il  Papa 
con  Enrico  li  re  di  Castiglia,  e 
con  Ferdinando  re  di  Portogallo, 
i  quali  riconciliatisi,  scrisse  al  pri- 
mo i  suoi  ringraziamenti:  insorte 
poscia  nuove  diftìcoltà,  la  concor- 
dia non  fu  definitivamente  stabili- 
ta che  dopo  due  anni.  Inoltre  il 
re  di  Castiglia  lasciò  all'  arbitrio 
della  santa  Sede  la  decisione  della 
dilferciiza  che  avea  col  re  di  Na- 
\arra  Enrico  I,  il  quale  si  portò 
in  Avignone  per  congratularsi  col 
santo  Padre  di  sua  esaltazione;  ove 
pure  si  condussero  gli  ambasciato- 
ri di  Pietro  IV  re  d'Aragona,  per 
fare  al  Pontefice  il  giuiamenlo  di 
fedeltà  pel  regno  di  Sardegna  e 
Corsica,  e  rinnovare  i  trattati  sta- 
biliti con  Bonifacio  VIII.  Quindi 
Gregorio  XI  esortò  il  detto  re  di 
Portogallo  a  restituire  all'  arcive- 
scovo di  Braga  il  dominio  libero 
della  città,  ed    Aroadeo  VI  conte 


GRE  281 

di  Savoia  perchè  desistesse  di  spo- 
gliare il  vescovo  di  Ginevra  della 
signoria  della   medesima. 

Nel  1372  Gregorio  XI  ordinò 
che  in  occidente  si  celebrasse  la  fe- 
sta della  Presentazione  al  tempio 
della  Beata  Vergine  (  f^edi  ) ,  ed 
approvò  r  ordine  de'  Girolamini 
monaci  (P^edi).  Nel  medesimo  an- 
no il  Pontefice,  a  mezzo  di  Ber- 
nardo arcivescovo  di  Napoli,  rice- 
vette il  giuramento  della  regina  di 
tal  regno  Giovanna  I  per  le  terre 
investitele.  Indi  approvò  la  concor- 
dia dalla  medesima  fatta  con  Fe- 
derico re  di  Sicilia,  ed  acconsenti 
che  questi  ed  i  suoi  discendenti 
s' intitolassero  re  di  Trinacria  ,  la- 
sciando quello  di  re  di  Sicilia  per 
Giovanna  I  e  di  lei  successori  ; 
quindi  dichiarò  che  per  tal  divi- 
sione nulla  si  scema  ai  diritti  della 
Chiesa  romana  nelle  due  Sicilie. 
Non  cessando  Bernabò  Visconti  si- 
gnore di  Milano  di  molestare  le 
terre  della  Chiesa,  il  Papa  gli  di- 
chiarò la  guerra,  e  gli  formò  un 
processo.  Nello  stesso  tempo  fece 
vicari  di  Ferrara,  Nicolò  ed  Al- 
berto d'Este,  con  quelle  condizio- 
ni di  vassallaggio  che  riportammo 
all'articolo  Ferrara.  Ottenne  da 
Andrea  Contarini  doge  di  Venezia, 
che  non  si  ammettessero  più  nel- 
r  isola  di  Candia  altri  preti,  che 
quelli  che  fossero  stati  ordinati  dai 
vescovi  del  rito  latino,  o  del  rito 
greco  in  comunione  con  la  santa 
Sede.  Inviò  a  Lasco  duca  di  Mol- 
davia, rientrato  nel  seno  dell'unità 
cattolica ,  alcuni  missionari  pii  e 
dotti  per  ricondurvi  la  sua  fami- 
glia ed  i  suoi  sudditi  ;  proteggendo 
a  un  tempo  le  missioni  de'  frati 
minori  nella  Bosnia  e  nelle  pro- 
vincie  adiacenti.  Sebbene  sotto  Ur- 
bano  V  l'imperatore  d'oriente  GiO" 


a82  GRE 

vanni  I    Paleologo    fosse    ritornato 
al  grembo   della    Chiesa    cattolica , 
non  ostante    i   greci    perseveravano 
ne'  loro  errori,  per  lo  che  il  Papa 
nei    iSyS   gli  inviò  due  nunzi,  uno 
religioso    domenicano,    l'altro  fran- 
cescano, esortando  insieme   con  ef- 
ficaci  lettere  il    clero   e  popolo    di 
Costantinopoli  a  condannare  l'anti- 
co scisma.  Altri  dicono  che  i  nun- 
zi furono  inviati  a  Giovanni  Can- 
tacuzeno,  già  dominatore  dell'impe- 
ro greco;  certo  è  che  il  Paleologo 
fu  quello    che    recossi    in    Roma  a 
far  l'abiura  del    greco    scisma    nel 
pontificato  del   predecessore.    Prese 
provvidenza  in  Ungheria  sui  nuovi 
convertiti  dai  roaomettanismo,  che 
talvolta    ritornavano    ad    esso;    ed 
eccitò    lo    zelo    del    re   di  Francia 
contro  alcune    sette    turbolenti,  le 
quali  non  erano  meno  funeste  alla 
quiete  dello  stato  che  della  Chiesa. 
Ristabilì    la  disciplina    ecclesiastica 
ed  il  buon  ordine  nel  clero,    ripo- 
nendo in  vigore  le  antiche  costitu- 
zioni. Per  la  difesa  poi  della  catto- 
lica religione,  e  per  frenare  il  cre- 
scente orgoglio  de'  turchi,  fece  pub- 
blicare una  crociata  per  la  Germa- 
nia e  per  altri    regni,   concedendo 
indulgenze    a    chiunque    prendesse 
le  armi  contro  i  nemici  del  nome 
ci'istiano.  JNon  cessando  il  Visconti 
dalle  sue    tirannie,  lo  dichiarò  in- 
corso nelle  censure,  e  mandò  a  com- 
batterlo un  esercito  sotto  il  coman- 
do   del    conte    di    Savoia.    In  una 
peste  che  afflisse  Roma,  concesse  il 
santo  Padre  per  sei  mesi  indulgen- 
za plenaria  a  chi  ne  restasse  vitti- 
ma ;  e  con  pubblico  decreto  stabili 
che  nell'anno   santo    del    giubileo, 
oltre  le  basiliche  Lateranense,  Va- 
ticana   ed  Ostiense,  6Ì  dovesse  an- 
che   visitare    la    Liberiana.    Oppri- 
mendo il  re  d'Aragona  i  diritti  del- 


GRE 
la  Chiesa,  nel   1874    Gregorio  XI 
scrisse  al  vescovo  di  Lerida  perchè 
esortasse  il  re  a  desistere,*  e    con- 
fermò ad  istanza  del  re    di    Casti - 
glia   la  pace  giurata  con  l'aragone- 
se monarca.  Nell'anno  seguente  con 
bolla  de'  19  mag^io    obbligò    tutti 
i   prelati  alla    residenza    delle    loro 
chiese,    e    di  partire   da   Avignone 
entro  il  termine  di  due  mesi,  tran- 
ne i   patriarchi   titolari,  i  cardinali, 
i   legati,  i  nunzi,  e  gli  altri  ulficiatt 
della  curia  e  corte  romana.   E  sic" 
come  un  vescovo  ebbe  il  coraggio 
di    rappresentargli    che    ancor    lui 
era  assente  da  Roma  sua    sede,  il 
Papa  si  confermò  nella  sincera  ri- 
soluzione di  por  fine  a  quella  spe- 
cie   di    vedovanza    in  cui  languiva 
la    chiesa    romana,    fuori    del  suo 
luogo   naturale  trasportala  :    a    ciò 
di    frequente    veniva    esortato    dal 
venerando  religioso    Pietro    infante 
di  Aragona,  da  s.  Caterina  di  Sie- 
na, e  da    s.    Brigida;    e    ricevendo 
per  lo  stesso  motivo    un'ambasce- 
ria di  romani,  a  questi  promise  di 
portarsi  in  Roma,  ciò  che  significò 
all'  imperatore  Carlo  IV,  a  diversi 
sovrani,  e  a  tutti  i  signori    e    po- 
poli d'Italia.  A  nulla  valsero    l'e- 
nergiche contrarie  rinostranze    dei 
re  di  Francia  e  di  Castiglia,  quelle 
di  altri  principi  a  cui  accomodava 
la  presenza  del  Papa  in  Provenza, 
quelle  de'  cardinali  amatori  del  de- 
lizioso soggiorno  sul  Rodano  nella 
maggior  parte  francesi ,    quelle    di 
molti   vescovi   massime  di   Francia, 
e    quelle    de' suoi     molti    parenti. 
Questa  partenza    tuttavia    fu    pro- 
lungata ad  istanza  dei  re  di  Fran- 
cia e  d'Inghilterra,  per  terminare  i 
capitoli  della  pace  che  stavano  pe^ 
conchiudere. 

Nel    tempo    medesimo    Gregorio 
XI  ottenne  che  in  Francia    si  an^ 


GRE 

nuUasse  il  pessimo  costume  di  ne- 
gare la  confessione  e  la  comunio- 
ne ai  giustiziati,  ciò  che  meglio  di- 
cemmo agli  analoghi  articoli:  indi 
nei  iSyG  scomunicò  i  fiorentini,  e 
gli  spedì  contro  il  cardinal  di  Gi- 
nevra con  un  esercito.  Essendo 
l' Italia,  e  sopra  tutto  lo  stato  ec- 
clesiastico in  preda  ad  ogni  sorta 
di  disordini  per  le  fazioni  che  pro- 
/iltavano  dell'  assenza  del  Papa  ,  i 
cui  legati,  nunzi  ed  altri  ministri 
spesso  erano  esposti  gravemente  : 
due  eserciti  che  Gregorio  XI  vi 
avea  spediti  ristahilirono  precaria- 
mente la  tranquillità,  laonde  sempre 
più  si  confermò  in  affrettare  la  sua 
partenza  per  Roma.  In  quest'  anno 
dunque  Gregorio  XI  a' io  settem- 
bre coi  cardinali,  meno  sei  che  re- 
starono in  Avignone,  con  la  curia, 
corte  e  famiglia  pontificia  parti 
d'Avignone  con  dispiacere  dei  fran- 
cesi e  dei  popoli  vicini.  A  Marsi- 
glia montò  sulla  galera  capitana 
de'  cavalieri  gerosolimitani,  e  per 
Genova,  Livorno  e  Piombino  ap- 
prodò a  Corneto ,  ove  celebrò  le 
feste  di  Natale.  Quindi  nel  gennaio 
1877  si  mise  in  mare,  e  da  Ostia 
pel  Tevere  giunse  alla  basilica  di 
s.  Paolo,  dove  ricevè  i  magistrati 
romani  accompagnati  dai  bandere- 
si  colle  loro  insegne.  Nel  dì  17 
gennaio  fece  celebrare  la  messa 
sull'altare  di  s.  Paolo  dal  vescovo 
di  Senigallia  Pietro  Amelio,  che  ci 
ha  lasciato  il  giornale  di  tal  viaggio, 
e  dopo  averla  il  Papa  ascollata , 
con  magnifica  cavalcala,  seguito  da 
tredici  cardinali ,  dai  prelati ,  e  da 
tuttala  corte,  s'avviò  alla  capitale 
del  mondo  cattolico,  che  trovò  de- 
solala in  quanto  alle  fabbriche,  e 
diminuita  nella  popolazione ,  ma 
giubilante  del  più  vivo  tripudio. 
Xia  le  acclamazioni  e  le  dimostra- 


GRE  283 

zioni  più  onorifiche,  tra  i  cantici, 
i  suoni  d' istromenti ,  e  quello  di 
tutte  le  campane,  tra  lo  spargi- 
mento di  rose ,  di  fiorì  ed  erbe 
odorifere,  preceduto  dal  castellano 
gerosolimitano  d'  Emposta  col  ves- 
sillo della  Chiesa  romana,  Grego- 
rio XI  percorse  Roma  e  giunse  ad 
ora  di  vespero  sulla  piazza  della 
basilica  di  s.  Pietro.  Ivi  altra  mol- 
titudine di  romani  l'attendevano 
con  infinito  numero  di  torcie  ac- 
cese ,  e  tra  la  loro  gioia ,  e  reite- 
rati applausi ,  il  Pontefice  entrò 
nella  basilica  che  trovò  illuminata 
da  più  di  ottomila  lampade.  Do- 
po aver  orato  sulla  tomba  dei 
principi  degli  apostoli  ,  si  trasferì 
al  contiguo  palazzo  vaticano  ,  ove 
pranzò,  ed  altrettanto  fece  tutta  la 
comitiva  che  l'accompagnava.  Nel- 
la festa  della  cattedra  di  s.  Pietro 
a'  18  gennaio,  e  in  quella  di  s. 
Agnese  a' 3 1  gennaio  Gregorio  XI 
solennemente  celebrò  il  pontificale 
nella  basilica  di  s.  Pietro,  facendo 
altrettanto  nel  dì  della  Pasqua  : 
nella  festa  di  Pentecoste  pontificò 
nella  basilica  Liberiana  di  s.  Maria 
e  nel  seguente  giorno 
Laterano 


Maggiore 


andò    a   s.   Giovanni    in 

prima  chiesa  del  mondo. 

Subito    il    Papa    prese 

tutte  le  provvidenze 


cura  di 
facevano 
residenza 


che 
d' uopo  alla  ristabilita 
pontificia  in  Roma.  Accorse  ni  re- 
stauro delle  chiese  di  Roma,  e  di 
altri  principali  edifizi,  erigendo  nel- 
la basilica  Liberiana  il  campanile. 
Tra  i  benefizi  fatti  da  lui  alla  ba- 
silica Lateranense  noteremo ,  che 
fece  la  porla  dal  lato  di  setten- 
trione tutta  di  marmo  pario  eoa 
belli  lavori  d'architettura.  A  que- 
sta basilica  aveva  Urbano  V  fatto 
l'ampio  ciborio  di  marmo,  col  qua- 
le   coprì    l'altare    papale  ,  i    cui 


284  -GRE 

ornamenti  fece  compiere  Gregorio 
XI;  laonde  nel  disotto  del  cor- 
nicione, che  s'alza  sulle  quattro 
colonne  di  granito ,  e  che  forma 
base  al  tabernacolo  e  recinto  su* 
periore  all'altare,  si  vedono  in  fac- 
cia alla  nave  maggiore  la  sua  arma 
di  rilievo  messa  a  oro,  da  un  lato 
quella  di  Urbano  V,  e  dall'altro 
quella  del  cardinal  frate  Ugone 
fratello  dello  stesso  Gregorio  XI, 
o  sia  Ugo  Roggerio  di  Malmont 
benedettino.  Nello  stesso  tempo  il 
Papa  si  occupò  dei  bisogni  della 
città  di  Roma,  e  dello  stato  eccle- 
siastico, nella  maggior  parte  in 
commozione  per  opera  de'  fiorenti- 
ni, ricuperando  le  terre  usurpate 
da  potenti  signori.  Spedì  diverse 
ambascerie  per  l'Italia,  e  scrisse 
alla  città  d'Ancona  perchè  si  op- 
ponesse con  tutte  le  forze  di  ter- 
ra e  di  mare  contro  i  moti  dei 
fermani  e  degli  ascolani.  In  An- 
cona aveva  collocato  la  curia  ge- 
nerale, quando  inviò  nello  stes- 
so stato  da  Avignone  il  cardinal 
Roberto  di  Ginevra  con  seimila 
bretoni  a  cavallo,  e  quattromila 
fanti  bretoni  e  guasconi  assai  bel- 
licosi. Fece  capitano  della  Chiesa 
Rodolfo  Varano,  ritraendolo  dal  ser- 
vizio della  lega  italiana  detta  della 
libertà,  istituita  nella  sollevata  Ma- 
cerata. In  seguito  ristabilì  la  re- 
sidenza generale  delia  Marca,  co- 
ni andando  al  rettore  e  al  giudice 
de^  presidiato  di  Camerino ,  e  a 
tutta  la  sua  curia,  di  passare  a  ri- 
siedere in  Osimo.  Gregorio  XI  nel- 
lo stesso  anno  iSyy  approvò  l'or- 
dine de'  monaci  del  Corpo  di  Ge- 
sù Cristo.  Indi  ordinò  che  nella 
vigilia  della  Natività  di  Maria  si 
digiunasse  ;  che  nelle  messe  dei  san- 
ti dottori  si  dicesse  il  Credo;  e 
i^e  piiino  potesse  portar  innanzi  la 


GRE 
croce  ,  fosse  patriarca  ,  arcivesco- 
vo o  vescovo,  alla  presenza  de'  le- 
gali o  nunzi  della  Sede  apostolica. 
Per  sollevarsi  dal  suo  viaggio,  ed 
evitare  i  calori  estivi ,  il  l^ontcfìce 
preceduto  dalla  ss.  Eucaristia,  con 
tutta  la  corte  passò  in  Anagni, 
donde  ne  parti  per  ritornare  in 
Roma  nel  mese  di  novembre. 

Nel  1 378  ordinò  al  vescovo  di  Can- 
torbery  ed  al  vescovo  di  Londra, 
che  procedessero  contro  l'  eretico 
Giovanni  Wiclef  secondo  i  sacri  ca- 
noni, e  ne  condannò  gli  errori.  In- 
tanto cresceva  nel  santo  Padre  la 
malinconia  da  cui  era  stato  preso 
dopo  il  suo  arrivo  in  Roma ,  per 
non  vedersi  ubbidito  dai  romani 
come  richiedeva  l'autorità  sovrana; 
perchè  le  città  ribelli,  lungi  dal  sot- 
tomettersi, come  aveano  promesso, 
continuavano  nella  rivolta;  ed  i 
piccoli  tiranni  provocati  dai  fioren- 
tini in  guerra  col  Papa ,  a  quelli 
eransi  uniti ,  e  davano  a  pensare 
alle  milizie  guasconi  e  bretoni  che 
Gregorio  XI  avea  portate  in  Roma 
a  sua  difesa.  Cominciava  egli  a  for- 
mar r  idea  di  ritornare  in  Fran- 
cia ove  era  più  venerato ,  e  ne  lo 
stimolavano  i  cardinali  francesi;  e 
volendo  provvedere  nel  caso  di 
morte ,  dispose  con  bolla  che  il 
successore  si  eleggesse  in  Roma  o 
fuori,  ove  fosse  riunito  il  maggior 
numero  de'  cardinali.  Aggravato  dai 
dolori  di  calcoli  che  lo  tormenta- 
vano, essendo  continuamente  mala- 
ticcio ,  e  di  complessione  debole , 
cadde  il  Papa  infermo  sul  princi- 
pio di  febbraio,  e  a'  27  venendo  il 
28  marzo  1378,  a  due  ore  di  not- 
te, avendo  ricevuti  con  gran  pie- 
tà i  sagraraenti  ,  ed  esortato  i 
cardinali  a  dargli  il  più  degno  per 
successore ,  rese  il  suo  spirito  al 
creatore    nel    palazzo   vaticano,   in 


GRE 

età  di  quarantasette  anni  meno  al- 
cuni giorni,  avendo  governalo  sette 
anni,  due  mesi  e  vent'  olio  gior- 
ni fra  Roma  ed  Avignone  [Vedi), 
al  quale  articolo  riportammo  im- 
portanti notizie  riguardanti  questo 
Pontefice,  e  il  ristabilimento  della 
pontificia  residenza  in  Roma,  come 
dei  funesti  avvenimenti  ch'ebbero 
luogo  dopo  la  sua  morte,  la  quale 
fu  intesa  con  piacere  dai  romani , 
perchè  aveano  penetrato  il  suo  dise- 
gno di  partire,  ed  al  quale  prepara- 
vano vigorosa  resistenza.  Fu  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Maria  Nuova,  sua 
antica  diaconia ,  ed  ivi  gli  furono 
terminati  i  funerali  novendiali  in- 
cominciati nella  basilica  vaticana. 
Più  tardi  il  popolo  romano  per 
gratitudine  al  suo  sepolcro  eresse  un 
monumento  che  descrivemmo  al 
voi.  XII,  p.  i5o  del  Dizionario,  con 
onorevole  epitaffio  che  sì  legge  nel 
p.  Giacobbe,  Bibliot.  Ponti/,  p.  97, 
e  neir  autore  ancora  delle  Vite  dei 
Papi  d' Avignone  a  p.  522. 

Nel  suo  testamento,  che  si  legge 
nel  d' Achery ,  Spìcileg.  tom.  HI, 
pag.  738,  Gregorio  XI  rivocò  ed 
abrogò  qualunque  cosa  potesse  aver 
detto,  non  come  sommo  Pontefice, 
ma  come  uomo  privato,  contro  la 
cattolica  fede ,  per  isbaglio  di  lin- 
gua, ovvero  per  qualche  perturba- 
zione. Neil'  appendice  del  Museunt 
Jtalicuni  si  trovano  le  costituzioni 
della  Chiesa  romana,  che  avea  com- 
pilate mentre  era  cardinale:  le  sue 
lettere  come  quelle  di  tutti  gli  altri 
Papi  sono  nelle  note  raccolte.  In  due 
promozioni  che  fece  in  Avignone 
creò  nella  prima  dodici  cardinali , 
dieci  de'  quali  francesi ,  e  fra  essi 
cinque  del  Limosino  suoi  compa- 
triotli  o  parenti  ;  in  tal  modo  egli 
volle  controbilanciare  l' autorità  dei 
cardinali  vecchi,  che   conoscendolo 


GRE  285 

naturalmente  dolce    e    modesto,  a- 
veano  intrapreso  a  governarlo    con 
impero.  Nella  seconda    promozione 
creò  altri  dodici  cardinali,  cioè  otto 
francesi,  un  romano,  un  milanese,  un 
genovese ,  ed  uno  spagnuolo  che  poi 
fu    l'antipapa  Benedetto  XIII ,  che 
successe  all'  antipapa  Clemente  VII, 
cardinale  della   prima    promozione, 
ed  autore  del  famoso  scisma   d'  A- 
vignone.    Fra    i    detti    ventiquattro 
cardinali ,  cinque  erano  cugini    del 
Pontefice.  Amò    molto    i    suoi    pa- 
renti, ma   non  gì' ingrandì    più    di 
quello     eh'  erano    stati   da  suo   zio 
Clemente  VI ,  il   quale    però   gran 
passione     ebbe     per     esaltarli.     Ciò 
non  ostante,  dice  il  p.  Berthier  nella 
storia  ecclesiastica  di  Francia,  aven- 
do egli  di  continuo  appresso  di  sé 
il  suo  padre,  ì  suoi    fratelli,  ed    i 
suoi    nipoti ,    se    non    accrebbe    di 
molto  le  loro  fortune ,   a  loro  sol- 
lecitazione tuttavia  fece  molte  gra- 
zie, che  non  furono  sempre  distri- 
buite   con    buona    scelta  ,  oltreché 
viene     tacciato    d*  una    preferenza 
troppo     particolare     verso     i     suoi 
compatriotli.  Però  fu  Gregorio  XI 
uno  de'  più  scienziati  del  suo  tem- 
po, nelle  leggi,  ne' canoni,   e  nella 
teologia  ;  di    soavi  costumi ,  cortesi 
maniere,  modesto,  prudente,    beni- 
gno ,    veritiero  ,    divotissimo    del- 
la Beata   Vergine,   generoso,    pro- 
tettore    de'  letterati   ,    degli    arti- 
sti ,  e  delle  scienze.  Alcuni  lo  ere» 
dettero   discepolo    del  famoso    Bal- 
do in  Perugia,  ma  ciò  non  sembra 
verosimile  al  Novaes ,  mentre  par- 
lando alcune  volte  il  Baldo  di  Gre- 
gorio XI,  e    citando  con  istima    le 
opinioni  di  lui,    non    fa  mai  men- 
zione d' essergli    stato    maestro.    Di 
questo  Pontefice  scrissero  poco  fa- 
vorevolmente gli  scrittori    del    suo- 
tempo  sì  francesi,  che  italiani,  perchè* 


'286  GRE 

ai  primi  cadde  di  grazia  per  aver 
l'istabilito  la  residenza  pontifìcia  in 
Roma,  né  a'secondi  entrò  in  gra- 
zia, perchè  quando  mori  era  con  gran 
parte  d' Italia  in  aspra  guena.  Gre- 
gorio XI  sarà  sempre  d' immortai 
memoria  per  avere  reintegrato  Ro- 
ma della  pontifìcia  residenza,  trop- 
po strano  essendo  stato  il  suo 
trasportamento  in  Francia  di  Cle- 
mente V,  seguito  da  altri  cinque 
Pontefici  francesi,  tranne  Urbano  V 
che  in  parte  tentò  di  riparare  a  sì 
parziale  traslazione;  ma  la  gloria 
tutta  si  deve  a  Gregorio  XI,  che 
con  animo  forte  seppe  superare  tutti 
gli  ostacoli,  e  fu  sordo  a  qualunque 
contraria  rappresentanza.  La  sua 
■vita  si  legge  presso  tutti  i  biografi 
particolarmente  de'  Papi  ,  presso  il 
Baluzio,  e  gli  autori  delle  vite  dei 
Pontefici  che  risiedettero  in  Avi- 
gnone. 

GREGORIO  XII,  Papa  CCXIII. 
Angelo  Correr,  Corraro  o  Conra- 
rio,  patrizio  veneto,  di  antica  fami- 
glia,  e  fratello  di  Beriola  che  spo- 
satasi con  Angelo  Condulmieri  fu 
madre  di  Eugenio  IV,  ed  ava  di 
Paolo  II ,  il  perchè  all'  articolo 
Condulmieri  [Fedi),  parlammo 
della  nobil  famiglia  Correr  o  Cor- 
raro.  Il  nostro  Angelo  Corraro  di- 
venne dottore  famoso  nella  teologia, 
e  di  costumi  illibati  ed  angelici , 
per  cui  acquistossi  alta  riputazione, 
e  fu  assai  lodato  da  s,  Antonino,  da 
Lionardo  d'Arezzo,  dal  Biondi  e 
dal  Sandero.  L' Ughelli  si  oppone 
a  quelli  che  lo  dicono  cistcrciense, 
e  solo  congettura  che  potesse  ave- 
re amministrato  qualche  loro  ceno- 
bio; ma  bensì  canonico  regolare,  e 
non  di  s.  Giorgio  in  Alga,  della  qual 
congregazione  fu  però  benemerito 
per  averle  dato  benigno  ospizio 
dopo  che  Urbano  VI  nel   1879  lo 


GRE 
avea  fallo  vescovo  di  Castello  o  di 
Venezia  ;  congregazione  di  cui  ne 
furono  fondutori  due  suoi  nepoti , 
come  si  dice  al  voi,  VII,  p.  277 
del  Dizionario.  Nel  1890  Roni Ca- 
cio IX  lo  trasferì  al  vescovato  di 
Calcide  nell'  isola  di  Negroponte, 
e  quando  lo  fece  patriarca  titolare 
di  Costantinopoli,  gli  conservò  la 
chiesa  di  Calcide  in  commenda. 
Indi  nel  1899  lo  nominò  referen- 
dario apostolico,  e  nunzio  alla  cor- 
te di  Napoli  per  ridurre  quel  po- 
polo alla  divozione  ed  ubbidienza 
del  legittimo  sovrano  Ladislao,  da 
cui  erasi  ribellato  per  seguire  il 
partito  di  Lodovico  duca  d'  Angiò, 
con  facoltà  amplissima  di  amntini- 
strar  quella  chiesa  vacante,  di  con- 
ferire benefizi ,  e  riconciliare  gli 
scismatici,  Innocenzo  VII  che  da  car- 
dinale era  stato  suo  intrinseco  amico, 
dalla  nunziatura  di  Napoli  lo  destinò 
alla  legazione  della  Marca,  e  a'  1 2 
giugno  i4o5  lo  creò  cardinale  del- 
l' ordine  de'  preti,  conferendogli  per 
titolo  la  chiesa  di  s.  Marco,  con- 
fermandolo nella  legazione  colla 
maggiore  autorità  ,  compiuta  la 
quale  si  recò  in  Roma ,  dove  fu 
ammesso  alla  più  intima  confiden- 
za del  Pontefice,  Frattanto  lo  sci- 
sma che  avea  principiato  in  Avi- 
gnone, essendo  insorto  nel  iSyS 
contro  Urbano  VI  l'antipapa  Cle- 
mente VII,  ostinatamente  veniva 
sostenuto  dal  successore  Pietro  de 
Luna  o  Benedetto  XI li  falso  Pon- 
tefice, ad  onta  che  diverse  nazioni 
si  fossero  ritirate  dalla  sua  obbe- 
diebza.  Innocenzo  VII  morì  a'  6 
novembre  i4o6,  laonde  i  cardinali 
entrando  in  conclave  a' 18  novem- 
bre, a' 23  di  esso  mese  fecero  tutti 
solenne  giuramento,  che  chiunque 
di  loro  fosse  eletto,  sarebbe  pronto 
a  rinunziare    al    papato   tosto    che 


GRE 
facesse  altreltanto  l'antipapa,  e  qua* 
lora  ciò  potesse  giovare  ad  estin- 
guere lo  scisma,  e  rendere  la  pace 
alla  Chiesa,  come  narrano  il  Gobe- 
Jino  in  Cosmodr.  aetat.  6,  cap. 
88  ;  e  s.  Antonino  par.  Ili,  tit.  2, 
cap.  5:  il  Rinaldi  all'anno  1 4o6, 
num.  1 1,  ne  riporta  la  formola.  Ma 
anche  nel  precedente  conclave  era- 
si giurato  altrettanto,  senza  efifetto, 
perchè  l' eletto  Innocenzo  VII  di- 
spensò i  cardinali  dal  giuramento. 
I  quattordici  cardinali  che  si  tro- 
vavano in  Roma  dell'obbedienza 
d' Innocenzo  VII ,  il  primo  di  di- 
cembre elessero  Papa  il  cardinal 
Corraro,  il  quale  si  trovava  nell'  e- 
tà  di  quasi  otlant'anni,  se  pure 
non  era  di  sessanta  come  scrive  s. 
Antonino  con  altri  autori,  o  di  set- 
tanta come  vogliono  altri. 

Col  nome  di  Gregorio  Xlla'rg 
dello  stesso  dicembre  fu  solenne- 
mente coronato  in  capo  alle  scale 
della  basilica  vaticana,  e  nello  stes- 
so giorno  con  isplendida  cavalcata 
si  portò  a  prendere  possesso  della 
basilica  lateranense ,  seguito  dagli 
oratori ,  dai  baroni  e  senatore  di 
Roma.  Però  Antonio  di  Pietro,  ci- 
tato dal  p.  Galtico,  nei  Diaria  eoe- 
renion.  par.  I,  tit.  HI,  p.  366,  dice 
che  Gregorio  XII  fu  eletto  a' 3o 
novembre,  e  tanto  scrisse  Teodorico 
Niemo  che  v'  era  presente;  che 
nel  giorno  seguente  fu  pubblicato, 
ed  a'  ig  coronato,  su  che  conven- 
gono il  Gobelino  ed  il  Rinaldi, 
Gregorio  XII  subito  dopo  l'elezio- 
ne ratificò  il  mentovalo  giuramen- 
to, come  attesta  Lionardo  d'  Arez- 
zo in  Commentar,  rer.  gest.  in  Ital. 
appresso  il  Miu-atori,  Script,  rer, 
ital.  lom.  IX.  Oltre  a  ciò  il  nuo- 
vo Papa  spesso  diceva,  che  se  per 
1'  unione  della  Chiesa  gli  mancasse- 
ro le  forze  o  i  cavalli,  egli  a  pie- 


GRE  2^7 

di  con  un  bastone  si  porterebbe  a 
trattarla  nel  luogo  designato;  co- 
me ancora  ,  se  per  lo  stesso  fine 
si  dovesse  traversare  il  mare,  e  gli 
mancassero  le  opportune  galere , 
egli  entrerebbe  nella  prima  barca 
che  gli  si  presentasse.  Quindi  dopo 
dieci  giorni  dacché  era  stato  elet- 
to, in  coerenza  dì  tali  sentimenti 
spedì  tre  nunzi,  e  scrisse  all'antipa- 
pa Benedetto  XIII ,  ed  ai  pseudo- 
cardinali  dell'obbedienza  di  lui , 
eh'  egli  era  prontissimo  a  deporre 
il  pontificato  ,  quando  Benedetto 
XIII  facesse  altrettanto,  atiìnchè 
eleggendosi  dai  due  collegi  cardi- 
nalizi un  solo  Pontefice,  fosse  ter- 
minato il  pernicioso  scisma.  Inoltre 
Gi'egorio  XII  diceva  nelle  lettere 
all'antipapa:  che  nel  termine  di 
quindici  mesi  non  crearebbe  cardi- 
nali se  non  quanti  bastassero  a 
pareggiare  il  numero  de'  suoi.  La 
lettera  pontificia  aveva  la  seguente 
direzione  :  Gregorius  episcopus  ser- 
vus  servonim  Dei,  Pttro  de  Luna 
quem  nonnuUae  gentes  in  hoc  mi- 
serabili schismate  BenedicUnn  XIII 
appellant  ,  pacis  et  unionis  affe.^ 
ctunx .  Allora  l*  ostinato  e  furbo 
antipapa,  a'3 1  gennaio  i4o7>  co- 
lendo illuderlo,  gli  rispose  che  per 
rinunziare  al  papato  bramava  pri- 
ma abboccarsi  con  lui.  Gregorio 
XII  a  tale  effetto  inviò  a  Mar- 
siglia alcuni  nunzi ,  per  ivi  trat- 
tare del  luogo  e  del  tempo  io 
cui  dovevano  trovarsi  insieme  al- 
la conferenza  ;  e  fu  conchiuso  ai 
20  aprile  che  ambedue  coi  loro 
cardinali  si  trovassero  in  Savona 
per  la  festa  di  s.  Michele  a'  29 
settembre,  ciò  che  prontamente  il 
Papa  ratificò  in  Roma  a'  3o  luglio, 
come  distesamente  ne  tratta  il  Ri- 
naldi all'anno  14075  num.  4-  A- 
tenore  di  questo  concordato  si  mi- 


288  GRE 

se  Gregorio  XII  in  viaggio  a' 9 
agosto  per  Viterbo ,  e  quindi  per 
Siena  ove  giunse  a'  4  selferabre  con 
dodici  cardinali.  Intanto  Ladislao 
re  di  Napoli ,  che  Gregorio  XII 
avea  confermato  nel  regno,  temen* 
do  che  questo  congresso  terminasse 
con  dnnno  suo,  e  vantaggio  di  Lo- 
dovico d' Angiò  suo  rivale,  mosse 
nuovi  rumori  nello  slato  ecclesia- 
stico colla  speranza  d' impadronir- 
sene ;  per  lo  che  indusse  con  frode 
il  santo  Padre  a  deporre  dal  go- 
verno della  Marca  Luigi  Migliorali 
nipote  d' Innocenzo  VII,  e  tosto  si 
riconciliò  con  esso,  per  rendersi  col 
suo  mezzo  signore  di  quella  provin- 
cia. E  in  falli  prese  Ascoli  e  Fer- 
mo, indi  spedì  per  Roma  un  corpo 
di  soldati  ad  assediarla. 

Gregorio  XII    dimorante  in  Sie- 
na, vedendo  che  da  una  parte  l'an- 
tipapa   confidava    nelle    forze    dei 
francesi  e  de'genovesi,  e  procurava 
di    tirarlo    ad    un    luogo    sospetto 
per  opprimerlo,  essendo  Savona  nel 
Genovesalo,  e  che  dall'altra  banda 
quelli    che    gli    dovevano    maggior 
fedeltà  gli   si  ribellavano  sì  in  Ro- 
ma   che    nello    stalo   ecclesiastico , 
fra  queste  afflizioni,  e  col  consiglio 
d'  uomini  prudenti,  che  ne  preve- 
devano i  pericoli,  scrisse  all'antipa- 
pa, che  per  giusti  molivi,   ch'egli 
fece    pubblicare    dai  predicatori,  si 
doveva  mutare  il  luogo  del  congres- 
so ,   come    attesta    il   Niemo   nella 
Storia    dello    scisma    d' occidente , 
lib.  2,  cap.  22,  lib.  3,  cap.  7.   In- 
tanto il  Papa  dopo  essere  slato  in 
Siena    n'era    partito    alla    fine  del 
1407  ,    portandosi    in    Lucca    ove 
giunse  verso  il  termine  di  gennaio 
i4o8.    In  questo  tempo  le  milizie 
di  Ladislao  che  assediavano  Roma, 
aprirono  breccia    nelle  mura  della 
città ,  e  vi  enUarono  liberamente , 


GRE 

essendone    di  consenso  Paolo    Or- 
sini, che  col  cardinal   Pietro  Stefa- 
neschi  degli   Annibaldi  aveva   rice- 
vuto neir  assenza    del    Papa  il  go- 
verno della  medesima,  ed  il  cardi- 
nale colla  qualifica  di  legato  e  vi- 
cario  sì   nel    temporale    che   nello 
spirituale.  Aveva  Gregorio  XII  giu- 
rato  nel    conclave    di    non    create 
cardinale    alcuno,  se    non   nel  caso 
di  dover  eguagliare  il  numero  dei 
suoi  a  quello  del  collegio  degli  av- 
versari ,  come    si   legge    nel    citato 
Niemo  al  cap.  19;   ma  osservando 
r  odio    che    gli    portavano  i   cardi- 
nali vecchi,  slimò  conveniente  crear- 
ne degli  altri ,  da'  quali  si   potesse 
promettere  sicura  fedeltà,  e  dichia- 
rando con  apostolica  autorità,   non 
essere  ciò  contro  il  giuramento  fat- 
to, attese  le  nuove  e  giuste  ragioni 
che  sopraggiunsero,  ne  elesse  quat- 
tro in  Lucca  a'9  maggio  1 4o8,  cioè 
il  b.  Giovanni    di    Domenico  dello 
Rianchini  domenicano,  maestro  di 
s.    Antonino  confessore  del  cardinal 
Condulmieri;  Antonio  Corraro  suo 
nipote,    che  già  avea   fallo  camer- 
lengo di  s.  Chiesa  ;  Gabriele  Con- 
dulmieri altro  suo  nipote,  tesorie- 
re pontificio;    e  Jacopo  da  Udine. 
Fu  tanto  il  dispiacere  de'  cardinali 
vecchi,  ostinati  nell' impedire  que- 
sta promozione,    che  grandemente 
irritati  giurarono    di    non    ricono- 
scerli   mai    per  cardinali ,    e   nello 
slesso    mese    di    maggio   avendogli  ■ 
Gregorio  XII  proibito  di  abboccar- 
si   cogli   ambasciatori   di   Carlo  VI 
re  di  Francia ,  risolvettero  di  ab- 
bandonare il  Papa.  Fu  il  primo  a 
a  ciò  effettuare    il  cardinal  di  Lie- 
gi Egidj,   che  agli     1 1    dello   stes- 
so mese  partì  da  Lucca  per  Pisa, 
appresso  al  quale  corse  con  gente 
armata  Paolo  nipote  del  Pontefice, 
ma  non  l'arrivò;  e  un  giorno  do» 


GRE 
pò  sei  altri  cardiuali,  cioè  Gaetani 
già  patriarca  d'Aquilieia  vescovo  di 
Palestrina,  Col-rado  di  Malta,  Fran- 
cesco Aguzzoni  vescovo  di  Bordeaux, 
Giordano  Orsini,  Rinaldo  Brancacci 
e  Ottone  Colonna  poscia  Martino  V. 
Questi  cardinali  nell'ultimo  di  lu- 
glio presero  la  risoluzione  di  costrin- 
gere Gregorio  XII  e  l'antipapa  a  ri- 
nunziare il  pontificato,  ovvero  de- 
porli  ambedue  in  un  concilio,  che 
Sarebbe  adunato  dai  due  partiti. 

Corsero  diversi  manifesti  sì  del 
fcardinali  che  del  Papa,  il  quale 
faceva  loro  riflettere  l' ingiustizia 
con  cui  l'avevano  abbandonato,  ed 
accusato  di  non  voler  rendere  la 
pace  alla  Chiesa,  e  dimostrava  ad 
un  tempo  di  noii  ricusare  il  raez- 
io  di  un  concilio,  quale  non  po- 
tevano essi  convocare,  mentre  la 
sua  elezione  era  stata  legittima  e 
Canonica,  e  per  conseguenza  essere 
legge  indubitata  l'appartenere  sol- 
tanto al  Politefìce  il  convocare  con- 
cilii  generali,  che  però  egli  lo  de- 
nunziava per  celebrarsi  in  un  luo- 
go del  patriarcato  di  Aquileia ,  da 
scegliersi  da  essi  medesimi,  i  quali 
finalmente  esortava  colle  maniere 
più  cortesi  a  ritornare  da  lui,  che 
avrebbe  loro  condonato  tutto  il 
passato.  A  tutto  Ciò  si  resero  sor- 
di ì  cardinali,  a'  quali  pure  si  uni- 
rono i  Cardinali  Enrico  Minutolo 
vescovo  di  Frascati ,  Angelo  del 
titolo  di  S.  Pudénzìana,  ch'erano 
col  Papa  ancora  in  Lucca,  e  Lan- 
dolfo di  s.  Nicola  in  Carcere  che 
governava  Perugia.  Tutti  questi 
Con  nuove  accuse  attaccarono  l'af- 
flitto Pontefice,  il  quale  dopo  avel' 
confutato  quanto  aveano  pubblica- 
to contro  di  lui,  partito  dà  Lucca 
alla  volta  della  Marca ,  1-icevette 
un  messo  del  suo  amico  Carlo  Ma- 
latesta  signore  di  Rimini,  col  quale 
Voi..    IXtlI. 


GRE  289 

lo  avvisava  non  essere  sicura  per 
lui  quella  strada,  avendo  un  gior- 
no prima  saputo  che  il  cardinal 
Baldassare  Coscia  era  in  agguato 
per  sorprenderlo.  A  tale  notizia  il 
Papa  si  ritirò  nel  mese  di  luglio 
in  Siena,  e  privò  detto  cardina- 
le della  legazione  di  Bologna,  ove 
avea  indotto  i  bolognesi  a  dichia- 
rare che  Gregorio  XII  doveva  es- 
sere abbandonato  da  tutti ,  e  pu- 
nito dalla  Chiesa  come  propagatore 
dello  scisma,  avendo  pur  commes- 
so altre  malvagità.  Indi  a' 19  set- 
tembre del  detto  anno  i4o8,  e  non 
in  altro  tempo  come  altri  dico» 
no,  fece  in  Siena  la  seconda  pro- 
mozione di  nove  cardinali,  tra' qua- 
li Angelo  Barbarigo  suo  nipote,  e 
Pietro  Morosini  altro  nobile  veneto; 
e  ai  18  dello  stesso  mese  formò 
contro  i  suddetti  cardinali  ribelli 
un  processo  nel  quale  li  privò  del 
cardinalato,  e  dichiarò  che  il  con- 
cilio che  intendevano  celebl-are  a 
Pisa  sarebbe  di  niuna  autorità  ^ 
qualora  da  essi  deposti  fosse  cele- 
brato senza  il  consentimento  della 
santa  Sede.  Siccome  poi  il  Papa 
era  stato  pregato  da  Uiadislao  Y 
re  di  Polonia  a  levare  al  sagro 
fonte  il  proprio  figlio ,  incaricò  i 
vescovi  di  Posnania  e  Cracovia  a 
fare  le  àue  veci.  Passati  tre  mesi 
dacché  soggiornava  a  Siena,  partì 
Gregorio  XII  per  Rimini  presso  ì 
Malatesta  suoi  costanti  amici ,  ove 
a'  i3  dicembre  dichiarò  il  cardi- 
nale Antonio  suo  nipote  legato  a- 
postolico  a  Roberto  re  de'  romst- 
ni,  per  impegnarlo  ad  impedire  il 
concìlio  di  Pisa,  nello  stesso  tempd 
che  i  Cardinali  ribelli  spedirono  in 
Germania,  per  incitargli  contro  gli 
alemanni,  i  cardinali  Francesco  dei 
ss.  Quattro,  e  Landolfo  di  s,  Nicola 
in  Carcere,  come  racconta  il  Gobe- 

'9 


290  GRE 

lino,  Cosmoclr.  aeiat.  6,  e.  8g.  Ad 
onta  della  ripugnanza  di  Gregorio 
XII,  e  degl'impedimenti  frapposti, 
nel  marzo  1^0^  incominciarono  le 
sessioni  del  concilio  di  Pixa  (f^cr/i), 
che  diversi  chiaoìano  illegittimo 
peivhè  non  convocato  né  presiedu- 
to dal  Papa.  E  siccome  questi  a- 
\ea  determinato  di  celebrare  un 
concilio  per  opporlo  al  pisano,  nel 
principio  di  maggio  partì  da  Ri- 
inini,  e  giunto  a  Cividale  [f^edi) , 
ivi  lo  celebrò  al  modo  che  dicem- 
mo in  quell'articolo. 

Frattanto  i  cardinali   di  Grego- 
rio XII ,  e  dell'antipapa    Benedet- 
to XIII   furono  riconosciuti   per  ve- 
ri nel  concilio  di  Pìsa^  il  quale  ai 
5  giugno  nella  sessione  XV  depo- 
se il  Papa   e  l'antipapa,  eil  a' 26 
detto  dai  cardinali   restò  eletto  A- 
kssandro  V  {Vedi),  già  legato  di 
Viterbo  per  Gregorio  XII  :  i  fedeli, 
eh' eransi  lusingati  di  veder  termi- 
nato lo   scisma,    dovettero   gemere 
più  di  prima,  dappoiché  si   tratta- 
vano da  Papi  Alessandro  V,  Bene- 
detto XIII    e  Gregorio  XII.   Sapu- 
tosi da  questi  l'operato  del  conci- 
lio pisano  ,    a'  5  settembre  promi- 
se con  pubblico   atto  di  dimettere 
le  insegne  del  pontificalo,  se  altret- 
tanto facessero  gli  emuli,  ed  inca- 
ricò il  re  de'  l'omani,  quello  di  Un- 
gheria  Sigismondo,   e  Ladislao    re 
di  Napoli,  perchè  convenissero  coi 
pxincipi  delie  parti  contrarie  sulla 
celebrazione  di  un  legittimo  conci- 
lio, inviando    perciò    diversi  legali 
in  vari  luoghi.   Intanto  Alessandro 
V  dichiarossi  contrario  a  Ladislao, 
riconobbe  per  re  di  Napoli  Lodo- 
vico d'Angiò,   e  ricuperò   la  città 
di  Roma,  assolvendo  i  romani   dal 
giuramento  prestato  a  Gregorio  XII 
ed  a  Ladislao.    Vedendosi    Grego- 
rio Xll  abbandonato  quasi  da  tut* 


GRE 

ti,    come  indicammo  al  testé  ril.ito 
articolo,  e  persino  dai   veneti   irri- 
tati per  la  deposizione  del  pati  iar* 
ca    Panciarino,    si    portò   a  Gaeta 
presso  Ladislao,  che  alla  di  lui  om- 
bra aspirava  al  dominio  di  Roma, 
dopo  aver  con  accortezza  scampa- 
to  gli    agguati    dei    veneziani.   Nei 
maggio  i4io  morì  in  Bologna   A- 
lessandro  V,    e  gli  successe  il  cir- 
diuid  Coscia  col   nome  di   Giov/iii- 
ni  XXfJI  (Vedi);    nel    qual  mese 
divenne  re  de' romani  il   nominata 
Sigismondo,  colla  coopera/ione  del 
medesimo    Giovanni    XXIII,     the 
portossi   in  Roma,  e  scomunicò  La- 
dislao.  Nello  stesso  anno  i4io  Gie- 
gorio  XII    spedì    Giovanni    arcive- 
scovo di  Riga  nelle  parli  settentrio- 
nali ,  per    tener    fermi    que'  popoli 
alla    sua    ubbidienza;    creò    legato 
della    Marca   il  cardinal   Angelo  di 
s.  Stefrino,  affidò  il  governo  di  Fer- 
mo a  Luigi  Migliorali,  e  lo  dichia* 
rò  generale  dell'esercito  ecclesiasti- 
co, con    ordine    di    unirsi  a  quello 
di     Ladislao.     Nel    seguente    anno 
Gregorio  XII   in  Gaeta  nel  giovedì 
santo  pubblicò    anch'  egli    la  bolla 
in   Coena    Domini  contro    gli  ere- 
tici  e  scismatici,   11*3' quali  nomina- 
tamente scomunicò  Lodovico  d'An- 
giò, l'antipapa,  il  sedicente  Giovan- 
ni XXIII  ,  con    quei    cardinali  che 
ne   seguivano  il    partito.  Nel  i4''2, 
per  sostenere  il  suo,   Gregorio  XII 
dichiarò  diversi  legati,  che   mandò 
in  Germania    ed  altrove ,    pubbli- 
cando diverse   bolle    in  favore  dei 
suoi ,  massime  del   landgravio  Er- 
manno costantissimo  nella  sua  ob- 
bedienza.   Ma  pacificatosi    Giovaa* 
ni  XXIII    con    Ladislao,  Gregorio 
XII   abbandonò    Gaeta ,    e  coi    tre 
cardinali    nipoti    si   rifugiò    in    Ri- 
mini. 

Nell'aoDO  i4i 3  Ladislao  si  porlo 


GRE 

ad  occupare  Roma,  e  costrinse  al- 
la fuga  Giovanni  XXIII,  il  quale 
vedendosi  tradito  si  rivolse  a  Si- 
gisnaondo  re  de'  romani  :  questi  gli 
propose  la  celebrazione  del  conci- 
lio, e  Giovanni  XXIII  vi  die  l'as- 
senso, e  lo  denunziò  per  la  città 
di  Costanza.  Allora  fu  scritto  a 
Gregorio  XII  che  se  veramente 
bramava  l'unione  e  la  concordia 
delle  chiese,  e  di  tutta  la  cristia- 
nità, si  portasse  con  quelli  del  suo 
partito  al  concilio.  L'effetto  mostrò 
oh'  egli  sinceramente  desiderava 
questa  concordia  ;  ma  temendo  che 
fossero  per  prevalere  contro  di  lui 
in  Costanza  i  suoi  nemici  ,  nel 
i4i4  procurò  di  svanirlo,  come 
congregato  senza  legittima  autori- 
tà, poiché  era  egli  il  vero  pastore 
della  Chiesa.  Lagnossi  di  Sigismon- 
do perchè  si  era  dichiarato  dalla 
parte  di  Giovanni  XXIII,  e  gl'in- 
vio il  cardinal  Eianchini  arcivesco- 
vo di  Ragusi ,  e  il  patriarca  di 
Costantinopoli  per  fargli  conoscere 
la  giustizia  della  sua  causa,  la  qua- 
le poi  volle  parimenti  che  il  car- 
dinal di  Ragusi  difendesse  nel  con- 
cilio. I  prelati  adunati  in  Costan- 
za non  si  mostrarono  a  lui  pro- 
pensi, non  vollero  che  detto  cardi- 
nale alzasse  i  di  lui  stemmi,  come 
luogo  che  ubbidiva  a  Giovanni 
XXIII;  e  cesare  gli  scrisse  essere 
di  scandalo  la  sua  ripulsa  di  por- 
tarsi in  Costanza  a  fine  di  termi- 
nare il  lagrimevole  scisma  che  la- 
cerava la  Chiesa  e  l'unità  de'  fe- 
deli. Il  Papa  però  gli  rispose,  che 
non  ricusava  il  concilio,  ma  sì  il 
congresso  convocato  dal  sedicente 
Giovanni  XXIII,  giacché  non  con- 
veniva fosse  soggetto  all' usurpatore 
del  pontificalo  il  vicario  di  Cristo 
e  successore  di  s.  Pietro. 

Giovanni  XXIII  si  portò  iu  Co 


GRE  29f 

stanza,  ed  a'5  novembre  i4i 4  ^^'^ 
principio  al  concilio  che  durò  quat- 
tr'anni;  giurò  di  rinunziare,  ma 
non  corrispose  coli' effetto.  Ma  Gre- 
gorio XII  che  sinceramente  bra- 
mava la  pace  delia  Chiesa  ,  con 
lettera  de'  i3  marzo  i^ì5  die  pie* 
na  autorità  al  cardinal  di  Ragusi, 
e  agli  altri  della  sua  ubbidienza  , 
che  potessero  ridurre  a  forma  di 
concilio  generale  il  congresso  di 
Costanza ,  non  come  convocato  da 
Baldassare  Coscia  ,  ma  ad  istanza 
di  Sigismondo  re  de'  romani  e  di 
Ungheria,  col  patto  che  Baldassare 
né  lo  presiedesse,  né  vi  fosse  pre- 
sente. Indi  da  Rimini  Gregorio  XII 
spedi  a  Costanza  suo  plenipotenzia- 
rio Carlo  Malatesta,  e  in  riguardo 
alla  pace  universale  che  sempre  a- 
vea  desiderato,  nella  sessione  XIV 
a'  i4  luglio  i4'5l>  pc'"  mezzo  del 
medesimo  Malatesta  solennemente  ri- 
nunziò al  pontificato,  e  da  Gregorio 
XII  tornò  ad  essere  Angelo  cardinal 
Corraro.  Avendo  egli  poi  saputo  in 
Rimini  ciò  che  s' era  fatto  a  Co- 
stanza, adunò  il  concistoro,  in  cui 
comparì  per  l'ultima  volta  cogli 
abiti  papali,  approvò  quanto  il  suo 
procuratore  Malatesta  area  fatto 
in  suo  nome  ,  depose  il  triregno 
con  tutte  le  altre  insegne  della  sua 
dignità  j  e  protestò  che  non  le  a- 
vrebbe  riprese  mai  più  in  sua  vita. 
Il  concilio  depose  Giovanni  XXIII 
da  tutte  le  dignità ,  e  scomunicò 
l'antipapa  Benedetto  XIII.  P'.  An- 
tipapa XXXVI.  Lo  stesso  concilio  ia 
ricompensa  al  cardinal  Angelo  Cor- 
raro  d'un' azione  cotanto  generosa, 
lo  elesse  vescovo  suburbicario  di 
Porto,  o  meglio  Tusculano,  come 
dicono  rUghelli  ed  il  Cardella,  vica- 
rio e  legato  perpetuo  della  Marca, 
decano  del  sacro  collegio,  ed  ebbe 
io  amministrazione  perpetua  le  chic- 


29*  GRE 

se  di  Recanali  e  di  Macerata,  for- 
se per  essersi  affezionato  partico- 
larmente  alla  città  di  Becanati  fi- 
no da  quando  innanzi  alla  propria 
esaltazione  fu  legato  della  Marca 
nel  i4o5,  e  forse  perchè  Recanati 
in  tempo  dello  scisma  seguì  costan- 
temente le  parti  di  lui ,  tranne 
quando  fu  obbligata  colle  armi  a 
riconoscere  precariamente  altri,  co- 
me dichiara  il  eh.  conte  Monaldo 
Leopardi  nella  Serie,  de""  vescovi  di 
Recanati,  a  p.  142.  Nel  concilio  fu- 
rono altresì  confermati  tutti  i  suoi 
atti  ;  dichiarossi  che  la  costituzio- 
ne con  cui  si  era  stabilito  nel  con- 
cilio di  non  eleggere  di  nuovo 
Gregorio  XII,  non  era  stata  in  di- 
spregio di  lui,  ma  a  fine  soltanto 
di  rendere  in  tal  guisa  la  pace  al- 
la Chiesa  ;  che  non  gli  sarebbero 
mai  opposte  le  cose  fatte  nel  pon- 
tificato, né  lui  sarebbe  obbligato  a 
rispondere  in  giudizio,  con  altri 
onori.   F.  Costanza. 

Da  Rimini  il  cardinal  Angelo 
Corraro  si  portò  a  Recanati ,  da 
dove  a'  7  ottobre  i4i5  scrisse  al 
concilio  di  Costanza  ratificando  la 
rinunzia  fatta  del  papato ,  e  rin- 
graziando il  concilio  delle  provvi- 
denze adottate  a  suo  riguardo.  La 
lettera  incomincia:  Sacrosancto  Coii' 
citioConstantiensi,  devotionèm  et  sub- 
jectionem,  cum  humili  recomenda- 
tione y  e  finisce:  Datum  Racaneti 
die  VII  octobris  anni  MCCCCXf^ 
celava  indictione.  Humilis  et  devo- 
tus  vester  Angelus  episcopus  san- 
ctae  ronianae  Ecclesiae  cardìnalis , 
Egli  poi  s' intitolava  negli  atti  pub- 
blici :  Angelus  miseratione  divina , 
episcopus  S.  R.  E.  cardìnalis  in 
provinciae  Marchiae  Anconitanae 
aposlolicae  Sedis  legatus,  et  vica- 
rius  in  spiritualibus  et  temporali- 
bus  genera lis  y  etc.  Avendo  il  car- 


GtlE 
uinal  Angelo  oltrepaisato  novnnt.i 
anni  di  età ,  altri  dicono  novanta 
due,  ed  occupalo  la  Sede  pontifi- 
cia sino  alia  sua  deposizione  in  Pisa 
due  anni,  sei  mési  e  tre  giorni,  e 
fino  alla  sua  libera  e  virtuosa  ri- 
nunzia in  Costanza  otto  anni,  set- 
te mesi  e  cinque  giorni  ,  morì  a 
Recanati,  dove  avea  stabilita  la  sua 
dimora,  a' 4  luglio  i4'7f  ovvero 
a' 17  giugno,  o  a'7  settembre,  o  ai 
18  ottobre,  come  riporta  il  JNo- 
vaes.  Il  citato  Leopardi  dice  che 
morì  probabilmente  a'  1 3  ottobre, 
ma  sicuramente  fra  i  5  e  li  i4 
dello  stesso  mese,  soggiungendo  che 
il  cardinale  viveva  a'  5  ottobre  del- 
l'anno i4'7i  come  rilevasi  da  una 
lettera  del  comune  di  Recanati  a 
quello  di  Macerata,  ma  ai  i4  del- 
l'istesso  mescerà  già  morto,  come, 
risulta  dcigli  annali  di  Piecanati. 
Così  egli  premorì  all'  elezione  del 
Papa  suo  successore  che  fu  Mar- 
tino V,  ch'ebbe  luogo  agli  11  del 
seguente  novembre.  Fu  sepolto  nel- 
la cattedrale  di  s.  Flaviano  in 
un'  urna  di  pietra,  nella  quale  tut- 
tora riposano  le  sue  ceneri.  Due 
secoli  dopo  il  cardinal  Giulio  Ro- 
ma vescovo  di  Recanati  fece  apri- 
re queir  urna,  e  vi  si  trovò  il  cor- 
po incorrotto ,  e  al  dire  del  No- 
vaes,  ornato  ancora  degli  abili 
pontificali  similmente  interi,  citan- 
do il  Vittorelli,  in  Addit.  ad  Ciac- 
con.  tom.  II,  p.  754;  rOldoini,  in 
Nov.  addit.  p.  760  ;  ed  il  Quirini, 
nella  Porpora  e  tiara  veneta,  p.  3. 
Ciò  accadde  quando  il  cardinal  Ro- 
ma nel  1623,  a  cagione  del  nuovo 
coro  e  cantoria  de'  musici  eh'  egli 
fece  nel  restaurare  la  chiesa,  tras- 
portò il  sepolcro  dalla  parte  au- 
strale alla  settentrionale  della  me- 
desima. Neil'  urna  si  legge  l' iscri- 
zione che  diligentemente  ba  ripor- 


GRE 
tato  il  Leopardi  a  p.  i43 ,  e  si 
legge  pure  nel  padre  Giacobbe 
Bibl.  Pont.  p.  98:  essa  è  in  carat- 
teri gotici,  ed  in  versi  leonini  as- 
sai cattivi,  come  si  esprime  il  Car- 
della,  Mem.  stor.  tom.  II,  p.  325. 
Con  tale  epitaffio  chi  lo  compose 
intese  di  ricordare  come  Grego- 
rio XII  cercò  sempre  un  modo  o- 
nesto  pei'  unire  gli  erranti  ai  buo- 
ni, e  come  avendo  la  pazzia  fat- 
tasi in  Pisa  raddoppiato  lo  scisma, 
egli  vi  pose  il  riparo  con  la  ri» 
nunzia  fatta  in  Costanza;  che  quin- 
di governò  la  Marca,  la  quale  già 
lo  conosceva,  e  gU  era  legata  con 
doppio  vincolo,  e  finalmente  lo  ac- 
colse in  Kecanati  il  tempio  di  s. 
Flaviano.  A'  14  ottobre  i4'7  il  co- 
mune di  Recanati  deputò  sedici 
cittadini ,  otto  de'  quali  facessero 
l'inventario  de' beni  del  cardinale 
defunto,  ed  altri  mettessero  in  or- 
dine e  custodissero  i  medesimi  be- 
ni, prestando  tutti  giuramento  di 
esercitare  fedelmente  l'incarico.  Per 
ordine  di  Martino  V  lo  spoglio  del 
cardinale  fU  '  spedito  a  Venezia  al 
liobile  Alessandro  Dorromei  mer- 
cante di  Firenze  colà  dimorante,  e 
fu  commissario  pontificio  per  tali 
cose -Paolo  arcivescovo  di  Brindi- 
ti, il  quale  avea  dimorato  in  Re- 
canati nella  corte  del  cardinal  Cor- 
raro,  che  lo  avea  destinato  g  suo 
esecutore  testamentario  Insieme  ad 
nitri  tre  personaggi.  Nel  teslameU' 
to  beneficò  i  suoi  famigliari,  donò 
alla  cattedrale  diverbi  arredi  sacri 
di  argento,  e  reliquie,  che  in  par-; 
te  andarono  perduti  nell'invasione 
fiancese.  A  gloria  del  vero,  Grego- 
rio XII  fu  dotato  di  santità  cosli 
sublime,  che  s.  Antonino  in  Chron. 
par.  HI,  tit.  22,  cap.  5,  nella  co- 
stanza da  lui  mostrata  nelle  avver- 
fiilà,  lo  paragona  a  s.  Stefano  mar- 


GRE  393 

tire.  A  questa  santità  egli  accoppiò 
il  sapere  e  la  dottrina  non  ondi- 
naria,  come  abbiamo  dal  citato 
Leonardo  d'Arezzo,  in  Commentar, 
rer.  gest.  in  Italia,  appresso  il  Mu- 
ratori, i^cn/j^  rer.  Italie.  t.IX,  p.gSG. 
Il  Bzovio,  il  Wadingo,  V  Ughelìi  ed 
altri  riportano  molte  sue  lettere 
scritte  nel  pontificato.  Vacò  la  san- 
ta Chiesa  dalla  sua  rinunzia  alla 
elezione  di  Martino  V  ,  due  anni , 
quattro  mesi  e  sette  giorni. 

GREGORIO  XllI,  P.  CCXXXVI. 
Ugo  Boncompagni  nacque  in  Bolo-» 
gna  fra  sei  altri  suoi  fratelli,  a'  7 
febbraio  i5o2,  da  Cristoforo  Bon- 
compagni e  da  Angela  o  Agnese 
Marescalchi  ,  signori  nobilissimi  di 
quella  città.  Fino  da'  primi  anni 
niostrossi  d'indole  nata  per  le  scien- 
ze, d'ingegno  docile,  e  cosi  amabile 
di  costumi ,  che  in  breve  a  tutti 
divenne  carissimo';  e  spedito  che  fu 
da  quelle  discipUne  che  al  bisogno 
e  all'  età  sua  si  convenivano  neU 
l'università  di  Bologna,  si  applicò  eoa 
ardore  allo  studio  delle  soieoze  sot- 
to il  magistero  de' celebri  giurecon-r 
sulti  Luigi  Manzoli,  Annibale  Cac- 
cianemici.  Luigi  Gozzadini  e  Carlo 
Ruini.  In  età  di  circa  ventinove 
anni  prese  le  insegne  e  il  grado  di 
dottore,  prima  in  canoni,  poi  in 
leggi,  e  subito  fu  annoverato  tra  i 
dottori  de'  signori  anziani,  indi  nel 
i534  nel  collegio  canonico.  Nell'u- 
niversità di  sua  patria  per  tre  an- 
ni spiegò  le  istituta,  donde  passò  a 
professore  ordinario,  avendovi  per 
editori  e  discepoli  alcuni  personag- 
gi che  dopo  si  resero  famigerati , 
tra'  quali  Alessandro  Farnese,  Cri- 
stoforo Madrucci,  Ottone  Truchr 
ses,  Reginaldo  Polo  e  s.  Carlo  Bor- 
romeo ,  tutti  dipoi  cardinali.  Ha 
del  singolare  quanto  si  racconta  di 
Cristoforo  padre  di  Ugo,    il  qual^ 


a94  <>RE 

gli  predisse  la  futura  sua  prospe* 
rilk  e  grandezza,  dappoiché  accin- 
tosi egli  alla  fabbrica  di  un  ma- 
gnifìco  palazzo,  interrogato  a  qua- 
le de'  suoi  figli  sarebbe  toccata 
abitazione  tanto  splendida  e  nobi- 
le, mosso  da  una  interna  ispirazio- 
ne rispose ,  al  futuro  cardinale  e 
Pontefice.  Giunto  all'età  di  tren- 
tasei anni ,  e  mentre  gli  amici  os- 
servavano essere  Bologna  poco  pel 
suo  singolare  merito ,  il  cardinal 
Parisio  rinomato  giureconsulto  lo 
chiamò  in  Roma,  ove  giunse  nel 
1 538,  e  raccomandatolo  caldamente 
a  Paolo  III,  questi  prima  lo  fece 
collaterale  e  primo  giudice  di  Cam- 
pidoglio, uffizio  che  allora  avea  ri- 
formato, e  neir  anno  seguente  ab- 
breviatere  di  parco  maggiore  e  re- 
ferendario delle  due  segnature;  nei 
quali  gradi  acquistandosi  buona  o- 
pinione,  molti  affari  venivano  a  lui 
afHdati.  Intimatosi  il  concilio  ge- 
nerale di  Trento,  vi  fu  mandato 
nel  x545  siccome  peritissimo  nei 
canoni ,  e  in  qualità  di  uditore 
della  camera  apostolica  ;  indi  nel 
1  547  si  condusse  in  Bologna,  quan- 
do vi  fu  traslatato  il  concilio,  e  po- 
scia tornò  in  Roma  insieme  con 
altri  prelati  per  dar  conto  a  Pao- 
lo !ll  di  delta  traslazione.  Vacan- 
do nel  i549  il  posto  di  luogote- 
nente civile  dell'uditore  generale 
della  camera ,  Giambattista  Cicala 
che  n'era  uditore,  come  ben  infor- 
mato dell'integrità  e  valore  di  Ugo, 
procurò  di  averlo  in  quel  posto,  e 
r  ebbe  da  Paolo  III  ;  e  fatto  poi 
cardinale  e  legato  della  provincia 
di  Marittima  e  Campagna ,  l' ot- 
tenne da  Giulio  III  per  suo  vice- 
legato ,  nella  quale  carica  fu  poi 
confermato  col  titolo  e  colle  facol- 
tà di  governatore  apostolico  nel 
j555  da  Paolo  IV.   Si  diportò  ia 


GRE 

qiiest* impiego  con  tal  prudenza, 
integrità  e  religione,  che  veniva  a 
piena  voce  commendato  qual  uo- 
mo di  somma  diligenza  e  solleci- 
tudine nell'adempimento  da' propri 
doveri  :  tutti  egli  ascoltava  indistin- 
tamente con  equità,  e  la  sola  giu- 
stizia avea  in  lui  preponderanza  ; 
indefesso  nello  studio  delle  cause , 
vi  si  applicava  giorno  e  notte,  non 
lasciandosi  imporre  da  timori ,  uè 
illudere  dalle  adulazioni.  Il  Novaes 
dice  che  fu  pure  segretario  apo- 
stolico, ma  il  Bofiamici,  De  script. 
Pont,  epist.,  non  ne  fa  parola. 

Paolo  IV  chiamò  Ugo  a  Roma, 
e  gli  die  luogo  nella  congregazio- 
ne della  sacra  inquisizione  ,  e  poi 
lo  assegnò  in  qualità  di  datario  al 
cardinal  Carafa  suo  nipote,  nella 
legazione  ad  Enrico  II  re  di  Fran- 
cia, per  implorare  soccorso  nella 
guerra  che  si  era  accesa  tra  il  Pa- 
pa e  Filippo  II  re  di  Spagna,  e 
dopo  la  pace  a  questo  monarca 
nella  legazione  delle  Fiandre.  Tor- 
nato a  Roma  ,  nel  1 556  l' onorò 
dell' ufBzio  della  segnatura  di  gra- 
zia detta  del  concessu/n,  e  nel  i558 
lo  fece  uditore  della  camera  e  ve- 
scovo di  Viesti  nel  regno  di  Na- 
poli, celebrando  pontificalmente  la 
sua  prima  messa  nel  giorno  di  s. 
Lorenzo,  nella  sagrestia  della  ba- 
silica  vaticana.  Nel  tempo  che  pre- 
siedè a  quella  diocesi,  lungi  dal 
goderne"  1'  entrata  ,  ma  aggiungen- 
dovi del  proprio,  l' impiegò  al  re- 
stauro della  cattedrale,  per  essere 
stata  la  città  poch'anzi  saccheggia- 
ta ed  arsa  da'  turchi;  non  poten- 
do applicarsi  per  sé  medesimo  al 
governo  di  quella  chiesa,  dopo  tre 
anni  la  rinunziò.  Di  più  il  mede- 
simo Pontefice  avendo  giusti  mo- 
tivi di  levare  il  chiericato  di  ca- 
mera ad  Alessandro  Sfoi*za,  ad  istau- 


GRE 
za  del  cardinal  Carafa  lo  donò 
senza  pagamento  ad  Ugo,  pei*  ac- 
crescergli onori  e  facoltà  ;  egli  pe- 
jò  con  pari  moderazione  e  gene- 
rosità non  volle  accettarlo:  questo 
contegno  fu  da  tutti  encomiato,  ed 
in  ultimo  anche  dal  Papa  e  dal 
cardinale,  che  in  principio  n'erano 
disgustati.  Pio  IV  lo  assegnò  per 
consigliere  al  proprio  nipote  il  car- 
dinal s.  Carlo  Borromeo,  il  quale 
sosteneva  la  suprema  amministra- 
zione del  pontificato,  con  istruzione 
a  questi  che  nulla  dovesse  intra- 
prendere senza  l' oracolo  d'  Ugo. 
Trovandosi  in  angustie  ri  cardinal 
Alfonso  Carafa ,  per  la  multa  di 
centomila  scudi  a  cui  era  stato 
condannato  nella  casa  dei  Carafa, 
Ugo  gli  donò  seimila  scudi  che 
ricavò  dalla  vendita  di  un  ofTicio 
camerale.  Riapertosi  il  concilio  di 
Trento,  fu  ivi  di  nuovo  inviato  da 
Pio  IV,  a  cui  recò  gran  lustro  e 
vantaggio  colla  sua  dottrina  e  pru- 
dente condotta,  il  perchè  i  legati 
nulla  intraprendevano  senza  averlo 
consultato,  secondo  i  voleri  del  Pon- 
tefice. In  s"ì  augusto  consesso  Ugo 
si  acquistò  molta  gloria,  come  ri- 
marchevole fu  il  suo  disinteresse  in 
ricusare  aiuti  pecuniari  offertigli  dal 
Papa,  e  procurati  da'  suoi  ammi- 
ratori. Contento  di  poco,  non  con 
la  pompa  o  col  fasto,  ma  si  faceva 
conoscere  per  le  virtù,  diligenza  e 
telo  nell'eseguire  gì*  incarichi,  come 
die  a  conoscere  nel  decreto  della 
residenza  in  cui  ebbe  tanta  parte. 
Ritornato  dal  concilio,  essendo  Pio 
IV  pienamente  soddisfatto  di  lui, 
gli  offri  il  governo  della  Marca,  ma 
scorgendolo  più  inclinato  a  restare 
in  Roma,  lo  fece  continuare  nella 
consulta  del  nipote,  finché  a'  12 
marzo  i565  lo  creò  cardinale  pre- 
te del  4U0I0  di  8.  Sisto,  e  nel  dar- 


GRE  295 

gli  il  cappello  nel  concistoro  pub- 
blico, a  voce  alta  pronunziò  queste 
parole  :  Hic  est  in  quo  dolus  in- 
ventus  non  est,  alludendo  probabil- 
mente alla  causa  dei  Carafa ,  che 
sebbene  egli  tutto  di  tal  famiglia, 
in  essa  non  era  compreso  in  quan- 
to venne  loro  imputato. 

Divenuto  cardinale  fu  modelle 
d'  ogni  bella  qualità  ;  andando  in 
lui  del  pari  la  pietà  verso  Dio,  la 
carità  coi  pi*ossimi,  la  gravità  nelle 
parole ,  e  l' integrità  nel  costume. 
Nella  sua  condotta  risplendeva  una 
certa  magnificenza ,  temperata  da 
saggia  modestia  e  parsimonia,  alie- 
na da' suoi  estremi.  Nemico  dello 
spirito  di  partito,  non  lasciavasi 
adescare  né  dall'oro,  né  da  qua- 
lunque altra  passione,  a  dichiararsi 
a  favore  più  di  un  principe  che 
d' un  altro.  La  famiglia  non  era 
abbondante  di  numero,  ma  si  di- 
stingueva per  riservato  contegno 
e  regolati  costumi.  Tali  qualità 
determinarono  Pio  IV  due  mesi 
dopo  la  sua  esaltazione,  a  spedirlo 
legalo  a  latore  in  Ispagna  per  la 
causa  dell'arcivescovo  di  Toledo 
Bartolomeo  Carranza ,  che  già  si 
trovava  nelle  carceri  dell'  inquisi- 
zione per  sospetti  di  eresia.  In  que- 
sta legazione  poco  potè  fare,  per- 
chè sentita  nel  i565  la  morte  del 
Pontefice,  fu  obbligato  recarsi  al 
conclave,  a  cui  però  non  arrivò,  e 
trovò  eletto  s.  Pio  V.  Il  defunto 
l'avea  nominato  segretario  o  pre- 
fetto della  segnatura  de'brevi.  Quan- 
tunque nulla  operasse  nella  causa 
del  Carranza,  scopo  principale  di 
sua  legazione ,  diede  però  nella 
corte  di  Madrid  chiari  argomenti 
di  coraggio  e  petto  sacerdotale  , 
dappoiché  non  temendo  lo  sdegno 
del  re ,  protestò  che  sarebbe  subi- 
to partito  se  non   fosse    stato  rice- 


agS  ORG 

Tuto  ed  accolto  colle  onorificenze 
polite  praticarsi  coi  cardinali  lega- 
ti. Volendo  Filippo  II  nominare 
^icui^i  che  insieme  col  cardinale 
dovessero  giudicare  il  Carranza , 
^«sistè  qoragijiosaraeinte,  e  con  tal 
Ìerm^Z2;£< ,  die  il  monarca  restan- 
done sorpreso,  ne  concepì  una  stima 
particolare;  e  quando  il  cardinale 
pavù,  ricusa  da  lui  il  viatico.  Giunto 
ì'n  Genova  trovò  lettere  del  nuovo 
Pontefice  che  gli  coniandava  ri- 
prendere il  viaggio  per  la  Spagna, 
ma  egli  esposte  le  sue  di  Alcol  tà  , 
^bbe  il  permesso  di  progredire  per. 
Roma,  e  giunto  a'  piedi  del  Papa, 
questo  accogliendolo  amorevolmen- 
te, gli  disse  :  vionsignore  abbiamo 
occupato  il  vostro  luogo.  Giacché 
ipel  conclave  il  cardinale  sarebbe 
stato  eletto,  se  non  lo  caiunniava- 
XiO  alcuni  invidiosi  di  sue  preclare 
doti.  Le  fatiche  da  lui  tollerate  nel 
■viaggio  ,  congiunte  alla  avanzata 
età,  gli  cagionarono  un'  infermità , 
da  cui  ristabilitosi  riprese  con  ar- 
dore le  sue  incumbenze.  Mai  potè 
indursi  ad  accettare  una  pensione 
annua  di  mille  scudi  assegnatagli 
dalla  liberalità  del  re  di  Spagna, 
e  non  vi  volle  che  l' espresso  co- 
diando pontifìcio  per  fargliela  ri- 
cevere. Avendo  Cesare  Speciano 
portato  al  cardinale  di  espressa 
Commissione  del  Papa  la  minuta 
^i  un  breve ,  come  a  prefetto  di 
quella  segnatura,  egli  dopo  averla 
ben  letta  e  considerata,  modesta- 
mente ricusò  di  spedirla  perchè 
poteva  in  seguilo  ^agioi^are  pota- 
bile pregiudizio  alla  libertà  ecclesia- 
stica, in  guisa  che  allo  stesso  Pontefi- 
ce convenne  segnarla.  Del  qual  pro- 
cedere, quantunque  s.  Pào  V  ne  sia 
i:imasto  alquanto  risentito,  nondi- 
pieno  poscia  ammirò  l' integrità  e 
virili  del  cardinale.  Portatosi  a  60- 
t 


GRE 

logna  per  alcune  necessità ,  die 
compimento  al  magnifico  palazzo, 
incominciato  da  suo  padre,  e  tor- 
nato in  Roma  si  diede  di  propo- 
sito alla  correzione  del  decreto  di 
Graziano,  incumbenza  già  affidate^- 
gli  da  Pio  IV. 

Passato  a  miglior  vita  s.  Pio  V, 
entrarono  in  conclave  a'  ti  maggio 
1572  cinquantadue  cardinali,  che 
poca  fatica  durarono  ad  eleggeroes 
il  successore.  Assicurati  i  cardinali 
Alteraps,  Sforza,  Orsini,  Cesi,  e, 
Galli  detto  di  Como,  che  in  que- 
st'  occasione  il  cardinal  Farnese  si 
teneva  per  escluso,  avendogli  detto 
il  cardinal  Granvela  che  i  suSi'agi 
del  re  di  Spagna  non  lo  potevano, 
aiutare  per  motivo  di  sua  gioventti, 
cominciarono  tahnente  a  stringere 
pel  cardinal  Boncompagno,  al  qua- 
le molto  inclinava  il  cardinal  Bo- 
nelli  nipote  del  defunto  co'  suoi 
voti ,  e  con  quelli  del  partito  di 
Pio  IV,  che  nel  giorno  seguente  i  3 
maggio  ebbero  tutti  t  voti  sicuri  e. 
necessari,  in  vigore  de'quali  il  cardi- 
nal Boncompagno  nel  giorno  dopo, 
in  età  di  settant'anni,  restò  eletto 
Pontefice  con  universale  applauso. 
Portossi  frattanto  alla  sua  Cella, 
(F'edi)  il  cardinal  di  Como,  per 
fargli  sapere  che  tutti  si  eranoi 
uniti  per  dargli  il  voto,  e  per  av- 
visarlo di  condursi  alla  cappella,  9, 
fine  di  essere  adorato  Pontefice, 
Il  cardinal  Boncompagno  ciò  udi- 
to, senza  punto  alterarsi  nell'  ani- 
mo, gli  domandò  se  veramente  i 
voli  erano  bastanti  alla  sua  ele- 
2;ione  ;  e  rispostogli  dal  cardinal  di 
Como  eh'  erano  anco  di  vantaggio, 
egli  come  se  nulla  di  nuovo  gli 
fosse  accaduto,  seguitò  colla  stesse^ 
tranquillità  a  scrivere  alcune  cose 
importanti ,  le  quali  terminate  ,  le 
mise  in  petto^  e  pailì  versa  la  cap-t 


GRE 
«ella  dicendo  :  Andiamo  col  nome  di 
Dìo.  Eletto  Papa  prese  il  nome  di 
Gregorio  XIII,  e  scelse  per  simbo- 
lo le  parole  del  salmo  Confirma 
Itox  Deus,  quod  operatus  es  in  no- 
bis.  A'  20  maggio,  festa  di  Pente- 
coste, fu  solennemente  coronato  nel- 
la basilica  vaticana;  ed  ai  27  det- 
to, montato  su  di  un  bianco  ca- 
Yallp ,  con  n^agnifica  cavalcata  si 
portò  a  prendere  il  consueto  pos- 
sesso in  s.  Giovanni  in  Laterano, 
che  descrissero  i  due  maestri  di  ce- 
rimonie Mucanzio  e  Firmano  pres- 
so il  Cancellieri,  Storia  de'  possessi 
p.  119.  In  vece  del  gettito  del  de- 
naro al  popolo  pelle  due  funzioni 
del  banchetto,  e  della  distribuzione 
a'  conclavisti ,  ne  erogo  l' importo 
in  ragionevoli  limosine,  e  di  tutto 
trattamnio  agli  analoghi  articoli.  De- 
stinò alla  segreteria  di  stato  il  car- 
dinal Galli,  che  con  lode  T  avea 
disimpegnata  col  predecessore;  alla 
dateria  il  prelato  francese  Conta- 
velli  versato  nella  materia  ;  e  per 
tesoriere  Ridolfo  Buondgliuoli,  giu- 
sto, moderato,  diligente  ed  accorto^ 
Nel  primo  concistoro  fece  leggere 
la  bolla  di  s.  Pio  Y  di  non  alie- 
nare i  beni  della  Chiesa,  ed  acco- 
stando la  mano  al  petto,  giurò  di 
mai  violarla.  Deputò,  i  cardinali 
Borromeo,  Paleolli,  Aldobrandini, 
^  Paolo  d' Arezzo  a  levare  dal 
clero  gli  abusi.  Ordinò  che  le  de- 
terminazioni fatte  dal  predecessore 
sul  concilio  di  Trento  fossero  in- 
violabilmente osservate;  dichiarò  che 
la  tacita  permissione  del  Papa  non 
era  sufficiente  a  dispensare  i  vesco- 
vi dalla  residenza.  Deputò  un  gior- 
no della  settimana  per  la  pubblica 
Udienza  (  Vedi  )  ;,  e  per  mostrare 
il  desiderio  che  aveva  di  sgravare 
almeno  in  parte  i  sudditi,  levò  il 
^azio  dql  quattrino,  sulla  carne  poi- 


GRE  297 

cina,  ed  in  Romagna  estinse  quel- 
lo sul  vino,  nella  qual  provincia  a-r 
boli  i  fiscalati  venali.  Proibì  il  di- 
pingere gli  Agnus  Qei  benedetti 
(  Fedi  )y  e  il  distribuire  reliquie 
false;  quindi  istituì  la  festa  del  ss. 
Rosario  (  Fedi  )  ,  e  continuò  la 
guerra  contro  i  turchi ,  come  91 
disse  all'  articolo  Costantinopoli 
(  Fedi  ). 

Considerando  che  per  megliq 
promovere  la  religione  cattolica  era? 
no  necessari  dotti  e  santi  ministri, 
Gregorio  XIII  volle  ristabilii-e,  am- 
pliare e  fondar  di  nuovo  in  diverse 
parti  del  mondo  ventitre  Collegi 
^Fedi),  ne' quali  si  dovessei'o  istrui- 
re i  giovani  di  tutte  le  nazioni.  Fi| 
grandemente  benemerito  del  Colle- 
gio  Germanico  (  Fedi  ) ,  fondò  il 
Collegio  Inglese  (Fedi),  il  Colle- 
gio Greco  (  Fedi) ,  il  Collegio  dei 
Maroniti  (Fedi)  y  la  casa  o  colle- 
gio da'  Neofiti  (Fedi),  il  Collegio 
Homano  (  Fedi),  ed  il  Collegio 
Armena  (  Fedi  ) ,  il  quale  però 
non  ebbe  effetta.  Confermò  l'  ordi- 
ne equestre  di  j.  Maurizio,  e  Iq 
unì  a  quello  di  s.  Lazzaro  (  Fe- 
di ) ,  istituì  una  particolare  Con-' 
gregnzione  per  la  visita  (  Fedi  ) , 
per  le  diocesi  di  tutta  la  cristiani- 
tà ;  e  per  darne  V  esempio  ai  ve-? 
scovi  visitò  tutti  gli  ospedali  di 
Roma.  Fece  grosse  elemosine  in 
privato  ed  in  pubblico ,  sì  a  luoghi 
pii ,  che  a  persone  particolari  ;  an- 
ticipò quelle  che  mensuahnenteavea 
assegnate  alle  famiglie  bisognose , 
dotò  zitelle,  beneficò  l'università 
di  Perugia ,  pagò  i  cospicui  debiti 
contratti  dal  cardinal  Bonelli  per 
la  sua  legazione  di  Spagna,  e  soc- 
corse molli  nobili  ch'erano  vicini 
a  decadere  dal  grado  de'  loro  mag- 
giori. Tali  furono  i  primordi  del 
pontificato    di    Gregorio,    XUI.    lu 


298  GRE 

mezzo  alle  zelanti  sue  sollecitudini 
per  mantenere  la  religione  cattoli- 
ca nella  Scozia,  e  per  farla  rifio- 
rire in  Inghilterra  ,  provvide  alle 
liti  che  insorgevano  per  privilegi 
tra  i  vescovi  e  i  regolari,  e  prese 
particolar  cura  dei  cistcrciensi,  pre- 
monstratensi  e  basiliani.  Prescrisse 
il  teologo  nelle  cattedrali  ;  e  per- 
chè i  parrochi  vivessero  con  più 
decenza ,  e  meglio  attendessero  al 
grave  ullìzio,  dichiarò  che  non  si 
potessero  mettere  pensioni  sui  be- 
nefìzi curati,  i  quali  non  eccedes- 
sero cento  scudi  di  rendita.  Del- 
l'abiura fatta  da  Enrico  III  re  di 
Navarra,  dello  stocco  e  berrettone 
benedetti  mandali  al  re  Carlo  IX, 
e  della  strage  degli  ugonotti  che 
questi  fece  eseguire  in  Francia 
(f^edi)  il  giorno  di  s.  Bartolomeo, 
ne  parlammo  a  quell'articolo,  ed 
è  falsa  la  calunnia  'che  ne  sia 
stato  connivente  il  Pontefice:  la 
processione  ed  altre  dimostrazioni 
ch'egli  fece,  furono  per  le  notizie 
che  ricevette  della  cessata  strage. 
I  discorsi  del  Papa  dimostrarono 
ch'egli  disapprovò  quella  crudele 
carnifìcina,  e  non  volle  affatto  sco- 
municare Enrico  III,  e  il  principe 
ài  Condé ,  quantunque  vi  fosse 
spinto.  Frattanto  avendo  il  conte 
Giovanni  Aldobrandini,  gentiluomo 
tli  Ravenna,  tramato  occultamente 
di  dare  in  mano  ai  turchi  la  sua 
patria,  e  la  città  d'Ancona,  fu 
pubblicamente  decapitato  ,  ed  i 
complici  castigati.  Colle  strette  com- 
missioni che  diede  il  santo  Padre 
ai  governatori  delle  provincie  pon- 
tifìcie ,  pose  freno  alla  licenza  dei 
baroni  ;  e  colla  rinnovazione  dei 
decreti  contro  le  franchigie,  i  giuo- 
chi dei  ridotti,  e  quanto  riguarda- 
va il  rispetto  all'  onestà ,  fece  co- 
noscere   quanto    gli    era    a    cuore 


GRE 

l'ordine  e  la  giustizia.  Attendendo 
Gregorio  Xlil  all'aumento  dell'e- 
rario del  tesoro  papale,  nel  dimi- 
nuir le  pubbliche  gravezze,  ed  in 
ricuperare  molte  terre  della  Chie- 
sa, accrebbe  le  rendite  della  camera 
apostolica.  Riscattò  con  ingenti  som- 
me molti  cipriolti  fatti  schiavi  dai 
turchi  ;  concesse  gli  spogli  ai  vescovi 
poco  facoltosi  del  regno  di  Napoli  ; 
allo  spedale  della  Pietà  in  Venezia 
donò  diecimila  scudi  ;  e  comparti 
pìngui  pensioni  all'  arcivescovo  di 
Malvasia  esiliato  dai  turchi ,  per 
aver  eccitato  i  popoli  di  Morea  a 
porsi  sotto  gli  stendardi  cristiani  nel 
tempo  della  guerra  della  lega. 

Avvicinandosi  la  celebriazione  del 
giubileo  universale  daW  ^nno  .tan- 
to XI  [Vedi),  Gregorio  XIII  co- 
mandò eccellenti  regolamenti  per 
felicemente  celebrarlo,  tanto  per  la 
provvista  de'commestibili,  che  per 
l'accomodamento  delle  strade,  proi- 
bendo ai  proprietari  delle  case  ac- 
crescerne il  fìtto.  Per  incitare  i 
cardinali  a  restaurare  ed  abbellire 
le  loro  chiese,  ordinò  che  si  faces- 
se quanto  occorreva  alle  principali 
basiliche,  rifacendo  i  portici  della 
Vaticana  e  della  Liberiana  :  da 
questa  basilica  fece  regolarizzare 
una  strada  dritta  sino  alla  basilica 
Lateranense,  non  che  ampliò  la 
strada  papale,  onde  ne  fu  posta 
memoria  con  un'  isciizione  sul  pa- 
lazzo Amadei.  Inoltre  prosegui  la 
fabbrica  del  tempio  vaticano ,  ne 
accrebbe  i  pregi ,  e  donò  sontuosi 
apparamenti,  che  pur  concesse  alla 
basilica  Lateranense,  cui  eresse  una 
nobile  cappella  pel  ss.  Sagramento. 
Alla  basilica  di  s.  Paolo  fece  or- 
nare l'altare  maggiore  ed  altro. 
Ingrandii  la  porta  Celiraontana,  e 
rifece  il  ponte  s.  Maria  o  Rotto. 
Nel    Palazzo     Vaticano    (  Fedi  ) 


GRE 
aumentò  le  stanze  ,  alzò  la  volta 
della  sala  di  Costantino ,  fece  di- 
pingere parte  delle  logge,  fece  la 
bellissima  galleria  ,  coli'  Italia  anti- 
ca e  moderna  rappresentata  con 
carte  geografiche  dipinte  ,  1'  osser- 
vatorio astronomico,  la  cappella  co- 
mune, e  compì  la  magnifica  sala  re- 
gia :  ampliò  inoltre  la  chiesa  ed  ospe- 
dale di  s.  Marta ,  per  la  famiglia 
pontificia.  Nei  iSj^  molto  faticò 
il  Pontefice  per  ridurre  Giovan- 
ni III  re  di  Svezia  alla  cattolica 
religione,  come  per  mantenere  sul 
trono  di  Polonia  Enrico  di  Valois, 
che  divenuto  re  di  Francia  col 
nome  di  Enrico  III,  lo  soccorse 
contro  gli  eretici  ugonotti ,  che  in 
quel  reame  facevano  lagrimevoli 
danni.  Oltre  i  diversi  aiuti  ripor- 
tati al  citato  articolo  Francu,  Gre- 
gorio XIII  nel  i574  mandò  al  re 
duecentomila  scudi  colle  proprie 
galere  fino  a  Marsiglia.  Indi  dopo 
replicate  preghiere,  prima  di  Carlo 
IX,  poi  di  Caterina  de' Medici  sua 
madre,  quindi  dello  stesso  Enri- 
co III,  e  dopo  varie  consultazioni, 
il  santo  Padre  sped\  due  bolle,  la 
prima  a' 24  agosto  1^7^,  l'altra 
a'  18  luglio  iSyG,  nell'una  si  ap- 
plicavano alla  corona  sopra  i  frutti 
ecclesiastici  un  milione  di  franchi , 
o  un  milione  di  lire  tornesi,  o  sia 
scudi  romani  trecentomila  circa,  al 
dir  del  Bernini,  Storia  delle  eresie 
tom.  IV,  cap.  X,  p.  54^;  nell'al- 
tra sì  concedeva  la  facoltà  di  alie- 
nare beni  stabili  del  clero,  pel  va- 
lore di  un  milione  di  franchi. 
Queste  due  bolle  per  grata  memo- 
ria a  Gregorio  XllI  furono  inse- 
rite nel  tomo  IV  de'  Commentari 
del  clero  gallicano.  Vedi  Natale 
Alessandro,  Hisior.eccles.  saec.  XVI, 
cap.  I,  art.  XXI,  num.  i.  Il  re 
di  Spagna  (  Vedi),  avendo  suppU- 


GRE  agg 

calo  anch' egli  il  Pontefice  per  la 
guerra  de'  turchi  e  quella  delle 
Fiandre,  di  poter  alienare  beni  ec- 
clesiastici, Gregorio  XMI  vi  accon- 
discese con  diverse  condizioni,  e  ad 
istanza  dello  stesso  Fdippo  II  eres- 
se la  sede  vescovile  di  Burgos  in 
metropoli.  Nell'anno  santo  iSyS, 
che  con  gran  divozione  celebrò,  Gre- 
gorio XIII  die  magnifico  alloggio 
al  granduca  di  Toscana,  al  duca 
di  Parma,  ad  Ernesto  di  Baviera  , 
ed  al  cugino  Cai'lo  di  Cleves  che 
onorò  dello  stocco  e  berrettone  be- 
nedetti ,  e  morendo  venne  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Maria  dell'Anima: 
ai  desolati  servi  di  Carlo  ,  il  Papa 
diede  scudi  cento  per  ciascuno.  Per- 
mise ai  cappuccini  di  dilatarsi  per 
tutto  il  mondo,  e  beneficò  la  loro 
chiesa  in  Frascati,  rifacendo  più 
ampia  quella  di  Roma;  si  adoperò 
per  impedir  la  confessione  angusta- 
na  in  Boemia,  per  indurre  Massi- 
miliano II  a  prendere  in  Roma  la 
corona  imperiale ,  e  per  sedare  i 
tumulti  di  Genova. 

Nel  i5j6  mori  in  Roma  l'ar- 
civescovo Carranza,  di  cui  parlam- 
mo altrove,  con  riputazione  di  san- 
to ,  benché  giudicato  sospetto  di 
eresia;  ed  il  Pontefice  fece  porre 
un  epitaffio  sulla  di  lui  tomba,  nel 
quale  si  disse  uomo  illustre  per 
costumi  e  per  sapere  ,  modesto 
nelle  prosperità,  e  paziente  nelle 
avversità.  La  corte  di  Spagna  noa 
andò  esente  da  critiche,  pel  rigore 
esercitato  sull'arcivescovo.  Per  l'im- 
presa contro  r  Africa  il  sa&to  Pa- 
dre accordò  a  Sebastiano  re  di 
Portogallo  centocinquantamila  scu- 
di sui  beni  di  chiesa,  e  per  le  sue 
suppliche  istituì  il  vescovato  di 
Macao.  Smunto  il  pontificio  tesoro 
per  le  sovvenzioni  date  alla  Ger- 
mauia    ed    alla    Francia  ,    per    U 


9oo  GRE 

fortificazione  e  guardie  della  ma- 
rina e  dello  slato  d'Avignone,  pei' 
le  li  mesi  ne  e  sostentamento  di  tan- 
ti collegi,  ed  altro,  il  Papa  in;- 
pose  alcune  decime  sopra  i  bene- 
\hi  d'Italia,  esclusi  i  luoghi  pii, 
i  inendicanti,  e  i  don^inii  veneti, 
ed  eresse  ur»  luogo  di  monte  estin- 
guibile. Frattanto  Gregorio  XIII 
oonchiuse  una  lega  con  Filippo  II 
per  liberare  Maria  Stuarda  regina 
di  Scozia  dalla  tirannica  prigionia 
in  cui  la,  teneva  Elisabetta  regina 
d'Inghilterra,  e  provvedere  alle  cose 
del  regno;  in  pari  tempo  esortò  i 
veneziani  a  nou  ricevere  l' amba- 
sciatore inglese,  usò  loro  diverse 
attenzioni ,  e  distinse  il  doge  Mo- 
cenigo  col  donativo  della  rosa  d'oro 
))enedetta  :  iq  tale  lega  il  Papa  si 
adoperò  perchè  vi  entrassero  i  re 
di  Svezia  e  di  Polonia.  Minaccia- 
to Iq  stato  ecclesiastico  dalla  peste, 
il  Papa  ricorse  in  più  modi  al  di- 
vino patrocinio,  e  spese  più  di 
duecentomila  scudi  per  le  debite 
provvisioni.  Ottenne  da  Ridolfo  II 
qhe  nel  domandar  1^  conferma 
della  sua  elezioqe  all' impero,  usas- 
se tern^ini  ossequiosi,  come  tqeglio 
si  è  detto  all'  articolo  Germania 
(^P^edi).  Nel  iSjj  spedì  nella  Sve- 
zia il  gesuita  p.  Possevino  per  ri- 
cevere I'  abiura  del  re,  e  dar  sesto 
agli  affari  religiosi.  Dopo  breve 
vertenza  il  santo  Padre  concesse  a 
Filippo  II ,  come  re  di  Napoli  e 
Sicilia,  la  nomina  alle  vacate  chie- 
se di  Catania  e  Palermo,  istituendo 
a  di  lui  istanza  i  vescovati  di  s. 
Marta,  Truxillo  ed  Arequipa.  Con 
r  aiuto  del  duca  di  Savoia  Ema- 
nuele Filiberto ,  ricuperò  Grego- 
rio XIII  alla  santa  Sede  i  feudi 
di  Montafia  e  Tigliole  nella  dio- 
cesi d'  Asti  :  più  tardi  riconquistò 
lioazaoo    e  Cisterna   di    Pienioate 


GRE 

devoluti  alla  cantera  apostolica  pei 
morte  del  conte  Baldassare  Rango- 
ne.  Con  grande  soddisfazione  del 
suo  zelo  cominciò  l'anno  i^yS, 
per  la  speranza  che  iq  essq  con- 
cepì della  ridqzioqe  di  più  proviq- 
eie  orientali  alla  pontificia  obbe- 
dienza ,  per  I^  conversione  dallo 
scisma  dell'arcivescovo  di  Naxivan, 
per  quella  del  patriarca  di  Caldea 
che  stabilitosi  in  Roma  fu  genero- 
sancente  provvedutq,  per  quella  del 
patriarca  de' maroniti,  per  quella 
dell*  arcivescovo  di  Cranganor,  e 
per  quanto  fece  cogli  abissini  ed 
etiopi.  Soccorse  que*  ruteni  ch'era- 
no in  Caffa,  nella  Taurica  Cherso- 
neso,  ed  i  greci  cui  mandò  molti 
libi'i  stampali;  e  presso  il  re  por- 
toghese procurò  di  far  reintegrare 
del  regno  Giovanni  re  4^11*  isola 
Geylan  ,  detronizzato  per  essersi 
fatto  cristiano  con  ventimila  dei 
suoi  sudditi.  Confermò  V  ordine 
equestre  dello  Spirito  Santo,  isti- 
tuito d£|  Enrico  III,  o  meglio  rin- 
novato. Deputò  una  congregazione 
di  uomini  dotti  per  l'emendazione 
della  Bibbia  greca  ;  ed  essendosi 
incominciatq  sottp  Pio  IV,  e  $. 
Pio  V  la  correzione  del  decreto  di 
Graziano,  e  di  tutto  il  Z^irilto  ca- 
nonico (  P^edi  ),  per  la  quale  il 
Papa  avea  lavorato,  ne  incaricò  del 
compimento  il  celebre  Pamelio, 
quindi  lo  fece  staaipare  in  Roma. 
Si  occupò  della  bonificazione  delle 
saline  di  Cervia,  e  nel  porto  Cese- 
natico fece  nuove  case,  e  il  ponte 
sul  canal  grande  ;  affrancando  e 
ricuperando  ai  domiqii  della  Chie- 
sa diversi  castelli,  e  le  città  di  For- 
limpopoli  e  Bertinoro.  Nate  nuo- 
ve conlese  nel  iSyg  tra  il  duca 
di  Modena  e  la  i*epubblica  di 
Lucca  pei  confini  della  Garfagna- 
na ,  con  successo  il   Papa   &'  iater-, 


GRE 

pose.  Colla  stessa  premura  sop"ì  i 
contrasti  insorti  tra  i  duchi  di 
Mantova  e  di  Nivers  sopra  una 
parte  dal  Monferrato;  e  le  verten- 
ze tra  l'ordine  gerosolimitano  eia 
repubblica  di  Venezia:  similmente 
Gregorio  XIII  presso  Filippo  li, 
beneficò  i  napoletani  malcontenti 
del  viceré,  e  pacificò  con  lui  Ste- 
fano Batteri  nuovo  re  di  Polonia, 
che  gli  avea  mandato  ambasciatori 
di  obbedienza,  e  perciò  riconosciu- 
to non  ostante  le  proteste  del  re 
di  Francia. 

Con  gran  premura  il  santo  Pa- 
dre si  applicò  per  l'elezione  del 
nuovo  generale  dell'ordine  Fran- 
cescano {^Fedi)  ^  e  perchè  in  Fran- 
cia fosse  ricevuto  il  concilio  di 
Trento.  Non  concesse  al  cardinal 
Enrico  {^Vedi)  re  di  Portogallo  la 
dispensa  di  prender  moglie.  Intra- 
prese il  disseccamento  delle  valli 
di  Ravenna^  e  pose  fine  alla  con- 
troversia sui  sali  di  Comacchio  col 
duca  di  Ferrara,  e  tra  questi  e  la 
comunità  di  Bologna  sui  confini 
(ifel  territorio.  Pubblicò  la  raccolta 
di  tutte  le  bolle  e  costituzioni  pon- 
tificie da  s.  Gregorio  VII  sino  ai 
suoi  tempi  ;  ed  eresse  Crema  in 
seggio  vescovile.  Nel  i58o  gran  fa- 
tica sostenne  il  Pontefice  per  com- 
porre una  differenza  colla  Francia, 
per  aver  fatto  colà  il  nunzio  Dan- 
dini  stampare  e  distribuire  la  bol- 
la in  Coena  Domini.  Non  cessan- 
do Michele  Baio  di  spargere  ed 
insegnar  gli  errori  condannati  da 
Si  Pio  V ,  il  Papa  ne  rinnovò  la 
condanna  ,  ed  ottenne  l' abiura  di 
Baio  che  però  non  fu  sincera.  Sof- 
frendo gravi  danni  dai  protestanti 
la  religione  cattolica  nella  Stiria  e 
nella  Garin tia,  con  successo  il  san- 
to Padre  ottenne  opportuni  prov- 
vedimenti dall'  arciduca  Carlo.  Af- 


GRE  3or 

flitla  Roma  dall' epidemia  del  ca- 
strone, parlicolar  cura  ne  prese  il 
Pontefice,  che  con  bolla  confermò 
i  nuovi  statuti  dell'alma  ciltà.  Nel 
i58o  solennemente  collocò  il  corpo 
di  s.  Gregorio  Nazianzeno  nella  son- 
tuosa cappella  da  lui  edificata  nel- 
la Chiesa  di  s.  Pietro  in  Vaticano 
(^Fedi)y  e  dal  suo  nome  detta  Gre- 
goriana. Nel  i58i  8Ì  querelò  coti 
Filippo  li  per  la  pace  conchiusa 
coi  turchi ,  la  cui  potenza  voleva 
egli  abbattere  a  bene  del  cristia- 
nesimo. In  questo  tempo,  come  di- 
cemmo all'articolo  Gerosolimitano 
{Fedi),  il  gran  maestro  l' Evesque 
fu  imprigionato  :  Gregorio  XI 11 
sped\  a  Malia  monsignor  Visconti 
a  libeiarlo ,  ed  avocò  a  sé  il  giu- 
dizio. Portatosi  il  gran  maestro  in 
Roma,  fu  benignamente  accolto,  e 
poi  dichiaralo  innocente  :  da  que^ 
sto  Papa  ebbero  origine  gli  inqui- 
sitori e  visitatori  aposlolici  di  Mal- 
ta, la  cui  serie  riportammo  al  ci- 
tato articolo.  Continuando  la  visi- 
ta che  neir  Italia  avea  ordinato  il 
Pontefice  a  tutte  le  diocesi,  i  ve». 
neziani  vi  si  opposero,  ma  poscia 
si  sottomisero  con  gran  vantaggio 
del  culto  divino.  Contemporanea- 
mente assalito  Ivan  IV  czar  di 
Russia,  che  altri  chiamano  Gio- 
vanni Basilio,  dal  re  di  Polonia, 
ricorse  per  l'interposizione  al  Pon- 
tefice, il  quale  gli  spedì  per  nun- 
zio il  gesuita  p.  Antonio  Possevino 
con  brevi  ,  ricchi  doni,  e  con  nn 
sunto  del  concilio  di  Firenze:  con- 
cfiiuse  il  nunzio  la  bramata  pace,  e 
rispose  egregiamente  a  tutte  le  ob- 
biezioni che  su  punti  religiosi  gli 
fece  il  principe,  di  che  se  ne  par- 
la all'articolo  Russia.  Confermò  ai 
fornarì  i  privilegi  loro  concessi  da 
Leone  X  e  Giulio  III,  massime  sui 
loro  crediti  ;    reintegrò  ed   ampliò 


3o2  GRE 

quegli  antichi  accordali  da  altri 
Pontefici  alle  università  de'  mer- 
canti, mereiai'!,  speziali  ed  altri  ;  e 
pei  poveri  assegnò  il  monistero  di 
s.  Sisto  per  abitazione.  Nel  princi- 
pio dell'autunno  i58i  assalito  il 
santo  Padre  da  febbre  terzana , 
diede  agli  ambiziosi  e  speculatori 
qualche  speranza  di  sede  vacante: 
tuttavia  non  lasciò  di  dare  udien- 
za ,  e  col  vigore  del  suo  tempera- 
mento, colla  regola  del  vivere,  e 
col  benefìzio  dell'aria  di  Frascati 
e  del  Quirinale,  ove  avea  incomin- 
ciato a  edifìcare  il  palazzo  aposto- 
lico, riavutosi  in  breve,  attese  con 
maggior  premura  e  forza  che  mai 
all'  estirpazione  degli  abusi  e  del- 
l'eresie,  ed  all'amplificazione  della 
Sede  apostolica. 

Nel  i582  il  Papa  s'immortalò 
con  la  celebre  correzione  del  Ca- 
lendario  [f^'edi) ,  che  a  suo  onore 
fu  chiamato  Gregoriano,  ne  coman- 
dò r  osservanza,  ed  ordinò  la  cor- 
rezione del  Martirologio  romano 
(Fedi).  In  quest'anno  per  la  care- 
stia della  Campagna  romana,  fece 
cavare  cinquantamila  scudi  dal  Ca- 
stel s.  Angelo ,  per  provvedere  ai 
bisogni  ;  ed  eresse  in  arcivescovato 
la  sede  vescovile  della  sua  patria 
Bologna,  della  cui  gratitudine,  come 
degli  altri  benefizi  compartitigli  dal 
concittadino  Pontefice,  se  ne  ten- 
ne proposito  all'  articolo  Bologna. 
Gran  dolore  provò  Gregorio  XIII 
nel  i583  per  l'apostasia  di  Ghe- 
bardo  Truchses  arcivescovo  ed  elet- 
tore di  Colonia  (^Fedi):  lo  depose, 
ed  istituì  la  nunziatiu'a  apostolica 
di  Colonia.  Gravi  danni  recando 
allo  stato  della  Chiesa  i  fuorusciti  e 
malviventi  ,  contro  di  essi  spedi 
gente  armata ,  e  lo  stesso  Iacopo 
Boncompagno  generate  di  s.  Chie- 
sa,  il  quale  più  con  accorte  manie- 


GRE 

re  che  con  la  forza  ne  frenò  l'im- 
peto e  le  devastazioni.  Conlinuan- 
do  i  malviventi  a  commettere  atro- 
ci raisfilti  nel  i')83,  nacr{ue  tra  i 
Birri  ed  alcuni  nobili  romani  qu<l- 
la  funesta  zuffa  che  descrivemmo 
a  quell'articolo.  In  quest'anno  e- 
stinse  il  dàzio  del  macinato ,  ed 
ac([uistò  i  territorii  delle  Chiane 
nei  confini  della  Toscana.  Negli 
ultimi  del  suo  pontificato  ricevette 
la  consolazione  di  accogliere  la  ce- 
lebre ambasceria  del  Giappone 
(Fedi),  che  in  nome  di  tre  re  di- 
chiararono la  loro  obbedienza  al 
successore  di  s.  Pietro.  Altri  fasti 
di  questo  Pontefice ,  sono  l' aver 
fatto  in  Roma  amplissimi  granari 
nelle  terme  di  Diocleziano,  restau- 
rate le  carceri  Savelli,  erette  fon- 
tane nelle  piazze  Navona,  del  Po- 
polo e  della  Rotonda  ;  in  Porto 
fabbricati  diversi  magazzini,  ridot- 
to in  ottimo  stato  le  mura  e  la 
fortezza  d'Ancona,  e  fortificato  Avi- 
gnone; costruì  il  ponte  Centino  ai 
confini  della  Toscana,  fabbricò  un 
palazzo  in  Loreto,  e  la  strada  che 
conduce  al  santuario,  ed  in  Monte 
Porzio  edificò  la  chiesa  di  s.  Gre- 
gorio. Approvò  la  congregazione 
dell'oratorio  istituita  da  s.  Filippo 
Neri,  onde  quelli  che  ne  fanno 
parte  sono  detti  filippini  ;  e  sepa- 
rò i  carmelitani  calzati  dalla  nuo- 
va riforma  de^li  scalzi.  Ordinò  che 
la  festa  di  s.  Anna  madre  della 
Beata  Vergine  fosse  per  tutto  il 
mondo  celebrata  a'  26  luglio  con 
uffizio  di  rito  doppio  ,  e  pose  nel 
martirologio  romano  il  gran  Pon- 
tefice s.  Gregorio  VII.  Determinò 
che  ne*  monisteri  e  conventi  di 
Spagna  non  potessero  abitare  me- 
no di  tredici  religiosi.  Eresse  in 
vescovato  la  chiesa  di  s.  Severo  nel 
regno    di    Napoli  ;    ed    alle   prime 


GRE 

sette  chiese  di  Milano  concesse  le 
indulgenze  che  godono  quelle  di 
Roma.  Confermò  la  confraternita 
del  Gonfalone,  e  1'  eresse  in  arci- 
confraternita  ;  ed  approvò  la  con- 
fraternita della  Pietà  de'  carcerati. 
Soleva  recarsi  a,  Civitavecchia  nel- 
r  autunno ,  e  nella  primavera  ed 
altri  tempi  a  Frascati  nella  villa 
Mondragone  e  nella  villa  Boncom- 
pagno.  Nel  fine  di  agosto  iSjS  fu 
ancora  alla  Madonna  della  Quer- 
cia presso  Viterbo,  gli  concesse  pri- 
vilegi, indulgenze  e  donativi,  ap- 
provando ed  ampliando  la  fiera. 
In  quella  circostanza  visitò  le  ame- 
nissime  ville  di  Bagnaia,  di  Capra- 
rola  e  della  Sforzesca,  dei  cardina- 
li Gambara,  Farnese  e  Sforza. 

Aggravato  Gregorio  XllI  dal  pe- 
so di  oltantatre  anni  e  tre  mesi  di 
età,  avendo  voluto  contro  il  pare- 
re de'  medici  e  de'  suoi  amorevoli 
e  familiari ,  osservare  esattamente 
la  quaresima,  e  non  guardarsi  dal- 
le fatiche  del  suo  ministero,  a*  5 
aprile  fu  assalito  da  lenta  febbre, 
e  da  molesta  infiammazione  di  fau- 
ci ;  ma  ne  anche  per  questo  lasciò 
egli  i  cibi  magri ,  né  le  solite  oc- 
cupazioni. JVella  domenica  dopo  a- 
ver  celebrato  la  messa,  volle  inter- 
venire alla  cappella  ,  e  nel  lunedì 
tenne  concistoro.  Nel  di  seguente 
si  pose  a  letto  contro  sua  voglia  , 
e  sebbene  nel  mercoledì  dasse  spe- 
ranza di  miglioramento,  in  breve 
tempo  la  natura  cede  sì  precipito- 
samente, che  non  rimanendo  tem- 
po né  forza  a  formata  confessione 
o  a  nuova  coiinmione,  cui  gì*  im- 
pedì il  vomito  di  ricevere  come 
ansiosamente  desiderava,  prima  che 
gli  fosse  compitamente  amministra- 
ta r  estrema  unzione  dal  cardinal 
Boncompagni  penitenziere  maggio- 
re, ia   mezzo  a  frequenti   atti  di 


GRE  3o3 

pietà,  che  con  voce  tramortita  re- 
plicava, soavemente  spirò  a'  io 
aprile  i585,  avendo  governalo  do- 
dici anni ,  dieci  mesi  e  vent'olto 
giorni.  Fu  sepolto  presso  la  sua 
cappella  Gregoriana  nella  basilica 
vaticana,  ove  nel  decorso  secolo  gli 
fu  eretto  quel  deposito  di  cui  par- 
lammo al  voi.  XII,  p.  ag9  del  Di- 
zionario: l'anteriore  di  stucco  fatto 
da  Prospero  di  Brescia  è  riportato 
inciso  dal  Bonanni  alquanto  diffe- 
rente dall'odierno,  anche  in  ciò  ch'é 
rimasto  ad  ornar  la  semplice  tom- 
ba di  Gregorio  XIV,  Numismata 
stimm.  Pont,  templi  Faticoni ,  p. 
Ilo.  Quello  di  stucco  «fu  eretto 
per  ordine  del  cardinal  Girolamo 
Boncompagni,  quello  di  marmo  pei* 
volere  del  cardinal  Jacopo  Bon- 
compagni, agnati  del  Pontefice.  \t\ 
otto  promozioni  creò  trentaquattro 
cardinali,  fra'quali  due  nipoti  Fi- 
lippo Boncompagni  e  Filippo  Gua- 
stavillani  o  Vastavillani ,  non  ciie 
Francesco  Sforza  parente  della  mo- 
glie del  proprio  figlio  :  inoltre  dai 
cardinali  di  Gregorio  XIII  uscirono 
i  Papi  Urbano  VII,  Gregorio  XIV, 
Innocenzo  IX e  Leone  XI,  tutti  crea- 
ti nella  penultima  promozione.  La 
sua  famiglia  Boncompagno  i^Fetli) 
fu  da  lui  assai  beneficata  ,  al  mo- 
do che  dicemmo  a  detto  articolo: 
però  del  palazzo  Sora  di  Roma, 
che  ha  dei  pregi,  e  che  il  Milizia 
non  crede  del  Bramante  come  si 
reputa,  se  ne  parlò  al  voi.  XXIV  , 
p. -aSr  del  Dizionario.  Giacomo 
suo  figlio  ch'ebbe  prima  di  farsi 
ecclesiastico  da  una  donna  libera , 
indi  da  lui  legittimato  e  ricolmato 
di  dignità,  di  feudi  e  di  ricchezze, 
per  avere  di  propria  autorità  ca- 
valo dalle  carceri  un  servitore  che 
gli  era  caro,  e  sebbene  po<iCÌa  ve 
Io  riconducesse,  il  Papa  lo  confinò 


3o4  GRE 

a  Perugia  da  dove  noi  ricliitimò 
che  per  reiterate  istanze  di  prin- 
cipi ragguardevoli.  Le  rai-e  virtù 
di  cjuesto  gran  Pontefice,  uno  dei 
più  illustri  che  occuparono  la  cat- 
tedra di  san  Pietro,  trassero  dopo 
la  sua  morte  le  lagrime  del  popo- 
lo, che  lo  riguardò  come  uno  dei 
più  degni  Papi,  indefessamente  al- 
lento al  bene  de'  suoi  sudditi;  ma 
il  suo  governo  non  fu  abbastanza 
severo,  e  ladronecci  gravissimi  ri- 
hiasero  impuniti,  cui  energicamen- 
te riparò  l' immediato  successore 
Sisto  V.  Era  egli  per  riguardo  al 
corpo  di  statura  alta,  di  comples- 
sione robusta,  di  naso  aquilino, 
con  occhi  azzurri,  barba  folta  e 
composta  in.  guisa  che  conciliava 
venerazione ,  e  indicava  maestà. 
Molto  piàcevasi  di  cavalcare  per  la 
città  e  fuori,  secondo  1'  uso  d'allo- 
ra, ed  era  di  tale  agilità  che  salen- 
do a  cavallo  non  abbisognava  di 
aiuto  :  camminava  a  passi  grandi 
e  veloci. 

Per  rispetto  poi  alle  qualità  del- 
l'animo, nelle  risoluzioni  era  accor- 
to, nel  praticare  grave,  nelle  ri- 
sposte pronto,  nel  vestire  e  nel 
mangiare  moderato  :  co'  poveri  fu 
misericordioso,  co'  disgraziati  dispo- 
sto sempre  al  soccorso,  e  co'  lette- 
rali SI  sollecito  nel  provvederli,  che 
ben  quarantaselte  ne  provvide  con 
cariche  ragguardevoli,  altri  stipen- 
diandoli del  proprio,  con  dieci  scu- 
di d'oro  al  mescj  parte  di  palaz- 
zo e  due  servitori ,  come  narra  il 
Serassi  nella  Fila  di  Mazzoni  p. 
49.  La  maggior  sua  gloria  era  il 
dispensar  favori ,  e  perciò  coutava 
per  perduto  quel  giorno ,  in  cui 
non  corrispondesse  con  prove  del- 
la sua  innata  beneficenza.  Dice  il 
Vittorelli  in  Ciacconio  t.  IV,  p.  7, 
che  la  sua  liberatila    non  ebbe  It- 


OHE 
rtiiti,  pel'chè  greci,  cipriottì,  lede 
scili,  inglesi,  scozzesi,  polacchi,  mo- 
scoviti ,  indiani,  unglicri,  illirici, 
boemi,  moravi,  lituani,  transilvu- 
ni,  sassoni,  svizzeri,  francesi,  italia- 
ni, dotti,  ignoranti;  nobili,  plebei, 
vergini i  vedoVe,  maritate,  zitelle, 
ori'ani,  luoghi  pii,  famiglie  religio- 
se e  secolari,  tulli  parteciparono 
della  generosità  di  Gregorio  XllI  , 
e  pure  non  lasciò  debito,  ma  uii 
avanzo  di  settecentomila  scudi.  Il 
senato  aggregò  alla  nobiltà  il  tì- 
glio Giacomo  ,  ed  eresse  in  Cam- 
pidoglio una  statua  al  Pontefice. 
Dei  biografi  di  Gregorio  XIII  ne 
trattammo  al  citato  articolo  Borr 
COMPAGNI.  Vacò  la  sahta  Sede  tre- 
dici giorni,  y.  Principio  Fabricny 
Delle  allusioni,  imprese  ed  emble- 
mi sopra  la  s'ita  di  Gregorio  Xlliy 
Roma  i588   pel  Grassi. 

GREGORIO  XIV,  P.  CCXXIX. 
Nicolò  Sfondrati  ebbe  per  padre 
Francesco  conte  di  Rivera,  barone 
di  Valsessina  fallo  da  Carlo  V,  chia- 
mato il  Padre  della  patria ,  ch*^ 
dopo  la  morte  della  moglie  nei 
i544  Paolo  III  creò  cardinale.  LjI 
madre  fu  Anna  Visconti,  che  mor- 
ta in  Somma,  castello  nel  Milanese 
di  sua  famiglia  ,  dove  si  era  por- 
tala a  visitare  Maddalena  Viscon- 
ti sua  genitrice ,  Nicolò  fu  estrat- 
to dal  suo  cadavere  agli  1 1  feb- 
braio i535,  dopo  sette  mesi  dac- 
ché era  stato  conceputo.  La  fami- 
glia Sfondrati  era  nobile  di  Mila- 
no, ma  originaria  di  Cremona,  co- 
me può  vedersi  nel  p.  Vairani  nei 
Documenti  cremonesi,  par.  II ,  p. 
83,  la  quale  discendeva  da  un 
certo  Corrado  tedesco,  che  in  tem- 
po di  Ottone  IV  imperatore  venne 
in  Italia,  Ove  i  suoi  discendenti  gli 
accrebbero  lo  splendore,  come  st 
legge  in  Gio.  Francesco  Ciesceuz», 


GRE 
pò  sei  altri  cardinali,  cioè  Gaetani 
già  patriarca  d'Aquileia  vescovo  di 
Palestrina,  Corrado  di  Malta,  Fran- 
cesco Aguzzoni  vescovo  di  Bordeaux, 
Giordano  Orsini,  Rinaldo  Brancacci 
e  Ottone  Colonna  poscia  Martino  V. 
Questi  cardinali  nell'ultimo  di  lu- 
glio presero  la  risoluzione  di  costrin- 
gere Gregoi'io  XII  e  l'antipapa  a  ri- 
nunziare il  pontificato,  ovvero  de- 
poili  ambedue  in  un  concilio,  che 
sarebbe  adunato  dwi  due  partiti. 

Corsero  diversi  manifesti  s\  dei 
cardinali  che  del  Papa,  il  quale 
faceva  loro  riflettere  l' ingiustizia 
con  cui  l'avevano  abbandonato,  ed 
accusalo  di  non  voler  rendere  la 
pace  alla  Chiesa,  e  dimostrava  ad 
un  tempo  di  non  ricusare  il  mez- 
zo di  un  concilio,  quale  non  po- 
tevano essi  convocare,  mentre  la 
sua  elezione  era  stata  legittima  e 
canonica,  e  per  conseguenza  essere 
legge  indubitata  l'appartenere  sol- 
tanto al  Pontefice  il  convocare  con- 
cilii  generali,  che  però  egli  lo  de- 
nunziava per  celebrarsi  in  un  luo- 
go del  patriarcato  di  Aquileia ,  da 
scegliersi  da  essi  medesimi,  i  quali 
finalmente  esortava  colle  maniere 
più  cortesi  a  ritornare  da  lui,  che 
avrebbe  loro  condonato  tutto  il 
passato.  A  tutto  ciò  si  resero  sol*- 
di  i  cardinali,  a'  quali  pure  si  uni- 
rono i  cardinali  Enrico  Minutolo 
vescovo  di  Frascati ,  Angelo  del 
titolo  di  s.  Pudenzianaj  ch'erano 
col  Papa  ancora  in  Lucca,  e  Lan- 
dolfo di  s.  Nicola  in  Carcere  che 
governava  Perugia.  Tutti  questi 
con  nuove  accuse  attaccarono  l'af- 
flitto Pontefice,  il  quale  dopo  aver 
confutato  quanto  aveano  pubblica- 
to contro  di  Ini,  partito  da  Lucca 
alla  volta  della  Marca ,  ricevette 
Im  messo  del  suo  amico  Carlo  Ma- 
latesia  signore  di  Riiuiui,  col  quale 

TOL.    XXXU. 


GRE  38§ 

Io  avvisava  non  essere  sicura  per 
lui  quella  strada,  avendo  un  gior- 
no prima  saputo  che  il  cardinal 
Baldassare  Coscia  era  in  agguato 
per  sorprenderlo.  A  tale  notizia  il 
Papa  &i  ritirò  nel  mese  di  luglio 
in  Siena,  e  privò  detto  cardina- 
le della  legazione  di  Bologna,  óve 
avea  indotto  i  bolognesi  a  dichia- 
rare che  Gregorio  XII  doveva  es- 
sere abbandonato  da  tutti ,  e  pu- 
nito dalla  Chiesa  come  propagatore 
dello  scisma,  avendo  pur  commes- 
so altre  malvagità.  Indi  a' 19  set- 
tembre del  detto  anno  i4o8,  e  non 
in  altro  tempo  come  altri  dico- 
no, fece  in  Siena  la  seconda  pro- 
rnozione  di  nove  cardinali,  tra' qua- 
li Angelo  Barbarigo  suo  nipote,  é 
Pietl'o  Morosini  altro  nobile  veneto; 
e  ai  28  dello  stesso  mese  formò 
contro  i  suddetti  cardinali  ribelli 
un  processo  nel  quale  li  privò  del 
cardinalato,  e  dichiarò  che  il  con- 
cilio che  intendevano  celebrare  A 
Pisa  Sarebbe  di  niuna  autorità , 
qualora  da  essi  deposti  fosse  cele- 
brato senza  il  consentimento  delia 
santa  Sede.  Siccome  poi  il  Papa 
era  stato  pregato  da  Uladislao  V 
re  di  Polonia  a  levare  al  sagro 
fonte  il  proprio  figlio ,  incaricò  i 
vescovi  di  Posnania  e  Cracovia  a 
fare  le  sue  veci.  Passati  tre  mesi 
dacché  soggiornava  a  Siena,  partì 
Gregorio  XII  per  Rimini  presso  i 
Malalesta  suoi  costanti  amici ,  ove 
a'  i3  dicembre  dichiarò  il  cardi- 
nale Antonio  suo  nipote  legato  a- 
postolico  a  Roberto  re  de'  roma- 
ni, per  impegnarlo  ad  impedire  il 
concilio  di  Pisa,  nello  stesso  tempo 
che  i  cardinali  ribelli  spedirono  in 
Germania,  per  incitargli  contro  gli 
alemanni,  i  cardinali  Francesco  dei 
ss.  Quattro,  e  Landolfo  di  s.  Nicola 
in  Carcere,  come  racconta  il  (}obe- 
'9 


ago  GRE 

lino,  Cosmodr.  aetnt.  6,  e.  8g,  Ad 
onta  della  ripugnanza  di  Gregorio 
XII,  e  degl'impedimenti  fiapposti, 
nel  marzo  14^9  incominciarono  le 
sessioni  dei  concilio  di  Pina  (F^fli), 
che  diversi  chiamano  iliegitlimo 
perdiè  non  convocato  né  presiedu- 
to dal  Papa.  E  siccome  questi  a- 
vea  determinato  di  celebrait;  un 
concilio  per  opporlo  al  pisano,  nel 
jMMncipio  di  maggio  p^rlì  òa  Jli- 
mini,  e  giunto  a  Cividnle  [P'edi) , 
ivi  lo  celel>r()  al  modo  che  dicem- 
mo in  quell'articolo. 

Frallanlo  i  cardinali  di  Grego- 
rio XII,  e  dell'antipapa  Benedet- 
to Xlil  furono  riconosciuti  per  ve- 
ri nel  concilio  di  Fisa^  il  quale  ai 
5  giugno  nella  sessione  XV  depo- 
se il  Papa  e  l'antipapa,  ed  a' 26 
detto  dai  cardinali  restò  eletto  ^• 
lessandro  V  {Fedi),  già  legato  di 
Viterbo  per  Gregorio  XII  :  i  fedeli, 
eh*  eransi  lusingati  di  veder  termi- 
nato lo  scisma,  dovettero  gemere 
più  di  prima,  dappoiché  si  tratta- 
vano da  Papi  Alessandro  V,  Bene- 
detto XIH  e  Gregorio  XII.  Sapu- 
tosi  da  questi  l'operato  del  conci- 
lio  pisano ,  a'  5  settembre  promt- 
re  con  pubblico  atto  di  dimettere 
le  insegne  del  pontificato,  se  altret- 
tanto facessero  gli  emuli,  ed  inca- 
ricò il  re  de'  romani,  quello  di  Vn- 
glieria  Sigismondo,  e  Ladislao  re 
di  Napoli,  perchè  convenissero  coi 
principi  delle  parti  contrarie  snìki 
celebrazione  di  un  legittimo  conci- 
lio, inviando  perciò  diversi  legati 
in  vai-i  luoghi.  Intanto  Alessandro 
V  dichiarossi  contrario  a  Ladislao, 
liconobbe  per  re  di  Napoli  Lodo- 
vico d'  Angiò ,  e  ricuperò  la  città 
di  Roma,  assolvendo  i  rortpani  dal 
giuramento  prestato  a  Gregorio  XII 
ed  a  Ladislao,  Vedendosi  Grego- 
rio XII  abbandonato  quasi  da  tut- 


GRE 
ti,  come  indicammo  ni  testé  citalo 
articolo,  e  persino  dai  veneti  irri- 
tuii  per  la  dpposizione  del  pnlriar- 
ca  Pancia  ri  no ,  si  portò  a  Gaeta 
presso  Ladislao,  che  alla  di  lui  om- 
bra aspirava  al  dominio  di  Roma, 
dopo  aver  con  accortezza  scampa- 
to gli  agguati  dei  veneziani.  Nel 
maggio  i^io  morì  in  Bologna  A- 
lessaiidro  V,  e  gli  successe  il  c;ir- 
dinnl  Coscia  col  nome  di  Giovan- 
ni XKflI  [T'edì);  nel  qaal  mese 
divenne  re  de' romani  il  nominato 
Sigismondo,  colla  cooperazione  del 
medesimo  Giovanni  XX ili,  che 
pertossi  in  Roma,  e  scomunicò  La- 
dislao. Nello  stesso  anno  i4'o  Gre- 
gorio XII  spedì  Giovanni  arcive- 
scovo di  Riga  nelle  parli  settentrio- 
nali ,  per  teiìcr  fermi  que'  jKjpoli 
alla  sua  ubbidienza;  creò  legato 
delia  Marca  il  cai^linal  Angelo  di 
s.  Stemmo,  affidò  il  governo  di  Fer- 
mo a  Luigi  Migliorati,  e  lo  dichia- 
rò generale  dell'  esercito  ecclesiasti- 
co, con  ordine  di  unirsi  a  quello 
di  I>adistao.  Nel  seguente  anno 
Gregorio  XII  in  Gaeta  nel  giovedì 
santo  pubblicò  anch'  egli  la  bolla 
in  Coenn  Domini  contro  gli  ere- 
tici e  scismatici,  tra'  quali  nomina- 
trimente  scomunicò  Lodovico  d' An- 
giò, l'antipapa,  il  sedicente  Giovan- 
ni XX in  ,  con  quei  cardinali  che 
ne  seguivano  il  partito.  Nel  i4"> 
per  sostenere  il  suo,  Gregorio  XII 
dichiarò  div^-si  legati,  che  mandò 
in  Germania  ed  altrove ,  pubbli- 
cando diverse  bolle  in  favore  dei 
suoi ,  massime  del  landgravio  "Ea-- 
manno  costantissimo  nella  sua  ob- 
bedienza. Ma  pacificatosi  Giovan* 
ni  XXIII  con  Ladislao,  Gregorio 
XII  al>b»ndouò  Gaeta  ,  e  coi  Ire 
cardinali  nipoti  si  rifugiò  in  Ri- 
mini. 

Neii'anao  1 4 1 3  Ladi&Jao  si  portò 


GRE 

ad  OfiRuparc  Roma,  e  costrinse  al- 
la fuga  Giovanni  XXIII ,  il  quale 
vedendosi  tradito  si  rivolse  a  Si- 
gismondo re  de*  romani:  questi  gli 
propose  la  celebrazione  del  conci- 
lio, e  Giovanni  XXIII  vi  die  l'as- 
senso ,  e  lo  denunziò  per  la  città 
di  Costanza.  Allora  fu  scritto  a 
Gregorio  XII  che  se  veramente 
bramava  V  unione  e  la  concordia 
delle  chiese,  e  di  tutta  la  cristia- 
nità, si  portasse  con  quelli  del  suo 
partito  al  concilio.  L'eiTetto  mostrò 
eh'  egli  sinceramente  desiderava 
questa  concordia  ;  ma  temendo  che 
fossero  per  pi-evalere  contro  di  lui 
in  Costanza  i  suoi  remici  ,  nel 
1 4 1 4  procurò  di  svanirlo ,  come 
congregnto  senza  legittima  autori- 
tà, poiché  era  egli  il  vero  pastore 
(iella  Chiesa.  Lagnossi  di  Sigismon- 
«lo  perchè  si  era  dichiarato  dalla 
parie  di  Giovanni  XXIII,  e  gl'in- 
vio il  cardinal  Bianchini  arcivesco- 
vo di  Raglisi ,  e  il  patriarca  di 
Costantinopoli  per  fargli  conoscere 
)a  giustizia  della  sua  causa,  la  qua- 
le poi  volle  parimenti  che  il  car- 
dinal di  Ragusi  difendesse  nel  con- 
cilio. I  prelati  adunati  in  Costan- 
za non  si  mostrarono  a  lui  pro- 
pensi, non  vollero  che  detto  cardi- 
nale alzasse  ì  di  lui  stemmi,  come 
luogo  che  ubbidiva  a  Giovanni 
XXIII;  e  cesare  gli  scrisse  essere 
di  scandalo  la  sua  ripulsa  di  por- 
tarsi in  Costanza  a  fine  di  termi- 
nare il  lagrimevole  scisma  che  la- 
cerava la  Chiesa  e  l'unità  de*  fe- 
deli. Il  Papa  però  gli  rispose,  che 
non  ricusava  il  concilio,  ma  si  il 
congresso  convocato  dal  sedicente 
Giovanni  XXIII,  giacché  non  con- 
veniva fosse  soggetto  all' usurpatore 
del  pontificato  il  vicario  di  Cristo 
e  successore  di  s.  Pietro. 

Giovanni  XXIII  si  portò  iu  Co- 


GRE  ijgi 

stanza,  ed  a'5  novembre  i4'4  ^^'^ 
principio  al  concilio  che  durò  qual- 
tr'  anni  ;  giurò  di  rinunziare,  ma 
non  corrispose  coli' effetto.  Ma  Gre- 
gorio XII  che  sinceramente  bra- 
mava la  pace  della  Chiesa  ,  con 
lettera  de'  i3  marzo  i4i5  die  pie- 
na autorità  al  cardinal  di  Ragusi, 
e  agli  altri  della  sua  ubbidienza , 
che  potessero  ridurre  a  forma  di 
concilio  generale  il  congresso  di 
Costanza  ,  non  come  convocato  da 
Raldassare  Coscia  ,  ma  od  istanza 
di  Sigismondo  re  de'  romani  e  di 
Ungheria,  col  patto  che  Baldassare 
né  lo  presiedesse,  né  vi  fosse  pre- 
sente. Indi  da  Rimini  Gregorio  XH 
spedi  a  Costanza  suo  plenipotenzia- 
rio Carlo  Malalesta,  e  in  riguardo 
alla  pace  universale  che  sempre  a- 
vea  desiderato,  nella  sessione  XIV 
a*  i4  luglio  i4i^j  P^i*  mezzo  del 
medesimo  Malatesta  solennemente  ri- 
nunziò al  pontificalo,  e  da  Gregorio 
XII  tornò  ad  essere  Angelo  cardinal 
Corraro.  Avendo  egli  poi  saputo  ìa 
Rimini  ciò  che  s'era  fatto  a  Co- 
stanza, adunò  il  concistoro,  in  cui 
comparì  per  l' ultima  volle  cogli 
abiti  papali,  approvò  quanto  il  suo 
procuratore  Malatesta  avea  Hitto 
in  suo  nome  ,  depose  il  triregno 
con  tutte  le  altre  insegne  delia  sua 
dignità ,  e  protestò  che  non  le  a- 
vrcbbe  riprese  mai  più  in  sua  vita. 
11  concìlio  depose  Giovanni  XXIII 
da  tutte  le  dignità ,  e  scomunicò 
l'antipapa  Benedetto  XIII.  /^.  An- 
tipapa XXXVI.  Lo  slesso  concilio  ìd 
ricompensa  al  cardinal  Angelo  Cor- 
raro  d'un' azione  cotanto  generosa, 
lo  elesse  vescovo  suburbicario  di 
Porto,  o  meglio  Tusculano,  come 
dicono  rUghetli  ed  il  Cardella,  vica> 
rio  e  legato  perpetuo  della  Marca, 
decano  del  sacro  collegio,  ed  ebbe 
in  ammioisttrdzioof  perpetua  le  cbie- 


igi 


GRE 


se  di  Recanati  e  di  Alacerala,  for- 
se per  essersi  affezionato  partico- 
laroiente  alla  città  di  hccanuti  li- 
no da  quando  innanzi  alla  propria 
esaltazione  fu  legato  della  Mjirca 
nel  i4o5,  e  forse  perchè  Recanati 
in  tempo  dello  scisma  seguì  costan- 
temente le  parti  di  lui ,  tranne 
quando  fu  obbligala  colle  armi  a 
riconoscere  precariamente  altri,  co- 
me dichiara  il  eh.  conte  Monaldo 
Leopardi  nella  Serie  de  vescovi  di 
Recanati,  a  p.  142.  Nel  concilio  fu- 
rono altres'i  confermati  tutti  i  suoi 
atti  ;  dichiarossi  che  la  costituzio- 
ne con  cui  si  era  stabilito  nel  con- 
cilio di  non  eleggere  di  nuovo 
Gregorio  XII,  non  era  stata  in  di- 
spregio di  lui,  ma  a  fine  soltanto 
di  rendere  in  tal  guisa  la  pace  al- 
la Chiesa  ;  che  non  gli  sarebbero 
mai  opposte  le  cose  fatte  nel  pon- 
tificato, né  lui  sarebbe  obbligato  a 
rispondere  in  giudizio,  con  altri 
onori.   V.  Costanza. 

Da  Rimini  il  cardinal  Angelo 
Corra ro  si  portò  a  Recanati ,  da 
dove  a'  7  ottobre  i^iS  scrisse  al 
concilio  di  Costanza  ratificando  la 
rinunzia  fatta  del  papato ,  e  rin- 
graziando il  concilio  delle  provvi- 
denze adottate  a  suo  riguardo.  La 
lettera  incomincia:  Sacrosancto  Con.' 
cilioConstanliensi,devotione/n  et  sub- 
jectionem,  cuni  humili  recomenda- 
lione 3  e  finisce:  Datum  Racaned 
die  VII  octobris  anni  MCCCCXP^ 
octava  indiclione.  Humilis  et  devo- 
tus  vester  Angelus  episcopus  san- 
ctae  ronianae  Ecclesiae  cardinalis. 
Egli  poi  s'intitolava  negli  atti  pub- 
iblici  :  Angelus  miseratìone  divina  , 
episcopus  S.  R.  E.  cardinalis  in 
provinciae  Marchiae  Anconitanae 
apostolicae  Sedis  legalus,  et  vica- 
rius  in  spiritualibtis  et  teniporali- 
h,us  genera lis ,  etc.  Avendo  U  cai'- 


GRE 
dinal  Angelo    oltrepassato    novaitM 
anni  di   età ,  altri   dicono    novanta 
due,  ed  occupato  la  Sede  pontifi- 
cia sino  alla  sua  deposizione  in  J'isa 
due  anni,  sei  mesi  e  tre  giorni,  e 
fino  alla  sua   libera  e  virtuosa  ri- 
nunzia in  Costanza  otto  anni,  set- 
te mesi   e  cinque   giorni ,   mori  a 
Recanati,  dove  avea  stabilita  la  sua 
dimora,    a' 4  luglio  i4i7»   ovvero 
a' 17  giugno,  o  a'7  settembre,  o  ai 
18    ottobre,    come    riporta    il    No- 
vaes.    li  citato   Leopardi   dice   che 
morì  probabilmente  a'  1 3  ottobre, 
ma  sicuramente    fra  i   5    e    li    i4 
dello  slesso  mese,  soggiungendo  che 
il  cardinale  viveva  a'  5  ottobre  del- 
l'anno i4>7)  come  rilevasi    da  una 
lettera    del  comune   di    Recanati  a 
quello  di  Macerala,  ma  ai  i4  del- 
l'istesso  mese  era  già  morto,  come 
risulta    dagli    annali    di    Recanati . 
Cosi  egli  premori    all'  elezione  del 
Papa  suo    successore    che  fu  Mar- 
tino V,  ch'ebbe  luogo  agli  11   del 
seguente  novembre.  Fu  sepolto  nel- 
la    cattedrale    di     s.    Fiaviano     in 
un'  urna  di  pietra,  nella  quale  tut- 
tora   riposano   le  sue   ceneri.    Due 
secoli  dopo  il  cardinal  Giulio   Ro- 
ma vescovo  di  Recanati   fece  apri- 
re quell'urna,  e  visi  trovò  il  cor- 
po incorrotto ,    e  al    dire    del  iVo- 
vaes,    ornalo    ancora    degli     abiti 
pontificali  similmente  interi,  citan- 
do il  Vittorelli,  in  Addit.  ad  Ciac' 
con.  tom.  II,  p,  754;  rOIdoini,  in 
Nov.  addit.  p.  760  ;  ed  il  Quirini, 
nella  Porpora  e  tiara  veneta,  p.  3. 
Ciò  accadde  quando  il  cardinal  Ro- 
ma nel  1623,  a  cagione  del  nuovo 
coro  e  cantoria  de'  musici    eh'  egli 
fece  nel  restaurare  la  chiesa,  tras- 
portò   il    sepolcro  dalla    parte    au- 
strale alla  settentrionale  della  me- 
desima. Nell'urna    si  legge  l' iscri- 
zione che  diligeutemente  ha  ripor- 


tato  il  Leopardi  a  p.  i43 ,  e  si 
legge  pure?  nel  padre  Giacobbe 
Bibl.  Pont.  p.  g8:  essa  è  in  carat- 
teri gotici ,  ed  in  versi  leonini  as- 
sai cattivi,  come  si  esprime  il  Car- 
della,  Meni.  star.  tom.  II,  p.  325. 
Con  tale  epitaffio  chi  lo  compose 
intese  di  ricordare  come  Grego- 
rio XII  ceitò  sempre  un  modo  o- 
nesto  per  unire  gli  erranti  ai  buo- 
n^  e  come  avendo  la  pazzia  fat- 
'tasi  in  Pisa  raddoppiato  lo  scisma, 
egli  vi  pose  il  riparo  con  la  ri- 
nunzia fatta  in  Costanza;  che  quin- 
di governò  la  Marca,  la  quale  già 
lo  conosceva,  e  gli  era  legata  con 
doppio  vincolo,  e  finalmente  lo  ac- 
colse in  Recanati  il  tempio  di  s. 
Flaviano.  A'  i4  ottobre  14 17  il  co- 
mune di  Recanati  deputò  sedici 
cittadini ,  otto  de'  quali  facessero 
r  inventario  de'  beni  del  cardinale 
defunto,  ed  altri  mettessero  in  or- 
dine e  custodissero  i  medesimi  be- 
ni, prestando  tutti  giuramento  di 
esercitare  fedelmente  l'incarico.  Per 
ordine  di  Martino  V  lo  spoglio  del 
cardinale  fu  spedito  a  Venezia  al 
nobile  Alessandro  Borromei  mer- 
cante di  Firenze  colà  dimorante,  e 
fu  commissario  pontificio  per  tali 
cose  Paolo  arcivescovo  di  Brindi- 
si, il  quale  avea  dimorato  in  Re- 
canali nella  corte  del  caidinal  Cor- 
raro ,  che  lo  avea  destinalo  a  suo 
esecutore  testamentario  insieme  ad 
altri  tre  personaggi.  Nel  testamen- 
to beneficò  i  suoi  famigliari,  donò 
alla  cattedrale  diversi  arredi  sacri 
di  argento,  e  reliquie,  che  in  par- 
te andarono  perduti  nell'invasione 
francese.  A  gloria  dej  vero,  Grego- 
rio XII  fu  dolalo  di  santità  così 
sublime,  che  s.  Antonino  in  Chron. 
par.  Ili,  lit.  22,  cap.  5,  nella  co- 
stanza da  lui  mostrata  nelle  avver- 
sità, lo  paragona  a  s.  Stefano  raar- 


GRE  293 

tire.  A  questa  santità  egli  accoppiò 
il  sapere  e  la  dottrina  non  ordi- 
naria, come  abbiamo  dal  citato 
Leonardo  d'Arezzo,  in  Commentar, 
rer.  gest.  vi  Italia,  appresso  il  Mu- 
ratori, lycr/^j/.  rer.  italic.  t.IX,  p.g36. 
Il  Bzovio,  il  Wadingo,  l' Ughelli  ed 
altri  riportano  molle  sue  lettere 
scritte  nel  pontificato.  Vacò  la  san- 
ta Chiesa  dalla  sua  rinunzia  alla 
elezione  di  Martino  V  ,  due  anni , 
quattro  mesi  e  sette  giorni. 

GREGORIO  XUI,  P.  CCXXXVL 
Ugo  Boncompagni  nacque  in  BolO" 
gna  fra  sei  altri  suoi  fi'atelli,  a  7 
febbraio  i5o2,  da  Cristoforo  Bon-» 
compagni  e  da  Angela  o  Agnese 
Marescalchi  ,  signori  nobilissimi  di 
quella  città.  Fino  da'  primi  anni 
mostrossi  d'indole  nata  per  le  scien- 
ze, d'ingegno  docile,  e  così  amabile 
di  costumi ,  che  in  breve  a  tutti 
divenne  carissimo';  e  spedito  che  fu 
da  quelle  discipline  che  al  bisogno 
e  all'  età  sua  si  convenivano  nel- 
l'università di  Bologna,  si  applicò  eoa 
ardore  allo  studio  delle  scienze  sot- 
to il  magistero  de' celebri  giurecon- 
sulti Luigi  Manzoli,  Annibale  Cac- 
cianemici,  Luigi  Gozzadini  e  Carlo 
.  Ruini.  In  età  di  circa  ventinove 
anni  prese  le  insegne  e  il  grado  di 
dottore,  prima  in  canoni,  poi  ia 
leggi,  e  subito  fu  annoverato  tra  i 
dottori  de'  signori  anziani,  indi  nel 
i534  nel  collegio  canonico.  Nell'u-» 
niversità  di  sua  patria  per  tre  an- 
ni spiegò  le  istituta,  donde  passò  a 
professore  ordinario,  avendovi  per 
uditori  e  discepoli  alcuni  personag- 
gi che  dopo  si  resero  famigerati , 
tra'  quali  Alessandro  Farnese,  Cri- 
stoforo Madrucci ,  Ottone  Truch- 
ses,  Reginaldo  Polo  e  s.  Carlo  Bor- 
romeo ,  tutti  dipoi  cardinali.  Ha 
del  singolare  quanto  si  racconta  di 
Cristoforo  padre  di  Ugo,    il  quale 


,f)4  ^^^ 

gli  predisse  la  futura  sun  prospe* 
rilà  e  grandezza,  dappoiché  «coin* 
tosi  egli  alla  fabbrica  di  un  ma» 
gnifico  palazzo,  interrogato  a  qua- 
le de'  suoi  figli  sarebbe  toccata 
abitazione  tanto  splendida  e  nobi- 
le^  mosso  da  una  interna  ispirazio- 
ne rispose ,  al  futuro  cardinale  e 
Pontefice.  Giunto  all'età  di  tren- 
tasei anni,  e  mentre  gli  amici  os> 
servavano  essere  Bologna  poco  pel 
suo  singolare  merito ,  il  cardinal 
Parisio  rinomato  giureconsulto  lo 
chiamò  in  Roma,  ove  giunse  nel 
i538,e  raccomandatolo  caldamente 
a  Paolo  111,  questi  prima  lo  fece 
collaterale  e  primo  giudice  di  Cam- 
pìdogtio,  udizio  che  allora  avea  ri- 
formcito,  e  nell'anno  seguente  ab- 
breviatcre  di  parco  maggiore  e  re- 
ferendario delle  due  segnature;  nei 
quali  gradi  acquistandosi  buona  o- 
pìnioiie,  molti  alTari  venivano  a  lui 
alKdati.  Intimatosi  il  concilio  ge- 
nerale di  Trento,  vi  fu  mandato 
nel  l5^5  siccome  peritissimo  nei 
canoni ,  e  in  qualità  di  uditore 
della  camera  apostolica  ;  indi  nel 
1^47  S'  condusse  in  Bologna,  quan- 
do vi  fu  traslatato  il  concilio,  e  po- 
scia tornò  in  Roma  insieme  con 
altri  prelati  per  dar  conto  a  Pao- 
lo ìli  di  detta  traslazione.  Vacan- 
do nel  i549  il  posto  di  luogote- 
nente civile  dell'  uditore  generale 
della  camera  ,  Giambattista  Cicala 
che  n'era  uditore,  come  ben  infor- 
mato dell'integrità  e  valore  di  Ugo, 
procurò  di  averlo  in  quel  posto,  e 
l'ebbe  da  Paolo  III;  e  fatto  poi 
cardinale  e  legato  della  provincia 
di  Marittima  e  Campagna ,  V  ot- 
tenne da  Giulio  IH  per  suo  vice- 
legato ,  nella  quale  carica  fu  poi 
confermato  col  titolo  e  colle  facol- 
tà di  governatore  apostolico  nel 
i555  da  Paolo  IV.   Si  diportò  ia 


GRE 

quest'impiego  con  tal  prudenza, 
integrità  e  religione,  che  veniva  <t 
piena  voce  commendalo  quul  uo- 
mo di  somma  diligenza  e  solleci* 
Indine  nell'adempimento  de' propri 
doveri  :  tutti  egli  ascoltava  indistin* 
tamente  con  equità,  e  la  sola  giù* 
stizia  avea  in  lui  preponderanza  ; 
indefesso  nello  studio  delle  cause  » 
vi  si  ap[)licava  giorno  e  nu|te,  non 
lasciandosi  imporre  da  timori ,  nò 
illudere  dalle  adulazioni.  Il  Novaes 
dice  che  fu  pure  segretario  apo- 
stolico, ma  il  Bonamici,  De  script, 
Pont,  epist.,  non  ne  fa  parola. 

Paolo  IV  chiamò  Ugo  a  Roma, 
e  gli  die  luogo  nella  congregazio- 
ne della  sacra  inquisizione  ,  e  poi 
lo  assegnò  in  qualità  di  datario  al 
cardinal  Carafa  suo  nipote,  nella 
legazione  ad  Enrico  II  re  di  Fi'an- 
eia,  per  implorare  soccorso  nella 
guerra  che  si  era  accesa  tra  il  fa- 
pa  e  Filippo  II  re  di  Spagna,  e 
dopo  la  pace  a  questo  monarca 
nella  legazione  delle  Fiandre.  Tor- 
nato a  Roma  ,  nel  i  ^SQ  V  onorò 
dell'uffizio  della  segnatura  di  gra- 
zia detta  del  concessum,e  nel  i558 
lo  fece  uditore  della  camera  e  ve- 
scovo di  Viesli  nel  regno  di  Na- 
poli, celebrando  pontificalmente  la 
sua  prima  messa  nel  giorno  di  s. 
Lorenzo,  nella  sagrestia  della  ba- 
silica vaticana.  Nel  tempo  che  pre- 
siedè a  quella  diocesi,  lungi  dal 
goderne  l'entrata,  ma  aggiungen- 
dovi del  proprio,  l' impiegò  al  re- 
stauro della  cattedrale,  per  essere 
stata  la  città  poch'anzi  saccheggia- 
ta ed  arsa  da'  turchi;  non  poten- 
do applicarsi  per  sé  medesimo  al 
governo  di  quella  chiesa,  dopo  tre 
anni  la  rinunziò.  Di  più  il  mede- 
simo Pontefice  avendo  giusti  mo- 
tivi di  levare  il  chiericato  di  ca- 
mera ad  Alessandro  Sfoi-za,  ad  istaa- 


GRE 

za  del  cardiaal  Carafa  Io  dono 
senza  pagamento  ad  Ugo,  per  ac- 
crescergli onoi'i  e  facoltà  ]  egli  pe> 
lò  con  pai-i  moderazione  e  gene- 
xosità  uon  Tolie  accettarlo:  questo 
contegno  fu  da  tutti  encomiato,  ed 
in  ultimo  anche  dal  Papa  e  dal 
cardinale,  che  in  principio  n'erano 
disgustati.  Pio  IV  lo  assegnò  pei- 
consigliere  al  proprio  nipote  il  car- 
dinal s.  Carlo  Borromeo,  il  quale 
sosteneva  la  suprema  ammmislra- 
zione  del  pontiGcato,  con  istruzione 
a  questi  che  nulla  dovesse  intrar 
prendere  senza  l' oracolo  d' Ugo. 
Trovandosi  in  angustie  il  car<linal 
Alfonso  Carafa ,  per  la  multa  di 
centomila  scudi  a  cuj  era  stato 
condannato  nella  casa  dei  Carafa, 
Ugo  gli  donò  seimila  scudi  che 
ricavò  dalla  vendita  di  un  ollìcio 
camerale.  Riapertosi  il  concìlio  di 
Trento,  fu  ivi  di  nuovo  inviato  da 
Pio  IV,  a  cui  recò  gran  lustro  e 
vantaggio  colla  sua  doltriiva  e  pru- 
dente condotta,  il  perchè  i  legali 
nulla  intraprendevano  senza  averlo 
consultato,  secondo  i  volei  i  del  Pon* 
tefìce.  In  sì  augusto  consesso  Ugo 
sì  acquistò  molta  gloria,  come  ri- 
aiarchevole  fu  il  suo  disinteresse  in 
ricusare  aiuti  pecuniari  offertigli  dal 
Papa,  e  procurati  da'  suoi  ammi- 
ratori. Contento  di  poco,  non  eoa 
la  pompa  o  col  fasto,  ma  si  faceva 
conoscere  per  le  virtù,  diligenza  e 
zelo  nell'eseguire  gì'  incarichi,  come 
die  a  conoscere  nel  decreto  della 
residenza  in  cui  ebbe  tanta  parte. 
Ritornalo  dal  concilio,  essendo  Pio 
IV  pienamente  soddisfatto  di  lui, 
gli  otfri  il  governo  della  ALuca,  ma 
scorgendolo  più  inclinato  a  restare 
in  Roma,  lo  fece  continuare  nella 
consulta  del  nipote,  finché  a'  13 
marzo  i565  lo  creò  cardinale  pre- 
te del  titolo  di  s.  Sisto,  e  nel  dai- 


GRE  295 

gli  il  cappello  nel  concistoro  pub- 
blico, a  voce  alta  pronunziò  queste 
parole  :  Hic  est  in  quo  dolas  in- 
ventus  non  est,  alludendo  probabil- 
mente alla  causa  dei  Cara& ,  che 
sebbene  egli  tulio  di  tal  famiglia» 
in  essa  non  era  compreso  in  quan- 
to venne  loro  imputato. 

Divenuto  cardinale  fu  modello 
d'  ogni  bella  qualità  ;  andando  in 
lui  del  pari  la  pietà  verso  Dio,  la 
carità  coi  prossimi,  la  gravità  nelle 
parole ,  e  l' integrità  nel  costume. 
Nella  sua  condotta  risplendeva  una 
certa  magnifìceaza ,  temperata  da 
saggia  modestia  e  parsimonia,  alie- 
na da' suoi  estremi.  Nemico  dello 
spirito  di  partito,  non  lusciavasi 
adescare  né  dall'oro,  né  da  qua- 
lunque altra  passione,  a  dichiararsi 
a  favore  più  di  un  principe  che 
d' un  altro.  La  famiglia  non  era 
abbondante  di  numero,  ma  si  di- 
stingueva per  riservato  contegno 
e  regolati  costumi.  Tali  qualità 
determinarono  Pio  IV  due  mesi 
dopo  la  sua  esalta7Ìone,  a  spedirlo 
legato  a  late  re  in  Ispagaa  per  la 
causa  dell'arcivescovo  di  Toledo 
Bartolomeo  Carranza ,  che  già  si 
trovava  nelle  carceri  dell'  inquisi- 
zione per  sospetti  di  eresia.  In  que- 
sta legazione  poco  potè  fare,  per- 
chè sentita  nel  i565  la  morte  del 
Pontefice,  fu  obbligato  recarsi  al 
conclave,  a  cui  però  non  arrivò,  e 
trovò  eletto  s.  Pio  V.  Il  defunto 
l'avea  nominato  segretario  o  pre- 
fetto della  segnatura  de'brevi.  Quan- 
tunque nulla  operasse  nella  causa 
del  Carx'anza,  scopq^  principale  di 
sua  legazione ,  diede  però  nella 
corte  di  Madrid  chiari  argomenti 
di  coraggio  e  petto  sacerdotale  , 
dappoiché  non  temendo  lo  sdegno 
del  i'e ,  protestò  che  sarebbe  subi- 
lo pattilo  se  uon    fosse    stato  rice- 


agSj  GRE 

vuto  ed  accolto  colle  onorificenze 
polite  praticarsi  coi  cardinali  lega- 
ci. Volendo  Filippo  li  nominare 
alcuni  che  insieme  col  cardinale 
dovessero  giudicare  il  Carranza , 
]|"esislè  corag^iosamente,  e  con  tal 
fermezza ,  che  il  monarca  i-estan- 
^one  sorpreso,  ne  concepì  una  stima 
particolare;  e  quando  il  cardinale 
partì,  ricusò  da  lui  il  viatico.  Giunto 
in  Genova  trovò  lettere  del  nuovo 
Pontefice  che  gli  comandava  ri- 
prendere il  viaggio  per  la  Spagna, 
ina  egli  esposte  le  sue  dillicoltìi  , 
ebbe  il  permesso  di  progredire  per 
Roma,  e  giunto  a'  piedi  del  Papa, 
questo  accogliendolo  amorevolmen- 
te, gli  disse  :  monsignore  abbiamo 
occupato  il  vostro  luogo.  Giacché 
nel  conclave  il  cardinale  sarebbe 
^tato  eletto,  se  non  lo  calunniava- 
no alcuni  invidiosi  di  sue  preclare 
doli.  Le  fatiche  da  lui  tollerate  nel 
"viaggio  ,  congiunte  alia  avanzata 
età,  gli  cagionarono  un'infermità, 
da  cui  ristabilitosi  riprese  con  ar- 
dore le  sue  incumbeiize.  Mai  potè 
indursi  ad  accettare  una  pensione 
annua  di  mille  scudi  assegnatagli 
dalla  liberalità  del  re  di  Spagna, 
e  non  vi  volle  che  l' espresso  co- 
mando pontificio  per  fargliela  ri- 
cevere. Avendo  Cesare  Spedano 
portato  al  cardinale  di  espressa 
éommissione  del  Papa  la  minuta 
di  un  breve ,  come  a  prefetto  di 
quella  segnatura,  egli  dopo  averla 
ben  Ietta  e  considerata,  raodesta- 
naente  ricusò  di  spedirla  perchè 
poteva  in  seguito  cagionare  nota- 
bile pregiudizio  alia  libertà  ecclesia- 
stica, in  guisa  che  allo  stesso  Pontefi- 
ce convenne  segnarla.  Del  qual  pro- 
cedere, quantunque  s.  Pio  V  ne  sia 
rimasto  aUjuanto  risentito,  nondi- 
meno poscia  ammirò  l'integrità  e 
"^irtii  del  cardinale.  Portatosi  a  Bo- 


GRB 

logna  per  alcune  necessità ,  die 
compimento  al  magnifico  palazzo 
incominciato  da  suo  padre,  e  tor- 
nato in  Roma  si  diede  di  pro|)o- 
sito  alla  correzione  del  decr«;to  <li 
Graziano,  incumbenza  già  allidata- 
gli  da   Pio  IV. 

Passato  a  miglior  vita  s.  Pio  V, 
entrarono  in  conclave  a'  12  maggio 
1572  cinquantadue  cardin;di,  che 
poca  fatica  durarono  ad  eleggerne 
il  successore.  Assicurati  i  cardinali 
Alteraps,  Sforza,  Orsini,  Cesi,  e 
Galli  detto  di  Como,  che  ia  que- 
st'  occasione  il  cardinal  Farnese  si 
teneva  per  escluso,  avendogli  detto 
il  cardinal  Granvela  che  i  suffragi 
del  re  di  Spagna  non  lo  potevano 
aiutare  per  motivo  di  sua  gioventù, 
cominciarono  talmente  a  stringere 
pel  cardinal  Boncompagno,  al  qua- 
le molto  inclinava  il  cardinal  Bo- 
nelli  nipote  del  defunto  co'  suoi 
voti ,  e  con  quelli  del  partito  di 
Pio  IV,  che  nel  giorno  seguente  1  3 
maggio  ebbero  tutti  i  voti  sicuri  e 
necessari,  in  vigore  de'quali  il  cardi- 
nal Boncompagno  nel  giorno  dopo, 
in  età  di  settant'anni,  restò  eletto 
Pontefice  con  universale  applauso. 
Portossi  frattanto  alla  sua  Cella 
(F'edi)  il  cardinal  di  Como,  per 
fargli  sapere  che  tutti  si  erano 
uniti  per  dargli  il  voto,  e  per  av- 
visarlo di  condursi  alla  cappella,  a 
fine  di  essere  adorato  Pontefice. 
Il  cardinal  Boncompagno  ciò  udi- 
to, senza  punto  alterarsi  ned'  ani- 
mo, gli  domandò  se  veramente  i 
voti  erano  bastanti  alla  sua  ele- 
z,ione  ;  e  rispostogli  dal  cardinal  di 
Como  eh'  erano  anco  di  vantaggio, 
egli  come  se  nulla  di  nuovo  gli 
fosse  accaduto,  seguitò  colla  stessa 
tranquillità  a  scrivere  alcune  cose 
importanti,  le  quali  terminate,  le 
mise  ia  petto,  e  partì  verso  la  cap- 


GRE 

polla  dicendo  :  Andiaino  col  nome  di 
t)io.  Eletto  Papa  prese  il  nome  di 
(jiegorio  XIII,  e  scelse  per  simbo- 
lo le  parole  del  salmo  Oonjirnia 
hox  Deus,  (jfuod  operaitis  es  iti  no- 
bis.  A'  20  n) aggio,  festa  di  Pente- 
coste, fu  solennemente  coronato  nel- 
la basilica  vaticana;  ed  ai  27  det- 
to, montalo  su  di  un  bianco  ca- 
vallo ,  con  magnifica  cavalcata  si 
portò  a  prendere  il  consueto  pos- 
sesso in  s.  Giovanni  in  Laterano , 
che  descrissero  i  due  maestri  di  ce- 
rimonie Mucanzio  e  Firmano  pres- 
so il  Cancellieri,  Sloria  de'  possessi 
p.  119.  In  vece  del  gettito  del  de- 
naro al  popolo  nelle  due  funzioni 
del  banchetto,  e  della  distribuzione 
«'  conclavisti ,  ne  erogò  V  importo 
in  ragionevoli  limosine,  e  di  tutto 
trattammo  agli  analoghi  articoli.  De- 
stinò alla  segreteria  di  stato  il  car- 
dinal Galli,  che  con  lode  T  avea 
disimpegnata  col  predecessore  ;  alla 
dateria  il  prelato  francese  Conta- 
relli  versato  nella  materia  ;  e  per 
tesoriere  Ridolfo  Buoiitigliuoli,  giu- 
sto, moderato,  diligente  ed  accorto. 
Nel  primo  concistoro  fece  leggere 
la  bolla  di  s.  Pio  V  di  non  alie- 
nare i  beni  della  Chiesa,  ed  acco- 
stando la  mano  al  petto,  giurò  di 
mai  violarla.  Deputò  i  caixlinali 
Borromeo,  Paleotli,  Aldobrandini, 
e  Paolo  ci'  Arezzo  a  levare  dal 
clero  gli  abusi.  Ordinò  che  le  de- 
terminazioni fatte  dal  predecessore 
sul  concilio  di  Trento  fossero  ìut 
\iolabilroente  osservate;  dichiarò  che 
la  tacita  permissione  del  Papa  non 
era  sufficiente  a  dispensare  i  vesco- 
vi dalla  residenza.  Deputò  un  gior- 
no della  settimana  per  la  pubblica 
Udienza  (  Fedi  )  ;  e  per  mostrare 
il  desiderio  che  aveva  di  sgravare 
almeno  in  parte  i  sudditi,  levò  il 
^azio  d^l  quattrino  sulla  carne  por- 


GRE  397 

ciiia,  ed  in  Romagna  estinse  quel- 
lo sul  vino,  nella  qual  provincia  a- 
boli  i  tìscalati  venali.  Proibì  il  di- 
pingere gli  Agnus  Dei  benedetti 
(  Vedi  ),  e  il  distribuire  reliquie 
false  ;  quindi  istituì  la  festa  del  ss. 
Rosario  (  Vedi  )  ,  e  continuò  1^ 
guerra  contro  i  turchi ,  come  si 
disse  air  articolo  Costantinopoli 
(  Vedi  ). 

Considerando  che  per  megliq 
promovere  la  religione  cattolica  era- 
no necessari  dotti  e  santi  ministri, 
Gregorio  XIII  volle  ristabilire,  am- 
pliare e  fondar  di  nuovo  in  diverse 
parti  del  mondo  ventitré  Collegi 
{^Vedi),  ne' quali  si  dovessero  istrui- 
re i  giovani  di  tutte  le  nazioni.  Fi| 
grandemente  benemerito  del  Colle- 
gio  Germanico  (  Vedi  ) ,  fondò  il 
Collegio  Inglese  (^Vedi) ,  il  Colle.-r 
gio  Greco  (  Vedi) ,  il  Collegio  dei 
Maroniti  (Vedi)y  la  casa  o  colle- 
gio de  Neofiti  (Vedi),  il  Collegio 
Romano  (  Vedi  ) ,  ed  il  Collegio 
Armeno  (  Vedi  ) ,  il  quale  però 
non  ebbe  effetto.  Confermò  1'  ordi- 
ne equestre  di  s.  Maurizio,  e  lo 
unì  a  quello  di  s.  Lazzaro  (  Ve- 
di  ) ,  istituì  una  particolare  Con» 
gregazione  per  la  visita  (  Vedi  ) , 
per  le  diocesi  di  tutta  la  cristiani- 
tà ;  e  per  darne  l' esempio  ai  ve- 
scovi visitò  tutti  gli  ospedali  di 
Roma.  Fece  grosse  elemosine  in 
privato  ed  in  pubblico  ,  sì  a  luoghi 
pii  ,  che  a  persone  particolari  ;  an- 
ticipò quelle  che  mensualmenteavea 
assegnate  alle  famiglie  bisognose, 
dolo  zitelle,  beneficò  l'università 
di  Perugia  ,  pf»gò  i  cospicui  debiti 
contralti  dal  cardinal  Ronelli  per 
la  sua  legazione  di  Spagna,  e  soc- 
corse molti  nobili  ch'erano  vicini 
a  decadere  dal  grado  de'  loro  mag- 
giori. Tali  furono  i  primordi  del 
pontificato    di    Gregorio    Xlll.    Ii^ 


298  GRE 

mezzo  alle  zelanti  sue  sollecttitclini 
per  mantenere  la  religione  catlolì* 
ca  nella  Sco7.in,  e  per  farla  i-iHo- 
rire  in  Inghilterra ,  provvide  alle 
liti  che  insorgevano  per  privilegi 
tra  i  vescovi  e  i  regolari,  e  prese 
pnrticolar  cura  dei  eisterciensi,  pre- 
tuonslratensi  e  bnsiliani.  Prescrisse 
il  teologo  nelle  cattedrali  ;  e  per- 
chè i  parrochi  vìvessero  con  più 
decenza ,  e  meglio  attendessero  al 
grave  ulDzio,  dichiarò  che  non  si 
potessero  mettere  pensioni  sui  be- 
nefìzi curali,  i  quaii  non  eccedes- 
sero cento  seudi  di  rendita.  Del- 
l'abiura fatta  da  Enrico  III  re  di 
!Na varrà,  dello  stocco  e  berrettone 
benedetti  mandali  al  re  Carlo  IX, 
e  della  strage  degli  ugonotti  che 
questi  fece  eseguire  in  Francia 
{yedi)  il  giorno  di  s.  Bartolomeo, 
ne  parlammo  a  quell'articolo,  ed 
è  falsa  la  calunuia  che  ne  sia 
stato  connivente  il  Pontefice  :  la 
processione  ed  altre  ditnostrazioni 
ch'egli  fece,  furono  per  le  notizie 
che  ricevette  della  cessata  strage. 
I  discorsi  del  Papa  dimostrarono 
ch'egli  disapprovò  quella  crudele 
carnifìcina,  e  non  volle  afi(atto  sco- 
municare Enrico  III,  e  il  principe 
di  Condé,  quantunque  vi  fosse 
spinto.  Frattanto  avendo  il  conte 
Giovanni  Aldobrandìni,  gentiluomo 
di  Ravenna,  tramato  occultamente 
di  dare  ia  mano  ai  turchi  la  sua 
patria ,  e  la  città  d' Ancona ,  fu 
pubblicamente  decapitato  ,  ed  i 
complici  castigati.  Colle  strette  com- 
missioni che  diede  il  santo  Padre 
ai  governatori  delle  provincie  pon- 
tifìcie ,  pose  freno  alla  licenza  dei 
baroni  ;  e  colla  rinnovnzione  dei 
decreti  contro  le  franchigie,  i  giuo- 
chi dei  ridotti,  e  quanto  riguarda- 
■va.  il  rispetto  all'onestà,  fece  co- 
noscere   quanto    gli    era    a    cuore 


GRE 
r  ordine  e  la  giustizia.  Attendenti» 
Gregorio  XIII  all'aumento  dell'e- 
rario del  tesoro  papale,  nel  dimi* 
Duir  le  pubbliche  gravezze,  ed  ia 
ricuperare  molte  terre  della  Ghie* 
.Sii,  accrebbe  le  rendite  della  camera 
apostolica.  Riscattò  con  ingenti  som» 
me  molti  cipriotti  fatti  schiavi  dai 
tuix^hi  ;  concesse  gli  «pogli  ai  vescovi 
poco  facoltosi  del  regno  di  Napoli  ; 
allo  spedale  della  Pietà  in  Venezia 
donò  diecimila  scudi;  e  comparti 
pingui  pensioni  all'  arcivescovo  di 
Malvasia  esiliato  dai  turchi ,  per 
aver  eccitato  i  popoli  di  Morea  a 
porsi  sotto  gli  stendardi  cristiani  nel 
tempo  della  guerra  della  len[n. 

Avvicinandosi  la  celebrazione  del 
giubileo  universale  dell'  Anno  saii' 
to  XI  (f^edt),  Gregorio  XIII  co- 
mandò eccellenti  regolamenti  pei* 
felicemente  celebrarlo,  tanto  per  la 
provvista  de'cornmestibili,  che  pei* 
L'accomodamento  delle  strade,  proi» 
bendo  ai  proprietari  delle  case  ac- 
crescerne il  fitto.  Per  incitare  i 
cardinali  a  restaurare  ed  abbellire 
le  loro  chiese,  ordinò  che  si  faces- 
se quanto  occorreva  alle  principali 
basiliche,  rifacendo  i  portici  della 
Vaticana  e  della  Liberiana  :  da 
questa  basilica  fece  regolarizzare 
una  strada  dritta  sino  alla  basilica 
Lateranense,  non  che  ampliò  la 
strada  papale ,  onde  ne  fu  posta 
memoria  con  un'  iscrizione  sul  pa- 
lazzo Amadei.  Inoltre  prosegui  la 
fabbrica  del  tempio  vaticano,  ne 
accrebbe  i  pregi ,  e  donò  sontuosi 
apparamenti,  che  pur  concesse  alla 
basilica  Lateranense,  cui  eresse  una 
nobile  cappella  pel  ss.  Sagramento^ 
Alla  basilica  di  s.  Paolo  fece  or- 
nare l'altare  maggiore  ed  altro. 
Ingrandì  la  porta  Celi  montana,  « 
rifece  il  ponte  s.  Maria  o  Rotta. 
Nel    Palazzo     Valicano    (  Vedi  ) 


GRE 
aumentò  le  stanze ,  alzò  la  volta 
(Iella  kala  di  Costaatiao ,  fece  di* 
piugere  parte  delle  logge,  fece  la 
bellissima  galleria  ,  coli'  Italia  anti- 
ca e  moderna  rappresentata  con 
carte  geografiche  dipinte  ,  l'  osser- 
vatorio astronomico,  la  cappella  co- 
mune, e  compì  la  magnifica  sala  re- 
gia :  ampliò  inoltre  la  chiesa  ed  ospe- 
dale di  s.  Marta ,  per  la  famiglia 
pontifìcia.  Nel  i5j/{,  molto  faticò 
il  Pontefice  per  ridurre  Giovan- 
ni III  re  di  Svezia  alla  cattolica 
religione,  come  per  mantenere  sul 
trono  di  Polonia  Enrico  di  Valois, 
ciie  divenuto  re  di  Francia  col 
nome  di  Enrico  HI ,  lo  soccorse 
contro  gli  eretici  ugonotti ,  che  in 
quel  reame  facevano  lagrimevoli 
danni.  Olire  i  diversi  aiuti  ripor- 
tati al  citato  articolo  Francia,  Gre- 
gorio XIII  nel  1^74  mandò  al  re 
duecentomila  scudi  colle  proprie 
galere  tipo  a  Marsiglia.  Indi  dopo 
j-eplicate  preghiere,  prima  di  Carlo 
IX,  poi  di  Caterina  de' Medici  sua 
madre,  quindi  dello  stesso  Enri- 
co III,  e  dopo  varie  consultazioni, 
il  santo  Padre  s{3edi  due  bolle,   la 

prima  a' ^4  ag^*''^  i^74>  l'alt''^ 
a'  i8  luglio  1^76,  nell'una  si  ap- 
plicavano alla  corona  sopra  i  frutti 
ecclesiastici  un  milione  di  franchi , 
o  un  milione  di  lire  tornesi,  o  sia 
scudi  romani  trecentomiia  circa,  al 
dir  del  Bernini,  Storia  delle  eresie 
tom.  IV,  cap.  X,  p.  542;  nell'al- 
tra si  concedeva  la  facoltà  di  alie- 
nare beni  stabili  del  clero,  pel  va- 
lore di  uà  milione  di  franchi. 
Queste  due  bolle  per  grata  memo- 
ria a  Gregorio  XllI  furono  inse- 
rite nel  tomo  IV  de'  Commentari 
del  clero  gallicano.  Vedi  Natale 
Alessandro,  Histor.  eccles.  saec.  XVI, 
cap.  I,  art.  XXI,  num.  i.  Il  re 
di  Spagna  (  Vedi),  avendo  suppU- 


GRE  299 

calo  anch' egli  il  Pontefice  per  la 
guerra  de'  turchi  e  quella  della 
Fiandre,  di  poter  alienare  beni  ec- 
clesiastici, Gregorio  XIII  vi  accon- 
discese con  diverse  condizioni,  e  ad 
istanza  dello  stesso  Filippo  II  eres- 
se la  sede  vescovile  di  Burgos  ia 
metropoli.  Nell'anno  santo  1^7 5, 
che  con  gran  divozione  celebrò,  Gre- 
gorio XllI  die  magnifico  alloggia 
al  granduca  di  Toscana,  al  duca 
di  Parma,  ad  Ernesto  di  Baviera , 
ed  al  cugino  Carlo  di  Cleves  che 
onorò  dello  stocco  e  berrettone  be- 
nedetti ,  e  morendo  venne  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Maria  dell'Anima: 
ai  desolati  servi  di  Carlo  ,  il  Papa 
diede  scudi  cento  per  ciascuno.  Per- 
mise ai  cappuccini  di  dilatarsi  per 
tutto  il  mondo,  e  beneficò  la  loro 
chiesa  in  Frascati,  rifacendo  più 
ampia  quella  di  Roma;  si  adoperò 
per  impedir  la  confessione  augusta- 
ua  in  Boemia,  per  indurre  Massi- 
D)iliano  11  a  prendere  in  Roma  la 
corona  imperiale ,  e  per  sedare  i 
tumulti  di  Genova. 

Nel  1576  morì  in  Roma  l'ar- 
civescovo Carrauza,  di  cui  parlam- 
mo altrove,  cou  riputazione  di  san- 
to ,  benché  giudicato  sospetto  di 
eresia;  ed  il  Pontefice  fece  porre 
un  epitaffio  sulla  di  lui  tomba,  nel 
quale  si  disse  uomo  illustre  per 
costumi  e  per  sapere  ,  modesto 
nelle  prosperità,  e  paziente  nelle 
avversità.  La  oorte  di  Spagna  non 
andò  esente  da  critiche,  pei  rigore 
esercitato  sull'arcivescovo.  Per  l'im- 
presa contro  r  Africa  il  santo  Pa- 
die  accordò  a  Sebastiano  re  di 
Portogallo  centocinquantamila  scu- 
di sui  beni  di  chiesa,  e  per  le  sue 
suppliche  istituì  il  vescovato  di 
Macao.  Smunto  il  pontifìcio  tesoro 
per  le  sovvenzioni  ónte  alla  Ger- 
mauia    ed    alla    Francia  ,    per   la 


Sòó  GRE 

ìiiil'AhmÀnnc.  e  guardie  della  mfi« 
l'ina  e  dellQ  stato  d' Avij^'iiotie,  per 
le  limosirie  e  sostentamiMito  di  tan- 
ti colk'j^i,  ed  altro,  il  Papa  irn- 
pose  alcune  decime  sopra  i  bene- 
lizi  d'  Italiq ,  esclusi  i  luoghi  nii, 
i  mendicanti,  e  i  dominii  veneti, 
od  eresse  un  luogo  di  monte  estin- 
guibile. Frattanto  Gregorio  XIII 
oonchiuse  una  lega  con  Filippo  li 
per  liberare  Maria  Stuarda  regina 
di  Scozia  dalla  tirannica  prigionia 
in  cui  la  teneva  Elisabetta  regina 
dlngbilterra,  e  provvedere  alle  cose 
del  regno;  in  pari  tempo  esortò  i 
veneziani  a  non  ricevere  l' amba- 
sciatore inglese,  usò  loro  diverse 
attenzioni ,  e  distinse  il  doge  Mo- 
qenigo  col  donativo  della  rosa  d'oro 
benedetta  :  in  tale  lega  il  Papa  si 
adoperò  perchè  vi  entrassero  i  re 
di  Svexia  e  di  Polonia.  Minaccia- 
to lo  stato  ecclesiastico  dalla  peste, 
il  Pupa  ricorse  in  più  modi  al  di- 
vino patrocinio,  e  spese  più  di 
duecentomila  scudi  per  le  debite 
provvisioni.  Ottenne  dg  Ridolfo  H 
che  nel  domandar  la  conferma 
della  sua  elezione  all'  impero,  usas- 
se termini  ossequiosi,  come  meglio 
si  è  detto  all'  articolo  Germania 
(f^edi).  Nel  1577  spedì  nella  Sve- 
àia  il  gesuita  p.  Possevino  per  ri- 
cevere r  abiura  del  re,  e  dar  sesto 
agli  atlàri  religiosi.  Dopo  breve 
vertenza  il  santo  Padre  concesse  a 
Filippo  II ,  come  re  di  Napoli  e 
Sicilia,  la  nomina  alle  vacate  chie- 
se di  Catania  e  Palermo,  istituendo 
a  di  lui  istanza  i  vescovati  di  s . 
Marta,  Tiuxillo  ed  Arequipa.  Con 
V  aiuto  dei  duca  di  Savoia  Ema- 
nuele Filiberto ,  ricuperò  Gi'ego- 
j'io  XIII  alla  santa  Sede  i  feudi 
di  Montafia  e  Tigliole  nella  dio- 
cesi d' Asti  :  più  tardi  riconquistò 
Luazc\no    e  Cistoma   di    Piemonte 


GRE 

devoluti  alla  camera  apostolici  psi 
morte  del  conte  Baldassare  Rungo- 
ne.  Con  grande  spddisfazione  del 
suo  zelo  cominciò  l'anno  1^7^  1 
per  la  speranza  che  in  esso  con- 
cepì della  riduzione  di  più  provin- 
cie  orientali  alla  pontifìcia  obbe- 
dienza ,  per  la  conversione  dallo 
scisma  dell'arcivescovo  4i  Naxivan, 
per  quella  del  patriarca  di  Caldea 
che  stabilitosi  in  Roma  fu  genero- 
samente provveduto,  per  quella  del 
patriarca  de'  maroniti ,  per  quella 
dell'  arcivescovo  di  Cranganor,  e 
per  quanto  fece  cogli  abissini  ed 
etiopi.  Soccorse  que' ruteni  ch'era- 
no io  Calla,  nella  Taurica  Cherso- 
neso,  ed  i  greci  cui  mandò  molti 
libri  stampati;  e  presso  il  re  por- 
toghese procurò  di  far  reintegrare 
del  regno  Giovanni  re  dell'  isola 
Ceylan  ,  detronizzato  per  essersi 
fatto  cristiano  con  ventimila  dei 
suoi  sudditi.  Confermò  1'  ordine 
equestre  dello  Spirito  Santo,  isti- 
tuito da  Enrico  111,  o  meglio  rin- 
novato. Deputò  una  congregazione 
di  uomini  dotti  per  l'emendazione 
della  Bibbia  greca  ;  ed  essendosi 
incominciato  sotto  Pio  IV,  e  s. 
Pio  V  la  correzione  del  decreto  di 
Graziano,  e  di  tutto  il  Diruto  ca- 
nonico (  f^edi  ) ,  per  la  quale  il 
Papa  avea  lavorato,  ne  incaricò  del 
compimento  il  celebre  Pamelio, 
quindi  lo  fece  stampare  in  R.oma. 
Si  occupò  della  bonificazione  delle 
saline  di  Cervia,  e  nel  porto  Cese- 
natico fece  nuove  case,  e  il  ponte 
sul  canal  grande  ;  alTrancando  e 
ricuperando  ai  dominii  della  Chie- 
sa diversi  castelli,  e  le  città  di  For- 
limpopoli  e  Bertinoro.  Nate  nuo- 
ve contese  nel  1^79  tra  il  duca 
di  Modena  e  la  repubblica  di 
Lucca  pei  confini  della  Garfagna- 
na ,  con  successo-  il   Papa   s' ipter- 


ORE 
pose.  Colla  stessa  premura  sopì  i 
contrasti  insorti  tra  i  duchi  di 
Mantova  e  di  Nivers  sopra  una 
parte  dal  Monferrato;  e  le  verten- 
ze tra  l'ordine  gerosolimitano  e  la 
repubblica  di  Venezia:  similmente 
Gregorio  XIII  presso  Filippo  llj 
beneficò  i  napoletani  malcontenti 
del  viceré,  e  pacificò  con  lui  Ste- 
fano Baltori  nuovo  re  di  Polonia^ 
che  gli  avea  mandato  ambasciatori 
di  obbedienza,  e  perciò  riconosciu- 
to non  ostante  le  proteste  del  re 
di  Francia. 

Con  gran  premura  il  santo  Pa- 
dre si  applicò  per  l'elezione  del 
nuovo  generale  dell'ordine  Fraii' 
cescano  [Vedi) ,  e  perchè  in  Fran- 
cia fosse  ricevuto  il  concilio  di 
Trento.  Non  concesse  al  cardinal 
Enrico  [Fedi)  re  di  Portogallo  la 
dispensa  di  prender  moglie.  Intra- 
prese il  disseccamento  delle  valli 
di  Ravennaj  e  pose  fine  alla  con- 
troversia sui  sali  di  Comacchio  col 
duca  di  Ferrara,  e  tra  questi  e  la 
comunità  di  Bologna  sui  confini 
del  territorio.  Pubblicò  la  raccolta 
di  tutte  le  bolle  e  costituzioni  pon- 
tifìcie da  s.  Gregorio  VII  sino  ai 
suoi  tempi  ;  ed  eresse  Crema  in 
seggio  vescovile.  J\el  i58o  gran  fa- 
tica sostenne  il  Pontefice  per  com- 
porre una  differenza  colla  Francia, 
per  aver  fatto  colà  il  nunzio  Dan- 
dini  stampare  e  distribuire  la  bol- 
la in  Coena  Doinirà.  Non  cessan- 
do Michele  Baio  di  spargere  ed 
insegnar  gli  errori  condannati  da 
8.  Pio  V ,  il  Papa  ne  rinnovò  la 
condanna,  ed  ottenne  l'abiura  di 
Baio  che  però  non  fu  sincera.  Sof- 
frendo gravi  danni  dai  protestanti 
la  religione  cattolica  nella  Stiria  e 
nella  Carintia,  con  successo  il  san- 
to Padre  ottenne  opportuni  px'ov- 
vedimeuti  dall'  arciduca  Carlo.  Af- 


GRE  3of 

flitla  Roma  dall'epidemia  del  ca- 
strone, parlicolar  cura  ne  prese  il 
Pontefice,  che  con  bolla  confermò 
i  nuovi  statuti  dell'alma  cillà.  Nel 
i58o  solennemente  collocò  il  cor[)o 
di  s.  Giegorio Nazianzeuo  nella  son- 
tuosa cappella  da  lui  edificata  nel- 
la Chiesa  di  s.  Pietro  in  Vaticano 
[Vedi),  e  dal  suo  nome  detta  Gre- 
goriana. Nel  1 58  r  si  querelò  con 
Filippo  II  per  la  pace  conchiusa 
coi  turchi ,  la  cui  potenza  voleva 
egli  abbattere  a  bene  del  cristia- 
nesimo. In  questo  tempo,  come  di- 
cemmo all'articolo  Gerosolimitano 
[Vedi),  il  gran  maestro  l' Evesque 
fu  imprigionato:  Gregorio  XI  11 
spedì  a  Malia  monsignor  Visccnli 
a  liberarlo,  ed  avocò  a  sé  il  giu- 
dizio. Portatosi  il  gran  maestro  ì\\ 
Roma,  fu  benignamente  accolto,  e 
poi  dichiarato  innocente  :  da  que- 
sto Papa  ebbero  origine  gli  inquit 
sitorì  e  visitatori  apostolici  di  Mal- 
ta, la  cui  serie  riportammo  al  ci- 
tato articolo.  Continuando  la  visi- 
ta che  nell'Italia  avea  ordinato  il 
Pontefice  a  tutte  le  diocesi,  i  ve» 
neziani  vi  si  opposero,  ma  poscia 
si  sottomisero  con  gran  vanlaggiot 
del  culto  divino.  Contemporanea- 
mente assalito  Ivan  IV  czar  di 
Russia,  che  altri  chiamano  Gio- 
vanni Basilio,  dal  re  di  Poloni;», 
ricorse  per  l'interposizione  al  Pon- 
tefice, il  quale  gli  spedì  per  nun- 
zio il  gesuita  p.  Antonio  Possevino 
con  brevi  ,  ricchi  doni,  e  con  un 
sunto  del  concilio  di  Firenze:  con- 
chiuse il  nunzio  la  bramata  pace,  e 
rispose  egregiamente  a  tutte  le  ob- 
biezioni che  su  punti  religiosi  gli 
fece  il  principe,  di  che  se  ne  par- 
la all'articolo  Russia.  Confermò  ai 
fornari  i  privilegi  loro  concessi  da 
Leone  X  e  Giulio  III,  massime  sui 
loro  crediti  ;    reintegrò  ed   ampliò 


3òi  GRE 

quegli  nntìchi  accordali  da  nitri 
Pontefici  alle  uniTcrsilà  de'  mer- 
canti, merciari,  speziali  ed  altri  ;  e 
pei  poveri  assegnò  il  monislero  di 
s.  Sisto  per  abitazione.  Nel  princi- 
pio dell'autunno  i58i  assalito  il 
santo  Padre  da  febbre  terzana , 
diede  agli  ambiziosi  e  speculatori 
qualche  speranza  di  sede  vacante: 
tuttavia  non  lasciò  di  dare  udien- 
M,  e  col  vigore  del  suo  tempera- 
mento, colla  regola  del  vivere,  e 
col  benefizio  dell'  aria  di  Frascati 
e  del  Quirinale,  ove  avea  incomin- 
ciato a  edificare  il  palazzo  aposto- 
lico, riavutosi  in  breve,  attese  con 
maggior  premura  e  forza  che  mai 
air  estirpazione  degli  abusi  e  del- 
l'eresie,  ed  all'amplificazione  della 
Sede  apostolica. 

Nel  i582  il  Papa  s'immortalò 
con  la  celebre  correzione  del  Ca- 
lencfario  [Vedi),  che  a  suo  onore 
fu  chiamato  Gregoriano,  ne  coman- 
dò l'osservanza,  ed  ordinò  la  cor- 
rezione del  Martirologio  romano 
(Fedi).  In  quest'anno  per  la  care- 
stia della  Campagna  romana,  fece 
cavare  cinquantamila  scudi  dal  Ca- 
stel s.  Angelo ,  per  provvedere  ai 
bisogni;  ed  eresse  in  arcivescovato 
la  sede  vescovile  della  sua  patria 
Bologna,  della  cui  gratitudine,  come 
degli  altri  benefizi  compartitigli  dal 
concittadino  Pontefice ,  se  ne  ten- 
ne proposilo  all'  articolo  Bologna. 
Gran  dolore  provò  Gregorio  XIII 
nel  i583  per  l'apostasia  di  Ghe- 
rardo Truchses  arcivescovo  ed  elet- 
tore di  Colonia  [f^edi):  lo  depose, 
ed  istituì  la  nunziatura  apostolica 
di  Colonia.  Gravi  danni  recando 
allo  stato  della  Chiesa  i  fuorusciti  e 
malviventi  ,  contro  di  essi  spedì 
gente  armata ,  e  lo  stesso  Iacopo 
Boncompagno  generale  di  s.  Chie- 
sa, il  quale  più  con  accorte  manie- 


GRE 

re  che  con  la  forza  ne  frenò  l'ind* 
peto  e  le  devastazioni.  Continuan- 
do i  malviventi  a  commettere  atro- 
ci misfatti  nel  i583,  nacque  tra  i 
Birri  ed  alcuni  nobili  romani  quel- 
la funesta  zuffa  che  descrivemmo 
a  quell'articolo.  In  quest'anno  e- 
stinse  il  dazio  del  macinato,  ed 
acquistò  i  territori i  delle  Chiane 
nei  confini  della  Toscana.  Negli 
ultimi  del  suo  pontificato  ricevette 
la  consolazione  di  ac<;ogiiere  In  ce- 
lebre ambasceria  del  Giappone 
[Vedi),  che  in  nome  di  tre  re  di- 
chiararono la  loro  obbedienza  al 
successore  di  s.  Pietro.  Altii  fasti 
di  questo  Pontefice ,  sono  l' aver 
fatto  in  Roma  amplissimi  granari 
nelle  terme  di  Diocleziano,  restau- 
rate le  carceri  Savelli,  erette  fon- 
tane nelle  piazze  Navona,  del  Po- 
polo e  della  Rotonda  ;  in  Porto 
fabbricali  diversi  magazzini,  ridot- 
to in  ottimo  stalo  le  mura  e  la 
fortezza  d'Ancona,  e  fortificato  Avi- 
gnone; costruì  il  ponte  Centino  ai 
confini  della  Toscana,  fabbricò  un 
palazzo  in  Loreto,  e  la  strada  che 
conduce  al  santuario,  ed  in  Monte 
Porzio  edificò  la  chiesa  di  s.  Gre- 
gorio. Approvò  la  congregazione 
dell'oratorio  istituita  da  s.  Filippo 
Neri ,  onde  quelli  che  ne  fanno 
parte  sono  delti  filippini  ;  e  sepa- 
rò i  carmelitani  ealzali  dalla  nuo- 
va riforma  degli  scalzi.  Ordinò  che 
la  festa  di  s.  Anna  madre  della 
Beala  Vergine  fosse  per  tutto  il 
mondo  celebrata  a'  26  luglio  con 
uffizio  di  rito  doppio,  e  pose  nd 
martirologio  romano  il  gran  Pon- 
tefice s.  Gregorio  VII.  Determinò 
che  ne'  monisleri  e  conventi  di 
Spagna  non  potessero  abitare  me- 
no di  tredici  religiosi.  Eresse  in 
vescovato  la  chiesa  di  s.  Severo  nel 
regno    di    Napoli  ;    ed    alle   prime 


GRE 
Miltc  chiese  di  Milano  concesse  le 
indulgenze  che  godono  quelle  di 
Roma.  Confermò  la  confra  terni  la 
del  Gonfalone,  e  l' eresse  in  arci- 
confroternita  ;  ed  approvò  la  cnn- 
fraternita  della  Pietà  de'  carcerati. 
Soleva  recarsi  a  Civitavecchia  nel- 
r  autunno ,  e  nella  primavera  ed 
altri  tempi  a  Frascati  nella  villa 
Mondragone  e  nella  villa  Bonoom- 
jìagno.  JNel  fine  di  agosto  1578  fu 
ancora  alla  Madonna  della  Quer- 
cia presso  Viterbo,  gli  concesse  pri- 
vilegi, indulgenze  e  donativi,  ap- 
provando ed  ampliando  la  fiera. 
In  quella  circostanza  visitò  le  ame- 
nissìme  ville  di  Cagnaia,  di  Capra- 
rola  e  della  Sforzesca,  dei  cardina- 
li Gambnrn,  Farnese  e  Sforza. 

Aggravato  Gregorio  XIII  dal  pe- 
no  di  oltantatre  anni  e  tre  mesi  di 
età,  avendo  voluto  contro  il  pare- 
re de'  medici  e  de'  suoi  amorevoli 
e  familiari ,  osservare  esaltamente 
la  quaresima,  e  non  guardarsi  dal- 
le fatiche  del  suo  ministero,  a'  5 
aprile  fu  assalito  da  lenta  febbre, 
e.  da  molesta  infiammazione  di  fau- 
ci ;  ma  ne  anche  per  questo  lasciò 
egli  i  cibi  magri  ,  né  le  solite  oc- 
cupazioni. Nella  domenica  dopo  n- 
vcr  celebrato  la  messa,  volle  inter- 
venire alla  cappella  ,  e  nel  lunedì 
tenne  concistoro.  Nel  dì  seguente 
si  pose  a  letto  contro  sua  voglia  , 
e  sebbene  nel  mercoledì  dasse  spe- 
ranza di  miglioramento,  in  breve 
tempo  la  natura  cede  sì  precipito, 
«amente,  che  non  rimanendo  tem- 
po uè  foi7a  a  formala  confessione 
«  a  nuova  comunione,  cui  gì'  im- 
pedì il  vomito  di  ricevere  come 
ansiosamente  desiderava,  prima  che 
gli  fosse  compitamente  amministra- 
ta l' estrema  unzione  dal  cardinal 
Boncompagni  penitenziere  maggio- 
re,  io    mezzo   a  frequenti   atti   di 


GRE  3oÌ 

pietà,  che  con  voce  tramortita  re- 
plicava,    soavemente    spirò     a'   io 
aprile  i585,  avendo  goveniafo  do- 
dici   anni ,    dieci    mesi  e  veiit'otto 
giorni.    Fu    sepolto    presso    la  sua 
cappella    Gregoriana    nella    basilica 
vaticana,  ove  nel  decorso  secolo  gli 
fu  eretto  quel  deposito  di  cui  par- 
lammo al   voi.  XII,  p.  299  del  Di- 
zionario: l'anteriore  di  stucco  fatto 
da  Prospero  di  Brescia  è  riportato 
inciso  dal   Bonanni  alquanto  dilFc- 
renle  dall'odierno,  anche  in  ciò  eh' è 
rimasto  ad   ornar  la  semplice  tom- 
ba di  Gregorio  XI V  ,    Numismtila 
summ.    Pont,    templi   Vaticani ,    p. 
Ilo.    Quello    di    stucco    fu    eretto 
per  ordine    del  cardinal    Girolamo 
Boncompagni,  quello  di  marmo  per 
volere    del    cardinal    Jacopo    Bon- 
compagni, agnati  del  Pontefice.  In 
otto  promozioni  creò  trentaquatlro 
cardinali,   fra'quali    due  nipoti   Fi- 
lippo Boncompagni  e  Filippo  Gua- 
stavillani  o   Vaslavillani ,   non  che 
Francesco  Sfì)ria.  parente  della  mo- 
glie del  proprio  figlio  :  inoltre  dai 
cardinali   di  Gregorio  XIII  uscirono 
i  Papi  Urbano  VII,  Gregorio  XIV, 
Innocenzo  IX e  Leone  XI,  tutti  crea- 
li nella  penultima  promozione.  La 
sua  famiglia    Boneompagno  (Fedi) 
fu  da  lui   assai   beneficata  ,  al   mo- 
do che  dicemmo  a  detto  articolo: 
però    del    palazzo  Sora    di    Roma, 
che  ha  dei   pregi,  e  che  il  Milizia 
non  crede   del    Bramante    come  si 
reputa,  sene  parlò  al   voi.  XXIV , 
p.  :i5f    del    Dizionario.    Giacomo 
suo  figlio    ch'ebbe    prima  di  farsi 
ecclesiastico  da    una  donna  libera , 
indi  da  luì  legittimato  e  ricolmato 
di  dignità,  di  feudi  adi  riccliezze, 
per  avere   di  propria    autorità  ca- 
vato dalle  carceri  un  servitore  che 
gli  era  caro,    e  sebbene  poscia  ve 
lo  riconducesse,  il  Papa  lo  confini» 


3o4  ORE 

a  Perugia  <la  dove  noi  richiatnb 
che  per  reiterate  istanze  di  prin- 
cipi ragguardevoli.  Le  rare  virtù 
di  questo  gran  l'onteiice,  uno  dei 
più  illustri  che  occuparono  la  cat- 
tedra di  Sfin  Pietro,  trassero  dopo 
la  sua  morte  le  lagrime  del  popo- 
lo, che  lo  riguardò  come  uno  dei 
più  degni  Papi,  indefessamente  al- 
lento al  bene  de'  suoi  sùdditi;  ma 
il  suo  governo  non  fu  abbastanza 
severo,  e  ladronecci  gravissimi  ri- 
masero impuniti,  cui  energicamen- 
te riparò  l' immediato  successore 
Sisto  V.  Era  egli  per  riguardo  al 
corpo  di  statura  alta,  di  comples- 
sione robusta,  di  naso  aquilino, 
con  occhi  azzurri,  barba  folta  e 
composta  in  guisa  che  conciliava 
■venerazione ,  e  indicava  maestà. 
Molto  piacevasi  di  cavalcare  per  la 
città  e  fuori,  secondo  1'  uso  d'allo- 
ra, ed  era  di  tale  agilità  che  salen- 
do a  cavallo  non  abbisognava  di 
aiuto  :  camminava  a  passi  grandi 
e  veloci. 

Per  rispetto  poi  alle  qualità  del- 
l'animo, nelle  l'isoluzioiii  era  accor- 
to ,  nel  praticare  grave,  nelle  ri- 
sposte pronto  i  nel  vestire  e  nel 
mangiare  moderato  :  co'  poveri  fu 
misericordioso,  co'  disgraziati  dispo- 
sto sempre  al  soccorso,  e  co'  lette- 
rati sì  sollecito  nel  provvederli,  che 
ben  quarantaselte  ne  provvide  con 
cariche  ragguardevoli,  altri  stipen- 
diandoli del  proprio,  con  dieci  scu- 
di d'oro  al  mese,  parte  di  palaz- 
\  zo  e  due  servitori ,  come  narra  il 
'  Serassi  nella  Fila  di  Mazzoni  p. 
49.  La  maggior  sua  gloria  era  il 
dispensar  favori ,  e  perciò  contava 
per  perduto  quel  giorno ,  in  cui 
non  corrispondesse  con  prove  del- 
ia sua  innata  beneficenza.  Dice  il 
.Vittorelli  in  Ciacconip  t.  IV,  p.  7, 
che  la  sua  liberalità    non  ebbe  li- 


GRE 
miti,  perchè  greci,  cipnotri,  tede- 
schi, inglesi,  scozzesi,  polacchi,  mo- 
scoviti j  indiani,  ungheri,  illirici  ^ 
boemi,  moravi,  lituani,  transilva- 
ni,  sassoni,  svizzeri,  francesi,  italia- 
ni, dotti,  ignoranti,  nobili,  plebei, 
vergini,  vedove,  maritate,  zitelle, 
orfani,  luoghi  pii,  famiglie  religio- 
se e  secolari,  tutti  partecìjiarono 
della  generosità  di  Gregorio  XIII  , 
e  pure  non  lasciò  debito,  ma  un 
avanzo  di  scttecentomila  scudi,  il 
senato  aggregò  alla  nobiltà  il  fi- 
glio Giacomo  ,  ed  eresse  in  Cam- 
pidoglio una  statua  al  Pontefice. 
Dei  biografi  di  Gregorio  XIII  n»; 
trattammo  al  citato  artic«)lo  Bon- 
coMPAGNi.  Vacò  la  santa  Sede  tre- 
dici giorni,  y.  Principio  Fabrioi  i 
Delle  allusioni,  imprese  ed  emble- 
mi sopra  la  vita  di  Gregorio  XIIl, 
Roma  i588    pel  Grassi. 

GREGORIO  XIV,  P.  CCXXIX; 
Nicolò  Sfondrati  ebbe  per  padr« 
Francesco  conte  di  Rivera,  barone 
di  Valsessina  fatto  da  Carlo  V,  chin- 
mato  il  Padre  della  patria,  che 
dopo  la  morte  della  moglie  nei 
i544  Paolo  III  creò  cardinale.  La 
madre  fu  Anna  Visconti,  che  mor- 
ta in  Somma,  castello  nel  Milanesi 
di  sua  famiglia  ,  dove  si  era  por- 
tata a  visitare  Maddalena  Viscon- 
ti sua  genitrice,  Nicolò  fu  estrat- 
to dal  suo  cadavere  agli  i  i  feb- 
braio i535,  dopo  sette  mesi  dac- 
ché era  stato  conceputo.  La  fami- 
glia Sfondrati  era  nobile  di  Mila- 
no, ma  originaria  di  Cremona,  co- 
me può  vedersi  nel  p.  Vairani  nei 
Documenti  cremonesi,  par.  II ,  p. 
83,  la  quale  discendeva  da  un 
certo  Corrado  tedesco,  che  in  tem- 
po di  Ottone  IV  imperatore  venne 
in  Italia,  ove  i  suoi  discendenti  gii 
accrebbero  lo  splendore,  come  si 
legge  iu  Gio.  Francesco  Gresceuw^ 


CRE 
de' ss.  Vincenzo  ed    Anastasio    alle 
tre  fontane,  prefetto  della    congre- 
gazione   delle    indulgenze    e     sucre 
reliquie. 

Anno    iSSp. 
Nell'anniversario  dell'elezione  si 
api'\    il    nuovo     museo     Gregoria- 
no-egizio.    Discoprimento     del     ta- 
bulano capitolino.    Si    pubblica    il 
libro  intitolato  :   Esposizione  di  di- 
ritto e  di  fatto  ,  con  autentici    do- 
cunienti,  in  risposta  alla  dichiara- 
zione e  memoria  del  governo  pius- 
siano,  pubblicata  nella  gazzetta  di 
slato   di    Berlino    il    3 1     dicembre 
i838.    Viaggio  del   Pontefice    a  s. 
Felice  ed  a  Terracina,  cui  vennero 
stabiliti   miglioramenti   tanto  per  la 
salubrità   dell'aria,  che  ad    ornato 
e  comodo  della   città.    A*  26  mag- 
gio   solenne     canonizzazione     nella 
basilica    vaticana,  dei  beati  Alfon- 
so de  Liguori,  Francesco  di  Giro- 
lamo, Giovanni  Giuseppe  della  Cro- 
ce, Pacifico  da  Sauseverino,  e  Ve- 
ronica Giuliani.  Quindi   con  breve 
de'  2  e   giugno  ,    che    comincia  Pa- 
triarchaleni  basilicani   nostrani  La- 
teranenseni,  diretto  al    cardinal  ar- 
ciprete   e  capitolo    lateranense,  ac- 
compagnò   il     dono     che     fece     al 
capitolo  stesso  del  calice  d'  oro  che 
uvea  usato  nella    messa    pontificale 
celebrata    nella    funzione    di    della 
canonizzazione  ;  e  confermò  col  me- 
desimo   breve    tutti    i  privilegi    in 
qualunque  modo  concessi  dai  Papi 
predecessori  alla   chiesa    lateranen- 
se, a'  canonici  e  clero  di   essa.  Qui 
noteremo  che  il  Papa  comparti  al- 
tri benefizi  alla  medesin)a,  sia  col 
marmoreo  paviuiento  della     sagre- 
stia, sia  per  la  nuova  vita    eh'  eb- 
bero le  pitture  alfumicate  del  Bal- 
ducci  nella  volta  dell'altare  papale, 
mentre  nella  sottoposta   cappella  o 
confessione,  comesi  disse all'urtico- 
lo  Fenestrella,  vennero  operati  re- 
voi..    XXXII. 


GRE  32  r 

stauri  ed  abbellimenti.  Edifìzio  eret- 
to per  abitazioni  nella  via  di  Ripetta. 
Bonificazione  della  valle  Umbra 
compita.  A'  3  dicembre  pubblica- 
zione della  lettera  apostolica ,  In 
supremo  apostolatus  fastigio  consti' 
luti,  contro  l'inumano  commercio 
degli  schiavi. 

Concistori. 

De' 18  febbraio.  Creò  dieci  ve- 
scovi ed  arcivescovi,  ed  il  seguen- 
te cardinale. 

Carlo  Aclon^  nato  in  Napoli  , 
pubblicato  nel  concistoro  de'  24 
gennaio  1842.  Prete  del  titolo  di 
s.  Maria  della  Pace. 

Dei  2 1  febbraio.  Creò  sei  vesco- 
vi ed  arcivescovi,  compreso  il  pa- 
triarca titolare  di  Costantinopoli. 

Degli  8  luglio.  Creò  nove  vesco- 
vi ed  arcivescovi ,  ed  il  seguente 
cardinale ,  pronunciando  l' allocu- 
zione Offlcii  menwres  tuendoruut 
Ecclesiae  jurium,  in  difesa  dell'ar- 
civescovo di  Gnesna  e  Posnania 
Martino  de  Dunin,  con  la  quale  si 
lamentò  dell'  ingiusta  condanna  fat- 
ta contro  di  lui  dai  giudici  laici  a 
cagione  de'  matrimoni   misti. 

Ferdinando  Maria  Pignattelli , 
della  congregazione  de'  chierici  re- 
golari teatini,  di  Napoli.  Prete  del 
titolo  di  s.  Maria  della  Vittoria,  e 
arcivescovo  di  Palermo. 

Degli  1 1  luglio.  Creò  sei  vescovi. 

Dei  22  novembre.  Creò  quattro 
vescovi  ed  arcivescovi,  e  con  l'al- 
locuzione Multa  quideni  gravia  et 
acerba  deplorò  alcuni  rutem- uniti 
della  Lituania  e  della  Russia  Bian- 
ca, i  quali  con  una  parte  del  clero 
e  del  popolo,  lasciala  miserabilmen- 
te la  Chiesa  cattolica,  erano  passati 
sotto  gli  scismatici  della  chiesa  gre- 
co-russa. 

De'  23  dicembre.    Creò  quattor- 
dici   vescovi    ed    arcivescovi ,    ed  t 
quattro  seguenti   cardinali. 
21 


322  GRE 

Giovanni  Maria  Mastai  Fer- 
retti di  Senigalliu ,  pubblicalo  nel 
concistoro  de'  i4  dicembre  i84o. 
Prete  del  titolo  de'  ss,  Marcellino 
e  Pietro,  arcivescovo  d' Imola. 

Ugone  Roberto  Giovanni  Carlo 
de  la  Tour  d' Auvergne  Laura' 
f^itaiSf  della  diocesi  di  Tolosa.  Pre- 
te, vescovo  d'Arras. 

Gaspare  Bernardo  PianelCi  di 
Jesi,  pubblicato  nel  concistoro  dei 
i4  dicembre  i84o.  Prete  del  ti- 
tolo di  s,  Sisto,  vescovo  di  Viter- 
bo e  Toscanella. 

Luigi  P^ anni  celli  Casoni  di  A- 
melia ,  pubblicato  nel  concistoro 
de'  24  gennaio  1842.  Prete  del  ti- 
tolo di  s.  Calisto,  legato  aposlolioo 
di  Bologna. 

AwNO   1840. 

Riconoscimento  della  repubblica 
del  Cbilì,  e  stabilimento  d'un  in- 
caricato d' affari  di  essa  presso  la 
santa  Sede.  Compimento  della  rie- 
dificazione del  tempio  di  s.  Maria 
degli  Angeli  presso  Asi»i,  pel  qua- 
le contribuì  del  proprio;  e  depu- 
tazione del  cardinal  Luigi  Lain- 
bruschini  a  consacrarlo  nel  ponti- 
fìcio nome ,  il  che  eseguì  agli  8 
settembre.  Compita  la  sontuosa  na- 
ve traversa  della  basilica  di  s.  Pao- 
lo, il  Papa  a'  5  ottobre  ne  consa- 
grò solennemente  l'altare  principa- 
le, pronunziando  l'allocuzione  Sa- 
cra inler  monumenta.  Riedificazio- 
ne d'  un  tratto  dell'acquedotto  Fe- 
lice, fuori  di  porta  Maggiore.  Gua- 
rentigia ai  rispettivi  autori  sulla 
proprietà  delle  opere  letterarie  ed 
artistiche  pubblicate.  Epistola  en- 
ciclica Probe  notisy  XVIII  kal.  se- 
ptembris ,  per  eccitare  i  fedeli  a 
contribuire  limosine  alla  beneme- 
rita società  della  propagazione  del- 
la fede ,  in  onore  della  quale  so- 
cietà fece  coniare  una  medaglia. 
Lettera   apostolica    Augustissiniani 


GRE 

beatissimi  apostoli  Paidi ,  per  in- 
vitare i  fedeli  a  somministrar  s'ac- 
corsi pel  risorgente  tempio  della 
basilica  ostiense. 

Concistori. 

De'  27  aprile.  Creò  dieciotlo  ve- 
scovi ed  arcivescovi ,  oltre  il  pa- 
triarca di  Babilonia  ossia  de'  cal- 
dei, con  l'allocuzione  Quas  Eccle- 
sia Catholica  apud  gentem  Clial- 
daeoruni;  (juindi  pronunziò  l'allo- 
cuzione Afflictas  in  Tunquino,  in  cui 
commendò  la  fortezza  di  quei  mis- 
sionari,  che  le  catene,  le  percosse 
e  la  morte  non  valselo  a  rimuo- 
verli dal  confessare  pubblicamente 
e  costantemente  la  fede  di  Gesii 
Cristo,  massime  nella  Cina  ,  Tou- 
kino  e  Cocincina. 

Dei  i3  luglio.  Creò  tredici  ve- 
scovi ed  arcivescovi. 

Dei  i4  dicembre.  Creò  quattor- 
dici vescovi  ed  i  due  seguenti  car- 
dinali. 

Lodovico  Altieri  romano,  pub- 
blicato nel  concistoro  de' 21  apri- 
le  1845,  dell'ordine  de'preti. 

Silvestro  Belli  di  Anagni  ,  pub- 
blicato nel  concistoro  de'  12  luglio 
1841.  Prete  del  titolo  di  s.  Balbi- 
na  ,  vescovo  di  Jesi.  Defunto  a'  9 
settembre    i844' 

Dei  1  7  dicembre.  Creò  sei  vesco- 
vi ed  arcivescovi,  e  provvide  uà 
mouislero  nutlius. 

Asino   1841. 

Formazione  del  censo  gratuito 
o  statistica  della  popolazione  di  Ro- 
ma. Convenzione  tra  la  santa  Se- 
de e  Carlo  Alberto  re  di  Sarde- 
gna sull'immunità  ecclesiastica  per- 
sonalcj  fatta  nel  marzo.  Conven- 
zione tra  la  santa  Sede  apostolica 
e  Francesco  IV  arciduca  d'Austria 
duca  di  Modena,  sull'esercizio  del 
foro  ecclesiastico  specialmente  cri- 
minale, e  sopra  altri  punti  di  di- 


GRE 
«ciplina,  conchiusa  in  maggio.  Giun- 
gono in  Roma  a  fare  omaggio  al 
Papa  i  deputati  de'  tre  regni  cri- 
stiani del  Tigre,  dell'Amara  e  di 
Schoa  neir Abissinia.  La  pia  casa 
d'  industria  e  l' istituto  de*  sordo- 
muli  fioriscono  :  il  secondo  ne  dà 
pubblico  saggio  al  Pontefice  e  car- 
dinali. Il  viceré  d'  Egitto  Mehe- 
med  Ali  volendo  donare  alla  ba- 
silica di  s.  Paolo  bellissimi  rocchi 
d'alabastro  orientale,  una  divisione 
della  marineria  pontificia  si  reca  a 
prenderli  all'isola  di  Filac.  Il  Papa 
spedisce  donativi  al  viceré  ,  che 
poi  con  lettera  ne  espresse  il  som- 
mo gradimento.  A'  3o  agosto  in- 
traprende il  viaggio  per  visitare 
diversi  santuari  de'  suoi  stati  ,  ed 
a'  6  ottobre  fa  ritorno  in  Roma: 
Perugia,  Orvieto  e  Viterbo  ne  ce- 
lebrarono r  avvenimento  con  me- 
daglie all'  uopo  coniate  ;  per  tutto 
dimostrazioni  d'entusiasmo,  fedeltà 
e  venerazione.  Riconoscimento  di 
d.  Maria  II  regina  di  Portogallo, 
e  ricevimento  d' un  suo  ministro 
presso  la  santa  Sede.  Colla  lettera 
apostolica  Cuni  honiinuni  mentes , 
de'  3i  ottobre,  riformò  e  richia- 
mò al  primiero  splendore  l'ordine 
equestre  dello  speione  d'oro.  Pro- 
tezione alla  vaccinazione  del  vaiuolo. 
Condslori. 

Del  primo  marzo.  Creò  sei  ve- 
scovi ed  arcivescovi,  ed  il  seguente 
cardinale,  pronunziando  l'allocuzio- 
ne yijfflictas  in  Hisponia  relìgionis 
reSj  con  la  quale  alzò  di  nuovo  la 
voce  apostolica  sui  molti  riprove- 
voli ordinamenti  emessi,  e  sui  fat- 
ti colà  eseguiti  dal  governo  contro 
il  diritto  delia  Chiesa. 

Lodovico  Giacovio  Maurizio  de 
Bonald  della  diocesi  di  Rhodez.  Pre- 
te del  titolo  della  ss.  Trinità  al 
monte  Pincio ,  e  arcivescovo  di 
Lione. 


GRE 


323 


Dei  12  luglio.  Creò  dodici  ve- 
scovi ed  arcivescovi,  ed  il  seguen- 
te cardinale. 

Pasquale  Gizzi  di  Ceccano,  pub- 
blicato nel  concistoro  de'22  genna- 
io i844'  Pfete  del  titolo  di  s.  Puden- 
ziana,  e  legato  apostolico  di  Forlì. 

Dei  i5  luglio.  Creò  quattro  ve- 
scovi ed  arcivescovi, 

Ajwo   1842. 

L'imperatore  di  Russia  Nicolaol, 
grato  alle  accoglienze  fatte  dal  Pa- 
pa al  granduca  Alessandro  princi- 
pe ereditario ,  gli  mandò  in  dono 
una  gran  tazza  di  malachite  con 
basamento  di  diaspro;  e  poi  quan- 
tità di  malachite  per  la  basilica 
ostiense  :  la  tazza  venne  dal  Papa 
destinata  alla  biblioteca  vaticana  , 
cui  fece  pur  dono  di  una  raccolta 
d*  idoli ,  ed  altre  cose  d'  oro  e  di 
bronzo ,  antiche  ed  indiane.  Nel- 
l'anniversario dell'elezione  si  apri- 
rono al  pubblico  le  terze  loggie  del 
palazzo  vaticano,  restaurate  sotto  la 
direzione  del  cav.  Filippo  Agricola  : 
i  magnifici  abbellimenti  ,  accre- 
scimenti e  restauri  de'  palazzi  e 
giardini  pontificii  del  Vaticano,  del 
Quirinale  e  di  Castel  Gandolfo  fu- 
rotio  operati  in  epoche  diverse.  Ai 
22  febbraio  pubblicò  la  lettera  a- 
postolica  Caiholicae  religionis,  con 
la  quale  raccomandò  a'  Fedeli  l'in- 
felice stato  della  religione  in  Ispa- 
gna,  prescrivendo  solenni  preghie- 
re con  indulgenza  plenaria  in  for- 
ma di  giubileo.  Lettera  apostolica 
Inter  ea,  qiiae  supremi  apostolalus 
munere  urgente,  emanata  il  primo 
di  aprile,  e  diretta  ai  vescovi  del- 
la Svizzera,  riguardante  l'abolizione 
dei  conventi.  Neil'  aprile  in  Lisbo- 
na fu  formalmente  battezzato  l'in- 
fante di  Portogallo  d.  Gio.  Maria 
Fernando  Gregorio,  tenuto  al  sacro 
fonte  dal  Papa,  che  inviò  in  dono 
alla  regina  madre  Maria  II  la  rosa 


3^4  fi  RE 

d'  oro  benedetta.  La  repubMica 
dell'Equatore  commise  uaa  niissio' 
ne  speciale  ad  un  suo  rappresen» 
tante,  che  gitmse  in  Roma  nel  mag- 
gio. Affida  ai  religiosi  ospitalari 
benefratelii  l'arcispedale  di  s.  Gia- 
como in  Augusta,  aumentando  l'è- 
difìzio  d'un  nuovo  grandioso  brac- 
cio, e  la  facciata  esterna  della  con- 
tigua chiesa.  Istituzione  de'navigli  a 
vapore.  Il  tempio  di  Marte  Ultore, 
la  piramide  di  Caio  Cestio,  e  l'arco 
di  Druso  sono  resi  più  visibili. 
Torna  a  visitar  Civitavecchia  ,  per 
osservare  il  progresso  delle  mura 
ampliate,  delle  fortificazioni,  i  la- 
vori idraulici,  ed  altre  cose  ordi- 
nate. A  monsignor  Antonio  Tra- 
versi patriarca  di  Costantinopoli 
defunto,  nella  basilica  Liberiana,  di 
cui  l'aveva  fatto  canonico,  gli  fa 
celebrare  i  funerali,  ed  ivi  gli  eri- 
ge un  marmoreo  monumento.  Or- 
vieto con  medaglia  monumentale 
volle  ricordare  le  riparazioni  fatte 
alla  famosa  facciata  del  duomo. 
Concistori. 

Dei  24  gennaio.  Creò  sedici  ve- 
scovi ed  arcivescovi ,  ed  i  due  se- 
guenti cardinali,  pronunciando  l'al- 
locuzione Quod  tamdiu  adfaciliO' 
rem  Sabinensis  ecc lesine ,  circa  il 
nuovo  ordinamento   di  sua  diocesi. 

Federico  Giuseppe  Schwarzen- 
he.rg  di  Vienna  d'Austria.  Prete 
del  titolo  di  s.  Agostino,  arcive- 
scovo di   Salisburgo. 

Cosimo  Corsi  di  Firenze,  Prete 
del  titolo  de'  ss.  Giovanni  e  Paolo, 
vescovo  di  Jesi. 

De'  27  gennaio.  Creò  quattor- 
dici vescovi  ed  arcivescovi ,  com- 
preso il  patriarca  di  Cilicia  degli 
armeni,  con  l' allocuzione  Benedi- 
cti  XIV  gloriosissimae  menioriae 
praedecessoris  nostri. 

Be'  2  3  maggio.  Creò  quattordi- 
ci vescovi  ed  arcivescovi. 


GRE 

Ai  2i  luglio.  Creò  ventuno  ve- 
scovi  ed  arcivescovi,  e  prommtiò 
l'allocuzione  Ilaereiiletn  din  ani- 
mo nostro  dolorein  ob  miserii- 
mani  Catìiolicae  ecclesiae  in  Ibis- 
siaco  imperio  conditione  alim,  se- 
guita da  una  /^posizione  correda- 
ta di  documenti  sulle  incessanti 
cure  della  slessa  Santità  Sua ,  a 
riparo  dei  gravi  mali  da  cui  h 
ajyiitta  la  religione  cattolica  negli 
imperiali  e  reali  doniinii  di  Rus- 
sia e  Polonia. 

An50    1843. 

Donativi  alla  università  romana 
di  vari  oggetti.  Erezione  dell'arse- 
nale marittimo  in  Ancona  benefi- 
cata in  altri  modi,  oltre  la  fortez- 
za restaurata  e  l' erezione  in  essa 
del  bastione  Gregoriano.  Visita  del- 
le Provincie  di  Marittima  e  Cam- 
pagna, e  del  nuovo  porto  e  cana- 
le di  Terracina  in  costruzione  : 
Prosinone  ne  volle  eternare  la  me- 
moria colla  coniazione  d'una  me- 
daglia ;  ovunque  applausi  e  prote- 
ste di  amore  filiale.  In  giugno  con 
decreto  apostolico  commise  al  car- 
dinal Pietro  Ostini  di  consagrare 
monsignor  Antonio  Gava  vescovo 
di  Belluno  e  Fcltre  {Fedi),  ai  qua- 
li articoli  sono  riportate  le  benefi- 
cenze patrie  e  l'istituzione  del  se- 
minario Gregoriano.  Breve  aposto- 
lico de'  5  agosto  ,  Inter  maximas 
et  acerbissinias  quas  turbulentissi- 
mis  hisce  temporibus^  di  condanna 
del  libro  intitolato:  Lettera  sulla 
direzione  degli  studi ^  Ginevra  i843. 
Breve  ai  cattolici  d' Olanda,  In 
sanata  hac  Petri  Sede ,  de'  4  set- 
tembre, contro  Enrico  Giovanni 
Van  Buul,  nuovo  arcivescovo  sci- 
smatico d'  Utrecht.  Lettera  apo- 
stolica degli  8  novembre,  Ubi  no- 
vani  inipioruni  honiinum  societa- 
teni  in  tua  dioecesi ,  indirizzata  al 
vescovo    di  Bayeux ,    con   la  quali 


GRE 
condannò  la  nuova  sella  di  Pietro 
Michele  Vintras,  che  prelen'le  ave- 
re oiistenose  comunicazioni  col  di- 
vino Spirilo.  Beatificazione  della 
vt'u.  Maria  Francesca  delle  cinque 
piaglic,  celebrata  a' 12  novembre. 
Concistori, 

Dei  27  gennaio.  Creò  diecìselte 
vescovi  ed  arcivescovi,  compreso  il 
patriarca  titolare  di  Costantinopoli, 
ed  i  seguenti  quattro  cardinali. 

Francesco  di  Paola  Fìlladicn- 
ni  di  Messina.  Prete  del  titolo  di 
s.   Alessio,  arcivescovo  di  Messina. 

Ignazio  Giovanni  Cadolini  di 
Cremona.  Prete  del  titolo  di  s. 
Susanna,  arcivescovo  di  Ferrara. 

Paolo  MangeUi  di  Forb.  Dia- 
cono di  s.  Maria  della    Scala. 

Giovanni  Serafini  di  Magliano 
in  Sabina.  Diacono  de'  ss.  Vito  e 
Modesto,  prefetto  generale  della 
congregazione  delle  acque   e  strade. 

Dei  3o  gennaio.  Creò  tredici 
vescovi   ed  arcivescovi. 

Dei  3  aprile.  Creò  nove  vescovi 
ed  arcivescovi  ,  compreso  il  pa- 
triarca di  Lisbona,  con  l'allocuzio- 
ne Conquesti  snnms  non  semel, 
sulle  cose  del  Portogallo,  di  cui 
procede  il  riordinamento,  anzi  è 
(juasi  al  suo  termine;  e  colla  pro- 
mulgazione del  nuovo  cardinal  ca- 
merlengo di  santa  romana  Chiesa. 

Dei  19  giugno.  Creò  dodici  ar- 
civescovi e  vescovi,  coi  due  se- 
guenti cardinali,  avendo  pronun- 
ciata r  allocuzione  Quod  fiiit  die 
3  aprilisy  egualmente  riguardante 
gli  affari  col    regno    di  Portogallo. 

Francesco  Soraiva  da  s.  Lodo- 
vico di  Braga.  Prete,  patriarca  di 
Lisbona. 

Antonio  Maria  Cadolini  di 
Ancona ,  della  congregazione  dei 
chierici  regolari  di  s.  Paolo.  Pre- 
te del  titolo  di  s.  Clemente,  ve- 
scovo d'Ancona. 


GRE  325 

Dei  22    giugno.    Creò  selle  ve^ 
scovi  ed  arcivescovi. 

Anno  i844' 
Compimento  della  strada  ria- 
perta, che  da  Civitavecchia  mette 
ad  Orbetello  ed  a  tutta  la  ma- 
remma toscana.  Nuovo  museo  Gre- 
goriano con  galleria  nel  palazzo 
luteranense.  JNella  basilica  vatica- 
na agli  1 1  febbraio  consagrò  ve- 
scovi i  cardinali  Castracane,  Poli- 
dori  ,  Cagiano  e  Clarelii.  A'  12 
marzo,  festa  di  s.  Gregorio  I  Ma- 
gno, l'artistica  congregazione  dei 
Virtuosi  al  Pantheon  eseguì  in  Cam- 
pidoglio la  premiazione  del  secondo 
concorso  biennale  Gregoriano,  col 
fondo  assegnatole  in  perpetuo  dal 
Papa.  Lettera  enciclica  degli  8 
maggio,  Inter  praecipuas  machina- 
tiones,  contro  le  società  bibliche, 
ed  i  settari  biblici  riprovati  e  con- 
dannati, massime  quelli  di  Nuova 
York  in  America,  appartenenti  al- 
la società  denominata  Alleanza 
cristiana.  Il  re  de'  francesi  Luigi 
Filippo  donò  al  Pontefice  due 
quadri,  uno  in  isniallo  sopra  tavo- 
la di  porcellana,  in  cui  Vittoria 
Jacquetot  dipinse  la  Madonna  del 
velo  di  Ralfaello,  l'altro  in  arazzo 
rappresentante  s.  Stefano  proto- 
martire .  Rifusione  della  nuova 
campana  maggiore  della  patriar- 
cale basilica  Liberiana,  benedetta 
poi  solennemente  dallo  stesso  Pa- 
pa a'  3  maggio  184^.  Essendo 
presidente  dello  studio  del  musai- 
co in  grande  ed  in  ismalti  taglia- 
ti della  rev.  fabbrica  di  s.  Pietro 
monsignor  Lorenzo  Lucidi,  il  Pon- 
tefice assegnò  alla  conservazione 
ed  incremento  del  medesimo  an- 
nua somma  perpetua.  La  grande 
operazione  poi  del  censimento  ha 
formato  una  delle  primarie,  gravi 
e  serie  sollecitudini  del  Pontefice, 
per  cui    è    stata    trattata    con  ira- 


326  GRE 

parzialità  e  giustizia ,  colla  mng- 
gior  fiducia  verso  i  censiti  per  la 
revisione  intrapresa ,  forse  la  più 
grandiosa  che  si  conosca,  massime 
nel  prò- presidentato  di  monsignor 
Ga.spare  Grassellini. 

Concistori. 

Dei  9, -2  gennaio.  Cveh  venti  ve- 
scovi ed  arcivescovi ,  compreso  il 
patriarca  titolare  di  Costantinopo- 
li ;  creò  i  tre  seguenti  cardinali,  e 
«•-onferì  l'uffizio  di  vice  -  cancellie- 
re di  santa  romana  Chiesa,  e  som- 
mista  delle  lettere  apostoliche. 

Fabio  Maria  Asquini  di  Udi- 
ne, pubblicato  nel  concistoro  de'2  i 
aprile  \%\S.  Prete  del  titolo  di  s. 
Stefano  al   Monte  Celio. 

Anton  Maria  Cagiano  de  Aze- 
vedo della  diocesi  d'Aquino.  Prete 
del  titolo  di  s.  Croce  in  Gerusa- 
lemme, e  vescovo  di  Senigallia. 

Nicola  Clarelli  Paracciani  di 
Rieti.  Prete  del  titolo  di  s.  Pietro 
in  Vincoli,  e  vescovo  di  Montefla- 
scone  e  Cornelo. 

Dei  25  gennaio.  Creò  undici 
vescovi  ed  arcivescovi,  compreso 
il  patriarca  di  Cilicia  degli  arme- 
ni ,  pel  quale  pronunziò  l' allocu- 
zione Successione  patriarcarwn  non 
inlerrupta. 

De' 17  giugno.  Creò  diecinove  ve- 
scovi ed  arcivescovi ,  fra'  quali  il 
cardinal  vescovo  suburbicario  d'O- 
stia e  Velletri,  decano  del  sacro  colle- 
gio, e  legato  apostolico  di  Velletri. 

De'  22  luglio.  Creò  otto  vesco- 
vi ed  arcivescovi,  ed  i  tre  seguenti 
cardinali.    . 

Francesco  Capaccini  romano, 
pubblicato  nel  concistoro  de'  2  i  a- 
prile    1845,  dell'ordine  de'  preti. 

Domenico  Cara  fa  di  Traeilo  di 
Napoli.  Prete  del  titolo  di  s.  Ma- 
ria degli  Angeli,  arcivescovo  di  Be- 
nevento. 

Giuseppe  Antonio  Zacchia,  nato 


GRE 

nel  castello  di  Vezzano  ,  diocesi  di 
Luni  e  Sarzana,  pubblicato  nel  con- 
cistoro de'2  I  aprile  i84>.  Diacono 
di  8.  Nicola   in  Carcere  Tulliano. 

De*  i5  luglio.  Creò  sei  vescovi 
ed  arcivescovi,  fra' quali  l'arcive- 
scovo di  Tarso  in  partihus,  scio- 
gliendo dal  vincolo  il  cardinal  Pao- 
lo Polidori  pei  titolo  che  ne  por- 
tava. 

Aifxo  184^. 

I  beni  rustici  ed  urbani  costi- 
tuenti il  COSI  detto  Appannaggio 
negli  stati  pontifìcii,  concessi  dalla 
santa  Sede  coli'  annuo  canone  di 
quattromila  scudi,  fino  dagli  8  mag- 
gio I  8  1 6,  in  enfiteusi  al  defunto  prin- 
cipe Eugenio  Beauharnais,  e  quin- 
di passati  alla  principessa  Augusta 
Amalia  di  Baviera  di  lui  vedova 
consorte,  ed  al  figlio  principe  im- 
periale di  Russia  Massimiliano  duca 
di  Leuchtenberg,  furono  coli' auto- 
rità del  pontificio  chirografo  de' 22 
marzOj  e  col  contralto  formalmen- 
te stipulato  a'  3  aprile,  ricuperati 
all'  utile  dominio  della  santa  Sede 
dal  cardinal  Mario  Mattei  a  ciò  de- 
putato, per  il  prezzo  di  tre  milioni 
settecento  cinquantamila  scudi.  La 
real  casa  di  Leuchtenberg  fu  rap- 
presentata dal  commendatore  Roux 
de  Damiani.  E  perchè  la  detta  ri- 
cupera della  massa  de'  beni  meglio 
corrispondesse'  alle  sovrane  intenzio- 
ni, di  essere  cioè  con  tante  vendi- 
te divisa  in  favore  specialmente  dei 
luoghi  pii,  corpi  morali  e  sudditi 
pontificii,  onde  l'industria  pubblica 
se  ne  giovasse  a  maggior  incremen- 
to del  commercio  interno,  con  chi- 
rografo de'  i4  aprile  e  stipolazione 
de'  24  detto,  ebbe  luogo  la  retro- 
vendita generale  de'  medesimi  be- 
ni ad  una  rispettabile  società  ro- 
mana, per  quindi  etfettuare  le  par- 
ziali vendite.  Gli  affari  ecclesiastici 
della  Spagna  vanno  a  prendere  un 


GRE 

l)uon  andanrtenlo,  dappoiché  la  re- 
gina ha  inviato  presso  la  santa  Se- 
de un  plenipotenziario  per  tratta- 
re la  riordinazione  degli  affari  me- 
desimi  a  norma  de'  sacri  canoni. 
La  medaglia  annuale  che  si  dispen- 
sa per  la  festa  de'  ss.  Pietro  e  Pao- 
lo, rappresenta  il  nuovo  ponte  eret- 
to tra  Genzano  e  Galloro. 
Concistori. 

De'  20  gennaio.  Creò  quindici 
vescovi  ed  arcivescovi. 

De'  2  I  aprile.  Creò  dodici  vesco- 
vi ed  arcivescovi,  e  quattro  cardi- 
nali che  riservò  in   petto. 

De'  24  aprile.  Creò  otto  vescovi, 
compreso  un  arcivescovo  ed  il  pa- 
triarca titolare  di   Costantinopoli. 

Da  quanto  abbiamo  di  sopra 
accennato  risulta ,  che  il  Pontefice 
Gregorio  XVI  felicemente  regnan- 
te tenne  cinijuantaquattro  concisto- 
ri, senza  comprendervi  i  pubblici 
e  quelli  convocati  per  la  celebra- 
ta canonizzazione;  più  adunò  Ire 
concistori  in  cui  non  furono  crea- 
li vescovi,  e  in  due  neppure  car- 
dinali, cioè  ai  IO  agosto  i834,  ai 
IO  dicembre  iHSy,  ed  ai  3o  no- 
vembre i838  in  cui  accettò  la 
rinunzia  del  cardinal  Odescalchi 
creandone  un  altro  in  sua  vece. 
Nei  delti  concistori  creò  ottanta- 
diie  cardinali,  quattro  de'quali  però 
non  ancora  pubblicali,  e  questi  in 
venliqiialtro  promozioni  cardinalizie; 
patriarchi, arcivescovi  e  vescovi  sette- 
ceiUocintjiuantacincfue  ,  e  provvide 
quattro  monisteri  nitllius  dioecesis. 
Gli  arcivescovi  e  vescovi  fatti  con 
decreti  della  congregazione  di  pro- 
pagandante sono  ctnlonovantacin- 
que;\  vicariati  apostolici  istituiti  con 
decreti  della  medesima  sono  trai- 
tasei,  le  sedi  arcivescovili  e  vesco- 
vili istituite  nuovamente  con  bol- 
le concistoriali  sono  ventitré  oltre 
tre   arcivescovati ,  mentre  quelle  i- 


GRE  327 

stilulte  con  decreti  della  congre- 
gazione mentovata  sono  quindici 
compreso  un  arcivescovato.  Ecco  i 
nomi  de'vicar-iati  apostolici:  £git> 
to,  Gujana,  Tunisi,  Baja  d'Hunson, 
Curacao,  Giammaica,  Oregon,  Te- 
xas, Hu-quang,  Yunnam,  Tche- 
kiang,  Leao-tuiig,  Mongolia,  Xan- 
tung ,  Honam  ,  Siam  orientale, 
Calcutta,  Ceylan,  Madras,  Pondiche- 
ry,  Sirhind  o  Sardhana,  Distretto  o- 
rientale  di  Inghilterra,  Distretto  di 
Galles,  Distretto  di  Lancasler,  Di- 
stretto di  York,  S.Maurizio,  Limbur- 
go,  Luxeuiburgo,  Batavia,  Oceania 
occidentale,  Oceania  orientale,  Ocea- 
nia centrale,  Melanenia,  Micronesia 
Sandwich,  e  Patna  o  Patanà.  Gli 
altri  vicariati  apostolici  istituiti  iti 
questo  medesimo  anno  nelle  In- 
die orientali,  sono  nominati  in 
queir  articolo.  Ecco  i  nomi  del- 
le sedi  arcivescovili  istituite  con 
bolle  concistoriali:  s.  Giacomo  dei 
Chili,  Cambray  e  Siracusa;  quel- 
li delle  sedi  vescovili  sono:  Nocera 
de'  Pagani,  s.  Giovanni  di  Cuyo, 
Bruges,  Ortona,  Pamplona,  Giove- 
nazzo  e  Terlizzi,  Tempio,  Guaya- 
quil,  Algeri,  s.  Carlo  nell'  America, 
Serena,  California,  Caserta,  Poggio 
Mirteto,  s.  Salvatore,  Chacapoyas, 
Pitigliano,  Noto,  Caltanisetta,  Tra- 
pani, A  ci  reale,  Costarica,  e  Ve- 
ra-Cruz. Ecco  i  nomi  delle  sedi 
vescovili  istituite  con  decreti  della 
congregazione  di  propaganda  fidti 
Adelaide,  Detroit,  Galway,  Hali- 
fax, Hartford,  Hobartown,  Montreal, 
Nashville  Natchez  ,  Nuovo  -  Bruns- 
wick ,  Petricola  ossia  Little  Rock, 
Pittsburg,  Vincennes,  Perth,  e  Sid- 
ney arcivescovato.  Noteremo  che  i 
cardinali  morti  nell'odierno  pontifi- 
cato sono  sessantunOy  cioè  quaraii' 
tatre  creati  da  Pio  VII,  Leone  XII, 
Pio  VIII,  e  diciatto  creali  dal  Papa 
Gregorio  XVI. 


LO  Olì  DO 


3^8  GRE 

Finalmente  il  Pontefice  con  de- 
creti della  congregaziune  de'  riti , 
ha  confermato  il  culto  imineinora- 
bile  de'  seguenti  beali,  benché  al- 
cuni di  essi  in  diversi  luoghi  sicnu 
venerati  col  titolo  di  santi.  Le  date 
indicano  l'epoca  del  decreto  d'o- 
gnuno. 

Enrico  Susone  svedese,  sacerdote 
domenicano:  22  aprile    i83i. 

Cecardo  vescoto  di  Luni-Sarza- 
na,   martire:   9  aprile    1882. 

Corrado  figlio  di  Enrico  duca 
di  Baviera,  monaco  cistcrciense,  mor- 
to vicino  a  Moifetta. 

Giovanni  Dominici  domenicano, 
cardinale  ed  arcivescovo  di  liagusi. 

Giovanni  di  Rieti,  nato  in  Paro- 
chianodiocesi  di  Amelia,  agostiniano. 

Lucia  d' Amelia  monaca  agosti- 
niana :  3  agosto   i832. 

Gherardo  da  Villamagna,  luogo 
vicino  a  Firenze,  cavaliere  gerosoli- 
mitano:   18   marzo    i833. 

Simone  da   Todi  agostiniano. 

Giordano  da  Pisa  domenicano  : 
23  agosto   i833. 

Simone  da   Cascia  agostiniano. 

Marco  Gusman  fratello  di  s.  Do- 
menico, sacerdote  del  suo  ordine:  2 
giugno    1834. 

Artoldo  de'  conti  di  Savoia,  cer- 
tosino e  vescovo  di  Belley. 

Cristina  Risconti  de'  duchi  di 
Milano,  terziaria  agostiniana:  19 
settembre   i834. 

Pietro  de  Bequetle  inglese  del- 
l'ordine eremitano  di  s.  Agostino: 
28  agosto    i835. 

Giovanni  de  Bequetle  inglese  del- 
l'ordine  eremitano  di  s.  Agostino. 


GRE 

Arcangelo  da  Calnlesimo  nella 
diocesi  di  Mazziira  de'  minori  os- 
servanti :   9  settembre    i836. 

Alberto  monaco  camaldolese  :  3o 
settembre   1H37. 

Evangelista  veronese,  sacerdote  a- 
gostiniano:    17   novembre    1837. 

Pellegrino  sacerdote  agostiniano. 

Umberto  ///conte  di  Savoia:  7 
seltefnbre    i838. 

Bonifazio  de'conti  di  Savoia,  ar- 
civescovo di   Cantorbery. 

Rizzerio  da  Muccia  sacerdote 
francescano:    r4  settembre    i838. 

Lodovica  de'conti  di  Savoia,  mo- 
naca francescana  riformata  :  1 2  a- 
gosto   1839. 

Bronislava  polacca  monaca  pre- 
raostratense:  2  3  agosto    1839. 

Jìfarco  di  Monte  Gallo  sacerdote 
minore  osservante  :  20  settembre 
1839. 

Camilla  Gentili  di  Sanse  veri  no 
maritata:    i5  gennaio    i84i. 

Cristina  Ceccarelli  monaca  ago- 
stiniana. 

Fortunato  vescovo  di  Napoli. 

Luigi  Rabatà  sacerdote  carmeli- 
tano :    IO  dicembre    1841. 

Angelo  di  Massaccio  martire  e 
monaco  camaldolese:  22  aprile  1842. 

/?owieocarmelitano:29aprilei842- 

Lodovico  Morhioli  bolognese,  ter- 
ziario carmelitano  :  24  ottobre  \  84   - 

Ballista  Ferenò  monaca  d-  i. 
Chiara:   7   febbraio    i843. 

Francesco  da  Caldarola  sace"- 
dote  de'  minori  osservanti  :  i  set- 
tembre  1843. 

Giacomino  di  Caapeci  laico  car- 
melitano :  5   marzo   i845. 


FmE    DEL     VOLUME    TRU.ESIMOSECONDO. 
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1840 

SMCR 

Moroni ,  Gaet 

ano. 

1802-1883. 

Di  z  ionario  d 

i  erud 

i  zione 

storico-ecc 

les  ias 

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AFK-9455  (awsk)